solosangueenonvavia
Trust maschio - 109 anni, Empoli, Italy
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Blog / solo sangue e non va via..
venerdì, 27 marzo 2009 alle 08:47
questo è il prologo del mio primo romanzo.. una ventina di pagine per farvi assaggiare un po' quello che ho creato.. Non si può certo giudicarlo, un romanzo, da venti pagine, ma si può capire se è o meno interessante..
il romanzo è già uscito ma per ovvi motivi di distribuzione, non è in tutte le librerie, ma è prenotabile!
Ditemi cosa ne pensate! Grazie!
ANNA
Le storie importanti credute importanti
si sbriciolano in pochi istanti:
figure e impressioni passate
si fanno lontane e lontana così è la tua estate…
(Francesco Guccini, Autunno)
Empoli, settembre 2004.
Anna camminava con lo sguardo fisso a terra e, come suo solito,
scrutava la punta delle scarpe, intervallando dei forti rantoli di
tosse a delle lunghe boccate dalla camel light che stringeva, quasi
finita, fra le dita.
Erano quasi le due di notte. Cominciava a fare freddo. La canotta
nera, un po’scollata e la gonna leggera di lino lasciavano entrare
tutto il vento nelle sue ossa. Anna malediva sé stessa e la
sua sbadataggine che le aveva fatto dimenticare la felpa a casa,
come ogni sera. Aveva diciassette anni, un passato quasi normale
da adolescente contro e un futuro da artista nel cuore, nelle vene,
nell’anima. Il presente era quello di una liceale che vedeva finire
le tanto agognate vacanze estive. Sentiva dietro di sé l’ombra lunga
di Sofocle che si avvicinava, per questo si godeva quegli ultimi
giorni di presunta libertà. Libertà, in realtà, condizionata.
Ancora duecento metri e sarebbe stata a casa, al riparo da quel
venticello bastardo che la tormentava. D’improvviso veniva attratta
da un particolare parcheggiato lungo la strada che si trovava
nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Era motorino del suo
ragazzo. Chiamarlo motorino, certo, era un atto di bontà, ma quel
rottame a due ruote, in quel preciso istante, doveva essere rinchiuso
in un garage, a qualche chilometro di distanza. Pensare che
poverino, verso le undici, l’aveva abbandonata per andare a casa
a riposarsi, in vista dell’esame di Musicologia del giorno dopo.
Anna non capiva cosa ci facesse lungo la strada quel garelli rosso,
accanto ad una bicicletta da donna, gialla e un po’ malconcia.
Il parco di Serravalle, col suo bel laghetto al centro e le oche, che
a quell’ora probabilmente dormivano beate, le sembrava l’unico
posto in cui il bugiardo potesse imboscarsi, magari a farsi una
cannetta con il proprietario della bicicletta.
Mentre si addentrava verso il loro nascondiglio, pensava fra sé e
sé: stavolta ti ci becco, sai! Era furiosa d’esser stata ingannata e
scaricata per una misera cannetta. Pesticciò erbacce varie e avanzi
di ipotetici picnic domenicali, oggetti non ben identificati e presumibili
escrementi, per raggiungere quell’angolino sperduto di parco
dove molte volte si era addentrata per fumare, dormire o fare
l’amore. Quando fu ad un metro dal punto preciso in cui era diretta,
d’un tratto vide la sagoma del suo ragazzo di spalle, immobile.
Si avvicinò quatta quatta e cominciò a intravedere anche l’altra
sagoma, coperta per metà dal corpo del ragazzo. Fece gli ultimi
tre metri che la separarono dalla sua meta in un balzo e, mentre
stava per gridargli qualcosa di irripetibile, fu colta da una specie
di piccolo infarto. Tutto si sarebbe aspettata dai maschietti e dalla
vita, ma questo forse era davvero troppo. Altro che amichetto e
altro che cannetta! Dietro alla sagoma di Andrea si distingueva
benissimo il corpo del padrone della bicicletta, anzi, della padrona
e quello che lei aveva in bocca non era precisamente una canna.
Si fermò, quasi paralizzata, ad un metro dal dramma, mentre gli
attori, forse troppo fumati, non si erano nemmeno accorti di lei.
La padrona della bicicletta continuava a giocherellare con un movimento
costante e monotono, mentre lui, stronzo, stava lì con gli
occhi chiusi e la bocca spalancata, emettendo di tanto in tanto dei
gemiti.
