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        <title>Blog di alessio</title>
        <description>ll blog di alessio</description>
        <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog</link>
        <lastBuildDate>Fri, 27 Nov 2009 17:38:30 UT</lastBuildDate>
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            <title>the_dingoboy</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy</link>
            <description>the_dingoboy</description>
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            <title>www.myspace.com/miyagisdead</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=6668797</link>
            <description>Ciao! A questo indirizzo trovate il myspace nuovo di zecca del mio gruppo &lt;img class=&quot;smiley&quot; src=&quot;http://v.netlogstatic.com/v4.00/2456//s/i/smilies/smile.gif&quot; alt=&quot;:)&quot; /&gt; fateci un salto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.netlog.com/go/out/url=http%3A%2F%2Fwww.myspace.com%2Fmiyagisdead&quot;target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.myspace.com/miyagisdead&lt;/a&gt;</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2009 20:23:50 UT</pubDate>
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            <title>Pranzo di natale vs. Amici di famiglia</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=5266699</link>
            <description>E' obbligo il giorno di natale fare un pranzo così imponente che faccia dimenticare a tutti il dirittodovere di essere un essere umano. Oggi si festeggia la nascita di babbo natale, e tutti dobbiamo puntare ad emularlo. Già questo fatto non mi va a genio, aggiungiamo che mamma e papà vogliono portare loro stessi e ME a fare questo fatidico pranzo da degli AMICI DI FAMIGLIA... Quest'ultima specie animale, purtroppo mai prossima all'estinzione, consiste solitamente di esemplari maschi e femmine organizzati in più o meno piccole famiglie. L'età media è fra i 45 e i 55 ma non mancano intrusi come figli eo nonni e parenti assortiti che possono avere un età variabile. Dunque, se così è stato deciso, che così sia.&lt;br /&gt; Mamma suona il campanello e qualcosa o qualcuno apre la porta, comincia la discesa. Mi faccio largo nell'odore di vecchio che stagna nella penombra, pronto ad un assalto frontale. Per fortuna so che l'amico di famiglia, indifferentemente dalla casta o dall'età, indossa SEMPRE un maglione, quindi so con chi o cosa avrò a che fare. Ecco il primo mostro del dungeon. Una donna hobbit, alta non più di un comodino, ci viene incontro con sulla faccia un orribile ragno, che poi, alla luce, scopro essere un sorriso. Evidentemente nella terra di mezzo il concetto è differente. Gli anni di studio non tradiscono: quel coso è apparecchiato con un fantastico maglione marrone rigorosamente oversize. Mi tocca.&lt;br /&gt; &amp;quot; Ma quanto sei cresciuto! &amp;quot;&lt;br /&gt;Io accenno un'espressione a metà fra il &amp;quot;toglimi le mani di dosso&amp;quot; e il &amp;quot;come cazzo fai a sapere chi sono se io non ho mai visto te?&amp;quot;. Insomma, un sorriso amichevole. La regola numero due è che l'amico di famiglia sa sempre chi sei, anche se tu non l'hai mai visto prima. L'amico di famiglia inoltre ti vede sempre cresciuto, o almeno questo vuole farti credere. Mentre ci guidano verso la tavola, il campo da battaglia, faccio un accurato scanning dell'area per memorizzare tutte le possibili vie di uscita. Fra esse anche il camino, il condotto fognario e il frigorifero. Nell'operazione noto che in alcune librerie sono accuratamente classificati volumi a fascicoli di quelli che escono in edicola a 3.99 euro con un &amp;quot; esclusivo omaggio &amp;quot; sugli argomenti più interessanti che si possano immaginare: &amp;quot;Colleziona i mini innaffiatoi per bonzai&amp;quot;,&amp;quot;Colleziona protesi del malleolo in porcellana del 1700&amp;quot; o &amp;quot; Gatti: le ricette tipiche della tradizione etrusca&amp;quot;. Non pensavo che qualcuno le comprasse...