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TheCap_Jack_Sparrow

maschio - 44 anni, Palermo, Italy


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Blog 106

E' sempre difficile presentare qualcosa di proprio : scivolare nell' auto-esaltazione, o peggio cadere nel tranello del "pioniere" che vuole spiegare il mondo.
Penso sia giusto avvisare i naviganti ; non troveranno qui una carta nautica, una rotta certa, coordinate e posizioni esplicite . Tutto cio' non lo posseggo neanche io
In questo Blog, quando passerete di qui e vi soffermerete a leggere, troverete idee "alla deriva", libere di farsi trascinare da una corrente a volte tumultuosa a volte appena percettibile ; idee, riflessioni e pensieri non delimitate da una rotta ..ma certe di un approdo......


  • La signora dei sogni

    I suoi passi risuonavano nel silenzio. Era una notte fredda e buia come tante in quell’inverno che sembrava non finisse mai.
    Camminava piano in quel marciapiede avvolto dalla semi-oscurità di quella strada illuminata da pochi lampioni e attraversata da qualche auto e qualche sbandato come lui. A terra sembrava che qualcuno avesse voluto dare una ripulita ma era soltanto il vento, che a raffiche e improvviso si alzava, e l’umidità , che sembrava avvolgere ogni cosa.
    I suoi passi risuonavano con troppo, tanta nettezza : i tacchi consumati di quei ridicoli stivaletti “rockers” che ostinatamente non destinava alla pattumiera. Così come i suoi “Levis” consunti e lisi, forse incapaci di scaldarlo in quella notte ma con appiccicati addosso tanti, troppi ricordi per gettarli via.
    Si strinse nel giubbotto : un modello di pelle ormai fuori moda da tempo. Ma tanto, troppo in lui era …fuori moda. Insomma lui era tanto, troppo..ogni cosa, ogni cosa sbagliata, fuori posto, inutile, illegibile. Avrebbe detto incompresa, ma era troppo orgoglioso della sua vita per svelare un cedimento. Anche piccolo o parziale.
    Sorrise pensandosi e riflettendo su se stesso e bevve un altro sorso di rhum . Un piccolo sorso. Gli piaceva troppo quel sapore per ubriacarsi e rinunciare al senso che va via per primo quando l’alcool prende possesso del tuo corpo.
    Se avesse fumato si sarebbe acceso una sigaretta.
    Se ci fosse stata una colonna sonora avrebbe chiesto la voce di Tom Waits e il sax di Terence Blanchard.
    Ma quello non era un film e lui non era un attore.
    Sentiva freddo : freddo nell’anima, freddo dentro. Sentiva il ghiaccio attraversarlo. E non era quella notte fredda a proiettargli addosso la sua livida ombra. Erano altre notti, più normali di quella , ma forse ancora più fredde.
    Livida ombra…come quella li’.
    Vide un’ombra in fondo alla strada, appena proiettata da uno dei rari lampioni. Un’ ombra quasi indistinta, una sagoma imprecisa, leggera si sarebbe detto. Se un’ombra potesse pesarsi.
    Un barbone pensò. Qualcuno che sta anche peggio. C’è sempre qualcuno che sta peggio dii qualche altro.
    SI avvicinò, non era un barbone.
    Era una donna. Capelli lunghi e vaporosi, accarezzati dal vento. I tratti del viso tipici di una donna “matura” molto curata. Vestita benissimo, tacchi a spillo e cappotto, una sciarpetta di seta preziosa.
    Erano troppo vicini. E non capirono perché. Si sfiorarono dolcemente le mani e fecero l’amore lì , in piedi.
    Potevano essere visti da chiunque, ma che importava ?
    Adesso non sentiva piu’ quel freddo che sembrava attraversagli le ossa .
