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maschio - 37 anni, Palermo, Italy


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Blog 243

Vanneggiamenti e pensieri sparsi di un giovane uomo che non mal si adatta alla stupidità "generalista" del mondo.


  • La moderna vendita delle indulgenze.

    Che ci sia un senso di desolazione anche qui sui blog è vero, lo si constata. Anzi, direi che lo si respira. Ti entra nei polmoni e si sparge in giro per l'organismo arrivando fino alle ossa dove sedimenta e ti fa ammalare piano piano. E il bello è che la preoccupazione per la salute non riesce e metterti in una disposizione di spirito differente.

    Ma forse in un paese dove se metti in luce le magagne le irregolarità, se ti indigni, sei tacciato di essere un qualunquista, un anti-italiano, la via del silenzio e del ripiegamento interiore diventa l'unica anche se non ti soddisfa pienamente e ti lascia l'amato in bocca più che mai.

    Che si tratti di una resa è assolutamente fuori di dubbio, ma è altrettanto fuori di dubbio che questo sciagurato paese, non vuole cambiare. Chi è preso da un sano anelito per una maggiore giustizia sociale, dalla voglia di far funzionare le cose semplicemente come e quanto dovrebbero (nemmeno un pochetto di più), chi semplicemente vorrebbe che tutti stessimo un po' meglio e potessimo riappropriarci di una sana progettualità per la nostra vita che non sia solo quella di arrivare alla sera e al giorno dopo, viene visto ormai come un sognatore o peggio come un seccatore.

    Forse perché occorrerebbe che qualcuno iniziasse a rinunciare a ciò che per lui è suplerfluo. Avete sentito di recente quante centinaia di tonnellate di pane vengono ogni giorno letteralmente "buttate" in discarica, perché non consumate, in grandi città come Milano e Roma?

    Vale la pena dunque, non dico di darsi da fare, ma anche solo di denunciare quello i più non vogliono vedere ed i sordi non vogliono sentire.
    Questo paese, che il cardinale Bagnasco sogna più cattolico per il futuro, manca forse del requisito fondamentale per il cattolicesimo.

    Requisito che non è la banale e meccanica applicazione del catechismo (che spesso e volentieri nemmeno coincide con la vera legge di Dio).
    Questo paese fondamentalmente manca di amore. E' chiuso in un individualismo che se non è di casta è di piccolo e meschino egoismo. E da ciò ne consegue che manca di solidarietà.

    Perché non è solidarietà mandare un SMS e lasciar cadere non si sa nemmeno bene dove due euro per Haiti (e chissà per chi domani) e sentirsi la coscienza lavata. Forse non è nemmeno arruolarsi nella croce rossa e andare a spostare cassette d'acqua continuando a restare estranei alla carne e al sangue straziati.

    Questa non è solidarietà. E' solo la moderna forma di "vendita delle indulgenze".

  • L'italiano e i registri violati

    Così degrada la nostra lingua
    L'italiano e i registri violati
    L'insegnamento della lingua italiana e il documento diffuso dalle accademie della Crusca e dei Lincei

    Ha avuto giusta risonanza il documento diffuso dalle accademie della Crusca e dei Lincei sull’insegnamento della lingua italiana, che i giovani conoscono malissimo. Ma uno dei fatti che denunciano la crisi mi pare la mancanza di selettività riguardo ai cosiddetti registri. Questa parola, che i linguisti moderni hanno tratto dalla terminologia musicale, indica tutte le varietà di una lingua, impiegate a seconda del livello culturale e sociale dell’interlocutore e del tipo di situazione.

    Si parla di registro aulico, colto, medio, colloquiale, familiare, popolare, ecc. Sappiamo che ci si esprime diversamente parlando a un re o a uno straccivendolo, in un’assemblea o all’osteria, a un superiore o a un compagno di bisbocce; o anche a un vecchio o a un bambino. Cambia la scelta delle parole: sventurato, sfortunato, scalognato, iellato, sfigato hanno, più o meno, lo stesso significato, ma appartengono a registri diversi. Cambia la sintassi: nel Nord il passato remoto si usa solo nei registri più alti, e l’indicativo tende a sostituire il congiuntivo; gli per «a lei» è condannato, ma usato a livello colloquiale; i dialettalismi, che insaporiscono la lingua, sono inopportuni ai livelli alti. Chi non sa usare i registri crea situazioni d’imbarazzo, e può persino offendere, quasi ricusasse le differenze tra le categorie e le funzioni sociali. Certo, si può far violenza ai registri per polemica o per esibizionismo, ma anche in quel caso occorre conoscerli; non ci si può certo appellare allo stile postmoderno, che ha già portato più equivoci che chiarimenti. I giovani sono quelli che sembrano ignorare di più i registri, e con ciò stesso si mettono in condizione d’inferiorità, perché mostrano di non aver rilevato, nel parlare, che la scelta linguistica denota la loro attitudine a posizionarsi rispetto ai propri simili, e a riconoscere il ruolo o i meriti degli interlocutori.

    Il rispetto dei registri è uno di quegli atti di cortesia che rendono più scorrevoli i rapporti umani. L’individuazione dei registri è particolarmente difficile per gli stranieri, che possono anche parlare bene la nostra lingua ma non si accorgono delle stonature prodotte da interferenze tra questi: per esempio usando termini del gergo giovanile in un discorso scientifico. Si dovrebbe dunque essere pazienti quando un «vu cumprà» ci interpella col tu, ma chi gl’insegna la lingua dovrebbe fargli rilevare l’imprecisione, e soprattutto evitare di interpellarlo allo stesso modo, denunciando il proprio senso di superiorità. La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee.