&lt;br /&gt; A questo punto ci siamo, la tavola è lì e ci rimarrà per le prossime 4 ore. Mi metto in un posto e cerco di inquadrare i nemici. Davanti a me l'hobbit, seduta su una di quelle sedie troppo style per il suo culone che esce asimmetricamente a destra e a sinistra. Alla destra di lei il Marito. Indossa un maglione di vera lana pizzicosa in varie tonalità di marrone. I miei mi hanno detto che ha un occhio di vetro. La cosa è evidente visto che guarda in faccia due persone contemporaneamente, ma quale dei due? Non è così importante, per quanto mi riguarda potrebbero essere entrambi di vetro e lui potrebbe essere cieco, o questo è quello che si potrebbe pensare vedendo la salsa dei crostini spiaccicata su tutta la sua faccia come se avesse tentato di ficcarseli nel naso invece che nella cavità orale. Un'esperienza da provare.&lt;br /&gt; A sinistra c'è la Figlia. Come ogni giovane cresciuto in un branco di Amici di Famiglia presenta tutte le loro caratteristiche: maglione, obesità e vecchiaia precoce. Sembrerebbe quasi innocua se non cercasse di parlare. Mentre mangia. Mentre respira. Il suo respiro mucoso misto al masticare rumoroso creano l'atmosfera giusta, soprattutto nelle pause di silenzio imbarazzante, vera portata principale del pranzo natalizio. Arriva il primo.&lt;br /&gt; Cerco di inquadrare la Vecchia. E' senza denti, ha un aria da Baffo Moretti. Guardo il piatto e mi chiedo se i capelli facciano parte del condimento. Alzo lo sguardo e vedo la smorfia della vecchia QUASI PELATA che si affanna a cercare di sorridere. A quel punto tutto è chiaro. &lt;br /&gt; C'è il secondo nei piatti e lo sguardo va all'ultimo esemplare. Il Parente non identificato. Ha un età fra i 60 e i 90, sicuramente non lo sa nemmeno lui. Lo sguardo è perso nel vuoto e la bocca socchiusa nel sorriso del bradipo lobotomizzato. Non ha scandito una parola da quando siamo arrivati, sono sicuro che o è finto o non sa parlare. Verrebbe voglia di tirargli una spintarella per vederlo cadere lateralmente e tenere la stessa espressione sulla faccia. Non lo faccio solo perchè sono impegnato a disegnare con le briciole sulla tovaglia. Ogni tanto mi guardo i vestiti per controllare che non si siano trasformati in maglioni da Amici di Famiglia.&lt;br /&gt; Poi mi sveglio e mamma mi fa &amp;quot; Ale, in piedi, oggi andiamo a pranzo dagli Amici di Famiglia &amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2512 8 - Tratto da una storia vera</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Thu, 25 Dec 2008 18:07:29 UT</pubDate>
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            <title>Alzheimer</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=5144258</link>
            <description>Per la via c’è odore di legno marcio. Fa freddo, il cielo è bianco. Il vento è leggero ma terribilmente affilato, prende a pugni con mano invisibile i pochi alberi già provati. La foresta di cancelli e ringhiere si staglia nel vuoto, disegna geometrie improbabili nell’ aria fredda. La signora della pubblicità dell’intimo se ne sta seminuda con faccia provocante su un cartellone mastodontico. Verrebbe voglia di metterle un cappotto e invitarla a casa a prendere una tazza di tè caldo per proteggerla dal freddo almeno per una mezzora. D’altronde sta facendo il suo dovere, è una professionista e non si lascia spaventare da perturbazioni passeggere.&lt;br /&gt; Libeccio, dicono al meteo. Qualunque sia il suo nome, arrossa le guance, fa chiudere gli occhi e scompigliare i capelli. In effetti ribalta anche i cassonetti, e questo di certo non lo rende più nobile. A completare il quadro una piscina condominiale vuota, vestita di foglie gialle e nostalgia dell’estate.&lt;br /&gt; Un’anziana signora sta zigzagando fra gli escrementi di cane con mirabile pazienza. Ha una borsa della spesa grande almeno quanto lei e barcolla a ogni passo di più. Si ferma, si guarda intorno, riprende fiato. Se n’è accorta: è l’unico essere umano in quella desolazione urbana. Chi l’avrebbe mai detto che un quartiere residenziale potesse sembrare un deserto? &lt;br /&gt; E’ davanti al portone. Gli addobbi natalizi montati dal comune illuminano l’area a intermittenza. E’ ferma davanti al portone e guarda sé stessa sparire e ricomparire dall’altra parte del vetro. Tocca la mano della sua gemella e avvicina gli occhi. Il vetro si appanna, lei scompare dietro piccole goccioline e per un secondo sembra un'altra. Quella che era. Aggrotta la fronte, non capisce. Sfiora il viso di quella donna con una mano e c’è sorpresa nel sentire il calore delle guance invece del vetro freddo. Poi la mano scivola, cancella tutto, tocca la maniglia e la gira.