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        <title>Blog di Laura</title>
        <description>ll blog di Laura</description>
        <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog</link>
        <lastBuildDate>Thu, 26 Nov 2009 13:42:29 UT</lastBuildDate>
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            <title>karibukwetu</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu</link>
            <description>karibukwetu</description>
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            <title>Salviamo il punto e virgola?</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=3073292</link>
            <description>È noto che le esigenze di uniformità del mondo globalizzato comportano la progressiva sparizione di un certo numero di soggetti. L'ecosistema si impoverisce per via dell'estinzione di non so più quante specie animali e vegetali al giorno, i sistemi culturali e produttivi perdono un'infinità di possibili articolazioni (non si scrivono più sonetti, nessuno mette più i fagiolini nelle trenette col pesto, non si trova più un buon ciabattino neanche a pagarlo a peso d'oro...), si riduce costantemente il numero delle lingue parlate sul pianeta. Il campo della linguistica, anzi, è uno di quelli in cui il fenomeno procede con maggior virulenza: non ne sono investite soltanto le lingue in sé, ma anche le forme e le strutture grammaticali e sintattiche. In Italia si parla spesso della triste sorte del congiuntivo, ma il suo non è un caso isolato. Avrete certamente notato, per esempio, come i traduttori dall'inglese, sordi a ogni rimprovero, stiano pervicacemente imponendo alla nostra prosa l'abolizione del trapassato prossimo e remoto. Ed è ovvio che, ogni tanto, qualcuno cerchi di ribellarsi. AI difensori della foca monaca, del lardo di Colonnata e della foresta amazzonica si aggiungono, a pieno diritto, quelli del congiuntivo (e forse, auguriamocelo, del trapassato)&lt;br /&gt;L'ultima crociata è partita in Francia (con un articolo della scrittrice Sylvie Prioul) e riguarda, non ve ne stupiate, un segno di interpunzione. Sembra infatti che in quel paese si usi sempre meno il punto e virgola. È uno dei tanti effetti, secondo i suoi sostenitori, dell'influenza dell'inglese, una lingua che predilige un fraseggiare breve e coinciso in cui quell'elemento, che in effetti non vi ha mai avuto uno status definito, finisce per essere abbastanza inutile. In francese, invece, il suo uso è ben codificato e la sua funzione non lascia adito a dubbi. Gli scrittori, poi, usi in genere a un periodare ampio e complesso, se ne servono con larghezza. Senza il punto e virgola, per esempio, la Recherche di Proust sarebbe difficile, anzi, quasi impossibile, da leggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si tratta di polemiche di questo tipo, tra la Francia e l'Italia non c'è che un passo. Così, un paio di settimane fa, Piero Citati ha ripreso l'argomento su Repubblica e in chiave decisamente drammatica. Non è un'estinzione cui stiamo assistendo, ma un assassinio. Un assassinio, anzi, molto più grave di quelli “di padri, madri, figli, figlie, mariti, mogli, nonne, cognati, di cui parlano con infinita voluttà i nostri giornali”. E si capisce: “una lingua deve la propria eleganza alla ricchezza dei suoi strumenti espressivi”, tra i quali rientrano a pieno diritto tutti i segni di interpunzione, nessuno dei quali è inutile, perché essi, segnando pause più o meno profonde, danno ritmi diversi alla prosa. E “se perdiamo la ricchezza della lingua, diventiamo incapaci di pensare o di elaborare i nostri pensieri”.&lt;br /&gt;Tutto sacrosanto, naturalmente, specie se ci si pone dal punto di vista di un letterato qual è Citati (e qual è, naturalmente, la Prioul). Perché è evidente come questi ragionamenti non attengano tanto alla ricchezza di una lingua quanto alla efficacia del suo uso letterario. Il punto e virgola, che è stato inventato, a un certo punto della storia, per unire (o separare, è lo stesso) tra loro più frasi di senso compiuto intese come sottoelementi dello stesso insieme, esige quell'organizzazione dei messaggi linguistici in periodi ampi e articolati tipica delle belle lettere. Nel parlare comune, si sa, si è molto più sbrigativi e di articolazioni di quel tipo si fa volentieri a meno. Come fanno, d'altronde, quegli scrittori che si sforzano, a torto o a ragione, di intonare il loro stile sugli usi e sulle forme del parlato quotidiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alle lingue, bisogna star sempre un po' attenti nel parlare di maggiore o minore ricchezza di una lingua rispetto a un'altra. Le lingue (in qualsiasi modo le vogliamo definire) sono tutte, almeno in potenza, egualmente ricche: servono tutte a rendere pubbliche le operazioni del pensiero umano, che è logico supporre unico per tutti, e sono, infatti, traducibili tutte l'una nell'altra. Guidate come sono da un ferreo principio di economia, lasciano inesorabilmente cadere forme, elementi e parole di cui la comunità parlante non sente, al momento, il bisogno, ma sono sempre disposte a riassumerle – o reinventarle – in caso di necessità. Se c'è un campo in cui nulla si crea e nulla si distrugge è proprio quello del linguaggio, in cui il fenomeno più rilevante è piuttosto quello della continua trasformazione. E in cui, di conseguenza, tutte le forme e le strutture sono legittime, nella misura in cui adempiono alla loro funzione.