Quei dieci secondi furono interminabili e disseminati di ricordi,
troppo violenti e accesi, per la mente della piccola Anna. Lei che
in quella storia credeva davvero. Lei che in quella grandissima testa
di cazzo aveva visto il suo ragazzo ideale. Lei che si era sempre
rifiutata di fargli certi lavoretti. Lei che ora rimaneva lì, immobile,
spettatrice malinconica del lento assassinio del suo amore. Si voltò
col viso pallido, la voce incastrata in gola e gli occhi lucidi che
non riuscivano a piangere. Andò lentamente e mestamente verso
casa con faccia inespressiva, gelida.
Adesso il freddo non esisteva più. Adesso il parco non esisteva più.
C’era solo lei, in un groviglio di sensazioni ferme nello stomaco.
C’era solo la disillusione per una vita che più di così, ne era certa,
non avrebbe mai potuto deluderla. Ma si sbagliava di brutto e lo
avrebbe scoperto molto presto.
Il vento cominciava a fischiare, insistente, tra gli alberi, coprendo
tutti i piccoli rumori del sottobosco e degli animaletti notturni. La
luna pallida e accennata ogni tanto illuminava il piccolo sentiero
che l’avrebbe condotta verso casa. La quiete che quel momento
si meritava e che la faceva sentire parte integrante di un progetto
ben preciso di qualche dio cattivo ed annoiato, fu spezzata dai fari
e dal rombo di un piccolo sciame di motorini che le andavano incontro
a gas spalancato. In un secondo le furono a fianco e fu quasi
centrata in pieno da uno scooter giallo, truccato. Alla guida c’era
un’imbecille coi capelli più gialli del motorino e con una croce
celtica sul casco appoggiato sulle ginocchia.
- Brutta testa di cazzo, fascista di merda! Ammazzati! Ammazzati!
Hai capito? Muori, stronzo! Essere inutile!-
Dieci secondi di violenza verbale, usciti come un getto di vomito,
improvvisi e inarrestabili, dalla bocca di Anna, che probabilmente
sfogò sul quel povero imbecille tutta la rabbia che stava reprimendo
da due minuti. Si sentì, per un brevissimo istante, un pochino
meglio. Ma quella sensazione durò poco.
I centauri dei poveri inchiodarono, finendo quasi sdraiati sulla
ghiaia. Cercarono, fra improbabili e goffi tentativi, di fare dietro
front e inseguirla, mentre lei, ignara, riprese a camminare e a scalciare
sassi imprecando a bassa voce. Sentiva il rombo confuso delle
marmitte truccate avvicinarsi e vedeva la sua ombra proiettata
sul sentiero illuminato dai fari oramai alle sue spalle. In un minuto
l’accerchiarono in sette. L’ottavo ragazzo, infatti, stava tentando di
rialzarsi da terra col ginocchio insanguinato, dopo un’indecorosa
caduta nel tentativo di sgommare in frenata. Scesero tutti dai motorini
che lasciarono a fari spenti e col motore acceso.
- A chi dicevi, zingara?- disse uno di loro.
Anna non aveva la forza di rispondere. Le parole non le uscivano,
rimanevano lì, ferme in gola. Forse era conscia che non sarebbero
servite a nulla, perché ormai era nella merda fino al collo!
- Puttanella, rispondi!- La incalzò il tipo con la testa gialla, invigorito
dal silenzio della giovane. Ora sì che il tempo si fermò e i sensi
della ragazza smisero di funzionare. Non sentiva più le parole che
gli vomitavano addosso quei piccoli teppistelli di periferia; nemmeno
li vedeva più, perchè confusi in una nebbia di idee e gas di
scarico. Il freddo sparì del tutto e lei si sentì ribollire il sangue.
I ragazzi cominciarono a complottare fra di loro, scambiandosi risatine
e occhiate. Avevano forse quattordici anni. Se Anna li avesse
presi uno per volta li avrebbe sicuramente sistemati a dovere,
ma tutti assieme erano troppi. Così non mosse un dito e aspettò
che il peggio accadesse.
Uno dei bimbetti le si rivolse con voce sottile e indecisa con un
coltello in mano e le chiese, senza giri di parole, di fargli un pompino.
Non aveva ancora finito la domanda che già aveva i pantaloni
abbassati e il pene eretto. Le puntò il coltello alla gola. Lei percepì
il freddo della lama, mentre lui, con l’altra mano, la costrinse a
inginocchiarsi. Anna stava lì, con davanti il pene piccolo e duro
di quello stupratore improvvisato. Le venne naturale, quasi logico,
prenderglielo in mano, baciarlo dolcemente alla base e, appena
sentito il primo gemito di piacere, lasciare entrambe le arcate dentali
ben impresse sulla sua carne, ormai vistosamente sanguinante.
