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Thecinziasilvia

femmina - 50 anni, Italy
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Blog 32

Ciao a tutti, qui scriverò e metterò tutte le cose che secondo me sono interessanti... Da cose serie, a pensieri miei, fino alle storielle allegre, perchè è così che sono io, cerco la verità, ma ho bisogno anche di poterne ridere... anche se a volte è difficile...
grazie a tutte le persone che leggeranno e commenteranno i miei blog...


  • contro la censura



    fate passare...
    ciao sono tornata...
    :)

    copiato da Amusino

  • FREE BLOGGER

    Già tempo fa avevo scritto alcune cose sulla questione, questa nuova provocazione di Grillo mi è piaciuta e ho partecipato anch'io... vi invito a farlo tutti per difendere la nostra libertà di Blogger

    <a href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogg...; target="_blank" ><img

  • DEDICATO A TUTTI

    Tu hai il diritto:

    di vivere, amare ed essere amato,
    di essere trattato con rispetto e dignità,
    di sperimentare ed esprimere i tuoi sentimenti,
    di fermarti a pensare prima di agire,
    di avere delle opinioni e di esprimerle,
    di cambiare opinione,
    di non essere preso in giro ed esposto al ridicolo,
    di non essere offeso, umiliato o minacciato,
    di chiedere quello di cui hai bisogno,
    di fare quello che, umanamente, sei capace di fare,
    di essere indipendente,
    di decidere cosa fare del tuo corpo, del tuo tempo e dei tuoi sentimenti,
    di commettere errori, di essere responsabile per essi,
    di essere soddisfatto di te stesso,
    di avere le tue esigenze e di lottare per ottenerle,
    di sapere i fatti e le situazioni che ti coinvolgono,
    di ottenere quello per cui si paga,
    di avere una propria (forma) estetica e di viverla,
    di avere diritto a difenderla,
    di essere ascoltato ed essere preso sul serio,
    di tentare molto e molto più di essere felice.

    (traduzione della carta dei diritti, proposta dall’ordine degli avvocati del Brasile sezione dello Stato del Parà)

  • :: Bolivia ::

    La mattina dell’undici settembre andava in scena la, ormai, classica manifestazione contro le velleità separatiste delle prefetture boliviane della Media Luna: migliaia di campesinos sulla strada per urlare il loro dissenso contro le scelte della prefettura separatista e per affermare ancora una volta l’appoggio al presidente Evo Morales.

    Il massacro di Porvenir.
    Chi, come e perché in Bolivia.
    2 settembre 2008

    La mattina dell’undici settembre andava in scena la classica manifestazione contro le velleità separatiste delle prefetture boliviane della Media Luna (http://www.selvas.org/newsBO1404.html): migliaia di campesinos sulla strada, in marcia verso Cobija, una città nei pressi di Porvenir, per urlare il loro dissenso contro le scelte della prefettura separatista (siamo in quella di Pando) e per affermare ancora una volta l’appoggio al presidente Evo Morales.

Una scena purtroppo “solita”, una cosa che si vede quasi ogni giorno sulle strade boliviane, visto che il “presidente indio” si è messo in testa di governare democraticamente, arrivando persino a destinare addirittura il 30% degli introiti della vendita degli idrocarburi a spese sociali come buoni scuola e pensioni sociali. Ma su questo ci torniamo dopo.
Adesso siamo per strada, siamo vicini a Porvenir. Stiamo camminando con uomini e donne e bambini, tutti vestiti con i rozzi abiti da lavoro, il lavoro dei campi, quello che rompe la schiena. E poi ci sono le donne, con quei loro buffi cappellini e quegli scialli colorati sulle gonne nere larghe, unte e logore.
    
Gente che non parla l’inglese, e in molti casi neppure il castillano. Parlano in dialetto, la lingua volgare dei loro padri, della loro storia. Insomma, sono indios. E per di più sono armati. Hanno bastoni e coltelli, e facce per niente rassicuranti. E camminano, camminano, non hanno intenzione di fermarsi. Gridano slogan contro il prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, cha ha interpretato il successo dell’ultimo referendum (http://www.selvas.org/newsBO0508.html) come una sorta di “autorizzazione popolare” a riportare gli indios al posto che spetta loro: tra i campi, a lavorare in silenzio per mantenere i latifondi dei grandi proprietari terrieri, senza chiedere nient’altro che la possibilita di campare un giorno in più.

