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femmina - 37 anni, pachino, Italy


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  • Marzamemi Residence La Rotonda



    Marzamemi Residence la Rotonda ogni appartamento è composto da 6 posti letto
    cucina arredata,bagno,soggiorno,posto macchina
    a deu passi dal Mare nella spendida cornice di Marzamemi in la tua vacanza all'insegna del relax. Dal nostro residence puo spostarti e godere il Barocco della Val di Noto, i resti dell'antica grecia Eloro Siracusa Palazzolo Acreide, la riserva Naturale di Vendicari,la villa del Tellaro e mille altre attrattive tutte a pochi chilometri.

  • Casa Vacanza Ideale Ragusa

    Photogallery

  • Casa Vacanza Ideale Ragusa

    Casa Vacanza Ideale è ubicata a Ragusa in pieno centro a due passi da Ragusa Ibla.
    È il comune più ricco dell’isola e fra i più agiati del meridione. È chiamata la “Città dei ponti” per la presenza di tre strutture, molto pittoresche, ma è stata definita anche da letterati, artisti ed economisti come “l’isola nell’isola” o “l’altra sicilia”, grazie alla storia e ad un contesto socio-economico molto diverso dal resto dell’isola.
    Nel 1693 un devastante terremoto causò la distruzione quasi totale dell’intera città, mietendo più di cinquemila vittime.
    La ricostruzione, avvenuta nel XVIII secolo la divise in due grandi quartieri; da una parte Ragusa superiore, situata sull’altopiano; dall’altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell’antica città e ricostruita secondo l’antico
    impianto medioevale. I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti nel Val di Noto, hanno dato vita ad uno dei più grandi siti UNESCO del mondo.
    La Casa Vacanza Ideale è costituita da due Appartamenti l’Ippari e L’irminio.
    L’Ippari è un monolocale con cucina attrezzata, aria condizionata, riscaldamento autonomo, bagno e disimpegno. Può ospitare max 3 Persone.
    Ragusa Casa VacanzeL’Irminio è un bilocale con cucina attrezzata, aria condizionata, riscaldamento autonomo, bagno, stanza matrimoniale, stanzetta. Può ospitare max 5 persone



    Le tariffe

    Tariffe
    Prezzo:€ 25
    dal 01/01 al 31/05

    Tariffe
    Prezzo:€ 30
    dal 01/06 al 30/09

    Tariffe
    Prezzo:€ 25
    dal 30/09 al 31/12

    i prezzi si intendono a persona

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  • Sicilia On Tour

    Girando La Sicilia

    Clicca qui: http://www.sicilia-tv.com/

  • Cioccolato di Modica Pasticceria Spinnagghi

    CIOCCOLATO Modica Spinnagghi

    La cioccolata di Modica Spinnagghi

    lavorato a mano con ingredienti tradizionali, originali, granuloso e di intensi sapori. dai semi di cacao triturati per ottenere una pasta granulosa, la pasta di cacao. Cioccolata fatta artigianalmente dalla pasticceria Spinnagghi a Modica.
    Da Spinnagghi il cacao viene lavorata a 40° con aggiunta di zucchero; non riuscendo a sciogliersi né ad amalgamarsi.Cioccolato modicano Spinnagghi con caratteristico aspetto ruvido di consistenza granulosa. La tavoletta di cioccolato modicano Spinnagghi ha un colore marrone non uniforme, aroma intenso del cacao tostato, e di sapore notevole. Viene tradizionalmente aromatizzato con cannella, vaniglia, menta, agrumi, caffè, peperoncino e tanti altri gusti per il più esigente consumatore modicano, Il cioccolato di Modica Spinnagghi: impossibile resistere.

    I DOLCI TIPICI DELLA NOSTRA SPECIALITA'

    Cobaita - Mustazzolo - ‘Mpanatigghia - Torrone - Dolci di Riposto

    Fiocco di Neve - Amaretto - Riccio de Mandorla - Nucatolo.

    La cioccolata Modicana Spinnagghi di gusto intenso, persistente, e dolce.
    Le sensazioni sono di gusto morbido, le essenze sono autentiche e intense. Cioccolata Spinnagghi, equilibrata e sabbiosa,impossibile resistere.
    Fatta artgianalmene a Modica, da Spinnagghi, la cioccolata di Modica da Spinnagghi, fatta con ingredienti tradizionali di alta qualità.

