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maschio - 37 anni, Palermo, Italy


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Blog 238

Vanneggiamenti e pensieri sparsi di un giovane uomo che non mal si adatta alla stupidità "generalista" del mondo.


  • Messaggio breve.

    FANCULO IL POP

    (E chi ha orecchi intenda)

  • Quello che nell'informazione di massa... non passa...

    Considero di importanza fondamentale che si legga questo articolo:

    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2009/11/p...

    ve lo riporto per esteso nel caso in cui il link risultasse non funzionante:

    Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
    Come antidoto e vaccino alle "faziosità" ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

    Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull'influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l'influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

    Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
    Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano ( 1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

    Teresa, nell'introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul "New England Journal of Medicine".
    Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
    Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata "Spagnola" nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
    Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c'è di veramente nuovo nella versione di quest'anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
    I primi due casi comparsi quest'anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
    Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

    Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all'epidemia di quest'anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall'elemento virale ma da quello umano.
    Alla fine di gennaio di quest'anno, come documenta anche un'interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
    Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
    Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell'influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
    Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
    La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l'inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l'influenza A-H1N1.

    Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di "nuova" influenza. L'11 giugno l'OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
    C'è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l'OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità", dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente". Togliendo l'alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
    Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l'OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull'uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
    Se l'OMS dice che c'è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l'EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

    Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
    La campagna vaccinale di quest'anno presenta alcune novità.
    La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

    Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest'anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l'altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
    Questi coadiuvanti, come l'associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta "Sindrome del Golfo", una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

    Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
    Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

    E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C'è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l'ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

    Terza ed ultima novità legata alla "pandemia A", gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
    Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato "perchè siamo in emergenza". Citofonare Sacconi e Fazio.

    La nostra Santa Teresa dell'Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
    Fa l'esempio della reazione del popolo spagnolo all'indomani dell'attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l'ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
    Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

    Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

    Ritengo anche importante che si visualizzi l'intero documentario da cui emergono altri particolari che nella sintesi vengono tralasciati, come, ad esempio, la forte opposizione manifestata dall'associazione nazionale degli infermieri in Francia.

    Ritengo altresì indicativo che la notizia del materiale contaminato inviato al laboratorio ceco dalla Baxter è colpevolmente passata sotto silenzio e non credo perché considerata eccessivamente tecnica.

    Io non faccio commenti, credo che le cose si commentino da sole ed ognuno potrà fare le proprie considerazioni in piena autonomia.

    Buona lettura ed ovviamente buona visione.

  • Dei talenti

    Affidiamoci al dizionario cercando per un momento il lemma talento tra i significati possibili compare il seguente:
    nell'antica Grecia, unità di misura di peso e moneta di valore diverso secondo i luoghi e i tempi

    E' nota a tutti (o almeno dovrebbe esserlo) le parabola biblica dei talenti di quelle monete che possono essere fatte fruttare e rendere oppure nascoste sotto terra e lasciate lì in una "solitudine desolante" che non feconda nemmeno il grembo della terra madre. Non è un caso che nella stessa parabola colui che lascia i talenti a marcire sotto terra poi viene punito. In generale chi lascia a marcire i propri talenti viene punito non da un padrone fisico in carne ed ossa, ma dalla stessa vita. E in molti avrebbero da raccontare simili esperienze...

    Non può essere dunque un caso che il talento venga poi inteso nelle successive accezioni come desiderio, volontà, disposizione, inclinazione dell'animo perché tutte queste caratteristiche sono poi qualcosa di spendibile nell'avventura della vita.

    Nella trasmissione di ieri sera del L'infedele su La7 si eccepiva sul fatto che nel recente concorso di Miss Italia si definiva la bellezza fisica come un "talento". Non trovo in fondo che ci sia un gran che da eccepire se non fosse che in fondo la bellezza e cosa fugace che si perde con il tempo perché inevitabilmente per tutti l'insulto del tempo non tarda mai a farsi sentire malgrado la nostra tendenza a nasconderne i segni ed a cercare di ritardare per quanto possibile questo "insulto". Per cui forse si potrebbe dire che il talento della bellezza pura è (o almeno dovrebbe essere) il meno spendibile perché si ha la tendenza del tutto naturale a perderlo in breve tempo.

    Non è un caso che un antico proverbio siciliano recita "cu s'innamura di capiddi e dienti s'innamura i nenti" (chi si innamora di capelli e denti si innamora del niente)

    Quello che non si intende è perché questa realtà tanto semplice sia così dura da capire. E non si capisce nemmeno perché un talento in un particolare settore debba essere scambiato per un salvacondotto universale per qualsivoglia carriera. Se io ho del talento musicale questo fa di me, almeno in potenza, se non in atto, un buon musicista. Di certo non mi renderà un brillante chirurgo. E penso che su questo nessuno abbia da eccepire nulla. Anzi, se pretendessi di esserlo il mio prossimo avrebbe tutto il diritto di rivolgersi alla neuro, non foss'altro per tutti i danni che potrei fare.

