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Trust maschio - 38 anni, in camera mia, Italy


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Blog 217

Lo sforzo principale sarà quello di non commettere torti ai danni della grammatica, per il resto si tratterà di storie più o meno vere


  • di banche, banchi e schiene dolenti

    Ieri sera, sul candido muro di un istituto bancario vicino casa, è comparsa una scritta orgogliosamente firmata da mano anarchica: “Le banche ci rubano i soldi”. Stamattina, a distanza di neanche dodici ore, il messaggio risultava già precipitosamente censurato grazie a una robusta passata di vernice bianca. Improvvisamente la mente è tornata a un altro epiteto, “Governo criminale”, che ha campeggiato cubitale e solenne, per almeno venti anni, su una panchina di pietra sempre sotto casa mia. Premesso che non sono stato l’autore di nessuno dei due messaggi e che non ricordo assolutamente a quale esecutivo si riferisse il secondo (ma forse è ininfluente), mi viene da pensare che le banche siano più permalose dei governi…o qualcosa del genere. :)

    C’era quella pubblicità che diceva (e credo dica tuttora) “La mia banca è differente” ma io vi racconterò chi era veramente differente: il sottoscritto e Antonio, il suo compagno di banco per cinque anni ai tempi di Ragioneria. Quartieri di provenienza ed esperienze diverse, caratteri all’antitesi e gusti musicali conflittuali hanno fatto di quel banco una centrale elettrica dalla quale la scuola stessa avrebbe potuto attingere per alimentare tutto l’istituto. Lui era punk (e molte altre cose) e io fondamentalista del metal ragion per cui, con un tratto di pennarello avevamo diviso il banco in due, ognuno poteva imbrattare la sua metà come meglio preferiva, coi nomi delle band o con messaggi di ogni tipo ma guai a superare il confine mediano, pena un gran cazzotto dietro la schiena. :)

    Un giorno lui decise di sconfinare e, approfittando della mia assenza durante la ricreazione, incise con un chiodo la scritta “Metallaro di mer.da” sulla mia metà. Il successivo scambio di cazzotti dietro la schiena assunse toni epici e non trovai pace finché, durante una sua impervia interrogazione di Economia Politica, trovai il modo di restituirgli la cortesia scavando sulla sua frazione di banco un glorioso “Punk del caz.zo”.

    La cosa non finì certamente là; capimmo che era il momento di evolverci così io disegnai una banca sulla mia metà, affinché i miei gruppi potessero avere sempre denaro tintinnante per registrare nuovi dischi, lui invece tratteggiò un bar e un nugolo di meretrici intorno a un fuoco affinché i suoi artisti preferiti potessero intrattenersi…Antonio era veramente punk, io ero già un irrecuperabile cogli.one :)

    Sono passati venti anni da quel sudato diploma, l’ex punk ha messo su famiglia ed è oggi proprietario dell’enoteca che frequento abitualmente mentre delle mie vicende ne è pieno questo blog, tuttavia posso affermare con orgoglio che, al contrario della banca di cui ho parlato all’inizio, né io né lui abbiamo in qualche modo censurato quelle reciproche offese/provocazioni scavate col chiodo sul banco, anzi, le abbiamo mostrate orgogliosi, come si fa con una cicatrice rimediata in battaglia… :)

    Al pari di quel vecchio Governo, anche io e lui siamo meno permalosi delle banche ma le banche se la passano estremamente meglio di noi…che vita di mer.da :)

  • scary monsters (and super creeps)

    Da bambino sono stato un miserabile pavido, un inetto cagasotto che ha spesso dovuto fare i conti coi suoi stessi fantasmi, con esiti spesso scoraggianti. Una parentesi di vita che altalenava picchi di innocente e immacolata gioia a sprofondi di terrore di cui ancora oggi ne parlo non senza una certa vergogna. :)

    Per esempio ricordo di aver avuto qualche remora nel vedere lo sceneggiato tv “L’Odissea”; ero spaventato dalla prospettiva di dover affrontare la visione di Polifemo che senz’altro avrebbe popolato gli incubi delle notti a venire. Allo stesso modo avrei avuto modo di maledire le scelte televisive di mia nonna che, incurante della componente pusillanime del nipote, mi avrebbe “regalato” la visione de “L’amaro caso della Baronessa di Carini” col suo tragico e cruento finale. Ho avuto il sano intuito di rimandare a tempi migliori l’impatto con “L’esorcista” mentre bastava il solo manifesto di “Nosferatu” o l’ossessivo trailer di “Shining” per gelarmi il sangue. :)

