great_leonardo2006
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Blog / LIBERTA’ A RISCHIO
domenica, 17 maggio 2009 alle 06:22
A Parigi hanno creato lo sceriffo digitale, punirà chi scarica video, musica e giochi illegalmente.
Il tam tam giovanile dice: "Résistance", i socialisti vogliono portare la nuova legge all'esame di legittimità costituzionale, 44 deputati di maggioranza non l'hanno votata, intanto però la legge che crea Hadopi, l'autorità di controllo e sanzione dei download selvaggi, è passata, anche se non subito, entrerà in vigore, con un procedimento in tre passi: prima ammonizione del "reo" via email, poi una lettera raccomandata, infine disconnessione dalla rete. La protesta corre su Internet.
Internet
Protestano i ragazzi che nei social network si scambiano istruzioni su modi, software e stratagemmi per mettere nel sacco i controlli, ma per tempo la legge era stata criticata duramente da Jacques Attali che l'aveva definita: "inapplicabile e assurda sono le aziende telefoniche, che sulla rete guadagnano, a dover remunerare la formazione".
Il web
Se la Francia ribolle di protesta, la sua decisione di creare lo sceriffo "antipirati" è destinata a alimentare un conflitto fino nell'Unione, dove appena pochi giorni fa il "pacchetto Telecom", cinque grandi direttive in discussione da mesi, è stato bloccato dall'approvazione dell'"emendamento 138" in funzione "anti hadopi": vi si stabilisce il principio che la connessione Internet è un diritto inalienabile della persona ad essere informata e ad esprimersi.
Emule
La battaglia dei download divide come poche l'opinione pubblica di ogni paese: da una parte autori, produttori, editori, grandi major. L'argomento è elementare: se a milioni si mettono a rubare, mancano i mezzi per produrre arte e intrattenimento. Dall'altra parte dello schieramento la diffusa abitudine, anche tra famiglie e "tranquilli cittadini", di appropriarsi di film, musica e videogiochi.
Francia – Blocco antipirateria
Chi argomenta in difesa degli "scaricatori" teme l'oggettiva difficoltà di "beccare" i responsabili senza violare pesantemente la privacy di tutti gli utenti Internet o perlomeno quella dei membri di una stessa famiglia o dei dipendenti dell'azienda nella quale si venisse a trovare il "clandestino". I software per farlo, tra questo il famigerato Deep Packet Inspection, esistono e non vanno per il sottile, come sostiene nel suo blog la ricercatrice specializzata britannica Monica Horten.
Non mancano polemiche e paure in Italia dove il governo Berlusconi ha istituito il "Comitato tecnico per la pirateria digitale e multimediale", presieduto da Mauro Masi, col compito di mettere a punto nuove misure di legge. Il comitato, che non comprende rappresentanti dell'utenza, sta facendo una serie di audizioni con le associazioni di industriali di settore ed ha aperto un forum (http://antipirateria .governo. it/), senza "predeterminare" il testo finale. Ma al suo interno le simpatie per la legge francese non sono certo un mistero.
Pirate Bay
"Ma noi in Italia abbiamo già la legge per il diritto d'autore", dice Guido Scorza, giurista e sua volta "militante" di diritti degli utenti digitali, grazie a quella legge sono a processo due giovani bergamaschi che avevano organizzato il sito italiano di Pirate Bay, l'organizzazione svedese di recente condannata a Stoccolma. Scorza ha un'idea: "Gli industriali non solo non pensano a un modello economico alternativo, ma soprattutto si sono stancati dei processi giusti, lunghi... il 'fascinò della legge francese è che dall'indagine si passa dritti alla sanzione". Un processo sommario.
(tratto da un’articolo di Vittorio Zambardino apparso su Repubblica)
Logo Pirate Bay Italiano
A voi l’ardua sentenza e un monito per il futuro….non lasciamoci fregare….. 
Commenti 33 Ordina commenti:
aseren (sabato, 23 maggio 2009 alle 02:50)
La cultura deve essere libera ed accessibile a tutti ma ormai il concetto di liberta' e' diventato pura utopia....
Giancarlo Gilgamesh Trust (mercoledì, 20 maggio 2009 alle 08:06)
- Moustafa_alSallahd:

- gilgamesh_l_immortale:
Voglio ringraziarti per avermi chiarito ancora di più le idee. Io ho un mio concetto sull'arte che non è applicabile in un mondo dove tutto deve essere monetizzato: l'arte appartiene a tutti.