    Non si intende quindi per quale strampalato motivo le eccezioni si sprecano quando il solo titolo della vezzosità di aspetto da accesso ad una potenziale carriera politica.
    Se da musicista non posso aspirare in modo del tutto ragionevole a passare per un chirurgo perché una donna di spettacolo di bell'aspetto può invece ragionevolmente attendersi di diventare un politico?

    E' un dato singolare che di molte professioni la legge ne sanziona e definisce l'esercizio abusivo come reato. E' un dato di fatto che di esercizio abusivo della professione politica invece non si parli il che è un grosso guaio perché mai come in questo periodo siamo stati testimoni di esercizio abusivo della "professione" politica. Con questo non si vuole stabilire nessuna nuova norma di accesso ai ranghi politici. E' anche giusto nel senso classico della democrazia che tutti i cittadini che godano dei diritti politici di elettorato attivo e passivo possano candidarsi. Tuttavia ci vorrebbero delle regole, un solido senso di opportunità nel fare proposte e nel proporsi in prima persona. Cosa che purtroppo in effetti manca.

    E qui mi torna alla mente un improperio lanciato dalla mia professoressa di lettere alle scuole medie contro un compagno alquanto indisciplinato ed indisponente:

    "Io non ti darò della faccia di bronzo, sarebbe un complimento, perché il bronzo è quel metallo tanto nobile da essere stato destinato alla realizzazione di capolavori di scultura che tutti abbiamo sotto gli occhi. Per te tropo più indicata l'espressione faccia di tolla".

    Saggia donna! Ed ancora non aveva visto nulla.

  • Piccoli intimidatori crescono

    Mi prende una tristezza infinita quando scopro che devo rassicurare i ragazzini della scuola dove insegno della sorte possibile delle trasmissioni televisive. Riportando i discorsi sentiti a casa, un mio giovanissimo allievo era tutto in fibrillazione per le faccende italiane anche se per motivi assai poco nobili. Lui temeva che una eventuale caduta di Berlusconi portasse come conseguenza la chiusura di Mediaset e l'unica cosa che lo affliggeva era che avrebbe dovuto smettere di vedere "Amici" e che magari sua madre non avrebbe beneficiato della visione di "uomini e donne" (o se preferite "ominidi e femminacee" ).

    L'ho rassicurato facendogli presente che il mondo è bello perché vario e che morta una televisione anche quando se ne sarebbe fatta un'altra forse anche peggiore della precedente. Inutile intavolare con lui una discussione più estesa per cercare almeno di fargli intuire che in ballo ci sono cose ben più grosse che la chiusura di Canale Cinque e la sospensione coatta di programi televisivi. Che poi è l'unica cosa che non si è mai detta in tutto il balletto di chiacchiere e di bla bla bla persistenti negli ultimi giorni.

    Gli ho fatto anche presente che la sua fruizione musicale sarebbe stata alquanto scarsa se limitata ad un programma come Amici e che in fondo per sentirsi qualche canzonetta basta accendere la radio.

    Non faccia meraviglia quest'ultimo punto. avevo già potuto constatare, mio malgrado, che tramissioni di quella fatta sono gli unici contatti di alcuni ragazzi di oggi con la musica leggera e che, paradossalmente, queste li mettono persino in contatto con qualche classico della musica leggera come qualche vecchia canzone di Mina, sebbene con lo scarso senso dello spazio e del tempo che hanno loro, restano convinti che si tratti di qualche successo dell'altro ieri che a loro era sfuggito e non risalente ad un tempo in cui nemmeno i loro genitori erano nati.

    La colpa è un po' anche nostra che non gli abbiamo dato mai una educazione musicale seria e decente tentando di fargli apprezzare cose troppo lontane dal loro modo di essere e di sentire. Sarebbe bastato che invece di battere esclusivamente sulla musica classica e sinfonica avessimo fatto notare loro che esiste anche un contesto di musica leggera più che dignitosa. Chi si ricorda oggi come oggi delle canzoni scritte da Umberto Bindi, da Carlo Alberto Rossi, e persino da Ennio Morricone? Gente che aveva alle spalle un solidissimo mestiere ed un "artigianato" senza pari acquisito in anni di studi al conservatorio. Ammetto da modesto fruitore della musica elettronica quale sono di trovarmi ancora in imbarazzo con certi suoni e mi rendo conto della difficoltà del poterli riprodurre in modo facile anche se si ha una certa dimestichezza con elettronica ed informatica applicata in campo musicale, ma sono lacune che si possono colmare in breve tempo e da questo punto di vista sto prendendo provvedimenti che arricchiscono in primis me stesso.

    Ma più che altro, la tristezza che mi pervade è quella del verificare come gli argomenti berlusconinani finiscano per essere talmente pervasivi che arrivano persino ai nostri figli. Persino i tempi in cui una più che mai afflitta Rita Dalla Chiesa si presentava in una passata campagna referendaria sostenendo che ella ed i Coniugi Vianello potesso ritrovarsi in mezzo ad una via senza lavoro, sembrano ormai preistoria rispetto a quanto si sente dire oggi.