Il ragazzo si accasciò brutalmente lasciando cadere il coltello dalla
mano. Lei lo raccolse e, giocherellando con l’arma, con tono di
sfida chiese ai rimanenti chi gradisse il pompino successivo.
Testa Gialla (d’ora in poi lo chiameremo così per comodità, anche
se il suo nome all’anagrafe é Alessio) si avvicinò, convinto che
quella femminuccia non avrebbe mai e poi mai avuto il coraggio
di usare quella lama. Un istante dopo, il sangue che gli usciva
dalla mano destra e il dolore lancinante che gli bruciava l’anima
gli diedero decisamente torto. Col fare di chi sa il fatto proprio,
Anna bucò le gomme dei sette motorini e lasciò quegli imbecilli
da soli con la loro stupidità, in quella notte di mezza luna che, per
un attimo, le sembrò quasibella.
Un metro e mezzo dopo le sue certezze svanivano, disciolte nel
rumore sordo dell’ennesimo motorino, l’ottavo. Il motorino era tre
metri indietro, quasi disteso sulla ghiaia, col padrone imbranato
che lo curava come fosse un’anziana madre. La giovane non
riuscì nemmeno a voltarsi che si sentì colpire violentemente alla
gamba destra. Finì a terra completamente immobilizzata. Forse si
era rotta una gamba, o forse un braccio, molto probabilmente se
li era rotti entrambi. Sentiva le ossa fuoriposto e non riusciva a
muoversi da terra. Un minuto dopo erano tutti di nuovo lì, solo per
lei. E stavolta erano davvero incazzati.
Si sa che ai quattordicenni stupidi che vivono di discoteche e adorano
un dio fascista, che nemmeno conoscono, ci sono tre cose che
non vanno toccate: Il motorino, l’orgoglio e il loro organo riproduttivo.
Anna aveva contravvenuto a tutte queste tre regole. Ora si
che sono nella merda, pensò tra sé e sé.
L’ora che seguì fu un’ora di violenza carnale. Una violenza di otto
imbecilli (anche se uno, poverino, fu escluso dai giochi per piccoli
problemi al pistolino) ai danni di una ragazza, immobilizzata. Fu
l’inno alla vigliaccheria, alla stupidità, all’arroganza, all’idiozia.
Lei rimase lì, tra le lacrime, sanguinante dal gomito e dal ginocchio.
Rimase lì, ferma, lasciandoli fare, rendendosi conto che la
loro incapacità e la loro fame di sesso le furono grandi alleati.
Nessuno di loro durò più di sei o sette minuti, per poi finire sdraiati
e spompati sul piccolo prato accanto al vialetto. Nel fisico non le
fecero nessun effetto, se non quello di averla probabilmente messa
incinta poiché, da buoni imbecilli, non si erano premuniti di profilattico,
credendo, così, di fare un torto in più alla malcapitata.
La prova del dna al processo li avrebbe convinti della stupidità
di quell’idea; idea balzata dal cervello vuoto del tipo con la testa
gialla. Avevano colpito Anna a morte, nella sua anima. L’avevano
colpita nel più profondo delle viscere dove ancora, però, sopravviveva
una piccola fiammella di speranza che nei momenti di lucido
ottimismo le faceva credere che la vita potesse essere ancora bella.
Gli uomini non erano poi così stupidi come lei, nei suoi deliri di
onnipotenza, usava pensare. Quell’ultima tremolante fiammella,
però, si spense, bagnata dal bianco seme del male. I ragazzi se
ne andarono sorridenti e fieri di loro stessi, disseminando cicche
e sputi vicino al corpo seminudo di Anna. Con una lucidità impensabile
lei allungò l’unico braccio buono verso il suo zainetto
Eastpak; cercava il suo cellulare, che gli imbecilli, ancora udibili
in lontananza, le avevano lasciato, non curandosi del fatto che lei
potesse chiedere aiuto. Una volta avvertiti i carabinieri, si accese
una camel e riflettè sul da farsi. La domanda era una sola: come
lo avrebbe detto a sua madre? Sicuramente mamma era in piedi e
alle tre e mezza, nel giro di uno o massimo due minuti, l’avrebbe
chiamata. Mamma scusa il ritardo ma mi hanno violentata. Giuro
non succederà mai più! Le faceva ridere da morire quell’ipotesi,
ma ridere la faceva morire dal dolore. Il suo fisico esile, infatti,
non sopportava quella sofferenza. Spense il cellulare e decise di
lasciare agli sbirri il compito di avvertire i suoi, così tornò alla sua
sigaretta. Le sirene spiegate cominciavano ad avvicinarsi e Anna
si sentì sollevata. In quel momento dagli alberi fece capolino una
coppia che si teneva mano nella mano e scherzava a voce bassa,
come fanno gli innamorati. Lascio alla vostra fantasia, alla vostra
fervida immaginazione, il divertente compito di chiudere gli occhi
e provare a visualizzare la faccia che fece il ragazzo cornificatore
beccato in flagranza di reato. Era ignaro di tutto quello che era
accaduto alla propria ragazza. Anna si trovava a terra davanti a lui,
seminuda e sanguinante, con gli occhi spenti ormai da ogni forma
di rabbia. Provò, fra incertezze, balbuzie e dislessia, ad accennare
qualche frase con un minimo di costrutto grammaticale e di
senso compiuto, ma non riuscendoci, riempì i suoi aborti di frase
con una costellazione infinita di ma. Lo salvarono un carabiniere
basso coi baffoni alla Dalì e il suo collega secco ed assonnato.
