<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2" -->
<rss version="2.0"  xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" >
    <channel>
        <title>Blog di ReDDha_</title>
        <description>ll blog di ReDDha_</description>
        <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog</link>
        <lastBuildDate>Fri, 27 Nov 2009 15:20:18 UT</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.7.2</generator>
        <image>
            <url>http://it.netlogstatic.com/p/tt/094/258/94258975.jpg</url>
            <title>reddha_</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_</link>
            <description>reddha_</description>
        </image>
        <item>
            <title>Scala evolutiva</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=5755858</link>
            <description>c'è stato un tempo in cui tutto questo era molto diverso.&lt;br /&gt;Ivan prese consapevolezza di come le cose intorno a lui fossero mutate cambiate non tanto per suo libero arbitrio ma per cause di forze maggiori, per qualche entità suprema, forse. così pensò. e si sentì fottutamente accoppato. o forse erano semplicemente anche le scelte altrui a cambiare il corso degli eventi, compresi anche quelli che strutturavano le sue giornate, rese grige e piatte da una nauseante quotidianità. sveglia acqua ghiacciata lavoro canna sonno. nè più nè meno si era ridotto a scorrere i suoi minuti così, quasi estraneo e lontano dal mondo circostante. quel mondo che giorno dopo giorno vedeva decadere in una follia collettiva, presi com'erano tutti -diceva lui- dallo spirito di sopravvivenza e da una certà spontaneità nel fare del male al prossimo. quel mondo che giorno dopo giorno vedeva andare a puttane senza neanche pagare e senza un benchè minimo decoro. perchè il mondo sì andava a puttane, ma la vita in primis era una grande baldracca.&lt;br /&gt;si ritrovava così, quasi senza ricordarsi il motivo, in mutande, con la canotta della saluta sporca di sudore e sugo, a puntare un coltello in direzione di un topo appena entrato in cucina. lui, venticinquenne dalle scarse speranze, e il topo, che lo guardava con aria incuriosita e -secondo lui- divertita. in un modo o nell'altro quell'animale stava ridendo di lui. pensò alla scena di lui in piedi s'una sedia e il ratto a un metro di distanza, una spece di fusione cinematografica tra Tarantino e i Monty Python. una fusione uscita mooolto male, aggiunse. gli venne da ridere anche a lui, e biasimò il ratto. fosse stato non dico un essere umano ma anche solo un po' più alto e bipede, gli avrebbe offerto da bere in qualche luogo dimenticato da Dio o da chi per lui dell'interland salentino, come faceva con quei compagni di sbronze occasionali accasciati sul bancone e appesantiti dal troppo alcool e dalla vita.&lt;br /&gt;tanto la differenza sostanziale era molto minima. è vero, magari l'uomo e il topo sono classificabili come l'alfa e l'omega della scala evolutiva, ma nel vedere quel topolino dallo spiccato senso dell'humour e le miriadi di cazzate che i signori del mondo dicevano e combinavano quotidianamente, pensò che forse l'evoluzione è retroattiva.&lt;br /&gt;gettò il coltello nel lavabo della cucina, e scese dalla sedia, lentamente, per non spaventare l'animaletto e sopratutto per godersi secondo per secondo quel momento di scoperta interiore. &amp;quot;io la mia canotta e un topo, che scoperta interiore!