Blog 253
Non voglio condividere con centinaia di migliaia di persone quello che faccio durante la mia vita. Perchè ci sono le persone con cui sono a contatto tutti i giorni per questo! Quello che scrivevo un tempo era uno spaccato di me, un modo per farmi conoscere dagli altri ma anche per conoscere me stesso... e per conoscere voi, e per conoscere come ero io per voi. Ora voglio solo condividere qualche pensiero...
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Devo dirla devo dirla devo dirla!!!
Risus abundat in ore cinesorum.
L'ho detta!!! AHAHAHHAHA -
Genova 2001: il metodo Cossiga in atto
http://genova.repubblica.it/dettaglio/articolo/154- 4310
Ricordate le parole del disonorevole Cossiga? -
Chiedo consiglio
Cosa dovrei fare con una macchina fotografica che ha cancellato tutte le foto che ho fatto in dieci giorni di viaggio a Parigi, Cracovia e Lione?!?
Io qualche idea ce l'ho, ma voglio sentire la vostra. -
Quasimodo post-moderno
Ognuno sta solo,
seduto al capezzale del letto
affianco ad un giornalino porno.
Ed è subito sega. -
BASTA
Riporto questa illuminante intervista fatta al nostro amato ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Lui sì che se ne intende, di come fermare le proteste!
Agli utenti consiglio di armarsi di bacinella per il vomito e/o kalashnikov, a seconda del temperamento individuale.
Per quanto mi riguarda, questo è il fondo.
Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008
INTERVISTA A COSSIGA
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di ANDREA CANGINI
ROMA - PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.
E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile.
Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.
La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente». -
L'ipotesi di Calamandrei
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l'11 febbraio 1950 -
Che triste sorte!
Mi ricordo solo della fine. Penso che tutto ciò che venne prima era semplice, calmo, pieno di pace. Niente di importante da ricordare, insomma. Quando mi strapparono dal mio luogo di nascita, sapevo che la fine era prossima. La vista sconvolgente del sole fu come uno shock enorme per me, ed è per questo, credo, che riesco a ricordare di quel momento. I miei fratelli erano anch'essi spaventati, ma la nostra vicinanza ci aiutava; nascemmo insieme, e non potevamo mai nemmeno immaginare che alla fine saremmo stati divisi. Ricordo perfettamente quello che ci dicevamo: parole rassicuranti, e cercavamo di infondere coraggio ai più spaventati.
Ci vendettero a poco prezzo. Credo che un italiano ci comprò. La sua casa era grande e ricordo bene la sua cucina... la sola stanza che vidi. Era piena di coltelli, di pentole, padelle e taglieri di tutte le forme e dimensioni.
Scelse me, e uno dei miei fratelli. Ci separò dagli altri, che salutai per un'ultima volta, e poi mi spellò, e mi tagliò in piccoli pezzettino. Finii nell'olio. Ah, che triste sorte! In quel momento, ricordai la pacifica, serena oscurità del sottosuolo, e rispetto alla luce accecante ed il calore intenso che sentivo, mi sembravano il paradiso.
Ma oggi, che rinaqui italiano, non sento di dovermi pentire. Comprendo perfettamente il mio assassino della mia vita passata: la pasta aglio e olio è la migliore! -
La logica!
Uno studente bussa alla porta del suo professore di logica, entra nel suo studio e dice:
- Professore, buongiorno. Posso farle una domanda?
E quello risponde:
- L'ha già fatta.
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Jatevenne day
da http://undelio.noblogs.org/post/2008/09/26/jateven- ne-day
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Immaginate un futuro distopico. Uno strano mondo in cui si decide di
premiare con finanziamenti statali chi brucia i rifiuti invece di
riciclarli. Chi produce diossina, polveri ultrasottili e ceneri
tossiche. E immaginate anche una terra benvoluta dal sole e dal mare e
molto meno dal governo degli uomini. E una potente azienda privata che
decide di guadagnare più soldi possibili dall’incenerimento. E così, con
l’aiuto di governatori di destra e di sinistra e la pressione delle
banche vince l’appalto per gestire tutti i rifiuti. Ma vince con
l’imbroglio, facendo l’offerta peggiore per la salute dei cittadini,
cambiando in corso d’opera le regole del gioco, cancellando perfino
delle righe dal contratto. Il governatore di “sinistra” dirà di non
averlo letto quel contratto. In fondo erano solo due pagine che valevano
un miliardo di euro e il benessere di tutti i cittadini. Ma la grande
azienda non si accontenta, vuole bruciare tutto il possibile e, in
attesa di avere i forni, mette nel combustibile tutto quello che
raccoglie, perfino quello che non dovrebbe andarci, perfino le cose
umide e marce. Arriva a sabotare i suoi stessi impianti! Perché la
pagano a tonnellate. E con queste balle di combustibile comincia a
edificare una città, un enorme città della monnezza. E’ una città
invivibile per gli esseri umani, ma non per le banche, che cominciano a
quotarla. Al momento vale oltre un miliardo di euro.