    Non che io sia particolarmente fiducioso nella genia prodotta dalla società degli ultimi anni, ma lo stesso riscontro detti e circostanze che mi fanno pensare. Sembra dunque che il PdL abbia argomenti da vendere (ovviamente tutti pretestuosi) per tutte le fasce sociali che vanno da quelle della cosiddetta "intellighenzia" fino a quelle del popolo minuto fino ad arrivare al sottoproletariato urbano. Uno dei motivi del successo è stato questo ubiquitarismo ambiguo, perché come è ben noto la cosiddetta intellighenzia non rientra punto nelle simpatie di un Brunetta, per una sorta di revanscismo postumo, essendone stato egli prima dei giorni nostri, sempre escluso. Eppure nel PdL l'Intellighenzia c'è sebbene si faccia portatrice di istanze che non sono né possono essere per modalità ed obiettivi condivisibili. E poi c'è il rapporto ambiguo con il popolo.

    Passata la fase del "popolo coglione acquietato dal cannone" (come diceva Trilussa) si è tornati ad una forma di moderno impero romano con la plebe tenuta buona da larghe elargizioni di "panem et circenses". Non si tiene nemmeno conto che il più delle volte il pane elargito alla plebe non era nemmeno un pane di farro ma di segale, secco e gommoso assolutamente immangiabile per i nostri parametri e forse pure per quelli del tempo. Ed ovviamente, come è noto, quando l'imperatore ti tira gli avanzi che non darebbe nemmeno ai suoi cagnetti, gli si deve pure dire grazie.

    La moderna Arena non è più nemmeno lo stadio ma la televisione dove i protagonisti al pari dei vecchi gladiatori si scontrano senza lesinare alcun tipo di colpo basso, senza regole o senso della convenienza. Mancano solo il sangue vero ed i colpi di gladio o di stiletto, ovviamente banditi perché, nella nostra presunzione di essere più civili di quei popoli antichi, ne esprimiamo orrore. Ma non esprimiamo parimenti orrore per la violenza verbale, per il cattivo gusto a profusione per i revival fascistoidi (avete presente "faccetta nera" usata come suoneria sul telefonino di Lele Mora? ) o certa mistica pseudoceltica con croci uncinate e spadoni che appaiono e scompaiono o secondo convenienza o secondo piani preordinati per lasciare certi segni e lanciare messaggi subliminali. Il tutto poi condito con l'inveterata abitudine italica dei perenni distinguo, dello spaccare il capello in quattro e dell'argomentare sul fatto che bisogna andare a vedere se gli uncini della svastica vanno in senso orario o antiorario. Ma in quanti poi sono veramente in grado di capire la differenza a livello concettuale? E queste differenze concettuali a volte non sono proprio troppo sottili per essere apprezzate anche dalle menti più raffinate?

    E' strano che non faccia orrore o peggio che non si consideri una punta incivile il fatto che un uomo ed una donna se ne vadano in giro per i canali TV a scannarsi a raccontare cose della loro presunta intimità come se fossero cose della massima importanza che riguardano i destini di un popolo, finendo per diventare delle icone terra terra. Fateci caso. Per quelli che erano i nostri miti ed i punti di riferimento un tempo non riuscivamo nemmeno ad immaginare che potessero avere una vita privata in cui magari passavano una sera in pantofole davanti alla TV con la frittatona di cipolle ed il rutto libero. Quelle erano una prerogativa del povero impiegato modello "Fantozzi" e compari. E non ci interessava nemmeno.

    Non avremmo nemmeno immaginato che espressione del viso potesse assumere tra le quattro mura casalinghe un presidente, non importa che fosse un presidente del consiglio oppure un capitano di industria. E meno che mai poteva venirci il ghiribizzo di immaginarli persino sulla tazza del cesso intenti nell'espletamento delle loro incombenze fisiologiche.

    Per quanto ci è dato di vedere oggi si sanno più di queste cose che non tutto il resto. La strategia è chiara. Si stimola il guardonismo in certe faccende onde evitare che si vada a ficcare il naso in questioni assai più delicate. E a tutti quelli che urlano contro il gossip che non è mai stato considerato cosa sana chiediamo perché sono invece così ammalati di gossip al punto da andare a spiare cosa fanno certe emerite nullità sotto la doccia. L'argomento che non si tratti di personaggi famosi o che hano scelto loro di esporsi alla pubblica mercè è quanto mai specioso perché intruduce una distinzione del tutto artificiosa.

    Che si tratti di mostruosità siamo tutti più o meno consapevoli, ma che la mostruosità a volte affascini e tenga avvinti alla poltrona, siamo un po' più reticenti ad ammetterlo. Si ha il timore di essere presi, come dire per persone un po' troppo pesanti. nemmeno intellettuali perché salvo che nei casi di invidia conclamata per un sano intellettualismo si ha ancora una certa forma di rispetto.
    O forse era così una volta perché dopo l'invettiva Brunettiana non si sa come andrà a finire.

    Per le persone etichettate come "pesanti" invece non proprio. Per le persone cosiddette pesanti il commento è sempre stato invariabile ed unanime: "Che palle!" E guai a chi osa sospettare de contrario. E un palloso pure lui e come tale meritevole di ogni forma di ostracismo sociale.