I campesinos, gli indios, però, sono tanti e non sono d’accordo. Sono poveri e non hanno altra forma di lotta se non quella di mettersi in marcia, camminare e camminare, per andare a gridare la loro rabbia sotto i balconcino di qualche ufficio “importante”.


    I fatti.
Questo è quello che volevano fare giovedì, dopo che in tutto il dipartimento del Pando si sono fatte sempre più frequenti le aggressioni, le botte, le violenze contro i contadini dalla pelle scura. Il CSUTCB, una delle più grandi confederazioni sindacali boliviane, ha denunciato la scomparsa di 50 affiliati cochabambini, spariti nel nulla nell’ultimo mese…

    Siamo in strada. C’è un ponte. Un piede dietro l’altro, uno slogan dietro l’altro.
Poi comincia a piovere. Non acqua, non pioggia. Piovono pallottole. Da ogni parte. Dall’alto degli alberi e dal basso, oltre delle barricate di stile militare. Crepitano le mitragliatrici, urlano le donne, i bambini, gli uomini. La folla si scompagina come tante formiche in fuga dal formicaio in fiamme.

Sono otto i morti che restano per strada, chissà quanti i feriti (i numeri ballano da 30 a 150, ma non sono affidabili). 
Ma a sabato i morti “ufficiali” sono saliti a 30. “Sparavano pure da postazioni sugli alberi”, raccontano dei testimoni. “Ci stavano aspettando, è stata una vera imboscata”, dicono.

    In effetti, non si può nascondere la mano che ha fatto fuoco: troppo imponente è stato l’assalto. 
Opera dei mercenari del prefetto Fernandez, proprio quello di cui già nel 2006 era stato denunciato il fatto che fosse giunto a Cobija alla testa di un centinaio di paramilitari “per la sicurezza dei cittadini”.

Questi paramilitari, armati di tutto punto come e forse meglio dell’esercito regolari, sono quelli che incendiano con le loro vessazioni le strade della Media Luna, delle cui bravate è strapieno il sito youtube (personalmente, vi consiglio di dare uno sguardo al link http://it.youtube.com/watch?v=J2s15Mjgn9o&...).

    
I perché
Perché? Per un solo motivo. E non c’entra niente la questione razziale, o la tanto invocata autonomia. Della Bolivia a questi signori non importa poi più di tanto. 

Che si chiamino Fernandez o Cossio (entrambi prefetti “autonomisti”), che abbiano o meno i baffi, simbolo palese della appartenenza “bianca” e quindi “occidentale”, che o no il doppiopetto, la faccenda non cambia: l’importante sono i soldi e, da qui, il potere.

Voler “stornare” addirittura il 30% degli incassi dalle vendite del petrolio per garantire pensioni sociali e istruzione deve essere sembrato un vero insulto. Voler paragonare questi indios a esseri umani degni è impossibile, oggi come ieri, come è sempre stato, almeno dal XV secolo.
Perché questa terra è proprietà dei poteri economici statunitensi, che si tratti di frutta, di legno, di rame, di acqua o di idrocarburi. Il Comando Sud dell’esercito statunitense è presente con grandi numeri. Le ingerenze nella politica latinoamericana non è affatto una “novità” (qualcuno si ricorda ancora l'undici settembre di Allende? Qualcuno si ricorda del golpe di Banzer in Bolivia? Qualcuno si ricorda del Plan Condor, ...degli anni Settanta:).

Gli idrocarburi, materia più preziosa ogni giorno che passa, non possono essere nazionalizzati da un paesino del terzo mondo, una macchia sul mappamondo, una terra che perfino gli Spagnoli del Cinquecento hanno dichiarato che “non esiste”.
Allora come oggi. C’è la Repsol, ma c’è anche la Union Fruit, la Total, la Coca Cola… 
Non si può nazionalizzare la produzione agricola e industriale boliviana.
Non lo si può lasciar fare.
    
Mentre esplode la guerra nel Caucaso, che riattualizza il ballo in maschera dei separatismi buoni e cattivi -e l'infinita ipocrisia "occidentale"- la Bolivia ha dato una bacchettata sonora sulle mani dei locali separatisti -foraggiati dagli Stati Uniti- che vorrebbero fare man bassa dei giacimenti situati -guarda caso- nelle loro regioni.
Per Washington è buono il separatismo del Kosovo e della "Mezzaluna", ma è immorale quello della Ossetia e dell'Abkazia.