    Un’onda dolce di calore lo riportò alla vita : l’odore di quella donna gli ridette la forza delle sue emozioni che sembravano sopite da tempo. Sentiva dentro una forza misteriosa scacciare i fantasmi e gli incubi di tante notti fredde come quella.
    Ma tutto finisce.
    E riprese il cammino ai margini bui di quella città , fredda e solitaria. Come la sua animaI suoi passi risuonavano nel silenzio. Era una notte fredda e buia come tante in quell’inverno che sembrava non finisse mai.
    Camminava piano in quel marciapiede avvolto dalla semi-oscurità di quella strada illuminata da pochi lampioni e attraversata da qualche auto e qualche sbandato come lui. A terra sembrava che qualcuno avesse voluto dare una ripulita ma era soltanto il vento, che a raffiche e improvviso si alzava, e l’umidità , che sembrava avvolgere ogni cosa.
    I suoi passi risuonavano con troppo, tanta nettezza : i tacchi consumati di quei ridicoli stivaletti “rockers” che ostinatamente non destinava alla pattumiera. Così come i suoi “Levis” consunti e lisi, forse incapaci di scaldarlo in quella notte ma con appiccicati addosso tanti, troppi ricordi per gettarli via.
    Si strinse nel giubbotto : un modello di pelle ormai fuori moda da tempo. Ma tanto, troppo in lui era …fuori moda. Insomma lui era tanto, troppo..ogni cosa, ogni cosa sbagliata, fuori posto, inutile, illegibile. Avrebbe detto incompresa, ma era troppo orgoglioso della sua vita per svelare un cedimento. Anche piccolo o parziale.
    Sorrise pensandosi e riflettendo su se stesso e bevve un altro sorso di rhum . Un piccolo sorso. Gli piaceva troppo quel sapore per ubriacarsi e rinunciare al senso che va via per primo quando l’alcool prende possesso del tuo corpo.
    Se avesse fumato si sarebbe acceso una sigaretta.
    Se ci fosse stata una colonna sonora avrebbe chiesto la voce di Tom Waits e il sax di Terence Blanchard.
    Ma quello non era un film e lui non era un attore.
    Sentiva freddo : freddo nell’anima, freddo dentro. Sentiva il ghiaccio attraversarlo. E non era quella notte fredda a proiettargli addosso la sua livida ombra. Erano altre notti, più normali di quella , ma forse ancora più fredde.
    Livida ombra…come quella li’.
    Vide un’ombra in fondo alla strada, appena proiettata da uno dei rari lampioni. Un’ ombra quasi indistinta, una sagoma imprecisa, leggera si sarebbe detto. Se un’ombra potesse pesarsi.
    Un barbone pensò. Qualcuno che sta anche peggio. C’è sempre qualcuno che sta peggio dii qualche altro.
    SI avvicinò, non era un barbone.
    Era una donna. Capelli lunghi e vaporosi, accarezzati dal vento. I tratti del viso tipici di una donna “matura” molto curata. Vestita benissimo, tacchi a spillo e cappotto, una sciarpetta di seta preziosa.
    Erano troppo vicini. E non capirono perché. Si sfiorarono dolcemente le mani e fecero l’amore lì , in piedi.
    Potevano essere visti da chiunque, ma che importava ?
    Adesso non sentiva piu’ quel freddo che sembrava attraversagli le ossa .
    Un’onda dolce di calore lo riportò alla vita : l’odore di quella donna gli ridette la forza delle sue emozioni che sembravano sopite da tempo. Sentiva dentro una forza misteriosa scacciare i fantasmi e gli incubi di tante notti fredde come quella.
    Ma tutto finisce.
    E riprese il cammino ai margini bui di quella città , fredda e solitaria. Come la sua anima cosi' buia e livida.

