Radio_Free_Albemuth

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    Elettrojoyce - Raga

  • "Por Osmar" di Alejandro Jodorowsky

    Amo sviluppare la mia Coscienza per capire perchè sono vivo,
    cos’è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i Disegni dell’Universo.

    Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di comportamenti, plagiata da Personalità importanti.

    Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche delle loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente.

    Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta,
    la cui sessualità è permanentemente insoddisfatta, il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.

    Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
    Mi piace invecchiare, perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale.

    Non mi piace chi, per retaggi infantili, trasforma le bugie in superstizioni.
    Non mi piace un Papa che predica senza condividere la sua Anima con una Papessa.

    Non mi piace che la Religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
    Amo collaborare e non competere.

    Mi piace scoprire in ogni Essere quella gioia perenne che potremmo chiamare Dio Interiore.
    Non mi piace l’Arte che serve solo a celebrare il suo Autore, mi piace l’Arte utile per guarire.

    Non mi piacciono le persone eccessivamente stupide.
    Mi piace tutto ciò che provoca il sorriso.

    Amo affrontare volontariamente la mia sofferenza con l’obiettivo di espandere la mia Coscienza.”

  • Forum Nucleare – Comunicazione Subliminale?

    Da qualche giorno in televisione è possibile vedere la pubblicità del Forum sul Nucleare. Tale inserto pubblicitario è probabilmente studiato per favorire le illusioni percettive nel nostro cervello. Ad un ascolto superficiale la comunicazione inserita nello spot di propaganda del Forum sul Nucleare può sembrare bilanciata e informativa. Ma, ponendoci attenzione, ci si può accorgere infatti che è pieno di inviti e comunicazioni non verbali a favore del nucleare.

    Analizziamo insieme alcuni aspetti subliminali (intesi come non cognitivamente elaborati) e di CNV (comunicazione non verbale) dello spot:

    I COLORI

    il contrario muove il nero, - il colore nero è associato a ciò che è oscuro, ignoto, tristezza, da nascondere - il favorevole muove il bianco - il colore bianco è associato alla purezza di intenti, sincerità, altruismo - ed è a lui che viene lasciata sempre l’ultima parola.
    Il cervello associa il favorevole al nucleare con sincerità comunicativa (bianco). Se si è contro, con questo messaggio subliminale si abbassa il livello di guardia e il cervello cerca di rivedere la propria posizione. Da contro a molto meno contro fino a favorevole.

    MOVIMENTI SULLA SCACCHIERA

    il "contro" non muove, trascina le pedine; le sue mosse sono poco incisive; presenta incertezza nei movimenti - il "pro" invece è deciso; poggia con fermezza i pezzi sulla scacchiera alzandoli e ponendoli dove occorre; come interpreta il cervello tutto questo? Il bianco (forza, purezza, sincerità ) ha forza, determinazione, da sicurezza; il nero si trascina, tentenna nei movimenti è insicuro.
    Tradotto: “sarà poi giusto essere contro?” oppure “Magari ciò che dice è vero” (ancoraggio mentale con i simboli dei colori) … “devo rivedere la mia posizione”.

    TONO DI VOCE

    Il tono di voce del contrario appare debole,con volume più basso. Altro sintomo di insicurezza. Il messaggio al cervello è: sei sicuro di volerlo? Chi è contro al nucleare si identifica con la voce di chi è contrario ma questa trasmette insicurezza ed è proprio questa insicurezza che mina l’impianto della convinzione di chi è contrario. Il tono di voce del favorevole è sempre determinata, forte, sicura.

    SCORIE

    La questione scorie viene affrontata in modo superficiale ma emblematico. Quando si parla delle scorie, quale pedina viene inquadrata? La nera!! Bisogna rifiutare l’idea del pericolo del nucleare (questo è l’invito insito nella pedina nera mangiata dal bianco).