Nella neolingua tumefatta delle democrazie sempre-meno-rappresentative, c'è una commistione frequente tra "diritti umani" e separatismo.
Dove quest'ultimo è semplicemente un sinonimo di pozzi, giacimenti o aree geografiche per gli oleodotti. I boliviani hanno ribadito che non vogliono ballare al suono di una musica eseguita da orchestre imperiali. Dopo lo stagno non vogliono essere depredati del gas.



    

Ambasciator porta pena

    Solo un accenno alla cacciata dell’ambasciatore statunitense in Bolivia, Philip Goldberg.
Tutti hanno gridato allo scandalo per l’allontanamento del diplomatico, senza fare il minimo accenno alle cause della difficile decisione del presidente Morales.
Goldberg è stato accusato (prove alla mano) di aver girato fondi statunitensi ai paramilitari della Media Luna, che si tratti dei banditi di Fernandez o che si tratti degli squadristi della Juventud Cruceña, il cui lieder è un certo Branko Gora Marinkovic (di cui Goldberg non nasconde la “fraterna amicizia”), figlio di Silvio Marinkovic, croato, sostenitore del Programma Nazista.
E’ un facoltoso proprietario terriero, è stato Direttore generale della Oleaginous Industries Corp., è azionista e direttore del Banco Economico ed ha ruoli importanti all’intreno del Cadex, IBCE, e Cainco.

Se volete sapere chi è Philip Goldberg potete leggere l’articolo pubblicato su Selvas.org nel 2007 http://www.selvas.org/newsBO0207.html, proprio all’indomani del suo incarico.
Qualunque altro commento sarebbe superfluo.

  • UN SALUTO PRIMA DI PARTIRE....

    Domenica partirò, e volevo minimo salutarvi, ma anche ringraziarvi per tutto, quello che mi avete dato... persone belle diverse una dall'altra... la nostra vera ricchezza...
    Mi mancherà il piacere di discutere con voi, di dire tutte le cose come le penso come le vivo, ma per "fortuna" anche in Brasile esistono i computer, e ogni tanto quando farò un salto nelle città uscendo dalla foresta potrò riavere per un po' di tempo per intrattenere i nostri incontri telematici...
    E' un piacere avervi come amici, si impara sempre qualcosa, e poi guai non avere degli scambi di idee...
    Per questo voglio condividere con voi questa frase di una ragazza che mi ha fatto molto pensare... e che mi ha trovato concorde su alcuni dei punti... poi ritengo che sia una persona speciale che esprime molto bene il proprio pensiero...
    arrivederci (si fa per dire) a presto.. e sarà prima che voi ve lo aspettate... ciao cinzia

    "L'intelligenza fa parte di una concezione dualistica ed io sono sempre più perplessa. Volenti o nolenti, giocando con queste regole, continueremo a perdere, in un estenuante faccia a faccia con i nostri limiti. E' smantellando il concetto stesso di limite che avremo qualche possibilità, smantellando il concetto di gioco e di vincita o di perdita. Non rivoluzionari, destinati per definizione al divenire o nella migliore delle ipotesi all'eternità, ma ribelli, destinati all'oltre."

  • Tutti gli arresti tra i blogger dal 2003

    SEATTLE(Stati Uniti) – Finire in manette per aver organizzato una protesta sociale o per aver violato abitudini culturali tramite un blog. Oppure esseri sbattuti in prigione in quanto rei di aver denunciato sul proprio diario online violazioni dei diritti umani. O ancora perché su un blog si è osato commentare le politiche pubbliche. Succede ancora in alcuni Paesi notoriamente liberticidi e succede anche in nazioni al di sopra di ogni sospetto. Per l'esattezza succede e succederà sempre di più, proprio perché la blogosfera è sotto osservazione da parte dei governi e delle istituzioni. Questo in sintesi ciò che sostiene il report World Information Access (WIA) dell'Università di Washington che censisce le repressioni per crimini relativi all'uso dei blog a partire da cinque anni fa.

    TIPOLOGIA DEGLI ARRESTI - Gli arresti dei blogger dal 2003 sono stati 64, sono triplicati rispetto al 2006 e la metà si riferisce solo al 2007. Un terzo degli arresti riguarda la Cina, l'Egitto e l'Iran, ma nella black list delle nazioni che prevedono la prigione per i blogger più ribelli risultano anche Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia e Grecia. In media i tempi di detenzione per i reati da blogging sono sui 15 mesi, ma il record assoluto è di ben otto anni.