Appena lo videro in piedi davanti alla ragazza, lo ammanettarono,
mentre lui e la sua concubina occasionale provavano a discolparsi.
Anna se la rideva sotto i baffi e, facendo finta di essere in preda
allo choc, li lasciò fare. La vendetta ha un sapore ancor più dolce
se sono gli altri a perpetrarla al posto tuo.
La gag tragicomica andò avanti almeno tre o quattro minuti, in
attesa che l’ambulanza arrivasse. I due in divisa perquisirono il
fedigrafo e la sua amante. A lui trovarono una quantità d’erba che
lo avrebbe consegnato ai servizi sociali, se non al gabbio per un
bel po’ di tempo.
Anna continuò a ridere dentro di sé. Decise, però, di discolpare
il suo ormai ex ragazzo. Con voce sofferente e tremante (anni di
teatro che lui considerava essere totalmente inutili) balbettò qualcosa
che alle orecchie degli altri suonò pressappoco come: lui non
c’entra nulla; é un grande stronzo, ma non è stato lui. Il ragazzo
sorrise pensando di essere libero, i militari, invece, lo portarono
in caserma, dove probabilmente lo perquisirono anche nelle zone
più intime della sua persona.
L’amante, vicina di casa di Anna, fu lasciata andare, non avendo
commesso nessun reato. Un ramo di quercia, però, vendicò Anna.
La ragazza, infatti, inciampò e si sfregiò il volto contro il marciapiede
che stava raggiungendo. L’ambulanza la portò via a sirene
spiegate; sdraiata sul lettino e con la flebo al braccio, venne sottoposta
alle cure di un infermiere calvo con gli occhi grossi come
due noci di cocco. A quel punto si sciolse in un pianto liberatorio,
giurando vendetta tra sé e sé.
II
SILVIA
“Ciao, come stai”
gli dirai quando verrà
per l’emozione arrossirai
chissà che pantaloni avrà…
(Claudio Baglioni, Lampada Osram)
Bologna, settembre 2004.
Il parco di Scandella si estendeva, in tutto il suo splendore, davanti
agli occhi sognanti di Silvia che guardava la meraviglia di quel
quadro, così perfetto, che solo la natura era in grado dipingere.
Stava lì, ad occhi spalancati, accendendosi un’altra lucky strike e
pregustandosi il suo primo attesissimo appuntamento.
Lui sarebbe arrivato di lì a pochi minuti, cavalcando la sua peugeot
nera 306. L’avrebbe parcheggiata accanto al bar del Corso e
l’avrebbe presa a braccetto, con dolcezza, portandola in quel bellissimo
concentrato di natura che le ammaliava lo sguardo.
Da sei notti Silvia s’infilava nel suo letto e con i suoi bei occhietti
azzurri chiusi, s’immaginava quella scena. Ogni volta era più bella,
più intima, più vera. Aspettava quel bacio, il suo primo bacio,
come si aspettano le piogge nei campi aridi e bisognosi d’acqua,
a fine settembre; come si aspettano le vacanze estive quando a
settembre inizia la scuola. Quel bacio sarebbe arrivato nel giro di
18
pochi minuti, giusto il tempo di darsi un’occhiatina allo specchietto
verde e di aggiustarsi un attimo i capelli smossi dal vento insinuante
tra le chiome rade degli alberi, ormai sfogliati dall’autunno
alle porte. L’orologio continuava a girare implacabile al suo polso
e lei continuava a passeggiare, sempre più nervosa, nel silenzio
assoluto della sera; un silenzio rovinato solo dai passi sul selciato.
Erano le venti e trenta e del suo cavaliere non si vedeva nemmeno
l’ombra. Il sole era tramontato assieme a tutte le sue speranze.
