__Zorak__
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Blog / Non sono morto!...
giovedì, 24 settembre 2009 alle 11:42
......questo è il caso di precisarlo fin dall'inizio.
Non è il caso che circolino voci strane ^^. Sarebbe già la seconda volta della mia vita che sento parlare del mio decesso, ma anche in questa situazione è meglio che serbiate i crisantemi per occasioni più consone.
Ironia a parte chiedo scusa. Come sempre. Se mi conoscete sapete bene quanto la mia vita reale sia frenetica per un motivo o per l'altro. Per "risolvere problemi", per evitare che nascano o semplicemente perchè è la mia vita. Correre sempre a destra e sinistra, organizzare, risolvere , sistemare o mantenere tutti gli ottimi rapporti che ho con amici e conoscenti. Non riesco mai a darvi l'attenzione che meritate, le ore di una giornata sono solo 24, e sono troppo poche per me. è uno dei molti miei lati negativi, che spesso considero come uno dei miei difetti più grandi.
Quindi, ancora una volta, scusate se sembro essere sparito dal mondo, se non sono "attivo" su netlog, su msn, al cellulare o di persona. Leggo costantemente i messaggi nel cellulare, ma purtroppo quando finalmente ho un momento per poter tirare il fiato mi dimentico che devo rispondere. Non è bello, non è carino, e non è giustificabile, voglio solo farvi capire che non è per cattiveria o menefreghismo. La mia vita ora, per ora, e per un altro mesetto, è questa.
Vi racconterò una storia...(mi si perdoni come altre volte la lunghezza ^^).
Credo che più una persona è in grado di usare il cervello e di ragionare trasversalmente, più appare complicata e strana.
La maggior parte delle persone che ho conosciuto mi ha sempre detto di possedere una personalità complessa....balle. Spesso il tutto si riduce al non capire se stessi. Nelle mie esperienze ho notato che l'impatto della famiglia e dell'infanzia condiziona per una metà abbondante il carattere di una persona. Il rimanente viene plasmato dalle esperienze che attivamente o passivamente viviamo, dalla capacità di assimilare e di reagire. Con il tempo ci si schiera. C'è chi affamato di vivere ricerca, prova, impara a prevedere conseguenze e si assume le responsabilità delle proprie scelte e chi di scelte non ne fa mai, assimila unicamente il fatto di vivere come una presa visione, un dato di fatto, una condizione immutabile, forse, che viene tempestata quotidianamente o sporadicamente da scelte e azioni da terze parti. Non c'è da disprezzare nè l'una nè l'altra parte. Tutti siamo diversi e ognuno di noi è potenzialmente la persona migliore che si possa incontrare.
Mi piace vedere me stesso nella prima categria, e tutto sommato ci sto bene.
La mia vita (lo riconosco) è stata molto facile rispetto a quella di molte altre persone che ogni giorno lottano contro il progredire di una società arrampicatrice e superficiale. I miei genitori (dio li benedica) mi hanno sempre dato tutto quello che un bambino, un ragazzino e un ragazzo possono volere dalla propria famiglia. Problemi sociali, economici o altro fortunatamente non si sono mai fatti sentire, e ho vissuto per i primi miei anni di vita in una dimensione comoda, calda e accogliente.
Con il tempo però ha iniziato a farsi sentire "il peso" del vuoto che ancora invadeva affamato una parte di me. Il vuoto che si ha quando della realtà, del mondo VERO non si sa nulla, quando le scelte di vita sono viziate da volontà altrui o circostanze trascendentali.
Già a 13-14anni sentivo il bisogno assoluto di dover essere io il padrone della mia vita, dovevo essere io a scegliere, e io dovevo stabilire cosa al mondo era giusto e cosa sbagliato. Non per volontà imposte o perbenismi inculcati, ci mancherebbe. Non per muri invalicabili o sentieri già tracciati da persone che ci vogliono talmente bene che troppo aitanti si adoperano per impedirci di commettere i loro stessi errori. Semplicemente perchè vuoi l'età, vuoi la mia educazione, vuoi il momento della vita in cui ti rendi conto che la gente che ti circonda può essere diversa, vuoi mille altre cose concesse e pensabili, un giorno mi sono svegliato e ho deciso che i miei errori li dovevo commettere tutti.
Dovevo vivere una situazione per capire quanto giusto e quanto sbagliato c'era nelle cose, dovevo vedere con i miei occhi, sentire dentro di me, dovevo vivere io per poter dire cosa nella vita va fatto e non va fatto. Io dovevo subentrare come architetto di me stesso.
Da qui il mio più grande dualismo. Vivere due vite distinte. La prima, quella "preparata per me", in cui ero Andrea, il figlio tranquillo di una tranquilla famiglia nella media. Niente eccessi, niente carenze, l'educazione e i principi che mi erano stati spacciati, consigliati e rivelati come giusti. La seconda, nella quale Andrea era solo un nome inutile che troppo spesso veniva sepolto sotto soprannomi e nomignoli (ultimo dei quali Zorak), nella quale l'Andrea che cresceva si nutriva di esperienze errori, successi e insuccessi, con l'unica volontà finale e ultima di capire, conoscere, comprendere.
Alcuni la chiamano semplicemente "crescere".
Ma non è così. Conosco vecchi che non sono mai cresciuti, che muoiono ancora non avendo mai potuto o voluto scegliere cosa essere. Le situazioni ci vengono sputate addosso, ma le evoluzioni, le risoluzioni e le vie di uscita sono solo e unicamente di nostra competenza. Se non capiamo questo vivremo sempre in un continuo "subire", con un carattere disegnato da scelte imposte o piovute dal cielo.