    Al peggio però non c’è mai fine; dovevo ancora compiere sette anni ma stavo per capire che al fato non si sfugge. Era un sabato sera e coi miei genitori ero ospite a casa di loro amici che abitualmente organizzavano visioni cinematografiche con proiettore a bobina; i primi dieci minuti di “Profondo Rosso”, seppur in compagnia di mia madre, furono ampiamente sufficienti per capire l’andazzo e spingermi a filarmela, al sicuro, al piano di sotto dove avrei trovato mio padre e altri amici certamente immersi nella visione di “Calcio & spettacolo brasiliano”…Niente di più sbagliato poiché il gruppetto era tutto intento nel godersi “La notte dei morti viventi” di Romero; feci appena in tempo a sedermi sul divano per osservare una nitida decapitazione in primo piano e farmela sotto definitivamente. La fortuna del pover’uomo ha bussato alla mia porta già in tenera età. :)

    Se volessi però identificare più precisamente il concetto di terrore infantile con un soggetto preciso, non esiste film, pellicola, storia o novella di cronaca nera che abbia mai potuto reggere il confronto con un essere umano che ancora oggi, non senza bividi, ricordo come “La Signora col cappotto Verde” :)

    I meravigliosi pomeriggi a casa di mia nonna trascorsi tra cartoni animati, partite a pallone nel cortile e generose fette di pane e marmellata venivano drammaticamente interrotte, una volta ogni quindici giorni, dal sinistro avvento di questa donna di mezza età, sempre rigorosamente avvolta nel cappotto verde di cui sopra, che aveva l’ingrato compito di somministrare, a me e mia sorella, ultradolorose iniezioni di diaminocillina (una sorta di penicillina al quadrato), per scongiurare infezioni all’apparato respiratorio…Veniva sempre di venerdì e quando verso le cinque di pomeriggio si udiva il suono del citofono, i nostri occhi di bambini impauriti si incrociavano più in preda alla disperazione che per il bisogno di confortarci a vicenda. Saliva la scalinata a chiocciola con lo stesso passo lugubre di un serial killer; con colpevole complicità mia madre e mia nonna ci tenevano fermi mentre lei, incurante delle nostra urla disperate, brandiva la siringa come un’ascia e poi colpiva inesorabilmente, senza tradire emozioni, senza ombra di solidarietà, senza la benché minima pietà. :)

    Ecco, quella donna non è stata solamente un sinonimo di paura infantile…No, lei è stata "LA" paura infantile. :)

    Poi per fortuna l’avvento di una nuova epoca, a cavallo tra i 13 e 14 anni, ha sconvolto e rivoluzionato gli equilibri, liberandomi dal delirio tremulo e trasformando la paura prima in interesse e successivamente in passione vera e propria, tanto da rendere il genere “horror” il mio preferito in quegli anni. Poi, un meraviglioso giorno, è arrivato il Rock e nulla è più stato come prima…forse anche perché la signora col cappotto verde aveva smesso da un pezzo di bucherellarmi le chiappe. :)

    "...povira Barunissa di Carini..."

  • appunti di un distratto osservatore

    HO TRASCORSO un weekend tribolato da tosse, raffreddore e accenni di febbre, tuttavia alle prime luci del lunedì mattina ero già fresco come una rosa e perfettamente ristabilito. Poi dicono che quella della fortuna del pover'uomo sia solo una fumosa teoria, tzé :)

    HO ASSISTITO a un’animata tavola rotonda all’enoteca Torrevecchia. Il tema, annoso, datato ma sempre attuale (“Il matrimonio è la tomba della passione”) ha provocato partecipazione unanime e pluralità di interpretazioni. Qualcuno ha sposato (gioco di parole) la tesi senza esitazioni, altri hanno aggiunto che la tomba della passione sono i figli e mentre una (numerica) minoranza femminle controbatteva, uno solo indicava il matrimonio come tomba in se. Il sottoscritto invece si è limitato a chiedersi cos’altro sarebbe potuto venir fuori se fossero stati presenti altri profili, storici e taglienti, dell’utenza tipica di Torrevecchia. :)