Ma no, si potrebbe anche monetizzare l'arte - la Cappella Sistina fu commissionata da papa Sisto IV a Michelangelo Buonarroti, stessa cosa per la Basilica di San Pietro da papa Giulio II a Donato Bramante. Quel che manca è l'idea di rendere l'arte _fruibile_, appunto con la truffa del diritto d'autore - in realtà incassato dall'azienda di distribuzione, all'artista di norma arriva ben poco. Ecco, dovrebbe essere spezzato questo circolo vizioso: ma almeno per il momento, nessuno ha sviluppato né un progetto né una mentalità contraria - cosa questa peggiore di qualsiasi assenza o stagnazione di legislazione.
Ripeto, la mia è un'utopia..... ma ritengo che l'arte non appartenga nemmeno all'autore, figuriamoci poi ad una società che tutela solo i suoi abusi!
Stefano Stronati Trust (mercoledì, 20 maggio 2009 alle 08:03)
- gilgamesh_l_immortale:
Voglio ringraziarti per avermi chiarito ancora di più le idee. Io ho un mio concetto sull'arte che non è applicabile in un mondo dove tutto deve essere monetizzato: l'arte appartiene a tutti.
Ma no, si potrebbe anche monetizzare l'arte - la Cappella Sistina fu commissionata da papa Sisto IV a Michelangelo Buonarroti, stessa cosa per la Basilica di San Pietro da papa Giulio II a Donato Bramante. Quel che manca è l'idea di rendere l'arte _fruibile_, appunto con la truffa del diritto d'autore - in realtà incassato dall'azienda di distribuzione, all'artista di norma arriva ben poco. Ecco, dovrebbe essere spezzato questo circolo vizioso: ma almeno per il momento, nessuno ha sviluppato né un progetto né una mentalità contraria - cosa questa peggiore di qualsiasi assenza o stagnazione di legislazione.
fernando (martedì, 19 maggio 2009 alle 03:01)
L'arte quando è Arte è proprietà di tutti.
Sennò che Arte sarebbe?
presents Trust (lunedì, 18 maggio 2009 alle 14:48)
La notizia che ho letto alcuni giorni fa mi ha invitata a riflettere ancor più sui limiti che vengono imposti alla conoscenza della cultura ad ampio raggio...Così come mi procura malcontento l'eccezionalità di lasciare i musei aperti e gratuiti solamente in certi periodi dell'anno...
Se i prezzi fossero contenuti e alla portata di tutti certamente non si andrebbe incontro alle restrizioni legislative, e ai "furti multimediali" in genere...,una pratica per cui non mi sento per nulla coinvolta e se talvolta registro qualche film dalla tv perbondantemente pagato con i costi degli abbonamenti imposti per i canoni tv.
Le restrizioni che dovrebbero essere applicate, per il cattivo uso della rete,dovrebbero essere ben altre, specialmente per le situazioni cui involontariamente si vedono coinvolti i minori.
great_leonardo2006 Trust (lunedì, 18 maggio 2009 alle 08:51)
- an140:
Dopo aver tolto i soldi alla cultura e aver re-istituito il ministero del turismo di cui sentivamo veramente la necessita', adesso, per far progredire culturalmente l'Italia, e' giusto che venga messa una legge così!
Se va avanti così vedremo Cicciolina in Parlamento e sentiremo Iva Zanicchi cantare "Zingara" a Bruxelles... Come? Gia' fatto?
Eh si......già l'hanno fatto e peggio continueranno a fare se le liste continueranno a deciderle loro mandando al Parlamento portaborse,veline,tronisti ecc.......la cultura non serve,anzi meno ce n'è e meglio è,bisogna tutti pendere dagli schermi dello psiconano........
Angelo Trust (lunedì, 18 maggio 2009 alle 06:13)
Dopo aver tolto i soldi alla cultura e aver re-istituito il ministero del turismo di cui sentivamo veramente la necessita', adesso, per far progredire culturalmente l'Italia, e' giusto che venga messa una legge così!
Se va avanti così vedremo Cicciolina in Parlamento e sentiremo Iva Zanicchi cantare "Zingara" a Bruxelles... Come? Gia' fatto?
Amintore Peleagro Salesio Taldegrado Mjollnir Scolopendragon Taldeitalicus detto Feanor (lunedì, 18 maggio 2009 alle 02:56)
Beh, il nostro amato governo liberalista sta continuando a togliere fondi alla cultura, ma è bello sentirlo giustizialista. Sempre e solo sulla libertà e la circolazione delle idee e delle espressioni altrui ovviamente. E lo dice uno che non ha mai scaricato nulla, ma nulla dalla rete, e che i suoi cd e dvd se li compra per il piacere di avere un buon prodotto di qualità...