    Non si tiene conto del fatto che la capacità di usare il registro alto (pensiamo ai discorsi, perfetti per strategia argomentativa, dei Kennedy, dei Clinton e degli Obama) è uno degli elementi che contribuiscono alla «maestà», poca o tanta, di un personaggio politico. Il quale, mettendosi invece al livello dell’ascoltatore medio, sarà magari guardato con simpatia, ma perderà qualunque aura: cosa che alla lunga può provocare perdita di autorità. Uno degli elementi costitutivi dei registri più bassi è il turpiloquio. Purtroppo il pessimo costume di abbandonarsi al turpiloquio (a partire dal «me ne frego» fascista) si sta diffondendo ovunque, molto meno disapprovato della diffusione degli anglismi, che se non altro non feriscono il buon gusto. Forse si teme che questa disapprovazione sia considerata bacchettoneria; si dovrebbe invece formulare una condanna esclusivamente estetica. Anche qui, molti giovani si mettono alla testa del peggioramento. Pensiamo all’uso di punteggiare qualunque discorso con invocazioni al fallo maschile, naturalmente nel registro più basso, che inizia con la c. Un marziano giunto tra noi penserebbe che il fallo sia la nostra divinità, tanto ripetutamente viene nominato dai parlanti. Insomma, una vera fallolatria.

    Ma la celebrazione del fallo viene poi alternata con quella dell’organo femminile, o con allusioni ad atti sessuali più o meno riprovati, con auguri agli avversari di subire trattamenti sessuali sgradevoli, e così via. È vero che la fantasia ormai scarseggia; ma se qualche utente del registro fallico, riscuotendosi da un uso meccanico delle espressioni, badasse al significato letterale delle parole, si accorgerebbe che il suo orizzonte è ormai dominato da organi sessuali maschili e femminili, da scene di stupro e di sodomia e simili. Un po’ di varietà, per favore! Anche questo malcostume è condiviso da molti nostri politici, vogliosi di celebrare la propria virilità; dovrebbero leggersi o rileggersi Eros e Priapo di Gadda. Non si può reagire col sorriso, quando si rifletta che richiamarsi ai fondamentali della nostra animalità, alla vitalità prepotente e incontrollabile del sesso, ci porta agli antipodi non solo della ragione e degli ideali, ma anche della razionalità e della capacità dialettica che dovrebbero contraddistinguere l’homo sapiens sapiens. E non dimentichiamo che i cosiddetti attributi, se da un lato vengono usati a designare vigore e potenza, dall’altro sono sinonimo di stupidità: una molteplicità di significati che ci porta nell’indifferenziato, là dove la parola non è ancora stata affilata per interpretare il mondo.