  • Buio ai margini dell'anima

    I suoi passi risuonavano nel silenzio. Era una notte fredda e buia come tante in quell’inverno che sembrava non finisse mai.
    Camminava piano in quel marciapiede avvolto dalla semi-oscurità di quella strada illuminata da pochi lampioni e attraversata da qualche auto e qualche sbandato come lui. A terra sembrava che qualcuno avesse voluto dare una ripulita ma era soltanto il vento, che a raffiche e improvviso si alzava, e l’umidità , che sembrava avvolgere ogni cosa.
    I suoi passi risuonavano con troppo, tanta nettezza : i tacchi consumati di quei ridicoli stivaletti “rockers” che ostinatamente non destinava alla pattumiera. Così come i suoi “Levis” consunti e lisi, forse incapaci di scaldarlo in quella notte ma con appiccicati addosso tanti, troppi ricordi per gettarli via.
    Si strinse nel giubbotto : un modello di pelle ormai fuori moda da tempo. Ma tanto, troppo in lui era …fuori moda. Insomma lui era tanto, troppo..ogni cosa, ogni cosa sbagliata, fuori posto, inutile, illegibile. Avrebbe detto incompresa, ma era troppo orgoglioso della sua vita per svelare un cedimento. Anche piccolo o parziale.
    Sorrise pensandosi e riflettendo su se stesso e bevve un altro sorso di rhum . Un piccolo sorso. Gli piaceva troppo quel sapore per ubriacarsi e rinunciare al senso che va via per primo quando l’alcool prende possesso del tuo corpo.
    Se avesse fumato si sarebbe acceso una sigaretta.
    Se ci fosse stata una colonna sonora avrebbe chiesto la voce di Tom Waits e il sax di Terence Blanchard.
    Ma quello non era un film e lui non era un attore.
    Sentiva freddo : freddo nell’anima, freddo dentro. Sentiva il ghiaccio attraversarlo. E non era quella notte fredda a proiettargli addosso la sua livida ombra. Erano altre notti, più normali di quella , ma forse ancora più fredde.
    Livida ombra…come quella li’.
    Vide un’ombra in fondo alla strada, appena proiettata da uno dei rari lampioni. Un’ ombra quasi indistinta, una sagoma imprecisa, leggera si sarebbe detto. Se un’ombra potesse pesarsi.
    Un barbone pensò. Qualcuno che sta anche peggio. C’è sempre qualcuno che sta peggio dii qualche altro.
    SI avvicinò, non era un barbone.
    Era una donna. Capelli lunghi e vaporosi, accarezzati dal vento. I tratti del viso tipici di una donna “matura” molto curata. Vestita benissimo, tacchi a spillo e cappotto, una sciarpetta di seta preziosa.
    Erano troppo vicini. E non capirono perché. Si sfiorarono dolcemente le mani e fecero l’amore lì , in piedi.
    Potevano essere visti da chiunque, ma che importava ?
    Adesso non sentiva piu’ quel freddo che sembrava attraversagli le ossa .
    Un’onda dolce di calore lo riportò alla vita : l’odore di quella donna gli ridette la forza delle sue emozioni che sembravano sopite da tempo. Sentiva dentro una forza misteriosa scacciare i fantasmi e gli incubi di tante notti fredde come quella.
    Ma tutto finisce.
    E riprese il cammino ai margini bui di quella città , fredda e solitaria. Come la sua animaI suoi passi risuonavano nel silenzio. Era una notte fredda e buia come tante in quell’inverno che sembrava non finisse mai.
    Camminava piano in quel marciapiede avvolto dalla semi-oscurità di quella strada illuminata da pochi lampioni e attraversata da qualche auto e qualche sbandato come lui. A terra sembrava che qualcuno avesse voluto dare una ripulita ma era soltanto il vento, che a raffiche e improvviso si alzava, e l’umidità , che sembrava avvolgere ogni cosa.
    I suoi passi risuonavano con troppo, tanta nettezza : i tacchi consumati di quei ridicoli stivaletti “rockers” che ostinatamente non destinava alla pattumiera. Così come i suoi “Levis” consunti e lisi, forse incapaci di scaldarlo in quella notte ma con appiccicati addosso tanti, troppi ricordi per gettarli via.
    Si strinse nel giubbotto : un modello di pelle ormai fuori moda da tempo. Ma tanto, troppo in lui era …fuori moda. Insomma lui era tanto, troppo..ogni cosa, ogni cosa sbagliata, fuori posto, inutile, illegibile. Avrebbe detto incompresa, ma era troppo orgoglioso della sua vita per svelare un cedimento. Anche piccolo o parziale.
    Sorrise pensandosi e riflettendo su se stesso e bevve un altro sorso di rhum . Un piccolo sorso. Gli piaceva troppo quel sapore per ubriacarsi e rinunciare al senso che va via per primo quando l’alcool prende possesso del tuo corpo.
    Se avesse fumato si sarebbe acceso una sigaretta.
    Se ci fosse stata una colonna sonora avrebbe chiesto la voce di Tom Waits e il sax di Terence Blanchard.
    Ma quello non era un film e lui non era un attore.
    Sentiva freddo : freddo nell’anima, freddo dentro. Sentiva il ghiaccio attraversarlo. E non era quella notte fredda a proiettargli addosso la sua livida ombra. Erano altre notti, più normali di quella , ma forse ancora più fredde.
    Livida ombra…come quella li’.
    Vide un’ombra in fondo alla strada, appena proiettata da uno dei rari lampioni. Un’ ombra quasi indistinta, una sagoma imprecisa, leggera si sarebbe detto. Se un’ombra potesse pesarsi.
    Un barbone pensò. Qualcuno che sta anche peggio. C’è sempre qualcuno che sta peggio dii qualche altro.
    SI avvicinò, non era un barbone.
    Era una donna. Capelli lunghi e vaporosi, accarezzati dal vento. I tratti del viso tipici di una donna “matura” molto curata. Vestita benissimo, tacchi a spillo e cappotto, una sciarpetta di seta preziosa.
    Erano troppo vicini. E non capirono perché. Si sfiorarono dolcemente le mani e fecero l’amore lì , in piedi.
    Potevano essere visti da chiunque, ma che importava ?
    Adesso non sentiva piu’ quel freddo che sembrava attraversagli le ossa .
    Un’onda dolce di calore lo riportò alla vita : l’odore di quella donna gli ridette la forza delle sue emozioni che sembravano sopite da tempo. Sentiva dentro una forza misteriosa scacciare i fantasmi e gli incubi di tante notti fredde come quella.
    Ma tutto finisce.
    E riprese il cammino ai margini bui di quella città , fredda e solitaria. Come la sua anima.