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta sorseggiando la camomilla mentre ascolta la radio. A una certa età l’udito è quello che è; l’eco di preghiere si spande per tutto il condominio facendo sembrare le rampe di scale le panche di una cattedrale in salita, illuminata a intervalli regolari da deboli luci gialle filtrate attraverso vetrate polverose. Sono le sei di sera ed è ormai buio. Lei si toglie un attimo gli occhiali offuscati dal vapore. E’ come slacciare il guinzaglio a un cane troppo stanco per apprezzare la libertà: vaga per un po’ fra i contorni sfocati di quella che dovrebbe essere una casa accogliente e poi ritorna indietro. Gira fra le mani il rosario quando un suono inaspettato interrompe il nulla dividendolo in due parti simmetriche e infinite. Cosa può essere che vibra producendo un suono alto e fastidioso, simile a quello di una cicala, ma molto più forte? Ma certo: il campanello, il suono che ogni bravo anziano impara a dimenticare negli anni di isolamento dal resto della razza umana. Cosa si fa in questi casi? Si apre? Il suono insiste, annulla il pensiero.&lt;br /&gt; “ Signora ? E’ in casa? “&lt;br /&gt;Dall’occhiello si distingue una testa pelata che, distorta dalla lente, ricorda in tutto e per tutto una lampadina. Il modo in cui esita nel decidere se bussare ancora o no e il ballonzolare incerto lo portano nella lista mentale dei potenzialmente innocui: toglie il chiavistello e apre la porta. Lo fissa.&lt;br /&gt;“ Oh, salve, scusi per l’insistenza, temevo non fosse in casa…”&lt;br /&gt;“ Prego, mi dica “&lt;br /&gt;“ Si, certo… posso entrare? Volevo parlarle a quattrocchi della questione di suo marito, sa…”&lt;br /&gt;“ Si accomodi “.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’orologio segna le sei e trenta. I due sono seduti su consumate poltrone in ossequioso silenzio, timorosi di guardarsi negli occhi e dover iniziare una qualche conversazione. L’uomo dalla testa lucida respira profondamente, si porta le mani sulle ginocchia e apre la bocca, continuando a guardare giù, aspettando che qualche sillaba gli cada dalle labbra.&lt;br /&gt;“ Allora, forse può essere ovvio quanto voglio dirle, ma ci terrei a chiarire la questione in maniera pacifica. Io comprendo che per lei possa essere difficile questo momento, ciò nonostante non posso fare a meno di ribadire quanto ho già chiarito con…insomma, il fatto è che noi non abbiamo alcuna responsabilità per gli eventuali incidenti che potrebbero avvenire all’interno delle nostre industrie. Ora, le ripeto che mi dispiace molto per suo marito, ma le sconsiglio di intentare un processo o di rivolgersi a uno studio legale. Lo dico per lei, sarebbe solo dispendioso e senza esito. Le ho portato una piccola offerta, un regalo che la prego di accettare da parte mia, anche se so bene che non potrà mai colmare il vuoto che… insomma…”&lt;br /&gt;La signora lo fissa negli occhi, con i suoi pieni di lacrime. E’ terrorizzato, si aspetta il peggio, sa di essere nelle mani di quella vecchina dall’aspetto così insulso.&lt;br /&gt;“ Quando se ne andranno i tedeschi? Mio marito… mio marito non tornerà più, vero? Io so che è vivo da qualche parte, so che sta difendendo il suo paese…Sta combattendo…”&lt;br /&gt;Lui la guarda stordito:&lt;br /&gt;“ Non credo di capir…”&lt;br /&gt;E invece capisce. Capisce che non dovrà comprare nessun perdono, che il pericolo non sussiste. Non riesce a trattenere un sorriso diabolico. Lascia la busta sul tavolo, si congeda ed esce di corsa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempo passa scandito dalle televendite. Lei fissa il muro, inerte. Si alza e va in cucina per prepararsi la cena. Mentre apre il frigo in cerca di surgelati, il suo occhio cade su un articolo di giornale attaccato con una coccinella calamita sul frigo. Ancora una volta, respirando la solitudine che le sta intorno, ricorda. Ricorda dell’incidente nella catena di montaggio, di suo marito schiacciato dal macchinario, dell’ingiustizia subita e dell’insabbiamento della questione, avvenuta solo il mese prima. Ricorda di aver giurato giustizia a una salma muta e di aver deciso di spendere ogni risparmio per un avvocato che non lasci superstiti. Stringe nel pugno il foglietto accartocciato mentre lacrime di fuoco arano il volto rugoso. &lt;br /&gt; Alla fine si ricorda anche di dimenticare. La malattia non lascia respiro. Estrae un pacco e richiude il frigo. Di tutto questo non resta nemmeno l’amarezza: nemmeno il disgusto nel rendersi conto che l’unico vero perdono è l’oblio.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Thu, 11 Dec 2008 20:32:39 UT</pubDate>
