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SirJadore

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Messaggi sul blog con etichetta 'Libri':


  • Un mondo davvero porco

    « Signore? » disse il barista.
    « Gin » disse Gordon.
    « Due bicchierini » disse l'autista.
    Più compagnoni che mai, fecero tintinnare i bicchieri l'uno contro l'altro.
    « Che siano cento di questi giorni » disse Gordon.
    « É il vostro compleanno, signore? »
    « Solo metaforicamente. La mia rinascita è oggi, per così dire. »
    « Non sono molto istruito » disse l'autista.
    « Parlavo a parabole » disse Gordon.
    « Io conosco solo l'inglese e mi basta » disse l'autista.
    « Non per nulla era la lingua di Shakespeare » disse Gordon.
    « Siete un letterato, vero, signore? »
    « Ho dunque un'aria tanto fossilizzata? »
    « Non fossilizzata, signore. Ma da intellettuale. »
    « Non vi siete sbagliato, infatti. Sono poeta. »
    « Poeta! Di quanti tipi strani è fatto il mondo, ormai, non è così? » disse l'autista.
    « Eh! Un mondo davvero porco » disse Gordon.

    - da Keep the aspidistra flying ('Fiorirà l'aspidistra', 1936) di George Orwell

  • Doposbornia zen

    « Per quanto assurdo possa sembrare, con un poco di inventiva e un minimo di pianificazione è possibile godersi un doposbornia. É possibile trasformarlo in una forza creativa, in grado di offrire a chi lo subisce una prospettiva insolita e persino piacevole sul mondo; sempre che gli permettiamo di farlo.

    Il primo errore dei tradizionali rimedi contro il doposbornia (uova, aspirina, Coca-Cola, limone e così via) è proprio quello di ragionare in termini di rimedi. Un doposbornia non si può curare: lo si può solo vivere in modi diversi. Il secondo errore è di concentrarsi esclusivamente sulla mitigazione della sofferenza fisica. In effetti è la mente la componente più forte di un doposbornia, ed è dunque sulla mente che dobbiamo concentrarci se vogliamo renderlo inoffensivo.

    "Immagino che non vi sentiate molto bene" scrisse il filosofo zen Shunryu Suzuki a proposito del doposbornia. "La vostra mente è piena di 'erbacce'. Ma se riuscite a smettere di lottare per liberarvi di quelle erbacce, anch'esse possono arricchiere la vostra via per l'illuminazione." »
    - da Tom Hodgkinson, "How to be idle"

  • Il peso di Hitchcock

    « A un certo punto, tutto sembra finito, l'omino gli volta le spalle e torna alla cinquecento, facendo un gesto indietro con la mano per mandarlo affanculo e probabilmente glielo dice anche, ma dice anche un'altra parola, dice "ciccione".
    Anni dopo Tom leggerà un aneddoto su Hitchcock, sulla sua misteriosa e definitiva lite con Tippi Hedren mentre giravano "Marnie", una scenata dopo la quale i due non si erano mai più rivolti la parola, e sul set comunicavano per interposta persona. Nessuno aveva capito bene cos'era successo, a parte il fatto che Tippi Hedren lo aveva offeso a morte. Finché Hitchcock, e immagino gli sia costato molto, confessò a un giornalista: "Aveva fatto ciò che nessuno si era mai permesso di fare: aveva parlato del mio peso." » - da "Non è successo niente" di Tiziano Sclavi, Oscar Mondadori 1998, p. 116.

  • Coloro che sognano di giorno

    (Originale e traduzione italiana)

    « All men dream: but not equally. Those who dream by night in the dusty recesses of their minds wake in the day to find that it was vanity: but the dreamers of the day are dangerous men, for they may act their dreams with open eyes, to make it possible. This I did. »
    (Trad.: Tutti gli uomini sognano: ma non tutti allo stesso modo. Coloro che sognano di notte, nei polverosi recessi della loro mente, si destano al mattino e scoprono che era solo vanità; ma i sognatori del giorno sono uomini pericolosi, perché possono recitare i loro sogni con gli occhi aperti, per farli diventare possibili. Questo io ho fatto.)
    - T.E.Lawrence, "I sette pilastri della saggezza" ("The seven pillars of wisdom&quot:), Newton Compton 1995, p. 18

  • I nostri milioni di soli

    « "Che sarà adesso di tutte queste conoscenze?" domandò Mohammed. "Aduneremo molti dotti, e qualche uomo abile, per costruire telescopi più potenti dei nostri quanto i nostri lo sono di quelli di Galileo. Poi centinaia di astronomi scopriranno altre migliaia di stelle, ne faranno un elenco e a ciascuna daranno un nome. Il giorno in cui le vedremo tutte, in cielo la notte scomparirà."
    "Perché gli occidentali vogliono sempre tutto?" mi chiese, provocatoriamente, Auda. "Noi Arabi siamo in grado di distinguere Dio dietro le nostre scarse stelle, ma egli non si mostra dietro i vostri milioni di soli." » - da T.E.Lawrence, "I sette pilastri della saggezza", 1995 Newton Compton, p. 235

  • (Di)Versi 17/08 - La Vie en Rose

    ~ Vie en rose (Dall'epistolario) ~

    Il plaid è ottimo, di buona fattura.
    Il tempo è magnifico. La vista del
    golfo incantevole. Splendido il bosco
    di abeti. L'aria è sana e pura.
    Mi tormenta solo una diarrea.

