Blog 25
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E SE LE NOSTRE IDEE NON COINCIDONO ?
Faccio parte di una generazione con caratteristiche molto marcate.
Se hai vissuto gli anni 70 nel pieno della tua giovinezza resti segnato da quelle esperienze e, in un modo o nell’altro, ne rimani fortemente caratterizzato.
Non erano anni che potevano scivolarti sulla pelle, ti portavano a schierarti per realizzare i tuoi sogni ed eri disposto a molto pur di renderli materiali.
Non era importante il colore del sogno, rosso o nero che fosse era pur sempre un ideale, un qualcosa che masticavi e che metabolizzavi sentendolo parte di te.
Ho avuto i miei scontri, ora coi fasci ora con la celere, ma ciò che era impossibile da sopportare, molto più di un pugno o di una manganellata, era veder cadere una vita….un ventenne come te che donava il proprio sangue per le proprie idee.
Ne ho visti troppi, compagni o avversari ….neppure una di quelle vite ha una giustificazione plausibile.
Insieme ai morti “nobili”, caduti per sprangate o colpi di pistola o roghi appiccati nelle case, ne abbiamo pianto moltissimi altri.
Era terribile vedere un laccio emostatico sul bicipite ed un ago nella vena.
A chi pensa che non esistevano relazioni tra i due modi di morire, rispondo che si sbaglia e che erano esattamente due inferni nati dallo stesso paradiso.
Queste esperienze mi hanno plasmato e, passo dopo passo, mi hanno condotto verso una cultura di rispetto verso chi è diverso da me; sono convinto della giustezza del dialogo, dell’affermare dialetticamente le proprie ragioni e del confronto non su posizioni preconcette ma verso prospettive nuove e funzionali all’esistenza di ognuno di noi.
Sarei davvero capace di lottare con tutto me stesso anche per difendere le idee di chi è il mio opposto ideale.
Questo modo di pensare si rispecchia anche nella mia vita qui, su Netlog.
Chi legge i miei blog o vede le foto postate non ha dubbi su come la penso ma capisce anche che non sono affetto da superficialità o mancanza di capacità di dialogo con chi non è in linea con i miei pensieri.
Ho più volte invitato ragazzini leghisti o adulti di destra estrema a confrontarsi sugli argomenti da me trattati, l’ho fatto con molta semplicità, senza ironie o rabbia.
Devo confessare che non ci sono riuscito, li vedo passare silenziosi sulle mie pagine ma mai ho trovato due righe contro o a favore delle mie tesi.
Non dispero, penso che prima o poi qualcuno di loro abbandoni la posizione di lettore passivo per dare un contributo attivo alle tematiche che pongo.
So che sono interessati a leggermi e che, probabilmente, qualche dubbio sono riuscito ad insinuarglielo…spero che molto presto loro facciano la stessa cosa con me.
Poi c’è un’altra categoria di persone: quelli che passano, leggono, commentano con uno slogan senza senso compiuto contro le mie idee e vanno via.
Ho provato più volte a dire loro: “scusatemi ma di slogan non ho bisogno, non mi nutro del nulla ma di idee. Se ne avete vi prego di esporle con molta tranquillità”.
Niente da fare, neppure due parole di dissenso alle mie tesi confutandole con dati ed argomenti.
Vorrei usare questo mio blog per lanciare un appello a costoro: SE AVETE DA DIRMI “TI SBAGLI PERCHE’……”, SIETE I BENVENUTI, SE NON AVETE ARGOMENTI O SE I VOSTRI ARGOMENTI NASCONO SOLO DAL TORNACONTO PERSONALE EVITATE DI PERDER TEMPO DALLE MIE PARTI. IO NON INVADO LA VOSTRA VITA E NON VOGLIO CHE LA MIA VENGA INVASA NEL PRIVATO DA CHI GIA’ LO FA NEL PUBBLICO DIMOSTRANDOSI SUDDITO E NON CITTADINO ! -
13 SPORCHE RIGHE: BERLUSCONI-MILLS-GHEDINI
I rumeni stuprano le donne…..i rrom rubano bambini…..gli albanesi fanno furti in appartamento….
non si può vivere vicino ad un accampamento di nomadi.
E’ da prima delle ultime elezioni politiche che queste frasi rimbalzano nelle nostre teste come refrain di canzoni popolarissime.
Se poi consideriamo che questi ritornelli vengono “sparati per minuti e minuti in tante edizioni giornaliere dei vari tg, non deve meravigliarci che in tanti percepiscano questi slogan come verità incontrovertibili.
Il bombardamento è totale, rimbombante, continuo ed estenuante….se non sei culturalmente pronto a filtrare le notizie ed a leggere tra le righe sei fritto, metti l’armatura e parti nella guerra santa contro gli invasori.
Non neghiamocelo, sarà detto in parole povere ma il processo che si genera (volontariamente generato) è proprio questo.
Si insinuano ad arte i germi della paura e poi ci si presenta come quelli capaci di riportare tutto alla normalità, si vincono le elezioni ed ecco qui che bisogna legiferare per proteggere la razza italica dal contatto con questi aberranti mostri che vengono a turbare la nostra vita di ricchi occidentali.
Tutto ciò, in pratica, si traduce nel PACCHETTO SICUREZZA che il governo sta studiando per risolvere il problema.
Tutto nella norma però, a guardarci dentro bene, a voler essere pignoli, scopri qualcosa di diverso…..vedi poche righe che non c’entrano molto col contesto delle norme annunciate e così gradite dal popolo sovrano.
Sono poche e ben mimetizzate righe, solo 13.
Noi che ricordiamo la famosa finanziaria entro cui fu racchiusa la norma grazie alla quale Il pinocchio di Arcore ha potuto costruirsi la tomba dentro casa, scattiamo subito ed alziamo immediatamente le antenne….indovinate cosa scopriamo in quelle 13 righe ?
L’ennesima legge ad personam.
Stavolta per far disimpegnare il fan di Mangano da uno degli ultimi di quei fastidiosissimi processi con cui i “giudici rossi” hanno provato a sbarrare la sua carriera politica (corruzione giudiziaria dell’avv Mills per falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale nel processo Mediaset).
Il solito Di Pietro percepisce il tiro e parte lancia in resta mentre i giornalisti non allineati (ormai alla macchia come i vecchi partigiani) diffondono la notizia con i pochi mezzi rimasti a loro disposizione.
Immediato imbarazzo nelle file del centrodestra che costringe l’esimio avvocato on. Ghedini a modificare il testo facendo una finta opera di revisione sostanziale ma, udite udite, ecco Maroni che si inalbera e dice agli alleati: via tutto o non firmo .
Le 13 righe scompaiono dal testo.
E’ pura realtà ma sembra la più perfetta delle metafore per spiegarsi l’ultimo voto.
Di Pietro paladino di legalità nel centrosinistra e la lega come equivalente della parte opposta.
Non a caso sono stati loro i veri vincitori politici delle ultime elezioni.
Non a caso saranno loro ad aumentare anche nelle prossime consultazioni…..permettetemi questa previsione.
Solo uno sembra non accorgersi che la gente (a destra e a manca) vuole fortissimamente serietà, legalità e coerenza politica.
Wecanwalter svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !
Berlusconi, Mills e Ghedini -
TRAVAGLIO, AIUTIAMOLO DIFFONDENDOLO
Lo so, avevate pensato: "dai che per qualche giorno il rompiscatole ci fa riposare"; invece no, ho un'oretta di tempo ed ho deciso di tornare tra di voi fornendo spunti ai vostri preziosi pensieri (almeno per me lo sono).
Ma stavolta uso due articoli di una persona che, non negatelo, stimate tutti e molto, Marco Travaglio.
Nel primo torna sull'argomento Schifani mentre nel secondo fa le pulci al Berlusconi IV sui temi di politica estera.
