giallorock
maschio - 109 anni, United Kingdom
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Blog / L'oppressione
mercoledì, 14 maggio 2008 alle 07:16
TIBET
Nel 1950 in nome di una vaga, inconsistente e fumosa territorialità,
il colosso cina (non riesco a scriverlo in maiuscolo) invadeva il
minuscolo Tibet.Sono ad oggi circa 58 anni di repressione selvaggia.
L’invasione di un governo oppressivo e totalitario ha determinato un
terremoto sociale che è inevitabile fonte di privazioni, angosce e
pericoli di ogni sorta.
Il civilissimo e pacifico Tibet ha dovuto così subire, per violenta imposizione
di un paese straniero, un contrastato cambio di regime che ha reso la vita
dei suoi abitanti infinitamente dolorosa. Al contrasto economico e religioso
si aggiungono umori e risentimenti ancestrali dovuti a contrasti etnici,
religiosi, linguistici,opposti modi di vivere, odio per antiche vicende storiche.
Ecco di seguito una delle tante notizie che dal lì qualche volta trapelano:
Ai condannati a morte per varie forme di resistenza ai selvaggi
cinesi, vengono tagliate le corde vocali perché all’ultimo istante
non possano gridare frasi inneggianti a un qualsiasi valore ideale.
La minuscola carovana sale, sale. Io chiudo il corteo.
Mentre cammino mi godo il paesaggio.
A poca distanza dalla carovana è come fossimo non in alto mare,
ma in "alto deserto".
Ogni segno umano è completamente sparito. Monti aridi, possenti,
di colore delle crete senesi, si fanno sempre più importanti e vicini.
Ora occupano tutto l’orizzonte. Ma non sono immobili, vuoti, morti,
opprimenti ! A rallegrarli qua e là, come gocce di vivo turchese ci sono
i dolcissimi e preziosi papaveri azzurri del Tibet: questi fiori delicati,
d’un tinta di genziana, amano proprio questi posti aridi e solitari.
In cielo ci sono nuvole sciolte e veloci che galoppano all’impazzata
nel vento di lassù; le loro ombre corrono per i fianchi dei poggi,
li accarezzano, ne mutano istantaneamente colori e umori, si passa
dal giallo vivo, all’ocra, al viola, al paonazzo, e dal severo o all’imbronciato
brutto alla festa di luce.
E’ una danza continua di ombre e di schiarite: i monti diventano fluidi
come un mare dalle onde giganti.
da "Segreto Tibet" di Fosco Maraini
E’ questo il prezzo che si deve di volta in volta pagare per la cosidetta
evoluzione della specie umana, delle società che su questo pianeta
vanno affermandosi ??? Qualche centinaio di anni fà è toccato agli indiani
d’ America. Gli Stati Uniti non avrebbero potuto svilupparsi ed esistere
conservando il pensiero spiritualistico e filosofico-naturalista
osservato dai Pellerossa. Così, hanno pensato bene di sterminarli,
in nome di una misura di benessere, case riscaldate, comode automobili
e tecnologia sofisticata. E ciò facendo hanno determinato una strategia
ampiamente perseguita dall’umano pensiero. Adesso tocca al Tibet.
Ma ne vale veramente la pena?
C’è un vero guadagno da tutto ciò? Stiamo davvero meglio?
Siamo veramente sicuri che che sia il miglior modo di vivere?
A me viene da piangere, non riesco a trattenere le lacrime.
Mi piace la TV, lo sport, gli abiti firmati e libri e la luce sempre accesa.
Mi hanno cresciuto così, ma forse, forse se ci penso bene,
ecco se devo rinunciare a qualche cosa perchè la gente del Tibet possa
vivere serenamente nel proprio paese, si, si decisamente sono pronto a
rinunciare a qualcosa. Sono pronto a rinunciare a parecchie cose.
Per meglio conoscere:
http://tucci.garzillibooks.net/
http://www.giuseppetucci.isiao.it/index.cfm?ID...
www.italiatibet.org
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