freedom for MUMIA ABU JAMAL

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......l'ignoranza e i pregiudizi continuano senza tregua anke nell era della globalizzazione.Il sistema giudiziario è uguale in tutto il mondo.NON FUNZIONA.Se vi va,visitate il mio profilo cn tutti i miei pensieri.....
freedom for MUMIA ABU JAMAL è ora gemellato cn il maggior gruppo contro il razzismo di netlog:
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Chi è Mumia Abu Jamal
Giornalista nero noto per le sue battaglie contro la corruzione della amministrazione e della polizia in Pennsylvania. Nel 1980 diviene Presidente della "Black journalist association". Ministro dell'informazione del Black Panther Party. Come ex appartenente al Partito delle pantere nere, sostenitore di MOVE, e giornalista nero vincitore di premi conosciuto come "la voce dei senza voce," Jamal ha vissuto una vita vibrante di lotta dalla parte dei poveri, i neri e gli espropriati negli U.S. Anche dalle spaventose condizioni del braccio della morte, Jamal continua a parlare come portavoce degli oppressi in articoli che compaiono regolarmente nei giornali di tutto il paese.



Alcuni antefatti (1978/1981)
Nel 1978 la comunità nera di Powelton Village viene aggredita dalla polizia di Philadelphia, comandata dal capo della polizia Frank Rizzo. Mumia ne denuncia la brutalità. Rizzo gli promette: "Faremo i conti. Con te e con questa setta di fanatici". Tre anni dopo la polizia attacca di nuovo la comunità e la bombarda con gli elicotteri: a terra rimangono undici morti, fra cui donne e bambini. Mumia fa nuove denuncie.



Il fatto per cui e' condannato
Quel giorno, il 9 dicembre del 1981, il giornalista aveva un appuntamento con il fratello. Il ragazzo era lì, dall'altra parte della strada. Ma non era solo. C'era un poliziotto che gli contestava una contravvenzione. E lo faceva con molta violenza, gli metteva le mani addosso. Mumia Abu-Jamal attraversò di corsa la strada, gridando che lo lasciasse stare. Il poliziotto si voltò verso di lui e freddamente gli sparò nella pancia. Il giornalista cadde a terra, in una pozza di sangue. Perdette i sensi. Erano in un quartiere nero. Gli Stati Uniti sono pieni di gente che va legalmente in giro armata. Qualcuno vide che avevano sparato a Mumia, popolarissimo radiocronista. Quel qualcuno sparò tre volte al poliziotto e lo ferì a morte. Ma fu Mumia Abu Jamal ad essere accusato.