&lt;br /&gt;Insomma, bisogna guardarsi dall'identificare la bella prosa, che è un qualcosa da ascrivere al merito esclusivo dello scrittore che la produce, con la bella lingua, che è una entità molto più evanescente. Anche perché se dico che la mia lingua è bella posso essere tentato di aggiungere che la tua invece non lo è, e da questo tipo di gerarchizzazione è facile passare a un altro e così, senza neanche accorgersene, ci si trova proiettati sul campo minato del nazionalismo, con tutti gli effetti nocivi che quel modo di vedere le cose comporta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da L'Hebdromedario)</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Sat, 26 Apr 2008 15:16:54 UT</pubDate>
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            <title>La ritalebanizzazione dell'Afghanistan...</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=3044980</link>
            <description>Le televisione afgane non possono più trasmettere le soap-opera indiane. Scade oggi il termine fissato dal ministero afgano dell’Informazione e della Cultura per l’interruzione di queste trasmissioni, giudicate “offensive della morale pubblica e della religione islamica”. Motivo: i sari delle attrici che lasciano scoperti i fianchi, i ragazzi e le ragazze che escono assieme, i frequenti riferimenti alla religione induista. Il provvedimento, voluto dai parlamentari conservatori e dal clero islamico, è stato sostenuto anche dal presidente Hamid Karzai, secondo il quale “questi programmi contraddicono la vita quotidiana degli afgani, la nostra gente non li accetta, quindi vanno interrotti”.&lt;br /&gt;ToloTv non molla, nonostante le minacce. Peccato che, invece, gli afgani, soprattutto i più giovani, passino ore e ore incollati agli schermi delle altre emittenti private che trasmettono le colorate e melense soap di Bollywood. In particolare quelle trasmesse da ToloTv, la più popolare rete televisiva afgana, che non ha nessuna intenzione di rispettare il divieto governativo: “Questa decisione è incostituzionale e noi non la rispetteremo: continueremo a trasmettere soap opera”, ha dichiarato giorni fa Masoud Qiam, uno dei più noti presentatori dell’emittente. Gli aveva subito risposto Ensayatullah Balegh, uno dei più importanti mullah conservatori del Paese, dichiarando che se ToloTv non rispetterà il divieto, lui e i suoi seguaci saliranno sulla collina fuori Kabul che ospita i ripetitori televisivi e faranno saltare in aria quello dell’emittente blasfema.&lt;br /&gt; Il Paese va verso la ‘ritalebanizzazione’. Il divieto delle soap indiane potrebbe essere solo l’inizio della ‘ritalebanizzazione’ della società afgana. La commissione Affari Morali del parlamento di Kabul ha infatti proposto la settimana scorsa una legge che vieta agli uomini di indossare t-shirt e jeans, di farsi crescere i capelli e di indossare braccialetti e collanine, e alle donne di truccarsi, mostrare i capelli e vestire abiti occidentali. Vietati anche il biliardo, i videogames, la musica ad alto volume, i combattimenti tra galli e cani, i giochi con i piccioni ammaestrati e le feste di matrimonio promiscue, ovvero quelle dove uomini e donne non festeggiano separatamente. Per i trasgressori sono previste multe salatissime che arrivano fino a 100 dollari (mesi di stipendio per un afgano medio).&lt;br /&gt;Il modernismo politico non porta consensi. Contrariamente al bando delle soap opera, questa legge forse non passerà, né otterrà l’avallo presidenziale. Ma il solo fatto che sia stata formalmente proposta dal parlamento è indicativo del clima che si respira a Kabul, dove i politici fanno a gara per mostrarsi integerrimi difensori della morale tradizionale e della religione islamica in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Anche il presidente Karzai cavalca l’onda, sperando che questo gli garantisca un secondo mandato.&lt;br /&gt;Visto dalla sempre più ‘occidentalizzata’ Kabul, colonizzata da migliaia di stranieri, questo ritorno al passato appare contraddittorio. Ma non lo è affatto se si pensa che nel tradizionalista e conservatore Afghanistan rurale, genuina espressione del ‘paese reale’, un afgano su tre (dati Senlis Council, 2007) si dichiara pubblicamente a favore del ritorno al potere dei talebani.</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Tue, 22 Apr 2008 19:01:20 UT</pubDate>
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            <title>Sciopero dei kamikaze in Algeria</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=3004600</link>