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            <title>GIARDINO SEGRETO</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=3051239</link>
            <description>Hai guardato negli occhi l'inverno con coraggio, così a lungo che si è spaventato e ora ti lascia respirare per un po'. Non è in quel grigio abbraccio di alberi morti, è dentro di te, ti è nato dentro e ora sta morendo. Lascia che sia così, che scivoli via e si perda nella lenta marea di ricordi: è andato, non tornerà e non sarà più lo stesso. Sei sempre stato nessuno in mezzo al nulla e ne hai sofferto. Ora non è cambiata la tua condizione, ma il rivolo di sangue che scorre freddo e lento dal corpo senza vita dell'inverno porta un messaggio in bottiglia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda la città soffocata dalle nuvole rosa, inghiottita da quella massa informe di goffi giganti. Credi che sia davvero rilevante come ti senti? Credi che le complesse architetture dei tuoi pensieri possano sorreggere tutto questo? Arrenditi al tuo respiro. Chiudi gli occhi e riaprili. Tutto quello che avete creato sta venendo divorato in silenzio da qualcosa di più grande... e la cosa terribile è che va tutto bene. Deve essere così e dentro di te lo sai, lo senti. Secoli di lavoro e un tramonto rosa distrugge tutta la cattiveria, lascia spazio nella testa. E' stato tutto inutile, ammetti la tua piccolezza. I pensieri infestano la mente, non la fanno respirare, ti fanno crescere l'inverno dentro e legano le parole. Lasciale volare e vedrai che sono farfalle, colorate e leggere.&lt;br /&gt; Tieni questo giardino segreto nella tua testa finchè puoi, scappa qui quando tutto intorno è un mondo di cenere e macerie, di sguardi vuoti e sorrisi falsi. Scappa qui da ogni delusione, scappa da te stesso e da quello che sai di essere e di non volere. Tutto quello che hai fatto è un granello di sabbia, errori e rimpianti sono granelli di sabbia. Il vento leggero porta via tutti i granelli di sabbia e smuove i capelli. I raggi naufragano fra profili di palazzi, il sole affoga fra le onde rosse e resti lì a guardare. E ora cosa vuoi fare? Te la senti davvero di tornare nel posto dove sei stato fino ad ora?</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Wed, 23 Apr 2008 16:49:02 UT</pubDate>
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            <title>Il sogno - Io,Lui e La Notte</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=2818269</link>
            <description>Troppo stanco per dormire, dai ancora un occhiata dalla finestra. La realtà si contorce fra le piccole goccioline che ballano sul vetro e si mescola al tuo stesso riflesso: ti vedì li fuori, impassibile in mezzo alla pioggia che cade, con una luce che viene da chissà dove dietro le spalle. Hai capito? Lei ti sta guardando. La notte ti guarda sempre. Il tuo riflesso attraverso lei, il tuo fantasma. La notte è lì fuori, balla assieme al silenzio con passo felpato. E' nella luce del neon sul tavolo, testimone di doveri inadempiuti. &lt;br /&gt; Ma adesso non divagare, obbedisci. Il tuo fantasma continua a seguirti, da una finestra a uno specchio, dal vetro delle foto fino alle piastrelle. Per una volta senti che va tutto bene, che tutto si colora di nuova tranquillità. Non è la paura di perdere tutto ciò ad insinuarsi sotto la tua pelle, ormai l'abitudine sopprime ogni speranza, ed è normale che sia così. E' un altra cosa che brucia dietro gli occhi. Il fantasma è lì, dietro l'aquario. Lo ignori ancora, per l'ennesima volta continui a vagare per la casa deserta, timoroso delle sue parole. Libri, polvere, piante assopite, ricordi vari si sovrappongono sugli scaffali. Le pupille fuggono da ogni superficie liscia. Cominci a camminare più veloce, lo senti ansimare. Sempre più forte, sempre più forte, corri più in fretta. Ecco la porta della tua camera. graffi con le ughie la porta alla ricerca della maniglia. La trovi e riesci ad aprire la porta.