    Le novità sono legate in genere a fattori di moda, che cambiano ogni anno.

    Fanno sognare agli appassionati dei dolci più esigenti.

    Cerchiamo di essere sempre attenti e innovativi, ma di fatto igusti più richiesti, sia dagli italiani e dai turisti, non sono sempre gli stessi.

    Per questo ogni anno proponiamo sempre sapori nuovi, gusti insoliti a volte, utilizzando però ingredienti tradizionali, sono sapori comunque
    noti, anche se abbinati in maniera originale; in questo modo si soddisfa sia la voglia di nuovo sia l’attaccamento alla tradizione.

    Indirizzo:
    Via Risorgimento, 5 / Via Muzio Scevola, 51

    Città:
    Modica - (RG)

    Telefono:
    0932 764423

    Cellulare:

    Fax:
    0932 761544

    Sito Web:
    http://www.siciliasud.it/pasticceriaspinnagghi

    E-mail:
    spinnagghi@gmail.com

    Clicca qui: http://www.siciliasud.com/home-spinnagghi-pasticce- ria

  • Interno Duomo Monreale

    Adagiata sulle pendici del monte Caputo,domina tutta la conca d'oro. La facciata si presenta con un portico a trifora, due massicce torri fortificate (quella di sinistra trasformata in campanile) e pregevoli porte bronzee, una delle quali è opera di Bonanno Pisano del 1189.
    Il portico sul fianco sinistro è di Giovanni Domenico Gagini e Fazio Gagini, eseguito tra il 1547 e il 1569, mentre i battenti bronzei del portale musivo architravato sono opere del 1179 di Barisano da Trani. L'esterno,quantunque modificato,nella parte posteriore conserva intatta l'impronta normanna ed è ornato a vari disegni formanti una serie di archi di pietre bianche e nere con cerchi al di sotto,assai ben combinati e disposti tra loro. Le absidi, col fitto intreccio d’archi acuti, evocano atmosfere arabeggianti esaltate dalla decorazione policroma creata dall’alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica.

    Il vastissimo interno basilicale a tre navate,lungo 90 metri, al quale si accede attraverso il portico sul fianco sinistro, misura 102x40 m; il soffitto è una volta a crociera di tipo bizantino a pianta quadrata e senza cupola, e dietro l'altare l'edificio termina con tre absidi.
    Le navate sono divise da colonne antiche con pulvino e capitelli anch’essi antichi con clipei di divinità che sostengono archi a sesto acuto di tipo arabo.
    I soffitti sono a travature scoperte dipinti nelle navate e a stalattiti di tipo arabo nella crociera, quest’ultimi rifatti nel 1811 dopo un incendio.
    che aveva distrutto parte del tetto. Il pavimento, completato nel XVI secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate.
    Le transenne che recintano anteriormente la crociera sono decorate da mosaici ottocenteschi.L'interno in una vecchia foto

    Le pareti delle absidi del santuario e delle navate sono, superiormente, rivestiti da mosaici a fondo oro, eseguiti tra il XII e la metà del XIII secolo da maestranze in parte locali e in parte veneziane, formatesi alla scuola bizantina.
    Questi mosaici raffigurano storie cicliche del Vecchio e del Nuovo Testamento; nel catino absidale mediano è la colossale figura del Cristo Pantocratore (Onnipotente). Sul fianco destro è il sarcofago in porfido di Guglielmo I, morto nel 1166, e quello marmoreo di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro tombe ottocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo I e dei figli Ruggero ed Eusico.

    Le cappelle del Crocifisso e di San Benedetto sono due notevoli esempi del barocco siciliano.

    L'altare maggiore è una raffinata opera del XVIII secolo, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier.

    Il tesoro della cattedrale conserva, fra le altre cose, arredi sacri (anche di fattura francese), una cassettina di rame smaltato del XIII secolo ed un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo), risalente al periodo gotico.la cappella del tesoro è di epoca barocca.