    HO IMPARATO sulla mia pelle che gli atleti olimpionici sono dei privilegiati; salgono sul podio anche se classificati secondi o terzi. Per certe cose della vita invece tutto assume le sembianze di una mano di poker, se arrivi secondo non becchi nessuna medaglia d’argento, hai perso e basta, con dispiacere e rimpianti direttamente proporzionali a sforzi e investimenti impiegati. :)

    HO FAME e alle 16:28 di un normale martedì farei volentieri merenda con una facaccia con ripieno di mortadella e una bella Beck's per bagnare il tutto :)

    HO TIRATO qualche calcio a un pallone e subito mi è tornato in mente il motivo per cui, a dodici anni compiuti, mio padre (ex calciatore) mi sconsigliò di pensare a quella calcistica come a una probabile futura professione. :)

    HO RIVISTO un mucchio di puntate dei Jefferson su Fox Retro. Risate e ricordi mi tengono saldamente legato, con immutabile affetto, agli irripetibili anni ottanta. Mi manca tanto quell’epoca, mi manca da morire quella spensieratezza di cui non ho più goduto, mi mancano Magnum P.I, Sanford & Son e Baretta, mi manca tanto la pelata del tenente Kojak e perfino il sogno meraviglioso di Cesare Ragazzi…Di conseguenza, a conti fatti, mi manca invece poco per diventare quarantenne. :)

    HO LANCIATO venti centesimi nel pozzo dei desideri; ero ancora tutto intento nella formulazione del desiderio mentre, per tutta risposta, il pozzo mi dava del pezzente! :)

    HO SPRECATO venti centesimi. :)

  • c'è postmortem per te

    Perché si finisce a parlare di certe cose? Bah, non ci metterei la mano sul fuoco ma sospetto che il nocciolo del problema non risieda tanto nell'argomento quanto invece nella natura e bizzarria dell’interlocutore. :)

    Mi spiego meglio. Quando per esempio esco con Mimmo Rocker, si comincia immancabilmente a parlare di politica, poi per fortuna, prima ancora di arrivare al bar e sperperare soldi in impietosi gratta e vinci, il discorso verte precauzionalmente sulla musica scongiurando così il pericolo di cavarci gli occhi a vicenda. A meno che non sia sabato sera; in quel caso ci beviamo su, quale che sia la disputa. Quando all’orizzonte compare invece Macsbrocs tutto acquisisce aspetti indefiniti, le certezze diventano chimere e qualsiasi argomento potrebbe animare le nostre conversazioni, sia esso sbucato dal nulla, motivato, immotivato, serio, faceto o soprattutto non necessariamente intelligente. :)

    Proprio ieri, durante la passeggiata del caffè, il Sommo Macs ha tirato fuori dal cilindro l’annosa questione della vita postmortem dello spirito ma l’ha fatto alla sua maniera, ipotizzando cioè il raggiungimento dell’agognata libertà da parte dell’anima, l’indipendenza dall’involucro che fino ad allora l’aveva contenuta, “Perché ‘sto stronzo mi ha fatto bere alcool per tutta la vita mentre io volevo solo delle tisane”. Chi mi conosce sa bene quanto profonda e fraterna sia l’amicizia che mi lega al caro Macs ma che gli dei lo strafulminino per ogni spunto del genere che lancia; già, perché lui poi se ne frega, guarda altrove e lascia a me le cogitazioni del caso…sono quasi venticinque anni che ci casco e ancora non ho imparato. :)

    Stavamo ancora passeggiando ma mentre Mr.Brocs pensava già a ratei, risconti, giroconti e bilanci, ecco che d’improvviso l’immagine del mio corpo esanime si materializza nella mia mente: vedo questa forma gassosa che esala (per comodità la chiameremo anima, chiarendo nel contempo che la stessa è uscita dalla bocca e non da orifizio rettale) e che per prima cosa si pone di fronte alla sua “ex-custodia” per esaminarla meglio. Immagino che lo faccia con la stessa curiosità con cui sardine o pomodori vorrebbero rendersi conto dell’aspetto della confezione che per tanto tempo li ha contenuti. :)