Sapete tutti quanto l'uomo che ci rappresenta è deriso in tutto il mondo......beh, non avete visto ancora nulla, se il buongiorno si vede dal mattino...........
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
l'Unità, 17 maggio 2008
Da qualche giorno, avendo osato raccontare le amicizie mafiose del presidente del Senato, ricevo lezioni di giornalismo anche dal primo che passa per la strada. La cattedra più copiosa di utili suggerimenti è Il Riformista (mi è toccato pure comprarlo, raddoppiandogli le vendite). Quattro giorni fa titolava: “Sconfiggere Furio Colombo e Travaglio”. Ecco, di sconfiggere Berlusconi non se ne parla più, anzi ci si arrende. Si dialoga, con gran trasporto e voluttà. Vedi mai che, dal banchetto del ricco epulone, cada qualche briciola. Tra Mondadori ed Einaudi, Mediaset e Rai, Mediolanum e Milanello, Medusa ed Endemol, per non parlare delle scuderie dell’eroe Mangano, c’è sempre qualcosa da mangiare.
Tre giorni fa, sotto una mega-inchiesta sulla bolletta elettrica di Grillo, altro titolo: “Travaglio e Fazio non è giornalismo”. Parola di uno che, a legislature alterne, fa il giornalista e il parlamentare, ovviamente senza lettori né elettori. Coerente. L’altroieri, non bastando i Pulitzer di redazione, Polito El Drito ha reclutato alcuni maestri di giornalismo presi da fuori. Tipo Minoli, quello che faceva gli spot elettorali per Craxi col garofano all’occhiello. Se esistesse un Ordine dei giornalisti e non questa patetica parodia, l’avrebbe cacciato a pedate (invece hanno radiato Giampiero Mughini per uno spot scherzoso sui telefonini: sponsorizzare ricariche è più grave che sponsorizzare politici). Ora questo maestro d’indipendenza, autore di un recente dvd sull’Opus Dei cui è affiliato suo suocero Ettore Bernabei, mi rammenta “il motto: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Cioè: se so che un politico ha amici mafiosi, devo starmi zitto perchè qualcuno potrebbe inventarsi che ho anch’io amici mafiosi e magari infilarmi pure una bustina di cocaina nella macchina. Dice poi il Woodward di RaiEducational che “intenzionalmente” confondo “la notizia con il commento”. Lui invece confonde direttamente le notizie con le bufale (vedi scoop barzelletta sui brogli al referendum monarchia-repubblica). Monta in cattedra pure l’Annunziata: tra un contratto con l’Aspen e uno con l’Eni, invoca una “grande riflessione sull’etica della professione in generale”. Se evitasse di intervistare Tremonti (vedi sempre alla voce Aspen) ogni tre per due, si rifletterebbe meglio. Poi c’è Alfredo Reichlin, che, non si sa bene a che titolo (è un politico), mi accusa addirittura di “impedire alla sinistra di individuare e affrontare i problemi veri”. Voglio rassicurarlo: a non individuare e affrontare i problemi veri, la sinistra ci riesce benissimo da sola, senza il mio aiuto.
Ma riecco ieri El Drito con un altro editoriale che fa molto discutere (l’ha ripreso fra l’altro l’Eco del Chisone): implora Veltroni di “scrollarsi finalmente di dosso la banda dei quattro, Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro, invece di tenerli ambiguamente in caldo per tempi peggiori”. Non so gli altri tre, ma io sono curiosissimo: quando mai sono stato in braccio a Veltroni, che non ho mai avuto il piacere di conoscere; in che senso Uòlter dovrebbe scrollarmisi di dosso; devo preoccuparmi nell’apprendere che mi tiene “in caldo”, per giunta “per tempi peggiori”? Seguono i consigli del collega Piroso, direttore del TgLa7, che mi suggerisce anche il mio prossimo scoop. Ha scoperto che l’ex pm è indagato su denuncia di un ex Idv perché affittava due suoi appartamenti al suo partito e vuole che me ne occupi perché la notizia, a suo dire, è oscurata dal regime dipietrista. Spiace deluderlo: ma negli ultimi tre anni la faccenda è finita in copertina una dozzina di volte sugli house organ di Berlusconi, ne ho scritto più modestamente io sull’Unità e se n’è occupato soprattutto il Tribunale di Roma: tutto archiviato, nada de nada. E comunque, avendo Piroso a disposizione un tg e un talk show, potrebbe tornare lui sul tema, magari allargandolo agli immobili passati dalla Telecom di Tronchetti Provera alla Pirelli Re di Tronchetti Provera, almeno ora che Tronchetti Provera non è più il suo editore. In fondo è un giornalista anche lui: o devo fare tutto io?
L’ultima lezione di giornata viene da Giuseppe D’Avanzo. Tre giorni fa scrive che “il legale di Aiello dice di aver saputo dal suo assistito che Aiello ha pagato l’albergo a Marco”. Cioè a me. Ieri il legale di Aiello gli scrive di non avergli mai parlato. D’Avanzo risponde: “Il ricordo di Aiello è stato raccolto da fonti vicine all’inchiesta”. Wow! Fonti vicine all’inchiesta. Magari le fonti del Clitumno. O forse le fonti Fiuggi. Anzi, fuggi-fuggi.
Marco Travaglio
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l'Unità, 20 maggio 2008
Non per disturbare il dialogo tra maggioranza e opposizione, meritato premio a questo meraviglioso governo e al suo premier, noto statista. Ma forse, parlando con pardòn e chiedendo scusa alle signore, specie a quelle di nome Anna, va segnalato che lo splendido governo in questione, prim’ancora di cominciare, è già riuscito ad aprire una mezza dozzina di crisi diplomatiche. Ricapitolando, sulla scorta dell’ottimo articolo di Umberto de Giovannangeli.
Il Libano ci guarda in cagnesco perchè l’ottimo Antonio Martino propone di ritirare la missione Unifil e lo Statista di Milanello annuncia nuove regole d’ingaggio, poi smentito dal neoministro La Rissa. Il quale però apre subito un nuovo fronte in Afghanistan, annunciando una bella “missione di guerra”. Poi c’è la Libia, che non dimentica la decina di morti a Bengasi a causa della brillante t-shirt di Calderoli. Il quale, puntualmente promosso ministro, si scusa. Ma poi provvede Bossi a riaprire il fuoco (“Gli immigrati? Sono i libici che li mandano. La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga”).
La Romania è allarmatissima per i raid e le ronde nei campi rom, nonché per gli annunci di espulsioni di massa. Frattini, esauriti gli estintori, corre ai ripari. Ma intanto gli scappa la Spagna, che accusa l’Italia di xenofobia. Maroni ci mette una pezza, ma riecco Bossi col fuciletto a tappo: “Sono gli spagnoli che sparano sugli immigrati”. Una ministra spagnola, memore della sparata del Cainano sulle “troppe donne nel governo Zapatero”, sostiene che gli servirebbe un bravo psichiatra, mentre altri suoi colleghi insistono sul clima razzista in Italia. Apriti cielo: ambasciatori convocati, tensione diplomatica, Frattini intima Zapatero di “richiamare all’ordine i suoi ministri”. Si risente persino Piercasinando: gli spagnoli si facciano i fatti loro. Strano: ogni qualvolta Zapatero osa legiferare senza il permesso del Vaticano, Piercasinando dichiara guerra alla Spagna. E nel 2003 i suoi alleati di An e Il Foglio diedero il benvenuto al neopremier Zapatero dicendo che con lui aveva vinto Al Qaeda. A questo punto, per non restare solo, anche Frattini dà fuoco alle polveri: rivedere il trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa. La Commissione europea manda a dire che se lo può scordare. Ma lo spensierato ministro degli Esteri, noto moderato, ha già pronta una nuova dichiarazione di guerra, e non, per dire, alle Isole Andemane o alla Lapponia, due nemici che sarebbero persino alla nostra portata. No, Frattini attacca l’Iran. Da solo. Così, pacatamente, en passant.