  • Monte Cammarata

    La Riserva Naturale Orientanta “Monte Cammarata” è stata istituita con D.A. n. 86/44 del 18/04/2000 dell’Assessorato Regionale Territorio Ambiente della Sicilia in base alla L.R. n. 14 del 10/08/1988. La riserva è iscritta al n. 1123 dell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette Italiane (EUAP), tenuto presso il MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO (2003). La riserva costituisce uno dei numerosi nodi della cosiddetta rete ecologica regionale, ovvero l’insieme delle aree protette, riserve, parchi, siti Natura 2000, identificati in Sicilia. A partire dal 1981, infatti, è stato dato avvio all’attuazione del sistema regionale delle aree protette, che ad oggi è costituito da 4 parchi regionali (superficie totale 184.830,67 ha) e 76 riserve naturali (84.732,42 ha) (Leggi Regionali 98/81, 14/88, 970/91 e successive modifiche ed integrazioni). L’insieme di queste aree, cui si sommano le 47 ZPS (Zone di Protezione Speciale) ed i 218 pSIC (Siti di Interesse Comunitario) già individuati nella rete Natura 2000, va a formare il sistema della rete ecologica siciliana. Negli ultimi anni, su queste aree in particolare è stato rivolto un crescente interesse legato ai concetti della conservazione della natura, delle risorse naturali e della biodiversità. In questa direzione hanno spinto diverse azioni a scala europea e nazionale, con lo scopo di: 1) identificare le aree più interessanti da un punto di vista della conservazione, 2) creare sistemi di informazione ecologica a diversa scala di analisi, allo scopo di migliorare la gestione e quindi la conservazione delle risorse naturali. A livello nazionale tali azioni sono state recepite all’interno del Piano Nazionale sulla Biodiversità (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio), che considera proprio la conoscenza ed il controllo come gli strumenti indispensabili per proteggere le zone più importanti dal punto di vista naturalistico. I monti Sicani un vasto comprensorio nel cuore della Sicilia situato a cavallo delle province di Agrigento e Palermo. Monte Cammarata con i suoi 1578 m rappresenta la vetta più alta di questo sistema montuoso. Il rilievo, composto essenzialmente da rocce calcaree, il cui colore dei marmi varia dal bianco crema cinerino al grigio avorio azzurrognolo, sulla parte sommitale ospita oltre 150 specie erbacee di cui diverse rappresentano rari endemismi. L’intera catena rocciosa, modellata nel tempo da lente e costanti erosioni dando forma a picchi, gole e pareti a strapiombo, offre spettacoli di rarissimo fascino. Le pareti scoscese ospitano comunità avifaunistiche altamente diversificate, in cui sono ben rappresentate specie di falconifrmi, alcune specie di piccole passeriformi di macchia, mammiferi quali conigli selvatici e lepri, donnole, ricci, istrici e diverse specie di micro mammiferi. La vegetazione naturale è rappresentata da lembi di querceti (Quercus ilex, Quercus pubescens) e macchia mediterranea, mentre lungo i valloni e nelle aree più fresche e riparate resistono ancora piccoli gruppi di carpino nero (Ostrya carpinifolia), olmo comune (Ulmus minor), pioppo nero (Populus nigra) e salici (Salix sp.pl.). Per tutelare e valorizzare questo scrigno di natura siciliana l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente con D.A. n. 86/44 del 18/04/2000 ha istituito la Riserva Naturale “Monte Cammarata”. La riserva rappresenta un punto cordiale delle politiche di gestione delle aree protette, affermando qualitativamente il passaggio della conservazione delle singole specie o aree, alla conservazione degli ecosistemi presenti sul territorio.La Riserva Naturale Orientata “Monte Cammarata” è situata nella parte Centro-occidentale dell’isola, in provincia di Agrigento, nella parte orientale dei Monti Sicani, sviluppandosi soprattutto in senso E-W per una superficie di 2106,90 ha. Tale area ricade in tre comini: Cammarata (60,78%), S.Giovanni Gemini (6,07%) e Santo Stefano Quisquina (33,19%). La superficie complessiva è suddivisa tra la zona A di riserva (53%) e la zona B di pre-riserva (47%). All’interno della riserva è presente anche una zona B1 comprende l’area sommitale di Monte Cammarata, posta sopra la quota 1550 m s .l .m ., destinata esclusivamente a strutture per le telecomunicazioni. Il territorio della riserva comprende rilievi importanti come Serra Quisquina (1159m s.l.m.), Pizzo dell’Apa (890 m s.l.m), pizzo della Rondine (1245 m s. l. m.), Monte Gemini (1394 m s.l.m.) e Monte Cammarata (1578 m s.l.m.) e ricade interamente all’interno di due Siti di Interesse Comunitario (SIC) individuati nell’abito della Rete Natura 2000 che al Comunità Europea con la Direttiva 92/43/CEE “Habitat” ha realizzato nell’intento di proteggere la biodiversità e le risorse naturali in tutto il territorio europeo. I siti interessati sono “ITA040007 – Pizzo della Rondine, Bosco di Santo Stefano Quisquina “ e “ITA040005” – Monte Cammarata, Contrada Salici”, estesi rispettivamente 3111 e 2104 ha. La superficie della riserva ricade per il 56,28% nel secondo sito e per il rimanente 43,27% nel primo. La riserva è collocata in un ambito, almeno da un punto di vista altimetrico e geomorfologico, prettamente montano: ampie superfici superano i 1000 m. s.l.m. e in generale il paesaggio è caratterizzato da rilievi con morfologia aspra con frequenti dirupi, intervallati da conche e fondovalle, o anche da valli strette e incassate in corrispondenza