Blog 40
Non amo che la gente possa conoscermi facilmente, quindi in questo "blog" scriverò delle cose molte generali, poche cose che riguarderanno la mia persona, porterò critiche e pensieri sul mondo, sulle religioni e sullo stato, forse dicendo qualche stronzata.. forse potrete accusarmi di comunistismo (dato che comunis** è una parolaccia e va censurata).. alcune delle mie seghe celebrali magari vi potranno infastidire, altri miei valori potrete non condividerli, prgo di essere sinceri almeno qui ve lo chiedo io di mettere da parte l'ipocrisia che nel mondo è già troppa
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non c'è giustizia x l'Italia
GENOVA
Il colpo di spugna
Tredici condanne per la «notte cilena», puniti solo alcuni esecutori. Assolti i vertici della polizia, da De Gennaro a Gratteri. Dal pubblico si alza dieci minuti di coro «Vergogna, vergogna», magistrati in lacrime
Sara Menafra
INVIATA A GENOVA
Il pubblico in aula si alza in piedi e urla «vergogna, vergogna». I pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini non riescono a dire nulla ma lasciano la stanza con le lacrime agli occhi. E Dolores Ferrero, che oggi ha settant'anni, a cui la polizia ha spezzato un braccio, sfinita, dice solo: «Cobardes», «codardi». Finisce così il processo ai dirigenti di polizia e agli agenti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono il dormitorio del Social Forum ospitato nella scuola Diaz e presero a bastonate i 93 manifestanti che dormivano all'interno: assolti tutti i dirigenti di polizia che firmarono il verbale fasullo che giustificava la perquisizione, compresi i due superpoliziotti Francesco Gratteri e Giovanni Luperi che non misero il loro nome su quel documento ma erano all'interno della scuola e a lungo discussero di due bottiglie molotov che avevano fra le mani, poi magicamente finite all'interno dell'edificio e attribuite ai no global. Condannati, ma con pene ridicole e tutte condonate se non in un paio di casi, i funzionari del settimo nucleo antisommossa che parteciparono alla mattanza. Solo Vincenzo Canterini rischia un anno di carcere, visto che gli altri tre a cui è stato condannato gli sono già stati condonati, come cancellati dalla stessa sentenza sono i tre anni di detenzione per tutti gli altri funzionari della celere. Tre e due anni a Pietro Troiani e Michele Burgio, che portarono le bottiglie incendiarie di fronte alla Diaz.
Il collegio presieduto da Gabrio Barone aveva promesso una decisione entro il primo pomeriggio. E' uscito dalla camera di consiglio solo alle 21 e 30, trovandosi di fronte un'aula stracolma. Di politici ce ne sono pochissimi, solo la ex parlamentare di rifondazione Graziella Mascia, che per anni ha insistito nel chiedere una commissione d'inchiesta parlamentare sul G8. L'europarlamentare Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa social forum. Ma nessun deputato o senatore attualmente in carica. C'è però la sindaca Marta Vincenzi che intanto dice subito di considerare «una scelta sbagliata» quella che fece il suo precedessore Giuseppe Pericu, quando scelse di non costituirsi parte civile contro i poliziotti che devastarono due scuole di proprietà del comune. Dopo anni passati ad ascoltare i due pm Cardona Albini e Zucca e a pensarli isolati nella loro procura, gli unici tanto pazzi da fare un processo contro i vertici della polizia, è impossibile non far caso alle facce di altri pm genovesi che si presentano in aula al loro fianco. Oltre ai due autori dell'inchiesta sulle torture di Bolzaneto, Miniati e Petruzziello, ci sono i due procuratori aggiunti, Calia e Morisiani e tutto il «vecchio» pool dei reati contro la pubblica amministrazione, anche se manca, come sempre, il procuratore capo Francesco Lalla. Le telecamere delle televisioni nazionali ci sono quasi tutte. E invece di giornalisti esteri non ce n'è nessuno. Solo John Hooper, l'inviato del Guardian che un mese fa ha dedicato uno speciale alla notte della Diaz e ora scuote la testa : «Francamente mi sorprende la mancanza di interesse da parte della stampa estera. Molti stranieri sono stati feriti gravemente alla Diaz».
Gli unici a mantenere la calma sembrano i due pm autori dell'indagine, Zucca e Cardona Albini, alle otto di sera continuano a ripetere a tutti: «Una sentenza complicata, con 29 imputati, decine di capi di imputazione, i magistrati devono decidere su tutto quello che è stato depositato. E' normale che ci mettano così tanto». Di fondo c'è forse l'impressione che davanti a una sentenza tanto difficile e davanti ad imputati tanto controversi il collegio abbia deciso di pensarci fino all'ultimo. E invece la sentenza ha deciso di azzerare le responsabilità dei vertici della polizia Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento anticrimine, Giovanni Luperi, attuale dirigente di dipartimento dell'Aisi, Gilberto Calderozzi oggi a capo dello Sco che indaga sulla criminalità organizzata. Per il tribunale di Genova è come se davanti a quella scuola non ci fossero mai stati. E come del resto fortemente ridimensionato dalla sentenza è il ruolo di Pietro Troiani, l'unico per cui i pm avevano chiesto cinque anni, accusato di porto di armi improprie perché fu il primo a portare all'interno della Diaz le bottiglie molotov trovate durante le manifestazioni pomeridiane e poi finite tra le mani dei dirigenti di polizia presenti di fronte alla scuola e poi all'interno del presunto fortino della Diaz.