Restiamo nella sgomenta attesa del prossimo obiettivo: esauriti in una settimana tutti i paesi più a tiro, temiamo che ora tocchi alla Cina, già più volte massaggiata da Tremonti e Bossi con terribili minacce di dazi doganali (un miliardo e mezzo di cinesi sta ancora tremando) e sistemata dal Cainano, che nel 2006 rivelò come i cinesi fossero specializzati nel bollire bambini neonati per farne concimi per i campi. L’aveva letto sul Libro Nero del Comunismo, a cura di Gabriella Carlucci. Ora, per carità, non ci sogneremmo mai di turbare il bucolico clima di dialogo tra governo e opposizione (si fa per dire). Ma vorremmo sommessamente e pacatamente invitare il nostro meraviglioso governo a darsi una calmata: avete cinque anni davanti, non potete sparare tutte le cartucce in una settimana. Per la dichiarazione di guerra alla Cina aspettate qualche giorno, se no poi fino al 2013 ci si annoia. Oltretutto, son passati solo due anni dagli ultimi successi internazionali del Cainano e, almeno all’estero, non sono ancora dimenticati.
In Danimarca è sempre vivo il ricordo di quando il Cavaliere di Hardcore offrì la sua signora al premier Rasmussen, “molto più bello di Cacciari”. In Turchia non si scordano i suoi tentativi, alle nozze del figlio del presidente Erdogan, di dare una toccatina alla sposa tutta fasciata di veli e, per il rito islamico, assolutamente inavvicinabile. In Finlandia la presidente Tarja Halonen non può scordare quando il Latrin Lover brianzolo svelò di averle “fatto la corte, riesumando le mie doti di playboy”, perché lei cedesse all’Italia l’Agenzia alimentare europea; poi tentò di rimediare, raddoppiando la gaffe: “Io corteggiare una così? Ma l’avete vista bene?”. Ci resta, per ora,l’amico Putin. A meno che gli sovvenga quel che accadde in una fabbrica Merloni vicino a Mosca, dove l’amico Silvio tentò di baciare un’operaia, che purtroppo fuggì terrorizzata. Ma pacatamente. E sempre dialogando.
Marco Travaglio
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DALLO SBARCO IN SICILIA AI GIORNI NOSTRI
Seguendo le tracce di un’amica, Thecinziasilvia, intelligentemente curiosa e sempre pronta a contribuire con acume a dibattiti meritevoli di attenzione, mi sono imbattuto in un blog di Sagittario67 che mi ha subito interessato e di cui posto qui sotto il link
http://it.netlog.com/Sagittario67/blog/blogid=3...-
Si parla di Salvatore Giuliano, del “bandito” Salvatore Giuliano.
Ho inserito un mio commento al blog perché ritengo, quello in questione, un argomento che può aiutarci a capire importanti passaggi della storia d’Italia che ci conducono fino ai giorni nostri.
Riporto di seguito il mio intervento, nella speranza che chiunque avrà la pazienza di leggerlo voglia contribuire alla discussione con idee, documenti e quant’altro.
S. Giuliano con un militare USA
UNICO FILO CONDUTTORE
E' un lavoro molto interessante.
Cerco di contribuire collocando la vicenda in un periodo più ampio che va dalla II guerra mondiale ai giorni nostri.
Vedo, abbastanza chiaramente una linea di continuità tra gli accordi che gli USA fecero , attraverso la mafia americana, con cosa nostra siciliana (al tempo sotto la reggenza di Vizzini) e la guerra che Riina e Provenzano dichiararono allo stato prima della loro cattura.
Lo sbarco in Sicilia ebbe un notevolissimo contributo dalla mafia, i picciotti funzionarono ad alti livelli logistici nella prima fase, poi, a sbarco avvenuto, appoggiarono brillantemente la parte statunitense(impegnata, tra l'altro, ad assumere posizioni politiche futuribili preminenti rispetto agli inglesi di Montgomery). Nella seconda fase, funzionarono da vera e propria polizia sul territorio rendendo conto al comando USA e venendone utilizzata nei modi più disparati.
E' chiaro che, usando l'esca della separazione dall'Italia per diventare una nuova stella sulla bandiera americana, gli Stati Uniti controllarono cosa nostra a proprio piacimento e con una forte connotazione anticomunista(rimasta nel DNA dei mafiosi).
Si creò un'asse tra governo USA, mafia e governo italiano(che in poco tempo scaricò Togliatti ed assunse la stessa connotazione anticomunista).
Da allora, è esistita per decenni una sorta di porto franco entro cui la mafia si è mossa pressochè indisturabata. Ha fatto i propri affari spesso colludendo con la politica e mai è stata voluta una vera e propria azione di polizia contro di essa.
L'equilibrio è stato spezzato da alcuni magistrati eroicamente appoggiati da poliziotti di provata fedeltà.
Falcone , Borsellino, Cassarà (ne cito solo tre ma sarebbero tanti di più) aggrediscono il famoso terzo livello, cominciano a toccare le connivenze, gli accordi tra mafia e potere politico.
In questo clima si colloca la furibonda reazione della mafia vincente che, dapprima, manda un segnale uccidendo il referente locale Salvo Lima e poi si disfa con una capacità pressochè militare di chiunque le crei evidenti problemi.
La reazione dello stato deve esserci per forza: Si arrestano pezzi importanti fino ad arrivare a Totò Riina.
L'intelligente Provenzano capisce e prova a ritornare ad un basso profilo, silenzioso e poco violento ma ormai "là dove si puote" le decisioni sono state prese: LA MAFIA E' LA PRIMA AZIENDA DEL PAESE E COME TALE VA AMMINISTRATA.
Provenzano catturato, fine della mafia "viddana"....via a quella politico-affaristica.
I segnali degli ultimi anni e, ahimè, dell'ultimo periodo sono forti e marcati(per chi vuol vedere).
In questo contesto va vista anche la figura di Salvatore Giuliano.
Don Calogero Vizzini Salvo Lima e Giulio Andreotti -
FATTI DIMENTICATI OVVERO PARLIAMO DI QUELLO CHE CI PARE
Tempo fa ho scritto un blog intitolato "Pensieri Vaganti (2)" in cui parlavo, tra l'altro, dello stupro di Roma ad opera di un rumeno e di come i media avessero spinto forte la notizia (decisamente funzionale a chi si apprestava a vincere le elezioni cavalcando la tigre della paura).
Bene, è arrivato il momento di cominciare a chiedere il conto ai giornalisti lottizzati delle tv italiane.
ITALIANO AGGREDISCE E VIOLENTA RUMENA. ASPETTIAMO TG, GR E GIORNALI........
di Onofrio Dispenza
La notizia è questa : a Roma, una giovane rumena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano. La ragazza faceva le pulizie in un call center. Ad aggredirla alle spalle è stato il convivente della responsabile della cooperativa dove la giovane rumena lavora. Maria - chiamiamola così - aveva appena iniziato a fare le pulizie quando il suo violentatore l'ha aggredita.
Minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Dopo la violenza, Maria ha chiesto aiuto in un bar vicino, è arrivata la polizia, l'aggressore è stato facilmente individuato ed arrestato. Questa la notizia. Adesso aspettiamo, vogliamo vedere quanto spazio avrà nei tg, nei gr e nei giornali che troveremo domani in edicola.
Una ragazza rumena violentata da un italiano, non una italiana violentata da un rumeno. Si accettano scommesse sullo spazio che sarà riservato alla notizia di Roma. Se finirà come pensiamo, chiediamo scusa a Maria.
