geretaz
maschio - 20 anni, torre di mosto, Italy
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Nassiriya: il ricordo nel quinto anniversario della strage
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commemorato in aula i caduti italiani di Nassiriya nel quinto anniversario della strage. “Oggi” ha detto Fini “ricorre il quinto anniversario del barbaro attentato di Nassiriya nel quale morirono diciannove italiani impegnati ad aiutare il popolo iracheno a ritrovare la libertà e a conquistare la pace. Alla memoria di quei nostri valorosi connazionali rivolgiamo un pensiero deferente e commosso, stringendoci intorno alle famiglie dei caduti e partecipando al loro dolore”. E il ministro della Difesa Ignazio La Russa stamattina ha deposto una corona di fiori all’Altare della patria.
“In quel tragico 12 novembre del 2003″ ha sottolineato Fini “l’Italia sperimentò direttamente l’inumana ferocia che anima l’attacco terroristico alla pacifica convivenza di culture, nazioni e popoli. Quel giorno lo sgomento, lo smarrimento, la sofferenza del Paese furono enormi. Ma furono grandi anche la solidarietà, la partecipazione, la coesione tra il nostro popolo e le Istituzioni. L’Italia si raccolse unita intorno a quei 19 eroi che avevano sacrificato la loro vita per costruire un mondo più giusto e più libero”.
“Tutti noi” ha detto ancora il presidente della Camera “ricordiamo con commozione, e con noi lo ricordano gli italiani, il pellegrinaggio spontaneo di migliaia e migliaia di cittadini all’Altare della Patria in un giorno di lutto e di dolore. Venivano da ogni parte della Penisola. Sfilarono fino a notte inoltrata per testimoniare i loro sentimenti di umanità e di italianità. La mattina del 13 novembre il Vittoriano offrì uno spettacolo inaspettato e struggente: la scalinata ricoperta da un mare di fiori. Idealmente in quel momento tutta l’Italia era lì, si trovò intorno a quel monumento, unita da un senso di dolore e di legittimo orgoglio”.
“La memoria di Nassiriya” ha proseguito Fini “è una memoria che impegna il nostro Paese a fornire ancora il suo contributo all’opera di costruzione della pace e della stabilità nel mondo. In questo senso, come ha ricordato il Presidente Napolitano celebrando il 4 Novembre, dobbiamo rendere omaggio alle nostre Forze Armate per l’impegno che pongono, con spirito di sacrificio e intelligenza, al di fuori del suolo italiano, al servizio di missioni per la pace e la sicurezza internazionale. Non possono esserci né stabilità nè prosperità” ha aggiunto Fini “se i diritti umani sono calpestati e se la libertà è minacciata dal terrorismo. È con questa consapevolezza che dobbiamo oggi onorare il sacrificio di quei martiri, unendo nel ricordo tutti gli italiani che in questi anni hanno offerto la loro vita per garantire la pace”.
“Il terribile tributo di sangue pagato da chi intendeva portare la pace, ha segnato una crescita della coscienza nazionale. Il 12 novembre 2003 il Paese ha riscoperto il valore pieno del ruolo delle proprie forze armate e del rispetto loro dovuto”. Roberta Pinotti, ministro della difesa del governo ombra del Pd, ha commemorato con queste parole l’anniversario della strage di Nassiriya. “In quel giorno terribile il paese seppe rispondere in maniera matura stringendosi con forza, sobrietà e commozione attorno agli uomini che, con professionalità e spirito di sacrificio, svolgevano il proprio lavoro”.Oggi dunque “è un giorno di memoria e di dolore per le vite dei 19 italiani caduti cinque anni fa a Nassirya, vittime di un attentato terroristico. A loro, alle loro famiglie e alle Forze armate va il nostro pensiero e la nostra vicinanza”. -
"No easy way out"
Questa è "no easy way out" di Robert Tepper, una vecchia canzone che però mi piace molto...la consiglio anche a voi e spero che andrete ad ascoltarvela e vedrete che come a voi, come a me, piacerà moltissimo!!