    Cesare Segre

  • mescere utile dulci

    Uno degli elementi più caratteristici delle scuole medie di Palermo, ma non solo, è, dagli ultimi anni ad oggi, l'indefessa attitudine degli studenti a dare del tu ai docenti.
    Hai voglia a spiegargli che a prescindere dall'essere professore ed allievo il dare del lei è una forma di rispetto che si usa anche tra pari e che il tu generalizzato, fatto salvo il caso di una profonda confidenza, è una delle bieche e becere forme di maleducazione. Hai voglia ad insistere, dicevo, perché nel giro di cinque minuti se lo sono bello che scordato. Viene persino il sospetto che, nella penuria generalizzata del loro personale vocabolario il lei non sia incluso, e faccia una fatica immane ad entrare nelle loro menti e nei loro usi.
    Poi si da il caso che pur con un vocabolario così povero tengono sempre la bocca aperta fino a che non gli scappa l'aria che si accumula nello stomaco, ma questo è un altro problema.
    Del resto, non ci sarebbe meravigliarsi dato i programmi della scuola elementare dalla Moratti in poi hanno subito drastici sfrondamenti. Nella storia ad esempio l'ultimo argomento trattato nella scuola primaria è la caduta dell'impero Romano. I nostri terminano la quinta elementare e potrebbero benissimo immaginare che subito dopo i Romani, siamo arrivati noi. Non hanno il concetto di Medioevo, di Età moderna e meno che mai sanno dell'esistenza, sia pure in minima parte, come solo a dei bambini si può chiedere di sapere, di correnti di pensiero, come l'illuminismo il romanticismo e simili... Posso solamente immaginare il loro disorientamento se, guardando la TV (Non oso nemmeno dire il cinema), capiti loro di imbattersi in un film in costume sulla rivoluzione francese oppure di ambientazione ottocentesca. Chi saranno mai questi buffi personaggi che non sono né egiziani, né greci, né romani e che sono abbigliati in modo tanto singolare?
    La cosa che mi sconvolge ancora è che con tanta drastica riduzione di programmi le ore del tempo scuola sono aumentate. Ma per fare cose se poi il tasso di alfabetizzazione e di scolarizzazione è così bassi. Entrando alle otto del mattino ed uscendo alle 16 questi nostri bambini dovrebbero essere dei geni e forse non avere nemmeno bisogno di fare i compiti a casa... E invece poi le lacune si sommano da un grado di scuola all'altro. Né fanno eccezione le carenze educative.
    L'amico Melchisedec cita nel suo blog un cosiddetto linguista e didatta che suggerisce adesso di sfrondare persino i programmi di grammatica. A che servono -- sostiene costui -- i complementi di denominazione o l'interiezione?
    Qui non si tratta più di "mescere utile dulci" perché ai tempi di questa massima si aveva un concetto di utile assai più vasto. Veniva infatti considerato utile tutto ciò che poteva essere formativo per la mente e per la persona. Lutero affermava, ad esempio, che chiunque avrebbe dovuto studiare musica anche se poi non avrebbe mai fatto il musicista. Era considerato utile avere gli strumenti per conoscere e capire la realtà, avere delle minime basi per poter camminare con le proprie gambe, per investigare, ma soprattutto per non dovere alzare le braccia di fronte alle manifestazioni di bellezza e dover sospirare "graecum mihi est, non legitur". Veramente oggi si direbbe non ci capisco un'acca! (o forse peggio)
    Oggi cosa è considerato utile? E' considerato utile l'inglese (nei limiti del commerciale forse), è considerata utile l'informatica è considerata utile qualche nozione di economina e sul versante tecnico di ingegneria. Ma lo studio delle lingue non prevede la letteratura e si dovrebbe limitare alle forme di conversazione o a poche frasi fatte da utilizzare per farsi capire. Va da se che Chaucer, Shakespeare, Milton, Pope, giusto per citare pochissimi, diventano inutili.
    L'informatica si è ridotta per lo più all'uso di vari pacchetti di office e i programmatori oggi perdono più tempo a fare siti internet e portali che a sviluppare software veramente utile o a diffondere la cultura della conoscenza profonda e della metodologia di risoluzione dei problemi. Dobbiamo tutti diventare dei programmatori? certamente no. Ma ai molti utilizzatori di un pacchetto di office automation io chiedo, lo conosciamo davvero il computer? Non è che se ci si blocca non sappiamo cosa fare e dobbiamo rivolgerci all'amico secchione e smanettone con gli occhiali che tante volte abbiamo sfottuto?
    D'altronde l'economia e L'Ingegneria non si possono nemmeno ridurre allo studio di come far soldi e di come applicare procedure per fare determinate cose senza avere la profonda conoscenza della materia che si sta manipolando. Potremmo creare dei superperiti forse, ma la creatività, la capacità di cercare nuove soluzioni a vecchi problemi insoluti, per non dire poi del valore del porlo un problema oltre che del risolverlo perché il nuovo problema stimola il pensiero e non fossilizza.
    Menti fossilizzate creano società fossilizzate e la nostra purtroppo lo è già per motivi assai meno nobili.
    Ha senso avvicinare la scuola al mondo del lavoro, certo, ma non ha senso asservirla creando generazioni di semi analfabeti che siano in grado di fare quello che viene loro chiesto per poi andare nel pallone in qualsiasi altro campo. La vita è una faccenda troppo complicata e variegata e lo stesso mondo del commercio non può essere relegata a formule del tipo tu dare donna io dare cammello...
    Bisogna avere chiaro gli scopi di una attività, ma se non si vuole diventare degli automi cercare il senso delle cose. Tentarci è già cosa nobile.
    E tornando alla lingua nel prossimo post aggiungere un articolo di Cesare Segre che potrei limitarmi a linkare, ma siccome i link sono sempre tropo volatili, cerco di preservarlo copiandolo per intero.
    E' uno di quegli scritti che trovo condivisibili dal primo all'ultimo fonema quindi merita di essere divulgato.

  • Pedagogia musicale (Messaggio assai meno criptico):

    Partiamo da una definizione da manuale.

    L’obiettivo della Pedagogia Musicale è il raggiungimento, da parte del potenziale docente delle discipline musicali nella scuola dell’obbligo, di specifiche competenze nel costante riferimento ai principi didattico-pedagogici generali e nell’osservanza delle finalità del sistema scolastico del nostro paese contenute nelle Indicazioni Nazionali emanate dal Ministero dell’Istruzione.

    C'è da chiedersi se queste formule definitorie abbiano ancora un senso oppure se si debbano considerare vuote accozzaglie di parole e nulla più.

    Necessaria premessa: Nessuno ha qualcosa da ridire sul concetto di pedagogia in generale, anche se nei fatti negli ultimi tempi ci si è domandato spesso se la pedagogia ha una valenza oppure non viene declassata semplicemente al ruolo di una disciplina dell'estetica dell'insegmanento.
    Non citeremo poi il caso del prof. Israel legato ad un concetto di scuola assai tradizionale forse anacronistica, per il quale le moderne concezioni di pedagogia sono state il vero motivo del tracollo della scuola. Forse il professore ha ragione sebbene certe sue argomentazioni (come quella dei kmehr Rossi della pedagogia) sono palesemente mutuate dal linguaggio della moderna destra governativa e sanno un tantinello di manicheismo.

    Perché la teoria, si dice, senza la pratica e quotidiana applicazione è vuota. Il che è vero. Oggi sappiamo bene che se se leggiamo il "De Musica" di Severino Boezio oppure il "Musica Enchiriadis" di Oddone di Cluny o ancora l'analogo De istituzione musica di Sant'Agostino, ci troviamo di fronte quando va bene ad un trattato di metrica seguito da una serie di dottissime elucubrazioni che partono da un assunto. La vera musica non è pratica ma è scienza. "Scientia bene modulandi" si diceva lungo tutto il medioevo in cui il termine scienza tende a mettere in risalto il valore intellettuale e a svalutare invece la prativa. Nelle accezioni mediovali del concetto di musica il musicista inteso come esecutore occupava gerarchicamente solo uno degli ultimi posti se non l'ultimo posto in assoluto in quanto esecutore di arte vile e meccanica non suffragata dalla conoscenza dell'intelletto o al più indirizzata da un istinto non comune, ma sempre istinto e quindi sempre relegato in una posizione di soggezione estrema nei confronti dell'intelletto.