(NOTIZIA TRATTA DA ARTICOLO 21)
Questa notizia risale a 2 giorni fa, chiunque avesse visto tg in cui sia stata adeguatamente riportata è pregato di comunicarlo.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX- XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
L'ondata di xenofobia e razzismo sembra inarrestabile.
Persino la camorra ha scelto di scendere in campo al fianco di chi ha deciso di "ripulire" l'Italia lanciandosi in prodi assalti ai campi rom.
Al nord, invece si notano altri tipi di alleanze....Lega ed estrema destra risultano essere impegnatissimi in
questa opera "benemerita"
ANCORA UNA "SANTA ALLEANZA" TRA ESTREMA DESTRA E LEGA
di Ugo Dinello
Se una palazzina - un ex deposito di biciclette - in un paesino viene usata da una comunità religiosa (mettiamo che sia musulmana) che non ha mai creato alcun problema. Se questa comunità chiede un condono per potersi riunire un unico giorno della settimana (solo il venerdì) a pregare per poche ore. Se il Comune dice di no. Se questo Comune acquista la palazzina e decide di raderla al suolo la per farci una piazza. Se il Comune decide di intitolare questa piazza a Oriana Fallaci. Se questo Comune ha una giunta leghista. Posto tutto questo, voi cosa pensate?
E' quento succede a Oppeano, guarda caso in provincia di Verona. Il sindaco leghista Alessandro Montagnoli ha giustificato l'intera operazione con "Problemi di viabilità e parcheggi, oltreche di rapporti con i residenti". Peccato che le orde di fedeli fossero in realtà non più di una quarantina di persone, compresi i lattanti. Difficile quindi pensare a problemi come quelli descritti dal sindaco (dieci auto si parcheggiano pure ad Anacapri).
Eppure non è il primo caso. A Treviso la comunità musulmana non è riuscita a trovarsi un luogo di preghiera e quando un imprenditore l'ha offerto ha subìto tali pressioni dal vicesindaco di Treviso, lo "sceriffo" Giancarlo Gentilini, da trovarsi costretto ad annunciare pubblicamento il suo gettare la spugna.
Quando poi era stato trovato uno spazio pubblico offerto dal Comune di Paese il centro è stato tappezzato dagli adesivi di Forza Nuova.
Ancora una "Santa Alleanza" tra estrema destra e Lega, quindi.
Giusto se qualcuno avesse ancora dubbio sulla scelta tattica di molti amministratori leghisti veneti -
UOMINI, OMINICCHI E QUAQUARAQUA'
Basta coi giri di parole, chiamiamo cose e persone col loro nome.
GIANFRANCO FINI
14-MAGGIO 2008
L'on Di Pietro legge il suo intervento durante il dibattito sulla fiducia al governo Berlusconi IV.
Pesantemente interrotto chiede l'intervento del presidente della camera Fini ....
Fini: "LEI CONOSCE BENE QUEST'AULA, E' NATURALE CHE POSSANO ESSERCI DELLE INTERRUZIONI: DIPENDE DA CIO' CHE SI DICE" !
30-MAGGIO-1924
L'on Giacomo Matteotti legge il suo intervento alla camera dei deputati durante il governo Mussolini, il
presidente della camera, l'on Rocco ( si quello dell'omonimo codice) interviene interrompendolo....
Rocco: "ONOREVOLE NON PROVOCHI INCIDENTI E CONCLUDA"
e poi ancora : "SE VUOL CONTINUARE A PARLARE LO FACCIA, MA PRUDENTEMENTE"
Fu l'ultima seduta di Giacomo Matteotti.....poco dopo fu ucciso !
DEFINIZIONE:
FINI FASCISTA
DANIELE CAPEZZONE
L'ex segretario del Partito Radicale è il nuovo portavoce di Forza Italia.
Ieri ha testualmente detto della legge porcata: "SI E' RIVELATA MOLTO MENO PEGGIO DI COME E' STATA DESCRITTA"
Cito alcuni commenti tratti dal forum di Radicali Italiani: " VE LO VEDETE DANIELE CHE ANNUNCIA L'EVENTUALE RIFORMA CLERICALE DELLA 194? PROPRIO LUI CHE HA CREATO LO SLOGAN NO VATICAN, NO TALIBAN "
Ed ancora: "PROPRIO LUI CHE AVEVA DICHIARATO CHE BERLUSCONI FA SOLO LEGGI AD PERSONAM"
DEFINIZIONE:
CAPEZZONE BUFFONE
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APPROFONDIAMO LA VICENDA TRAVAGLIO-SCHIFANI
Lirio Abbate e Peter Gomez, giornalisti d'inchiesta, avevano già scritto ciò che Travaglio ha detto di Schifani nella trasmissione di Fazio.
Credo sia importante capire bene chi è Lirio Abbate e leggere un'intervista di Gomez sulla vicenda Travaglio-Schifani.
Una nota personale come scelta di campo: da italiano sono orgoglioso di questi giornalisti, mi vergogno di chi mi rappresenta stando seduto sullo scranno del presidente del senato.
Lirio Abbate (Castelbuono, 1971) è un giornalista italiano.
Come inviato dell'ANSA, e collaboratore de La Stampa, i suoi interessi di cronaca di concentrano principalmente sulla criminalità organizzata. Attento osservatore della mafia, è stato l'unico giornalista presente sul luogo al momento della cattura del capomafia Bernardo Provenzano e il primo a redigere la notizia della cattura con tutti i particolari del blitz raccontati in diretta. Per questo ricevette i complimenti pubblici sul settimanale Oggi del 26 aprile 2006 da Enzo Biagi, che scrisse: "Ho voluto sapere il nome del cronista che per primo ha dato la notizia della cattura: per la cronaca lo scoop mondiale l'ha fatto un giornalista dell'ANSA di Palermo, Lirio Abbate, con il quale credo che noi della categoria dobbiamo complimentarci".
Abbate ha seguito le inchieste e i processi più importanti sulla criminalità organizzata - mafia, camorra e 'ndrangheta - e politica, nonché sul traffico di esseri umani in particolare sugli sbarchi degli extracomunitari nelle coste siciliane. Su questi temi ha realizzato molti reportage per il quale è stato premiato come cronista dell'anno 2003.
Nel 2006 ha ricevuto il premio Ischia e il premio Maria Grazia Cutuli. È co-autore, con Peter Gomez, del libro "I complici", che ha ricevuto il premio Capalbio, Santa Marinella e Paolo Borsellino.
Per l'attività che svolge è stato minacciato di morte dalla mafia [1][2] e nel settembre 2007 i poliziotti che si occupano della sua protezione hanno sventato un attentato che era stato preparato davanti alla sua abitazione a Palermo. Nell'ottobre dello stesso anno il boss stragista Leoluca Bagarella, durante l'udienza di un processo in cui era imputato, ha lanciato ad Abbate un proclama intimidatorio per alcune notizie che il giornalista aveva scritto sull'ANSA. Solidarietà gli è stata espressa anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha ricevuto anche al Quirinale.[3].
Da ottobre 2007 è autore e conduttore insieme a Peter Gomez della trasmissione televisiva Impronte di mafia in onda su RaiSat Premium.
Bibliografia [modifica]
Nostra mafia dei monti - dal processo alle cosche delle Madonie al caso Contrada - Dharba Editore Spoleto - 1993
La storia del giro podistico di Castelbuono - La corsa su strada più antica d'Italia - Promos Editore - 1994
La mafia che ho conosciuto - Edizioni Espero - 1996
I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento (con Peter Gomez), Fazi Editore 2007, ISBN 9788881127863
Intervista di Gabriele Paglino* con Peter Gomez** - da radiocittaperta.it
In seguito alle dichiarazioni, durante il programma tv "Che tempo che fa", sulle amicizie del neo presidente del Senato Renato Schifani con persone condannate per mafia, Travaglio è stato querelato dallo stesso Schifani. E se non per avergli dato del lombrico o della muffa (considerazioni non del tutto oggettive) è lecito che pure tu e Lirio Abbate (il giornalista antimafia dell'Ansa, celebrato anche dal Presidente Napolitano e attualmente sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute dalla mafia) vi aspettiate qualcosa....