    Molti qui diranno: “ma basta così poco per influenzarmi? Non sono mica un burattino!!”.
    Vero! Per ovviare a questo inconveniente vi è l’ultima inquadratura che mette la ciliegina sulla torta.
    Fino ad ora ci sono stati dei messaggi che possono essere ancora controllati dalle resistenze interne – convinzioni personali (per fortuna) – ma con questa ultima inquadratura il gioco è fatto.
    Chi parla, chi assume una posizione pro o contro, sono la stessa persona!!!
    Cosa nasconde questa inquadratura? Questa è un invito a superare i pregiudizi interni e in ognuno di noi. Questa inquadratura dice che l’insicurezza del futuro è possibile superarla solo grazie al bianco delle scelte determinate e sicure.
    Una domanda: direste a voi stessi con serenità e certezza “che bello, sono un insicuro!”?
    Il nostro essere non vuole dire a se stesso “sei un insicuro”, per questo tenderà a rivedere la posizione sul nucleare se è contro e a rafforzarla se è a favore.

    (Sergio Audasso. Tratto dal sito www.neurobica.it)

  • Proiezioni e altri inganni della mente

    Il monaco e la donna
    Due monaci buddisti, in cammino verso il monastero, incontrarono sulla riva del fiume
    una donna molto bella. Come loro, ella desiderava attraversare il fiume,
    ma l'acqua era troppo alta. Così uno dei due monaci se la pose sulle spalle e la portò all'altra sponda.
    Il monaco che era con lui era scandalizzato. Per due ore intere lo rimproverò
    per la sua negligenza nel rispettare la santa regola: aveva dimenticato che era un monaco?
    Come aveva osato toccare una donna? E peggio, trasportarla attraverso il fiume?
    E cosa avrebbe detto la gente? Non aveva screditato la loro santa religione? E così via.
    Il monaco rimproverato ascoltò pazientemente l'interminabile predica. Alla fine lo interruppe dicendo:
    «Fratello, io ho lasciato quella donna al fiume.
    Tu la stai ancora portando con te»

    (Storiella Zen)

    Una vecchia zitella che abita in riva al fiume chiama la polizia per avvertirla che, davanti a casa sua, alcuni ragazzi fanno il bagno nudi. L'ispettore manda sul posto uno dei suoi uomini, che ordina ai ragazzacci di andare a nuotare più in là, dove non ci sono più case. Il giorno seguente la donna telefona di nuovo: i ragazzi si vedono ancora. Il poliziotto torna e li fa allontanare ancora di più. Dopo un po' l'ispettore è nuovamente chiamato dall'indignata signora, che si lamenta: "Dalla finestra della mia soffitta li posso vedere ancora col cannocchiale! "
    A questo punto ci si può chiedere: cosa farebbe la signora se i ragazzi scomparissero finalmente dalla sua visuale? Forse comincerebbe a fare lunghe passeggiate lungo il fiume, forse le basterebbe sapere che da qualche parte qualcuno fa il bagno nudo. Una cosa sembra certa: l'idea la preoccuperà ancora. E la cosa importante, in una idea così scrupolosamente coltivata, è che essa può determinare la propria realtà.

    (dal libro “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick)

