Blog 12
-
Christian, storia di un leone
E' una storia troppo bella per non essere raccontata!
LONDRA - È un filmato che ha più di 35 anni, ma appena è stato postato su YouTube ha velocemente conquistato l'attenzione e i cuori di almeno 6 milioni di utenti. I protagonisti di questo commovente video (guarda) sono due ragazzi australiani, John Rendall e Anthony Bourke, e il loro (ex) cucciolo di leone: dopo aver vissuto diverso tempo insieme a Londra e essersi separati per circa un anno, i tre si ritrovarono nel 1972 in una riserva naturale del Kenya. Come mostra il filmato il leone, ormai divenuto adulto e selvatico, non appena scorge da lontano i due giovani australiani, comincia a correre e mostra tutta la sua gioia e il suo affetto.
LA STORIA - Tutto era iniziato nel lontano 1969 a Londra quando Rendall e Bourke avevano visto da Harrods chiuso in una gabbia, solo e triste, un cucciolo di leone. Lo acquistarono per pochi spiccioli e decisero di chiamarlo Christian. I due ragazzi ottennero dal parroco della zona in cui vivevano il permesso di far crescere il cucciolo nel campetto situato vicino alla chiesa e lo accudirono per un paio d'anni. Tuttavia ben presto Christian divenne troppo grande e i giovani australiani capirono che non poteva più vivere in quell'angolo di città. Si misero in contatto con George Adamson, un ambientalista che viveva in Kenya e, a malincuore, decisero di portarlo in una riserva naturale nel Paese africano. Qui Christian crebbe velocemente e divenne presto un capobranco.
UN ANNO DOPO - La nostalgia per Christian era troppo grande e nel 1972, un anno dopo la separazione, Rendall e Bourke partirono per il Kenya per rivedere il loro ex cucciolo: l'ambientalista Adamson fece notare ai due australiani che Christian non era più il piccolo animale di una volta, ma era diventato un feroce e selvatico leone che aveva passato l'ultimo anno completamente libero. Tuttavia Rendall e Bourke non si fecero intimorire dalle parole dell'ambientalista e, una volta entrati nella riserva naturale, si misero alla ricerca di Christian. Come mostra chiaramente il filmato i due australiani non si erano sbagliati: appena li vide il leone, proprio come faceva quando era un cucciolo, mostrò tutta la sua felicità e cominciò a giocare con i due ex padroni.
Francesco Tortora
29 luglio 2008
-
cosa sono venuto a fare in questo mondo?
Da Nadja, di André Breton.
Al di là delle inclinazioni di ogni genere che riconosco in me, delle affinità che sento, delle attrazioni che subisco, dei fatti che mi succedono e che succedono solo a me, al di là dei tanti gesti che mi vedo compiere e di certe emozioni che solo io provo, mi sforzo, di fronte agli altri uomini, di capire in che cosa consista, se non da che cosa dipenda, la mia differenza. Non è forse nell’esatta misura in cui prenderò coscienza di questa differenza che saprò rivelare a me stesso ciò che fra tutti gli altri sono venuto a fare in questo mondo e di quale messaggio unico sono latore per non poter rispondere della sua sorte che con la mia testa? -
Legge di risonanza
Dal blog di Alfonso:
Da ingegnere ho studiato che "entrare in risonanza" è un fenomeno a volte dalle conseguenze catastrofiche. Ricordo sempre al liceo quanto rimasi strabiliato nel vedere il filmato del Tacoma Narrows Bridge, negli Stati Uniti, che a causa del vento "entrò in risonanza" e cominciò ad oscillare come se fosse fatto di carta. Le vibrazioni generate dal vento si sono via via moltiplicate fino a far collassare la struttura.
Mi sto accorgendo che "risonanza" è anche una parola stupenda che sta indicare un’interazione umana o sociale proattiva, creativa, che moltiplica emozioni e energie.