    - Manlio Sgalambro, "Nietzsche. Frammenti di una biografia per versi e voce", Bompiani 1998

  • Ciò che non sapevo più di me stesso

    « Un giorno ricevetti da un fotografo una mia foto di cui, nonostante gli sforzi, non riuscivo a ricordare dove mi era stata fatta; esaminai attentamente la cravatta e il pullover per cercare di scoprire in quale circostanza li avevo indossati; fu tutto inutile. E tuttavia, appunto perché si trattava di una fotografia, non potevo negare che ero stato là (anche se non sapevo dove). Questa distorsione tra la certezza e l'oblio mi diede una specie di vertigine e come un'angoscia poliziesca (il tema di "Blow up" non era molto diverso); andai al vernissage come per svolgervi un'indagine, per apprendere finalmente ciò che non sapevo più di me stesso. » - Roland Barthes, "La camera chiara. Note sulla fotografia", Einaudi, Torino, 1980, p. 86

  • Il momento è eterno

    « Fissò l'Infanta Imperatrice negli occhi. E in quell'istante di nuovo gli accadde ciò che già era accaduto la prima volta che aveva incontrato il suo sguardo. Restò lì come incantato a fissarla, senza riuscire a staccare gli occhi dal suo viso. La prima volta che l'aveva vista era malata da morire, ma adesso era ancora cento e cento volte più bella. Il suo abito strappato era tornato nuovo, e sull'immacolato candore della seta e dei lunghissimi capelli si rifletteva la luminosità di quelle mille tenere luci. Il suo desiderio era stato esaudito.
    "Fiordiluna", balbettò Bastiano stordito, "adesso sei davvero guarita?"
    Lei sorrise. "Non lo puoi vedere, Bastiano mio?"
    "Vorrei che tutto restasse in eterno com'è in questo momento", esclamò lui.
    "Il momento è eterno", rispose Fiordiluna. » - Michael Ende, "La storia infinita"

  • Andare a letto con un filosofo è impossibile

    « Andare a letto con un filosofo è impossibile. Una volta mi capitò di finirci con una compagna di studi all’università. Una ragazza normale, mi sembrava. L’unica cosa che mi spaventava era che andava matta per i libri di una sessuologa americana, Shere Hite, una che del dominio del clitoride aveva fatto una legge universale. A un certo punto, con vero glamour, le dissi: "Ti penetro". Ma lei subito mi rispose, in una specie di morra cinese dell’eros: "No, sono io che ti avvolgo".
    Litigammo, disse che ero un misogino, finimmo dieci minuti dopo col dimostrare l’inesistenza di Dio, ci salutammo e, senza avere consumato, ci lasciammo scambiandoci una decina di consigli bibliografici a testa. » - da una recensione di Edoardo Camurri

  • La melodia della pura felicità

    « Querquobad, il Vegliardo d’Argento, era sprofondato nel sonno sulla sua poltrona, perché ormai era notte fonda. Così si perse l’evento più bello e straordinario che avrebbe potuto registrare nei centosette anni della sua esistenza. Non diversamente andarono le cose per molti dei presenti ad Amarganta, sia gente del luogo sia visitatori, i quali, stanchi morti per il molto festeggiare, si erano ritirati ed erano andati a dormire. Solo pochi erano ancora svegli e furono loro ad avere il privilegio di udire qualcosa che superava in bellezza tutto ciò che avessero mai potuto udire prima o avrebbero potuto udire in futuro.
    Fùcur, il Drago della Fortuna, cantava.
    Alto nel cielo notturno, egli volava sopra la città d’argento e sul Lago delle Lacrime, descrivendo ampi cerchi e facendo risuonare la sua voce bronzea. Era un canto senza parole, la grande e semplice melodia della pura felicità. E chi la udiva si sentiva aprire il cuore alla gioia.
    Così era anche per Bastian e Atreiu, che sedevano vicini sul balcone del palazzo di Querquobad. Entrambi udivano per la prima volta cantare un Drago della Fortuna. Senza avvedersene, si erano presi per mano e stavano in ascolto, in una sorta di estasi silenziosa. Ciascuno di loro sapeva che l’altro provava i suoi stessi sentimenti, la felicità di aver trovato un amico. E si guardavano bene dal turbarla con parole. » – Michael Ende, “La storia infinita”

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