Gomez: No, non ci aspettiamo niente del genere perchè il libro è uscito da tempo (febbraio 2007), è stato letto presumibilmente anche da Schifani o comunque è stato letto da molti suoi amici e questo lo sappiamo per certo. E poi quello che era stato scritto nel libro era in parte stato scritto già nel giornale L'Espresso nel 2002, allora Schifani aveva presentato querela e aveva perso. Sulle espressioni da cabaret di Marco Cfr."dopo Schifani mi domando cosa verrà forse il lombrico o la muffa" mi sembra che siamo all'interno di quello che si prevede come diritto di critica, ricordo che la libertà di parola nasce nel '700 per permetter di parlare male di chi sta al potere perchè a parlarne bene ci pensavano già i cortigiani.
Detto questo, è indubbio che il senatore Schifani, presidente della Camera alta del Parlamento, abbia avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. Noi ( io e Lirio Abbate) all'interno del nostro libro ne individuiamo una serie che ruotano solo in parte intorno alla Sicula Brokers, questa società fondata nel 1979 anche da Schifani, che teneva otto milioni di capitale, da La Loggia Giuseppe ed Enrico, perchè Renato Schifani lavorava nello studio legale del vecchio La Loggia, il senatore Giuseppe La Loggia. Poi in quella società figuravano anche Nino Mandalà, che come dice correttamente Schifani solo molti anni dopo verrà condannato in primo grado per intestazione fittizia e mafia, in quanto reggente della cosca di Villabate che in quel momento ( quando Mandalà viene arrestato ) tiene in mano Bernardo Provenzano ovvero gli garantisce la latitanza, ma figuravano anche Benny D'agostino, un grande imprenditore palermitano, che verrà poi condannato per fatti di mafia, e grande amico di Michele Greco (il papa della mafia). Ma c'è di più e di peggio all'interno di questa società entrano anche gli uomini dei famigerati cugini Salvo di Salemi, a quel tempo grandi esattori siciliani ma soprattutto uomini d'onore dell'omonima famiglia, che verranno poi arrestati da Falcone nel 1984. Altri soci invece avranno dei problemi giudiziari legati a bancarotta immediatamente prima. Schifani, per la verità, entra nel 1979 dopo circa un anno e mezzo esce dalla società ma secondo le carte che abbiamo consultato e secondo quello che scrivono i carabinieri ci rientra nel 1983 come amministratore in sostituzione di Nino Mandalà. Ma c'è di più perchè nel 1998 quando Nino Mandalà, prima di esere arrestato, viene intercettato dai carabinieri mentre parla con il "postino" di Bernardo Provenzano, un altro imprenditore che si chiama Simone Castello a cui racconta la storia di parte dei suoi rapporti con Renato Schifani e con il futuro Ministro per gli Affari Regioali, Enrico La Loggia, sostenendo di aver fatto avere nel 1995, quindi in tempi molto più recenti, una consulenza urbanistica a Schifani per il comune di Villabate, comune che nel 1999 e poi nel 2003 verrà sciolto (due volte dunque) per infaltrazioni mafiose. Il sindaco di questo comune era infatti il nipote del boss Mandalà. Mandalà, ricordiamo, non era solo un boss mafioso ma era anche membro del direttivo provinciale di Forza Italia dunque un funzionario di partito. Cos'era questa consulenza urbanistica per il piano regolatore di Villabate ce lo racconta un collaboratore di giustizia, il cassiere della cosca mafiosa di Villabate, l'uomo che ha falsificato la carta d'identità con cui Bernardo Provenzano andrà in Francia per farsi operare, un politico: è il segretario nazionale dei giovani dell'Udeur che è stato anche presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella. Secondo Campanella, Schifani era stato scelto come consulente urbanistico del comune di Villabate in modo da poter intervenire (lui usa un'espressione più pesante "manipolare"
sul piano regolatore per fare un "favore" a quelli che erano gli interessi della famiglia mafiosa di Villabate che voleva anche costruire un grande supermercato. Il compito di Schifani era dunque di intervenire su questo piano regolatore e successivamente ci sarebbe stato un accordo per cui lo stesso Schifani, La Loggia e quello che era l'ingegnere che doveva materialmente stendere il piano regolatore si sarebbero suddivisi le consulenze. Campanella aggiunge che tutto questo non è avvenuto perchè il comune (come detto) è stato sciolto per mafia. Sia La Loggia che Schifani, rispetto alle dichiarazioni di Campanella che riguardano vicende che nascono trent'anni fa ma che vanno avanti fino a poco più di dieci anni fa, hanno annunciato di aver querelato lo stesso Campanella.
La cosa rilevante in tutto ciò che è avvenuto risiede nell'informazione: quando si fa una biografia di un personaggio che è la seconda carica dello Stato non dico di farci un titolo ma in tre righe la storia va raccontata. Siamo noi giornalisti che abbiamo sbagliato. Questa storia di questi rapporti (di Schifani) con persone poi condannate per mafia è uscita al momento dell'elezione sule colonne de El Pais e non è uscita sui giornali italiani con eccezione de Il Giornale che l'ha raccontata brevemente.
Ad eccezione di Di Pietro, gli attachi a Travaglio sono giunti indistintamente dal centrodestra e dal centrosinistra. Violante ha definito "pettegolezzo" ciò che tu e Lirio Abbate avete scritto su "I complici" e che Travaglio ha citato, Anna Finocchiaro, addirittura, forse non aspettava che l'occasione per vendicarsi di Travaglio che qualche mese fa le aveva fatto notare che il suo programma per la regione Sicilia era stato scritto da Salvo Andò arrestato negli anni '80, indagato per voto di scambio con il clan Santa Paola, truffa e corruzione...
Gomez: Si, processi che in parte si sono conclusi con assoluzioni
E prescrizione no?
Gomez: Si e prescrizione. Certo Marco Travaglio è odiato dalla casta: Violante non lo ama per una serie di prese di posizione di Travaglio nei suoi confronti. Ma diciamo che è "la filosofia" ad essere sbagliata: E' vero, maggioranza e opposizione stanno cercando in questo momento di trovare un accordo su una serie di riforme, non so se questo sia un bene o un male per il Paese. Ma questo non deve riguardare noigiornalisti che abbiamo come dovere quello di raccontare tutte le storie, per completezza dell'informazione, senza diffamare nessuno. Questo è molto utile specialmente in questo momento in cui le persone che siedono in Parlamento non sono più elette da noi cittadini, non abbiamo più di esprimere la nostra preferenza, ma vengono messe in lista dai partiti. Allora ci sono una serie di comportamenti che non sono sempre penalmente rilevanti, ad esempio frequentare abitualmente boss mafiosi non è un reato, è reato se tu insieme a quel boss pianifichi estorsioni, traffico di droga. Ma perchè sempre più spesso i partiti candidano persone che hanno questi tipi di frequentazioni e non candidano chi non ce li hanno? Io sono sicuro, stracerto che il PdL, cosi come il Pd, è strapieno di amministratori, funzionari e militanti che non hanno mai avuto rapporti con Cosa Nostra. Sarebbe auspicabile che, per un principio di trasparenza, i partiti, visto che chi arriva in Parlamento lo fa senza avere nessun tipo di forza elettorale alle spalle perchè non votati dai cittadini, cerchino di promuovere solo chi non ha avuto questo tipo di rapporti.