            <description>La netta diminuzione del numero di attentati in Algeria, rilevata nelle ultime settimane dalle autorità locali, sembra essere dovuta ad un inedito sciopero dei kamikaze indetto dai terroristi di Al Qaeda. E' in atto infatti uno scontro di vedute fra i miliziani islamici appartenenti alla cellula della cosiddetta Zona 2, che va dalla provincia di Boumerdes a quella di al-Buira, e il leader della dirigenza nordafricana Abu Musab Abdel Wudud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema in questione è la legittimità, dal punto di vista della sharia, di condurre attentati kamikaze che provochino vittime civili. Wudud è favorevole a questo tipo di attacchi e ciò ha provocato la fuoriuscita dal gruppo di alti dirigenti del Gruppo Salafita Algerino. I membri della cellula della Zona 2 hanno perciò scritto agli ulema salafiti per chiedere un editto chiarificatore al riguardo, in mancanza del quale si rifiuteranno di prendere ordini dall'emiro Wudud. Problemi per l'attuale dirigenza qaedista arrivano anche dai terroristi che operano sui monti di Tizi Ouzou, in Cabilia. Sempre più miliziani della zona si consegnano alle autorità governative offrendo il proprio pentimento in cambio della grazia. Per evitare ciò, i capi cellula hanno l'ordine di eliminare chiunque faccia sorgere loro dei dubbi sulla propria fedeltà. Almeno 20 cadaveri di terroristi sono stati trovati di recente dalla polizia lungo le strade della provincia berbera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da www.peacereporters.it)</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Thu, 17 Apr 2008 16:43:41 UT</pubDate>
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            <title>Nient'altro da dire.</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2983608</link>
            <description>Signori, che disfatta...spero solo che alla Regione Lombardia non salga la Lega. &lt;br /&gt;Altrimenti emigro.</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Tue, 15 Apr 2008 08:57:55 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Piangi, fratello amatissimo</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2956786</link>
            <description>&lt;em&gt;O Negro, da millenni bestiame umano&lt;br /&gt;le tue ceneri continuano a spargersi in tutte le latitudini&lt;br /&gt;e tu continui a costruire cappelle funerarie&lt;br /&gt;dove i carnefici dormono il loro sonno eterno.&lt;br /&gt;Inseguiti e braccati, scacciati dai propri villaggi&lt;br /&gt;sconfitti in battaglie dove la legge del più forte&lt;br /&gt;significava per te la schiavitù o la morte,&lt;br /&gt;ti eri rifugiato nelle profonde foreste&lt;br /&gt;dove l’altra morte incombeva sotto la maschera&lt;br /&gt;impaziente&lt;br /&gt;per le zanne del felino, o nella morsa immonda&lt;br /&gt;e fredda del serpente.&lt;br /&gt;E poi venne il Bianco, sornione scaltro&lt;br /&gt;e più avido&lt;br /&gt;che scambiava il tuo oro per paccottiglia&lt;br /&gt;violentando le tue donne&lt;br /&gt;ubriacando i tuoi guerrieri&lt;br /&gt;ammassando nei suoi vascelli i tuoi figli e le tue figlie.&lt;br /&gt;Il tam-tam mormorava di villaggio in villaggio&lt;br /&gt;portando in lontananza il dolore&lt;br /&gt;seminando lo smarrimento&lt;br /&gt;raccontando la grande partenza verso fiumi lontani&lt;br /&gt;dove il cotone è Dio e il dollaro Re&lt;br /&gt;condannato al lavoro forzato come bestia da soma&lt;br /&gt;dall’alba al tramonto sotto un sole infuocato.&lt;br /&gt;Ti fu insegnato a cantare le lodi di Dio&lt;br /&gt;e questi diversi canti, ritmando il tuo calvario&lt;br /&gt;ti davano la speranza in un mondo migliore...&lt;br /&gt;ma nel tuo cuore chiedevi solo&lt;br /&gt;il tuo diritto alla vita e la tua parte di felicità.&lt;br /&gt;Tu danzavi, folle, nell’umidità della sera.&lt;br /&gt;Da questo sole che tu ami sempre&lt;br /&gt;soffocherai il tuo dolore&lt;br /&gt;e tu farai del Congo una nazione libera e felice&lt;br /&gt;al centro di questa grandiosa Africa nera.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Patrice Lumumba &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo ministro del Congo libero, libero dalla colonizzazione belga.&lt;br /&gt;                 Assassinato per aver dato la libertà al suo popolo.</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Fri, 11 Apr 2008 18:08:32 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Raccontami qualcosa...</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2884883</link>
            <description>&amp;quot;Raccontami qualcosa…&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando sono rientrata in Italia, questa è stata la domanda che più di frequente mi è stata fatta, da amici, familiari, e persone con cui nel corso della mia vita ho scambiato solo poche parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Raccontami qualcosa…&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E vedi tutti quelli che lo chiedono prepararsi ad ascoltare fiumi di parole, racconti di avventure più o meno fantastiche; prepararsi anche a trovare un modo, dopo un po’, di interrompere le parole per chiedere di continuare un'altra volta…per gustare un'altra volta le &amp;quot;fiabe dell'Africa&amp;quot;, così le hanno chiamate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Raccontami qualcosa…&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i più non si aspettano il silenzio, dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Raccontami qualcosa…&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa? Caro amico mio…come vorrei avere le parole per raccontarti la mia vita al di sotto dell'Equatore.&lt;br /&gt;Ma la vita alla Kafubu non è un susseguirsi di avventure da safari o da villaggio vacanze.&lt;br /&gt;Come posso raccontarti le piccole cose della quotidianità?&lt;br /&gt;Come posso raccontarti i pomeriggi passati fuori dalle sale di studio a sorvegliare le ragazze, o le mattine in cucina a pulire la verdura?