    Però alla fine il tropo stroppia e quando non si hanno nemmeno argomenti minimi per potere lanciare l'attacco ci appella alle abitudini quotidiane e ciò che per alcuni viene detto essere un punto di forza per altri diventa un elemento di debolezza estrema.

    Che il nostro presidente del consiglio sia sovraesposto mediaticamente è cosa ben nota. E del resto lui ci sguazza e lo ha sempre fatto. Il famoso fascicolo inviato a migliaia di famiglie sulla "storia italiana" al tempo della prima elezione, in carta rigorosamente patinata né è un fulgido esempio. Fu la prima anomalia non rilevata né mai abbastanza sottolineata. In quale paese del mondo ci fu una tale manifestazione di propaganda che la buttasse volutamente sul personale per un candidato premier?
    E finché si espone di sua volontà è tutto buono e giusto, mentre ci si straccia le vesti come Caifa nel tempio se poi dalla sovraesposizione mediatica salta fuori il rovescio della medaglia.

    Giusto, c'è l'altra faccia della medaglia, quella in cui un Giudice della Consulta viene pedinato nella sua vita di tutti i giorni. Lo si trova che va dal barbiere e farsi tagliare i capelli a farsi radere la barba e null'altro.
    Ma siccome il pedinamento deve per forza di cose dare il suo frutto, allora si inizia a fare commenti. Che poi, alle persone ragionevoli, non sembrerà così strano che magari una una bella giornata si sole si decida di attendere li proprio turno al di fuori della bottega del barbiere, dove, per altro si respirano vapori di balsamo di dopobarba e di lacche per capelli che non sempre sono piacevoli all'asfalto. Cosa ci sia poi di così bizzarro da doverlo sottoporre all'attenzione dei cittadini non è dato di sapere. Sospettando che la notizia non sia proprio una bomba si aggiungono commenti sull'abbinamento magari non proprio felicissimo delle scarpe e dei calzini. Questi sono gli argomenti che dovrebbero suffragare al tesi del premier per la quale chi sta in magistratura non deve proprio avere tutte le rotelle a posto.

    Se fossi stato un lettore di Libero o del Giornale di Feltri quel giorno avrei restituito la mia copia ed avrei preteso i miei soldi indietro, pur nella piena consapevolezza che prima o poi tutta la carta di giornale finisce per tornare utile per incartare il pesce o le uova. Ma continuo a non vedere perché dovrei decidere di spendere anche un solo euro per leggere simili amenità anche nel suo periodo di uso più nobile.

    Non so come si faccia poi a credere tutto ed il contrario di tutto simultaneamente (forse forse con la sua teoria del Bispensiero G. Orwell aveva ragione). Come si faccia a non rilevare nemmeno che da un lato si gioca a fare la vittima dichiarandosi più perseguitati di Gesù Cristo o delle comunità Paleocristiane date in pasto ai leoni nelle arene dell'impero e dall'altro continuare ad usare atteggiamenti intimidatori.

    Magari Berlusconi non avrà nulla a che vedere con ma Mafia e voglio pure ammettere per il beneficio del dubbio che i suoi rapporti con dell'Utri e Mangano siano del tutto incidentali, ma vorrei proprio vedere se questa politica fatta con le minacce, le insinuazioni e le intimidazioni (non vi scordate della testa di Boffo che ancora rotola) non sono metodi mafiosi.

  • Forse non tutti sanno che.

    Una lettrice del times (vedi intervento precedente) faceva una citazione dalla Fiaba di Andersenn "il vestito nuovo dell'imperatore".

    Avevo dato per scontato che tutti conoscessero la fiaba, ma poi sono stato preso dal dubbio. Avendo visto mia sorella che ha addirittura impostato un progetto sulle fiabe scoprendo che a molti bambini le fiabe non si raccontano più nemmeno in tenerissima età, ho fatto un piccolo sondaggio per conto mio e mi sono accorto che effettivamente molti della nuova generazione non la conoscono, il che mi meraviglia poco, ma mi addolora parecchio.

    E così prendo la decisione di riportarla qui di seguito. Si sa, non è mai troppo tardi...


    C'era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: "È nella sala del Consiglio", di lui si diceva soltanto: "È nel vestibolo".
    Nella grande città che era la capitale del suo regno, c'era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.

    "Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!", pensò l'imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!".

    E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.
    Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l'oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.
    "Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!", pensava intanto l'imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po' nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l'abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori.

    Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l'ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.
    "Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro", decise l'imperatore, "nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all'altezza del proprio compito".

    Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. "Santo cielo!", pensò, spalancando gli occhi, "Non vedo assolutamente niente!"
    Ma non lo disse a voce alta.

    I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d'occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c'era proprio niente.

    "Povero me", pensava intanto, "ma allora sono uno stupido? Non l'avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!"

    "E allora, cosa ne dice", chiese uno dei tessitori.
    "Belli, bellissimi!", disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. "Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all'imperatore."

    "Ah, bene, ne siamo felici", risposero quei due, e quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente, per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall'imperatore; e così fece.
    Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.

    Dopo un po' di tempo l'imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c'era niente, non poteva vedere niente.
    "Guardi la stoffa, non è magnifica?", dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto.