Quando due persone si amano, "entrano in risonanza", scoprono che lo stare insieme le rende felici, capaci di slanci e emozioni che da soli non riuscirebbero ad avere. La vicinanza della persona amata moltiplica energie, entusiasmo e volontà.
Nella società, i movimenti, gli ideali, la solidarietà tra le persone creano energia, motivano, danno slancio, permettono imprese e cambiamenti altrimenti inimmaginabili.
Invece, al contrario, la mancanza di risonanza, nell’amore come nei rapporti sociali, crea solitudine, frustrazione, senso di impotenza, rassegnazione. Quando si legge di tanti conflitti e incomprensioni nelle coppie, nella vita sociale, in quella professionale, forse essi dipendono proprio dal fatto che non troviamo più qualcosa che ci faccia entrare in risonanza, come persone e come paese. -
lottare "per"
Oggi Yunus ha ricevuto l'ennesimo riconoscimento per il suo impegno sociale. Ascoltando la sua voce e le sue parole mi sono commossa. Ora le rileggo con il desiderio di trasformale in importanti riferimenti.
Non ho riportato tutta la lectio, ma chi desidera avere la versione integrale non ha che da chiedere.
LECTIO MAGISTRALIS
di Muhammed Yunus
La Grameen Bank
Sono stato coinvolto nel problema della povertà non da politico o da ricercatore. Sono stato coinvolto perché la povertà era ovunque intorno a me, e non potevo volgere lo sguardo altrove.
Nel 1974 trovai difficile insegnare eleganti teorie di economia nelle aule universitarie, sullo sfondo di una terribile carestia in Bangladesh. Mi resi conto della futilità di quelle teorie di fronte alla fame e alla devastante povertà. Ho voluto fare qualcosa di immediato per aiutare la gente intorno a me anche se si trattava di un solo essere umano da riscattare dalla povertà. Ciò mi mise di fronte alla battaglia che la povera gente affronta quotidianamente per trovare minime somme di denaro necessarie a sbarcare il lunario. Fui sconvolto nello scoprire una donna nel villaggio ottenere un prestito pari a meno di un dollaro da un usuraio, alla condizione che egli avrebbe avuto il diritto esclusivo di comprare tutti i suoi prodotti al prezzo da lui stabilito. Questo era, per me, un modo di reclutare lavoro in condizioni di schiavitù.
Decisi di fare una lista delle vittime di questo genere di prestiti nel villaggio accanto al nostro campus.
Quando la mia lista fu completa, conteneva i nomi di 42 vittime che avevano preso in prestito una somma totale di $27. Rimasi scioccato. Offrii $27 di tasca mia per liberare queste vittime dalle grinfie di quegli usurai. L’eccitazione creatasi tra la gente per questa piccola azione mi coinvolse ancora di più. Se potevo rendere tante persone così felici con una somma di denaro talmente esigua, perché non avrei potuto fare di più? E’ ciò che ho provato a fare da allora.
La prima cosa che feci fu di provare a convincere la banca situata nel campus a prestare denaro ai poveri. Ma non funzionò. Non furono d’accordo. La banca disse che i poveri non erano considerati finanziariamente solvibili. Dopo il fallimento di tutti i miei sforzi, ripetuti nel corso dei mesi, mi offrii di divenire garante dei prestiti ai poveri. Quando concessi i prestiti, rimasi sbalordito dal risultato. I poveri saldavano i loro debiti, in tempo, ogni volta! Ma ancora continuavo ad incontrare difficoltà nell’estendere il programma alle banche esistenti. Fu allora che decisi di creare una banca separata per i poveri, e finalmente vi riuscii nel 1983. La chiamai Grameen Bank o Village Bank.
