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Blog / IL GOVERNO E' CADUTO, PRODI SI E' DIMESSO

giovedì, 22 febbraio 2007 alle 02:35

Già si parla di rimpasti, già l'UDC si fa avanti.

Semplicemente inevitabile. Unica definizione riguardo a quello che è accaduto ieri al senato. Il governo è caduto e Prodi si è recato dal Presidente Napolitano a rassegnare le dimissioni, per poi uscire dal colloquio dicendo di essere pronto a rimanere al suo posto. Ovvero sulla sua poltrona.
Tutto l'ex-governo si scaglia su Rossi e Turigliatto, ma sono solo due innocenti capri espiatorii. Tutt'al'più degni di stima per il loro coraggio e la loro coerenza: mandare tutti a casa, loro compresi, per l'ideale che li aveva messi al governo. Lodevole. Ma anche se avessero votato a favore la mozione non sarebbe passata comunque, dato che non avrebbero raggiunto il "+1" che fa parte del quorum. E poi è inutile accanirsi su loro due, la parola di partenza del discorso è "inevitabile", forse hanno solo accorciato le sofferenze della povera Italia.
Tutta l'Italia chiede di ritornare a votare, eppure la decisione viene ancora rimandata ed il Presidente ha dato avvio alle consultazioni, che termineranno domani sera. Ultimo consultato sarà Ciampi, che mandò a casa gli ultimi due o tre governi comunisti prima di Berlusconi. Pare comunque certo che si chiederà la fiducia alle camere e che queste riusciranno a garantirla. E saremo daccapo, ancora avanti per qualche mese, poi ancora consultazioni.
Intanto già si organizzano tradimenti e passaggi di schieramento. Prodi è favorevole ad inglobare nella maggioranza singoli elementi dell'opposizione. Non che gli serva altro, visto che ieri sono andati sotto di due voti soli. Già l'UDC prepara le basi per un eventuale cambio di parte: Cesa ha messo ha disposizione l'intero partito a condizione di una discontinuità con la linea di governo precedente.
Terza e più subdola ipotesi è quella proposta da più parti, ovvero di tenere in piedi un governo temporaneo per sistemare la legge elettorale e poi tornare a votare. Vi si legge la chiara volontà di non offrire alla CDL l'opportunità che tanto ha (s)favorito l'ex-governo. Grazie alla legge elettorale l'Unione ottenne ben sessanta e più seggi al parlamento, in virtù del premio di maggioranza, pur contando sulla maggioranza nel popolo di soli 25mila voti. Oggi sarebbero sotto di ben più di 25mila voti, così preferiscono eliminare questo aspetto che li metterebbe non all'opposizione, ma in impalpabile minoranza. Secondo gli attuali sondaggi infatti la futura maggioranza potrebbe avere non sessanta, ma anche cento e più seggi di maggioranza al parlamento ed una dozzina almeno al senato. Pare quindi ovvio che l'ex-governo non abbia piacere che si torni a votare con l'attuale legge elettorale.
Altro motivo per cui si spera di poter continuare ad andare avanti con un governo provvisorio, con la scusa della legge elettorale, è quello delle pensioni, che ricordiamo necessitino due anni e mezzo di duro lavoro da parlamentare per essere ottenute. Visto che non è trascorso nemmeno un anno, pare difficile che possano i parlamentari stessi andare dal Presidente per suggerire di tornare a votare. Così, partendo dalla legge elettorale, si troverebbero ancora nuovi punti necessari all'Italia tanto da non poter attendere l'interruzione di qualche mese (che poi di fatto non c'è) tra un governo ed il successivo.
In breve siamo tornati al clima torbido che si viveva fino al 2001. Un governo all'anno e tante, tante manovre di palazzo per il fine supremo dell'interesse dei politici. In somma, fiduciosi nel futuro, attendiamo di conoscere le prossime porcherie.

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