    "Io non sono uno stupido!", pensava il valente funzionario. "Forse che non sono all'altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!" E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. "Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo", disse poi all'imperatore.
    Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l'imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d'onore, nella quale c'erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere... un filo che non c'era.

    "Non è forse 'magnifique'?", dicevano in coro i due funzionari; "Che disegni, Sua Maestà! Che colori!", e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.
    "Ma cosa sta succedendo?", pensò l'imperatore, "non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l'imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!"
    "Ma è bellissimo", intanto diceva. "Avete tutta la mia ammirazione!", e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch'essi ripeterono le parole dell'imperatore: "Bellissimo!", e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l'imminente parata di corte.
    "'Magnifique'!, 'Excellent'!", non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere.

    L'imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori.

    Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell'imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l'aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: "Ecco i vestiti, sono pronti!"

    Venne allora l'imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: "Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina..." eccetera. "Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!"

    "Già", dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c'era niente da vedere.
    "E ora", dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!"

    L'imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l'imperatore si girava e rigirava allo specchio.
    "Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!", tutti dicevano. "Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!"

    "Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!", disse il Gran Maestro del Cerimoniale.

    "Sono pronto", disse l'imperatore. "Sto proprio bene, non è vero?" E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.

    I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l'aria: mica potevano far capire che non vedevano niente.
    Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!"

    Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
    "Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino.
    "Santo cielo", disse il padre, "Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
    "Non ha nulla indosso! C'è un bambino che dice che non ha nulla indosso!"
    "Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine. E l'imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: "Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!", e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c'era per niente.

    Come è noto anche noi abbiamo un imperatore vanesio. E pochissime voci dell'innocenza pronte a rassicurarci che in verità il re nè nudo.

  • Dicono di noi

    Per nostra fortuna pare che non sia vero che abbiamo perso ogni forma di pudore persino nel campo del diritto. Non del tutto almeno sebbene le arrampicate sugli specchi dell'Avvocato Ghedini e le sue teorizzazioni sul "primus super pares" (cose per altro mai sentite che avrebbero fatto inorridire il buon vecchio Marco Tullio Cicerone e gli altri patres del diritto romano) non hanno sortito gli effetti desiderati.

    Il mio collega tedesco ormai si vergogna della doppia nazionalità.

    Cosa accade alla tua povera Italia? gli chiedono da Dusselhorf

    Lui si schermisce dicendo di essere di origini tedesche. La cittadinanza Italiana ce l'ha in ogni caso. Solo noi poveracci che abbiamo avuto la ventura di nascere qui non possiamo più nasconderci se non dietro un dito, miseramente come i transfughi ed i disertori.

    Un minimo di buona fede ci viene riconosciuta solo in virtù della profonda ignoranza. Giustificazione che io non riesco a dare perché a parte la profonda ignoranza c'è anche una profonda pigrizia, come quella che di sovente ci impedisce di imparare i ridimenti delle lingue straniere tigliendoci la possibilità di andare in giro per il mondo (anche solo via internet) e di vedere cosa si dice in giro. Sarebbe poi istruttivo che leggessimo di più anche non solo quello che dicono di noi.

    Vi riporto due righe dal TIMES on line, da estrapolo i commenti di un lettore che risponde ad un cittadino italiano che ha fatto lo sforzo di fare il cornacchione di turno persino su un giornale estero (ma noi non ce ne meravigliamo).
    Ecco il pezzo e a seguire la mia traduzione.

    Mr.Stefano Rosso writes that he approves of Berlusconi's government. Actually Berlusconi and his government have merely reassured with soothing words the Italians, telling them what they want to hear: that all is well, marvellous if we are to believe Berlusconi. Italians by virtue of their ignorance of any other language, read and breathe only what the government and Berlusconi's media administers, so it is not at all unexpected to know of unconditional support to Berlusconi, especially as the opposition is lost in a mire of indecision and surreal leftist beliefs. Alas for Italy the Emperor is still parading in his new clothes and the little boy of no pretence is being kept at home by his gullible parents.

    As he awaited yesterday’s crucial ruling Silvio Berlusconi acted as if all was normal. He discussed the Middle East with Mahmoud Abbas, the Palestinian President, and aides claimed that he was in “excellent spirits”. But the situation is anything but normal and the verdict plunges Italy into political turmoil. Several options are open to the Italian Prime Minister and to his foes.