    Facciamo un salto avanti di qualche secolo.
    Negli anni novanta il maestro Serafini scriveva una violentissima lettera al Fronimo, rivista trimestrale di chitarra e Liuto fondata e diretta da Ruggero Chiesa, insigne professore di chitarra del conservatorio di Milano, fino alla sua prematura scomparsa. Il maestro Serafini direttore di una scuola privata di musica se la prendeva, non senza torti, contro il parassitismo statale delle accademie e dei conservatori. il tono veementemente polemico, per non dire rozzo, della lettera impediva di sviscerare le argomentazioni fondate che hanno portato molti musicisti a lasciare l'ambito del conservatorio per iniziare una attività didattica e concertistica in proprio senza nessun tipo di supporto, come per esempio fece il maestro Bruno Canino.

    Anche Salvatore Accardo era dello stesso avviso. Che il conservatorio rischiasse di essere ridotto ad un semplice diplomificio di stato che sfornasse ogni anno decine e decine di persone impastoiate di solfeggio parlato e cantato e poco altro era nell'aria da tempo. Né pare che la riforma dell'ordinamente abbia sortito altro effetto che non quello di una moltiplicazione di corsi e ovviamente di docenti.

    Alle lagnanze di Salvatore Accardo, l'unica risposta del conservatorio era un comunicato del tipo seguente:
    il Maestro Accardo dovrebbe ricordare che egli stesso è frutto del Conservatorio Statale.
    Il che può anche essere vero se non fosse che alla fine del diploma e dei due anni di tirocinio si viene praticamente abbandonati a se stessi. E ciascuno deve seguire la sua strada. In mancanza di occasioni vere, con le orchestre sinfoniche chiudono e gli enti che ricattano i giovani diplomati facendoli esibire in concerto gratuitamente (vuoi perché a loro dire mancano i soldi, vuoi perché se giovane e quindi ti devi fare le ossa o, ancora, perché ti mettono davanti l'alternativa o i soldi o il punteggio per un domani).

    Il conservatorio non tiene conto nella sua risposta che nella assoluta carenza di percorsi formativi post diploma (o post laurea, dopo la riforma), ciascuno è costretto a fare da se. L'Europa che ha sempre avuto una cultura musicale di vecchissima data e solidissime tradizioni invece questi percorsi formativi li ha. Perché un giovane che si diploma in intorno ai 20-30 anni di strada da fare ne ha e legittimamente dovrebbe essere guidato da persone di larga esperienza e soprattutto vasta cultura musicale.

    Fu solo vivendo ad Amsterdam per lungo tempo che il giovane chitarrista siciliano Dario Macaluso entrò in contatto con un repertorio e con un ambiente meno polveroso di quelle del Conservatorio di Palermo e la sua prova di master in concertismo vide incastonati in un programma di prim'ordine pezzi del calibro della Sonata di Alberto Ginastrera e il duo "Alias" di Goffredo Petrassi per chitarra e Clavicembalo. Nelle sue incisioni discografiche il repertorio contemporaneo fa la parte del leone.

    Sempre nel fronimo Mario Gangi ebbe a dire: certo che con la chitarra se non esce fuori un cannone si finisce dritti dritti alla scuola media.

    Non sappiamo se il maestro Gangi abbia preconcetti contro la scuola media o la consideri scuola di bassa lega, come molti docenti di ottavo livello usano fare.
    Sta di fatto che oggi come oggi i docenti di strumento della scuola media fanno vita grama al pari degli altri insegnanti. Con l'aggravante che da anni ed anni non si fanno più concorsi di abilitazione ma si continuano a bandire i cicli del BI-FOR-DOC (il biennio per la formazione dei docenti), avendo per altro il ministero delgato al polveroso Conservatorio di stato l'onere dell'organizzare i corsi e della selzione degli ammessi ai corsi suddetti. I quali poi vengono gestiti con i criteri che sono soliti al conservatorio, molte volte stroncando le gambe a candidati potenzialmente forti per titoli culturali a tutto vantaggio di chi di titoli ne ha di meno, o addirittura di candidati privatisti che per raggiungere l'agognato diploma hanno sborsato qualche quattrino ai docenti che li hanno preparati. Il che sarà pure legittimo, ma come lo si deve vedere se poi finisce per diventare un grimaldello nei confronti di chi invece si è diplomato con un regolare corso di studi limitando a pagare le tasse di iscrizione allo stato invece che hai privati?

    Si badi bene che ciò che dico sono in grado di dimostrarlo con le carte ed i numeri alla mano.

    Il fatto è che nella faccenda del reclutamento degli insegnanti pare che il ministero non ci voglia proprio mettere mano. Figuriamoci poi col passare del tempo se la Gelmini che adesso è incinta si sobbarcherà di un simile ingrato lavoro.

    Perché si tratta effettivamente di mettere mano ad una normativa caotica, senza senso e che si autocontraddice su più punti.

    Inutile stare a dire che si tratta di eredità di precedenti governi. Che i politici abbiano avuto clienti anche nella scuola pubblica è palese, ma arrivati a questo punto è inutile stare a recriminare sul di chi è la colpa e occorrerebbe darsi da fare quanto meno per avere una normativa di reclutamento che fosse consistente non autocontraddittoria e magari trasparente (ossia senza il trucco di mezzo).
    Se non vogliamo farci la nomea di paese di furbetti e furboni di tre cotte ciò si rende necessario, specialmente in un ambito delicato come quello della scuola.

    Non foss'altro che lo stesso conservatorio si potrebbe vedere accusato di aver impastoiato dei giovani non solo di solfeggio parlato e cantato, ma persino di teorie di pedagogia musicale astrusamente e sciattamente elaborate in una torre d'avorio magari da chi in una scuola pubblica non ci ha mai messo piede, che crede che si possa studiare sempre e comunque divertendosi senza mai nutrire alcun tipo di idiosincrasia, e la cui trasmissione è sempre sciattamente delegata a docenti che di scuola pubblica (specie di quelle di frontiera) non hanno alcuna cognizione di causa.