Poi sono contento (cosi come Travaglio) che ci sia stato questo annuncio di querela di Schifani in modo che andando a vedere le carte si riuscirà a capire se ha ragione Francesco Campanella il quale sostiene che, oltre a quanto detto prima, Mandalà gli raccontò che Schifani era presente insieme a La Loggia alla sua festa di matrimonio.
Parliamo del programma tv di cui è stato ospite Travaglio. Il buonismo, la moderatezza (chiamiamola cosi) di Fazio, il cameriere della Rai, l'impiegato, come lo ha definito qualcuno, può derivare anche dal fatto che la casa produttrice del programma è la Endemol (acquistata un anno fa da Mediaset ) il cui fondatore è Marco Bassetti marito di Stefania Craxi?
Gomez: No, non credo che sia questo il punto. Credo che Fabio Fazio si limiti a fare l'intervistatore, non è un giornalista credo, prendendo le distanze da quello che aveva detto Marco. A lui è stata chiesta poi una sorta di abiura. Ma la stessa cosa è accaduta alcuni anni fa (durante il Governo Berlusconi) quando lui intervistò Furio Colombo il quale espresse dei giudizi legittimi ma particolarmente duri su Berlusconi Premier (Cfr. "Siamo governati da una barzelletta che cammina"
e il giorno dopo Fazio in seguito ad una polemica analoga ma più piccola espresse le sue scuse. Credo che tutti si sono visti di fronte lo spettro di vedere cancellato il proprio programma, uno spettro che esiste per "Anno Zero". Aldilà del problema del conflitto d'interesse che tu hai sottolineato su Endemol, la casa produttrice del programma, che è di proprietà di Berlusconi e produce anche programmi per la Rai, (e ciò è straordinario non perchè Berlusconi sia Presidente del Consiglio non solo ma perchè Berlusconi è proprietario di Mediaset), il problema è che la Rai ha come editori i partiti nel Consiglio d'amministrazione Rai su nove appartenenti cinque sono ex parlamentari, tre sono ex direttori di giornali di partito e tutto questo avviene nonstante la legge Gasparri, istitutiva del Cda della Rai dica che possono essere nominati membri del Cda solo personaggi di notoria indipendenza. Ora aldilà della qualità dei personaggi, non mi pare che chi faceva il parlamentare fino al giorno prima possa essere definito di notoria indipendenza. Ricordo anche che sulla Rai vigila un organismo parlamentare che si chiama Commissione di viglianza. Nei Paesi "normali" sono le televisioni pubbliche e private che vigilano l'attività del Parlamento e non viceversa.
Poco fa parlava di spettri. Gomez ci risiamo, il caso Travaglio che automaticamente è diventato il caso Rai, con il Cavaliere al Governo, è un ritorno al passato?
Gomez: Un ritorno al passato. Devo dire che nonstante la posizione di Anna Finocchiaro, Violante ed altri. Una differenza la noto: Marco, insieme ad altri giornalisti, aveva non attaccato ma fatto cronaca dello stesso tipo (di quella su Schifani) raccontando fatti analoghi non penalmente rilevanti ma sui quali si può ragionare per quanto riguarda alcuni esponenti del centrosinistra, lo ha fatto spessissimo ad "Anno Zero". Tutto questo si era concluso con delle legittime proteste ma non con la richiesta di rappresaglie. La cosa che mi ha colpito è che quando le critiche investono rappresentanti del centrodestra ,che sono al Governo, questi chiedono rappresaglie, la chiusura, la censura. Qui non bisogna chiudere il programma e non serve neanche il conraddittorio (come ha detto la Finocchiaro) ma un diritto di replica, sempre che chi è chiamato in causa voglia replicare. Quindi che il senatore Schifani spieghi come siano andate le cose ma che lo faccia di fronte a dei giornalisti che siano informati, che gli possano chiedere delle cose nei particolari. Ho visto un'intervista sconcertante a Schifani al Tg1 in cui il collega sostanzialmente reggeva solo il microfono. Non ha chiesto nulla dei particolari di questa vicenda.
Grazie Gomez.
Gomez: Grazie a te.
* Radio Città Aperta di Roma
** autore, insieme a Lirio Abbate, del libro, citato dal giornalista e scrittore durante la trasmissione di Fabio Fazio, " I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". -
RICOMINCIA L'ATTACCO ALLA NOSTRA LIBERTA'
Ci risiamo, il governo non fa a tempo ad insediarsi che ricominciano gli attacchi ai pochissimi giornalisti degni di questo nome.
Dopo la puntata di Anno Zero relativa al V2 day di Grillo, ora è il turno di Marco Travaglio, reo di aver detto in tv chi è il nostro (ho detto nostro) neo presidente del Senato.
Bordate da tutte le parti, il solito Gasparri, il labour Franceschini e persino la Finocchiaro....si proprio la compagna Finocchiaro, la stessa capace di perdere ben 15 punti rispetto a Rita Borsellino nelle regionali siciliane ( cominceranno a capire che sono queste le posizioni che li punisce elettoralmente? ).
Persino Fazio si è pubblicamente dissociato ed ha chiesto scusa per l'accaduto. Avete ben capito?
SCUSAAAAAA per aver correttamente informato.
Ovviamente nessuno è entrato nel merito della questione.....mai chi ha scritto di questo argomento ha subito querele, nè Lirio Abbate, giornalista a rischio e sotto protezione (citato ad esempio di professionalità da Napolitano) nè altri.
Ma la tv è sacra, lì non si è liberi di informare, o meglio si è liberi di informare a favore di Berlusconi.
Come al solito non ci si scatena contro chi ha scheletri nell'armadio ma contro chi lo dice; come per le intercettazioni , non si attaccano gli intercettati disonesti o mafiosi ma chi intercetta.
Due voci sono levate in sua difesa, quella di Grillo e quella di Di Pietro.
Ma non voglio dilungarmi, perdete un pò di tempo a leggere quello che posto e preparatevi a difendere chi rischia il martirio mediatico.
RENATO SCHIFANI
Con la benedizione della presidenza del mafioso Andreotti, il socio e "collaboratore" del boss di Villabate è ora la seconda carica dello Stato. Quello che il boss Nino Mandalà chiamava "il cornuto" e che gli ha sistemato un bel po' di affari, Renato Schifani è stato eletto al primo colpo.
Quella che dovrebbe essere l'Opposizione "ferma" del Pd alla maggioranza berlusconiana, non ha posto ostacoli... ha, in buon ordine, abdicato con una "scheda bianca". Quella che si annunciava la "dura" opposizione per la "legalità e la questione morale" dell'IdV di Di Pietro, non ha posto ostacolo, ed anche qui, in buon ordine, ha abdicato con una "scheda bianca" e l'annuncio, come Anna Finocchiaro, del pieno rispetto per la "carica istituzionale".
Non è un incubo, è l'Italia: Renato Schifani, l'autore - insieme agli ulivisti Boato e Meccanico - del famoso "lodo" che voleva garantire l'impunità alle cinque più alte cariche dello Stato, a garanzia totale di Silvio Berlusconi e che è stato dichiarato "anticostituzionale", è ora Presidente del Senato della Repubblica.
Se nessuno ha osato abbondare quell'Aula presieduta - per "anzianità" - da un mafioso accertato con sentenza definitiva, quale è Giulio Andreotti, figurarsi se a qualcuno veniva in mente di ricordare chi è Schifani. Infatti lo hanno tutti applaudito per il suo "sincero" discorso.
Chi è Schifani, quindi, lo ricordiamo noi...
"Schifani disse a La Loggia: ‘senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà, perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere piede... e quindi c'è la possibilità di recuperare Nino Mandalà, telefonagli'. Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà: ‘Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo ... aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si è rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonerà. Mi può telefonare che io, una volta, l'ho fatto piangere?