Il processo
I testimoni di Mumia vengono intimiditi. Non gli concedono l'avvocato di sua scelta. I giurati sono tutti amici e/o parenti di poliziotti. Il giudice, Albert Sabo, è un ex sceriffo e grande amico del capo della polizia. Frank Rizzo è anche un razzista accanito. Sabo soprannominato "capestro" è infatti autore di 32 condanne a morte (2 bianchi e 30 di colore). Nel 1995 ricomnciano le esecuzioni nello stato della Pennsylvania. L'avvocato di Mumia annuncia che il 5 giugno chiederà la sospensione della sentenza per il suo cliente e la revisione del processo in base ad una nuova documentazione faticosamente acquisita. Il 10 giugno, con mossa a sorpresa, il governatore repubblicano della Pennsylvania, Thomas Rigde, firma l'esecuzione di Mumia che avrebbe avuto luogo il 17 AGOSTO 1995. Fortunatamente le proteste nazionali ed internazionali ebbero un effetto positivo. La sentenza è stata sospesa e Mumia è ricorso alla Corte di Appello, di cui si aspetta la sentenza per la revisione del processo. Ecco i punti cruciali di quel processo:
In un primo momento, Abu-Jamal ebbe il diritto di difendersi da sè e l'avvocato di ufficio Anthony Jackson, nominato dalla corte, gli fece solo da spalla. Poi, a metà giugno, il giudice Albert F. Sabo impedì che l'imputato conducesse in prima persona la sua difesa, affermando che era "una difesa troppo distruttiva".
A un certo punto Abu-Jamal insistette per avere come difensore di fiducia John Africa, fondatore della comunità nera Move. Il giudice Sabo lo ammonì, sostenendo che la presenza di John Africa sarebbe stata "ulteriormente distruttiva" e l'imputato rispose: "Non ho alcun interesse a distruggere un bel niente. Il mio interesse è la libertà e la causa della mia libertà puà essere servita nel miglior modo, se John Africa sarà il mio difensore".
Siccome continuava a chiedere che John Africa sedesse accanto a lui, sul banco dell'imputato e del difensore, Abu-Jamal fu ripetutamente espulso dall'aula. E siccome protestarono ad alta voce, in occasione di una di queste espulsioni, due fratelli di Mumia vennero ammanettati e arrestati.
A dichiarare di aver visto Abu-Jamal attraversare di corsa la strada e sparare al poliziotto furono la prostituta Cynthia White e il tassista Robert Chobert.
Un terzo testimone disse di aver visto effettivamente un uomo attraversare di corsa la strada e sparare al poliziotto; ma aggiunse di non riconoscere quell'uomo in Abu-Jamal.
La prostituta Veronica Jones che in un primo momento aveva dichiarato alla polizia di aver visto due uomini fuggire dalla scena della sparatoria, quando venne chiamata a testimoniare cambiò completamente la sua storia. Jones disse che quella sera era in qualche modo "completamente fuori" e che quando, alcuni giorni dopo, rese la sua dichiarazione alla polizia era "fatta" di marijuana.
Abu-Jamal non si alzava in piedi, quando entrava in aula il giudice Sabo. E alcuni suoi sostenitori facevano lo stesso. Così a un certo punto il giudice intimò loro di alzarsi in piedi o di uscire. Uscirono, ma fuori dell'aula cominciarono a scandire slogan di protesta. Così il giudice Sabo mand&grave fuori i poliziotti per farli tacere.
Il 2 luglio 1982 la giuria dichiarò Abu-Jamal colpevole di omicidio di primo grado e il giudice Sabo gli inflisse la pena di morte.