    Pensate alla nostra voce: quando la ascoltiamo da una registrazione la sentiamo in modo diverso dagli altri che invece la avvertono scevra dalla cassa di risonanza del nostro petto. Di conseguenza immagino l’anima che, una volta libera di guardare il mio organismo esanime, si sorprende poiché visto da dentro sembravo più bello o probabilmente più alto…e la vedo lì che mi rinfaccia tutte le torture inflittegli dalle mie malefatte terrene, patimenti dei quali non dovrà più preoccuparsi finalmente. Lo fa ovviamente con sadico e sardonico sorriso prima di dileguarsi altrove, in un posto certamente migliore di me. :)

    Ecco, ho appena realizzato che anche la mia anima avrebbe da ridire su di me…devo consultare qualcuno veramente bravo o, eventualmente, eliminare fisicamente Macsbrocs :)

  • un, due, tre e ovviamente quattro

    UN LIBRO: “Maigret e i vecchi signori” di George Simenon. Un racconto le cui trame sono agitate da sfuggenti protagonisti ultrasettantenni, un misterioso omicidio in qualche modo legato a un vecchio carteggio sentimentale, una storia d’amore talmente immacolata e trascendente da risultare inesorabilmente arcaica se collocata nel panorama odierno eppure chiave di volta dell’enigma. Un volume scelto a caso (con “giallo” come unico criterio di ricerca) e divorato nel silenzio laborioso della biblioteca comunale mentre intorno a me una quindicina di giovanotti/e studiava laboriosa e volenterosa sui libri di testo. Leggere delle vicende di austere persone anziane in una stanza dove io ero di gran lunga il meno giovane ha un non so che di ironico, buffo no? Deve essere stato questo sussulto di orgoglio senile in divenire che poi mi ha spinto ad acquistare anche il dvd de “Il Nome della Rosa”…Cocoon però no, vi prego proprio no! :)

    DUE SPIGOLI: sono quelli del balcone della mia stanza. Per carità, trattasi di sei metri quadrati di balconcino, niente di faraonico, sono le mie ingiustificate manie di grandezza a spingermi a dare un nome alle sue estremità: spigolo est e spigolo ovest. Dal primo è possibile scrutare il versante orientale caratterizzato dalla presenza di due palazzi che di fatto rappresentano il 100% del panorama; quando rivolgo lo sguardo a est finisco quindi con l’assumere la sindrome di Jeff Jeffries in pieno stile “La Finestra sul Cortile”. Per fortuna però, dopo pochi secondi, un profondo senso di vergogna e decoro mi costringere a rifugiarmi nello spigolo occidentale da dove si osserva invece una villa disabitata con tanto di enorme giardino incolto, ennesimo esempio di incuria italica che mi spinge a desiderare tanto un versante nord con vista sull’Appennino che però non ho. :)

    TRE INTERROGATIVI:
    1) Da bambino ti dicono che “un giorno spiccherai il volo”. Bene, non sono più bambino e comincio a smettere di essere anche un ragazzo, non mi sono ancora spuntate le ali né tantomeno è comparsa qualche piuma di buon auspicio, qualcuno sa indicarmi l’ufficio reclami preposto? :)
    2) Perché i buoni propositi hanno puntualmente vita difficile e gambe perfino più corte delle bugie (che già di loro non spiccano per arti inferiori chilometrici)? :)
    3) Vorrei aggiornare il mio personale paniere dei costi per calcolare l’inflazione; quanto costa una comune birra media, bionda, alla spina dalle vostre parti? :)

    QUATTRO CARTE: tutte con le suadenti sembianze di un re, c’erano proprio tutti, quelli rossi di cuori e quadri e i due neri di fiori e picche. Che bella composizione, magari non sarà sensuale come un poker di donne o uno semi-onnipotente di assi ma essendo di valore comunque assoluto, ti fa sentire una divinità protetta in una botte di ferro. Quella sera i quattro monarchi mi uscirono serviti di mano, feci anche la manfrina di cambiare una carta e mi sforzai di mantenere un atteggiamento compassato; il tavolo era caldo (per quanto potessero considerarsi calde le finanze di sfigati diciottenni di fine anni ottanta) e quando già presagivo di intascare tutto (e spenderlo successivamente in 33giri) il mio dirimpettaio ha piazzato sul tappeto una cosa del tipo 8,9,10,J,Q, tutte carte che avevano un’antipatica caratteristica comune…erano di fiori! Del resto vi ho già parlato più volte della fortuna del pover’uomo, no? Erano le vacanze di Natale del 1989, da quella sera ho imparato a sedermi, osservare e godermi le partite di poker degli altri ma anche a evitare accuratamente di prendervi parte attiva! :)