  • Qualche riga di Teoria Critica

    In epoca moderna il Potere ha potuto e voluto instaurare un dominio capillare su ogni aspetto della vita, bel oltre la società disciplinare si parla infatti da qualche anno di “Bio-politica” .
    In piu’ ha voluto modellare a questo scopo, il controllo molecolare degli individui, l’intera società.
    Il meccanismo, svelato da quella che viene chiamata sinistra “eretica” o “pensiero critico”, è quello di creare le condizioni, attraverso la produzione materiale, del massimo di isolamento e/o separazione degli “atomi “ sociali, cioè degli individui.
    Tale meccanismo viene celato sotto quella che chiamiamo “Società dello Spettacolo” : l’attrice unica di questa rappresentazione è la Merce. Gli uomini sono muti spettatori del suo trionfo in un canto epico che non narra di eroi e dame e delle loro azioni, ma delle Merci e delle passioni che scatenano.
    Lo Spettacolo è la traduzione della vittoria della categoria dell’economia in quanto tale sull’intera società.
    La classe sociale che ha messo in scena lo “Spettacolo” , la Borghesia, deve il suo dominio al trionfo dell’economia e delle sue leggi – sed lex dura lex- su ogni aspetto della vita biologica del Pianeta.
    Invece di essere al servizio dei desideri umani, o dei “bisogni” come ci raccontano sui manuali scolastici, l’Economia nel suo stadio “spettacolare” crea e manipola incessantemente tutti quei Bisogni che sono finalizzati all’esclusivo mantenimento del Regno della Merce.
    L’ Economia, in questo angolo di visuale, è dunque da intendere come una parte dell’attività umana complessiva che domina su tutto il resto.
    L “Spettacolo” non è altro che il Regno , o meglio la “Sovranita’ regale” dell’ Economia mercantile.
    In questo senso l’equazione Economia = Alienazione, geniale intuizione del pensiero marxiano piu’ profondo e sovversivo, ci sembra piu’ che fondata. Non solo come dimostrato da Marx la produzione economica si basa sull’alienazione del “prodotto del lavoro “ –non ancora Merce- dal produttore, dall’operaio, ma in epoca moderna l’alienazione è diventata il prodotto principale della produzione capitalistica.
    Gli economisti “neo-classici”, ma anche qualcuno che si definisce marxista (!!?:) , ritengono che la “missione” , quasi salvifica, della scienza economica sia quella di trasformare il mondo per soddisfare i bisogni dell’uomo. Dimenticano, o fanno finta di dimenticare, che il mondo rappresentato o trasformato dall’economia politica è un mondo di Merci e non di persone o di essere viventi.
    L’ Economia è quindi sempre piu’ scienza resasi indipendente che sottomette alle sue “leggi” per definizione neutre o “naturali” la vita umana, ridotta a muta spettatrice del suo “Spettacolo” sfolgorante , per sempre meno individui, quanto devastante per la vita di milioni di esseri umani.
    Chiamo quindi “critica dell’ Economia Politica” l’Economia del non-lavoro, delle attitudini e delle emozioni, dei desideri e della sensualità , del gioco e della libera espressione delle proprie capacità.
    Insomma liberati non “del lavoro” ma “dal lavoro salariato” e dalla sua rappresentazione “scenica “ .Chiamo comunismo tutto cio’.