    Il signor Stefano Rosso scrive che approva la linea del governo Berlusconi. Al momento Berlusconi ed il suo governo ha semplicemente rassicurato gli italiani con parole blande dicendo loro esattamente quello che essi vogliono sentirsi dire.: Tutto va bene, tutto è meraviglioso se dobbiamo prestare orecchio a quello che Berlusconi dice. Gli italiani, in virtù della loro ignoranza delle altre lingue, leggono e respirano solo che proviene dai giornali e dalle comunicazioni mediatiche che Belusconi amministra, sicché non c'è assolutamente di che meravigliarsi del supporto incondizionato di cui egli gode. Tanto più che l'opposizione è impantanata nella melma delle indecisioni e delle pregiudiziali ideologiche.
    Purtroppo per l'Italia l'"Imperatore" si mostra ancora nei sui presunti vestiti nuovi ed il piccolo ragazzo incapace di menzogna viene tenuto prigioniero a casa dai suoi genitori creduloni (Chiaro riferimento alla fiaba del vestito nuovo dell'imperatore N.d.R.)
    Nel frattempo, in attesa della sentenza Berlusconi si comportava come se nulla stesse realmente accadendo
    Ha discusso di Medio Oriente con il presidente Palestinese Mahmoud Abbas ed il suo assistente affermando a chiare lettere di essere in una "perfetta disposizione di spirito". Ma la situazione attuale è tutto fuorché normale e il verdetto della Consulta mette in profondo tumulto tutta la politica italiana. Sono diverse le opzioni che si profilano adesso per il Presidente del Consiglio e per i suoi avversari.

  • Fenomenologia della socialità asociale

    Anni addietro me ne andati da un forum sbattendo la porta e cantandole chiare chiare in faccia al gestore proprietario fondatore del sito.

    Vi si dicevano cose assurde e nessuno si sognerebbe di restare in un posto e fare comunella con un gestore che arriva ad incitare l'uso delle armi sulle "coste patrie" come soluzione finale al problema dell'immigrazione. Nessuno certo, tranne i profondamente irragionevoli ed i violenti ad oltranza, quelli più subdoli che delegano oltre tutto l'esercizio della violenza alle forze armate ed ai corpi militari, quasi come se il concepire un idea e coltivarla fosse meno colpevole che metterla in atto.

    Oggi mi rendo conto che in maggiore o minore misura tutti i posti su internet sono equivalenti, oppure come si direbbe con un linguaggio matematico tutti i blog sono "ISOMORFI"

    Eccone qui una vivida testimonianza rilasciata da parte di un operatore:

    L'obiettività e la correttezza ideologica non appartengono a Internet. Ho gestito un canale da 600 utenti di IRC, il primo dei protocolli di chat esistenti, e ho constatato che non contano l'età, l'estrazione sociale, l'istruzione, l'aver viaggiato o meno... A prescindere da questi fattori, chiunque si ritrovi fregiato del titolo (e dei conseguenti poteri) di OPERATORE (moderatore) di un canale di chat, è esposto al rischio di piegare le comuni regole del buon senso a suo comodo e uso. Essendo il proprietario di quel canale, avevo facoltà di nominare operatori, ma anche di cancellarli. E con rammarico mi sono trovato a dover degradare, davanti a tutti gli altri utenti, operatori che al momento della nomina sembravano persone equilibrate, pacate, obiettive... "illuminate". Spesso avevo bisogno di camuffarmi da utente normale (quindi nascondendo agli altri operatori il mio status di "operatore.capo" ) per riuscire a sperimentare direttamente e personalmente il livello di crudeltà psicologica al quale alcuni operatori si lasciavano andare in mia assenza: me lo raccontavano, e non ci credevo. Mortificazioni, dileggio, insulti pesanti, sberleffi... La tipica procedura di emarginazione che avviene in ogni comitiva: chi OSAVA criticare una opinione di un operatore o una sua iniziativa disciplinare, veniva prima sottoposto a questa gogna pubblica, e poi "bannato" dal canale, ossia espulso senza possibilità di rientro. Ho faticato davvero molto a definire una squadra di operatori che non si facesse prendere da quella che io chiamo "sindrome del baffetto" - ossia: basta un baffetto sulla manica (un grado) e chiunque rischia di diventare "sceriffo".

    Ho portato questo esempio perché nei blog è la STESSA identica cosa. Chi gestisce il blog, anche se professa correttezza ideologica, obiettività e "capacità di tollerare le critiche, se portate educatamente", sotto sotto fatica molto a tenersi a freno, ad ignorare l'istinto che lo porterebbe a cancellare un post scomodo e a bannarne l'autore. TUTTI siamo esposti al rischio di circondarci di "yes-tellers", nessuno escluso. Andrebbe creata una agenzia di classificazione, che si proponesse di esaminare via via tutti i blog di un certo rilievo, assegnando loro un grado, un giudizio, relativo appunto alla "libertà" di circolazione e confronto (e perché no, anche SCONTRO, se condotto con regole cavalleresche) delle opinioni. In fondo chi apre un blog non fa che esporre sé stesso all'articolo 21 della Costituzione; aprendo un blog ci si propone come EDITORI (chi popola il blog di post può esser paragonato a giornalisti, commentatori...) e come tali certe regole vanno rispettate: se io apro e gestisco (quindi me ne rendo responsabile) una piattaforma su cui è possibile scambiare e confrontare opinioni, DEVO anche garantire che questo scambio/confronto venga condotto secondo certi criteri. ...Andrebbe specificato anche nei termini obbligatori di utilizzo delle piattaforme gratuite, in modo che un frequentatore di un blog che ritenga di esser stato sottoposto a ingiusta censura, possa rivolgersi al mantainer e far etichettare il blog da cui è stato escluso come "antidemocratico".

    fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules....