Non sono bastate le tante testimonianze di persone gravemente ferite quella notte, o l'imbarazzo davanti ai loro racconti, sebbene l'avvocatura di stato abbia provato fino all'ultimo a sostenere che anche loro, insieme a tutti gli altri imputati, erano innocenti. Più in generale questa sentenza decide di non affrontare le ragioni che quella notte convinsero la polizia a fare una perquisizione sommaria in un dormitorio, a caccia di manifestanti violenti. E dire che il prefetto Ansoino Andreassi all'ora vice capo della polizia, aveva spiegato con chiarezza che nel pomeriggio del sabato, a vertice del G8 ormai concluso, la polizia di stato decise a freddo un cambiamento di strategia: «Io l'ho percepita come tale - ha detto in aula un anno e mezzo fa - cioè ho ritenuto che si volesse passare ad una linea più incisiva di quella, fino a quel momento seguita. E questo mio convincimento lo trassi, in primo luogo, dall'affidamento da parte della polizia a Gratteri dell'intervento alla scuola Paul Klee e successivamente con l'invio di La Barbera a Genova. L'invio di La Barbera non è qualcosa che appiano l'esigenza di gestione dell'ordine pubblico. C'era la necessità di reagire e di fare arresti».
Da quel cambio di strategia del pomeriggio di sabato nacque l'idea di inviare pattuglioni misti tra mobile e funzionari a perlustrare la città a caccia di arresti. E di lì, ancora, il caso che ne fece finire uno davanti alla scuola Diaz e fece poi raccontare ai poliziotti di essere state vittime di un'aggressione.
E' da quell'episodio casuale che nacque l'idea di perquisire la scuola Diaz a caccia del covo dei black bloc e di spedire all'interno della scuola un intero reparto di polizia mobile. Ed è su questo più ancora che sulle violenze che il collegio presieduto da Gabrio Barone avrebbe dovuto decidere di dire qualcosa. Non l'ha fatto.
tratto da "IL MANIFESTO" 15 Novembre 2008 -
Il bluff DEL BIOFUEL - l GUERRA DI DOMANI
Il bluff DEL BIOFUEL - CIBO CONTRO COMBUSTIBILI LA GUERRA DI DOMANI
TRATTO DA "Il Manifesto" 18.09.2008
I biocarburanti non sono i combustibili dei poveri, ma il cibo dei poveri trasformato in calore, elettricità e trasporti. Gli Stati uniti stanno spingendo le altre nazioni del terzo mondo a produrre biocarburante in modo da soddisfare i propri fabbisogni energetici, anche se ciò significa depredare le risorse altrui
Vandana Shiva
Dal 3 al 14 dicembre 2007, Bali ha ospitato oltre 10.000 rappresentanti di governo e della società civile per una conferenza della Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, un trattato ambientale internazionale nel cui ambito è stato negoziato il Protocollo di Kyoto. Il protocollo scade nel 2012 e Bali aveva il compito di dare avvio alle trattative per lo scenario post-Kyoto. Nel 2008 nessuno può ormai negare che sia in atto un cambiamento climatico causato dall'uomo. Tuttavia, l'impegno a mitigarne gli effetti e ad aiutare le aree vulnerabili ad adattarvisi non corrisponde alla consapevolezza del disastro. La mitigazione dei cambiamenti climatici richiede sostanziali cambiamenti nei modelli di produzione e di consumo. La globalizzazione ha spinto la produzione e il consumo mondiali ad incrementare le emissioni di anidride carbonica. Le regole per la liberalizzazione commerciale della Omc, l'Organizzazione mondiale del commercio, sono in realtà leggi che costringono i paesi a seguire la via delle alte emissioni. In modo analogo, la Banca Mondiale, che concede prestiti per la costruzione di superstrade ad alta circolazione e di centrali termiche, per l'industrializzazione dell'agricoltura e per la realizzazione di sistemi di distribuzione organizzata, forza i paesi a emettere maggiori quantitativi di gas a effetto serra. Poi ci sono le società colossi, come la Cargill e la Walmart, principali responsabili della distruzione di economie locali e sostenibili, che spingono le società, una dopo l'altra, alla dipendenza da un'economia globale ecologicamente distruttiva. La Cargill, che svolge un ruolo importante nella diffusione di coltivazioni di soia in Amazzonia e di piantagioni di palma da olio nelle foreste pluviali dell'Indonesia, incrementa le emissioni sia incendiando le foreste che distruggendo gli enormi bacini carboniferi presenti nelle foreste pluviali e nelle torbiere. Il modello del commercio centralizzato a lunga distanza di Walmart è una ricetta per aumentare il carico di anidride carbonica dell'atmosfera. Il primo passo verso la mitigazione richiede che si fissi l'attenzione sulle azioni reali degli attori reali. Le azioni reali sono azioni come l'abbandono dell'agricoltura ecologica e dei sistemi alimentari locali. Fra gli attori reali ci sono l'agribusiness globale, la Omc e la Banca Mondiale. Le azioni reali comportano la distruzione di economie rurali a bassa emissione in favore di un'espansione urbana incontrollata, ideata e progettata da imprenditori e società edili. Le azioni reali comportano la distruzione di sistemi di trasporto sostenibili basati sull'energia rinnovabile e del trasporto pubblico a favore degli autoveicoli privati. Gli attori reali coinvolti in questa transizione verso la non-sostenibilità nella mobilità sono le compagnie petrolifere e le società automobilistiche. Kyoto ha evitato di trattare la questione difficile e significativa dell'interruzione di quelle attività che sono causa di elevate emissioni, ha eluso anche la sfida politica alla regolamentazione degli inquinatori e all'imposizione di sanzioni nei loro confronti, in conformità ai principi adottati dal Summit della Terra di Rio. Ciò che ha fatto, invece, è stato mettere in atto un meccanismo di commercio di emissioni che, in realtà, ricompensa gli inquinatori, assegnando loro diritti sull'atmosfera e permettendo che questi