&lt;br /&gt;Potresti capire la gioia di condividere le piccole cose della vita di tutti i giorni delle allieve? La felicità nel vederle rincorrere la macchina su cui viaggiavo il giorno che sono rientrata dall'Italia, dopo Pasqua?&lt;br /&gt;Come ti racconto che la mattina alle 5.30 facevo il giro dei dormitori per svegliare le bestiacce ancora più insonnolita di loro? Come ti spiego la vita di ogni giorno?&lt;br /&gt;Sono cose noiose per chi si aspetta grandi storie.&lt;br /&gt;Se proprio vuoi ti posso dire dei giochi salesiani, di quando la mattina abbiamo caricato sul pullman 160 ragazze (un pullman solo, eh…) e siamo partiti alla Cité des Jeunes per le gare di pallone, pallavolo, basket e handball. Ti posso raccontare l'agitazione e il tifo a bordo campo, mia e di Sr Pétronille (due pazze allo sbaraglio!), il pranzo saltato per lasciare un panino in più alle atlete, le lacrime della &amp;quot;dura&amp;quot; della scuola, nonché capitana della squadra di basket, Huguette, quando è salita a ritirare la coppa del primo posto. Ti posso raccontare la festa che hanno fatto le ragazze che sono rimaste a scuola, al rientro delle loro compagne vincitrici. Se vuoi ti racconto anche che al sole mi sono scottata la faccia, e che le ragazze mi prendevano in giro perché ero diventata rossissima! E la stanchezza della sera, al ritorno...e sapere che avevo ancora una ventina di ragazze da massaggiare con la pomata canforata per i dolori...ne avevo più bisogno io di loro!&lt;br /&gt;Ti posso raccontare della prima notte che ho passato al dormitorio delle ragazze come assistente, svegliata alle 2.00 dalle chiacchere di una ragazza. Che parlava nel sonno...&lt;br /&gt;Ti posso raccontare della prima volta che ho usato il panno congolese al posto dei pantaloni. Non ho fatto in tempo ad uscire dalla camera che le ragazze hanno cominciato a ridere! Non volevano prendermi in giro, solo che avevo detto che era tre anni che non mettevo una gonna...&lt;br /&gt;E della sera che sono rimasta alzata fino a tardi con le ragazze che preparavano le frittelle per la festa del giorno dopo, e non c’era corrente, lavoravamo con le candele e ci siamo riempite i vestiti di cera! E come pioveva! Ti racconto che l’essere in ritardo é un punto d’onore per i congolesi, e che all’inizio ti fa arrabbiare un po’, ma poi impari a riderci e ne approfitti anche!&lt;br /&gt;Ma come posso raccontarti le emozioni, le gioie e le paure? Capiresti mai cosa ho provato il primo giorno a Kwesu? Circondata da 350 ragazze incuriosite, che parlavano tutte insieme in una lingua un po’ da rispolverare? Riuscirei mai a farti capire l’emozione e la paura di quando sono stata chiamata per aiutare una ragazza a partorire? Il freddo e il caldo insieme del momento in cui le mie mani hanno accolto una nuova vita?&lt;br /&gt;Riusciresti a capire questa vita di colori forti? Di sentimenti che non puoi vivere da solo, perché ogni cosa, bella o brutta, viene condivisa?&lt;br /&gt;Come trovo le parole per dirti dei sorrisi della gente, che vive, o sopravvive, di niente, ma che si offre alla conoscenza dell’estraneo, che condivide la vita con te?&lt;br /&gt;Come ti spiego la bellezza dei bambini che ridono e gridano “Muzungu baye”? e che si impiastrano la faccia di polvere per assomigliarmi un po’? Come ti spiego il silenzio, il rumore, le stelle ed i tramonti? Come ti racconto la vergogna di quando le ragazze hanno voluto farmi ballare...un pezzo di legno in mezzo a delle cosette snodate? Come ti racconto di quando le ragazze hanno scoperto che sono figlia unica, e hanno deciso di pregare per i miei genitori perché senza di me fossero meno soli?&lt;br /&gt;Come ti racconto che poco alla volta ho imparato a sentirmi “in famiglia”? una famiglia un po’ pazza...e io che credevo che le suore fossero serie...&lt;br /&gt;Come ti racconto che non mi sento quasi mai sola? Come ti racconto l’ospitalità, il senso di festa, il rispetto, la dignità, le relazioni calorose in cui mi hanno avvolto?&lt;br /&gt;Come ti racconto una battuta in swahili e le risate generali, con me sola che non capivo nulla, e l’ilarità della tavola intera alla vista della mia faccia stranita? Come ti racconto che le suore si prendono allegramente gioco di me quando le ragazze mi intrecciamo i capelli? Sapendo che dopo un giorno già le trecce saranno disfatte...&lt;br /&gt;E quando usano un proverbio, un modo di dire, e io lo prendo alla lettera e rispondo anche? I fraintendimenti legati all’uso diverso della gestualità, delle intonazioni, delle parole, delle lingue (francese, swahili, kibemba)...che ridere...&lt;br /&gt;Come ti racconto il pugno allo stomaco, fortissimo, di vedere una donna al mercato che fatica a mettere insieme da vivere per la sua famiglia, indossare una maglietta che dei nipotini americani hanno fatto per il loro nonno &amp;quot;We love grandpa&amp;quot;? Aveva stampata la fotografia di una bella famigliola felice davanti ad una tavola imbandita con ogni sorta di ben di Dio…&lt;br /&gt;Come ti spiego chi sono le allieve di Kwesu? Quello che mi hanno dato in questi mesi di vita insieme?&lt;br /&gt;Come ti racconto delle ragazze di 6°, le finaliste, che mi hanno accolta come una sorella?&lt;br /&gt;Come ti racconto chi é Huguette, il maschiaccio, ironica, forte e dolcissima, la mia chérie?