Giancarlo Gilgamesh Trust (lunedì, 18 maggio 2009 alle 01:44)
- Moustafa_alSallahd:

- Caio_Mario:
Reprimere la pirateria senza compromettere la libertà d'informazione
No, il problema è molto più ampio. Qui dovrebbe essere ridiscussa tutta la legislazione in materia di diritto d'autore. È _assurdo_ che un'opera d'arte rimanga di proprietà dell'azienda distributrice per cinquant'anni - anzi, le grandi aziende puntano addirittura ad allungare questo periodo fino a novant'anni per le composizioni classiche. È _vergognoso_ che un ispettore (mi vien di scrivere inquisitore) della SIAE vada a una partita della nazionale di pallavolo e multi la squadra per non aver pagato il diritto d'autore dell'inno nazionale, o che vada a una festa di compleanno di una bambina e multi la famiglia per non aver pagato i diritti d'autore delle musichette - è successo in Puglia.
Si guarda il problema meno importante del download illegale (economicamente notevole, ma sostanzialmente inferiore) dimenticando che un CD musicale arriva a costare venticinque euri, una pellicola in DVD Blue Ray trenta; questo per dimenticare che lo stesso prodotto venduto in videoteca è tassato differentemente che se venduto in edicola - perché a quel punto, ispiegabilmente, il prodotto da ludico diventa editoriale; sicché c'è una guerra anche tra rivenditori, che si vedono costretti a subire la concorrenza sleale stabilita de iure dallo Stato.
Certo, c'è poi un problema tutto italiano riguardo il senso della legalità; ma come si può parlare di legge, se questa arriva addirittura a permettere la rivendita di un DVD usato e a vietare il prestito dello stesso prodotto? Si chiama "mancato profitto"; vi sembra ridicolo, sembra anche a me, ma questo statuisce la legge. Certo, c'è anche un problema culturale; perché chi preferisce scaricare un prodotto talvolta registrato in maniera pedestre dimostra di capire men che niente dell'arte - io acquisto i miei DVD, ma i miei DVD si chiamano "Lawrence d'Arabia" o "Balla coi lupi". Forse, se i prezzi fossero inferiori, se le richieste fossero meno esose, anche il cittadino sarebbe felice di spendere una cifra abbordabile per un bel film.
Nel frattempo, godiamoci la coppia insipiente Marco Carta - Arisa al vertice dell'ormai inutile carrozzone chiamato Festival di San Remo: indovinate chi paga tutto quell'amba aradam. Frattanto, vi ricordo che ci sono gruppi che mettono in linea la propria musica, e fanno pagare solo successivamente il CD: due esempÎ eloquenti sono i Rein http://www.rein99.it/ , gruppo folk punk che ha messo in linea il proprio ultimo lavoro "Occidente" su Jamendo http://www.jamendo.com/it/album/26737 ; e i Huga Flame http://www.hugaflame.com/ , gruppo hip-hop che invece ha sia messo a disposizione il proprio lavoro Facce da Huga per il download, sia pubblicati i video delle loro opere. Godetevi questa dichiarazione meravigliosa, che ben si attaglia a tanti e tanti soggetti sociali: Vi Odio! http://www.youtube.com/watch?v=VPJuj3bhBdc
Voglio ringraziarti per avermi chiarito ancora di più le idee. Io ho un mio concetto sull'arte che non è applicabile in un mondo dove tutto deve essere monetizzato: l'arte appartiene a tutti. Tutto ciò che è creazione artistica dovrebbe essere disponibile ed accessibile a tutti. Oggi per andare a vedere un comico alle sue prime armi al Sistina (proprio oggi intendo dire) devi spendere 30 eurini, che diventano 60 visto che vado con mia moglie. Ma dovunque ti volti per un posto a teatro non spendi meno di 40 eurini. Idem se vuoi andarti a sentire un concerto.
Un libro costa non meno di 18/20 eurini (ma in prima uscita costano anche di più).
E poi mi vengono a dire che in Italia manca proprio la cultura di base? Grazie al ciufolo.... sono loro che ce la negano.
Che poi esistano dei mezzi per poter ottenere le stesse cose ad un prezzo molto più basso o addirittura gratis io lo trovo solo che giustissimo. Noi paghiamo le tasse, che sia lo stato, con i nostri soldi, a finanziare la cultura. e non a gravarla di tasse o, peggio, a toglierle qualsiasi sovvenzione.
Qui si stravolgono del tutto i termini del problema, ma so che il io modo di vedere le cose è utopistico, solo che me ne frego e continuo a pensarla così.... o mi vieteranno anche di pensare???
Lorenzo Trust (domenica, 17 maggio 2009 alle 21:44)
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