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Blog / Lasciate ogni speranza
lunedì, 5 gennaio 2009 alle 20:59
tratto dal blog di oggi di Vittorio Zucconi
Dopo avere letto i più di mille interventi lasciati in questo spazio sulla ennesima tragedia israelo-palestinese, e anche scontando, come si fa nelle gare di pattinaggio artistico, i giudizi più estremi o dissennati, la conclusione che si trae da questo campione piuttosto sostanzioso e statisticamente interessante (lo so, lo so, le campionature volontarie e non pesate hanno poco valore) è deprimente. Non mi riferisco ai professionisti del battibecco, nè a coloro che non riescono a scrivere dieci parole senza infilarci l’insolenza da seconda media. Il sentimento di disperazione è molto più profondo. Sta nel rifiuto di riflettere sulle obbiezioni, di porsi domande che contraddicano le risposte preconfezionate, di accettare anche soltanto l’ipotesi, per semplice dialettica o per migliore confutazione, che gli altri possano avere qualche ragione nei loro comportamenti. Domina, come il Minosse che si attorciglia nella propria coda, il ricorso istantaneo alla personalizzazione come surrogato al ragionamento o alla generalizzazione che tutto spiega e dunque niente capisce, “gli arabi”, “gli ebrei”, gli “americani”, “le anime belle”, “i nazisti”, “voi”, “i comunisti”, i “pacifinti”, i “filo terroristi”, tutti maiali, corrotti, venduti, assassini, ciechi, pirla, faziosi, meno, naturalmente, io. Dunque, la domanda deprimente, perchè è la sola che conti davvero è: quali speranze, quali possibilità reali di pace, di ragionevolezza, di compromesso, possono esistere tra esseri umani che quotidianamente si sparano addosso, seppeliscono un figlio, sono bersagliati da razzi e da bombe, se neppure tanti di noi, lontani migliaia di chilometri dalle conseguenze fisiche dei nostri rancori, al calduccio davanti al nostro PC (o, meglio, Mac) riusciamo a pensare, a ragionare senza schizzarci addosso veleno e senza bendarci gli occhi con i nostri pregiudizi? Fa paura scoprire quanto è facile eccitare e scatenare l’odio che portiamo dentro di noi e che chiede soltanto un pretesto per esplodere come un geyser.
http://zucconi.blogautore.repubblica.it/
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