We're not indestructible,
baby better get that straight
I think it's unbelievable
how you give into the hands of fate
Some things are worth fighting for some
feelings never die
I'm not askin' for another chance
I just wanna know why
There's no easy way out there's no shortcut
There's no easy way out givin' in can't be wrong
I don't wanna pasify you
I don't wanna drag you down
but I'm feelin like a prisoner
like a stranger in a no named town
I see all the angry faces
afraid that could be you and me
talkin about what might have been
I'm thinkin about what I used to be
there's no easy way out there's no shortcut home
ther's no easy way out givin' in can't be wrong
Baby,baby we can shed this skin
we can know how we feel inside
instead of goin' down and endless road
not knowin if we're dead or alive
some things are worth fightin for
some feelings never die
I'm not askin for another chance
I just wanna know why
there's no easy way out there's no shortcut home
there's no easy way out givin in givin in can't be wrong no
there's no easy way out there's no shortcut home
there's no easy no easy no easy way out -
ai devoti del fitness center
[2] Io sono il Cristian Signore, tuo Dio,
[3] non avrai altri dei all'infuori di me.
[4] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.
[5] Non ti prostrerai davanti ad altre palestre e non le servirai. Perché io, il Cristian Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei traditori del fitness center nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,
[6] ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei insegnamenti.
[7] Non pronunzierai invano il nome del Cristian Signore, tuo Dio, perché l'onnipotente non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
[8] Ricordati del giorno A e del giorno B per santificarlo:
[9] sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro, coscente che ogni fatica è per compiacere il tuo Dio
[10] ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun esercizio, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te e che è fedele al tempio.
[11] Perché in sei giorni il Signore ha fatto prima il fitness center, ed in un secondo momento il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo per riordinare le macchine. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro in nome del fitness.
[12] Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel tempio che ti dà il Signore, tuo Dio.
[13] Non uccidere la tua costanza di preghiera.
[14] Non commettere adulterio con la donna del Signore.
[15] Non rubare i biglietti da visita.
[16] Non pronunciare falsa testimonianza sulla tua scheda e sul tuo stato fisico, perchè il Signore conosce ogni suo devoto in ogni particolare
[17] Non desiderare la macchina del tuo prossimo.
Non desiderare il bilanciere del tuo prossimo, né il suo peso, né la sua forza, né il suo ipod, né il suo asciugamano, né alcun esercizio che appartenga al tuo prossimo.
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Parole sante per i fedeli del fitness center!!! -
X non dimenticare l'inutile strage della I° guerra mondial
La prima guerra mondiale è considerata come la prima guerra moderna su larga scala. In realtà si presentava come una sorta di ibrido tra una tecnologia militare avanzata e una dottrina strategica di stampo postnapoleonico. Tra le innovazioni che avrebbero cambiato il volto della guerra ci fu l'uso estensivo della mitragliatrice a scopi prevalentemente difensivi. Un solo nido di mitragliatrice, purché ben provvista di munizioni, poteva tenere in scacco un'intera brigata, rendendo spesso vani i tentativi di attacco diretto. Conseguenza immediata di tale innovazione fu l'edificazione, in particolar modo sul fronte occidentale, di imponenti linee difensive, una catena di trincee che andavano dal Mare del Nord alla Svizzera.
Le dottrine di guerra tardarono nell'adeguarsi alla nuova situazione, affidate come erano a teorici dell'arte militare formatisi alla scuola di Carl Von Clausewitz, barone prussiano di inizio ottocento. Principale fondamento di tali dottrine era la guerra d'attacco, unica espressione dell' «elan vitale», lo spirito vitale che, nelle parole di Ferdinand Foch, avrebbe assicurato la vittoria finale. Milioni di uomini furono irrazionalmente spinti ad esporsi inermi al fuoco della mitragliatrice, nel vano tentativo di conquistare, con la sola forza del numero, le posizioni nemiche e di dimostrare la superiorità del proprio spirito. L'artiglieria, che aveva conosciuto uno sviluppo tecnico vertiginoso dall'inizio del secolo, fu usata in chiave prevalentemente offensiva, come metodo, spesso inefficace, di scombinare le linee nemiche prima di un attacco. L'impatto psicologico determinato dall'uso estensivo dell'artiglieria pesante sui soldati intrappolati nelle trincee fu devastante, risultando spesso in forme gravi e peculiari di nevrosi.