di torrenti di portata effimera. I boschi occupano vaste aree della superficie e ricadono in ambienti molto diversi. Il clima della riserva, secondo la classificazione bioclimatica di Rivas Martinez (1995) è prevalentemente di tipo Mesomediterraneo-subumido inferiore, ad eccezione delle aree più elevate di Monte Cammarata, che presenta un clima di tipo Supramediterraneo-subumido inferiore. Le precipitazioni nevose non sono mai presenti e sono limitate anche in inverno a pochi eventi ognuno della durata media di 3-4 giorni (talvolta durante la primavera), anche se in certe annate si possono rivelare abbondanti. Le condizioni climatiche divengono più rigide nelle aree più elevate, dove la permanenza al suolo della neve in media raggiunge anche 15-20 giorni. Soffermandosi più attentamente a delineare le caratteristiche morfologiche e geologiche che più condizionano il paesaggio forestale, si possono individuare diverse formazioni. Ampie aree sono caratterizzate da complessi calcarei, dove si sviluppano versanti da moderatamente a molto ripidi con evoluzione del suolo molto scarsa, e di conseguenza con tipi pedoligici caratterizzati da roccia affiorante o da litosuoli con profilo poco evoluto ed abbondanza di scheletro. Parte di questi complessi, molto duri e compatti, è in realtà costituita da calcari dolomitici, rocce aventi una maggiore suscettività ad essere alterate; tali formazioni danno origine talora ad ampie aree dove il substrato si presenta molto alterato dall’azione dell’acqua o dà già origine a diverse forme carsiche (inghiottitoi, doline, ecc.) visibili in molte aree della riserva, i cui esempi più rappresentativi si trovano a Cozzo Stagnataro (1328 m s.l.m.) fuori della riserva. I complessi calcarei costituiscono il tipo geologico più rappresentato all’interno della riserva. Ai piedi dei rilievi più ripidi (ad esempio ai piedi di Pizzo della Rondine o in Contrada La Pistacchiera), si osservano spesso ampie aree caratterizzate da detriti di falda. In tali ambienti la morfologia di fondovalle o di versante appare non eccessivamente accidentata e si sviluppano suoli a profilo più evoluto: suoli giovani su substrato sciolti (regosuoli) o suoli più evoluti e maturi (suoli bruni). Spesso si rinvengono accumuli di materiale lapideo proveniente dall’erosione della roccia presente nei versanti ripidi, che a volte si accumula formando ghiaioni o brecciai ed in alcuni casi dei veri e propri coni di deiezione. In alcune conche o fondovalle, lontane da rilievi ripidi, si riscontrano anche depositi alluvionali (Contrada Galluzzo, Gorgo Minavento) con morfologia molto dolce o anche sub-pianeggiante e suoli talora molto evoluti o comunque a profilo molto sviluppato differenziato (ABC), vertisuoli (laddove si riscontra più argilla) o regosuoli. Poco rappresentate nella riserva, ma non certo in tutta l’area circostante ad essa, sono le formazioni argillose mioceniche denominate “Terra Vecchia”, che danno origine ad una morfologia collinare con pendenze variabili o uniformi ma mai elevate, tranne che in corrispondenza di aree calanchive e franose. I tipi podologici prevalenti i questi ambienti sono vertisuoli. Nel comprensorio della riserva, in accordo con la classificazione american (USDA), Dazzi et al. (1997) hanno individuato cinque Ordini di suolo la cui distribuzione rispecchia la variabilità morfologica del paesaggio. In corrispondenza di versanti ripidi e quasi privi di vegetazione il suolo è molto superficiale e ai primi stadi di sviluppo (Entisuoli), mentre laddove la morfologia diventa più dolce e la copertura del bosco è maggiore sono presenti suoli più evoluti che afferiscono all’Ordine degli Inceptsuoli. Oltre ai precedenti Ordini, che sono quelli più rappresentati all’interno della riserva, si rinvengono anche suoli appartenenti ai Mollisuoli, Vertisuoli e Alfisuoli. La morfologia accidentata di ampie aree pone numerosi problemi per la creazione di una viabilità efficiente, per l’accessibilità e la fruizione del territorio nonché per la gestione selvicolturale. In prospettiva anche di una gestione sostenibile con criteri di selvicoltura sistemica (CIANCIO e NOCENTINI, 1999), una viabilità costituita da una razionale rete di accesso al bosco è un aspetto di preminente importanza per la realizzazione degli interventi selvicolturali nonché per la prevenzione e l’estinzione degli incendi boschivi (LA MELA VECA et al,. 2002). La riserva è costeggiata dalla strada provinciale che collega Santo Stefano Quisquina con Cammarata; al suo interno si snodano alcune strade interpoderali con sfondo asfaltato (strada per Monte Cammarata, aree attrezzata “Buonanotte”, strada in Contrada “Gargiuffè”) e diverse strade con fondo migliorato. Lo stato di manutenzione nella maggior parte dei casi è buono, ad eccezione di alcuni tratti che possono essere temporaneamente inutilizzati per episodiche frane di materiale pietroso che si accumula dai versanti più alti, oppure in concomitanza di prolungati periodi pioggia. Inoltre, la riserva presenta una fitta rete di sentieri, spesso collegati tra loro i segmenti della rete viaria e che spesso s’inerpicano anche nelle zone più impervi sprovviste di viabilità. A tale proposito va rilevato lo sforzo dell’Azienda Foreste Demaniali nell’opera di manutenzione e miglioramento della rete viaria, con l’obbiettivo principale di promuovere la gestione sostenibile e la tutela delle risorse forestali e la fruizione delle ardesse.