Cambiavo me stesso a seconda delle persone che mi circondavano, diventavo il bravo ragazzo di città o il rispettabile ragazzo di periferia a seconda delle esigenze. Guardavo, vivevo, mi adattavo. Stavo dall'una e dall'altra parte fino a capire quella che faceva per me. Andavo a cercare le situazioni, mi creavo le esperienza in un senso o in quello inverso.
Guardavo, vivevo, pensavo e capivo. Bianco, nero, luce, ombra, bene e male, amore e odio. Dovevo e devo poter capire i limiti dell'uomo per poter sapere dove stare.
Così, giorno dopo giorno, apprezzavo o completavo tutto ciò che mi era stato insagnato. ero io a verificare il giusto della mia formazione, spinto da una fame di conoscere che sempre più di rado si può trovare in un ragazzo.
Non voglio parlare di ciò che ho fatto nel mio passato. Di molte cose non vado fiero, e altre sono difficili da capire se non vissute nel contesto in cui si sono create. Ma tutti i miei errori, tutti i miei successi, si sono rivelati fondamentali per la persona che ora sono.
Ancora ora (e fino alla fine) mi ritrovo in una completa evoluzione che dura quanto una vita, ma con il vantaggio di poter contare su un carattere forte e deciso, creato pezzettino per pezzettino da emozioni e realtà che io ho vissuto, e non che mi sono state raccontate o descritte.
ancora oggi mi muovo con la stessa voglia di capire e di conoscere. é questa la ragione principale per cui ora mi ritrovo a dormire qualche ora e lavorare ogni giorno.
So bene cosa vuol dire dirigere o organizzare, avere responsabilità o fare finta di averne. Ma fino a poco tempo fa non potevo sapere cosa poteva voler dire spaccarsi la schiena tutto il giorno, ogni giorno per poter sopravvivere.
Ci sono persone che sputano sangue e stringono i denti aspettando il 10 del mese, per poi vedersi dopo una bolletta o un problema al punto iniziale. Il massimo mio rispetto e ammirazione vanno a tutti coloro che si trovano nelle condizioni di non poter cambiare le loro vita, e che devono lottare ogni giorno per poter vedere negli occhi dei propri figli un piccolo barlume di speranza. Queste persone non godono tanto delle mensilità che arrivano (forse) ogni mese, ma godono della gratificazione della propria famiglia, che solo grazie alle loro ossa rotte può sperare di esistere. Ma raccontare è inutile. Descrivere è effimero. Viverlo è tutto. E come sempre a questo punto prima di poter parlare o capire, devo poterlo sentire sulla mia pelle.
Unite a questo il fatto che i miei amici abituali mi vedano come un fortunato, un universitario che ha la vita comoda e tutta in discesa, e il gioco è fatto. Poco importa se pur lavorando da quando hanno 14anni devono ancora aprire gli occhi su quello che gli sta intorno. Poco importa se ancora non sanno vivere da soli, cucinare, lavare, stirare o mandare avanti una casa. Poco importa se non sanno cosa voglia dire responsabilità, scelta, ambizione organizzazione o gestione. Loro lavorano, io no. Questo basta per loro. Alcuni possono girare il mondo con gli occhi spalancati senza mai riuscire a vedere la verità che gli sta sotto al naso.
Da una parte i miei amici, che guardando la mia vita sfoderano la frase "...ma tu non hai mai provato..."
Dall'altra la mia famiglia che mi tartassa con "...il mondo del lavoro è duro, vedrai che non riuscirai più a mantenere i tuoi ritmi sballati..."
Troppo spesso mi ritrovo infastidito a causa di sicurezze e certezze che gli altri hanno su di me.
Non ci do mai peso fin quando la situazione è gestibile.
Poi risolvo.
Come ho sempre fatto.
Il mio orgoglio e la mia insaziabile voglia di conoscere e capire.I miei due punti di forza, due dei più saldi cardini del mio carattere.
Eccomi, armato di me stesso, carico e pronto.
Si dice che fare l'operaio stagionale sottopagato e sfruttato in una cantina sociale vinicola sia uno dei lavori più stressanti in giro.
Quello che fa per me. per l'uno e per l'altro motivo.
Manca solo un pretesto ufficiale. La cosa più semplice di questo mondo: La moto.
Poco importa che sia già pagata, poco importa che voglia riuscire a ripagarmela con i miei sacrifici.
Ora tutto quadra.
Ad agosto assunto. Si inizia l'ennesima sfida, l'ennesima esperienza. Non è un gioco, si chiama vita.
Ecco dove sono finito nell'ultimo periodo, ecco dove starò ancora per un po'.
Vorrei scrivervi già di quello che ho vissuto, ma mi dilungherei troppo, e so di aver provato già abbastanza la vostra pazienza.
Ormai sono abituato a contare le ore di sonno, non le ore di lavoro. è più semplice e rapido. Si lavora sempre, 7 giorni su sette (sisi, domenica inclusa ^^).
Ma, per ora, mi sembra carino concludere con
"FINE PRIMA PARTE!"
Commenti 1
v - Babbea d una Babbuina Babbiona (venerdì, 25 settembre 2009 alle 10:06)
leggerò in unaltro momento sennò la robi mi prende a pugni sui fianchi!! forte!
ma quanto cazzo scriviiii
va beh commeterò seriamente unaltro giorno!
ciao BaBBEO
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