La prima guerra mondiale vide anche l'uso delle armi chimiche e dei bombardamenti aerei, che erano stati entrambi messi fuori legge dalla Convenzione dell'Aia del 1907. Gli effetti delle armi chimiche si rivelarono duraturi, sia sui corpi delle vittime (molte delle quali, sopravvissute alla guerra, ne soffrirono per il resto della vita) che sulle menti dei comandanti della generazione successiva (seconda guerra mondiale) che, avendone visto gli effetti nella Grande Guerra, erano riluttanti ad utilizzarli, temendo che il nemico avrebbe reagito disponendo magari di armamenti migliori.
L'evidente squilibrio tra una tecnologia avanzatissima e una tattica arcaica avrebbe determinato l'immane massacro della prima guerra mondiale e le sue conseguenze sulla cultura e la storia europea. Nasceva la guerra di posizione e di massa, in cui il vero obiettivo non era più la conquista del territorio nemico e dei suoi centri politici, ma l'esaurimento delle sue risorse.
La trincea rimane, nella letteratura storica e non, il simbolo negativo della prima guerra mondiale. Per quattro anni milioni di uomini furono costretti a convivere sotto terra, esposti agli agenti atmosferici e ai bombardamenti, in condizioni igieniche disastrose. La guerra veniva privata di ogni forma di idealismo, per diventare un'officina, in cui l'efficienza del massacro sopravanzava ogni considerazione umanitaria. Parziale eccezione fu quella dei piloti di aereo, visti come i moderni «cavalieri», per i quali la guerra non significava abbrutimento ma quasi un duello di stampo medievale, unico caso in cui l'eroismo propagandato dalle autorità militari trovava una fittizia applicazione.
Le condizioni della vita di trincea ebbero conseguenze enormi sullo sviluppo del conflitto. La diserzione e l'automutilazione erano all'ordine del giorno, tanto da richiedere l'intervento esteso e violentissimo delle autorità. Al contempo nell'inferno della trincea si sviluppavano fenomeni nuovi che avrebbero determinato la storia culturale successiva. Un intenso spirito di cameratismo tra i soldati semplici avrebbe favorito l'idealizzazione e ideologizzazione della guerra, elemento fondamentale per il successivo imporsi delle ideologie totalitarie. Al contempo la consapevolezza dei sacrifici a cui si era sottoposti alimentavano, soprattutto nelle classi popolari, la speranza di una maggiore partecipazione alla costruzione dell'Europa postbellica.
La guerra tecnologica richiedeva la mobilitazione in scala mai vista di uomini e materiali e determinò una vera rivoluzione nelle prerogative dello Stato e un notevole ampliamento dei suoi poteri in tutte le nazioni coinvolte. La guerra vide anche il nascere del cosiddetto "fronte interno", quello dell'opinione pubblica da ammansire e mobilitare ideologicamente in favore della vittoria finale. In tutti gli stati partecipanti ebbe un ruolo crescente la propaganda, volta a raccogliere fondi, consensi, volontari. Tutti gli stati, consapevoli dell'immane sforzo richiesto ai cittadini e interessati principalmente alla vittoria nel conflitto, si spinsero in promesse di allargamento della democrazia a guerra finita, che non poterono essere del tutto disilluse al termine delle ostilità.
Altro punto che caraterizzò questo bagno di sangue fu il gran numero di giovani che vi parteciparono, tra i quali, in Italia, i "ragazzi del '99", richiamati alle armi a soli 17 anni. Tra la gente si era inizialmente diffusa un'idea positiva della Guerra, ben presto abbandonata. -
la morte mi ha sfidato
Quello che doveva essere un tranquillo ritorno a scuola per andare a trovare i vecchi prof si è rivelata per me un'esperienza che mi ha profondamente segnato...