Non le restava che spegnere, sotto le sue converse, l’ultima cicca
del pacchetto da dieci che aveva consumato nel giro di mezz’ora.
Andò verso la fermata del 96 per arrivare a casa, in piazza Beccaria,
dove la madre l’avrebbe aspettata con ansia.
Come in tutti i romanzi scritti male, la realtà riempiva di imprevisti
quella serata già abbastanza disgraziata, facendo tardare in
modo inusuale il giallo mezzo di trasporto, dato oramai per disperso.
Silvia decise, perciò, di avviarsi a piedi. In fondo non era
molto lontano e le strade le conosceva abbastanza bene. Doveva
solo fermarsi ad un distributore di sigarette perché aveva bisogno
di assumere l’ennesima dose di nicotina. Così fece.
Commenti 1793 Ordina commenti:
frannie; (36 minuti fa)
- solosangueenonvavia:
- FRANNIESUICIDE:
wow, a primo impatto mi sembra veramente un romanzo da dover leggere assolutamente. a quanto ho capito ti sei basato su fatti accaduti realmente, e questo mi piace perchè finalmente leggo qualcosa di diverso e vero. mi appassiona leggere, ma non ho letto un granchè nei miei quindici anni. ho anche letto alcuni commenti che qui ti hanno lasciato, che in un certo senso "criticano" le azioni della ragazza dopo aver subito la violenza... be', mi ha colpito molto ciò che ho letto perchè mi aspettavo una reazione opposta a quella avuta dalla ragazza, ma ha attirato più interesse di quanto io pensassi. per me la cosa più bella è quando un romanzo è scritto così bene da spingerti ad andare avanti perchè la curiosità è tanta, e il tuo romanzo mi fa questo effetto. hehe. :] spero di poterlo comprare, mi piace molto. ti faccio tanti complimenti e ti auguro buona fortuna! :]
Grazie mille del commento.
Come ci tengo sempre a precisare, per fortuna ci sono anche ragazze che riescono a trovare la forza di non farsi "schiacciare" anche l'anima. Ed è il caso di questa Anna, che nella vita reale ha un altro nome, ma esiste.
Spero che la sua esperienza, da me raccontata riesca anche a dare forza alle altre ragazze che passano da questo INFERNO, perchè di questo si tratta, di un inferno.
Grazie mille per i complimenti, e se mai lo leggerai tutto, torna a dirmi cosa ne pensi, perchè il giudizio dei lettori è l'unico modo che hanno gli scrittori di migliorarsi.
Grazie ancora!
figurati! :]
be', concordo in pieno con ciò che hai detto tu, e lo spero tanto anche io. comunque sì, spero tanto di leggerlo tutto, veramente; ti farò sapere sicuramente ;D
michele.. Sperduto Trust (5 ore fa)
- _DioSiEDistratto_:
E' veramente bello
ora vedrò di ordinarne una copia (:
Grazie mille ^^!
michele.. Sperduto Trust (5 ore fa)
- FRANNIESUICIDE:
wow, a primo impatto mi sembra veramente un romanzo da dover leggere assolutamente. a quanto ho capito ti sei basato su fatti accaduti realmente, e questo mi piace perchè finalmente leggo qualcosa di diverso e vero. mi appassiona leggere, ma non ho letto un granchè nei miei quindici anni. ho anche letto alcuni commenti che qui ti hanno lasciato, che in un certo senso "criticano" le azioni della ragazza dopo aver subito la violenza... be', mi ha colpito molto ciò che ho letto perchè mi aspettavo una reazione opposta a quella avuta dalla ragazza, ma ha attirato più interesse di quanto io pensassi. per me la cosa più bella è quando un romanzo è scritto così bene da spingerti ad andare avanti perchè la curiosità è tanta, e il tuo romanzo mi fa questo effetto. hehe. :] spero di poterlo comprare, mi piace molto. ti faccio tanti complimenti e ti auguro buona fortuna! :]
Grazie mille del commento.
Come ci tengo sempre a precisare, per fortuna ci sono anche ragazze che riescono a trovare la forza di non farsi "schiacciare" anche l'anima. Ed è il caso di questa Anna, che nella vita reale ha un altro nome, ma esiste.
Spero che la sua esperienza, da me raccontata riesca anche a dare forza alle altre ragazze che passano da questo INFERNO, perchè di questo si tratta, di un inferno.
Grazie mille per i complimenti, e se mai lo leggerai tutto, torna a dirmi cosa ne pensi, perchè il giudizio dei lettori è l'unico modo che hanno gli scrittori di migliorarsi.
Grazie ancora!