    Sarebbe ora che il Conservatorio iniziasse a dare delle risposte alle accuse che vengono mosse, meglio ancora se risposte pertinenti in grado di entrare nel merito, senza le solite alzate di spalle o i soliti atteggiamenti con la puzza sotto il naso.

    Magari prima che Carotone ci ricanti ancora "me cago en el amor".

  • Messaggio altrettanto breve

    E FANCULO PURE IL CONSERVATORIO DI PALERMO

    (...che non sono solo io a dirlo)

  • Messaggio breve.

    FANCULO IL POP

    (E chi ha orecchi intenda)

  • Quello che nell'informazione di massa... non passa...

    Considero di importanza fondamentale che si legga questo articolo:

    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2009/11/p...

    ve lo riporto per esteso nel caso in cui il link risultasse non funzionante:

    Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
    Come antidoto e vaccino alle "faziosità" ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

    Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull'influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l'influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

    Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
    Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano ( 1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

    Teresa, nell'introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul "New England Journal of Medicine".
    Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
    Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata "Spagnola" nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
    Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c'è di veramente nuovo nella versione di quest'anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
    I primi due casi comparsi quest'anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
    Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

    Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all'epidemia di quest'anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall'elemento virale ma da quello umano.
    Alla fine di gennaio di quest'anno, come documenta anche un'interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
    Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
    Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell'influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
    Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
    La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l'inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l'influenza A-H1N1.

    Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di "nuova" influenza. L'11 giugno l'OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
    C'è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l'OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità", dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente". Togliendo l'alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
    Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l'OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull'uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
    Se l'OMS dice che c'è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l'EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

    Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
    La campagna vaccinale di quest'anno presenta alcune novità.
    La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

    Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest'anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l'altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
    Questi coadiuvanti, come l'associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta "Sindrome del Golfo", una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

    Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
    Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

    E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C'è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l'ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

    Terza ed ultima novità legata alla "pandemia A", gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
    Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato "perchè siamo in emergenza". Citofonare Sacconi e Fazio.

    La nostra Santa Teresa dell'Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
    Fa l'esempio della reazione del popolo spagnolo all'indomani dell'attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l'ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
    Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

    Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

    Ritengo anche importante che si visualizzi l'intero documentario da cui emergono altri particolari che nella sintesi vengono tralasciati, come, ad esempio, la forte opposizione manifestata dall'associazione nazionale degli infermieri in Francia.

    Ritengo altresì indicativo che la notizia del materiale contaminato inviato al laboratorio ceco dalla Baxter è colpevolmente passata sotto silenzio e non credo perché considerata eccessivamente tecnica.

    Io non faccio commenti, credo che le cose si commentino da sole ed ognuno potrà fare le proprie considerazioni in piena autonomia.

    Buona lettura ed ovviamente buona visione.

  • Dei talenti

    Affidiamoci al dizionario cercando per un momento il lemma talento tra i significati possibili compare il seguente:
    nell'antica Grecia, unità di misura di peso e moneta di valore diverso secondo i luoghi e i tempi

    E' nota a tutti (o almeno dovrebbe esserlo) le parabola biblica dei talenti di quelle monete che possono essere fatte fruttare e rendere oppure nascoste sotto terra e lasciate lì in una "solitudine desolante" che non feconda nemmeno il grembo della terra madre. Non è un caso che nella stessa parabola colui che lascia i talenti a marcire sotto terra poi viene punito. In generale chi lascia a marcire i propri talenti viene punito non da un padrone fisico in carne ed ossa, ma dalla stessa vita. E in molti avrebbero da raccontare simili esperienze...

    Non può essere dunque un caso che il talento venga poi inteso nelle successive accezioni come desiderio, volontà, disposizione, inclinazione dell'animo perché tutte queste caratteristiche sono poi qualcosa di spendibile nell'avventura della vita.

    Nella trasmissione di ieri sera del L'infedele su La7 si eccepiva sul fatto che nel recente concorso di Miss Italia si definiva la bellezza fisica come un "talento". Non trovo in fondo che ci sia un gran che da eccepire se non fosse che in fondo la bellezza e cosa fugace che si perde con il tempo perché inevitabilmente per tutti l'insulto del tempo non tarda mai a farsi sentire malgrado la nostra tendenza a nasconderne i segni ed a cercare di ritardare per quanto possibile questo "insulto". Per cui forse si potrebbe dire che il talento della bellezza pura è (o almeno dovrebbe essere) il meno spendibile perché si ha la tendenza del tutto naturale a perderlo in breve tempo.

    Non è un caso che un antico proverbio siciliano recita "cu s'innamura di capiddi e dienti s'innamura i nenti" (chi si innamora di capelli e denti si innamora del niente)

    Quello che non si intende è perché questa realtà tanto semplice sia così dura da capire. E non si capisce nemmeno perché un talento in un particolare settore debba essere scambiato per un salvacondotto universale per qualsivoglia carriera. Se io ho del talento musicale questo fa di me, almeno in potenza, se non in atto, un buon musicista. Di certo non mi renderà un brillante chirurgo. E penso che su questo nessuno abbia da eccepire nulla. Anzi, se pretendessi di esserlo il mio prossimo avrebbe tutto il diritto di rivolgersi alla neuro, non foss'altro per tutti i danni che potrei fare.

    Non si intende quindi per quale strampalato motivo le eccezioni si sprecano quando il solo titolo della vezzosità di aspetto da accesso ad una potenziale carriera politica.
    Se da musicista non posso aspirare in modo del tutto ragionevole a passare per un chirurgo perché una donna di spettacolo di bell'aspetto può invece ragionevolmente attendersi di diventare un politico?