  • Donne e sogni

    Non posso negarlo, negli ultimi 5 anni ho conosciuto diverse donne. Non lo dico per vanto, ma perché questa riflessione prende spunto dalla statistica, dall’esperienza personale.
    Da quando è terminata la relazione con la fidanzata “storica”, il mezzo informatico e alcune coincidenze significative nel quotidiano, han permesso che incontrassi diverse persone. Premetto che ho sempre e solo cercato di conoscere queste donne e il loro mondo, non anteponendo mai altri scopi prefissati. Quello che è nato o non nato dopo, è stata conseguenza di una fase conoscitiva. Con alcune c’è stato un pomeriggio ad un caffè, con altre un cinema e la volta dopo una pizza, con altre è nata un’amicizia ancora adesso solida, con qualcuna v’è stato innamoramento o non corrisposto -da uno dei due- o “abortito” e con qualcun’altra è nato un amore, durato quel che è durato.
    Con molte di queste ho anche tenuto una fitta corrispondenza, fatta di mail e telefonate.
    Ho incontrato caratterialmente e psicologicamente donne di tutti i tipi: donne ferite, donne ancora innamorate di “qualcuno”, donne “forti”, donne apparentemente tutte “d’un pezzo”, donne fragili, donne incazzate con il mondo, donne simpatiche e “pagliaccio”, donne legate all’esteriorità, donne seduttrici, donne che volevano essere sedotte, donne che dell’erotismo ne facevano una bandiera, donne fissate con lo sport, donne colte ed estremamente cervellotiche, donne emotivamente alterate, donne con la mania di controllo, donne romantiche, donne aggressive, donne lamentose, donne crocerossine, donne martiri, donne moraliste, donne leader, donne che odiano gli uomini, donne espansive, donne estremamente timide, donne con autostima nulla, donne che si credono indispensabili agli equilibri del modo, donne “bella statuina”, donne eccessivamente generose, ecc..ecc..
    Spesso ovviamente queste donne incorporavano più caratteristiche.
    Rarissimamente questi incontri sono stati un “disastro”; ho sempre tratto il meglio da ogni conoscenza tornando a casa sempre arricchito in qualche modo.
    Dopo questa premessa è bene giungere al punto che voglio analizzare (una dinamica s’intende tra le molte), che non ha valore assoluto perché semplicemente si basa su statistiche personali –quindi parziali- ma può far comunque riflettere.
    La riflessione va oltre il fatto che, con queste donne, ci sia stata qualche tipo di attrazione, che sia stata fisica, intellettuale o emotiva. .
    Non riguarda le affinità createsi nell’incontro o la scoperta di interessi simili, ma l’atteggiamento psicologico verso l’altro nella fase di conoscenza reciproca.
    Veniamo alla tesi che butterò giù in modo molto schietto:
    La stragrande maggioranza di queste donne vive in una bolla ed anche bella spessa.
    In questa bolla, ci hanno inserito i loro sogni, il loro mondo, la loro personalità e se qualche uomo volesse farne parte, dovrebbe adattarsi al ruolo assegnato per poterci entrare.
    Spesso attraverso la proiezione dei loro sogni queste donne riescono a buttarci dentro a forza qualche uomo: ovviamente questi ultimi –a modo loro- sono consenzienti.
    Molti uomini semplicemente mossi da altro, si fanno inglobare, rendendosi conto ben presto (o non tanto presto) di essere nel posto sbagliato.
    La cosa che mi sconvolge in tutte queste donne, che reputo ovviamente “immature”, è che il loro sogno d’amore (principe azzurro, relazione, famiglia, ecc..ecc..) viene anteposto alle reali relazioni, al vivere, alla vita, al conoscersi, al cercare una relazione matura.
    La loro illusione di avere una relazione ideale (quella sognata che prende spunto da immaginazione e i modelli culturali indotti e mossa da bisogni e vuoti affettivi) le spinge a non relazionarsi veramente con l’altro, ma le predispone nella ricerca di una persona prescelta da inserire nella loro bolla.
    Secondo il punto di vista di queste donne, il partner o compagno si deve adattare al sogno. Le conseguenze di questa non-adesione al sogno, sono una sottile frustrazione che porta le donne più “forti” a lasciare il ragazzo (o farsi lasciare), o nel caso opposto –quando ovviamente la relazione è avviata- ad intraprendere una sottile lotta per “cambiare” il compagno.
    Ho amiche che costantemente mi raccontano dinamiche relazionali di questo tipo, e sembrano non capire che l’allucinazione in primis se la son creata da sole.
    Anche l’uomo, sia ben chiaro, spesso ha scopri prefissati, anche se a volte meno complessi. A un uomo medio (ripeto medio) spesso basta un po’ di sesso regolare per tenerlo calmo e vicino. Il sogno di quest’uomo (generalizzo ovviamente) in coppia è più banale e stupidamente concreto, e si adagia spesso sul versante erotico e su una misera libertà individuale (la partita di calcetto il mercoledì, il controllo del telecomando, ecc..  ). Ma non è mia intenzione parlar di uomini, altro mondo complesso…