&amp;quot; e rise. forte. il topolino arretrò, si fermò, e l'osservò per l'ennesima volta, quell'essere tanto strano ch'era l'uomo, masochista per natura e ridicolo nelle sue fisime da semidivinità. e accennò un sorriso. Ivan aprì il frigo, stappò una birra di qualità scadente e tagliò una fetta abbondante di emmenthal, tendente al verdognolo-grigio, ormai. &amp;quot;ciao piccolo...mi chiamo Ivan, il mio lavoro è una merda, la mia vita sociale è agli sgoccioli e questa canotta puzza di marijuana e sudore, vuoi diventare mio amico?&amp;quot;</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Wed, 25 Feb 2009 12:36:36 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>FASCISTI A LECCE E MUSICA</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=4412174</link>
            <description>lo sapete vero che il 4 ottobre 2008 a Lecce verrano gli Zetazeroalfa? noto gruppo italiano nazi-hc...che poi mi chiedo coll'hc cosa azzecchi, cosa direbbero i vero skin...ma ce cazzu sta succede??&lt;br /&gt;vagnuuuuuuniii!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://it.netlogstatic.com/p/oo/040/642/40642039.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vorrei ricordarvi che: &lt;a href=&quot;http://it.netlog.com/go/out/url=http%3A%2F%2Fwww.italgiure.giustizia.it%2Fnir%2Flexs%2F1952%2Flexs_159419.html&quot;target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1952/lexs_159419.html&lt;/a&gt;</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 12:21:43 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Solo fumo</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=4374572</link>
            <description>&lt;em&gt;ci fu un periodo in cui eravamo molto amici, io e lui. quelle amicizie che partono sin dall'infanzia, due stupidi bambini mocciosi sporchi di fango che si prendevano per mano per attraversare la strada e si picchiavano per chi doveva vincere a campanella. le prime sigarette sul balcone di casa mia, le mie lacrime per degl'idioti pieni di testosterone, la sua rabbia per delle zoccolette di paese. poi il nostro primo bacio, ricordo ancora, sul lettone della mia stanza. bacio che fingemmo entrambi di non aver vissuto, perchè l'adolescienza chiama a rapporto, chiama alle armi, e noi non avevamo certo intenzione di disertare.&lt;br /&gt;poi, come si suol dire, il tempo passò. per entrambi.&lt;br /&gt;e rieccoci qui, io e lui, uno di fronte all'altra, sempre su quel lettone, a fumare sigarette guardare film e parlare di tantissime cose ma essenzialmente di niente, fino a parlare di sè e di questa vita che tanto aveva riempito le nostre chiaccherate e che tanto ancora affollava i nostri pensieri, in bilico tra la sua realizzazione in un futuro incerto e la sua caducità.&lt;br /&gt;fumava e spegneva le cicche nel posacenere ricavato da un cocco. poi sorrise, cacciò fuori una bustina di plastica, e cominciò a rullare.&lt;br /&gt;&amp;quot;sai, è da tanto che non fumo....da quando son partita, ora che ci penso.&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;davvero? a volte penso che se non fosse per questa cazzo di chimica, tra caffè delta-9-tetraidrocannabinolo chewingum cibo acqua alcolici cioccolata pasticche medicinali newage e tutto il resto di queste cazzate, saremmo tutti impazziti o morti.&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;dici?&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;sìsì, meglio farsi una canna che ammazzare i propri figli.&amp;quot; e l'accese, mentre io scoppiai in una fragorosa risata. sapeva sempre come farmi ridere. e rallentare tutto, tranquillizzare, in tutto questo cazzo di casino.&lt;br /&gt;&amp;quot;sì, ma non puoi circoscrivere tutto, la vita, nella chimica...