&lt;br /&gt;Chi sono Nancy, il genietto; Milène, Febi, che mi vuole dare in moglie a suo fratello, Agnes, piccola di statura ma tosta! Gracia, apparentemente la più seria del gruppo, ma poi…, Joviale con la sua voce da soprano e Linda? Come ti racconto che avrei fermare il tempo per restare qui con loro, non lasciarle più? e che vorrei che continuassero a far parte della mia vita anche quando sarò di nuovo a casa?&lt;br /&gt;Chi sono tutte queste 376 allieve, con cui ho condiviso ogni istante sotto questo cielo d'Africa? Come ti racconto che mi mancano da morire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro amico...capisci perché se mi chiedi “raccontami qualcosa”, davvero, non trovo le parole?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non é che non voglio condividere con te quello che ho vissuto e quello che vivro’, non ti posso raccontare grandi avventure. E le emozioni, i sentimenti, le persone…quelli no, amico caro, sono solo miei. Non potrai mai capire, se non vivendo qui....&lt;br /&gt;Ti posso raccontare solo le piccole gioie e delusioni della vita di ogni giorno.&lt;br /&gt;Ti interessano? Davvero? Si’?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, se vuoi racconto di quella volta che...</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Tue, 01 Apr 2008 22:14:59 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Casa Laura Vicuna</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2785792</link>
            <description>Se hai voglia di darci una mano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Maison Laura Vicuna; Lubumbashi, RDCongo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Visitammo questo centro nel 1997, una sola casa, 37 bambine dormivano in una sola stanza, letti a castello distanziati tra loro di soli 10 centimetri, in ogni branda dormivano 2 bambine e per tre di loro c’era un posto solo sul pavimento sotto le brande. Un solo bagno più un rubinetto in cortile, polenta condita con erbe tutti i giorni un pezzettino di salsiccia una volta la settimana. Un unico armadio conteneva i vestiti e le scarpe di tutte le 37 bambine.&lt;br /&gt;Cominciammo a collaborare costruendo prima due casette poi un grande locale con una dozzina di docce e servizi, una lavanderia, un laboratorio di taglio e cucito, uno di maglieria e uno di parrucchiera, poi una terza casetta e poi….una quarta. Infine un grande salone tuttofare di 12x8 metri. Il grande terreno che circonda la casa è stato adibito in parte a pascolo per le capre e in parte a colture di ortaggi e piante da frutta. Infine, oltre alle attività artigianali e alla coltivazione dei campi, si è aggiunto l’allevamento dei polli. Abbiamo colmato il tempo libero con lezioni di musica, di ginnastica e in futuro vedremo di integrare ancora con materie artistiche e lingue straniere. Infine si è attrezzato il centro con giochi all’aperto (altalene ecc.) e due grandi gazebi in paglia (8 metri di diametro ciascuno) per riunioni, giochi ecc. all’aperto.&lt;br /&gt;Nel centro si è costituita un'equipe che lavora sul territorio a favore delle nostre ragazze per creare momenti di incontro (gare sportive, riunioni, teatri ecc.) e per fornire loro l'accompagnamento necessario alla reintroduzione alla vita normale (in famiglia, se questa è ritrovata, o in una nuova famiglia che la ragazza si formerà).&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://it.netlogstatic.com/p/oo/012/256/12256903.jpg&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il nostro Centro Laura Vicuna sta progredendo sia in termini organizzativi che in termini educativi nei confronti delle ragazze ospiti.Ciò fa sì che ogni anno ci siano ragazze pronte a completare un percorso che le porti verso la vita sociale indipendente.Il percorso che desideriamo realizzare consiste nel far uscire le ragazze “mature” da Casa Laura Vicuna e dare loro un’abitazione propria, all’interno di un altro centro che abbiamo chiamato S.ta Chiara, composto di diversi piccoli appartamenti e di una famiglia che vive nel complesso e che fa da riferimento, guida e protezione per la ragazze stesse. Ogni ragazza dovrà accudire la sua casetta, farsi da mangiare, lavare, pulire ed incominciare un lavoro, che sarà di apprendimento presso artigiani, commercianti, supermercati o altro (anche a stipendio zero, perché il Gruppo Aleimar continuerà a provvedere al mantenimento) oppure di avvio di un’attività propria, come p. es. la parrucchiera o la sarta ove l’apprendimento fosse già avvenuto. Quando, passati alcuni anni e le ragazze avranno acquisito la loro autonomia in termini di capacità lavorativa ed economica, avranno completato il percorso di formazione e saranno pronte per gestire la loro vita, usciranno dal Centro S.ta Chiara e lasceranno il posto ad altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno vuole qualche informazione in più...beh, sono qui. Che mi scriva pure.</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Wed, 19 Mar 2008 19:27:49 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Istanza di matrimonio</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2773323</link>