  • voci subliminali

    Avrà pur avuto le sue ragioni il buon Jack Torrance a riempire intere risme di carta con la frase “Il mattino ha l’oro in bocca” ma se al mio risveglio fuori sembra ancora buio perché piove a dirotto e il cielo assume tinte grigio topo sporco, a me pare che in bocca abbia tutt’altro che il prezioso metallo…cosa c’è di peggio che iniziare una giornata uggiosa con l’umore perfettamente adattato alle condizioni meteorologiche? Oddio, qualcosa di peggio ci sarebbe ma vorrei evitare di calarmi nel drammatico.:)

    Sapevo di dover fare qualcosa per ridimensionare l’empasse…ma cosa??? Per fortuna, mentre prendevo il caffè al bar, il mio orecchio è stato raggiunto da una non meglio identificata voce femminile che, tutta intenta nella lettura dell’oroscopo quotidiano, invitava quelli del mio segno (il toro) a iniziare la giornata con dei punti fermi, un ottimo rimedio a una mattinata che già di suo non si presentava particolarmente brillante per via del maltempo. Certezze e punti fermi, ecco proprio quello di cui avevo bisogno per ripartire con la marcia giusta…perché snobbare le profetiche indicazioni radiofoniche? Quella voce non può sbagliare, quando hai la testa che, al contrario del corpo, dorme ancora, il suo messaggio diventa dogma, ragion per cui ho fatto i miei conti e successivamente stabilito i punti fermi di cui sopra, gli stessi che vado a elencare:

    1) Se appena sveglio infilo la scarpa destra al piede sinistro posso provare a giustificarmi (non senza una magnanima dose di generosità) accampando la scusa dell’intontimento dovuto al sonno, se però vado avanti e la allaccio, non si tratta più d’essere intontito ma molto più concretamente coglione! :)

    2) Se è vero come ho sentito in tv che il posto fisso è meglio di quello a tempo determinato, da questo momento nulla mi toglie più dalla testa che vincere è più bello che perdere, mangiare è meglio che restare a digiuno, che vivere in un attico super arredato dia più benessere che farlo in una tenda da campeggio e che disporre di ingenti somme di denaro sia preferibile all’accumulare debiti. :)

    3) Lunga vita al Rock’n’Roll (e già che ci sono pure un po’ a me) :)

    4) Diana dei Visitors (Jane Badler) è stata la lucertola più bella e sexy della galassia, ne sono intimamente convinto già dal 1986 :)

    Piccole cose, dettagli che ai più giungeranno insignificanti, sottigliezze quasi impercettibili, anzi, talmente tanto impercettibili da non aver apportato il benché minimo beneficio alla mia mattinata, senza che abbia peraltro potuto esternare le mie successive perplessità alla gentile signorina radiofonica che con tanto trasporto e convinzione aveva finito col convincermi della bontà delle sue parole… :)

    La morale è sempre quella e non necessariamente quella della merenda con Girella...piuttiosto è meglio lasciar perdere oracoli e oroscopi se si è abituati a non ascoltarli...Lo credo bene che poi al vecchio Jack sia frullato in testa di impugnare l’ascia :)

  • di sogni, bisogni e altri mugugni

    Ognuno è libero di vedere quello che preferisce in tv, l’importante è non immedesimarsi troppo. Intendo dire che se scegli di seguire le interviste di Marzullo non è detto che all’indomani tu debba obbligatoriamente sollecitare l’opinione altrui circa i sogni che aiutano a vivere meglio e roba del genere…Proprio a me poi che coi sogni ho un rapporto strano e comunque influenzato dall’aura nefasta della fortuna del pover’uomo. :)

    Se il sogno è stato bello, mi sveglio con l’amara consapevolezza che lo stesso è destinato a rimanere tale, con l’aggravante che del medesimo ho soltanto dei flash, dei ricordi appena accennati, come un disegno tratteggiato ma indefinito…In pratica la convinzione che sia stato piacevole è basata essenzialmente su una percezioni e sensazioni. I minuti di dormiveglia giungono però puntuali come il camion della nettezza urbana, sgombrano il campo da rosee illusioni e mi riportano coi piedi per terra, anzi, sul pavimento, con la speranza che il bagno non sia occupato da mio padre perché è già tardi. Il bel sogno è un fuoco fatuo, scalda un po’ ma dura poco. :)