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  • Isola di Lampedusa

    La Riserva si estende per circa 320 ettari lungo un tratto incontaminato della costa meridionale di Lampedusa. Istituita nel 1996 dall'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, è finalizzata alla conservazione di un ambiente naturale di grande valore, classificato come sito d'interesse comunitario per la presenza di specie animali e vegetali ed habitat rari minacciati di estinzione.

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  • La Zisa Palermo

    «La Zisa era il palazzo dei piaceri, costruita da un re cristiano ma araba nella sua concezione: è stato un riconoscimento dei trionfatori agli sconfitti»

    Un gioiello di architettura araba e di monumentalità normanna. La perfetta sintesi della mescolanza tra dominatori e dominati, la Zisa come simbolo di una Sicilia felicissima. Scrive Giuseppe Bellafiore, professore ordinario di storia dell' arte e autore di un testo sulla Zisa dato alle stampe una decina di anni fa dall'editore palermitano Flaccovio: «A volere meglio specificare le caratteristiche funzionali del palazzo, c'è da dire innanzitutto che esso era una dimora destinata prevalentemente al soggiorno estivo. Non si trattava tuttavia di un precario soggiorno diurno … Era questo rivolto ed aperto a nord-ovest verso il mare, cioè verso la zona panoramica più attraente e più fresca della pianura palermitana». Aggiunge ancora Bellafiore: «Da quella parte, giungevano le brezze più temperate e specialmente quelle notturne, che potevano essere accolte entro lo stesso palazzo attraverso l'ampio varco dei tre fornici di facciata e della grande finestra belvedere del piano alto».

    Spazi, finestre, atri, un mirabile sistema di ventilazione per assorbire ed espellere l'aria calda. Per affrontare le giornate di scirocco. Per trovare riparo alle lunghe estati palermitane. E concedersi sollievi più intimi. «Era proprio lì dentro che i nuovi conquistatori si dedicavano alle gioie dell'anima e soprattutto a quelle del corpo», racconta Matteo Scognamiglio, direttore del servizio beni architettonici della Sovrintendenza, che spiega come da alcuni mesi stanno completando il recupero della sala della fontana.