    E' un dato singolare che di molte professioni la legge ne sanziona e definisce l'esercizio abusivo come reato. E' un dato di fatto che di esercizio abusivo della professione politica invece non si parli il che è un grosso guaio perché mai come in questo periodo siamo stati testimoni di esercizio abusivo della "professione" politica. Con questo non si vuole stabilire nessuna nuova norma di accesso ai ranghi politici. E' anche giusto nel senso classico della democrazia che tutti i cittadini che godano dei diritti politici di elettorato attivo e passivo possano candidarsi. Tuttavia ci vorrebbero delle regole, un solido senso di opportunità nel fare proposte e nel proporsi in prima persona. Cosa che purtroppo in effetti manca.

    E qui mi torna alla mente un improperio lanciato dalla mia professoressa di lettere alle scuole medie contro un compagno alquanto indisciplinato ed indisponente:

    "Io non ti darò della faccia di bronzo, sarebbe un complimento, perché il bronzo è quel metallo tanto nobile da essere stato destinato alla realizzazione di capolavori di scultura che tutti abbiamo sotto gli occhi. Per te tropo più indicata l'espressione faccia di tolla".

    Saggia donna! Ed ancora non aveva visto nulla.

  • Piccoli intimidatori crescono

    Mi prende una tristezza infinita quando scopro che devo rassicurare i ragazzini della scuola dove insegno della sorte possibile delle trasmissioni televisive. Riportando i discorsi sentiti a casa, un mio giovanissimo allievo era tutto in fibrillazione per le faccende italiane anche se per motivi assai poco nobili. Lui temeva che una eventuale caduta di Berlusconi portasse come conseguenza la chiusura di Mediaset e l'unica cosa che lo affliggeva era che avrebbe dovuto smettere di vedere "Amici" e che magari sua madre non avrebbe beneficiato della visione di "uomini e donne" (o se preferite "ominidi e femminacee" ).

    L'ho rassicurato facendogli presente che il mondo è bello perché vario e che morta una televisione anche quando se ne sarebbe fatta un'altra forse anche peggiore della precedente. Inutile intavolare con lui una discussione più estesa per cercare almeno di fargli intuire che in ballo ci sono cose ben più grosse che la chiusura di Canale Cinque e la sospensione coatta di programi televisivi. Che poi è l'unica cosa che non si è mai detta in tutto il balletto di chiacchiere e di bla bla bla persistenti negli ultimi giorni.

    Gli ho fatto anche presente che la sua fruizione musicale sarebbe stata alquanto scarsa se limitata ad un programma come Amici e che in fondo per sentirsi qualche canzonetta basta accendere la radio.

    Non faccia meraviglia quest'ultimo punto. avevo già potuto constatare, mio malgrado, che tramissioni di quella fatta sono gli unici contatti di alcuni ragazzi di oggi con la musica leggera e che, paradossalmente, queste li mettono persino in contatto con qualche classico della musica leggera come qualche vecchia canzone di Mina, sebbene con lo scarso senso dello spazio e del tempo che hanno loro, restano convinti che si tratti di qualche successo dell'altro ieri che a loro era sfuggito e non risalente ad un tempo in cui nemmeno i loro genitori erano nati.

    La colpa è un po' anche nostra che non gli abbiamo dato mai una educazione musicale seria e decente tentando di fargli apprezzare cose troppo lontane dal loro modo di essere e di sentire. Sarebbe bastato che invece di battere esclusivamente sulla musica classica e sinfonica avessimo fatto notare loro che esiste anche un contesto di musica leggera più che dignitosa. Chi si ricorda oggi come oggi delle canzoni scritte da Umberto Bindi, da Carlo Alberto Rossi, e persino da Ennio Morricone? Gente che aveva alle spalle un solidissimo mestiere ed un "artigianato" senza pari acquisito in anni di studi al conservatorio. Ammetto da modesto fruitore della musica elettronica quale sono di trovarmi ancora in imbarazzo con certi suoni e mi rendo conto della difficoltà del poterli riprodurre in modo facile anche se si ha una certa dimestichezza con elettronica ed informatica applicata in campo musicale, ma sono lacune che si possono colmare in breve tempo e da questo punto di vista sto prendendo provvedimenti che arricchiscono in primis me stesso.

    Ma più che altro, la tristezza che mi pervade è quella del verificare come gli argomenti berlusconinani finiscano per essere talmente pervasivi che arrivano persino ai nostri figli. Persino i tempi in cui una più che mai afflitta Rita Dalla Chiesa si presentava in una passata campagna referendaria sostenendo che ella ed i Coniugi Vianello potesso ritrovarsi in mezzo ad una via senza lavoro, sembrano ormai preistoria rispetto a quanto si sente dire oggi.

    Non che io sia particolarmente fiducioso nella genia prodotta dalla società degli ultimi anni, ma lo stesso riscontro detti e circostanze che mi fanno pensare. Sembra dunque che il PdL abbia argomenti da vendere (ovviamente tutti pretestuosi) per tutte le fasce sociali che vanno da quelle della cosiddetta "intellighenzia" fino a quelle del popolo minuto fino ad arrivare al sottoproletariato urbano. Uno dei motivi del successo è stato questo ubiquitarismo ambiguo, perché come è ben noto la cosiddetta intellighenzia non rientra punto nelle simpatie di un Brunetta, per una sorta di revanscismo postumo, essendone stato egli prima dei giorni nostri, sempre escluso. Eppure nel PdL l'Intellighenzia c'è sebbene si faccia portatrice di istanze che non sono né possono essere per modalità ed obiettivi condivisibili. E poi c'è il rapporto ambiguo con il popolo.

