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giallorock

maschio - 109 anni, United Kingdom


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Blog 4


  • L'oppressione

    TIBET

    Nel 1950 in nome di una vaga, inconsistente e fumosa territorialità,

    il colosso cina (non riesco a scriverlo in maiuscolo) invadeva il

    minuscolo Tibet.Sono ad oggi circa 58 anni di repressione selvaggia.

    L’invasione di un governo oppressivo e totalitario ha determinato un

    terremoto sociale che è inevitabile fonte di privazioni, angosce e

    pericoli di ogni sorta.

    Il civilissimo e pacifico Tibet ha dovuto così subire, per violenta imposizione

    di un paese straniero, un contrastato cambio di regime che ha reso la vita

    dei suoi abitanti infinitamente dolorosa. Al contrasto economico e religioso

    si aggiungono umori e risentimenti ancestrali dovuti a contrasti etnici,

    religiosi, linguistici,opposti modi di vivere, odio per antiche vicende storiche.

    Ecco di seguito una delle tante notizie che dal lì qualche volta trapelano:

    Ai condannati a morte per varie forme di resistenza ai selvaggi

    cinesi, vengono tagliate le corde vocali perché all’ultimo istante

    non possano gridare frasi inneggianti a un qualsiasi valore ideale.

    La minuscola carovana sale, sale. Io chiudo il corteo.

    Mentre cammino mi godo il paesaggio.

    A poca distanza dalla carovana è come fossimo non in alto mare,

    ma in "alto deserto".

    Ogni segno umano è completamente sparito. Monti aridi, possenti,

    di colore delle crete senesi, si fanno sempre più importanti e vicini.

    Ora occupano tutto l’orizzonte. Ma non sono immobili, vuoti, morti,

    opprimenti ! A rallegrarli qua e là, come gocce di vivo turchese ci sono

    i dolcissimi e preziosi papaveri azzurri del Tibet: questi fiori delicati,

    d’un tinta di genziana, amano proprio questi posti aridi e solitari.

    In cielo ci sono nuvole sciolte e veloci che galoppano all’impazzata

    nel vento di lassù; le loro ombre corrono per i fianchi dei poggi,

    li accarezzano, ne mutano istantaneamente colori e umori, si passa

    dal giallo vivo, all’ocra, al viola, al paonazzo, e dal severo o all’imbronciato

    brutto alla festa di luce.

    E’ una danza continua di ombre e di schiarite: i monti diventano fluidi

    come un mare dalle onde giganti.

    da "Segreto Tibet" di Fosco Maraini

    E’ questo il prezzo che si deve di volta in volta pagare per la cosidetta

    evoluzione della specie umana, delle società che su questo pianeta

    vanno affermandosi ??? Qualche centinaio di anni fà è toccato agli indiani

    d’ America. Gli Stati Uniti non avrebbero potuto svilupparsi ed esistere

    conservando il pensiero spiritualistico e filosofico-naturalista

    osservato dai Pellerossa. Così, hanno pensato bene di sterminarli,

    in nome di una misura di benessere, case riscaldate, comode automobili

    e tecnologia sofisticata. E ciò facendo hanno determinato una strategia

    ampiamente perseguita dall’umano pensiero. Adesso tocca al Tibet.

    Ma ne vale veramente la pena?

    C’è un vero guadagno da tutto ciò? Stiamo davvero meglio?

    Siamo veramente sicuri che che sia il miglior modo di vivere?

    A me viene da piangere, non riesco a trattenere le lacrime.

    Mi piace la TV, lo sport, gli abiti firmati e libri e la luce sempre accesa.

    Mi hanno cresciuto così, ma forse, forse se ci penso bene,

    ecco se devo rinunciare a qualche cosa perchè la gente del Tibet possa

    vivere serenamente nel proprio paese, si, si decisamente sono pronto a

    rinunciare a qualcosa. Sono pronto a rinunciare a parecchie cose.

    Per meglio conoscere:
    http://tucci.garzillibooks.net/
    http://www.giuseppetucci.isiao.it/index.cfm?ID...
    www.italiatibet.org

  • il dì di festa

    La domenica pomeriggio è un quadro di Hopper. Dura poche ore, ma in questo tempo, per una insondabile metamorfosi cosmica, qualunque luogo del mondo, anche la più caotica delle metropoli , diventa un non luogo. Un purgatorio, un aldilà misterioso e inalterabile. Le poche persone che si vedono in giro sembrano confuse e lontane, c’è nel loro aspetto e nella postura, come una lontananza, un rifiuto al contatto, un avvolgersi in se stesse. L’aria è immobile, la luce è immobile, i prati sono immobili, le auto sono immobili, i suoni sono immobili. Il colore delle cose è meno brillante e la luce del sole inspiegabilmente meno intensa, meno vivida, anche col cielo terso. Le strade, le case, le piazze, i giardini, sembrano avvolti da una luce già stanca di esistere, una luce che nega se stessa con la sua immobilità: che non vibra, e per la luce la vibrazione è la vita. Gli uccellini spariscono e gli alberi hanno un aspetto disperato. La vita ha raccolto le sue cose e tutti i suoi affari: i suoi sorrisi e le sue tragedie, il suo impeto e la sua dolcezza, il suo fremere e la sua solennità, il suo amore e la sua guerra, e si è spostata altrove. Non ci ha detto nulla, non ha voluto portarci con sé. Una disperata solitudine incombe su tutto, penetra nelle cose e diventa consistente, quasi si tocca. Come un messaggio che ci viene da un’altra dimensione per farci conoscere la condizione ultima, il destino finale, che non è non esistere, ma vivere una eterna domenica pomeriggio.