            <description>Mi è arrivata per mail da un'amica...noi l'abbiamo inviata, chissà mai...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;ISTANZA DI MATRIMONIO&lt;br /&gt;RACCOMANDATA A.R.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 13 marzo 2008&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignRight&quot;&gt;A Pier Silvio Berlusconi&lt;br /&gt;Vice Presidente Mediaset&lt;br /&gt;Viale Europa 46,&lt;br /&gt;20093 Cologno Monzese&lt;br /&gt;Milano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;Oggetto: Istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio&lt;br /&gt;Berlusconi nel corso del programma &amp;quot;Punto di Vista&amp;quot; del Tg2 del 13 marzo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il/La sottoscritto/a ______________________, nato/a a _________ il _______________, residente a ______________, in Via/Piazza _________________________, (Codice Fiscale_____________________), lavoratore/trice precario/a della Repubblica italiana, facendo seguito alle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio Berlusconi nel corso del programma &amp;quot;Punto di Vista&amp;quot; del Tg2 del 13 marzo 2008 rivolte ad una giovane lavoratrice precaria, che si riportano per intero:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere&amp;quot;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;&lt;strong&gt;ED ESSENDO IN POSSESSO DEI REQUISITI PREVISTI DALLE SUDDETTE DICHIARAZIONI (CONDIZIONE DI LAVORATORE/TRICE PRECARIO/A E LODEVOLE SORRISO&lt;/strong&gt;, - n.b. requisito quest’ultimo acquisito a seguito dei ripetuti colloqui per i rinnovi dei contratti)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CHIEDE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration:underline&quot;&gt;di potersi sposare con Lei e nelle more dell’espletamento della cerimonia di poter essere mantenuto/a con adeguato assegno di mantenimento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ai allega a tal fine foto attestante il requisito del lodevole sorriso.&lt;br /&gt;Si dichiara altresì di non aver inviato analoga istanza ad altro milionario.&lt;br /&gt;Città, ………… (data)&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignRight&quot;&gt;FIRMA&lt;br /&gt;(nome e cognome leggibili)&lt;/span&gt;</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Tue, 18 Mar 2008 07:49:40 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Eppure non volevo...</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2771071</link>
            <description>Non ero proprio felice quando ho saputo che mi avevano destinata al Congo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo avevo scelto, non lo avevo chiesto…&lt;br /&gt;Nel giugno 2006 ho fatto domanda presso una ONG, ed ho chiesto di partire per il Belgio. &lt;br /&gt;Perchè? ODIO l'aereo, ed in Belgio avrei potuto andarci anche in treno...&lt;br /&gt;Ma Qualcuno lassù  e credo anche qualcuno di Roma, Via Gregorio VII… aveva già deciso che il Belgio era troppo vicino e che avrebbe fatto di tutto per inviarmi al di sotto dell'equatore. Io che amo il freddo. Figurati un po’…&lt;br /&gt;Tante volte mi sono chiesta &amp;quot;cosa diamine ci faccio qui?&amp;quot;, e non è sempre stato facile trovare una ragione valida, che mi impedisse di prendere la valigia e rientrare a casa.&lt;br /&gt;I primi mesi non sono stati facili. Con le suore non andava proprio…non ci riuscivamo a capire. Non riuscivo ad entrare nella loro mentalità, di religiose ed africane, non riuscivo a capire il perché dei divieti, i permessi da chiedere per ogni uscita dalla recinzione della comunità, il controllo totale che cercavano di avere sulla mia vita. Io, che a 28 anni sono abituata a cavarmela da sola, e a non rendere conto quasi più a nessuno...C'è voluto un po’ di tempo, e quattro giorni in ospedale (malaria, mon amour...), per riuscire ad ingranare ed intenderci. Per dire, ogni volta che lasciavo il villaggio e la comunità &amp;quot;aspetto di rientrare a casa&amp;quot;. Ed ero felice di rientrare a “casa”.&lt;br /&gt;È bello sapere di essere stata accettata. Di avere qualcuno che ci tiene a me, nonostante tutto.&lt;br /&gt;Non è facile aveva la famiglia a 12000 km, ci sono cose che vorrei condividere con loro, ma so che non potrò mai farlo. Potranno ascoltare i racconti, vedere le foto, ma le emozioni, i brividi, le paure e la gioia…non le potranno vivere.&lt;br /&gt;Se penso che avrei potuto essere a Bruxelles…cavolo, no.&lt;br /&gt;Kansebula, Kafubu, le ragazze, i bambini, le suore (sì, anche loro, alla fine...), …non lo cambierei per nulla al mondo.&lt;br /&gt;È difficile elencare le &amp;quot;cose&amp;quot; positive. Sono sentimenti, più che “fatti” che posso raccontare.&lt;br /&gt;Sono stati dodici mesi fantastici. Sono partita con la paura di non essere all’altezza, di non riuscire ad inserirmi. Essere catapultata in un internato di 376 ragazze…beh…è stato complicato. Era tanto che non parlavo più il francese, e ho dovuto riscoprire una lingua diversissima da quella che avevo imparato a scuola e praticato un po’ in Francia e in Belgio: questo è un francese che trova le sue radici nel colonialismo, quindi vecchiotto di diversi decenni (per usare un eufemismo), e che è mescolato allo swahili e al lingala, la grammatica non è proprio quella di Parigi, e va contato anche il gergo giovanile…&lt;br /&gt;Inoltre, la maggior parte delle volte, la gente, le suore stesse, parlano in swahili…e non è per nulla facile capire quello che dicono.