diritti all'inquinamento diventassero oggetto di contrattazione. Oggi, il mercato delle emissioni è arrivato a 30 miliardi di dollari, ma ci si aspetta che raggiunga il trilione. Le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare, mentre crescono anche i profitti da «aria fritta». La chiamo «aria fritta» in senso letterale, in quanto aria calda che porta al riscaldamento globale, e in senso metaforico, perché è aria fritta che si basa su un'economia finanziaria fittizia che ha sopraffatto, in dimensioni e nella nostra percezione, la vera economia. Un'economia d'azzardo ha permesso alle società e ai loro proprietari di moltiplicare il patrimonio senza limite e senza alcuna relazione con il mondo reale. Eppure, questi patrimoni sempre insaziabili cercano di prendere possesso delle risorse reali delle persone - la terra e le foreste, le aziende agricole e il cibo - per trasformale in denaro contante. Senza tornare al mondo reale non si possono trovare le soluzioni che aiuteranno a mitigare il cambiamento climatico. Un altro falso rimedio al cambiamento climatico è la promozione di biocarburanti a base di mais, soia, olio di palma e jatropa. I biocarburanti, combustibili ottenuti dalle biomasse, continuano ad essere la principale fonte energetica per le popolazioni povere del mondo. L'azienda agricola ecologica e biodiversa, ossia biologicamente varia, non è solo una fonte di cibo, è anche fonte di energia. L'energia per cucinare deriva dalle biomasse non commestibili, come sterco bovino essiccato, steli di miglio e gambi di leguminose, da specie agroforestali presenti sui terreni boschivi di proprietà dei villaggi. Gestite in modo sostenibile, le comunanze dei villaggi sono da secoli fonte di energia decentralizzata. I biocarburanti industriali non sono i combustibili dei poveri, ma sono il cibo dei poveri trasformato in calore, elettricità e trasporti. I biocarburanti liquidi, soprattutto l'etanolo e il biodiesel, sono uno dei settori di produzione in maggiore crescita, stimolato dalla ricerca di risorse alternative ai carburanti fossili, da un lato, per evitare la catastrofica impennata di prezzo del petrolio, e dall'altro, per ridurre le
emissioni di anidride carbonica. Il presidente Bush sta tentando di approvare una serie di leggi che obbligano all'utilizzo di 35 miliardi di galloni di biocarburante entro il 2017. Alexander, del Dipartimento per lo sviluppo sostenibile della FAO ha affermato: «È iniziato il graduale allontanamento dal petrolio. Nei prossimi 15-20 anni potremo vedere i biocombustibili coprire un pieno 25% dei fabbisogni energetici mondiali». Negli ultimi cinque anni, la sola produzione globale di biocarburanti è raddoppiata e sembra destinata a raddoppiare ulteriormente nei prossimi quattro. Fra i paesi che di recente hanno acconsentito a una nuova politica favorevole ai biocarburanti sono presenti Argentina, Australia, Canada, Cina, Colombia, Ecuador, India, Indonesia, Malawi, Malesia, Messico, Mozambico, Filippine, Senegal, Sudafrica, Tailandia e Zambia. Ci sono due tipi di biocarburanti industriali: etanolo e biodiesel. L'etanolo può essere derivato da prodotti ricchi di saccarosio, come canna da zucchero e melasse, sostanze ricche di amido, come mais, orzo e grano. L'etanolo viene mescolato con il petrolio. Il biodiesel si produce solo con sostanze vegetali, come l'olio di palma, l'olio di soia e l'olio di semi di colza. Il biodiesel viene mescolato al diesel. (...) Il settore dei biocarburanti è cresciuto rapidamente in tutto il mondo. Gli Stati Uniti e il Brasile hanno creato industrie per la produzione di etanolo e anche l'Unione Europea si sta mettendo di fretta al passo per esplorare il mercato potenziale. I governi di tutto il mondo incoraggiano la produzione di biocarburante con politiche a sostegno. Gli Stati uniti stanno spingendo le altre nazioni del terzo mondo ad introdurre la produzione di biocarburante in modo da soddisfare i propri fabbisogni energetici, anche se questo significa svaligiare le risorse altrui. È inevitabile che questa massiccia crescita della domanda di cereali si risolverà a scapito della soddisfazione dei bisogni umani, con i poveri incapaci di competere economicamente e tagliati fuori dal mercato alimentare. Nel febbraio dello scorso anno il Movimento dei Senza Terra brasiliano ha rilasciato una dichiarazione in cui nota che «l'espansione della produzione di biocarburanti aggrava la fame nel mondo. Non possiamo mantenere i serbatoi pieni mentre gli stomaci si vuotano». La deviazione delle risorse alimentari a risorse per produzione di carburante ha già innalzato il prezzo di granturco e soia. In Messico si sono verificate rivolte per l'aumento di prezzo delle tortillas. E questo non è che l'inizio. Immaginate quanta terra è necessaria per produrre il 25% del combustibile utilizzando le risorse alimentari. Una tonnellata di granturco produce 413 litri di etanolo. 