&amp;quot;&lt;br /&gt;e giù di nuovo a parlare di questa vita, così pretenziosa ormai, al di là delle nostre aspettative. spesso delle nostre forze. un'altra alba, e un'altra alba, e poi un'altra. così fottutamente intollerabile.&lt;br /&gt;&amp;quot;bhè, com'è il Brasile?&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;bello&amp;quot; risposi, e mi passò la canna.&lt;br /&gt;aspirai e cominciai a raccontare i miei ultimi nove mesi lontana da quello che fino alla mia partenza consideravo il mio mondo, il mio piccolo mondo, che poi decisi di lasciare abbandonare e, perchè no, tradire. così come mi sentii di tradire chi invece aveva preferito rimanere. tradire lui, che mi aveva amato e aveva accettato le mie scelte azzardate nel silenzio più dolce e pacifico del mondo. lui, come l'oceano.&lt;br /&gt;parlai non sò per quanto tempo, presa com'ero da quei nove mesi che mi avevano fatto rinascere, nove mesi che ormai erano diventati tutto quello che più m'importava di questa vita. e di nuovo la vita in ballo. che improvvisamente ci fa diventare ottimisti e sorridenti perchè è sempre piena di belle sorprese. concetto che fino a poco tempo prima -nove mesi, nel mio caso- avevo sempre considerato solo una sacrosantissima puttanata.&lt;br /&gt;il tempo passò senza accorgemene, immersa com'ero nel mio presente, lui non raccontò quasi niente, poi mi disse &amp;quot;ora devo andare&amp;quot;, spegnendo la canna nel cocco.&lt;br /&gt;&amp;quot;ti prego, se vedi gli altri, non dirgli niente. sai, ultimamente mi sono un po' allontanato...&amp;quot;&lt;br /&gt;perchè la vita separa, anche. e anche il mio vecchio mondo era ancora in grado di darmi delle scosse. e, l'ammetto, quella stabilità che prima tanto m'annoiava e odiavo, ora ch'era stata ribaltata, sembrava quasi desiderata più di qualsiasi altra cosa.&lt;br /&gt;salì sulla sua bicicletta, e se ne andò, lasciandomi un bacio sulla guancia uguale a mille altri ma mai desiderato come in quell'istante. mi mancavano certe cose, l'ammetto.&lt;br /&gt;lo vidi andarsene in lontananza verso casa sua, sulla sua biciclettina, come quando s'era bambini. sorrisi e lo salutai alzando la mando. &amp;quot;ciao Giù, ci sentiamo in 'sti giorni!&amp;quot;&lt;br /&gt;stavo preparando il caffè, e Davide suonò alla porta.&lt;br /&gt;ridemmo sul più e sul meno, fumammo un paio di sigarette, poi lui mi disse se sapevo già cos'era successo. a proposito di Giù. io non sapevo i dettagli, ma da come mi fu stato chiesto da quest'ultimo, feci finta di niente e risposi di no.&lt;br /&gt;cacciò fuori dallo zaino un pezzo di giornale locale. era di poche settimane prima. riconobbi in una foto una punto grigia ridotta ormai ad un ammasso d'acciaio e di macerie. &amp;quot;Giuseppe F. 25 anni ha perso la vita in un incidente...&amp;quot;&lt;br /&gt;guardai Davide in cerca d'una qualche risposta.&lt;br /&gt;&amp;quot;sai, pochi giorni prima di quella giornata di merda, aveva chiesto di te. voleva tanto parlarti e raccontarti un po' di cose.&amp;quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ciao Alessandro. dai banchi di scuola all'inferno della guerra a quello sulle strade.</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Mon, 22 Sep 2008 11:50:59 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Costanti X e variabili Y</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=3893547</link>