  • Un nuovo inizio è necessario

    Poltiglia di massa, indifferente al futuro e ripiegata su se stessa. Mucillagine inerte e inconcludente. Coriandoli individualisti che galleggiano solo per appagato imborghesimento. Aspirazioni senza scopo e senza mordente che separano e non uniscono. E su tutto, istituzioni incapaci di riattivare processi di coesione sociale…..non sono le frasi di un “tardo-marxista, un po’ poeta e molto bambino” ( cosi’ mi descrivono in molti…) ma la citazione testuale di alcune conclusioni a cui è giunto il “ Rapporto Censis 2007 “.
    Per chi non lo sapesse il Rapporto Censis è una analisi dettagliata e scientificamente fondata del quadro sociale ed economico del Paese.
    Per ogni sociologo è molto piu’ di una Bibbia e un po’ meno della parola di Dio.
    Ma è comunque per tutti qualcosa che ci aiuta a leggere la realtà e indica la strada ( o le strade…) possibile per trasformarla possibilmente migliorandola.

    Quindi , a differenza degli anni passati, l’Istituto di ricerca statistica diretto dal prof. De Rita è impietoso e non usa mezzi termini : a differenza che sotto il boom fragoroso degli anni Cinquanta, la società italiana non vola e non decolla: «antropologia senza storia», è intrappolata nell'inerzia di un presente depresso e senza futuro che progressivamente uccide la sua - per il Censis proverbiale - vitalità.

    Ogni buon sociologo sa che l’economia non è tutto : avremmo fatto gli economisti e forse , chissà, qualche consulenza ben pagata prima o poi….l’avremmo avuta.
    Ma in questo caso anche il sociologo vacilla : «Il benessere piccoloborghese degli ultimi decenni ha creato un “ monstrum alchemicum “ che ci rende impotenti, come di fronte a una generale entropia».
    Insomma traducendo , vi è una sensazione diffusa di deriva verso il peggio in tutti i campi della vita individuale e collettiva. Il sociologo si trova costretto a chiedere aiuto alla psicologia ( con mia grande gioia e crisi d’identità di tanti colleghi…) per tentare di darsi spiegazioni convincenti su un terreno scivoloso non spiegabile dai soli indicatori sociali.

    Dove trovare la sequenza di causa-effetto in pulsioni sempre piu’ frammentate ed individualistiche?

    Citando Melanie Klein, come correttamente fa lo stesso de Rita, la crisi è di ordine simbolico: sta nella regressione individualistica di tutti i valori di riferimento - laici e religiosi, dalla libertà al lavoro all'etica pubblica - un tempo interpretati collettivamente. E si sa, citiamo invece Julia Kristeva, che quando crolla l'ordine simbolico sale il “ sole nero” della malinconia.

    Come sconfiggere questa malinconia? I l Censis, a mio avviso giustamente , ritiene inadeguati i giudizi morali, o moralistici. Non basta Beppe Grillo, la Guzzanti o un po’ di satira politica…. Non con l'invocazione dell'uomo forte. Non con i riti fondamentalisti che resuscitano i simulacri di identità sepolte. Ma nemmeno resuscitando il simulacro di una politica sfinita, sempre meno appassionante o anche soltanto semplicemente credibile.

    E allora ? Hic Rhodus Hic salta... cosa ?

    Dice il Rapporto «l'offerta culturale e politica che oggi tiene banco è un'offerta taroccata dalla logica vuota degli schieramenti». Se c'è un antidoto alla malinconia, sta nelle «minoranze attive» che crescono, al riparo del sole nero, nel sottosuolo: lì c'è ancora vita e senso. Lì, può ancora esserci politica. Diventare minoranza, come diceva un filosofo ( credo Derrida…) , è l'unico progetto, se la maggioranza è diventata poltiglia.