Naturalmente la grande azienda sa di non poter mangiare da sola. In
quella terra ci sono predoni rapaci, abituati a farsi pagare per
interrare ovunque rifiuti tossici. Bisogna tenerli a bada. Una mano la
da ancora la politica: l’impresa può scegliere a suo piacimento dove
mettere le discariche, disinteressandosi delle conseguenze sulla natura
e sui cittadini. E quindi compra le discariche dei predoni o permette a
questi di usare le proprie, o ancora gli consente di mettere i loro
rifiuti speciali nelle balle di combustibile, così pesano di più. La
grande impresa privata, in nome del denaro, sta mettendo le basi per
un’opera grandiosa: il più grande disastro ecologico dell’Europa
occidentale, i più alti tassi tumorali, il 45% di tutto il suolo
inquinato dell’intera nazione è qui.
Mancano ancora dei tasselli, bisogna accontentare gli amici della
politica: i burocrati e i docenti universitari. Ma con questi si fa
prima, basta gratificarli di consulenze e, en passant, di centinaia di
migliaia di euro.
E poi c’è “l’Emergenza”, il grande film che va in replica da quindici
anni, appassionando e spaventando milioni di spettatori. La scenografia
é povera e trash, con milioni di sacchetti di immondizia, ma il successo
è mondiale e l’effetto garantito. Così lo spettacolo viene continuamente
ri-finanziato. Ansia, terrore e miracolo sono i tre atti principali. Con
virtuosa simmetria emozionale, ogni atto prepara ciclicamente i successivi.
Eppure la gente comincia a ribellarsi. Non le va proprio di ammalarsi o
di veder disintegrata la sua terra. Qualcuno è anche stufo di vedere
sempre lo stesso film. Ha imparato che ci sono metodi alternativi
all’autodistruzione, come la raccolta differenziata, il riciclo, il
trattamento “a freddo”. E questi metodi sono stati boicottati per
denaro. Tanti sentono puzza di tradimento, o forse è solo la puzza dei
rifiuti. Si rivoltano e non gli importa niente che la politica e i suoi
amici dicano che sono proprio loro la causa di tutto:
“Eco-fondamentalisti” della propria sopravvivenza e della propria
dignità. Addirittura, forse, della democrazia. Non si riesce a tenerli a
bada.
Finchè arriva un predone più grande e potente. Sfrutta il momento più
emozionante, “l’atto del miracolo”, quello in cui i sacchetti
improvvisamente scompaiono, per riscrivere ancora le regole. Quello che
altrove è bianco qui sarà nero, quello che altrove è pericoloso qui non
lo è più. E’ un apoteosi: più discariche, più forni, più soldi e niente
regole inutili. Basta con tutti questi regolamenti sulla salute,
sull’ambiente, perfino sulla sicurezza del lavoro. Stavolta sarà un suo
emissario a decidere tutto, a stabilire come, quando e dove. Niente
paura: è uno che ha già dimostrato di saper trattare gli amici. Oppure
volete che ritornino i sacchetti, che bussino alla porta di casa, che si
infilino dalla finestra del bagno? Per chi non è ancora convinto ci sarà
l’esercito, che gioca da mesi una bizzarra guerra ai rifiuti, ma, si sà,
è più bravo a farla agli esseri umani.
Ma gli eco-fondamentalisti resistono. Sono insegnanti, agricoltori,
studenti, precari e perfino sbandati. In comune hanno ben chiari i nomi
di questa favola distopica: Impregilo, Rastrelli, Bassolino, Ecomafie,
Confindustria, Bertolaso, Berlusconi… E i luoghi: Acerra, Giugliano,
Savignano, Andretta, Terzigno, Serre, Pianura, Ponticelli… Chiaiano è
tra questi. Un luogo densamente popolato nell’area metropolitana di
Napoli. Incuneato tra l’area ospedaliera e un parco naturale. Il grande
predone vuole costruirci un’enorme discarica su cui campeggerà il
cartello “buona per tutto”. Oggi migliaia di “eco-fondamentalisti”
manifesteranno per salvare Chiaiano e la Campania dagli speculatori e
dagli eserciti: é lo “Jatevenne Day”. Siamo donne e uomini che hanno
smesso di essere spettatori per sentirsi finalmente una comunità. La
nostra lotta è appena cominciata. -
Il problema.
Ma esiste mezzo buco?