    E' singolare il fatto che si arrivi al punto di parlare di crudeltà mentale, ma non peregrino. Io stesso forse non avrei usato un termine, ma rilevo il fatto che in rete quando si racconta un fatto personale, che sia una semplice svita nella vita di tutti i giorni o si confessi un grave errore il tasso di critica non costruttiva e la percentuale di insulti che si ricevono è notevolmente più elevata di quella che tutti troviamo nella vita reale.
    Il senso di onnipotenza dell'anonimato (che bene inteso è pur sempre fittizio in quanto tutti siamo tracciabili) Fa sempre uscire la parte peggiore della gente.

    Riporto il caso di un signore che su Facebook ha ammesso di aver commesso una svista simile a quella di un Newton che distrattamente mise a bollire un orologio e si tenne in tasca l'uovo che doveva cuocersi per pranzo...

    Penso che si potranno immaginare tutti gli epiteti più insultanti che gli sono stati rivolti da perfetti sconosciuti anche roba ben più pesante del classico coglione o testa di c...

    Ci restano ignoti invece se questi cosiddetti sfoghi fanno sentire meglio le persone che li usano, ma non credo per davvero.

    Come fa notare la blogger Lameduck un posto pubblico non implica necessariamente la possibilità di fare quello che si vuole e poi gridare alla censura nel caso in cui si siano travalicati i limiti. Tutti accettiamo come un fatto normale che non si può entrare in un bar molestare i clienti e pensare di passarla liscia.

    Sono poi in forte aumento i blog di persone che si gloriano della loro pesante e fastidiosa antipatia. Il successo televisivo di persone volutamente antipatiche come Vittorio Sgarbi, Filippo Facci, Vittorio Feltri e i loro simili incita ad un facile spirito di emulazione.

    Il fatto è che molto più facile essere antipatici che essere simpatici. Ci sono cattive imitazioni della simpatia, c'è una protervia ridanciana che stanca e sfinisce. Solo pochi sono provvisti dell'ironia fulminante e centrata. Tutto il resto è noia.

    La fastidiosa antipatia invece è un patrimonio comune e attiene alla categoria più ampia della semplice sgradevolezza. In fondo basta presentarsi pubblicamente con un certo cipiglio e subito si capisce che nulla di buono né verrà fuori

    ma anche la cattiveria e la facoltà di infastidire ha una sua grandezza per quanto negativa. E ogni patetico tentativo di immortalità ne risulterà inevitabilmente frustrato.

  • Come diceva il buon Einstein

    Come diceva il buon Einstein "due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana e della prima non sono affatto sicuro"

    Vengo a sapere che Daniela Santanché è stata presa a pugni da due donne islamiche cui avrebbe tentato di strappare il velo. Non sappiamo se perché non era firmato Armani (la battura è tratta da una vignetta di Vauro) o se perché ormai è stata presa da una profonda ed incontentibile antipatia verso l'islam. Non ci è dato di sapere se abbia mai tentato di strappare il velo anche alle suore, ma non pare.
    Solo che la signora, che ormai aspira ad incanare il peggio del peggio della Fallaci nel periodo "fuori di testa", deve stare molto attenta. Nono sono scientificamente documentati gli effetti che un pugno in pieno viso potrebbe avere su di lei. Per quanto ci è dato di sapere le potrebbe cadere il naso.

  • Folletti Maligni

    Voglio trovare quel folletto maligno che mi sta remando contro da un bel po'. (E dirgliene quattro se non peggio)

    Un anno fa un bonifico bancario perduto che mi ha fatto spendere tutto il mese di agosto attaccato agli uffici delle banche (salvo il brevissimo periodo di ferie)

    Quest'anno mal di denti in agosto (per fortuna non dall'inizio).
    E alla fine l'estrazione del molare del giudizio diventa un intervento chirurgico in piena regola con tanto di perdita di un pezzo dell'osso alveolare.
    Il dentista aveva temuto addirittura per una frattura del seno mascellare che per mia buona sorte non c'è stata.

    Quando iniziavo a pensare di avere già dato arriva la mazzata:
    Sul sistema del ministero della pubblica istruzione non si trovano i dati relativi ai miei titoli di studio ed ai servizi degli anni passati.
    Morale della favola nella graduatoria attuale è come se fossi un pischelletto di primo pelo che non ha mai lavorato e che non ha mai nemmeno studiato.

    E dire ce faccio supplenze dal lontano 1996.

    Devo andare ai giardinetti e cercare di pestare qualche merda. Tanto i padroni che non usano ancora la paletta per i bisognini del loro cane non mancano mai.

  • Argomenti da papiminkia e relative confutazioni

    Il "papiminkia" ormai in Italia abbonda ed è assai più fastidioso dell'adolescente bimbominkia con la sua pseudogrammatica da codice fiscale.
    Il papiminkia si caratterizza per la sua inveterata abitudine alla difesa ad oltranza dell'attuale presidente del consiglio e di tutta la sua combriccola.
    Potremmo capire emilio fede e l'avvocato Mavalà-Ghedini che dal papi ricevono fama e denaro essendo professionisti ( ? ) al servizio del suddetto. Quello che non si capisce è la difesa d'ufficio fatta da chi dal papi non ha mai ricevuto nemmeno uno spicciolo e potrebbe ancora permettersi il lusso di ragionare con la propria testa invece che con quella ( ??? ) di Vittorio Feltri & Co.
    In merito alle ultime faccende vi presento i tipici argomenti del papiminkia e sotto le confutazioni più ragionevoli che si possano immaginare.