            <description> la pioggia picchettava incessante sul vetro, mentre Thomas la osservava dall'interno con la fronte poggiata sulla lastra, e gli occhi alzati verso l'alto sforzandosi di vedere il più possibile oltre le nubi nere all'esterno. le onde del mare poco distante dall'abitazione s'innalzavano violente per metri, frangendosi con tutta la loro rabbia sugli scogli. sentì la porta alle sue spalle dall'altra parte della stanza aprirsi e scricchiolare, quasi un tuono in quel silenzio morente. la sentì richiudersi subito dopo. quasi volle ignorare i passi, poi sentì una mano poggiarsi sulla sua spalla. aspirò un tiro dalla canna e spostò gli occhi dall'orizzonte all'altezza della sua spalla destra, e intravide giusto un po' di collo della persona appena entrata. un bellissimo collo che avrebbe voluto baciare dieci cento volte e ancora altre cento. un collo su cui vedeva cadere un ciuffetto castano. il suo collo.&lt;br /&gt;&amp;quot;così sei veramente intenzionato a partire...&amp;quot; ruppe il silenzio nella stanza. riportò lo sguardo verso l'esterno della finestra, nel nero di quelle nuvole tristi.&lt;br /&gt;&amp;quot;non mi guardi più neanche in faccia...&amp;quot; aggiunse lei. perchè tutto questo?&lt;br /&gt;&amp;quot;piove&amp;quot; è l'unica cosa che riuscì a bisbigliarle. &amp;quot;hai visto? piove. il cielo piange. quale migliore nottata per andarsene?&amp;quot; e aspirò di nuovo.&lt;br /&gt;lei lo guardò. era lì, con lo sguardo verso l'esterno e la fronte sul vetro. lo sguardo fuori. lui ormai non apparteneva più a quei posti. era come già partito.&lt;br /&gt;&amp;quot;ho capito. quindi è una cosa imminente...&amp;quot; e di nuovo silenzio.&lt;br /&gt;&amp;quot;sì. non ho più nulla che mi spinga a rimanere qua. niente.&amp;quot;&lt;br /&gt;lei non sapeva cosa dirgli.&lt;br /&gt;&amp;quot;nessuno a cui interessi che io rimanga o meno&amp;quot;&lt;br /&gt;avrebbe voluto convincerlo del contrario, spingerlo a rimanere lì, almeno un altro po' di tempo. ma non era nella posizione adatta per modificargli il destino.&lt;br /&gt;&amp;quot;neanche a te...&amp;quot;&lt;br /&gt;lei capii e abbassò lo sguardo. non poteva dargli quello che lui voleva da lei. nonostante tutto quello ch'era successo tra loro.&lt;br /&gt;&amp;quot;dopo l'incidente di Igor ho capito molte cose. è come se mi si fosse illuminato un segnale davanti agli occhi.&amp;quot; aggiunse lui, e sbuffò fumo.&lt;br /&gt;lei finalmente rispose. &amp;quot;più di tutti sei quello che ha più sofferto per la sua morte. ma ci ha abbandonati a tutti. non puoi essere così egoista ed andartene via. sei ingiusto.&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;io ingiusto? semplicemente seguo il corso della natura. a volte mi sembra che nulla sia giusto, quaggiù. quasi niente. all'inferno è inevitabile diventare cattivi.&amp;quot;&lt;br /&gt;sbattè un pugno sulla lastra di vetro. poi un altro. la finestra sulla parete alla sua sinistra s'aprì di botto, lasciando entrare acqua e aria fredda. lei s'accostò a richiuderla.&lt;br /&gt;&amp;quot;fuori piove molto...&amp;quot; gli disse, conscia della stupidità che permeava nelle sue parole.&lt;br /&gt;&amp;quot;meglio&amp;quot; aggiunse lui subito &amp;quot;almeno non piangerò da solo.&amp;quot;&lt;br /&gt;e aspirò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli si scaraventò addosso senza alcun preavviso. anche lei fu stupita nel vedere la propria mano appoggiarsi violentemente sulla guancia di lui. subito dopo, un silenzio abissale ghiacciò la stanza. lui rimase fermo, basito, con la guancia rossastra il capo chino lo sguardo a terra e le braccia penzoloni. lei, lo guardava. si aspettava una qualche risposta, reazione. e respirava con forza, un fiatone le seccava la gola. si diceva ch'era meglio così, meglio il fiatone che qualche stupida lacrima. lui rialzò lo sguardo, e immerse i propri occhi in quelli di lei. per la prima volta, da quell'incontro, lui la guardava. e le sorrise.