    Ma arriviamo alle conseguenze di questa allucinazione, con una mezza conclusione: a queste donne non importa nulla del mondo degli uomini proprio perché concentrate sul loro sogno.
    Spesso si rifiutano di entrare nel mondo dell’uomo forse per paura che la loro proiezione (e il loro sogno), cada e si sgretoli in un attimo. Quando provano attrazione, ho notato che preferiscono idealizzare l’uomo, ma non conoscerlo veramente, non entrare nel mondo di questi. Non hanno interesse (forse curiosità) ad avvicinarsi al mondo dell’altro, al mondo della persona che stanno incontrando.
    Io non sto parlando solo di uomini che hanno solo in testa la partita domenicale o l’auto sportiva, ma di uomini che emotivamente, affettivamente e intellettualmente possono dare molto.
    E’ anche vero poi che l’uomo –nei più dei casi- tende a raccontarsi tranquillamente, ma la donna –da quello che ho potuto vedere e vivere in prima persona- comunque resta sempre al suo posto, nella sua bolla aspettando ti tirarci dentro un uomo. Queste donne non incontrano quasi mai l’uomo, ma pensano di farlo.
    Spesso mi viene detto da qualche amica in crisi sentimentale, che non ri-conoscono più il loro partner.
    E’ una frase che –ahimè- sento spesso.
    E’ vero, noi tutti si cambia nel tempo, ma ho suggerito loro, che forse il problema non era nel cambiamento del partner, ma nella dinamica relazionale e dal fatto che non avevano mai conosciuto il partner neanche prima: erano troppo prese dal realizzare il loro sogno. Non lo avevano mai incontrato, non avevano mai provato a costruire insieme qualcosa di nuovo, di completamente nuovo.
    Per dovere di cronaca, ora il loro sogno –per alcune di loro- è diventato un incubo, e si son messe a lottare in tutti i modi possibili per la “trasformazione” del partner. Le considerazioni che si possono fare da questa riflessione sono infinite. A voi il compito.

    Personalmente non penso che possa considerarsi “relazione di coppia” un luogo dove al posto di amare o imparare ad amare (quindi arrivare a conoscere la nostra parte più intima e vera attraverso l’altro), si sogna.
    Forse anche per questo le relazioni sono così allucinate e complicate fin dall’inizio.
    Se si sogna si rischia di venire divorati dal sogno stesso; si arriva ad amare il sogno, sogno che frapponiamo tra noi e la realtà: manchiamo clamorosamente l’incontro con l’altro.
    Questo spesso avviene già nella fase di conoscenza.
    La proiezione non è ovviamente appannaggio della donna, ma di ambedue, ma penso che la donna sia più propensa a illudersi perché abbagliata da una serie di miti romantici.
    Sognare non è vivere. Sognare ci allontana dal presente, da quello che c’è ora, da quello che “è” ora.. Sognare relazioni di coppia, uomini ideali e farne un scopo rigido, non porta conoscenza, incontro, apertura verso l’altro, ma allucinazione, divisione, separazione.
    Rompiamo la bolla tutti quanti e andiamo verso l’altro.
    Non sognate, restate “qui”

  • Come stai?

    “Come stai piccola?”
    Dopo esserci abbracciati intensamente, riprendiamo le distanze. Siamo amici da meno di un anno.
    Un’affinità elettiva direbbe lei; Karma io.
    Osservo il suo viso aspettando la risposta. E' dubbiosa e lo sguardo è triste. Una breve pausa poi….
    “Sai….sei l’unica persona che me lo chiede”
    Sono stupito dall’affermazione, ma non replico ancora.
    “Si, sei l’unica persona che non me lo chiede per forma o per bieco automatismo, ma mi pone la domanda perché è interessata a me”
    Non dico ancora nulla. Lei prosegue.
    “Sai, entro al lavoro ogni mattina, ma mai nessuno mi chiede come sto; nessuno si chiede come stanno in generale i colleghi. Eppure tra noi c’è un bel rapporto; è un bel ambiente. Forse avendoti visto il giorno prima, e il giorno prima ancora, danno per scontato che tu stia come i giorni precedenti…Eppure noi siamo diversi ogni giorno”
    “Beh, forse non si pongono nemmeno la domanda su quale sia lo stato d’animo degli altri, non pensi?”
    “Si, direi che probabilmente è così.. Ma non trovi che sia triste?”
    La guardo. Non rispondo alla sua domanda.
    “Non credo però che i tuoi amici non siano curiosi di sapere quel è il tuo stato d’animo quando ti vedono”.
    “Solo automatismi. Li vedo poco, e questo dovrebbe aiutare il contatto, ma invece non è così. Ti chiedono come stai, si certo, ma è come se la cosa rientrasse in una specie di routine. Non c’è reale interesse e condivisione. Non penso sappiano nemmeno leggere gli stati d’animo dell’altro, sia che stia bene o stia male. Spesso il rapporto amicale si concentra su quello che si deve fare –magari in quella serata- ma quasi mai su chi siamo e come stiamo”.
    Parole forti le sue.
    “ E tu chiedi loro come stanno?”
    “Non ho le energie, la forza…sto male”
    Mi avvicino e la abbraccio.