    In attesa dell’accusa di nichilismo, settarismo, minoritarismo, estremismo di tanti amici rifondaroli dico che qualcosa s'è rotto nel profondo della società italiana. E il Rapporto Censis lo “certifica” impietosamente : l'entropia non domanda aggiunte ma tagli. Il sole dell'avvenire non basta a sconfiggere il sole nero. I simboli contrattati a tavolino non stuccano le crepe dell'ordine simbolico. Il passaggio è stretto, ma è solo nei passaggi stretti che qualcosa può venire al mondo.

  • Ancora morti sul lavoro

    Antonio Schiavone aveva 36 anni : lavorava alle acciaierie Thyssenkrup di Torino. Aveva una compagna e tre figli : la piu’ grande 6 anni, la piu’ piccola 2 mesi.
    E stato ucciso ieri sul suo posto di lavoro.
    Avete letto bene è stato ucciso.
    Non uso parole di circostanza e non sono abbastanza “buonista” , non sono “political correct “ e non mi va di abusare di termini inadatti e fuorvianti per addolcire la verita’.
    La verita’ è una : è stato ucciso.
    Altri parleranno di incidente o infortunio sul lavoro, si richiameranno le norme di prevenzione violate e si verseranno lacrime di coccodrillo….
    ..cazzate…
    La verità è che Antonio è stato ucciso dallo sfruttamento selvaggio di un padrone tedesco che tira a mille gli impianti per tirare fino all’ ultima goccia di sangue – di profitto – alle macchine e agli operai, a quelli come Antonio e ai suoi compagni di lavoro.
    Antonio è stato ucciso dalla flessibilità : era molto flessibile.
    Quando è morto era alla quarta ora di straordinario, cioè alla dodicesima ora di lavoro. Bisogna lavorare tanto per vivere decentemente , i soldi non bastano mai, i salari sono inadeguati al costo della vita.
    Insomma o muori di fame o muori di lavoro : scegli ragazzo…. è la vita….

    Antonio è stato ucciso da chi ha pensato bene di detassare gli straordinari , cioè di fare pagare meno lo sfruttamento degli operai ai padroni. Insomma se è chiaro il colpevole, il padrone, è altrettanto chiaro il complice, il “ Protocollo sul Welfare” recentemente approvato dal Governo ( sempre piu’ di Centro e molto poco di Sinistra…) con l ‘avallo di una parte dei Sindacati.

    Chi dice che serve, adesso che ci è scappata la vittima, maggiore sicurezza sui posti di lavoro dimentica, o vuole dimenticare, che è questo modello sociale ed economico, le sue leggi, il suo chiedere di lavorare di più, sempre di più e con meno diritti ad essere la mano armata di tanti delitti di lavoratori e lavoratrici.
    La sicurezza è incompatibile con un modello sociale, economico e produttivo che sacrifica dignità e diritti sull’altare del profitto. Sembra di assistere ad un pagano sacrificio di vite umane immolate ad un dio che chiede sempre piu’ sangue…

    I teorici del liberismo, della flessibilità, della fine del Welfare, della precarietà del lavoro e della vita, hanno, come tutti noi, ogni diritto. Ci mancherebbe!!!!
    Tutti i diritti…tranne uno…

    Quello di piangere questi morti, le vittime della loro fame di denaro e di potere, dei loro lussi e dei loro privilegi….

    Tre bambini piccoli del cuneese che hanno perso il padre non hanno cosa farsene delle loro lacrime, cosi’ come delle facce afflitte e delle parole di circostanza del mondo istituzionale e politico…
    Morire sul lavoro e per il lavoro , per mantenere una famiglia, è barbarie..non trovo altro termine.. …un altro Mondo, dove ci sia dignita’ e diritti per tutte e tutti non è soltanto possibile ma è urgente e necessario ….

    p.s. dopo avere scritto queste parole , con moltissimo dolore in fondo al cuore, mi è giunta notizia della morte di un altro compagno di lavoro di Antonio. E dopo poco la notizia di un altro morto in un cantiere edile nell’ avellinese. Insomma è una strage…
    che dire ? il Parlamento parla di Sicurezza ma si riferisce a come difenderci da Rom e rumeni.....