    Era al primo piano l'harem della Zisa, nelle sale che si inseguono nelle due ali del palazzo. Aspettavano là le donne dei sovrani, distese sui loro soffici diwan e nella penombra delle nicchie. Un'atmosfera fiabesca, da Mille e una notte. Alla Zisa ma anche alla Cuba e in tutti gli altri «sollazzi» dei giardini delizia musulmani, quelli che si richiamavano al paradiso coranico. Era il Genoardo voluto dai normanni.

    E non fu certamente un caso che proprio lì, alla Cuba, tra le acque e gli alberi che circondavano un altro parallelepipedo — di dimensioni appena più piccole della Zisa — Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron. La sesta della quinta giornata. È la vicenda d'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazzina bellissima di Ischia rapita da «giovani ciciliani» per offrirla in dono a Federico II d'Aragona.Il re comandò «che ella fosse messa in certe case bellissime di un suo giardino, il quale chiamavan Cuba, e quivi servita, e così fu fatto». Lieto il finale della storia. I due amanti si ritrovarono dopo il rapimento ma una notte vennero scoperti mentre dormivano abbracciati, il re li fece trascinare nudi sul rogo. In loro favore intercedette però Ruggieri de Loria, che ricordò al sovrano cosa fecero i Procidani nella guerra del Vespro. E fu così che «Gian di Procida campa e divien marito di lei». Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, era già cominciato il declino del parco reale e anche di quella Palermo che per il geografo arabo Al-Idrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo». Un decadimento che subì anno dopo anno pure la Zisa. Nel Trecento fu realizzata una merlatura che soffocò una scritta in arabo alla sommità dell'edificio, poi il «sollazzo» fu trasformato in una fortificazione. Narra Nicolo Speciale, cronista del quindicesimo secolo, di quel che accadeva anche nel passato più lontano nella Conca d'Oro: «Tutto ciò che c'era di verde veniva distrutto e nessuno aveva pietà».

    Gli aragonesi e i vicerè spagnoli assegnarono la Zisa di volta in volta a nobili famiglie. Nel Cinquecento diventò un baglio, nel Seicento l'acquistò per poche once Don Giovanni di Sandoval, nel 1808 la Zisa passò ai Notarbartolo principi di Sciara. La tennero loro fino al 1951, quando fu espropriata dalla Regione. Cominciarono allora i primi lavori di restauro. Ma alla vecchia maniera siciliana. Interventi saltuari e approssimativi. Tra il 1956 e il 1957 furono perfino buttati giù alcuni muri, i solai e anche i pavimenti che avevano abilmente sistemato quelle maestranze arabe venute da Sousse e da Kairouan per desiderio dei nuovi signori. Nell'ottobre del 1971 il più bel palazzo del Paradiso della Terra cedette per l'incuria: il primo piano precipitò. E cominciarono anche i saccheggi della Zisa la Splendida, luogo per le scorrerie di vandali e rifugio di tossici. Il vero restauro statico e architettonico ebbe inizio l'anno dopo il crollo, nel 1972. Ma dentro e intorno a quel poco che restava del mitico Genoardo ormai era arrivato il palermitano più predatore e impunito. Aprirono una fossa per una discarica abusiva. E poi comparve un'officina. E poi ancora uno sfasciacarrozze. Ci trasferirono lì, proprio lì nel Paradiso della Terra, anche un deposito dell'Amnu, l'azienda municipalizzata dei rifiuti. E davanti e dietro al palazzo dei piaceri intanto il nuovo potere aveva lasciato già le sue impronte, i cantieri e il calcestruzzo degli ultimi re di Palermo, i boss.

  • Foce del Fiume Platani

    Foce del Fiume Platani
    La foce del fiume Platani è un luogo di incantevole bellezza naturalistica su cui domina la falesia di Capo Bianco. Quest’area rappresenta il primo approdo per molti uccelli migratori provenienti dall’Africa e, grazie alla diversificazione degli ambienti, offre rifugio ad una flora rigogliosa e variegata, quindi ad un’avifauna ricca e composita. La riserva comprende la parte finale del Platani (che poco prima di riversarsi in mare forma un’ampia ansa) e il lungo tratto sabbioso di Borgo Monsignore, che è costeggiato da un cordone di dune basse.

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