ShOFiii♥ Trust (6 ore fa)
E' veramente bello
ora vedrò di ordinarne una copia (:
frannie; (7 ore fa)
wow, a primo impatto mi sembra veramente un romanzo da dover leggere assolutamente. a quanto ho capito ti sei basato su fatti accaduti realmente, e questo mi piace perchè finalmente leggo qualcosa di diverso e vero. mi appassiona leggere, ma non ho letto un granchè nei miei quindici anni. ho anche letto alcuni commenti che qui ti hanno lasciato, che in un certo senso "criticano" le azioni della ragazza dopo aver subito la violenza... be', mi ha colpito molto ciò che ho letto perchè mi aspettavo una reazione opposta a quella avuta dalla ragazza, ma ha attirato più interesse di quanto io pensassi. per me la cosa più bella è quando un romanzo è scritto così bene da spingerti ad andare avanti perchè la curiosità è tanta, e il tuo romanzo mi fa questo effetto. hehe. :] spero di poterlo comprare, mi piace molto. ti faccio tanti complimenti e ti auguro buona fortuna! :]
michele.. Sperduto Trust (6 giorni fa alle 09:48)
- immasemplicemente:
complimenti,bello...scritto bn....xo e vero....dovresti rivedere quella parte...cmnq bravo!buona fortuna!
Grazie per i compliementi ma resto della mia idea, qualcosa di realmente successo e di "promosso" da parte di chi l'ha vissuto, non lo cancellerò perchè può generare dubbi o sospetti! Grazie ancora
imma semplicemente (7 giorni fa alle 04:01)
complimenti,bello...scritto bn....xo e vero....dovresti rivedere quella parte...cmnq bravo!buona fortuna!
michele.. Sperduto Trust (7 giorni fa alle 09:58)
- Kurfix:
- solosangueenonvavia:
- Kurfix:
Perdonami ma c'è una parte che secondo me è completamente da rivedere, non credo che una ragazza dopo che è stata violentata si accenda una sigaretta e inizia a chiedersi se è incinta o no, massimo chiama aiuto come appunto tu hai scritto, ma da come hai descritto la scena mi sembra più che altro che lei sia tranquillissima.
Perdona il mio commento purtroppo duro nei confronti del tuo romanzo; ma non trasmetti abbastanza emozioni nel post-stupro, il lettore deve sentirsi come se fosse un amico della ragazza o qualcosa di più.
Inoltre trovo che tu hai un ottima grammatica e un lessico impeccabile, peccato per i numerosi aggettivi che a volte sono, secondo me, posti in zone sbagliate.
Per il resto va bene.
Non ce l'ho con il tuo romanzo però mi sembra sempre la solita storiella, complimenti comunque per l'impegno, non volevo essere duro con te, ma è giusto che tu ti abitui a questi commenti, perchè casomai, un giorno tu avrai un po di successo, incontrerai gente molto più spietata di me e che tantomeno ti chiederà scusa.
Good Luck! And never give up!
Stef.
Riprendo il commento scritto poche righe più giù..
Aggiungendo che credo ci sia in giro un'eccessiva sottovalutazione delle donne, e della loro forza. del loro coraggio.
Quel che tu credi incredibile, non solo è credibile, ma è realmente successo.
Prima di scrivere questo romanzo, o meglio mentre prendevano forma le idee. mi son chiesto quale fosse il modo migliore per scrivere senza rischiare di ridicolizzare niente, ma neanche di tragicizzare troppo gli eventi, che son già abbastanza tragici di suo.
Quindi ho avuto stretti colloqui con due vittime di violenza sessuale, perchè come uomo ancor prima che come scrittorem credo che il tuo ragionamento di base sia giustissimo.
E ho quindi deciso di non inventarmi niente, per quel che riguarda sentimenti, reazioni ed emozioni delle vittime, per il massimo rispetto che porto alle vittime stesse. Fatto sta che una delle due ragazze che ho incontrato, e mi ha assicutato di non esser la sola, ha affrontato in modo più deciso, fermo, e qualsi spavaldo il tutto, per non permettere che la sua anima venisse violentata, oltre al suo fisico. L'altra invece, ha reagito in modo opposto, chiudendosi in se stessa, smettendo di parlare e in pratica di vivere. ho avuto modo di conoscere i due estremi possibili di reazione, e non ho mai dubitato se pubblicare o meno l'estremo meno credibile, in quanto credo che anche lei, che è stata più ftorte, e decisa, e che è stata meno colpita, meriti lo stesso rispetto e lo stesso trattamento delle altre. Non aveva senso scartare la sua storia, anzi, spero che possa aiutare qualcuno, sapere che c'è chi ne è uscito con le ossa non troppo rotte.
Questo nel merito della questione che tu, e non solo tu, hai sollevato.
Non mi danno assolutamente noia le critiche, se sono "sducate" e motivate come la tua, anzi mi danno modo di rimettermi in discussione e di vedere cosa può esser migliorato del mio romanzo. Sono meno piacevoli, ma più utili dei complimenti.
Detto questo ti ringrazio dell'intervento, e se mai lo leggessi tutto, fammi sapere cosa ne pensi globalmente, perchè la "freddezza" del primo personaggio è solo un caso isolato in un romanzo che crede che la violenza sessuale resti purtroppo sull'anima di chi la subisce, come una macchia che non va via, una nacchia di sangue che ci si porta dietro per sempre. Da cui, il titolo. Grazie ancora
Bhè casomani mi capitasse sotto mano essendo il prezzo basso da quanto ho visto potrei anche acquistarlo il libro, dopo tutto leggere non fa altro che bene!
Comunque ho finito di leggere questo pezzo qua sopra scritto.
Le marche e le firme di oggetti vari si possono mettere? Cioè perchè non ne ho mai lette tante nei libri, forse nessuna.
Comunque è solo una curiosità, non sono qui solo per criticare, non sono così malvagio XD
Mi raccomando non mollare!
Si si si può tranquillamente! Tranquillo, non mollo!
Kheg (7 giorni fa alle 09:47)
- solosangueenonvavia:
- Kurfix:
Perdonami ma c'è una parte che secondo me è completamente da rivedere, non credo che una ragazza dopo che è stata violentata si accenda una sigaretta e inizia a chiedersi se è incinta o no, massimo chiama aiuto come appunto tu hai scritto, ma da come hai descritto la scena mi sembra più che altro che lei sia tranquillissima.
Perdona il mio commento purtroppo duro nei confronti del tuo romanzo; ma non trasmetti abbastanza emozioni nel post-stupro, il lettore deve sentirsi come se fosse un amico della ragazza o qualcosa di più.
Inoltre trovo che tu hai un ottima grammatica e un lessico impeccabile, peccato per i numerosi aggettivi che a volte sono, secondo me, posti in zone sbagliate.
Per il resto va bene.
Non ce l'ho con il tuo romanzo però mi sembra sempre la solita storiella, complimenti comunque per l'impegno, non volevo essere duro con te, ma è giusto che tu ti abitui a questi commenti, perchè casomai, un giorno tu avrai un po di successo, incontrerai gente molto più spietata di me e che tantomeno ti chiederà scusa.
Good Luck! And never give up!
Stef.
Riprendo il commento scritto poche righe più giù..
Aggiungendo che credo ci sia in giro un'eccessiva sottovalutazione delle donne, e della loro forza. del loro coraggio.
Quel che tu credi incredibile, non solo è credibile, ma è realmente successo.
Prima di scrivere questo romanzo, o meglio mentre prendevano forma le idee. mi son chiesto quale fosse il modo migliore per scrivere senza rischiare di ridicolizzare niente, ma neanche di tragicizzare troppo gli eventi, che son già abbastanza tragici di suo.
Quindi ho avuto stretti colloqui con due vittime di violenza sessuale, perchè come uomo ancor prima che come scrittorem credo che il tuo ragionamento di base sia giustissimo.
E ho quindi deciso di non inventarmi niente, per quel che riguarda sentimenti, reazioni ed emozioni delle vittime, per il massimo rispetto che porto alle vittime stesse. Fatto sta che una delle due ragazze che ho incontrato, e mi ha assicutato di non esser la sola, ha affrontato in modo più deciso, fermo, e qualsi spavaldo il tutto, per non permettere che la sua anima venisse violentata, oltre al suo fisico. L'altra invece, ha reagito in modo opposto, chiudendosi in se stessa, smettendo di parlare e in pratica di vivere. ho avuto modo di conoscere i due estremi possibili di reazione, e non ho mai dubitato se pubblicare o meno l'estremo meno credibile, in quanto credo che anche lei, che è stata più ftorte, e decisa, e che è stata meno colpita, meriti lo stesso rispetto e lo stesso trattamento delle altre. Non aveva senso scartare la sua storia, anzi, spero che possa aiutare qualcuno, sapere che c'è chi ne è uscito con le ossa non troppo rotte.
Questo nel merito della questione che tu, e non solo tu, hai sollevato.
Non mi danno assolutamente noia le critiche, se sono "sducate" e motivate come la tua, anzi mi danno modo di rimettermi in discussione e di vedere cosa può esser migliorato del mio romanzo. Sono meno piacevoli, ma più utili dei complimenti.
Detto questo ti ringrazio dell'intervento, e se mai lo leggessi tutto, fammi sapere cosa ne pensi globalmente, perchè la "freddezza" del primo personaggio è solo un caso isolato in un romanzo che crede che la violenza sessuale resti purtroppo sull'anima di chi la subisce, come una macchia che non va via, una nacchia di sangue che ci si porta dietro per sempre. Da cui, il titolo. Grazie ancora
Bhè casomani mi capitasse sotto mano essendo il prezzo basso da quanto ho visto potrei anche acquistarlo il libro, dopo tutto leggere non fa altro che bene!
Comunque ho finito di leggere questo pezzo qua sopra scritto.
Le marche e le firme di oggetti vari si possono mettere? Cioè perchè non ne ho mai lette tante nei libri, forse nessuna.
Comunque è solo una curiosità, non sono qui solo per criticare, non sono così malvagio XD
Mi raccomando non mollare!
michele.. Sperduto Trust (7 giorni fa alle 09:28)
- Kurfix:
Perdonami ma c'è una parte che secondo me è completamente da rivedere, non credo che una ragazza dopo che è stata violentata si accenda una sigaretta e inizia a chiedersi se è incinta o no, massimo chiama aiuto come appunto tu hai scritto, ma da come hai descritto la scena mi sembra più che altro che lei sia tranquillissima.
Perdona il mio commento purtroppo duro nei confronti del tuo romanzo; ma non trasmetti abbastanza emozioni nel post-stupro, il lettore deve sentirsi come se fosse un amico della ragazza o qualcosa di più.
Inoltre trovo che tu hai un ottima grammatica e un lessico impeccabile, peccato per i numerosi aggettivi che a volte sono, secondo me, posti in zone sbagliate.
Per il resto va bene.
Non ce l'ho con il tuo romanzo però mi sembra sempre la solita storiella, complimenti comunque per l'impegno, non volevo essere duro con te, ma è giusto che tu ti abitui a questi commenti, perchè casomai, un giorno tu avrai un po di successo, incontrerai gente molto più spietata di me e che tantomeno ti chiederà scusa.
Good Luck! And never give up!
Stef.
Riprendo il commento scritto poche righe più giù..
Aggiungendo che credo ci sia in giro un'eccessiva sottovalutazione delle donne, e della loro forza. del loro coraggio.
Quel che tu credi incredibile, non solo è credibile, ma è realmente successo.
Prima di scrivere questo romanzo, o meglio mentre prendevano forma le idee. mi son chiesto quale fosse il modo migliore per scrivere senza rischiare di ridicolizzare niente, ma neanche di tragicizzare troppo gli eventi, che son già abbastanza tragici di suo.
Quindi ho avuto stretti colloqui con due vittime di violenza sessuale, perchè come uomo ancor prima che come scrittorem credo che il tuo ragionamento di base sia giustissimo.
E ho quindi deciso di non inventarmi niente, per quel che riguarda sentimenti, reazioni ed emozioni delle vittime, per il massimo rispetto che porto alle vittime stesse. Fatto sta che una delle due ragazze che ho incontrato, e mi ha assicutato di non esser la sola, ha affrontato in modo più deciso, fermo, e qualsi spavaldo il tutto, per non permettere che la sua anima venisse violentata, oltre al suo fisico. L'altra invece, ha reagito in modo opposto, chiudendosi in se stessa, smettendo di parlare e in pratica di vivere. ho avuto modo di conoscere i due estremi possibili di reazione, e non ho mai dubitato se pubblicare o meno l'estremo meno credibile, in quanto credo che anche lei, che è stata più ftorte, e decisa, e che è stata meno colpita, meriti lo stesso rispetto e lo stesso trattamento delle altre. Non aveva senso scartare la sua storia, anzi, spero che possa aiutare qualcuno, sapere che c'è chi ne è uscito con le ossa non troppo rotte.
Questo nel merito della questione che tu, e non solo tu, hai sollevato.
Non mi danno assolutamente noia le critiche, se sono "sducate" e motivate come la tua, anzi mi danno modo di rimettermi in discussione e di vedere cosa può esser migliorato del mio romanzo. Sono meno piacevoli, ma più utili dei complimenti.
Detto questo ti ringrazio dell'intervento, e se mai lo leggessi tutto, fammi sapere cosa ne pensi globalmente, perchè la "freddezza" del primo personaggio è solo un caso isolato in un romanzo che crede che la violenza sessuale resti purtroppo sull'anima di chi la subisce, come una macchia che non va via, una nacchia di sangue che ci si porta dietro per sempre. Da cui, il titolo. Grazie ancora
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