    SENTENZE NON INTERCETTATE – Ai numeri snocciolati dal WIA bisogna comunque aggiungere una buona dose di arresti non intercettati, proprio perché avvenuti in nazioni estranee alle regole democratiche, dove è ancora possibile far sparire qualcuno nel silenzio di una prigione, senza nemmeno dirlo in giro. Per esempio il Committee to Protect Bloggers (e già il fatto che esista un comitato per la protezione dei blogger è sintomatico) dà notizia di 344 animatori di diari online detenuti nelle prigioni del Burma. Ma il WIA non ha avuto modo di verificare il dato. E se parlarne è utile e doveroso, purtroppo esiste anche un effetto boomerang: più i dittatori del terzo millennio si accorgeranno di quanto sia importante questo strumento più cercheranno di imbavagliarlo.

    Emanuela Di Pasqua
    17 giugno 2008

    Questo è un articolo che ho letto sul corriere...
    Esce il rapporto annuale della University of Washington. Cina, Egitto e Iran in testa
    ANCHE USA, Canada, Gran Bretagna, Francia e Grecia PREVEDONO LA PRIGIONE...
    Bisognerà fare attenzione anche su quello che uno prova... ma la vedo male..

  • L’UOMO DELL’ALTIPIANO SE NE E' ANDATO IN SILENZIO...

    Nato ad Asiago il primo novembre 1921, Mario Rigoni Stern ci ha vissuto dunque da sempre mantenendo un legame fortissimo con il territorio, a parte la drammatica parentesi del secondo conflitto mondiale.
    Mario Rigoni Stern da ieri riposa in pace tra le sue montagne dell’altopiano di Asiago.
    Diceva che "la nostra maniera di vivere e’ sbagliata, tutto e’ cosi’ rapido e veloce, non c’e’ piu’ tempo per meditare"
    Il celebre autore del romanzo Il sergente nella neve riteneva che il mondo che stiamo vivendo è fatto per consumare e che un consumo smodato consuma anche la natura. Gli “ecologisti da salotto” – diceva – chiamano tutti gli alberi pini, non sanno più distinguere.
    Consiglio a tutti di leggere i libri di questo uomo, che è stato un grande narratore dei suoi tempi, e ha sempre tramandato tutte le sue conoscenze, sulla natura e sulla natura umana…
    Mancherà molto a tutti noi, che amiamo le nostre montagne e che abbiamo imparato da lui a rispettarle e a conoscerle.



    La sua Bibliografia:
    Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Einaudi, 1953
    Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1962
    La guerra della naia alpina, 1967
    Quota Albania, Einaudi, 1971
    Ritorno sul Don, Einaudi, 1973
    Storia di Tönle, Einaudi, 1978 (Premio Campiello)
    Uomini, boschi e api, Einaudi, 1980
    L’anno della vittoria, Einaudi, 1985
    Amore di confine, Einaudi, 1986
    Il libro degli animali, Einaudi, 1990
    Arboreto salvatico, Einaudi, 1991
    Compagno orsetto, E.Elle, 1992
    Aspettando l’alba, Il Melangolo, 1994
    Le stagioni di Giacomo, Einaudi, 1995
    Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998
    Il magico "Kolobok" e altri scritti, La Stampa, 1999
    Inverni lontani, Einaudi, 1999
    Tra due guerre e altre storie, Einaudi, 2000
    1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte, Neri Pozza, 2000
    Il libro degli animali, Einaudi, 2001
    L'ultima partita a carte, Einaudi, 2002
    Storie dall'Altipiano, la raccolta delle opere a cura di Eraldo Affinati, Meridiani Mondadori, 2003

    http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode...
    http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode...
    www.teatronaturale.it/articolo/1096.html
    http://www.infolibro.it/specialerigoni.htm

  • PREPARATIVI PER IL FORUM SOCIALE MONDIALE

    Ho tradotto l'invito che mi è stato inviato dagli organizzatori del FSM... sperando che a qualcuno interessi partecipare o almeno a capire come si stanno muovendo i movimenti mondiali... e per ricordare a tutti che non siamo soli... il mondo è pieno di persone come noi, diverse da noi, ma con alcuni sogni comuni ai nostri... un abbraccio a tutti i miei amici.. e vorrei ricordarvi che la settimana prossima sono di partenza, e non avrò tutto il tempo che magari ho potuto dedicarvi qui... ma ci sarò sempre ed ogni volta che avrò l'occasione di entrare in contatto con un computer.. vi scriverò il diario del mio viaggio nella vita della foresta... amazzonica... ciao e grazie...