  • Genova 2001- G8 : scenario sudamericano

    Ieri ho visto ( in realta' rivisto) il film di M.Bechis "Garage Olimpo" , premiato qualche anno fa al festival di Cannes.
    E' una storia ambientata negli anni della dittatura militare in Argentina : una storia dentro quel vortice di paura , repressione, tortura che il popolo argentino ha vissuto dentro il silenzio di chi sapeva e non alzo' la voce, il Vaticano, e di chi ordino' e di fatto sostenne la mattanza , gli USA.
    Una storia che riguarda l'Argentina e i Desaparecidos, quell' intera generazione che passo' dalle stanze di tortura dell Esercito e volo' in pasto agli squali da un aereo..30.000 persone o probabilmente anche di piu'..10.dieci -Twin Tower, senza Bin laden, senza Saddam o chissa' chi , ma con la responsabilita' diretta di un pugno di carnefici in divisa e la responsabilita' della CIA.

    La visione del film è stata un pugno allo stomaco : non soltanto per la vicenda in sè, cosi' orribile e tragica. Per la rabbia che ti viene dentro davanti alla vigliaccheria assassina del potere e la mente annebbiata di tanti nostri giovanotti che a esperienze come quella inneggiano dal profondo della loro ignoranza e del delirio in cui sono precipitati.

    Mi ha colpito moltissimo ascoltare quei dialoghi, quegli ordini secchi, quelle parole : in quella prepotenza degli uomini del Potere, nella loro grammatica cosi' dispregiativa di ogni umana tolleranza e dignita'..ho rivisto...i picchiatori in divisa di Genova.

    Mi è parso di risentire le loro parole , la loro tracotanza, il senso dell onnipotenza, il disprezzo per le donne e gli uomini..insomma mi è sembrato di risentire e rivedere quegli uomini ( edonne) che a Genova ci hanno trattato come criminali, che ci hanno picchiati, umiliati, deriso, profanato nelle nostre piu' intime convinzioni e nella nostra piu' umile dignita'.

    Ho rivisto nei volti di quelle ragazze e ragazzi argentini i nostri volti, increduli, spaventati, terrorizzati....

    Ancora di piu' ho sentito il peso , la responsabilita', di non dimenticare mai quel massacro...oggi ancora piu' di ieri..sono anche quelli nostre sorelle e nostri fratelli e il loro sacrificio non va dimenticato....mai!!!!

    Anche loro sono fiori spezzati..anche a loro diciamo , se da lassu' ci ascoltano, che non li dimenticheremo perche' la primavera dell'umanita' avra' i loro volti, la loro lotte , i loro sogni, il loro sacrificio

  • Politica, antipolitica e politici

    ormai è un ritornello un po' stonato ma canticchiato un po' da tutti i politici nostrani ( di destra e di sinistra ) : chi si oppone alle scelte (..dure e necessarie per definizione...) del Governo è a seconda dei casi : 1. un impolitico 2. un eversore 3. un amico di Berlusconi 4. un incosciente.
    E' la sorte toccata a quanti si sono battuti tra i lavoratori contro l'approvazione del c.d. "Protocollo Welfare" ; un accordo tra le "Parti Sociali" che taglia le pensioni , presenti e soprattutto future, e accoglie come "naturali" le mille forme del lavoro precario.
    Lo stesso accade a quanti si battono contro la Guerra, contro l ampliamento della Base Militare di Vicenza, contro le leggi ingiuste securitarie e repressive, per la verita' sul G8 di Genova a cominciare dalla sospensione delle liberta' e delle garanzie costituzionali per finire alle stanze " della tortura " a Bolzaneto dopo la "macelleria messicana" ( definizione di un addetto all'orrore...) della Diaz.

    Insomma i politici si considerano ormai una Casta, un ceto professionista e professionale, con regole e priorità proprie. E anche, occorre dire, con regole di cooptazione che somigliano piu' alle nobili arti delle monarchie ereditarie che a una vera democrazia.
    Concordo con quanto scritto in una lettera pubblica da Luca Casarini ( Disobbedienti del Nord Est) : il luogo pubblico, il luogo della democrazia politica , non sopporta le mediazioni che la Politica di palazzo impone per rpeservare anzitutto i propri privilegi e le proprie "priorita'".

  • Inflazione. Pane +12% , Latte +6,4% , Tariffe aeree -9,6%

    Il pane costa il 12,4% in piu', e anche gli altri prodotti alimentari hanno lievitato a novembre, su base annua, i loro prezzi in misura considerevole: il latte ha fatto registrare un aumento del 6,4%, il pollo del 7,3%, la pasta del 7,7% e anche la frutta e' in incremento del 4,7%. Sono queste, spiegano all'Istat, le voci che piu' hanno pesato sul dato dell'inflazione a novembre. La corsa dei prodotti alimentari e' stata seguita anche dall'aumento dei costi della benzina (9,8%), del gasolio (11,2%) e dai combustibili liquidi per la casa (12,1%). In netto calo, invece, le tariffe aeree (-9,6%) e i medicinali (-2,7%). Tornando ai prodotti alimentari, la carne nel suo complesso ha fatto registrare un aumento del 3,4%, il comparto latte formaggi uova del +4,8% e il pane e cereali del 7,1%.

    Ho voluto riportare i dati di altri salassi nelle tasche di tanta povera gente : a parte le tariffe aeree direbbe qualcuno!!! Invece no ! anche quelle : perche' ? non abbiamo tutti diritto a prendere un aereo per andare a trovare una persona cara, per una vacanza o magari, come purtroppo spesso accade, per provvedere alla nostra salute?

    Il pensiero unico neoliberista ha diviso il mondo in due categorie : i visibili e gli invisibili. Forse pensano che i secondi non debbano prendere mezzi di trasporto...perche' ...poco raccomandabili, poco presentabili....

    E invece no !!! anche la mobilita' è un diritto inalienabile dell' uomo.

  • Italia . In arrivo una nuova stangata per le tariffe di gas

    Il caro petrolio spinge verso l'alto le bollette della luce e del gas: dal primo gennaio, le tariffe rischiano di subire una nuova impennata, registrando un incremento del 2,5% sui costi dell'elettricità ed un +4,6% sul prezzo del gas. Ventiquattro ore dopo dalla pubblicazione dei dati Istat che annunciano inflazione ai livelli massimi dal 2004 (+2,4%), la previsione dell'istituto di ricerca Nomisma Energia per il prossimo trimestre gennaio-marzo 2008 conferma i timori paventati dalle associazioni consumatori. L'ultima parola sull'andamento delle bollette elettriche spetta ora all'Autorità per l'Energia che entro fine dicembre renderà noto l'aggiornamento ufficiale. Dopo quello già scattato a ottobre (+1,6% per la luce, +2,3% per il gas), all'orizzone si profila un nuovo rincaro. Se sarà confermata dall'Authority, l'accelerata dei prezzi si tradurrà in una nuova stangata per le famiglie italiane .

    Fin qui la notizia nuda e cruda : ma viene da chiedersi, come fara' la gente, salariati e pensionati ag arrivare alla fine del mese ? Chi ci governa ha capito che molti non arrivano davvero a guardare con serenita' al loro futuro ? Intendo la "quarta settimana" di ogni mese non i prossimi anni!!!!!

  • Italia. Per l'Isfol il 47% dei lavoratori italiani e' irre

    Il 47% delle forza lavoro in Italia è composta da lavoratori irregolari. Queste le stime dell'Isfol (Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) sulla base di dati Istat del 2001. L'incidenza maggiore è nel settore dei servizi, dove la percentuale arriva al 56,9%, e nel Nord Italia, dove si registra un dato del 64%. I risultati sono stati resi noti nel corso del convegno sulla lotta al lavoro nero che si è tenuto nel capoluogo pugliese.
    Un dato che rappresenta, per l'attuale Governo, un obiettivo prioritario per "restituire centralità alle persone nel lavoro, per garantire una piena e buona occupazione e per contrastare la concorrenza sleale" - come ha dichiarato Rosa Rinaldi, Sottosegretaria del Ministero del lavoro, dando l' avvio al dibattito sul tema del lavoro sommerso. Oggi, intanto, la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome prenderà in esame la bozza di decreto del ministro del lavoro e della previdenza sociale, relativa all'istituzione della cabina nazionale di regia e di coordinamento per le politiche di contrasto al lavoro sommerso. La cabina sarà l'organo istituzionale di coordinamento delle politiche di vigilanza e contrasto al lavoro nero

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