&lt;br /&gt;&amp;quot;spero che questo ti faccia sentire un po' meglio...&amp;quot; le disse. lei gli dava ragione, ma sentiva la rabbia ribollerle ancora sotto la pelle. lui era così sicuro di sè. in tutto quel caos, in tutto quel trambusto, nell'incertezza totale di tutto il divenire, lui sapeva. sapeva di dover fuggire da quel posto, da quell'inferno. ed era già tanto.&lt;br /&gt;&amp;quot;ora calmati però.&amp;quot; le prese i polsi e s'avvicinò a lei. un bacio sfiorò quella fronte contornata da ciuffetti castani.&lt;br /&gt;&amp;quot;sò ch'è molto difficile da capire, ma questa non è più casa mia. e sospetto che non lo sia mai stata.&amp;quot;&lt;br /&gt;ecco come poche parole potevano sotterrare e delapidare in un nanosecondo la materia prima del nostro passato: i ricordi. quando essi vengono messi in discussione, tutto il nostro passato le nostre esperienze e la loro somma, cioè noi, decadeva tra nubi di zolfo.&lt;br /&gt;&amp;quot;come puoi dire una tale stronzata?&amp;quot; finalmente riuscì a parlare. aveva voglia di sputargli in faccia tutta la sua rabbia. lui, così cattivo ed egoista.&lt;br /&gt;&amp;quot;è molto più difficile rimanere che andarsene&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;ma io non sono un eroe, non ho battaglie per cui combattere e in cui credere. quella mia vita è passata. cancellata. morta. ora ho solo un cammino da seguire...o comunque è questo che mi è balenato in testa.&amp;quot; e sorrise. guardò nuovamente fuori e la pioggia non cessava di mitragliare la costa. le onde rimbombavano tra i loro flutti come le ecatombe belliche che amava vedere nei film e nei documentari. la vera guerra era lì fuori, dentro il mondo e nelle sue infrastrutture. negli sguardi incrociati tra persone popolazioni razze ideali. e lui sarebbe finalmente partito prendendo atto di tutto questo caos incontrollabile.&lt;br /&gt;&amp;quot;mancherai a tutti, all'orfanotrofio.&amp;quot; lui posò nuovamente gli occhi su lei, gl'immerse nei suoi e li vide stanchi e arrossati. e l'abbracciò.&lt;br /&gt;&amp;quot;lascio un pezzo di cuore qua, e tu più di tutti ne sei la custode.&amp;quot;&lt;br /&gt;nuovamente il silenzio ghiacciò la stanza. i pensieri di lui tornarono ad un'adolescienza non molto lontana che vedeva in lei quanto di più dolce e splendido che il mondo aveva da offrirgli. e la sua prima volta con lei che lo allontanò dai fumetti e lo avvicinò ad un mondo fatto di sensazioni ed odori. ma questo prima della tragedia, del dramma, che interruppe nelle loro tristi vite come un lampo durante una gita in campagna. il ragazzino divenne uomo e il mondo si manifestò a lui per quello che era realmente: un enorme pitale di merda fumante.&lt;br /&gt;si mise lo zaino sulle spalle e s'avviò verso la porta. lei era rimasta ferma immobile alle sue spalle, al centro della stanza. non fece nulla non disse nulla.&lt;br /&gt;girò la maniglia, poi la richiuse. e si voltò dietro.&lt;br /&gt;&amp;quot;sai, con questa pioggia sarà difficile rullare.&amp;quot;&lt;br /&gt;tornò indietro e si sedette. cominciò ad arrotolare un filtrino.&lt;br /&gt;lei si girò e rimase a guardarlo per un lasso di tempo che sembrava non finire mai. troppe domande troppi fantasmi troppo dolore nella testa, dentro. ed ora, questo gesto così stupido ed inaspettato. ma prima che lei potesse dirgli nulla, lui sentenziò.&lt;br /&gt;&amp;quot;sai, prima di partire mi devi prestare quel tuo libro di Bradbury di cui non ricordo mai il titolo. ho proprio voglia di leggerlo, sul treno.&amp;quot; alzò lo sguardo verso di lei.