    Qualora si fosse invece trattato di un incubo, ecco che il sottile terrore che questo possa concretizzarsi resta permanente nell’arco delle ore successive. Infame e impertinente, si insinua in modalità subliminale tra i miei pensieri del quotidiano, tra le elucubrazioni lavorative, tra i propositi per la serata e senza che ne avverta la necessità, anche mentre mangio o magari sono seduto come un re sul trono di ceramica della Ideal Standard…per lui non fa differenza, come se rompere le palle nei più disparati frangenti lo metta di buon umore. L’incubo è come il fuoco che cova sotto la cenere, sembra spento ma basta poco per riattizzarlo. :)

    Mi capita anche di sognare cose magari strane, bizzarre, curiose ma non necessariamente belle o brutte. La loro particolarità è che lasciano un ricordo molto meno effimero dei bei sogni e addirittura più tangibile e duraturo degli incubi.

    Tra i più frequenti di un tempo ricordo quello in cui, uscendo di casa, trovavo una indefinita coppia che, incurante del resto del mondo e delle mie sdegnate lamentele, faceva sesso sfrenato sul cofano della mia macchina (che poi non è nemmeno così spazioso). :)

    Un altro sogno ricorrente era questa scalinata altissima, spesso a chiocciola, che percorrevo con fatica assurda poiché i piedi sprofondavano nei gradini che sembravano fatti di sabbie mobili…e comunque sia non potrei raccontare cosa ci fosse in cima perché non ci sono mai arrivato! :)

    Ce n’è uno invece che ho fato una volta sola ma che ricordo come se mi fosse accaduto nella vita reale. Il mo amico Pippo, un metro e novanta di cristiano, correva trasportando una carriola nella quale ero seduto io e non eravamo i soli; c’erano infatti altre carriole, altre squadre perché si trattava di una battaglia di gavettoni. Il componente seduto doveva colpire gli avversari e noi eravamo fortissimi, almeno fino a quando, girando un angolo a tutta velocità, ho beccato un mega-gavettone-galattico dritto in faccia che mi ha fatto svegliare di soprassalto. :)

    In realtà di notte mi piacerebbe essere un elettrodomestico che smette tutte le sue funzioni una volta estratta la spina dalla presa…con la speranza che qualcuno la inserisca di nuovo il mattino successivo.:)

  • penna, carta e calamaio

    Ieri ho provato a scrivere. Mi spiego meglio, ho provato a farlo usando la penna. Dopo tempo praticamente immemore ho pensato di trascrivere qualcosa su carta per testare le condizioni di quella mia grafia che un tempo, prima di essere spedita in pensione dall’uso esclusivo della tastiera, era bella, armoniosa e tondeggiante. Il risultato è stato sconfortante nonché allarmante, come se un uomo di 75 anni si guardasse per la prima volta allo specchio dopo mezzo secolo dall’ultima volta; nella sua mente aleggia il ricordo di un corpo giovane e tonico, nell’immagine riflessa invece una condanna definitiva di decadenza ormai inarrestabile…e purtroppo reale. Anche il progresso ha un rovescio della medaglia. :)

    La cosa triste è che una scrittura divenuta ormai sconnessa e gibbosa ha imbrattato qualche pagina della Moleskine che con tanto affetto mi aveva regalato l’amica “Quin Babsie” a natale di due anni fa…Cara Barbara, so che mi perdonerai ma la tua regale magnanimità non attutisce affatto l’eco del mio impietoso regresso. Mi rendo conto che da più di dieci anni, fatto salvo qualche biglietto di auguri faticosamente redatto a mano, ho trasmesso pensieri, emozioni, cazzeggi, paranoie, resoconti e quant’altro attraverso i vari font di Windows, freddi e preconfezionati e confesso tutto ciò con la sconfortante prospettiva di continuare a farlo poiché questo è l’andazzo del passato prossimo, del presente e del futuro. :)