    Si allunga la scadenza per la Consulta sugli obbiettivi del FSM 2009!

    Con l’obbiettivo di garantire una maggior partecipazione dei movimenti sociali e delle organizzazioni nella costruzione degli obbiettivi del Social Forum Mondiale 2009, il comitato Organizzatore di Belèm e la commissione del Metodo del consiglio Internazionale hanno deciso di ampliare il periodo per ricevere i vari contributi fino al 25 di giugno.

    Le organizzazioni e i movimenti sono invitati a visitare il sito www.fsm2009amazonia.org.br
    e inserire il propri commenti sui 9 obbiettivi tracciati dal FSM 2007 a Nairobi, e dare suggerimenti di nuovi obbiettivi per il prossimo FSM del 2009.

    Per favore inoltra questo bollettino ai tuoi contatti e reti e aiuta ad essere il processo della Consulta sia il più possibile partecipativo.
    I 9 obbiettivi usciti da Nairobi sottoposti alla consulta del 2009 sono:

    1) Per la costruzione di un mondo di Pace, Giustizia, Etica e rispetto per le spiritualità diverse, libere da armi, specialmente quelle nucleari;
    2) Per la liberazione del mondo dal dominio dalle multinazionali, dal capitale finanziario, dalla dominazione imperialista e dal sistema diseguale del commercio;
    3) Per l’accesso universale e sostenibile ai beni comuni dell’umanità e della natura, per la preservazione del nostro pianeta e delle sue risorse, specialmente dell’acqua e delle foreste,
    4) Per la democratizzazione della conoscenza e dell’informazione e per la creazione di un sistema di condivisione delle conoscenze con lo smantellamento dei diritti delle proprietà intellettuali;
    5) Per la dignità, la diversità, la garanzia di uguaglianza dei generi e delle razze e l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e delle caste (discriminazione basata sulla discendenza);
    6) Per la garanzia (per tutta la durata della vita delle persone) dei diritti economici, sociali, umani, culturali e ambientali, specialmente il diritto all’alimentazione, alla salute, all’educazione, all’abitazione, all’impiego o lavoro degno;
    7) Per la costruzione di un ordine mondiale basata sulla sovrana, sull’autodeterminazione e sui diritti dei popoli;
    8) Per la costruzione di un’economia centrata sui popoli e sulla sostenibilità;
    9) Per la costruzione e l’ampliazione di strutture politiche realmente democratiche ed istituzioni con la partecipazione popolare nelle decisioni e nel controllo degli argomenti e le risorse pubbliche.

  • L'Ambiente brasiliano orfano di Marina Silva

    La ministra si è dimessa, in disaccordo con il governo Lula sull'Amazzonia

    La tutela dell'Ambiente, in Brasile, è passata in secondo piano.
    Il governo Lula la considera un freno allo "sviluppo".
    Così la ministra dell'Ambiente, Marina Silva, si è dimessa dal proprio incarico, denunciando "le difficoltà incontrate nell'implementare l'agenda federale di protezione ambientale" e, in particolare, la mancanza di un sostegno dell'esecutivo nella sua battaglia per la difesa dell'Amazzonia.
    Il governo tutela il latifondo, l'agro-industria e punta sullo sviluppo degli agro-combustibili.
    Il presidente Lula, al secondo mandato, non ha rifiutato le dimissioni.
    Marina Silva, ministra dell'Ambiente dal 2002, figlia di "seringueiros" nordestini, è nata a Seringal Bagaso, una sperduta piantagione di caucciù nello stato amazzonico dell’Acre, all’estremità nord-occidentale del Brasile.
    Ha trascorso un’infanzia povera, aiutando il padre nell’estrazione del lattice dagli alberi della gomma e la madre nei lavori del campo.
    Analfabeta fino ai 17 anni, come la maggior parte delle persone della zona, Marina è considerata la voce principale dell’Amazzonia e l’erede di Chico Mendes, il sindacalista ucciso nel 1988 per le sue lotte a favore dei "senza diritti".
    All’ex ministra è stato assegnato il premio Nobel alternativo per l'ambiente nel 1996...
    (estrapolato da AE....)