35 milioni di galloni di etanolo richiedono 320 milioni di tonnellate di granturco. Nel 2005 gli Stati uniti hanno prodotto 280,2 milioni di tonnellate di granturco. Con la stipula del Nafta, gli Stati Uniti hanno distrutto tutte le piccole aziende agricole messicane, rendendo il Messico dipendente dal granturco Usa. È stato proprio questo il motivo alla base della rivolta zapatista. Oggi nel paese, in seguito alla conversione del granturco in biocarburante, il prezzo del granturco ha subito un forte rialzo. I biocarburanti industriali vengono promossi come fonte di energia rinnovabile e mezzo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, ci sono due inoppugnabili ragioni ecologiche che spiegano perché la conversione di colture come soia, granoturco e palma da olio in carburanti liquidi possa aggravare il caos climatico e il carico di CO2. In primo luogo, la deforestazione causata dall'espansione delle piantagioni di soia e di palme da olio sta portando a un aumento di emissioni di CO2. Secondo le stime della Fao, ogni anno vengono rilasciati nell'atmosfera 1,6 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra provenienti dai disboscamenti, tra il25 e il 30% dei gas totali. Entro il 2022 le piantagioni per la produzione di biocarburante potrebbero avere distrutto il 98% delle foreste pluviali indonesiane. (...) In secondo luogo, la conversione di biomassa in carburante liquido comporta l'impiego di quantitativi di carburante fossile maggiori rispetto a quello che sostituisce.La produzione di un gallone di etanolo richiede 28.000 Kcal. Un gallone di etanolo fornisce 19.400 kcal di energia. Un rendimento energetico pari al 43%. Gli Stati Uniti si serviranno del 20% del proprio granturco per produrre 5 miliardi di galloni di etanolo, che sostituiranno l'1% dell'uso di combustibile. Se si dovesse impiegare il 100% del granturco, si sostituirebbe solo il 7% del petrolio totale. Non è certo una soluzione questa, non per controbattere i prezzi record del petrolio, e né per mitigare il caos climatico. (David Pimentel alla conferenza IFG sulla "Triplice crisi", Londra, febbraio 23-25, 2007) Ed è fonte di altre crisi. Per produrre un gallone di etanolo vengono usati 1700 galloni di acqua. Il granturco necessita di più azoto fertilizzante, insetticidi ed erbicidi di qualsiasi altra coltivazione. Questi falsi rimedi finiranno per accrescere la crisi climatica, aggravando e acuendo al contempo la diseguaglianza, la fame e la povertà. Esistono, tuttavia, soluzioni reali che possono mitigare il cambiamento atmosferico ed anche influire sulla riduzione della fame e della povertà. Secondo il Rapporto Stern, l'agricoltura è responsabile del 14% delle emissioni, lo sfruttamento del terreno (con riferimento soprattutto alla deforestazione) lo è del 18% e il trasporto del 14%. All'interno di questo computo rientra il crescente fenomeno del trasporto di derrate fresche, che potrebbero essere coltivate in loco. L'agricoltura che fa uso della chimica industriale, nota anche come Rivoluzione Verde (Green Revolution) quando venne introdotta nei paesi del Terzo Mondo, è la fonte principale dei tre gas a effetto serra: anidride carbonica, ossido di azoto e metano. L'anidride carbonica viene emessa quando si utilizzano carburanti fossili per i macchinari e per il pompaggio dell'acqua dai pozzi, per la produzione di fertilizzanti chimici e pesticidi. I fertilizzanti chimici emettono azoto ossigeno che, come gas serra, è 300 volte più letale dell'anidride carbonica. Infine, l'allevamento di animali a granaglie è la fonde principale di metano. Gli studi indicano che un passaggio da una dieta a base di granaglia a una dieta biologica a base erbacea potrebbe ridurre fino al 50% l'emissione di metano attribuibile al bestiame. Non tutti i sistemi agricoli contribuiscono, tuttavia, alle emissioni di gas serra. L'agricoltura ecologica e biologica diminuisce le emissioni sia riducendo la dipendenza da combustibili fossili, da fertilizzanti chimici e da alimentazione intensiva, sia assorbendo un maggiore quantitativo di carbonio nel terreno. I nostri studi dimostrano un aumento di sequestro di carbonio fino al 200% nei sistemi biologici biodiversi. Quando «ecologico e biologico» si combinano a «diretto e locale», le emissioni vengono ulteriormente ridotte, grazie alla riduzione del consumo energetico per il trasporto del cibo, l'imballaggio e la refrigerazione. Il sistema alimentare locale ridurrà la necessità di incrementare l'agricoltura nelle foreste pluviali di Brasile e Indonesia. Con una transizione tempestiva, potremmo ridurre le emissioni, aumentare la garanzia e la qualità del cibo e migliorare la resistenza delle comunità rurali nell'impatto col cambiamento climatico. Optare per una transizione dal sistema alimentare industriale globalizzato, imposto da Omc, Banca Mondiale e Agribusiness globale, a sistemi alimentari ecologici e locali, rappresenta una strategia di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico. Protegge i poveri e protegge il pianeta. Lo scenario post-Kyoto deve necessariamente includere l'agricoltura ecologica come soluzione climatica.
Traduzione di Laura Pagliara -
LA LIBERAZIONE DELL'IRAQ
LA LIBERAZIONE DELL'IRAQ di Giuliana Sgrena (tratto da "il manifesto" 12.09.2008)
Galera con abusi per piccoli iracheni
Migliaia di bambini arrestati dalle truppe americane in Iraq che li costringono a confessare con le torture. Molti sono poi ceduti agli iracheni che li rinchiudono in celle sovraffollate, dove continuano i maltrattamenti e le violenze, non possono vedere i familiari e non hanno diritto a un processo regolare Alcuni hanno solo 9 anni, subiscono violenze sessuali nel totale disprezzo delle convenzioni internazionali
Il famigerato carcere di Abu Ghraib sarà trasformato in un museo per ricordare gli orrori di Saddam Hussein, ha annunciato il governo di Baghdad. Forse potrebbe servire a ricordare anche gli orrori commessi da chi ha abbattuto Saddam e le cui immagini sono ancora presenti nella nostra memoria. Gli orrori di Saddam sono meno documentati, tranne che nel ritrovamento delle vittime. Ma gli orrori in Iraq non sono terminati con Abu Ghraib: gli abusi sessuali e i maltrattamenti sono all'ordine del giorno nelle carceri. Spesso le guardie portano i ragazzi in una stanza isolata della prigione e li stuprano. A raccontare la terribile esperienza è Omar Ali, 16 anni, che ha passato oltre tre anni nel carcere minorile di al Karkh a Baghdad. Omar mostra le piaghe sulla pelle che, come molti altri detenuti, ha contratto giacendo per notti e notti su materassi sottili e inzuppati di sudore.
