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femmina - 35 anni, Firenze, Italy


Blog / Aung San Suu Kyi: per non dimenticare!

venerdì, 24 ottobre 2008 alle 10:57

Tredici anni sono un arco di tempo molto lungo nella vita di una persona!
Se ripenso agli ultimi tredici anni della mia vita rivivo il passaggio dall’università al mondo del lavoro, i viaggi in Messico, Perù, Irlanda, Giappone, la perdita di persone care e la conoscenza di amicizie importanti! Esperienze di vita che popolano il passato di ciascuno di noi, nel bene e nel male. Ora immaginate di aver trascorso 13 anni della vostra vita rinchiusi, lontano da amici e affetti; di aver visto il mondo cambiare mentre voi non potevate neanche varcare la soglia di casa. E’ quello che è accaduto ad Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), il Partito di opposizione del Myanmar: questa donna infatti vive rinchiusa da 13 anni nella sua abitazione a Rangoon. Durante questo periodo di tempo Aung San Suu Kyi ha visto il suo paese impoverirsi sempre più, tanto che il Myanmar è ormai annoverato tra i paesi più poveri al mondo; ha appreso della malattia, e successiva morte, del marito, avvenuta a Londra, e al capezzale del quale ha scelto di non recarsi perché le sarebbe stato impossibile rientrare in Myanmar; ha assistito alle repressioni brutali compiute sui suoi connazionali. Quali gravi colpe deve scontare questa donna? Il fatto di essersi sempre opposta ad un regime militare, che governa il suo paese da oltre 50 anni, e di aver addirittura vinto, nel ’90, le elezioni, indette da quello stesso regime e subito invalidate.
Non è un nome da poco il suo per la comunità internazionale che, nel ‘91, le ha conferito il premio nobel per la Pace perchè promotrice di idee di libertà e giustizia che non si accompagnano alla violenza ma ad una resistenza pacifica e ai principi del buddismo.
Su di lei si scrivono libri (in uscita in questi giorni è ” La mia Birmania” di Alan Clements); i comuni le conferiscono la cittadinanza onoraria, come quello di Bologna, l’ultimo in ordine di tempo; a scadenze regolari vengono fatti appelli per la sua liberazione dal politico di turno…un po’ poco però!
A riprova di ciò, il mese scorso, la giunta militare ha prorogato illegalmente gli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi per un ulteriore anno, nel quasi totale silenzio generale della Comunità internazionale! A parte imporre qualche sanzione economica, peraltro già in vigore da anni, né l’Onu né Usa e Ue infatti hanno preso una forte posizione nei confronti del governo del Myanmar, e neppure hanno fatto pressione sulla Cina, il più potente alleato della giunta birmana, affinché Aung San Suu Kyi, e tutti gli altri 2000 prigionieri politici birmani, vengano liberati!
La leader dell’opposizione birmana, che, a settembre, ha fatto uno sciopero della fame per 4 settimane in segno di protesta nei confronti della proroga, e, per la prima volta, si è rifiutata di incontrare l’inviato Onu, Ibrahim Gambari (alla sua 4° visita in un anno, nel paese asiatico senza aver ottenuto alcunchè dal generalissimo Than Shew), alla fine ha deciso di presentato ricorso contro gli arresti domiciliari; negli stessi giorni il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha dichiarato che, in vista del suo prossimo viaggio in Myanmar, previsto a Dicembre, la giunta militare birmana continua a non collaborare e che quindi la sua visita potrebbe dare pochi frutti. Un modo elegante per mettere le mani avanti in caso di un probabile insuccesso!
Senza nulla togliere al lavoro diplomatico svolto dalle Nazioni Unite (che al momento per me rappresentano l’unico organismo in grado di tentare di aprire un dialogo con la giunta militare birmana), credo però che questa donna meriti un maggioro impegno da parte della comunità internazionale, come richiesto anche da molte Ong, ad esempio Human Rights Watch e Amnesty International: queste ultime ieri sono tornate ad appellarsi, all’Asem (Vertice che si è tenuto a Pechino tra 43 paesi di Asia e Europa) e all’Ue perché facciano in modo che il Myanmar liberi tutti i prigionieri politici.
Oggi si sono svolte manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate cinesi a Londra e a Washington. Qualcosa è possibile fare anche da casa per sostenere le azioni delle numerose associazioni che chiedono la liberazione dei prigionieri politici birmani, riunite nella campagna “Free Burma”: tra le tante iniziative, si possono firmare anche alcuni appelli che saranno inviati direttamente a Ban Ki Moon per ricordargli che il mondo non dimentica Aung San Suu Kyi.
Se volete sottoscriverli i principali sono:

http://www.burmacampaign.org.uk/un_action.html

http://salsa.democracyinaction.org/o/1189/t/51...

Grazie a tutti!


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