    Qualcuno potrebbe obiettare che in realtà è il pensiero quello che conta ma io continuo a sospettare che ci sia pur sempre una differenza tra il regalare fiori freschi piuttosto che di plastica…quindi che razza di stronzo sono io che continuo a regalare fiori (ma anche carciofi, melanzane, insulti e compimenti) finti??? Uno della peggior specie, non c’è dubbio, il classico e indigesto buon predicatore che razzola male. Eppure un tempo non era così, posso giurarlo e dimostrarlo con la pila di vecchie lettere e cartoline che ancora custodisco gelosamente nel cassetto della mia scrivania, anni e anni di corrispondenza più o meno gioconda con qualche effimera divagazione sentimentale, qualche cianfrusaglia musicale e via discorrendo. :)

    Ricordo che un tempo, quando scrivere con la penna era la normale prassi, potevi quasi avvertire dosi di cuore (o di bile, a seconda dei casi) che si mescolavano all’inchiostro, quasi come se il dna concorresse a rendere quello scritto solo tuo, al pari della peculiarità della grafia. Ho ancora in mente infatti la letterina appassionata che scrissi all’età di quattordici anni a quella che era stata la mia prima fidanzatina, durante le vacanze estive del 1985 a Gaeta; riempii quattro pagine (in pratica quelle che strappavi dal centro del quaderno) tracciando “memorabili” accenni sentimentali, lo feci con impegno e dedizione, certo di scaldarle il cuore, seppur a distanza…Di rimando ricevetti una risposta, su elegante carta satinata, di un solo rigo uno: “E’ stata una bella estate, è stato tutto bello, Ciao” :) :) :)

    Ecco il giorno in cui ho cominciato a capire quanto le donne mi avrebbero reso la vita dura nonché l’inizio del settembre più brutto della mia adolescenza. :)

  • un dì così (volume II)

    Prima o poi doveva succedere…Mio padre, con la stessa veemenza e rudezza di Conan il Barbaro, ha danneggiato irreparabilmente l’antico stenditoio, uno degli utensili/oggetti più longevi che mai abbiano prestato servizio in casa mia. Nella fattispecie, mentre lo trasportava da una stanza all’altra, ha inavvertitamente spezzato un supporto che non solo era l’alloggio di una delle rotelle ma anche il punto di saldatura della base della struttura. Questa perdita un po’ mi rattrista; non posso dimenticare quando i suoi fili metallici erano occupati dalle mie tetre magliette metallare stese ad asciugarsi al sole ma forse mi rammarico di più pensando che da allora siano trascorsi quasi venti anni. A ogni modo si tratta di un altro cimelio che va perduto dopo il così bel posacenere di quell’albergo egiziano e il vaso di quella zia di cui non ricordo neanche il nome. Che sant’uomo mio padre, ha dovuto subire rimbrotti epocali esagerati se paragonati ai danni provocati…a parte forse quella volta che buttò via una scatola senza controllarne il contenuto, il vestito da sposa di mia madre ma di questo ne ho già riferito tempo fa. :)

    Comunque sia, intollerante davanti a cotanto insopportabile dolore, ho pensato di scendere a fare una passeggiata ma appena uscito dal portone ho dovuto fare i conti con un’altra piaga, maleodorante e consolidata, che non accenna a diminuire la sua portata.

    Non importa quanto io e i miei condomini possiamo lamentarci, la strada sotto casa continua a essere copiosamente chiazzata da moleste feci canine che trasformano un anonimo e normalissimo marciapiede in una sorta di campo minato, un percorso di guerra da effettuare con lo sguardo rigorosamente rivolto verso il basso e che impone una necessaria scelta; scontrarsi con un passante che non hai visto oppure importare in casa, tramite suola, fetentissimi resti di quei rifiuti organici. Talvolta queste gioconde montagnelle di cacca sono così voluminose da farmi sospettare che siano gli stessi proprietari dei quadrupedi ad accovacciarsi in atto di emulatoria e liberatoria “defecatio felix” e a depositarli in loco…Ecco, in quei momenti vorrei stare lì per alleviare il loro imbarazzo e porgergli quantomeno la carta igienica, un modello nuovo di mia invenzione, ricoperto di scintillante carta vetrata…non c’è dubbio che tra i due il vero cane sia il padrone! :)