La testimonianza è stata pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian , che ha illustrato l'agghiacciante situazione del carcere minorile dove sono detenuti, in celle sovraffollate, centinaia di bambini, alcuni dei quali di appena nove anni. La temperatura a Baghdad nei giorni scorsi si aggirava intorno ai 44 gradi di giorno e 38 di notte e nelle celle non ci sono ventilatori in funzione: l'elettricità è fornita da un generatore che viene acceso solo per due-tre ore la sera e una volta la settimana per due ore, in coincidenza con la visita dei parenti. «Siamo convinti che le guardie vendano il combustibile destinato al generatore al mercato nero», aggiunge Omar. In un paese che galleggia sul petrolio e dove la gente è costretta a ricorrere al mercato nero per comprare la benzina e il petrolio tutto è possibile. Non è questo l'unico business messo in piedi dalle guardie del carcere. Arrotondano il salario prestando i cellulari ai detenuti per telefonare a casa, in cambio i genitori devono ricaricare le schede con 10 o 20 dollari. Anche l'acqua scarseggia nel quartiere di al Khark - se non c'è elettricità non arriva nemmeno l'acqua - e i detenuti - racconta - possono farsi una doccia solo una volta ogni tre giorni. I prigionieri dormono in quattro dormitori di 5 metri per 10, in ognuno dei quali sono stipati 75 giovani, in condizioni disumane. La capacità del carcere è di 250 posti mentre i detenuti sono 315. Sebbene si tratti di giovani condannati, i processi che hanno emesso la sentenza non hanno mai rispettato gli standard internazionali: non vengono ammessi testimoni, gli avvocati d'ufficio ricevono il dossier lo stesso giorno del processo e non hanno possibilità di parlare con l'imputato.
La condanna avviene sulla base di confessioni estorte con la violenza. Per ottenere queste confessioni le guadie picchiano e torturano i giovani nei primi giorni di detenzione per costringerli a mettere la firma, o l'impronta digitale, su un foglio bianco che poi verrà riempito con le accuse che convengono agli accusatori. Anche in questo caso spesso di tratta di una persecuzione di tipo «confessionale»: sciiti al governo contro sunniti. La testimonianza di Omar ne è una dimostrazione: arrestato tre anni fa, quando aveva 13 anni insieme al fratello di un anno più vecchio di lui durante un raid delle forze speciali nel suo quartiere, sunnita. Una settimana dopo avrebbero arrestato anche il padre. Sono ancora tutti e tre in carcere. Il ministero degli interni è nelle mani degli sciiti e prende di mira i sunniti, peraltro, dopo la «pulizia etnica» che ha separato in buona parte sunniti da sciiti, a seconda della maggioranza presente nel quartiere, le spedizioni punitive sono mirate. In un'altra testimonianza raccolta dal quotidiano britannico, Raad Jamal, 17 anni, racconta di quando le forze Usa hanno fatto irruzione, lo scorso giugno, nella sua casa, nel quartiere meridionale di al Dora, a Baghdad. La madre di Raad ha raccontato a The Guardian che «durante il raid Usa un ufficiale americano ha detto a mia figlia: 'di a tuo fratello di confessare che sta con al Qaida così lo possiamo mandare a Camp Bucca (un carcere usa nel sud dell'Iraq, vicino a Bassora) altrimenti lo consegneremo agli iracheni e lo tortureranno'».
Raad e un amico sono stati portati in una base Usa e il giorno dopo trasferiti alla settima brigata del secondo reggimento dell'esercito iracheno. Raad e l'amico, racconta il ragazzo, vennero appesi al soffitto con corde, picchiati con fili elettrici, e poi interrogati uno alla volta. Raad è stato poi mandato in un'altra base irachena: «sono rimasto lì sei mesi. Non ho confessato nulla che non abbia fatto. Ma loro scrivono false dichiarazioni e ti chiedono di mettere l'impronta del pollice. Io mi sono rifiutato ma loro mi hanno costretto». Fortunatamente al processo Raad ha incontrato un giudice coscienzioso che non ha accreditato le sue confessioni. «Ha detto che ero innocente ma che per ragioni amministrative avrei dovuto andare a Tobchi finché non mi avessero liberato». Dopo alcuni mesi, lo scorso marzo, è uscito dal carcere. Anche il centro di detenzione di Tobchi è sovraffollato: quando è stato visitato da una delegazione dell'Unami (la missione Onu in Iraq) ospitava il doppio dei detenuti previsti (200), così che i ragazzi erano costretti a dividersi il letto o a fare turni per dormire. Quella della detenzione amministrativa è un altro abuso praticato dalle forze di occupazione, anche nei confronti dei minorenni. Secondo la risoluzione dell'Onu 1546 e le seguenti, gli Stati uniti sono autorizzati a detenere iracheni per «imperative ragioni di sicurezza» ma questo non li autorizza a detenere persone senza un processo e senza il rispetto dei diritti umani. Secondo la convenzione di Ginevra i detenuti dovrebbero essere portati subito davanti a un giudice per un processo con il rispetto degli standard internazionali. Invece sono migliaia i detenuti trattenuti per sei mesi senza processo, detenzione amministrativa per l'appunto.