&lt;br /&gt;L’aspetto &amp;quot;più positivo&amp;quot; che posso raccontare, è quel momento magico in cui capisci che le ragazze ti hanno accettata, che si fidano di te, che ti considerano un po’ come “una sorella maggiore”. &lt;br /&gt;L’aspetto positivo è il dono di condividere la vita di tutti i giorni, dalle piccole cose ai grandi avvenimenti. È l’accoglienza della gente, che all’inizio è soltanto incuriosita da una nuova persona, bianca, per di più. Ma se sai essere umile, ed avere la pazienza di conoscere e farti conoscere…tutto cambia, e la curiosità diventa un rapporto di amicizia, collaborazione, stima.&lt;br /&gt;Imparerai a vivere il tempo e a non farti vivere dal tempo. Tutto ruota intorno alla natura ed al ciclo delle stagioni. Il tempo è veramente tanto relativizzato.&lt;br /&gt;Non troverai MAI un congolese puntuale. All’inizio ti ci arrabbierai un po’, poi imparerai a riderci e ad approfittare dei ritardi altrui. Ma sappi che un ritardo da te non sarà mai accettato. Tu sei europeo, quindi puntuale di natura e per legge.&lt;br /&gt;Positivo è l’accesso privilegiato che avrai ad una cultura affascinante e misteriosa. Ti capiterà di ascoltare racconti sul culto degli antenati, di assistere a cerimonie che per noi “europei civili” sembrano strane…come il corteo di donne che arriva per accompagnare la neomamma quando esce dalla maternità, fino a casa. Ti capiterà di ascoltare racconti spaventosi sulla stregoneria e sui feticci…e ti capiterà, se starai al dormitorio con le ragazze, di veder piombare nella tua stanza una ragazzina spaventata perché le è sembrato di vedere un’ombra sul balcone. E quando manca la corrente (abbastanza spesso) e di notte hai solo la luce della luna, le ombre delle piante e degli animali fanno davvero paura…ho passato una notte su un letto vuoto del dormitorio, senza lenzuola, in jeans e maglione e solo con la coperta, perché mentre passavo a dare la buonanotte alle ragazze, una di loro ha avuto l’impressione di vedere una figura che passava sulla balconata. Ufficialmente era la ragazza ad avere paura, ma ti dirò, in tutta onestà, che l’impressione di vedere una figura vestita di nero sul balcone l’ho avuta anche io, e non è che ero troppo tranquilla…</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Mon, 17 Mar 2008 19:40:43 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Aksanti sana, mapendo yangu...</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2740045</link>
            <description>La più grande ricompensa non è solo la luce nei tuoi occhi,&lt;br /&gt;è sapere che nonostante tutto, nonostante 12.000km di distanza, nonostante il &amp;quot;ruolo&amp;quot;, nonostante le scelte di vita...ci sei e ci sarai.&lt;br /&gt;Amico, fratello, presenza.&lt;br /&gt;Ancora e ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://it.netlogstatic.com/p/oo/014/842/14842152.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per le parole,&lt;br /&gt;i silenzi,&lt;br /&gt;la presenza...ed anche, un po', l'assenza.&lt;br /&gt;Grazie per le risate,&lt;br /&gt;le lacrime,&lt;br /&gt;la musica.&lt;br /&gt;Grazie per la gioia,&lt;br /&gt;il conforto,&lt;br /&gt;la protezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli squilli notturni...io alle 4h00 del mattino, dormo!!&lt;br /&gt;Per gli orrori di ortografia quando scrivi (quando, scrivi? ) in italiano.&lt;br /&gt;Per avermi insegnato a mangiare il kitoyo, e il bukari cementoso di Kansebula!&lt;br /&gt;Per ogni volta che hai guidato come un matto sulle buche della route Kafubu.&lt;br /&gt;Per ogni volta che mi hai preso in giro...arriverà il momento di ricambiarti, sai?!&lt;br /&gt;Per ogni...QUINDI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la tua lacrima, un giorno, sul Toyota...tre settimane prima della partenza.&lt;br /&gt;Per un addio allegro. Anche se non lo sapevo, che sarebbe stato un addio. Imbroglione.&lt;br /&gt;Per l'addio, quello vero, che non hai voluto che ci fosse.&lt;br /&gt;Per la benedizione via cellulare, un attimo prima che il mio aereo partisse.&lt;br /&gt;Per il &amp;quot;ti aspetto, presto&amp;quot;, gridato al telefono, con il sottofondo del diluvio.&lt;br /&gt;Con il sottofondo della voce forte del tuo cielo d'Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie.&lt;br /&gt;Per la strada che mi hai mostrato, ma non mi hai spinta a percorrere.&lt;br /&gt;Per avermi fatto fare la pace con Qualcuno, lassù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie. Aksanti sana. Merci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.netlog.com/go/out/url=-aHR0cDovL2l0LnlvdXR1YmUuY29tL3dhdGNoP3Y9bnByU2laQmNScEk_&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Solo, grazie...&lt;/a&gt;</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Thu, 13 Mar 2008 10:00:30 UT</pubDate>
        </item>
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            <title>Gloria. Nient'altro che lei...</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2694457</link>