    [video][/video]
    <Chico Mendes per la gioventù..
    L'importanza dell'alfabetizzazione, l'importanza del rispetto per il proprio ambiente...
    Chico spiega che i professori che insegnano nei loro villaggi o comunità, sono anche loro lavoratori dell'estrazione del cauciù (gomma) perchè i professori che vengono dalle città, non si adattano e non sono in grado di spiegare la realtà della loro vita nella foresta.
    poi il ragazzo nel monologo, dice" La scuola è molto in ritardo, i professori insegnano in fretta, sempre dannati insegnano a tagliare la legna, ma non insegnano a piantare gl'alberi......
    la scuola è buona e dannata, ma ci si trova forse....bisogna sapere che la leggenda e il saper leggere è la cultura del popolo per conosce meglio... insomma l'Universita della Fopresta>



    Questo non è il video della canzone sotto....

    RICORDATI DI CHICO (NOMADI)

    I signori della morte hanno detto sì,
    l'albero più bello è stato abbattuto,
    i signori della morte non vogliono capire,
    non si uccide la vita, la memoria resta.
    Così l'albero cadendo, ha sparso i suoi semi
    e in ogni angolo del mondo, nasceranno foreste.
    Ma salvare le foreste vuol dire salvare l'uomo,
    perché l'uomo non può vivere tra acciaio e cemento,
    non ci sarà mai pace, mai vero amore,
    finché l'uomo non imparerà a rispettare la vita.
    Per questo l'albero abbattuto non è caduto invano,
    cresceranno foreste e una nuova idea dell'uomo.
    Ma lunga sarà la strada e tanti gli alberi abbattuti,
    prima che l'idea trionfi, senza che nessuno muoia,
    forse un giorno uomo e foresta vivranno insieme,
    speriamo che quel giorno ci sia ancora.
    Se quel giorno arriverà, ricordati di un amico
    morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico.
    Se quel giorno arriverà, ricordati di un amico
    morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico.

  • SudAmerica nasce UNASUR

    Dico subito cosa penso prima che leggiate la notizia che mi è arrivata e che vi passo.
    Io tornerò a fare la mia critica al ministero del energia venezuelana... che con questo accordo UNASUR, hanno pensato bene di portare avanti l'idea (uscita ancora nel 2006 a Caracas) di fare un oleodotto dal Venezuela fino in Argentina... passando attraverso tutta l'Amazzonia e il Pantanal, crenado un'ulteriore ed inutile deforestazione senza parlare dei possibili fattori di inquinamento...
    insomma che cosa vogliono dimostrare ai loro "vecchi" padroni USA che sanno essere come loro e peggiori di loro??? Con tutte le risorse naturali che hanno, vedi l'estensione e poi tutte le coste i fiumi perchè non sfruttare le energie alternative... invece si continua con la logica di sfruttamento delle acque attraverso le dighe..(pericolosissime) o le centrali nucleari (come a casa nostra) o addirittura ancora petrolio con questi oleodotti da incubo!!! NON SIETE D'ACCORDO CON ME???
    per il resto se ne avete voglia lo discuteremo con calma.. cinzia

    Se la natura ci si oppone, lotteremo contro di lei e faremo in modo che ci obbedisca!" simon bolivar. Non vi sembra un'esternazione da esaltati con mania di grandezza?


    http://www.selvas.org/newsBO0106.html

    da qui sotto comincia l'articolo, che mi ha inviato un amico che è in bolivia:

    Venerdì 23 maggio, a Brasilia (Brasile) le 12 nazioni del SudAmerica hanno firmato la nascita dell' Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) : nasce così un blocco politico di grandi potenzialità.
    Agli stati che già formano il Mercorsur (mercato comune del sud) e alla CAN (comunità andina delle nazioni) si aggiungono Cile, Guyana e Suriname.
    In questo modo Argentina, Bolivia, Brasil, Chile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perú, Surinam, Uruguay e Venezuela concludono un percorso iniziato a Cusco nel 2004.
    "Vogliamo dimostrare che l'América Latina sa parlare con voce forte e sa costruire un' integrazione efficace" ha affermato Michele Bachelet presidente Cilena assumendo la presidenza della Unasur.
    Dal punto di vista organizzativo la sede amministrativa sarà a Quito (Ecuador) e il futuro parlamento a Cochabamba, Bolivia.

    Non è stata firmata però la creazione di un Consiglio Sudamericano di Difesa (una Nato sudamericana) per i problemi di relazioni esistenti tra Colombia, Ecuador e Venezuela.