Oggi la Grameen Bank concede prestiti a circa 7,5 milioni di poveri, il 97% dei quali è costituito da donne, in 80.678 villaggi del Bangladesh. La Grameen Bank concede alle famiglie povere prestiti che generano entrate senza alcuna garanzia collaterale, prestiti per la casa, prestiti agli studenti e prestiti alle microimprese e offre ai suoi membri un ventaglio di risparmi attraenti, fondi pensionistici e prodotti assicurativi. Dal momento in cui sono stati introdotti nel 1984, i prestiti edilizi sono stati utilizzati per costruire 650.839 case. La proprietà legale di queste case appartiene alle donne stesse. Ci siamo concentrati sulle donne perché abbiamo riscontrato che concedere prestiti alle donne portava sempre più benefici alla famiglia.
Complessivamente la banca ha concesso prestiti che ammontano in totale a circa 6,68 miliardi di dollari. La percentuale di restituzione è del 98,02%. La Grameen Bank ricava regolari profitti. Finanziariamente è indipendente e non ha ricevuto denaro da donazioni dal 1995. I depositi e le risorse della Grameen Bank ammontano oggi al 155% di tutti i prestiti in sospeso. Secondo un’indagine interna alla Grameen Bank, il 64% di coloro che hanno preso prestiti da noi ha superato la soglia di povertà.
Questa idea, che è stata concepita a Jobra, un piccolo villaggio del Bangladesh, si è diffusa in tutto il mondo e ci sono ora programmi del tipo Grameen quasi in ogni paese.
La seconda generazione
Sono passati 30 anni da quando abbiamo cominciato. Continuiamo a monitorare i bambini di coloro che hanno preso prestiti da noi per vedere qual è stato l’impatto del nostro lavoro sulle loro vite. Le donne che hanno preso prestiti da noi hanno sempre dato la massima priorità ai bambini. Una delle “Sedici Decisioni” elaborate e messe in pratica da loro fu quella di mandare i bambini a scuola. La Grameen Bank le incoraggiò e dopo poco tutti i bambini andavano a scuola. Molti di questi bambini sono diventati i primi della classe. Volevamo festeggiare questo risultato, così abbiamo introdotto borse di studio per studenti meritevoli. Molti bambini continuarono fino all’istruzione universitaria per diventare medici, ingegneri, docenti universitari e professionisti in altri campi. Abbiamo introdotto prestiti per gli studenti per rendere più facile completare l’istruzione universitaria agli studenti della Grameen. Ora alcuni di loro hanno un Dottorato di ricerca.
Stiamo creando una generazione completamente nuova che avrà i mezzi per tirar fuori dalla povertà le proprie famiglie. Vogliamo interrompere la continuità storica della povertà.
Economia di libero mercato
Molti problemi di ordine mondiale, compresa la povertà, sussistono oggi a causa di una troppo ristretta interpretazione del capitalismo.
Il capitalismo si basa sul libero mercato. Si sostiene che più libero è il mercato, migliore è il risultato del capitalismo nel risolvere il problema del “cosa”, del “come” e del “per chi”. Si sostiene anche che la ricerca individuale di guadagni personali porta risultati collettivi ottimali.
La teoria del capitalismo di mercato suppone che gli imprenditori siano esseri umani uni-dimensionali che si dedicano ad un’unica missione nel corso dei loro affari: massimizzare i profitti. Questa interpretazione del capitalismo isola gli imprenditori dalla dimensione politica, emozionale, sociale, spirituale, ambientale della loro vita. Molti problemi mondiali esistono a causa di questa restrizione imposta agli attori del libero mercato.
Siamo rimasti talmente impressionati dal successo del libero mercato che non abbiamo mai osato esprimere nessun dubbio sull’assunto di base. Abbiamo lavorato molto duramente per trasformare il più possibile noi stessi negli esseri umani uni-dimensionali concepiti in teoria per permettere uno scorrevole funzionamento del meccanismo del libero mercato.
……………….
I giovani di tutto il mondo, specialmente nei paesi ricchi, troveranno molto attraente il concetto di social business dal momento che costituirà per loro uno stimolo a fare la differenza usando il proprio talento creativo.