&lt;br /&gt;&amp;quot;e ho proprio voglia di stare ancora un altro po' con te...&amp;quot;&lt;br /&gt;lei sorrise, e gli si sedette accanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la macchina correva via sfreccando silenziosa quasi come un sibilo tra i rami stanchi abbassati a ridosso sulla strada. vedeva nello specchietto retrovisore la sequela di strisce bianche venire inghiottita dal lato inferiore dello specchietto, nell'oblio dove quella versione della realtà terminava netta.&lt;br /&gt;la mano destra lasciò il volante e si diresse cieca verso lo stereo. acceso. solita musica del cazzo di sempre, ripensò. lo spense.&lt;br /&gt;quanto avevano riso. forse non avevano riso tanto da tempi immemorabili. e se lo dissero, anche.&lt;br /&gt;&amp;quot;non ridevo così tanto da...da tempi immemorabili!&amp;quot; gli disse lei luminosa in viso come solo certi cuori sanno percepire.&lt;br /&gt;&amp;quot;già. come quando da bambini ridevamo per ogni cazzata.&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;sì sì, come quella volta che ti trovarono nascosto sotto l'altare perchè volevi rimanere lì ad aspettare la notte per rubare il vin santo!&amp;quot;&lt;br /&gt;e risate. era quei momenti in cui tutto si bloccava, fuori quasi percepisci il gelo, il vuoto, l'insignificanza del tutto. anche la pioggia, che si abbatteva fino a pocanzi incessante e crudele, si fermò. perchè quello che importava era lì, uno sguardo un sorriso, una canna, e tutto era poco e placido, ma già abbastanza. l'esistenza aveva smesso di scorrere e il suo obiettivo s'era fermato su loro due, rendendo ogni istante ogni respiro ogni gesto, quasi un mausoleo.&lt;br /&gt;staccò nuovamente la mano destra dal volante e la diresse verso il baule, e l'aprì. frugò dentro frettolosamente -quasi non sbandava- e ne cacciò fuori il primo cd che li capitò a tiro. tanto, pensò, dopo dieci minuti m'avrà già stancato. child in time.&lt;br /&gt;&amp;quot;ah ah ah come quella volta, ricordi? che ti trovarono a fumare nel bagno delle ragazze!&amp;quot;&lt;br /&gt;e risero. e lei si rivide ragazzina e ribelle. e innamorata del suo fidanzato più grande e spaccone.&lt;br /&gt;&amp;quot;come quella volta che lui ci scoprì insieme dietro la palestra.&amp;quot;&lt;br /&gt;già, perchè lei ha sempre avuto uomini migliori di lui. non c'è mai stato spazio per lui. fino al giorno maledetto, in cui tornare indietro sui propri passi sarebbe stata forse la cosa più fatale. già, &amp;quot;forse&amp;quot;. siamo schiavi del nostro libero arbitrio, che lo vogliamo o no, qualsiasi stradina grotta salita o discesa noi scegliamo in questa fottuta traversata, o scalata, o viaggio che dir si voglia, s'incontra sempre un un dirupo un precipizio, e in un modo o nell'altro, sprofondiamo. tutto è così imprevedibile, quasi ci stupiamo anche delle nostre stesse scelte, spinti da falso eroismo o da stupido masochismo. e da un letale attaccamento alla vita. eppure tutto sembra essere incastrato, quasi come in un cubo di Rubick. o in un'equazione algebrica.&lt;br /&gt;lui, solo e pensoso, si sentì improvvisamente come uno di quei personaggi da romanzo, immerso nei suoi pensieri malinconici. molto probabilmente avrebbe pianto. &amp;quot;colpa dei Deep Purple&amp;quot; si disse, e spense lo stereo.&lt;br /&gt;e lei? già, lei. lei semplicemente uscì dal bagno ancora ridendo, &amp;quot;aspetta qui che mò torno, non riesco proprio a trattenerla&amp;quot; gli disse. uscì dal bagno ancora ridendo, e non lo vide più.&lt;br /&gt;e fuori, improvvisamente, caoticamente, ricominciò a piovere.&lt;br /&gt;</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Fri, 01 Aug 2008 13:00:57 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>&amp;quot;Pagine&amp;quot;</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=3843184</link>