Ma chi è esattamente il Giudice Sabo?
Era in pensione, Albert F. Sabo, il giudice che ha condannato a morte Mumia Abu-Jamal. Si è fatto dare un incarico speciale per essere di nuovo lui a decidere se concedere o no la revisione del processo e la sospensione dell'esecuzione. Il difensore di Abu-Jamal ne chiede la sostituzione. E porta un lungo elenco di irregolarità giudiziare compiute durante il processo. A fianco della difesa si sono già schierati avvocati e magistrati di tutto il mondo. Ma chiunque può contribuire alla campagna per fermare "Capestro" Sabo.
Ha cominciato come vicesceriffo, Albert F. Sabo. Era membro della Fratellanza della polizia di Philadelphia, la lobby che ha condotto per anni una campagna di distruzione contro la comunità nera Move di Powelton Village e che oggi reclama la morte del radiogiornalista nero Mumia Abu-Jamal che con le sue appasionanti e precise cronache in diretta denunciò l'intero dipartimento e, nome per nome, i singoli poliziotti che più si distinguevano in azioni brutali contro persone pacifiche, contro donne e contro bambini. Poi Albert F. Sabo diventò giudice e fu lui a condannare a morte il giornalista.
"Capestro" Sabo era in pensione ma si era fatto dare un incarico speciale per essere di nuovo lui a decidere se concedere o no una revisione del processo. È chiaro quel che voleva fare:
non lasciare il lavoro incompiuto. Quel nigger, lui lo vuole proprio morto. Per questo, all'interno della campagna per salvare Mumia Abu-Jamal, è nata un'altra campagna non meno importante:
quella per la ricusazione di Albert F. Sabo.
Vi prendono parte importanti giuristi, legali e magistrati di tutto il mondo a cominciare dal famoso avvocato statunitense delle libertà civili, William Kunstler.
Albert F. Sabo non si scompone e va dritto per la sua strada. A Philadelphia se lo poteva ben permettere. È l'unica città degli Stati Uniti ad avere una speciale Homicide Unit (Unità Omicidi), in tribunale: un pool di giudici a cui vengono assegnati solo i processi per omicidio di primo grado, quelli che si concludono quasi sempre con la condanna a morte. Grazie a questa Homicide Unit, Philadelphia che è la quinta città degli Stati Uniti è però la terza per il numero delle condanne a morte, dopo Los Angeles e Houston.
Sono 103 le persone condannate a morte a Philadelphia da quando è stata reintrodotta la pena capitale. Di queste, novantuno sono nere. Così come ventinove delle trentun persone condannate a morte da Albert F. Sabo.
Philadelphia ha anche un altro spiacevole record. Quando un imputato non ha i soldi per la propria difesa, il tribunale stabilisce sia l'avvocato d'ufficio sia una somma con cui pagare l'inestigatore che dovrà trovare, per l'avvocato, le prove a discarico. Los Angeles assegna in media sessantamila dollari per queste spese, in un processo per omicidio; Columbus, nell'Ohio, quarantamila dollari. Philadelphia assegna in media seimila e cinquecento dollari. Ma, nel caso di Mumia Abu-Jamal, "Capestro" Sabo assegnò, per le indagini della difesa, soltanto centocinquanta dollari. E i testimoni da rintracciare erano ben centoventicinque. Le pratiche del tribunale di Philadelphia hanno forti caratteristiche razziste. Per molto tempo sono state sistematicamente escluse dalle giurie persone non bianche, il che è stato esplicitamente proibito dalla Corte suprema degli Stati Uniti con la sentenza sul caso "Batson vs. Kentucky".
Lo stesso giudice Sabo, proprio nel processo contro Mumia Abu-Jamal, con un pretesto sostituì una giurata nera, così a condannare il giornalista fu una giuria in cui su sedici persone quattordici erano bianche.
Trentacinque, i processi che hanno avuto per giudice Albert F. Sabo. E solo in quattro casi non c'è stata la pena di morte.
Nel corso di tutte le udienze, secondo il quotidiano "PhiladelphiaInquirer":