&lt;br /&gt; Il neon sul tavolo è acceso, una piccola falena danza affannosamente, inebriata dalla luce. Ce l'hai fatta, devi solo rientrare nel letto. Ti giri per alzare le coperte quando loro ti precedono. Dal letto esce lui, con occhi sbarrati, si siede sul materasso, ti fissa. Il respiro spezzato stritola il battito cardiaco, non riesci a deglutire. E lui è lì, e continua a fissarti. Non sai ancora se scappare, gridare o provare ad aggredirlo. A sopprimere ogni dubbio le sue inaspettate parole, poco più che sussurrate:&amp;quot; Ascoltami, guardami&amp;quot;. Nel silenzio che permeava la stanza la manciata di sillabe riecheggia, i sassi nello stagno affondano lentamente lasciando increspature concentriche a ricordare la loro caduta. E la sua voce è afflitta, i suoi occhi colmi di lacrime.&lt;br /&gt; Ti svegli e sei sul letto. Nessuno davanti a te se non una piccola farfalla ubriaca. Le gambe fanno male, gli occhi sono persi nel vuoto e cerchi di ricordare qual'è l'incubo che ha pugnalato il tuo sonno. Non ci riesci. Senti solo un leggero bruciore dietro gli occhi. Troppo stanco per dormire, dai ancora un occhiata dalla finestra. La realtà si contorce fra le piccole goccioline che ballano sul vetro e si mescola al tuo stesso riflesso: ti vedì li fuori, impassibile in mezzo alla pioggia che cade, con una luce che viene da chissà dove dietro le spalle. Hai capito?</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Sun, 23 Mar 2008 19:59:12 UT</pubDate>
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            <title>Pigiama party per assassini stanchi</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=2674784</link>
            <description>&amp;quot;Avrei dovuto dirtelo, hai ragione. Avrei proprio dovuto dirtelo&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuava a ripetersi queste parole, mentre vagava da un angolo all'altro della sala con un cocktail del verde più innaturale che si fosse mai visto. La grande scalinata, i tavoli con le ostriche e le bottiglie di spumante affollavano l'appartamento, riempivano la bocca di ospiti avidi e ormai sazi, ma mai stanchi di ostentare la loro arrogante eleganza. Un quartetto jazz a incorniciare l'idilliaco quadretto: impressionismo stuprato da pennellate di convenzionale incompetenza.&lt;br /&gt; Ma l'atmosfera si scalda, l'inchiostro comincia a colare lasciando intravedere il grottesco. Non avrebbe dovuto dirglielo, e lo sapeva bene, non lo avrebbero mai ascoltato. Nonostante questo le parole riecheggiavano nella sua testa, ballavano un valzer con i rimorsi e i ricordi. Il momento era arrivato. Guarda il bicchiere con il liquido verdastro un ultima volta, lo inclina e lascia cadere poche gocce. Comincia a camminare con calma lungo il perimetro della sala. &lt;br /&gt; Ammira per un ultima volta gli sfarzosi vestiti degli invitati, le tavole imbastite e i lampadari di cristallo. Tutto si ferma per un attimo. Chiude gli occhi, una goccia di sudore scivola lungo la fronte, sente l'aria fresca che viene dalla notte ancora giovane accarezzare i suoi capelli. Estrae la piccola scatola di carta e tiene con delicatezza il fiammifero nella mano. Lo accosta alle labbra, poi un rapido movimento. Il fuoco bacia il liquido smeraldino e in un secondo le fiamme brandiscono l'edificio.&lt;br /&gt; Si allontana con calma, i passi sicuri. L'inferno alle sue spalle non lo sfiora, solo il vento fresco gli tiene compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si scusa con gli amici per il ritardo. Via lo smoking, sfoggia il suo pigiama rosa chiaro e prende in mano la pedina: &amp;quot;l'assassino è il maggiordomo&amp;quot;.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Mon, 03 Mar 2008 19:04:05 UT</pubDate>
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            <title>La vecchia è scesa dal palco</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=2271387</link>