Nell'auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio. Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un'amicizia tradita. Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici, terrorizzati, chiedono piangendo perdono.
Mandalà la narra con astio, tutta d'un fiato. Torna con la mente al 1995, l'anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo ‘completamente abbandonatoì, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un'agenzia di brokeraggio assicurativo.
‘Non mi aspettavo che dovesse fare niente, che dovesse fare dichiarazioni alla stampa, ma almeno un messaggio, ‘ti do la mia solidarietà', [mr lo poteva mandare]. Stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli - lui è più piccolo di me - [nemmeno] mi ricordo quando ci siamo conosciuti. [Ma] suo padre... era mio padre, lui era un cristiano con i cazzi, non [come] questo pezzo di merda... [Poi siamo stati] soci in affari perché abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo, lui presidente e io amministratore delegato. [Andavamo] in vacanza assieme...'
Il portaordini di Provenzano cerca d'interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: ‘Va bene, magari è il presidente [dei senatori di Forza Italia e non si può esporre]...'
‘D'accordo, però, dico, in una situazione come questa... Dio mio mandami un messaggio. [Poteva farlo attraverso] ‘sto cornuto di Schifani che [allora] non era [ancora senatore], [ma faceva] l'esperto qua al Comune di Villabate a 54 milioni [di lire] l'anno. Me lo aveva mandato [proprio] il signor La Loggia. Lui [Schifani] mi poteva dire, mi chiamava e mi diceva: ‘Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te, ti manda '. No, e invece non solo non mi manda [a dire] niente lui, ma Schifani...'
‘Dice che non ti conosce...'
‘Schifani, quando quelli là in Forza Italia, gli chiedono ‘ma che è successo all'amico tuo, al figlio dell'amico tuo' risponde ‘amico mio?...no, manco lo conosco, lo conosco a mala pena'. [Così] il signor Schifani [quando veniva a Villabate] per motivi di lavoro [la consulenza per il Comune] vedeva a me e, minchia, scantonava, scivolava, si spaventava come se... come se prendeva la rogna, capisci? Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui viene e mi dice: ‘Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio...'.
Gli ho detto: ‘Senti una cosa, tu mi devi fare una cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola'.
‘Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti così?'.
‘E perché come si deve trattare? Perché non è possibile spiegarmelo. Chi sei?'
‘No, ma io non dico questo, ma i nostri rapporti...'
‘Ma quale rapporto.'
‘Senti possiamo fare una cosa, ne possiamo parlare in ufficio da me?', ‘Si perché no...' E ci siamo trasferiti in via Duca della Verdura [lo studio di La Loggia].
[...]
Da un certo punto di vista l'astio dell'avvocato Mandalà è perfettamente comprensibile. Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici, tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio, avvenuto nei primi anni Ottanta. A quell'epoca Nino Mandalà era appena rientrato in Sicilia da Bologna, dove lavorava nel mondo delle concessionarie d'auto e dove anche suo figlio Nicola era nato. Con loro aveva fondato la Sicula Brokers, una strana società in cui i suoi futuri leader di Forza Italia sedevano fianco a fianco di imprenditori di odor di mafia e boss di Cosa Nostra.
A scorrere le pagine ingiallite di quei documenti societari c'è da rimanere a bocca aperta: la Sicula Brokers viene creata nel 1979 e tra i soci, accanto a Mandalà, La Loggia e Schifani, compaiono i nomi dell'ingegnere Benny D'Agostino, il titolare delle più grandi imprese di costruzioni marittime italiane, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Giuseppe Lombardo, l'amministratore delle società di Nino e Ignazio Salvo, i re delle esattorie siciliane arrestati nel 1984 da Giovanni Falcone perché capi della famiglia mafiosa di Salemi.
La Sicula Brokers è insomma una società simbolo di quella zona grigia nella quale, per anni, borghesia e boss hanno fatto affari.
Palermo del resto è sempre stata così: nel dopoguerra i mafiosi erano i campirei dei ricchi, erano gli uomini di fatica ai quali la borghesia e l'aristocrazia delegavano l'amministrazione delle terre e dei beni. Un rapporto quasi simbiotico, spesso caratterizzato da reciproci scambi di favori. Ecco quindi che Benny D'Agostino, il socio di La Loggia, Schifani e Mandalà, viaggia nei primi anni Ottanta in Ferrari con don Michele Greco, il "papa della mafia"; ospita nelle sue proprietà i latitanti; si dedica con i prestanome di Provenzano, come il boss Pino Lipari, al controllo della spartizione degli appalti pubblici. Ecco quindi che il senatore Giuseppe La Loggia, il padre di Enrico, stando al racconto di Mandalà, si presenta da un capomafia come Turiddu Malta per domandare il suo appoggio elettorale.
Un fatto quasi normale per l'epoca, tanto che del sostegno dato da Cosa Nostra a La Loggia senior parlerà anche Nick Gentile, un pezzo da novanta nella Cosa Nostra made in USA, consigliere di Al Capone e Lucky Luciano.
[...]
Il problema è che la mafia, al contrario della politica, non dimentica. Anche a distanza di anni, anzi di decenni, è difficile scrollarsi di dosso certi rapporti, certe antiche relazioni. Ed è difficileanche per Enrico La Loggia che pure, a metà degli anni Ottanta, fa parte come assessore della prima giunta del sindaco Leoluca Orlando e, per diretta ammissione di Nino Mandalà, in quelle vesti risponde di no alle sue richieste di aiuto.
Così le vittorie elettorali di Forza Italia nelle zone di Villabate e Bagheria, feudi di Provenzano e della famiglia Mandalà, diventano pericolose.
Francesco Campanella, che osserva quanto accade dalla sua poltrona privilegiata di presidente del consiglio comunale, se ne accorge quasi subito. Nel 1994 l'avvocato Nino Mandalà sbandiera i suoi legami importanti. Se ne fa vanto. Dice a Francesco di avere ‘strettissimi rapporti con il senatore', gli parla del suo matrimonio al quale anche lui e Schifani avevano partecipato, e Campanella capisce che non mente. Il nuovo segretario comunale viene scelto dal sindaco Navetta su ‘segnalazione di La Loggia' e la stessa cosa accade con Schifani: ‘I rapporti tra loro erano ancora ottimi durante l'inizio dell'attività politica del Mandalà nel '94, tant'è vero che La Loggia era il suo riferimento all'interno di Forza Italia [...]; a un certo punto Schifani fu segnalato da La Loggia come consulente e quindi nominato dal sindaco come esperto in materia urbanistica. [...] Le quattro varianti al piano regolatore di cui abbiamo parlato, parco suburbano, la variante commerciale, la viabilità, furono tutte concordate dal punto di vista anche di modulazione, di componimento, insomma dal punto di vista giuridico con lo stesso Schifani'.
[...]
Lì Mandalà organizzò tutto per filo e per segno interagendo in prima persona. [...] Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e con La Loggia e che aveva trovato un accordo per il quale i due segnalavano il progettista del piano regolatore generale, incassando anche una parcella di un certo rilievo [...]. L'accordo, che Mandalà aveva definito con i suoi amici Schifani e La Loggia, era quello di manipolare il piano regolatore, affinché tutte le sue istanze - che poi erano [la richiesta] di variare i terreni dove c'erano gli affari in corso e addirittura di penalizzare quelle della famiglia mafiosa avversaria o delle persone a cui si voleva fare uno sgarbo - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani [...] Cosa che avvenne, perché poi cominciò questa attività di stesura del piano regolatore e io mi trovai a partecipare a tutte le riunioni che si tennero con lo stesso Schifani, qualche volta allo studio di Schifani e qualche altra volta al Comune. Io [poi] partecipai anche alle riunioni, più tipiche della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c'era...'