            <description>Oggi racconto una favola...&lt;br /&gt;C'era una volta una bambina bellissima e buona, si chiamava Gloria.&lt;br /&gt;Viveva a Lubumbashi, in un quartiere grande che si chiama Tabacongo, dove, prima della guerra, c'era una grande industria che lavorava il tabacco. E c'era lavoro per tutti, o quasi.&lt;br /&gt;Gloria aveva 7 fra sorelle e fratelli, ed abitava insieme a loro, ai nonni ed ai genitori in una casetta di argilla con il tetto di lamiera, ma stava bene...giocava con i suoi fratelli e con i suoi amici. Andava a scuola e badava alle capre ed alle galline.&lt;br /&gt;Gloria era la più piccola, ma aveva fretta di crescere...&lt;br /&gt;Un brutto giorno il nonno, ormai anziano, che viveva con Gloria, morì...&lt;br /&gt;Però quel nonno, nonostante l'età lavorava ancora un pochino, e i soldini che guadagnava erano importanti in casa. Non è possibile che sia morto. Qualcuno gli ha fatto un sortilegio e l'ha ucciso. Ma chi...MA CHI?&lt;br /&gt;Tutti cominciarono a sospettare di tutti...finchè un giorno, la piccola Gloria trovò davanti alla sua casetta una biglia di vetro, di quelle bianche, opache, con una macchia marrone proprio nel mezzo. Proprio simile ad un occhio.&lt;br /&gt;Un tesoro, per una bambina abituata a giocare con nulla.&lt;br /&gt;La mamma la trovò così, accovacciata a terra, con la sua bella biglia tra le mani.&lt;br /&gt;E cacciò un urlo. La strega, aveva trovato la strega...&lt;br /&gt;Poi tutto di corsa...&lt;br /&gt;Gloria venne portata da un &amp;quot;esorcista&amp;quot;, che a forza di torture cercò prima di farle confessare il sortilegio che aveva fatto al nonno, per ucciderlo e poi cavargli l'occhio per giocarci.&lt;br /&gt;Poi, per cercare di cacciarle il maligno dal corpo.&lt;br /&gt;Ma forse l'esorcista non era poi così bravo...il maligno non se ne andò...la bimba continuava a negare.&lt;br /&gt;Gloria fu picchiata talmente forte che è un miracolo se è ancora viva...venne abbandonata al mercato della ferrovia. Dove per fortuna trovò una donna che la accompagnò dalle suore, che la accolsero, povera creatura.&lt;br /&gt;Gloria ora ha 12 anni, è sempre bellissima, ed intelligente.&lt;br /&gt;Fa la seconda media, e vorrebbe diventare infermiera.&lt;br /&gt;Eccola, Gloria.&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://it.netlogstatic.com/p/oo/014/299/14299726.jpg&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Che insieme ad altre 36 bambine vive a Maison Laura Vicuna, a Lubumbashi.&lt;br /&gt;Ognuna ha la sua storia di violenza, guerra, morte ed abbandoni. Ma ognuna ha ancora il suo sorriso ben stretto sul volto.</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Thu, 06 Mar 2008 17:22:42 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Kafubu</title>
            <link>http://it.netlog.com/karibukwetu/blog/blogid=2664011</link>
            <description>Ho vissuto nel cuore dell’Africa, nel sud del Congo Democratico, in quel pezzettino di Paese che si incunea nello Zambia, quasi a volerlo scindere in due. Attaccata alla frontiera, nella zona a cavallo tra i territori di due etnie differenti, di due lingue differenti…&lt;br /&gt;Kafubu è il centro vitale di questa zona della brousse a est di Lubumbashi. Posto centrale di sanità, scuola elementare che serve tutti i villaggi della zona (in un raggio di 20 km circa) e che conta 746 allievi. Sede della cattedrale e del vescovado, a due km da qui ci sono il seminario salesiano e quello interdiocesano. Durante l’anno scolastico il numero della popolazione aumenta vertiginosamente. Qui hanno sede due licei (Kwesu e Ima), che in totale contano circa 700 allievi.&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://it.netlogstatic.com/p/oo/014/147/14147127.jpg&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Kafubu è in una zona relativamente fortunata, ci sono campi abbastanza fertili e un fiume che passa proprio qua vicino…e che fa sì che la vita giri intorno alle coltivazioni ed all’allevamento del pesce.&lt;br /&gt;Kafubu é un villaggetto che conta, ad andar bene, 250 anime.&lt;br /&gt;È un insieme di casette che sembra nascosto tra i cespugli della brousse, di quella prateria che durante le piogge ricorda il verde dei boschi delle alpi, e che nella stagione secca acceca con il suo giallo oro abbagliante… un posto di persone che non hanno la vita facile, e che per guadagnare la vita si spaccano la schiena nei campi, o che pedalano con le biciclette cariche di ceste di legna, di carbone, di verdure. Che cercano con l’orgoglio di chi è stanco di essere aiutato, di costruire la propria vita, come stanno costruendo gli stagni per allevare il pesce, che vogliono dire a tutti i costi “ce l’ho fatta!”.&lt;br /&gt;È un villaggio di gente che sorride e che ti apre il cuore e la casa anche se non ti conosce. Che ti tende la mano e ti avvolge in un abbraccio quando ti incontra per la strada.&lt;br /&gt;Che ride di te quando ti vede attonita a cercare di ascoltare una conversazione in swahili o kibemba, e che tra le risa (per la tua faccia allibita) cerca di tradurti quello che altri hanno detto di te. Che ha il tempo, e la voglia, di spiegarti questa cultura misteriosa ed affascinate.&lt;br /&gt;Ma è anche un posto che ha subito la colonizzazione sfacciata europea, e che ora subisce lo sfruttamento delle proprie risorse economiche da parte di stati esteri che al Congo non lasciano che le briciole della propria ricchezza. Gente che è stanca di subire e che ha voglia di alzare la testa per rivendicare la propria identità. Gente che ha nel cuore la gratitudine per l’aiuto che riceve e la rabbia per non essere ancora messa in condizione di non farcela da sola.&lt;span class=&quot;textAlign textAlignCenter&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignLeft&quot;&gt;&lt;/span&gt;</description>
            <author>karibukwetu</author>
            <pubDate>Sun, 02 Mar 2008 09:53:51 UT</pubDate>
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