            <description>Potrei essere ovunque adesso. fuori è buio, dentro è buio. So esattamente dove sono, me lo ricordo. Vorrei prendere la testa e fracassarla sul pavimento per non sapere più nulla. Quando non avrò più nessun ricordo sarò libero, e potrò davvero essere ovunque. Non dovrò più vedere facce sorridenti, sarò perso nel buio là fuori. Io voglio essere la vecchia in vestaglia che vaga senza meta per la città. Guardate come si è ridotta male la vecchia bastarda, fa un tuttuno fra la sua testa e la realtà. Un passo dopo l'altro senza sapere dove sta andando, senza sapere dov'era prima. Nessun rancore, nè odio, nè amore, nessun sentimento con cui farsi male. Il semaforo è rosso, lei attraversa e si becca un furgone nelle ginocchia. La gente si affaccia, l'autista scende. La vecchia sta in terra con lo sguardo perso, respira tranquillamente, anche se ha il doppio delle articolazioni. Il dolore e il tempo non hanno significato, non c'è più una retta perchè nessun futuro e nessun passato circondano il presente: non per lei. Ogni attimo è uguale nel buio: non vedi le foglie cadere, le foglie non esistono. Le luci dei lampioni, poi quelle dell'ambulanza, quelle del reparto di reanimazione, i ceri in chiesa. Ed è tutto lì, una scintilla nel fuoco: nessuna pretesa di essere qualcosa di più, la razionalità per capire che non c'è la speranza di essere qualcosa di più. Perchè tutto questo continua a ripiegarsi su se stesso? Ognuno si arrampica sugli altri, per guardare per un secondo il panorama dal punto più alto. Non hai nemmeno il tempo di respirare che qualcuno ti ha giù superato. Non posso lasciar cadere questa piramide umana? Non mi interessa la vista da lassù, oltre tutto ciò c'è la stessa tenebra che morde questo posto adesso. Il sipario nero scende di nuovo su tutto e tutti: nessun applauso, siamo tutti sul palco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamoci un inchino, tutto questo dura da sempre. Così impegnati a recitare che non abbiamo visto: nessuno spettatore ricorderà la nostra opera.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Wed, 02 Jan 2008 15:10:43 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>INGENUITA'</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1983741</link>
            <description>Costretto a guardare, costretto a sentire, senza avere le mani libere per tapparmi le orecchie o poterti toccare. Sembra che questo dolore sia tutto quello che mi lega alla terra adesso. Un giornò sarà qualcosa di meno nobile, sarà l'indifferenza, sarà l'oblio, e forse sarà meno doloroso e meno evidente. Lascio qui un chiodo, piantato esattamente dove ora giace la mia ingenuità mutilata, ma ancora viva. Si attacca alle mie caviglie, non vuole lasciarmi nemmeno scappare, continua ad indicare in quella direzione. So chi è il colpevole, non ti affannare, il crimine compiuto nei tuoi confronti è pari a quello che tu hai fatto a me. Lascerò che una coltre di silenzio e dimenticanza ti seppellisca qui, mia cara ingenuità, sperando che la tua mano fredda non mi costringa più a vomitare sul mondo quello che dovrebbe rimanere nascosto a tutto e a tutti. Spendi bene i tuoi ultimi respiri perchè appena avrai chiuso gli occhi stringerò la mano al sicario. Lo ringrazierò per aver fatto affondare la parte di me che mi separava dalla realtà. Non guarderà indietro, ne sono certo, quindi non spendere altro fiato per tentare di vestire il tuo dolore con belle parole: il vento le porterà via, saranno sillabe rubate a una bocca lontana che si confonderanno con il fruscìo delle foglie secche. E nel parlarti, mia cara ingenuità, faccio l'errore di voltarmi. Non sei più qui, in terra. Solo un chiodo e una macchia di sangue nell'erba umida. I mattoni rossi custodiranno il segreto di questo aborto: nessun carnefice e nessuna vittima, solo persone libere.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Wed, 14 Nov 2007 20:34:59 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Facilità</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1476565</link>
            <description>Dicono sempre che niente è quello che sembra, che ogni cosa è complicatissima, che in un attimo c'è l'infinito e io ci ho sempre creduto, un po per esperienza, un po per avere qualcosa su cui scaricare la colpa della mia incapacità in tutto. Poi un sera mi va di mettermi in discussione. Tutto è quello che sembra, perchè sembra quello che è. E le cose sono facili, non sono difficili. Sono lì, come ti si presentano, e mi fa rabbia la loro insulsa semplicità. Allora se tutto ora è così facile potrei prendere e schiacciare tutto. Sono pieno di me adesso, come sono pieni di se gli altri. Allora bene, ci siamo... ho risolto tutto, le cose sono facili e semplici. &lt;br /&gt; Ma niente cambia, niente si riempe e niente si risolve. Allora sì, l'incapacità è vera ed è aggrappata salda alla volontà, ed è grossa quattro volte tanto quello che pensavi, e per gli altri è tutto 4 volte più facile.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Thu, 16 Aug 2007 16:21:33 UT</pubDate>