    Gli obiettivi di Unasur sono quelli di costruire in modo partecipativo e consensuale uno spazio di integrazione e unione socio-culturale- economico- politica tra i popoli. Si intende dare priorità al dialogo politico, alle politiche sociali, all' educazione, all' energia, alle infrastrutture, al finanziamento e ai problemi ambientali. L'obiettivo è di eliminare la disuguaglianza economica, raggiungere l'inclusione sociale e la partecipazione del cittadino, rafforzare la democrazia e ridurre le differenze tra gli stati.
    Vediamo un po' i numeri di questo nuovo gruppo : circa 280 milioni di persone, 4 lingue (español, portugués, inglés e olandese), primi nella produzione di alimenti, secondi nella produzione di energia. Possiedono le maggiori riserve di acqua potabile al mondo (acuífero guaraní), di biodiversità (l' Amazzonia), vasti giacimenti di idrocarburi (Orinoco, Tarija, Camisea, Santos). Tuttavia, assurdo, metà della popolazione si trova sotto la soglia della povertà, i paesi sono dipendenti finanziariamente e tecnologicamente dal nord, non c'è un'unica visione ideologica.

    Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha detto che questo accordo è una sconfitta per gli Stati Uniti . Il governo della Colombia ha ufficializzato il suo rifiuto di creare il Consiglio di Difesa Sudamericano a causa delle FARC ( gruppo rivoluzionario in Colombia) giudicati come terroristi e accusati di avere relazioni di appoggio con Venezuela ed Ecuador. In apertura del vertice, Lula ha ricordato che l'organismo resta aperto alle adesioni dei Paesi centroamericani e caraibici, un'apertura <nel segno della diversità e del pluralismo>, punti essenziali nel difficile percorso verso l'integrazione dell'America Latina. Si parte da un Trattato costitutivo che in pochi, ha ricordato il brasiliano, ritenevano possibile solo quattro anni fa. Un Trattato che rappresenta i pilastri per costruire <una personalità giuridica e mezzi istituzionali per raggiungere gli obiettivi prefissati>, che Lula ha voluto sintetizzare in <sviluppo, giustizia sociale, democrazia e pace>.
    È un atto di nascita, quello dell'Unasur, che permetterà al continente di <superare l'inerzia, le resistenze che da più di 200 anni di vita politica indipendente hanno impedito che marciassimo uniti sulla strada dell'integrazione>. Una marcia iniziata a Cusco nel 2004 e che affonda le sue radici nel sogno e nella lotta di Simón Bolívar.

    Prossime Tappe:

    - Creare la Banca del Sud.

    La proposta, alla quale da diverso tempo stanno lavorando i venezuelani ed esperti economisti è quella di una Banca del SudAmerica. La banca non nascerebbe solo per fare da concorrente agli altri istituti di credito, ma sarebbe un istituto di credito con scopi sociali e non solo di 'profitto'. La Banca del Sud darebbe la possibilità alle piccole imprese di svilupparsi, di crescere. E' l'idea di una banca al servizio della popolazione. I fondi per istituirla verrebbero dal ricco Venezuela ma anche da altri stati come Argentina e Brasile.

    - Oleodotto.

    Dalle riunioni dei paesi del Mercosur sono scaturiti diversi progetti. Il più importante, anche a livello di investimenti economici, sarà la costruzione di un mega oleodotto, lungo 8000 chilometri, che partendo dal Venezuela raggiungerà l'Argentina. Nel tragitto fra i due paesi, comunque, l'oleodotto sarebbe in grado di rifornire di idrocarburi anche il Brasile di Lula, la Bolivia di Morales e portare vantaggi rilevanti alle economie di Paraguay e Uruguay.

    Non solo. Durante precedenti riunioni del Mercosur è stata discussa una sorta di riforma doganale, che vada a beneficio di Cuba, sotto embargo Usa da oltre 40 anni.

    Grazie ad un accordo doganale, i paesi del Mercosur faranno aumentare considerevolmente (da 1300 a 2700) i prodotti interscambiabili con Cuba.

    Il Sud America dunque si prepara a competere compatto in materia di politica economica con l'Unione Europea, i paesi asiatici e soprattutto con gli Usa.

    Se i progetti andassero in porto si profilerebbe un cambiamento epocale tale da cambiare gli scenari economici internazionali dei prossimi anni.

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