    Argomenti da papiminkia e relative confutazioni

    1) l’Italia con Berlusconi ha richiesto alla UE una chiara e univoca posizione sul tema dell’immigrazione. E non c’e’ stata né critica ne’ richiamo nei confronti dell’Italia stessa.

    Ciò potrebbe essere vero se fosse reale l'ipotesi che tutto il flusso migratorio è diretto in Italia. L'italia rappresenta in molti casi il paese di transito verso altre mete europee. Chi soffre di vittimismo da straniero in fuga evidentemente non si è mai fatto un viaggetto in Germania e non ha mai contato le "kababerie" agli angoli delle strade. Solo in Italia tali locali danno fastidio sino al punto di "costringere" qualche sindaco leghista a proibirle.
    L'assurdo nell'assurdo è che una kebaberia può benissimo essere gestita da un italiano. In quel caso il divieto non vale. Ne consegue che l'odore delle spezie mediorientali da fastidio solo se provengono da gestore straniero in tutti gli altri casi sono considerate "schiccherie" alla moda.


    2) Quanto alle risposte da dare a Repubblica che non ha prove né coraggio di accusarlo direttamente d’essere un pedofilo, e che per questo si arrovella in domande indirette, dipende dalla sua volontà. Faccia una cosa Repubblica. Lo denunci per pedofilia e Berlusconi risponderà di queste e altre domande davanti al giudice. Altrimenti sono solo chiacchiere per far cassetta e per diffamare. Bene ha fatto Berlusconi a querelarlo.

    Repubblica come gli altri giornali non è fessa. Nessuno avrebbe mai accusato Berlusconi di pedofilia senza ovviamente beccarsi una querela per diffamazione che in quel caso ci sarebbe stata tutta. E' singolare che la parola pedofilo sia stata usata dal papiminkia autore di questo argomento. Nessuno della parte avversa si è mai sognato di dirlo.
    A nostra memoria non risulta che nell'affere Lewinsky Bill Clinton si sia mai sognato di querelare un giornale né lamentare attacchi mediatici. Ha risposto, negando come fanno tutti gli adulteri, ma ha risposto. Secondo qualche vecchio democratico avrebbe dovuto ricorrere alle maniere forti. Si auspicava un sotterraneo intervento della CIA con relative minacce di rendere la vita di Monica e famiglia letteralmente impossibile, ma ciò non è avvenuto.
    Avviene invece in Italia che all'auspicio di un rinnovamento morale della classe politica si monti su il caso Boffo reo di essere (ex ormai) direttore de L'avvenire dalle cui colonne sono venute istante ancor più concrete di quelle di repubblica.


    3) Con ciò è ridicolo accusare chi intende difendersi da chi si sente calunniato di “assalto alla libertà di stampa” Quando queste cose le fanno gli altri (D’Alema, Di Pietro, Prodi…) vanno bene. Fatte da B. sono intimidazioni. Ma com’è possibile ragionare in questi termini?

    Evidentemente non ci si ricorda che L'unità di Antonio Padellaro ha fatto le scarpe a tutti respingendo tutti i tentativi di ingerenza compresi quelli della sinistra Fassiniana e Dalemiana che di certo con Il giornale non avevano mai avuto un rapporto granché amichevole. Tutt'altro. basterebbe citare la campagna contro Colombo e Padellaro Orchestrata da quel foglietto arancione che risponde al nome de "Il Riformista" (non si sa di che)

    4) Riguardo alla controversia l’Avvenire-il Giornale, come ho già detto forse un po’ troppo aspramente, il Vaticano non può pensare di dettare la moralità ad altri, al mondo intero, quando al suo interno, com’è risaputo, tale moralità è in gran parte disattesa. Perciò, secondo me, bene ha fatto il Giornale a dimostrarlo con fermezza.

    Se uno si professa cattolico e padre di famiglia richiamandosi ai valori cristiani della famiglia l'adesione comporta anche il fatto che ci si possa beccare una tirata d'orecchi quando questa serve. Ci siamo sorbiti tutte le tiritere sul complotto anticristiano in Europa da Buttiglione in poi, l'ipocrita e strumentale riscoperta di queste radici da parte della versione più guerrafondaia e forcaiola di Oriana Fallaci ( o forse fallace? ) e persino da chi fino a poco tempo prima voleva per motivi di identità di patacca riportare in auge i miti del paganesimo celtico e germanico.
    Siamo arrivati al punto di doverci chiedere se chi parla di valori e di Dio ci creda veramente oppure no. Saranno anche fatti suoi, ma richiedere un minimo di coerenza alla classe politica fa parte della democrazia.
    Se non vogliono sentirsi fare la morale si tirino fuori dal complesso cattolico cristiano e si creino una morale loro alla quale restare coerenti, come fanno in fondo tutti gli atei e gli agnostici del mondo.

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