"con i suoi commenti, il suo modo di gestire il dibattimento e con le sue istruzioni alla giuria, Sabo ha sempre favorito l'accusatore".
Nel caso di Mumia Abu-Jamal l'irregolarità della conduzione del processo fu particolarmente evidente. Albert F. Sabo impedì il controinterrogatorio di Robert Chobert, un testimone che in una prima fase aveva scagionato l'imputato e poi aveva avuto un ripensamento, probabilmente su pressioni della Fratellanza della polizia di Philadelphia.
Un altro testimone decisivo per la difesa era l'agente Waksul. Secondo l'accusa Mumia Abu-Jamal, mentre veniva portato all'ospedale colpito allostomaco da una pallottola, aveva ripreso i sensi e aveva dichiarato di aver ucciso il poliziotto Daniel Faulkner. Ma l'agente Waksul, che era stato con lui da quando, ferito, era caduto sul marciapiede fino a quando non entrò in camera operatoria, non aveva riportato questo episodio nel suo rapporto. Non fu possibile interrogare Waksul perché il dipartimento di polizia lo aveva mandato in ferie proprio nei giorni dell'udienza in cui avrebbe dovuto testimoniare. La difesa chiese allora di rinviare l'udienza, o per lo meno la convocazione del teste. Albert F. Sabo rifiutò.
Il rappresentante dell'accusa, Joseph McGill, lesse in aula un articolo scritto da Mumia Abu-Jamal, quando aveva sedici anni, per il "Philadelphia Inquirer". Nell'articolo il giovane si presentava come luogotenente all'Informazione del Black Panther Party, il partito delle pantere nere. McGill gli chiese se credesse ancora a uno slogan delle pantere, cioè alla famosa frase di Mao Tse-tung Il potere nasce dalla canna del fucile. Mumia rispose che importava poco se lui ci credesse o no; il fatto era dimostrato dalla storia degli Stati Uniti: i bianchi avevano conquistato il potere usando, contro i nativi americani, il fucile e non la democrazia. La domanda di McGill era comunque del tutto illegale, perché voleva convincere la giuria della potenzialità omicida di Mumia Abu-Jamal con la sua trascorsa appartenenza al Black Panther Party.
In un caso analogo, quello del bianco David Dawson, la Corte suprema aveva annullato la condanna a morte perché l'accusa aveva usato, come argomento per condizionare la giuria, l'appartenenza di Dawson alla Fratellanza ariana, un'associazione neonazista. Ma il giudice Sabo permise a McGill di procedere. E la Corte suprema della Pennsylvania, quando Mumia Abu-Jamal fece ricorso richiamandosi proprio al caso Dawson, convalidò il verdetto contro il giornalista nero.
Per raccontare la grande umanità e il comportamento sempre corretto dell'imputato intervenne al processo la famosa poeta, e docente della Temple University, Sonia Sanchez. McGill interrogò anche lei sulle sue simpatie politiche, per dimostrare alla giuria che quella donna era un'estremista, né più né meno dell'imputato. Anche questo è vietato dalla procedura penale degli Stati Uniti. Ma ancora una volta Albert "Capestro" Sabo lasciò fare.
Alla fine del processo, prima che i giurati si ritirassero in camera di consiglio, il giudice disse loro - e non poteva - che non dovevano avere alcuna remora a dichiarare l'imputato colpevole di omicidio di primo grado perché Mumia Abu-Jamal avrebbe avuto ogni possibile occasione per ricorrere contro la sentenza. Ed è questo stesso uomo, questo stesso Albert F. Sabo, che ora può accettare o respingere la domanda di revisione del processo e di sospensione dell'esecuzione. Se si vuole salvare Mumia Abu-Jamal, bisogna ottenere che quest'uomo sia sostituito.
È STATO SOSTITUITO!!!!
Finalmente il vecchio giudice è stato destituito dalla sua carica. Le ragioni sono economiche: costava troppo, come giudice in pensione che produce poco. Però, la notizia è buona per Mumia, chio verrà sarà pure razzista, ma non avrà l'odio personale del forcaiolo "Capestro".
Per altre informazioni su questo vedi l'articolo di Avvenimenti e l'articolo del Philadelphia Inquirer