A maggior ragione questi diritti dovrebbero essere garantiti ai minorenni. Dal 2003, gli Usa hanno arrestato 2.400 minorenni in Iraq, compresi bambini di 10 anni. Gli arresti sono aumentati drasticamente nel 2007: circa 100 bambini al mese contro i 25 del 2006. La maggior parte sono detenuti a Camp Cropper, a Baghdad, ma alcuni sono stati mandati a Camp Bucca, a Bassora. I minorenni sono separati dagli adulti ma non c'è nessuna cura speciale per i più piccoli. All'inizio del 2007, un ragazzo di 17 anni è stato strangolato da un altro detenuto a Camp Cropper. Non c'è nessuna differenza di trattamento tra adulti e minori detenuti dagli americani: possono essere interrogati per giorni o settimane dalle unità militari nei campi prima di essere mandati ai centri di detenzione. Questi bambini non hanno diritto ad un avvocato - secondo quanto confermato da un ufficiale Usa all'organizzazione per i diritti umani Human rights watch (Hrw) - e non possono fare ricorso. Inoltre hanno pochi contatti con le famiglie. Un militare «difensore» cui viene affidato ogni bambino deve rivedere la situazione dopo sei mesi di detenzione, pur non avendo nessuna esperienza di giustizia minorile o nozione sullo sviluppo dei bambini. Secondo Hrw il periodo medio di detenzione dei bambini da parte delle forze Usa è superiore ai 130 giorni, alcuni sono stati in carcere più di un anno senza processo. «La maggior parte dei bambini detenuti in Iraq languono per mesi sotto la custodia Usa», sostiene Clarisa Bencomo, ricercatrice che si occupa dei minori in Medio oriente per Hrw. E aggiunge: «Gli Usa dovrebbero garantire l'assistenza di un avvocato e la revisione dello stato di detenzione da parte di un organismo indipendente». Al 12 maggio 2008 la forza multinazionale ha riferito di aver ridotto il numero di bambini detenuti a 513, senza specificare dove erano finiti gli altri. E se sono finiti nelle carceri irachene non godono certo di migliori condizioni e sono a rischio di abuso fisico, sostiene l'Unami. E la testimonianza di Omar lo conferma. -
sbotto
boh certe volte non riesco nemmeno a mettere le mani sui suoni.. tanto è il nervoso che mi attraversa le dita.. vorrei chiudere il pugno e sbatterlo contro qualcosa romperlo.. madarlo in 1000 pezzi.. un'estate passata cercando di mettere via i soldi x pagare la rata universitaria di settembre.. ho rinunciato alle ferie di agosto.. mentre tutti erano a godersi le vacanze.. erano all'estero a ballare a divertirsi.. io per 10 ore al giorno continuavo a lavare quelle cazzo di scale.. e ora mi ritrovo con l'acqua alla gola perchè.. perchè.. la mia macchina ha 600€ di danni e non ne vale sistemarla.. per fortuna nessuno si è fatto male.. già.. nessuno si è fatto male.. in quanti posti sono stato con quella macchina.. quante strade pazzesche e impossibili è riuscita a superare.. quante notti ci ho dormito dentro.. quante volte ho aperto le porte e messo su musica x raddrizzare qualche serata andata a male.. con quante ragazze mi ci sono avvinghiato dentro.. e quante volte raul ci è salito su.. al mio comando "hop su raul" lui ci saliva dentro si sedeva e emtteva fuori la lingua quasi facesse un sorriso..
ora mi trovo con un l'ennesima estate passata a lavorare.. senza ferie.. e per di più a piedi.. e una cara compagna di viaggio distrutta.. messa li fuori sulla stradina che da a casa mia.. con un fanale penzolante.. il vetro crepato dalla mia testa..
non voglio farne un dramma.. dato che un qualsiasi bambino che nasce con le bombe sopra alla testa mi prenderebbe volentieri a pugni se sentisse queste parole.. purtroppo la gente che ho attorno se la passa meglio di me.. e la mia relatà si scontra con la loro.. e il riscontro è che Diego si è fottuto l'estate e ci ha guadagnato solo il fatto di essere a piedi..
beh ora ricomincia l'università.. l'ultimo anno.. spero di prendere la laurea.. spero di riuscire a levarmi da questa situazione.. spero di prendere finalmente in mano la mia vita.. spero di non vedere più tanta gente.. spero che la gente apra gli occhi..
utima a morire è sempre lei..
è solo uno sbotto.. un cazzo di sfogo.. lasciatemelo.. -
ONE MIC - SE LA SENTI
per tutti i nostalgici di ciò che era una volta..
e x tutti i disgustati di ciò che è diventato ora..
Rit.
Se la senti è la Hip-Hop! Mc’s, Dj’s, Breakers, Writers and BeatBox!
Se la senti è la Hip-Hop, la Hip-Hop, la Hip-Hop, la Hip-Hop…
Solo se, solo se
Se la senti è la Hip-Hop! Mc’s, Dj’s, Breakers, Writers and BeatBox!
Se la senti è la Hip-Hop, la Hip-Hop, la Hip-Hop, la Hip-Hop…
Solo se, solo se
Rayden:
Siamo sul set i mass media rifiutano il rap
attendo i casting per i miei incastri su Mediaset
la gente che li ascolta mediamente ha una mente al di sotto della media
e se la sente mente perchè non se la sente
di dare credito all' ambiente che respiro (la Hip-Hop!!!)
mi tiro su le maniche come Mark Lenders (Bro!!!)
da sempre confondono l'hip-hop
vengono alle gare di free style per vedere i salti con lo snow-board
teste da board??? (eh no!!!)
le vibrazioni non sono invenzioni della Sony con il Dualshock, coglioni
non omologo i neuroni alla massa ok???
sono come Naomi Klein, "No Logo",
giro rime da film, la tua antenna non prende la mia penna
che da scandalo più di Quills
come Stephen King ci chiamano miseri (Misery n.d.a.), che dire???