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            <title>Muro Vs Me: 1-0</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1295290</link>
            <description>...e ogni respiro diventa pesante, e la gola si stringe, e i polmoni si dimenano per buttare fuori e ritirare dentro la merda che stai respirando. Stacca il cervello, tira un pugno sul muro e si rompe una mano. Poco male, quelle dita non sarebbero servite più a niente nell'arco di un ora. Sì, ora hanno un movimento del tutto particolare, ma il muro ha vinto. Le tue dita si muovono contro corrente, ma il muro ha vinto. Forse se avesse provato sulla testa di qualuno non avrebbe perso in maniera così rapida e umiliante, ma forse sarebbe stato doloroso. Non tanto un contrattacco, e nemmeno farsi a pezzi la mano su uno zigomo. La cosa dolorosa sarebbe stato vedere quel &amp;quot;qualcosa&amp;quot; supplicare pietà. Sai bene che, una volta sull'orlo, non saresti stato in grado di portare a termine il tuo dovere. Sei un fallito... E quel muro di mattoni è tutto quello che ti meriti. Anzi, te ne meriti 6. Così che nessuno debba più sopportare la tua insolente, insignificante e immotivata espressione insoddisfatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mucchio di scritte, e delle persone che diranno qualcosa di stupido, che crederanno di vedere qualcosa che non esiste. Vi odio, cazzo.&lt;br /&gt;Sono tante piante rampicanti che mangiano quello di cui ho bisogno per vivere. Troppo facile generalizzare, troppo sbrigativo. Vorrei conoscere ogni singolo figlio di puttana per essere del tutto sicuro di quello che dico, per avere fra le mani dei dati certi. Chi ha l'opportunità di parlare è pregato di usarla, a suo rischio però. Io sto prendendo a pugni un muro...</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Mon, 16 Jul 2007 18:36:16 UT</pubDate>
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            <title>NEBBIA</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1072592</link>
            <description>Potrei beccarmi un lampione in faccia, potrei benissimo beccarmi un lampione in faccia e rendermene conto solo nel reparto di rianimazione. Esco di casa e trovo la strada per la fermata a tentoni; sono incazzato, fa freddo, c'è una nebbia che non si taglia nemmeno con la motosega, e soprattutto ho una famelica professoressa di matematica che mi attende a fauci spalancate al traguardo di questo lungo, impervio e periglioso percorso. Va bene, non sto nel paese più bello del mondo, anzi , 'sto buco lo odio, e un po di nebbia su questi palazzi ha lo stesso effetto che avrebbe un chirurgo plastico su un reo buon uomo che ha poca confidenza con i dobermann. In poche parole, meglio così...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corridoio dell'autobus mi offre una visuale più ampia di quella che avevo fuori. Mentre sto infagottato lì, con la cartellina di disegno piantata in un fianco, l'unico spazio che mi rimane è in testa, ed è per uno dei soliti pensieri sconclusionati. &lt;br /&gt; Gli occhi si perdono a inseguire brandelli di nebbia che infestano le strade. Dove sono? Alla nebbia non gliene frega un cazzo. La nebbia non fa differenze, amico. La nebbia appiattisce quello che brilla, e nasconde il marcio. Puoi sentirti una stella oscurata, o puoi essere sollevato dal fatto che le tue colpe sono seppellite sotto quel pesante lenzuolo plumbeo. Quella cosa ti toglie i pochi colori che ti sono rimasti: se hai scelto il rosso diventi grigio, se hai scelto il blu diventi grigio, anche se scegli il nero diventi grigio. Diventi uno di loro. Di chi? non lo sanno, non chiederlo alla nebbia, non le interessa, non sa, non è cosciente, ma è piena di se. Ti senti migliore? Ti senti peggiore? Non ha importanza, sii pronto a passare il resto della tua inutile e monotona esistenza in mezzo alla palude. Più ti dimeni, più affondi. &lt;br /&gt; E con chi vuoi prendertela? Non c'è nessuno, solo un manto di umida indifferenza, pieno di persone che i colori della vita non li hanno mai visti e pretendono che ti adegui alle loro pallide sfumature. Brilla quanto vuoi, nessuno ti guarda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dedicato a tutti i figli di puttana che ogni giorno mi tolgono i colori, siete la mia nebbia, fanculo</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Sun, 24 Jun 2007 13:19:51 UT</pubDate>