[...]
Il clan di Villabate si butta a capofitto nell'affare. Dal Nord torna il costruttore che se ne era andato dal paese quando era scoppiata la faida con i Montalto. Si mette in società con Nino Mandalà, assieme a lui contatta tutti i proprietari degli appezzamenti di terreno che sarebbero dovuti diventare edificabili e fa loro firmare dei preliminari di vendita. In buona sostanza la mafia si accaparra tutte le zone in cui si potrà costruire. In un incontro con il sindaco Navetta e i due Mandalà, Francesco discute il piano regolatore e ‘gli inserimenti fatti dal progettista con i pareri di Schifani'.
Domanda il pubblico ministero [a Francesco Campanella]: ‘Io volevo capire questo: le risulta che Schifani fosse al corrente all'epoca degli interessi di Mandalà in relazione all'attività di pianificazione urbanistica del Comune di Villabate?'
‘Assolutamente sì, il Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e con lo stesso Schifani e l'accordo era appunto nominare, attraverso loro, questo progettista che avrebbe incassato questa grossa parcella che in qualche modo avrebbe condiviso con lo stesso Schifani e La Loggia [...]'
‘Quindi la parcella non sarebbe andata soltanto al progettista?'
‘No, il progettista era il titolare di un interesse economico che era condiviso dallo stesso Schifani e La Loggia'.
[...]
‘...però rimane da capire, signor Campanella, esattamente in che epoca si collocano o si colloca, se colo una, quella riunione tra Mandalà, La Loggia e Schifani in relazione alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate'.
‘Questa si colloca sicuramente in epoca successiva all'arresto di Mandalà Nicola, nell'epoca in cui stavamo adottando questi atti..."
Niente male: ora Renato Schifani è presidente del Senato, seconda carica della Repubblica. Al momento (chissà come mai?!
nessuno dei "curriculum" pubblicati dai giornali on line cita questi fatti. Noi li pubblichiamo e ringraziamo ancora una volta i due giornalisti autori del libro "I Complici - tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento", Lirio Abbate e Peter Gomez.
Nota:
leggere anche il dossier su Schifani pubblicato nell'agosto 2002 da L'Espresso.
PS 1
Mentre i media italiani unanimemente lodano il neo presidente del Senato e si mostrano smemorati (o ignoranti) sul suo passato in Sicilia, i giornali on line esteri, come ad esempio El Pais, pubblicano tutta la biografia di Renato Schifani... compresi i suoi legami con Cosa Nostra!
...e poi qualcuno diceva che il "V2 Day" per la "libera Informazione in libero Stato" era ingiustificato!
PS 2
Qualche titolo con le dichiarazioni dall'Italia, dall'elogio a Schifani di Napolitano alla stretta di mano con la Finocchiato, al "senso delle istituzioni" dell'IdV...
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Il governo Berlusconi è ufficialmente insediato, si va ad incominciare.
Valuteremo la vita parlamentare ogni giorno attraverso televisioni e quotidiani asserviti e ricchi di giornalisti lottizzati .
Per questo motivo dovremo leggere tra le righe ed informarci soprattutto usando i canali non ufficiali .
Dovremo riconquistare il diritto ad essere informati ed il dovere di essere “cittadini” !
Ma non si parte da zero, il centrodestra ha governato fino a poco più di due anni fa ed i suoi atti sono scolpiti sulla roccia della storia …. Non dimentichiamoli e facciamo partire le nostre valutazioni proprio da lì.
Ecco ciò che il cavaliere, la scorsa volta,ha fatto "per te"...
- Scudo fiscale ( per far rientrare dalle isole Cayman i soldi sottratti al fisco )
- Diminuito dell' 1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali
del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali.
- Ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato.
- Modificato la legge elettorale in modo che che siano le segreterie di partito a sciegliere gli eletti
e non più i cittadini.
- Omesso qualsiasi controllo sull'entrata in vigore dell'Euro permettendo a industriali e profes-
sionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso.
- Abolito la tassa di successione per patrimoni miliardari e subito dopo cointestato le sue aziende ai
Figli.
- Epurato dalla RAI i personaggi che non gradiva.
- Leggi Ex-Cirielli, la Cirami, salva-Previti
- Una voragine nei conti dello stato e cambiato 3 volte ministro del tesoro.
- Dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello Paolo
di fare soldi con una società che li produceva.
- Depenalizzato il falso in bilancio
- Permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e se fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL
ha tentato di acquisire una società francese
C’è un ulteriore atto che sarà bene tenere a mente nei prossimi anni.
Un atto non ufficiale e concretizzato al di fuori del periodo di governo, per l’esattezza durante l’ultima campagna elettorale, quando il “cavaliere” devoto a Mangano, ha pesantemente minato la trattativa con Air France per la cessione di Alitalia.
Ha lanciato la cordata italiana facendo ringalluzzire i sindacati che, in questo, hanno visto la possibilità di sottrarsi al pericolo dei 2500 licenziamenti ed allontanando irrimediabilmente Spinetta e la società da lui rappresentata.
E’ bene rammentare che quella trattativa aveva trovato soluzione su queste cifre :
1-un miliardo di euro per l’acquisto
2-un miliardo di euro di investimenti
3-2.500 licenziamenti su circa 20.000 dipendenti
Al momento sembra calato il silenzio sulla cosa e ciò è preoccupante, staremo a vedere e saremo contenti se la situazione sarà risolta con 1 euro in più e con 1 licenziamento in meno.
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PEPPINO IMPASTATO
9 maggio 1978, a Cinisi viene ucciso Peppino Impastato, giornalista di sinistra che ha ripudiato la propria famiglia mafiosa ed avviato una attività politica e culturale contro la mafia stessa.
Ricordiamolo con la frase che disegna la sua vita e con le immagini sue e di chi, come lui, ci ha donato la propria esistenza e la propria morte.
« Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! »
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ALDO MORO
9 maggio 1978, a Roma, in via Caetani e cioè a metà strada tra Botteghe Oscure e piazza del Gesù, fu ritrovata la R4 rossa con il cadavere di Aldo Moro.
L’uomo che stava per completare il progetto del compromesso storico fu tacitato per sempre dalla lucida follia delle brigate rosse.
A trenta anni di distanza due certezze: troppi misteri avvolgono ancora quella vicenda e troppe apparizioni in tv, a convegni e nelle università per gli artefici di quello e tanti altri delitti.
Il presidente Napolitano bene ha fatto a stigmatizzare questo presenzialismo mediatico-culturale contrapposto all’oblio che ha avvolto coloro che hanno subito il tragico sradicamento dai propri affetti.
Che vengano pure a parlarci in tv, ma solo per chiarire una volta per tutte i misteri e i coinvolgimenti esterni.
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AGOSTINO SACCA' OVVERO LINGUA D'ORO
9 maggio 2008, Il tagliatore di teste Agostino Saccà è salito a palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi).
Saccà, ex socialista vicinissimo al latitante Bettino Craxi e poi forzista con particolari inclinazioni allo “slinguamento” del suo padrone, è stato l’artefice dell’epurazione in Rai ordinata da Berlusconi durante una visita ufficiale in Bulgaria.
Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi persero i loro programmi, la Rai perse ascolti e lasciò il primato a Mediaset e noi perdemmo il nostro, sacrosanto diritto ad una libera informazione.
Cosa si saranno detti nascosti dalle mura di palazzo Grazioli e soprattutto, lingua d’oro avrà incontrato proprio lo psiconano?
Non ci è dato di sapere….ma occhio, vigiliamo !
La mia libertà è più importante anche della mia vita, e lo è anche la vostra !
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SOLO DOPO
Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto.Solo dopo che l'ultimo fiume sarà avvelenato.Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.
Profezia degli indiani Cree