La Montatura contro Mumia Abu Jamal
Nelle prime ore della mattina del 9 dicembre 1981, Jamal stava lavorando come tassista e vide suo fratello Billy che veniva picchiato dall'ufficiale di polizia Daniel Faulkner.
Jamal scese dal suo taxi e fu colpito da un proiettile quasi mortale nello stomaco.
Jamal fu trovato seduto sul marciapiede quasi morto per l'emorragia.
Faulkner era morto.
Jamal fu rinchiuso nel braccio della morte in una classica montatura razzista alla maniera sudista sotto l'accusa di omicidio di un ufficiale di polizia.
Benché gravemente ferito, Jamal venne picchiato dalla polizia, preso a calci, sbattuto contro un palo e scaricato sul pavimento di un ospedale, dove venne picchiato di nuovo.
Jamal ha sempre sostenuto la sua innocenza, ma venne presunto colpevole da un giudice forcaiolo e gli fu impedito di presentare una difesa in un processo montatura ricolmo di violazioni dei diritti costituzionali di Jamal, a partire dalla scelta dei giurati fino alle considerazioni conclusive.

IL GIUDICE:
Albert Sabo, conosciuto come il "re del braccio della morte", ha condannato a morte più donne e uomini di qualsiasi altro giudice in attività in tutti gli Stati Uniti. Ex vicesceriffo per 16 anni e membro dell'Ordine fraterno di polizia di Filadelfia, Sabo è conosciuto dai collegi di difesa come un accusatore in toga. Sabo ha limitato gli interrogatori dei testimoni portati dall'accusa da parte della difesa, dicendo ad un certo punto:"voi non dovete provare che tutti i testimoni alla sbarra sono dei bugiardi".
L'ACCUSATORE:
Joseph McGill. Non è nuovo ad accuse montatura. Una delle sue vittime, Matthew Connor, passò 12 anni in prigione prima di essere rilasciato nel 1989, quando l'occultazione illegale delle prove da parte di McGill venne smascherata.
Nel caso di Jamal, per sollevare i giurati da ogni responsabilità per il linciaggio legale, l'accusatore McGill disse alla giuria: "Non vi si chiede di uccidere nessuno. Vi si chiede di applicare la legge... la stessa legge che verrà applicata a lui appello dopo appello dopo appello".
In casi precedenti processati da McGill, la Corte suprema della Pennsylvania stabilì che questa stessa argomentazione rendesse immediatamente necessario il ritiro della sentenza di morte.

LA DIFESA:
A Jamal è stato negato il diritto di rappresentare se stesso o di avere un avvocato di propria scelta. Gli sono stati assegnati solo 150 $ per le indagini preliminari al processo in una causa in cui la polizia aveva gia' interrogato 125 persone.
Jamal è stato allontanato dall'aula ed ha perso gran parte delle dimostrazioni dell'accusa.
Il suo avvocato d'ufficio era impreparato per il processo e ha chiesto ripetutamente di essere destituito. Successivamente è stato radiato.

LA GIURIA:
In una città che è per più del 40% nera, tutti i neri convocati nella giuria, eccetto due, sono stati ricusati.
Un giurato nero è stato allontanato dal giudice stesso e sostituito con un giurato bianco che affermava di non essere certo di poter essere imparziale in questa causa.
Un altro giurato aveva come migliore amico un poliziotto di Filadelfia.

LA PROVA:
Prove fondamentali dimostrano l'innocenza di Jamal.
La tesi dell'accusa sosteneva che solo Jamal e suo fratello si avvicinarono a Faulkner prima dell'arrivo dei poliziotti di rinforzo. Ma quattro testimoni affermarono di aver visto un terzo uomo sparare a Faulkner e fuggire dalla scena.
McGill & Co. hanno prodotto come testimone una guardia di sicurezza dell'ospedale che sosteneva di aver sentito Jamal confessare di aver sparato. Ma l'ufficiale che tenne in custodia Jamal e rimase con lui riportò che Jamal era rimasto in silenzio per tutto il tempo. La sua testimonianza non fu presentata al processo. La difesa si sentì dire che il testimone era "in vacanza" ed irreperibile.
Testimonianze di altri testimoni oculari non furono presentate al processo.

LA SENTENZA:
Mumia Abu-Jamal è stato condannato a morte per le sue convinzioni e le sue attività politiche. McGill garantì la condanna a morte dicendo alla giuria quasi del tutto bianca che l'appartenenza di Jamal al Partito delle pantere nere e l'utilizzo 12 anni prima dello slogan: "potere al popolo" e del vecchio detto maoista "il potere politico cresce sulla punta del fucile", "provavano" che si trattava di un "assassino di poliziotti".

GLI APPELLI:
La Corte suprema della Pennsylvania ignorò il precedente, da lei stessa stabilito, che dà la possibilità di rovesciare l'argomentazione proibita dell' "appello dopo appello" e confermò la condanna a morte contro Jamal.
Mesi dopo, in un'altra causa, la più alta corte della Pennsylvania ristabilì il vecchio precedente.
Nel 1990 la Corte suprema degli Stati uniti rifiutò di ascoltare gli appelli di Jamal, il che sottolineò il fatto che era stato condannato a morte a causa della sua appartenenza al partito delle Pantere nere.
Eppure due anni più tardi la stessa corte rovesciò la condanna a morte di David Dawson decretando che la prova della sua appartenenza alla Fratellanza ariana suprematista bianca introduceva dei pregiudizi nella giuria.

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