    La notte calda

    avvolge i pensieri

    in una incoerenza maligna

    spontaneo, incontrollato

    un ritornello gira e rigira

    e gira ancora e gira

    nella solitudine consapevole

    l'essere si disperde in galattici frammenti

    e un barlume, l'ultimo

    si aggrappa al ritornello

  • pensieri che vanno e vengono

    mi si chiudono gli occhi dal sonno...

    Fotografare è diventata una consuetudine piuttosto diffusa. Sono molti coloro che fanno fotografie: bambini, maturi uomini d'affari, stimati professionisti, intellattuali e dolci signore che mi auguro continuino a farlo con l'eleganza di sempre. Conforta sapere che tanta gente parla la propria stessa lingua. Ci sono momenti di così intensa emozione infatti che vale veramente la pena che si raccontino per immagini. Tuttavia non è certo che tutti sappiano cosa significa fotografare (nella più profonda accezione del termine naturalmente). Fotografare può voler dire essenzialmente e ad un livello molto profondo, raccontare anche delle più sottili modifiche che il mondo assume.
    In inverno, per esempio, il sole percorre una curva nel cielo che è più lontana dalla nostra perpendicolare di quanto lo sia d'estate, e diversa è anche l'ora di inizio e fine di questo percorso. Per queste ragioni il tramonto è più lungo e attraversando diverse fasi genera tanti momenti distinti da sottili differenze. Uno di questi momenti di abbagliante bellezza è quando le nuvole dello strato più basso, non più trafitte dai raggi del sole si tingono di un grigio che vibra di una forte dominante azzurra. Succede poi che il buio comincia a sporcarle cominciando proprio dalle più basse e così quel magnifico perlato azzurro va spostandosi sempre più in alto. Se poi si guarda il cielo in direzione di quelle zone dove non ci sono nuvole, si può vedere la luce proprio come elemento a se stante e non perchè riflessa dagli oggetti che colpisce. Non si vede cioè come un colore o come una cosa dipinta, ma si percepisce distintamente una infinità di particelle che attraversa la zona più bassa del cielo sullo sfondo del blù più in alto.
    Fotografare vuol dire prima rendersi conto della luce e delle modifiche che essa opera, e non percepirla soltanto perchè colpisce le cose. Essa esiste a prescindere dal suo effetto anche se noi la vediamo quando è già riflessa dagli oggetti. Fotografare è concettualmente invertire la direzione del nostro osservare. Non vedere il mondo perchè riflette la luce, ma vedere la luce prima che questa colpisca gli oggetti. Trovare prima di cercare e allineare occhio, mente e cuore; come diceva H. Cartier Bresson.

    sabato, 07 luglio 2007
    pensieri assonnati...

    L'universo non avrà mai fine: si crea ad ogni momento, all'atto del nostro accorgerci.
    Noi vediamo come attraverso una stretta fessura solo ciò che ci passa dinanzi, e per di più riconoscendo solo le strutture e le forme che abbiamo già in memoria. Non vedremo mai pertanto qualcosa di veramente alieno, di veramente avulso, estraneo al nostro mondo.
    Nel nostro procedere, l'atto del riconoscere una forma è un attimo di vera e propria creazione.
    Per noi esisterà quindi soltato ciò a cui potremo attribuire un significato. Più il nostro "essere" pregredisce più universo avremo intorno. Fino a quando esisterà il pensiero esisterà l'universo e solo quando si spegnerà la coscienza si spegneranno le stella, una ad una.

    venerdì, 06 luglio 2007

    VIVERE IN QUALCHE PUNTO REMOTO
    TRA QUESTO E L'ALTRO MONDO...
    ...ALTROVE...

  • la parte migliore

    :)

    lampo bruno attraverso il solarium / bande di azzurro bikini strisciano l'aria /

    come nei rettili spicchio di pupilla registra il movimento / dissolve la

    narcosi da ipod / Vasco non basta più /creatura da urlo lascia la porta aperta

    e sul mondo frusta di capelli bagnati / scuote il capo /diamanti volano via

    /fianchi braccia spalle occhi neri intrecciano una danza con l'aria e la

    penombra / minuscola maglietta verde kawasaki / non ce la farà a coprire /

    la testa attraversa un arco e sul seno bagnato il colore scurisce / si china una

    gonna jeans comincia a salire / dondolano fianchi ruota la vita il busto piega

    da un lato /dall'altro / sale lento un tessuto pesante / non vuole coprire /un

    hammond vibra su un ginocchio piegato/ il basso sincronizza il cuore

    /springsteen si fa strada tra masse neuroniche / arriva agli occhi / gridano

    limpidi taglienti / i fiati girano intorno all'ombellico /la chitarra cola liquida su braccia fianchi cosce / un

    gemito di bruce crea zaino rosso / l'aria si scosta/ supplica un giro armonico in

    tono minore / rimani rimani rimani rimani strazia la bacchetta sul rullante