    La vera controindicazione nello scendere dal palazzo via rampe di scale è non conoscere lo stato di salute dell’ascensore. Arresomi davanti allo stato impietoso della strada appena descritta, faccio per tornare indietro concedendomi il lusso di evitare le scale grazie all’aiuto della tecnologia. Aprire la porta dell’ascensore e entrarvi è uno di quegli atti che si compiono meccanicamente, senza prestarvi attenzione, un gesto ripetuto mille volte anche perché, se la porta si apre vuol dire che non ci sono danni in corso. Ebbene io quella porta l’ho aperta con l’ardire di continuare a pensare distrattamente ai fatti miei e l’ascensore c’era, era lì ma non proprio lì dove doveva essere…si era fermato circa un metro più in basso rispetto al piano, distanza che ho coperto cadendo giù come il più classico dei salami, cadendo in piedi ma non dopo aver sbattuto ogni parte del corpo sulle pareti… :)

    Oh cacchio...ma che bella giornata di m.e.r.d.a. :)

  • La nobile arte di non arrendersi mai

    Anni fa, circa dieci, per qualche remota e nebulosa ragione ero a Roma e, seduto in macchina di fronte all’ingresso di un parco, aspettavo qualcuno. Poiché l’attesa si stava protraendo da svariati minuti, avevo cominciato a ingannarla curiosando spudoratamente in quella porzione di giardini pubblici che dalla mia postazione riuscivo a inquadrare piuttosto nitidamente. Tutto assolutamente normale, qualcuno faceva jogging, qualcuno oziava o leggeva sulle panchine, altri portavano a passeggio il loro cane o viceversa, insomma, una tipico scenario in un pomeriggio assolato. :)

    L’occhio umano però è come un bambino vivace, a volte sfugge al nostro controllo e va a infilarsi laddove non dovrebbe; quella fase di ampio monitoraggio che faceva molto “La finestra sul cortile” venne infatti interrotta dall’avvento di una signora decisamente anziana, appena giunta sull’ultima panchina libera. Il passo svelto e deciso sembrava fare a pugni con l’età (piuttosto avanzata) che dimostrava ma quanto segue mi avrebbe sorpreso anche di più. Non ricordo il suo viso, che tipo di abiti indossasse o di che colore fosse la tinta dei capelli, tutto quello che mi è rimasto impresso è una voluminosa borsa rossa dalla quale aveva appena estratto una trousse. :)

    La signora, serenamente incurante del mondo che la circondava, aveva cominciato a truccarsi di tutto punto, completando l’opera con una passata di rossetto che richiamava decisamente il colore della borsa. In principio quella scena mi aveva suscitato un po’ di tenerezza, una sorta di simpatia spontanea per questa vecchina che non si arrendeva all’incedere del tempo…in realtà la cosa durò al massimo un minuto e avevo già rivolto la mia attenzione altrove quando improvvisamente ho sentito qualcuno bussare al finestrino della mia macchina. Era proprio quella signora! :)

    Alquanto sorpreso ho aperto il vetro pensando che avesse bisogno di qualcosa ma prima ancora che potessi proferire sillaba, la signora mi stava già illustrando il motivo della sua inaspettata visita: “Ciao bel giovanotto, vengo spesso qui al parco per arrotondare un po’ la pensione; se vuoi ci tocchiamo un po’, così in tranquillità e poi mi dai qualche lira, a coscienza tua, quello che vuoi”. :)

    Gulp! Gasp! Ehm e quant’altro!!! :)

    E ripeto, Gulp! Gasp! Ehm e quant’altro!!! :)

    Ho avuto (e spesso ignobilmente creato) molti motivi in vita mia per essere imbarazzato ma mai lo ero stato così come in quel momento. Per farla breve, glisserò opportunamente sulla difficoltà e il tempo impiegato per realizzare la bizzarra natura di quel momento; cercando in tutti i modi di non essere scortese credo di aver inventato su due piedi che non era assolutamente il caso poiché ero lì in attesa di una mia fantomatica fidanzata o qualcosa del genere…Resasi conto del rifiuto, la signora, dopo un sorriso di circostanza un po’ dispiaciuto, ha fatto per allontanarsi e quando finalmente stavo cominciando a riprendere il colorito, con sbalorditiva naturalezza si è voltata e, prima di sparire di nuovo tra la vegetazione del parco mi ha chiesto “Ma sei proprio sicuro?”. :)

    Ora che ci penso, dieci anni fa ero veramente un bel giovanotto…perché diamine avrei dovuto pagare io??? :) :) :) :)

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