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            <title>MALATTIA</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1050755</link>
            <description>Ho una nuova malattia da aggiungere alla povera collezione: una bacheca di feti deformi e semiaborti. Siete tutti miei fratelli, non guardatemi così perchè sono diverso. Il riflesso scintillante illumina gli occhi di un bagliore perverso e mi dimentico di me e di tutto quello che vorrei essere. &lt;br /&gt;Egoista, la gabbia doveva rimanere chiusa per il suo bene e invece l'illusione del mastino famelico nella testa ti ha indotto a questo folle atto di autolesionismo.&lt;br /&gt; Continua a correre, e forse non ti accorgerai che la via è quella sbagliata. Vai veloce, corri! Senti gli occhi che si ribaltano? Allora corri ancora un po. Le gambe non si fidano di te e provano a fermarti smettendo di muoversi? Corri con le braccia... Corri finchè puoi.&lt;br /&gt; Sveglia, la luce del sole reclama nuove vittime. Lo senti vero? Sta già andando via tutto, ti stai pietrificando di nuovo. Sono già troppo sobrio per scrivere quello che vorrei ma se riesci a svoltare al punto giusto capirai lo stesso per quali motivi ho sbagliato tutto. Per quanto corra la luce mi prende sempre. Sono costretto a svegliarmi per fare cose che non esistono, studiare aeree congetture.&lt;br /&gt; I numeri non esistono, li hai inventati tu. Perchè ti ostini a misurare le cose? Perchè non consideri il fatto che sono lì? Perchè non vuoi capire? Lo so che capisci, ne ho bisogno.&lt;br /&gt; Città verticale, sporca di neon intermittenti, sai di cosa parlo. Tu non mi tradisci, mi consoli sempre con il tuo ampio respiro di fumo, menta e cucina cinese. Nascondimi di nuovo sotto la tua ala, portami via da qui. Abbi pietà, so che ne hai qualche grammo nascosto da qualche parte, so che è per uso personale, e non per spaccio, ma se è vero che ce l'hai devi dimostrarmelo. Te ne sarò eternamente grato, ti regalerò l'anima di un reietto che non appartenne mai a niente e nessuno.&lt;br /&gt; &amp;quot; Prendi la mia mano e salta nel vuoto &amp;quot;- disse ancora una volta dal letto di morte, finchè l'artiglio bramoso della malattia lo colpì. E visse.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Fri, 22 Jun 2007 07:32:18 UT</pubDate>
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            <title>ANALISI</title>
            <link>http://it.netlog.com/the_dingoboy/blog/blogid=1050740</link>
            <description>&amp;quot;Grigio piccione che spezza il cielo,&lt;br /&gt;Lascia una piuma sul grande Lenzuolo.&lt;br /&gt;Culla del tempo che fugge rappreso,&lt;br /&gt;ricordo svanito del ponte sospeso&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed era lì, come un miraggio, la piuma di piccione che fluttuava leggera nell'aria, pesante di pioggia caduta. Piccola, sporca e sola scompare presto nel nulla collettivo.&lt;br /&gt; Il vento avaro aveva rubato la mia piuma. Ma lei è stata lì; un tempo c'è stata e si è imposta nel mio mondo, e in quello di tutti coloro che l'hanno sentita gemere. Per un istante il kmio occhio è rimasto rapito dal fascino perverso e perfetto del fragile aliante.&lt;br /&gt; C'è una piccola piuma che mi galleggia dentro. Potrei facilmente non vederla e tirare a dritto per la mia strada, ma la sua piccolezza infame e la sua subdola prepotenza fanno sì che veda solo lei. Che diventa una penna, e poi parole, ali, becco, morsi.&lt;br /&gt; Poi scompare, e io resto ferito sul pavimento con una mano distesa ad aspettare il ritorno della piccola piuma. Nauseato dalla grandezza delle cose.</description>
            <author>the_dingoboy</author>
            <pubDate>Fri, 22 Jun 2007 07:29:45 UT</pubDate>
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