Quasi tutti i problemi sociali ed economici del mondo saranno affrontati per mezzo dei social business. La sfida consiste nell’innovare i modelli di business e nell’applicarli al raggiungimento dei risultati sociali desiderati sia dal punto di vista dei costi-benefici che dell’efficienza. Ad esempio, potrebbero costituire un social business la sanità per i poveri, i servizi finanziari per i poveri, l’informazione tecnologica per i poveri, l’istruzione e la formazione per i poveri, il marketing per i poveri, l’energia rinnovabile: tutte idee stimolanti per i social business.
Il social business è importante perché si occupa di temi fondamentali per l’umanità. Può cambiare la vita di quel 60% più povero della popolazione mondiale aiutandolo ad uscire dalla povertà.
Non possiamo fronteggiare il problema della povertà nell’ambito dell’ortodossia del capitalismo predicata e praticata oggi.
A seguito del fallimento di molti governi del Terzo Mondo nel gestire in maniera efficiente le imprese, la sanità, l’istruzione e i programmi di welfare, ognuno è pronto a fare questa raccomandazione: “trasferisci tutto al settore privato”. Io la sottoscrivo con tutto il cuore. Ma pongo una domanda al riguardo. Di quale settore privato stiamo parlando? Il settore privato fondato sul profitto personale ha il suo programma ben definito. Ma entra in serio conflitto con il programma a favore dei poveri, delle donne, dell’ambiente. La teoria economica non ci ha fornito alcuna alternativa a questo settore privato che ci è familiare. Sostengo però che possiamo dar luogo ad una possente alternativa: un settore privato guidato da una coscienza sociale, creato da imprenditori attenti al sociale.
…………..
La Grameen ha creato due social business del primo tipo. Uno è un’azienda di yogurt che produce yogurt arricchito per nutrire i bambini malnutriti. E’ una joint venture con la Danone. Continuerà ad espandersi finché tutti i bambini malnutriti del Bangladesh potranno usufruire dello yogurt arricchito. L’altro è una catena di ospedali oftalmici. Ogni ospedale si assumerà l’impegno, in media, di portare a termine 10.000 operazioni di cataratta all’anno a prezzi differenziati per ricchi e poveri.
Il mercato azionario sociale
Per collegare gli investitori con i social business, abbiamo bisogno di creare un mercato azionario sociale dove saranno trattate soltanto le azioni dei social business. Un investitore si recherà in questa borsa valori con la precisa intenzione di trovare un social business che abbia una finalità di suo gradimento. Chiunque voglia far soldi andrà invece all’attuale mercato azionario.
Per mettere in grado una borsa valori sociale di funzionare correttamente, avremo bisogno di creare agenzie di valutazione, la standardizzazione della terminologia, delle definizioni, degli strumenti di misurazione d’impatto, dei format giornalistici e nuove pubblicazioni finanziarie, come The Social Wall Street Journal. Le business school offriranno corsi e diplomi di laurea in economia aziendale del socialbusiness per preparare i giovani manager a gestire imprese di social business nella maniera più efficiente e, soprattutto, per stimolarli a diventare essi stessi imprenditori di social business.
Il ruolo del social business nella globalizzazione
Io sostengo la globalizzazione e credo che possa portare ai poveri più benefici di qualsiasi altra alternativa. Ma deve trattarsi del giusto tipo di globalizzazione. Secondo me, la globalizzazione è paragonabile ad un’autostrada a cento corsie che attraversa il mondo in ogni direzione. Se si tratta di un’autostrada gratuita per tutti, le sue corsie verranno occupate dai giganteschi autocarri delle più potenti economie. I risciò del Bangladesh saranno spazzati via dall’autostrada. Per avere una globalizzazione doppiamente vincente dobbiamo avere regole del traffico, una polizia e autorità stradali per questa autostrada globale. La regola de “il più forte che prende tutto” deve essere sostituita da regole che assicurino che i più poveri abbiano un posto ed una parte nell’azione, senza essere allontanati a gomitate dal più forte. La globalizzazione non deve diventare imperialismo finanziario.