            <description>&lt;em&gt;il protagonista del racconto, come qualsiasi protagonista che si rispetti, sarebbe andato incontro nella sua vita a qualche momento di lucida riflessione. sarebbe caduto, o inciampato, in uno dei suoi soliti flussi di coscienza, come li chiama lui da lettore agguerrito di joyce quale è. ma joyce era morto secoli prima, i suoi coetanei non sapevano neanche chi fosse e, sopratutto, il racconto doveva andare avanti.&lt;br /&gt;era consapevole che quel momento catartico avrebbe reso lui il fulcro cruciale della faccenda, e la sua vita i suoi movimenti i suoi pensieri sarebbero divenuti scritti, pagine sporche d'inchiostro e lacrime.&lt;br /&gt;era così pronto, come un suicida harakiri, a prendere parte allo svoglimento della trama, a prendere parte alla sua parte di personaggio, imparlarla, se era necessario metterci del suo, e ad affrontare il momento più importante di tutto il racconto.&lt;br /&gt;e così fece.&lt;br /&gt;andò a prendere il quadernetto a quadretti in cui erano appuntate tutte le sue memorie, che da immagini ricordate divenivano così creature viventi a sè stanti. storie che vedeva apparirgli davanti agli occhi quando meno se l'aspettava, sulla corriera, sul cesso la mattina, e che sempre gli davano un certo brivido glaciale lungo la colonna vertebrale, e che spesso lo facevano tremare di terrore, quando gli si apparivano nell'istante in cui i suoi occhi si sbarravano per dare libero arbitrio a Morfeo.&lt;br /&gt;era condannato a rivivere tutta la sua vita come uno spettatore assiste ad un dramma in teatro. e non poteva farci assolutamente nulla, se non guardare ed applaudire, e il più delle volte abbassare lo sguardo per la scarsa qualità della sceneggiatura. ma tutto era stato scritto da lui, tutto era stato vissuto mosso e pensato da lui, e quella sera non avrebbe ricevuto fiori sul palco nè complimenti dalla critica.&lt;br /&gt;prese il quadernetto, e gli dese una breve ma intensa lettura. rivide con piacere le pagine più scherzose e buffonesche, rilesse velocemente e con una certa paura le pagine della morte d'un suo carissimo amico l'anno prima, e si perse e si lasciò andare alla lirica e alla lettura nelle pagine d'amore e in quelle più malinconiche.&lt;br /&gt;richiuse il quadernetto, lo cosparse di alcool rosso, e lo incendiò.&lt;br /&gt;guardò le fiamme affamate consumarsi quelle pagine, le sue pagine, la sua vita.&lt;br /&gt;quando il fuoco parve spegnersi, a terra non restò nient'altro che un ammasso di cenere, che avrebbe sparso a tempo debito nel vento, magari correndo in bicicletta fumando una cannetta.&lt;br /&gt;andò a riporla in una scatoletta di osso nell'armadio nell'altra stanza sotto un ammasso di coperte e polvere, e quando tornò vide un quadernetto nuovo, lindo, là dove prima c'era la cenere.&lt;br /&gt;rimase a lungo a guardarlo, la cosa lo colpì, ma non lo spaventò.&lt;br /&gt;andò in cucina e prese una bottiglia di vino. l'aprì e fece un sorso. poi un secondo. poi un terzo, più lungo e insistente, fino a sentire la bile muoversi dentro come una serpe in gabbia.&lt;br /&gt;tornò nella stanza principale dove si svolgeva la scena principale del racconto quasi barcollando, e raccolse da terra il quadernetto misterioso.&lt;br /&gt;l'aprì, ed era bianco. pulito.&lt;br /&gt;scrisse sulla prima pagina DUEMILAEOTTO, e la girò, eccitato, per cominciare il nuovo racconto che già stava vivendo e che già era stato scritto.&lt;br /&gt;questo sarà diverso, migliore, si disse, e pose la punta della biro sulla carta.&lt;br /&gt;&amp;quot;il protagonista del racconto, come qualsiasi protagonista che si rispetti, sarebbe andato incontro nella sua vita a qualche momento di lucida riflessione. sarebbe caduto, o inciampato...&amp;quot; e cominciò così il suo nuovo racconto.&lt;/em&gt;</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Sat, 26 Jul 2008 13:36:19 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>&amp;quot;Senti l'estate che torna&amp;quot;</title>
            <link>http://it.netlog.com/reddha_/blog/blogid=3843098</link>
            <description>&lt;em&gt;l'estate sembra essere finalmente giunta, sai?&lt;br /&gt;forse se mi rivedessi adesso non mi riconosceresti, e molto probabilmente non avremmo neanche granchè da spartire. si sà, vivi e lascia vivere, niente ci potrà dividere, blabla, sono solo minchiate da fiction.&lt;br /&gt;e l'estate sembra essere ritornata. come quel giorno a mare quando feci di tutto come un ragazzino, per conoscerti. e lo sforzo mentale per riuscire anche per poco a dirti una qualsiasi frase di senso compiuto. a insegurti, trovarti, parlarti. ma poi arrivò l'inverno, tra noi.&lt;br /&gt;come quella volta, amico mio, quando col mio Boxer2 andavamo in giro per l'interland, a bere e a rovesciare cassonetti a terra. come Kerouac e Cassidy. dieci anni prima che io scoprissi chi sia Kerouac innamorandomene, cento anni prima della tua partenza non voluta.&lt;br /&gt;e tua nipote è veramente bellissima, sai?&lt;br /&gt;come quell'estate -ricordi?- a quella festa a casa della zia. che volevamo le stesse ragazze e io andai a vomitare in spiaggia. quell'allegrezza spensierata ormai andata che ancora riscopro con chi ancora ricorda, come me, tra una cartina e un colpo di tosse. e la sabbia negli occhi.&lt;br /&gt;ma poi venne quell'altra estate, quella che mi trascinò alla deriva, quella del falò e dei primi troppi kilometri. che mi fece scoprire che esiste una vita anche al di sotto della testa, del collo. tra le gambe, per la precisione. e che da là tutto sarebbe stato un continuo accellerarsi di bianchi e neri. di vite parallele toccate e fughe e di malinconici e silenziosi monologhi. quell'estate che mi fece capire che spesso l'odio sazia l'anima più di qualsiasi abbraccio.&lt;br /&gt;l'estati dai miei nonni, quando ancora mio nonno camminava e il salento era ancora un'oasi. dell'umidità nelle ossa l'asciugamano perso e la vomitata affianco. e davanti l'alba sul mare. a riflettere che una vale l'altra, fino a farle fondere, tra loro. e che tanto prima o poi il tramonto torna.&lt;br /&gt;e quest'estate? amico mio, ho visto l'alba proprio due giorni fa. e non è stata un granchè. ho scoperto di non amare le albe, sai? e tante cose sono cambiate durante queste estati. io in primis. le estati mi hanno sempre cambiato, aggiungendo o togliendo qualcosa. sguardi o pezzi di cuore che siano.&lt;br /&gt;il sole entra arrogante dalle fessure della veneziana, gli uccellini rompono il cazzo e l'albero di gelsi vicino il passaggio a livello -sì, proprio quello- è rigonfio di dolci frutti. come tutte le altre estati, ma mai come oggi.&lt;br /&gt;ora sono qui a buttare queste quattro righe nella mia stanza, e a sudare come un porco. se non piango, dovrò pur rimediare in qualche modo alla ritenzione dei liquidi, no?&lt;/em&gt;</description>
            <author>reddha_</author>
            <pubDate>Sat, 26 Jul 2008 13:25:56 UT</pubDate>
        </item>
    </channel>
</rss>