E' la hip-hop e non deve morire
Rit.
Raige:
Oh cazzo, stanno rubando il nostro mondo
quindi se vesto largo è per riprendermi un po’ dello spazio che mi è stato tolto
molto è in moto, ma se l’HipHop ritorna le sole corna
sono di Berlusconi nelle foto
metti a fuoco Brò, ognuno si vede primo
quindi pure Don Coschiotte tira l’acqua al suo mulino
io vivo Rap, anche se tutto sparisce
invece Frè certe riviste non le ho più riviste
non esiste il Black, in certe testate
voi lo testate bhè, beccate certe testate
io vi dico che l’HipHop non cade
finchè sopravvive negli occhi di chi vive e scrive queste strade
sai madre, io credo nello spray di un writer
e nelle mani consumate di un dj sul crossfader
in un breaker in head-spin
nei beats e nelle skills di certi mc’s
quindi si che è meglio una bottiglia al bar, se per avere il Rap
devo farmi otto miglia e arrivare in Tha Club
ma lui li non ci sta, qualunque cosa accada in Italia
perché l’HipHop è come Natalia Estrada
Rit.
Ensi:
Non ci fotte che in Italia non c’è un cazzo chi illude?
vedo froci a tutti io lati chiude la coccola fanno i chinotti gratis
Ora il rap è in queste condizioni, chiamali dash
a 90 gradi stesse prestazioni
I media creano,
fenomeni da stereo sulla spalla per alzari gli indici e levare i microfoni
Per non estinguerci commercializzazione,
non puoi convincerci perché non puoi comprare il cuore
è indicibile ste scimmiottate da chi è senza pollice opponibile,
sono cazzate, non è possibile
Utilizzate Hip-Hop nei vostri banner
non spendete per ste barre, ma per tizi alla Dark Angel col codice a barre
è cultura no cult, mi mandi fuori
quando pensi che Guru faccia i vestiti con i fiori
CDj coglioni, suonate facile minchia
qua beccate le frustate con i trazione a cinghia
vi ha dato alla testa, il dopo 8Mile
siete presi col freestyle e danza Rap in palestra
è finito in pista nelle disco l’Hip-Hop
ma solo Sean Paul, fai come il disco del tuo artista preferito, Dutty al Rock
Rit. -
ABUSO DI POTERE
ABUSO DI POTERE
Alessandro Robecchi
Giunto avventurosamente al potere, il dittatore dello stato libero di Bananas comunicava ai sudditi le sue prime riforme. Tra queste, l'obbligo di indossare la biancheria sopra i vestiti, e non sotto. Divertente. Ma ci scuserà Woody Allen se consideriamo la sua immaginazione superata - almeno nella repubblica delle banane che abitiamo noi - dal ministro degli interni e dai sindaci di mezza penisola.
Alle «ordinanze creative» e alla «fantasia» dei sindaci si era appellato qualche settimana fa Roberto Maroni, quello che persino una sonnacchiosa Europa dei diritti ha saputo riconoscere come un mix di malafede, xenofobia e razzismo. Ora che la fantasia è stata declinata in azione repressiva, lo scenario appare chiaro quanto grottesco. A Novara (sindaco leghista Massimo Giordano) non si può stare al parco in più di due dopo il tramonto. A Voghera non si può sedersi sulle panchine di notte. A Cernobbio se ti sposi arriva un'ispezione sanitaria a casa. A Rimini non si può bere dalla bottiglia per la strada (titolo sul Resto del Carlino: «Vietato bere dalle bottiglie anche di giorno», Woody, dilettante!). Lo stesso a Genova. A Firenze, la città del mitico assessore Cioni, è vietato agli strilloni vendere i giornali ai semafori, ma si vigila attentamente anche sui ragazzini che giocano a pallone in un parco pubblico, grave attentato alla sicurezza.
Estinti i lavavetri, la mamma dei capri espiatori è sempre incinta, e le multe serviranno a comprare nuove telecamere di controllo. A Venezia non si può girare per le calli con grosse borse. Groppello (comune di Cassano d'Adda, sindaco forzista Edoardo Sala), chiude nel giorno di ferragosto l'unica spiaggia sul fiume perché è in programma una festa di cittadini senegalesi. Motivazione: «Sicurezza del territorio, ma anche di questi immigrati, che arrivano in gran numero facendo confusione e rischiando di annegare». Come fantasia, come creatività, potrebbe bastare, ma non è che l'inizio.
L'arrivo - ci siamo - è l'immagine della prostituta nigeriana segregata e abbandonata a Parma da vigili urbani diventati secondini, privata di ogni dignità e fotografata come una bestia in gabbia. Per il nostro bene, per la nostra sicurezza, per la nostra tranquillità, piccole Abu Ghraib comunali crescono, nella certezza che le coscienze se ne faranno una ragione. La chiamano fantasia, o creatività, ma si tratta sempre della stessa cosa: un digeribile travestimento dell'abuso di potere. E infatti, che razza di fantasia ci sarebbe nel picchiare, deportare, angariare, multare, incarcerare, umiliare i più deboli? Nessuna. Inventare un'emergenza sicurezza è stato semplice, sostenerla e propagarla grazie ai media controllati dal capobanda che ha vinto le elezioni anche. Dedicarle aperture di tg e allarmati fondi sulla stampa pure. E ora? Ora che non si sa bene quale sicurezza garantire, e da che cosa, e da chi, si fa appello alla fantasia. Qualche senegalese non potrà fare il bagno nell'Adda, la prostituta nigeriana (con clienti italiani) non creerà più allarme, il paese è salvo. Fantasia. Del resto, sapete dire cos'ha trasformato il vecchio caro ed evocativo manganello in una semplice «mazzetta distanziatrice»? Sempre lei, la fantasia. La fantasia al potere. Ai tempi del colera.