Potenti multinazionali di social business possono essere create per preservare i benefici della globalizzazione per i poveri e per i paesi poveri. I social business conferiranno le proprietà ai poveri o tratterranno i profitti nei paesi poveri, dal momento che percepire dividendi non sarà il loro obiettivo. Investimenti diretti fatti all’estero da parte di social business stranieri saranno una esaltante notizia per i paesi beneficiari. Costruire economie forti nei paesi poveri proteggendo il loro interesse nazionale da compagnie saccheggiatrici sarà la più importante area di interesse per i social business.
Possiamo mettere la povertà nei musei
Credo che possiamo creare un mondo senza povertà perché la povertà non è creata dai poveri. E’ stata creata e sostenuta dal sistema economico e sociale che abbiamo messo a punto per noi stessi, dalle istituzioni e dai principi che formano quel sistema, dalle politiche che perseguiamo.
Si è creata la povertà perché abbiamo costruito il nostro quadro teorico su assunti che sottovalutano la capacità umana, mettendo a punto concetti che sono troppo limitati (come il concetto di business, il concetto di solvibilità finanziaria, il concetto di imprenditoria, il concetto di impiego) o sviluppando istituzioni che rimangono incomplete (come le istituzioni finanziarie, da cui i poveri sono esclusi). La povertà è causata dal fallimento a livello concettuale, più che da una mancanza di capacità da parte della gente.
Credo fermamente che possiamo creare un mondo senza povertà se tutti crediamo in esso. In un mondo senza povertà, l’unico posto dove si potrebbe vedere la povertà sarebbe nei musei della povertà. Quando i bambini andranno in gita scolastica nei musei della povertà saranno inorriditi nel vedere la sofferenza e l’umiliazione che alcuni esseri umani hanno dovuto subire. Essi rimprovereranno i propri progenitori di aver tollerato questa condizione disumana, che è esistita per così tanto tempo, per così tanta gente.
Un essere umano nasce in questo mondo dotato di tutti i mezzi necessari non soltanto per prendersi cura di se stesso, ma anche per contribuire ad aumentare il benessere del mondo nel suo insieme. Alcuni hanno la possibilità di esplorare il proprio potenziale in una certa misura, ma molti altri non hanno alcuna opportunità, durante la loro vita, di liberare il meraviglioso dono con cui sono nati. Essi muoiono senza avere avuto quell’opportunità e il mondo viene privato della loro capacità e del loro contributo.
La Grameen mi ha dato un’incrollabile fede nella creatività degli esseri umani. Questo mi ha portato a credere che gli esseri umani non sono nati per sopportare la sofferenza della fame e della povertà.
Secondo me i poveri sono come i bonsai. Quando si pianta il miglior seme dell’albero più alto in un vaso da fiori si ottiene una copia dell’albero più alto, solo alto pochi pollici. Non c’è nulla di sbagliato nel seme che è stato piantato, soltanto la base del terreno che gli è stata data è inadeguata. I poveri sono persone bonsai. Non c’è nulla di sbagliato nei loro semi. Semplicemente la società non ha mai dato loro la base su cui crescere. Tutto ciò che ci serve per tirar fuori la povera gente dalla povertà è creare un ambiente che la metta in condizione di agire. Una volta che i poveri potranno liberare la propria energia e creatività, la povertà scomparirà molto rapidamente.
Prendiamoci per mano per dare ad ogni essere umano un’equa possibilità di liberare la propria energia e creatività. -
valore
.... Valore Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle. Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che . Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca....... Goccia di vetro.. -
Nel mondo . . .
Nel mondo sono in corso 29 guerre e 10 paesi sono sull'orlo di un conflitto.
Il 90% delle vittime sono civili.
Oggi si spara, e si muore, in Palestina, Iraq, Afghanistan, Kurdistan, Cecenia, Georgia, Algeria, Ciad, Darfur, Costa d’Avorio, Nigeria, Somalia, Uganda, Burundi, Congo (R.D.), Angola, Pakistan, Kashmir, India, Sri Lanka, Nepal, Birmania, Indonesia, Filippine, Colombia. E non solo. Questi conflitti sono costati la vita, finora, a più di cinque milioni e mezzo di persone.