  • "Un'arte" di E. Bishop ("Lascia che sia&

    Ringrazio di cuore chi mi ha fatto conoscere questa poesia.

    UN'ARTE di Elizabeth Bishop

    Perdere è un'arte e non vuole maestro;
    son tante le cose che naturalmente
    si perdono, e perderle non è disastro.

    Perdi una cosa al giorno. Accetta il maldestro
    di chiavi perdute, di un'ora insipiente.
    Perdere è un'arte e non vuole maestro.

    Poi prova a perdere ancora, perdere presto:
    i luoghi e i nomi, una meta imminente
    e niente di ciò ti sembrerà un disastro.

    Ho perso l'orologio di mia madre. Tosto
    ho perso tre case: non ho più niente.
    Perdere è un'arte e non vuole maestro;
    Ho perso due belle città. E tutto il resto,
    i miei regni, due fiumi e un continente.
    mi mancano, certo, ma non è un disastro.

    Anche perdere te (gli scherzi, un gesto
    che amo). Non m'inganno. E' evidente
    Perdere è un'arte e non vuole maestro.
    anche se all'occhio sembra (scrivilo!) un disastro.

  • Lascia che sia

    Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
    Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambino. "Ah si?" disse lui come tutta risposta.
    Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti.
    Dopo un anno la giovane − annoiata di vivere con Hakuin − non resistette più, si pentì e disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah si?".

    C’era una volta in un lontano paesetto un povero contadino che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo. Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì. I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”. Il contadino rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!” I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta.
    Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto. I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!”. E il contadino ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!” I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta.
    Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede. I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!”. E il contadino ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”. I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. "Forse è matto!", pensarono.
    Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra. Quando entrarono nella capanna trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati. I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!” E il vecchio contadino ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo”.

    Nelle disgrazie è meglio conservare il più possibile la calma, e non ribellarsi, perché non è chiaro che cosa ci sia di bene e di male in simili avvenimenti.
    (Platone)

  • "Raga" di Elettrojoyce

    Voglio vivere ancora
    Voglio trovarti ancora
    Con la bellezza e il profumo di un fiore
    o con la pelle di un altro colore
    E voglio nascere ancora
    Voglio viaggiare ancora
    Quando sapremo la luna abitare
    E costruiremo città in fondo al mare

    Voglio stupirmi ancora
    Con la giovane mano
    verso il calore nascosto
    sotto la seta che scivola piano
    Voglio credere ancora
    Che per un semplice sguardo
    Possa la tigre calmarsi
    Ed il guerriero spezzare il suo dardo

    Uno per uno corde alla mano
    Dove non si passa passiamo
    Uno per uno corde alla mano
    Dove non si passa passiamo

    E quando sarò stanco
    di dolore e piacere
    Di tutte le passioni
    mi metterò a sedere
    sul ciglio della strada
    Per dimenticare
    tutto il male compiuto
    E tutto il bene ancora da fare

    Uno per uno corde alla mano
    Dove non si passa passiamo
    Uno per uno corde alla mano
    Dove non si passa passiamo

    http://www.youtube.com/watch?v=WdAXZL23-2U

  • "Non sto pensando a niente" di Fernando Pessoa

    Non sto pensando a niente,
    e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
    mi è gradita come l’aria notturna,
    fresca in confronto all’estate calda del giorno.

    Che bello, non sto pensando a niente!

    Non pensare a niente
    è avere l’anima propria e intera.
    Non pensare a niente
    è vivere intimamente
    il flusso e riflusso della vita...
    Non sto pensando a niente.
    E’ come se mi fossi appoggiato male.
    Un dolore nella schiena o sul fianco,
    un sapore amaro nella bocca della mia anima:
    perché, in fin dei conti,
    non sto pensando a niente,
    ma proprio a niente,
    a niente...

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