Tratto da "IL MANIFESTO" di Giovedi 14 Agosto 2008 -
dalla tribù che balla ad assassini
Un giovane torinese, è stato posto agli arresti domiciliari, accusato di omicidio colposo e guida sotto effetti di stupefacenti della Fiat Panda che ieri pomeriggio si è scontrata frontalmente con il motorino di J.B., 28, morto sul colpo.
Il manifesto lo si sa a memoria..
come si sanno a memoria le famose 10 frasette che vorrebbero dettare una sorta di "regole"..
eppure vedo che per molti versi il saper a memoria non implica il fatto di aver capito di che si parla..
da tossici suicidi ora ci aggiungiamo anche questo.. pericoli x la sicurezza..
non ci si può lamentare se poi le guardie sono bastarde.. se la gente guarda male.. se non concedono i posti e gli spazi.. perchè i primi che non rispettano se stessi siamo proprio noi.. con queste stronzate..
si distrugge in poco tempo ciò che è stato fatto negli anni..
e questo grazie a chi non ha nemmeno la capacità di badare a se stesso e vuole fare il "raver"..
un consiglio... nei locali stavate molto meglio.. ad ognuno il suo..
abbiate un po' di cuore x capire che state solo facendo del danno.. prima che tutto questo abbia una fine per colpa della stupidità e della superficialità.. tornate a ballare nei locali.. tornate a giocare nei campetti.. lasciate che tutto questo torni al suo posto.. se veramente amate tutto questo.. ma la vostra superficialità nonvi permette di capire che voi in realtà non lo amate.. lo disprezzate.. è un gioco.. una raglia.. una botta.. non ve ne importa nulla di quello che è.. non ve ne fotte un cazzo di quello che si è.. perchè se solo vi importasse qualcosa fareste un minimo sforzo x conservare ciò che di positivo c'è.. invece ogni sabato lo buttete sempre più a puttane..
tornate nei locali voi non amate tutto questo.. -
bolzaneto ASSOLTI I CARNEFICI
Bolzaneto, le torture nel girone infernale
GENOVA - Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm "Un girone infernale" e un luogo di tortura fisico e psichico. Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona.
Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella "caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'".
L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali. Nel "girone infernale", descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.
Le ragazze erano chiamate "troie", "puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento". C'é poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento."Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'".
Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi. Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò: "Vai pure a morire in cella". -
Per riflettere - Bertold Brecht
Per riflettere
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht
** siamo tutti diversi a modo nostro.. ma alla fine siamo tutti guali.. -
Kaos - Mu-SiK
questo pezzo tratto dall'ultimo album di kaos è una sekka!!!
rispecchia a pieno la situazione musicale italiana!!
mettila sul ridere mi sa che tanto è l'unica
ma non sta a te decidere il valore di sta musica
non puoi capire questa musica
se non hai amore per sta musica
puoi solo uccidere sta musica
fatti due risate le cazzate qua si sprecano se porti le tue
note ossigenate io porto il tetano volete che completano
sta lista di idiozie suonerie per il telefono più altre
porcherie manie che si moltiplicano in serie sempre
meno serie ipocrisie che adesso sporcano queste materie
su ste macerie il tuo rimedio non ci arriva generazioni
intere con la radio radioattiva e se ci metti l'iva
poi il bollino bello in vista
per te è un bene di lusso per me è un lusso che esista
comè che mo in pista adesso hai sto andamento ok sei
bravo in frista ma c'hai il culo di cemento e poi resta
qua un momento e dopo ascolta il materiale è sta musica
in fermento o la vostra è andata a male?
comé che il prezzo è uguale pure se la metti in saldo
"la vittima è la musica" e il suo corpo è ancora caldo.
Turi:
parole come prole perché è il padre che lo vuole qui si
aspetta il sole con dei grossi buchi nelle suole occorre
più calore con un misto di colore tutti che si credono
dio in un convento senza suore da sempre lacrime e
sudore la musica ora è stanca e adesso campa con un
defibrillatore viviamo a denti stretti nell'orrore
e tutto sto dolore costa caro come il nostro posteriore
intanto adesso aspetto un intervallo ma è un mare di
pattume anche se tu vuoi negarlo e io so il fatto mio e?
si che so farlo ma è dura stare a galla coi coglioni di
metallo ricorda io non parlo ma se parlo c'è giustizia
ricorda che il mio nome vale più di una perizia
la vittima è la musica e io so chi la sevizia anche se il
testimone si ritrova dentro un sacco di immondizia.
stare a calcolare ogni specifica aspettare una gratifica
restare a fare numero in classifica col premio della
critica mo fai la verifica se il pubblico si scalda solo con
la fiamma ossidrica cè una modifica si sà cos'è cambiato
qualcuno si giustifica dai vabè ho sbagliato ma è un
risultato che moltiplica il suo intero significa che sul
mercato vincono gli zero conta dinero sta roba basta
dirla se il manager piu serio è charly faccia da pirla
perchè se vuoi seguirla qua cè già un sentiero
ma se vuoi sostituirla non mi è chiaro il criterio
altro che straniero se la mia nazione è questa resta
ghiaccio nero come all'ultima tempesta e se c'è una
richiesta che permette di capire tirale un colpo in testa
almeno smette di soffrire.