Se si aggiungono le guerre conclusesi negli ultimi cinque anni (Sierra Leone, Liberia, Sud Sudan, Congo Brazzaville, Eritrea-Etiopia, Casamance) il bilancio delle vittime sale a sette milioni e settecentomila morti.
La guerra viola tutti i diritti dell'infanzia: il diritto alla vita, alla salute e alla nutrizione, all'istruzione e alla protezione, a vivere in famiglia e nella propria comunità, a crescere sani e a sviluppare la propria personalità.
Nel 2004 l'arruolamento illegale di bambini per utilizzarli come soldati veniva registrata in 43 paesi.
Nel 2006, in Afghanistan sono stati oltre 100 gli attacchi con bombe e missili contro edifici scolastici e più di 105.000 bambini non hanno potuto frequentare la scuola a causa delle condizioni di insicurezza.
Nella Repubblica Democratica del Congo, il 33% delle vittime di violenze sessuali sono bambini.
Dall'inizio della guerra nel nord dell'Uganda i bambini rapiti sono stati oltre 25.000; in Nepal più di 22.000 scolari sono stati rapiti dai Maoisti tra il 2002 e il 2006.
Ai bambini che muoiono per i combattimenti se ne aggiungono molti altri che perdono la vita per malattie e malnutrizione, effetto diretto delle condizioni disastrose in cui sono costrette a vivere le popolazioni colpite dalla guerra: nel 2006, 18,1 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprio comunità, 5,8 milioni ridotti alla condizione di profughi e 8,8 milioni sfollati all'interno dei confini dei loro paesi.
Nel 2006, gli attacchi in Ciad contro 118 veicoli umanitari hanno seriamente ostacolato le operazioni di assistenza umanitaria.
Nel aprile 2007 oltre 400 bambini palestinesi erano rinchiusi nelle carceri israeliane per reati minori, privati del diritto alle visite familiari e in alcuni casi giudicati da tribunali militari, in violazione delle norme internazionali sulla giustizia minorile.
In Iraq, Darfur e Ciad le difficoltà d'accesso all'acqua e a servizi igienici di base hanno causato epidemie e aggravato lo stato nutrizionale dei bambini.
600 milioni di bambini, un quarto di tutti i bambini del mondo, vivono in condizioni di assoluta povertà. Ogni anno 12 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni muoiono per malattie di facile prevenzione. Oltre 16 milioni hanno perso la madre o entrambi i genitori a causa dell'AIDS. Circa 250 milioni lavorano, spesso in condizioni di pericolo e sfruttamento.
La Lettera a Dio di Padre Fausto Marinetti è un urlo di dolore, ma anche quel Dio, che non riusciamo più a vedere, che non riusciamo più a sentire - perchè forse lo stiamo cercando nel posto sbagliato - sta urlando.
Ma non c'è solo il male, come in tutto nell'universo, c'è anche chi lavora per non distruggerlo questo mondo, per fortuna ci sono quei Zanotelli, i Ciotti, i Gallo, i Vitaliano, le Shirin Ebadi, i Bernard Kouchner, i Muhammad Yunus, le Eglantyne Jebb, i Paoletti, ecc. che alimentano la speranza di potere essere altro, per se stessi e per il mondo.
Ma la responsabilità non può essere lasciata solo nelle loro mani, la responsabilità di ciò che accade è di ognuno di noi. Non siamo grandi e capaci come loro? Non importa. Lanciare appelli è indispensabile per non dimenticare, ma è necessario anche moltiplicare i nostri sforzi quotidiani in tutte le direzioni, unire il fare al sapere, per essere.
doniamo un pò del nostro tempo per qualcosa di utile, ognuno per il proprio stato e grado, sviluppiamo consapevolezza e poniamo attenzione ai nostri comportamenti e alle nostre abitudini.