Mentre mi trovavo in aula di tecnologia in compagnia del prof. Mafra, sento degli strani rumori provenire dal laboratorio a fianco...cerco di scorcere la sagoma di qualcuno per identificarlo e magari salutarlo, ma non vedo nessuno...Come mi allontano, ecco il Parcia emergere, circondato da un' aura malvagia che sempre lo ha accompagnato nei bei e nei brutti momenti! Inizialmente shoccato per l'improvvisa e mastodontica apparizione, rivolgo un timido saluto che viene ricambiato. In quel momento il prof. Mafra chiede gentilmente al nostro Stefanone di sistemare il proiettore che non visualizzava l'immagine dal computer...ed ecco che le imponenti mani del Parcia afferrano con decisione il proiettore ed i suoi occhi analizzano con molta concentrazione il problema. Apparentemente sembrava tutto normale, ma ciò che mi aspettava non lo potevo neanche lontanamente immaginare. Con gran astuzia il cacciatore di anime ha aspettato che abbassassi la guardia per poi puntarmi il fascio luminoso sul petto: in quel momento ero immobilizzato dal terrore che un' arma segreta maniacalmente nascosta nell' obbiettivo del proiettore potesse colpirmi lasciandomi agonizzante a terra, e consapevole che se avrei superato questa prova di coraggio non mostrando il mio terrore il giustiziere mi avrebbe risparmiato, donandomi una parte della sua forza e della sua immortalità...Allora spinto dall' istinto di sopravvivenza, mi sono voltato e ho continuato tranquillamente a parlare, e questa mia azione ha dissuaso "l'animé mechant" dal tentativo di terminare per sempre la mia esistenza.
Dopo alcune ore passate a recuperare lo shock, ho avuto il coraggio di raccontare la mia eroica azione a ciccetti con questo sms:
oggi sono andato a trovare il mafra e c'era il parcia che stava sistemando il proiettore, e ad un certo punto mi ha puntato il fascio luminoso contro. In quel momento ho temuto che mi volesse sparare con un'arma segreta contenuta nell'obbiettivo del proiettore...che paura...ora so cosa si prova a morire
La risposta, alcuni minuti più tardi: non vorrei essere al posto tuo....coraggio amico, se sei sopravvissuto a questo la morte non ti potrà più far paura...considerati un miracolato
Altra risposta da Dino: Gere! Non voglio minimamente pensare alla scena, al suo sguardo, o ancor più...ai suoi gesti! Terrificanti!
Ora sono immortale!!! -
incontro ravvicinato
il sabato sera appena trascorso doveva essere il solito sabato sera divertente e allegro, ma qualcosa ha inceppato il meccanismo...mentre cercavo i miei amici al baiablu a caorle, mi è sembrato di riconoscere un losco personaggio dei bassifondi dell'itis di portogruaro, e la mia memoria non mi ha ingannato!! Accompagnato dall' immancabile cicca in bocca e dal suo stile ganzo, il petty si pavoneggiava con una biondazza che probabilmente cercava la sua compagnia dopo aver saputo che il petty ha un gran manico...in moto
ebbene si, le coincidenze continuano a susseguirsi! dopo un'intero anno scolastico di strane coincidenze che ci hanno portato alla precisa deduzione che quest' uomo sia ghost rider, fatalità ieri sera sul suo tavolino c'erano un casco ed un giubbotto marchiato Harley Davidson....va che coincidenze eh!!
dopo aver messo a fuoco queste cose, sono andato a salutarlo. Dopo un caloroso "buonasera professor Pettenò!" ho ricevuto in risposta un'altrettanto caloroso "heilà gerrretttto (ebbene si lui nn riesce a controllare l'esubero delle sue r e t)" si è alzato in piedi e in pieno stile giovanile mi ha cacciato una stretta di mano potente
dopo 5 minuti di discorso di qualsiasi cosa che non fosse la scuola (e naturalmente si è toccato anche l'argomento figa), per salutarlo gli ho teso la mano per cercare la classica stretta, e lui mi ha stretto la mano e poi ha trasformato il saluto in saluto con pugno molto street boy, e io ho avuto l'istinto di dargli non una, ma ben tre pacche sulla spalla con un sorriso a 124 denti, che lui ha ricambiato con altrettanti denti sorridenti...
ebbene si, le casualità ti cambiano la serata!!!
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