    Passata la fase del "popolo coglione acquietato dal cannone" (come diceva Trilussa) si è tornati ad una forma di moderno impero romano con la plebe tenuta buona da larghe elargizioni di "panem et circenses". Non si tiene nemmeno conto che il più delle volte il pane elargito alla plebe non era nemmeno un pane di farro ma di segale, secco e gommoso assolutamente immangiabile per i nostri parametri e forse pure per quelli del tempo. Ed ovviamente, come è noto, quando l'imperatore ti tira gli avanzi che non darebbe nemmeno ai suoi cagnetti, gli si deve pure dire grazie.

    La moderna Arena non è più nemmeno lo stadio ma la televisione dove i protagonisti al pari dei vecchi gladiatori si scontrano senza lesinare alcun tipo di colpo basso, senza regole o senso della convenienza. Mancano solo il sangue vero ed i colpi di gladio o di stiletto, ovviamente banditi perché, nella nostra presunzione di essere più civili di quei popoli antichi, ne esprimiamo orrore. Ma non esprimiamo parimenti orrore per la violenza verbale, per il cattivo gusto a profusione per i revival fascistoidi (avete presente "faccetta nera" usata come suoneria sul telefonino di Lele Mora? ) o certa mistica pseudoceltica con croci uncinate e spadoni che appaiono e scompaiono o secondo convenienza o secondo piani preordinati per lasciare certi segni e lanciare messaggi subliminali. Il tutto poi condito con l'inveterata abitudine italica dei perenni distinguo, dello spaccare il capello in quattro e dell'argomentare sul fatto che bisogna andare a vedere se gli uncini della svastica vanno in senso orario o antiorario. Ma in quanti poi sono veramente in grado di capire la differenza a livello concettuale? E queste differenze concettuali a volte non sono proprio troppo sottili per essere apprezzate anche dalle menti più raffinate?

    E' strano che non faccia orrore o peggio che non si consideri una punta incivile il fatto che un uomo ed una donna se ne vadano in giro per i canali TV a scannarsi a raccontare cose della loro presunta intimità come se fossero cose della massima importanza che riguardano i destini di un popolo, finendo per diventare delle icone terra terra. Fateci caso. Per quelli che erano i nostri miti ed i punti di riferimento un tempo non riuscivamo nemmeno ad immaginare che potessero avere una vita privata in cui magari passavano una sera in pantofole davanti alla TV con la frittatona di cipolle ed il rutto libero. Quelle erano una prerogativa del povero impiegato modello "Fantozzi" e compari. E non ci interessava nemmeno.

    Non avremmo nemmeno immaginato che espressione del viso potesse assumere tra le quattro mura casalinghe un presidente, non importa che fosse un presidente del consiglio oppure un capitano di industria. E meno che mai poteva venirci il ghiribizzo di immaginarli persino sulla tazza del cesso intenti nell'espletamento delle loro incombenze fisiologiche.

    Per quanto ci è dato di vedere oggi si sanno più di queste cose che non tutto il resto. La strategia è chiara. Si stimola il guardonismo in certe faccende onde evitare che si vada a ficcare il naso in questioni assai più delicate. E a tutti quelli che urlano contro il gossip che non è mai stato considerato cosa sana chiediamo perché sono invece così ammalati di gossip al punto da andare a spiare cosa fanno certe emerite nullità sotto la doccia. L'argomento che non si tratti di personaggi famosi o che hano scelto loro di esporsi alla pubblica mercè è quanto mai specioso perché intruduce una distinzione del tutto artificiosa.

    Che si tratti di mostruosità siamo tutti più o meno consapevoli, ma che la mostruosità a volte affascini e tenga avvinti alla poltrona, siamo un po' più reticenti ad ammetterlo. Si ha il timore di essere presi, come dire per persone un po' troppo pesanti. nemmeno intellettuali perché salvo che nei casi di invidia conclamata per un sano intellettualismo si ha ancora una certa forma di rispetto.
    O forse era così una volta perché dopo l'invettiva Brunettiana non si sa come andrà a finire.

    Per le persone etichettate come "pesanti" invece non proprio. Per le persone cosiddette pesanti il commento è sempre stato invariabile ed unanime: "Che palle!" E guai a chi osa sospettare de contrario. E un palloso pure lui e come tale meritevole di ogni forma di ostracismo sociale.

    Però alla fine il tropo stroppia e quando non si hanno nemmeno argomenti minimi per potere lanciare l'attacco ci appella alle abitudini quotidiane e ciò che per alcuni viene detto essere un punto di forza per altri diventa un elemento di debolezza estrema.

    Che il nostro presidente del consiglio sia sovraesposto mediaticamente è cosa ben nota. E del resto lui ci sguazza e lo ha sempre fatto. Il famoso fascicolo inviato a migliaia di famiglie sulla "storia italiana" al tempo della prima elezione, in carta rigorosamente patinata né è un fulgido esempio. Fu la prima anomalia non rilevata né mai abbastanza sottolineata. In quale paese del mondo ci fu una tale manifestazione di propaganda che la buttasse volutamente sul personale per un candidato premier?
    E finché si espone di sua volontà è tutto buono e giusto, mentre ci si straccia le vesti come Caifa nel tempio se poi dalla sovraesposizione mediatica salta fuori il rovescio della medaglia.

    Giusto, c'è l'altra faccia della medaglia, quella in cui un Giudice della Consulta viene pedinato nella sua vita di tutti i giorni. Lo si trova che va dal barbiere e farsi tagliare i capelli a farsi radere la barba e null'altro.
    Ma siccome il pedinamento deve per forza di cose dare il suo frutto, allora si inizia a fare commenti. Che poi, alle persone ragionevoli, non sembrerà così strano che magari una una bella giornata si sole si decida di attendere li proprio turno al di fuori della bottega del barbiere, dove, per altro si respirano vapori di balsamo di dopobarba e di lacche per capelli che non sempre sono piacevoli all'asfalto. Cosa ci sia poi di così bizzarro da doverlo sottoporre all'attenzione dei cittadini non è dato di sapere. Sospettando che la notizia non sia proprio una bomba si aggiungono commenti sull'abbinamento magari non proprio felicissimo delle scarpe e dei calzini. Questi sono gli argomenti che dovrebbero suffragare al tesi del premier per la quale chi sta in magistratura non deve proprio avere tutte le rotelle a posto.

    Se fossi stato un lettore di Libero o del Giornale di Feltri quel giorno avrei restituito la mia copia ed avrei preteso i miei soldi indietro, pur nella piena consapevolezza che prima o poi tutta la carta di giornale finisce per tornare utile per incartare il pesce o le uova. Ma continuo a non vedere perché dovrei decidere di spendere anche un solo euro per leggere simili amenità anche nel suo periodo di uso più nobile.

    Non so come si faccia poi a credere tutto ed il contrario di tutto simultaneamente (forse forse con la sua teoria del Bispensiero G. Orwell aveva ragione). Come si faccia a non rilevare nemmeno che da un lato si gioca a fare la vittima dichiarandosi più perseguitati di Gesù Cristo o delle comunità Paleocristiane date in pasto ai leoni nelle arene dell'impero e dall'altro continuare ad usare atteggiamenti intimidatori.

    Magari Berlusconi non avrà nulla a che vedere con ma Mafia e voglio pure ammettere per il beneficio del dubbio che i suoi rapporti con dell'Utri e Mangano siano del tutto incidentali, ma vorrei proprio vedere se questa politica fatta con le minacce, le insinuazioni e le intimidazioni (non vi scordate della testa di Boffo che ancora rotola) non sono metodi mafiosi.

  • Forse non tutti sanno che.

    Una lettrice del times (vedi intervento precedente) faceva una citazione dalla Fiaba di Andersenn "il vestito nuovo dell'imperatore".

    Avevo dato per scontato che tutti conoscessero la fiaba, ma poi sono stato preso dal dubbio. Avendo visto mia sorella che ha addirittura impostato un progetto sulle fiabe scoprendo che a molti bambini le fiabe non si raccontano più nemmeno in tenerissima età, ho fatto un piccolo sondaggio per conto mio e mi sono accorto che effettivamente molti della nuova generazione non la conoscono, il che mi meraviglia poco, ma mi addolora parecchio.

    E così prendo la decisione di riportarla qui di seguito. Si sa, non è mai troppo tardi...


    C'era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: "È nella sala del Consiglio", di lui si diceva soltanto: "È nel vestibolo".
    Nella grande città che era la capitale del suo regno, c'era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.

    "Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!", pensò l'imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!".

    E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.
    Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l'oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.
    "Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!", pensava intanto l'imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po' nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l'abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori.

    Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l'ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.
    "Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro", decise l'imperatore, "nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all'altezza del proprio compito".

    Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. "Santo cielo!", pensò, spalancando gli occhi, "Non vedo assolutamente niente!"
    Ma non lo disse a voce alta.

    I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d'occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c'era proprio niente.

    "Povero me", pensava intanto, "ma allora sono uno stupido? Non l'avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!"

    "E allora, cosa ne dice", chiese uno dei tessitori.
    "Belli, bellissimi!", disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. "Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all'imperatore."

    "Ah, bene, ne siamo felici", risposero quei due, e quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente, per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall'imperatore; e così fece.
    Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.

    Dopo un po' di tempo l'imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c'era niente, non poteva vedere niente.
    "Guardi la stoffa, non è magnifica?", dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto.

    "Io non sono uno stupido!", pensava il valente funzionario. "Forse che non sono all'altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!" E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. "Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo", disse poi all'imperatore.
    Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l'imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d'onore, nella quale c'erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere... un filo che non c'era.

    "Non è forse 'magnifique'?", dicevano in coro i due funzionari; "Che disegni, Sua Maestà! Che colori!", e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.
    "Ma cosa sta succedendo?", pensò l'imperatore, "non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l'imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!"
    "Ma è bellissimo", intanto diceva. "Avete tutta la mia ammirazione!", e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch'essi ripeterono le parole dell'imperatore: "Bellissimo!", e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l'imminente parata di corte.
    "'Magnifique'!, 'Excellent'!", non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere.

    L'imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori.

    Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell'imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l'aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: "Ecco i vestiti, sono pronti!"

    Venne allora l'imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: "Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina..." eccetera. "Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!"

    "Già", dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c'era niente da vedere.
    "E ora", dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!"

    L'imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l'imperatore si girava e rigirava allo specchio.
    "Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!", tutti dicevano. "Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!"

    "Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!", disse il Gran Maestro del Cerimoniale.

    "Sono pronto", disse l'imperatore. "Sto proprio bene, non è vero?" E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.

    I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l'aria: mica potevano far capire che non vedevano niente.
    Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!"

    Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
    "Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino.
    "Santo cielo", disse il padre, "Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
    "Non ha nulla indosso! C'è un bambino che dice che non ha nulla indosso!"
    "Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine. E l'imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: "Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!", e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c'era per niente.

    Come è noto anche noi abbiamo un imperatore vanesio. E pochissime voci dell'innocenza pronte a rassicurarci che in verità il re nè nudo.

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