Forse saremo una goccia in mezzo al mare, ma perchè non essere quella goccia?
« La mia vita è stata un lungo ‘toccarsi', abitarsi… Sembra tutto un caso! E poi scopri che… Ho sessantacinque anni e spesso mi domando chi sono io. L'unica risposta che mi do è: ‘Io sono le persone che ho incontrato'. Sembra tutto un caso, ma poi scopri che nulla è a caso »
A. Zanotelli
e per chi fosse a corto di idee:
www.alberodellavita.org -
spirali discendenti ed ascendenti
La più La più grande debolezza della violenza è l'essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male, lo moltiplica ...
Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l'odio. Infatti la violenza aumenta l'odio e nient'altro ...
Restituire violenza alla violenza, aggiungendo una più profonda oscurità a una notte ch'è già priva di stelle. L'oscurità non può allontanare l'odio; solo l'amore può farlo.
Martin Luther King -
ragione, stagione o per sempre
si trova disseminato dappertutto su internet ma non si sa chi l'ha scritto...
Alcune persone entrano nella tua vita per una RAGIONE,
altre per una STAGIONE,
altre per SEMPRE
Quando qualcuno entra nella tua vita per una RAGIONE, di solito lo fa per venire incontro a un bisogno che tu hai espresso.Arriva per assisterti nel superare una difficoltà, per portartiguida e sostegno, per aiutarti fisicamente, emotivamente ospiritualmente.Può sembrarti mandato da Dio e magari lo è.C'è per la semplice ragione che tu hai bisogno che ci sia!Poi, senza che tu ti comporti male nei suoi confronti, oppure nelmomento meno opportuno questa persona dirà o farà qualcosa cheporterà il vostro rapporto a una fine.Può morire.Può andarsene.Può costringerti col suo comportamento a prenderti una pausa.Quello che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è statosoddisfatto, il nostro desiderio è stato realizzato, il suo lavoro è finito.La preghiera che avevi rivolto è stata esaudita e ora è tempo diguardare avanti.
Alcune persone entrano nella tua vita per una STAGIONE, perché è
arrivato il tuo turno di condividere, crescere o imparare.
Ti fanno vivere un'esperienza di pace, oppure semplicemente ti fanno credere.
Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Di solito ti regalano un'incredibile gioia.
Ma solo per una stagione!
Chi entra nella tua vita PER SEMPRE lo fa per insegnarti cose che
contribuiscono a darti una solida base emotiva.
Il tuo lavoro è di accettare la lezione, amare questa persona e
mettere ciò che hai imparato al servizio di tutte le altre relazioni e gli ambiti della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco, ma l'amicizia è chiaroveggente. -
il colore del grano
"...in quel momento apparve la volpe: "Buon giorno". "Buon giorno" disse gentilmente il piccolo
principe voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "...sotto il melo". "Chi sei?"
chiese il piccolo principe, "Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me?", le propose il piccolo principe "sono così triste...". "Non posso giocare
con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". "Ah, scusa!", fece il piccolo principe. "Che
cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami". "Creare di legami?". "Certo",
disse la volpe, "tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E
non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a
centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me
unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. (...) Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come
illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi
faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana come una musica. E poi guarda!
Vedi laggiù in fondo dei campi di grano? Io non mangio il pane, e per me il grano è inutile. I
campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora
sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E
amerò il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore ... addomesticami", disse.
"Volentieri, che bisogna fare?", domandò il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti",
rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò
con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno
tu potrai sederti un po' più vicino...".
Il piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la
volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincio ad essere
felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non
saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito?", disse il piccolo
principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe."E' quello che fa un
giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore" (...)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe ... E quando l'ora della partenza del piccolo principe
fu vicina:
"Ah!", disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti
addomesticassi e che diventassimo amici...".
"E' vero", disse la volpe.
"Ma sapevi che avresti pianto!", disse il piccolo principe.
"Certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
dal "Piccolo Principe" -
viaggiando
Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso.