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Moustafa_alSallahd

Trust maschio - 43 anni, Bracciano (RM), Italy


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Blog 28

Oggi va tanto di moda la parola "blog" - da web log, traccia su rete: io preferisco ancora chiamarlo in italiano, "diario". Spero di offrire qualche spunto di riflessione a chi viene a leggere.


  • Risposta al messaggio Non abbiate paura ...

    http://it.netlog.com/great_leonardo2006/blog/bl...-

    - VentodeldesertoXX:
    Un grande uomo libero, di pace. "La guerra è un avventura senza ritorno". Aveva ragione.


    È vero che abbia avuti grandi meriti, fra i tanti quello di aver alzata la voce contro la mafia (mica spiccioli: "Pentitevi! Verrà il giudizio di Dio!". Tanto è vero che i mafiosi gli recapitarono una bomba alla Cattedrale di San Giovanni, e pure così continuò a tuonare i suoi anatemi), di manovrare dichiaratamente contro la dittatura comunista, di riuscire a unire nella preghiera una nutrita schiera di capi religiosi - di norma l'un contro l'altro armati. Fu il primo Papa ad andare in visita in una sinagoga, la Sinagoga Maggiore di Roma nel 1986, fu il primo Papa a entrare in una moschea, nella moschea degli Omayyadi in Siria nel 2001, fu il primo Papa ad entrare nella Moschea Blu, luogo simbolo dei musulmani turchi, nel 2006.

    Altrettanto vero che

    - ROSSAPATRIZIA:
    non è stato degnamente sostituito


    dal Pastore Tedesco: un uomo che, davvero, a me sta proprio sullo stomaco. Peccato che Karol Wojtyla lo avesse da sempre posto sotto la sua ala protrettrice: negli ultimi ventiquattro anni del suo Pontificato, Joseph Ratzinger fu responsabile della Congregazione per la Dottrina della Fede; mica spiccioli. Forse lo aveva già da tempo designato quale suo successore; in ogni caso, affari loro.

    Peccato che a me piaccia ricordare tutti gli eventi, belli e brutti che siano. Voglio ricordare che Giovanni Paolo II beatificò duecentotrentatré fra sacerdoti e cristiani morti durante la Guerra di Spagna, dimenticando (ohibó!) che stavano lottando contro la Repubblica democraticamente eletta dal popolo e a fianco del generale golpista Francisco Franco y Bahamonte: anche qui, mica spiccioli. Strano che, in un altro momento, abbia condannate le "aberrazioni della Seconda Guerra Mondiale". Forse la guerra di Spagna, passata alla storia con l'epiteto di "civile" (chissà perché, visti i dichiarati interventi della Germania nazista e dell'Italia fascista), merita minore considerazione rispetto agli eventi suoi fratelli.

    Ora qualcuno mi potrebbe tacciare di essere di parte: vero, sono un anarchico e forse quel periodo storico, quel posto mi premono il giudizio. Spostiamoci in un altro tempo, un altro luogo. Correva l'anno 1993: "Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale". Lettera autografa, in lingua spagnola, controfirmata dal Segretario di Stato Angelo Sodano: in linea con l'altrettanto cordiale visita che gli stessi due figuri fecero alla stessa persona nel 1987. Perché mai negare ai mafiosi l'accesso in Chiesa, mi domando. Qualche anno dopo, le madri di Plaza de Mayo si videro costrette a implorare all'autore di queste parole così liete di non chiedere al Governo di Londra di rinunciare all'estradizione del dittatore in Spagna: a quelle povere donne pareva assurdo invocare "ragioni umanitarie" per sostenere un ritorno in Cile dell'ex "Capo di Stato". Una lettura interessante, così come la lettera successiva - questa volta irta di acredine, visti gli eventi - redatta dalle stesse donne.

    Anche qui, qualcuno mi potrebbe tacciare di partigianeria: vero, sono un anarchico e le dittature militari mi mandano il sangue al cervello. Nuovo spostamento, questa volta in America centrale: Cuba, il governo cubano, certo immune da simpatie militariste, anarchiche, conservatrici, democratiche, cattoliche - anzi no: proprio in questi giorni il governo cubano ha annunciato ufficialmente l'imminente visita del cardinale Bertone e la realizzazione di un monumento in onore di papa Wojtyla, mentre manifesta orgogliosamente gli ottimi rapporti esistenti tra il regime "comunista" e il Vaticano. Il Lider Maximo ha dimenticato che "la religione è l'oppio dei popoli", o forse non gliene frega niente: nel 1998 il dittatore cubano accolse trepidante il Papa, e nel 1996 il Barbudo restituì la visita. Per contro, Wojtyla ha dimenticato che nel 1962 Papa Giovanni XXIII scomunicò Castro, dando seguito al decreto del 1949 di Papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. Peggio che mai, in Vaticano non sanno che a Cuba i diritti umani non sono garantiti. Forse non gliene frega niente: a nessuno, di niente. Nel 1989, quando Gorbaciov lo invitò a Mosca, il Papa ringraziò ma non fissò una data.

    Sia ben inteso: mi sto limitando a fatti documentabili. Oggi nessuno ha le prove che il cardinale Stanislao Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla (ventisette dei quali in Vaticano) e attuale arcivescovo di Cracovia, abbia coperti e insabbiati gli abusi sessuali perpetrati dai preti polacchi. Men che mai, qualcuno può sostenere che anche il suo superiore sapesse qualcosa. Quando sarà provato tutto ciò, ne riparleremo: per ora, che ognuno riposi in pace - come può.

    Stefano

  • Risposta al messaggio su Gomorra

    http://it.netlog.com/great_leonardo2006/blog/bl...-

    Essalamu Elikah!

    - great_leonardo2006:
    riusciremo mai ad uscire da una morsa così tenace, così infiltrata e radicata nella società.
    A distanza di qualche mese, mi sto ricredendo. Se esistono persone come Roberto Saviano vuol dire che la società ha con se gli anticorpi per estirpare questo cancro.


    Forse apparirò polemico ai tuoi occhî, ma secondo me Roberto Saviano è troppo poco per fermare le camorre.

    La mafia, la camorra e le altre organizzazioni cosiddette criminali differiscono dal sistema economico liberista unicamente per un'apparente differenza: la presenza di regole, di controlli, di leggi approvate dai varî parlamenti. Una differenza solo apparente perché, in pratica, certi sistemi di sfruttamento del lavoro sono perfettamente sovrapponibili a quelli praticati dalle organizzazioni criminali. La denuncia che i cittadini di Prato fecero agli stabilimenti cinesi di produzione di borse fu presentata perché le macchine lavoravano incessantemente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette - chissà gli esseri umani: in quel caso, l'organizzazione era a conduzione famigliare.

    Parimenti, certi accordi internazionali sono praticamente contratti di sfruttamento paritetici a quelli delle famiglie cinesi di Prato. Riprendo dalla rivista libertaria (anno 9 numero 3 luglio settembre 2007 pag. 5): "Con gli accordi internazionali di «libero scambio», come Nafta, Gatt e Ftaa, le gigantesche multinazionali si collocano al di sopra degli stati nazionali. Questi accordi assegnano ad anonimi comitati sul commercio internazionale il potere di bloccare, cassare o stemperare qualsiasi legge nazionale che sia giudicata un peso per gli investimenti e le prerogative commerciali delle multinazionali. Queste commissioni, il cui esempio principe è rappresentato dall'Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization, WTO), istituiscono organismi composti da «esperti del mercato», che operano come giudici nelle questioni economiche, si collocano al di sopra dell regole e del controllo popolare di qualsiasi paese e in tal modo assicurano la supremazia del capitale finanziario internazionale. Questo modo di procedere, battezzato «globalizzazione», viene presentato come un processo di «crescita» naturale e inevitabile, che andrebbe a vantaggio di tutti. In realtà si tratta di una specie di colossale colpo di stato attuato nell'interesse di gigantesche imprese". Ditemi se in questo discorso trovate così difficile vedere partecipe una "impresa" formalmente illegale come la camorra, la quale si può benissimo muovere senza neanche dover contrastare formalmente l'azione normatrice, regolatrice e tutelare degli stati.

    A questo, ovviamente, aggiungete quella schiera, quella pletora di plantigradi che hanno nella propria mitologia esistenziale quella di mangiare il pane senza averlo guadagnato, gli eroi della dottrina del "chiagne e fotte": i raccomandati senza preparazione, gli amici degli amici, i pensionati per invalidità fantasma. Per nutrire tutta questa schiera di personaggî, ci devono essere introiti irregolari, che per forza di cose devono essere pagati da chi è estraneo al giro d'affari. Ecco allora che, di seguito a quelli e di seguito a chi rifiuta di essere partecipe di questa macchina parassita, si presenta l'esercito dei diseredati: quello degl'iscritti al sindacato di comodo - e che da questo ottengono solo povere briciole, la compilazione della domanda di trasferimento, il controllo dei versamenti dei contributi peraltro di una pensione che chissà se e quando vedranno -, quelli che cercano chi li può aiutare in una qualunque maniera, quelli che rubacchiano, rosicchiano qua e là perché "tengo famiglia". Su tutte queste miserande esistenze prolifera e prospera questo mondo solo apparentemente occulto, ma che la più gran parte della cittadinanza del nostro paese accetta e a cui si adatta, sognando di diventarne parte.

    Ora mi domando: come potremo noi costringere tutta questa gentaglia, parassiti e semi parassiti, a diventare partecipi della società, a rendersi essi motori del buon funzionamento della cosa pubblica, a trasformarsi in produttori di ricchezza fosse almeno la ricchezza necessaria per il proprio sostentamento? Ovvio che tutti costoro, pur essendo propaggini periferiche del "sistema", faranno di tutto perché esso viva: vuoi per vigliaccheria, paura, mancanza di coraggio e carattere; vuoi per mero calcolo di convenienza personale. Tutti costoro sono in realtà il "sistema", l'enorme ingranaggio infernale che "ciancica e sputa", che sfrutta senza produrre nuova ricchezza: ingranaggio nel quale, secondo il mio personale avviso, i cinesi si riusciranno a infiltrare talmente tanto bene da riuscire a scalzare l'Europa e il mondo occidentale dal piedestallo della supremazia mondiale.

    Tutto ciò nella segreta speranza che il tempo mi smentisca. :)

    Ua Elikah Essalam! by alFaris

  • Risposta al messaggio su Ripetizioni e Corsi di recupero

    http://it.netlog.com/great_leonardo2006/blog/bl...-

    Essalamu Elikah!

    - Loretta54:
    Dritto il prof che intasca 25 euro a persona e magari fa lezione a 10 ragazzi...arrotonda lo stipendio.
    Corsi di recupero a scuola pagati 50 euro l’ora????'
    Ma non si va a scuola x imparare?....che ladri!!


    Ti parlo da sindacalista indipendente della scuola. Assolutamente _no_. Nessuno recepisce la scuola come un luogo dove fare didattica: i ragazzi ci vanno spinti a forza dai genitori, e anch'essi si dispongono a questo sacrificio solo perché tanto ci devi buttare dentro cinque anni, quindi basta raggiungere il numero demoniaco foss'anche trascinandoti coi gomiti, tanto non ti preoccupare ché il lavoro lo trovi in tutt'altra maniera. I Docenti sono per massima parte delusi, frustrati e in eterna guerra tra loro per poter sperare in un atteggiamento serio di contestazione allo statu quo.

    La scuola è ormai diventata un'area di parcheggio obbligatoria, una sosta prevista nel monopoli della vita. Ecco perché le frasette a effetto scatenano queste reazioni incontrollate: la cultura è solo chiacchiere, la preparazione può essere al massimo una questione di passione personale. Perché mai pagare qualcuno per cose di così poco conto? Altrove gl'insegnanti sono remunerati fino il triplo che da noi. Senza arrivare agli eccessi della Germania, basta fermarsi in Corea; persino il regime Hyundai eroga stipendi più alti. Il Messico del Chiapas, dei campesinos e della corruzione dilagante destina alla scuola una percentuale del PIL maggiore di quella dell'Italia.

    Il problema è un altro: dall'immaginario del cittadino comune al vertice delle grandi aziende, la chiave di volta è la raccomandazione, la conoscenza giusta. La mentalità mafiosa di cui scrissi in un altro intervento sempre su questo blog è proprio questa. Invece di puntare all'eccellenza ci dirigiamo a pietire alla porta del direttore, invece di desiderare la qualità siamo disposti a questuare all'ingresso della sacrestia. I capi del personale ovviamente sguazzano in questa melma, permettendosi di piazzare ognuno il proprio fantino; e la nazione Italia continua ad affondare ogni giorno di più nella recessione.

    A parte che la paga oraria è solo apparente, perché il fondo ripetizioni è contingentato e per questo alla fine i corsi di recupero sono istituiti solo per le materie più "importanti"; a parte che di quei cinquanta euri buona parte svaniscono in tassazioni varie, sicché in pratica al docente arrivano ben che vada trenta euri; a parte che questo è il caso più felice, cioè quello di un docente di scuola superiore con trent'anni di servizio, nei fatti saranno assai pochi quelli che raggiungeranno quell'isola felice.

    Chi ha provato a tenere testa a trenta ragazzi, la più gran parte svogliati e talora persino maleducati, già affaticati dalla mattina, del tutto disinteressati all'argomento? Perché alla fine, pur di far accedere il massimo numero di studenti, i Presidi prendono i nove insufficienti del primo, i sette del secondo, gli otto del terzo, i cinque del quarto e i tre del quinto e li mettono tutti assieme nello stesso corso. Come dire, un florilegio della migliore componente studentesca del corso C - di serie c. Con un Docente hanno messo assieme un corso multiclasse di matematica, che servirà benissimo per tenere a freno i genitori più facinorosi, ma ai ragazzi sarà utile quanto un frigorifero al polo nord.

    Siamo onesti: a nessuno interessa la sorte della scuola. I genitori si sono già premuniti un "giro" di amicizie prim'ancora che il pargolo cominciasse il corso, gl'insegnanti s'illudono di aver messi in tasca pochi spiccioli in più e i ragazzi, i meno colpevoli in tutto questo amba aradam, pazientano e sbadigliano - oppure giocano a battaglia navale con il telefonino. Stando così le cose, qualsiasi tentativo di trasformazione della scuola sortirà l'effetto di scatenare l'ennesimo vespaio d'inutili polemiche. Stando così le cose, dubito che qualcuno riuscirà a dirimere la questione - almeno in tempi brevi.

    Ua Elikah Essalam! by alFaris

  • Pari diritti per i cittadini omosessuali

    Pari diritti per i cittadini omosessuali

    Ogni tanto è necessario scrivere libri per dare risalto a cose ovvie, come in questo caso: la condizione di discriminazione produce stress nelle persone che la subiscono. Tanto più se la discriminazione avviene in base al tipo di desideri dell'individuo e con argomentazioni speciose e inconsistenti. È quanto accade alle persone omosessuali, che non godono degli stessi diritti di altre persone e sono oggetto di uno stigma sociale diffuso, vivendo una condizione di minoranza permanente. Nella nostra cultura si è continuamente esposti (a scuola, in famiglia, più o meno ovunque) a modelli di comportamento eterosessuali come espressione di «normalità» positiva. Interiorizzato questo modello, l'emergere della pulsione omosessuale può diventare una sorta di doppio vincolo, fonte di stress e infelicità: il proprio desiderio è vissuto come negativo, e quindi represso, e allo stesso tempo si vive l'esclusione dalla società.Il coming out può dunque rappresentare uno sforzo doppiamente difficile, contro sé stessi e contro i legami sociali (anche quelli familiari) al cui interno non si viene accettati. L'emarginazione omofoba, che in molte culture ha spinto per secoli alla clandestinità, nasce da stereotipi culturali che tentano di normare eticamente la vita quotidiana delle persone.Nell'ultimo secolo però questa impostazione, almeno negli Stati liberali, è stata progressivamente smontata grazie alle lotte per i diritti delle minoranze. L'esclusione da istituzioni e diritti che ancora oggi colpisce lesbiche e gay è paragonabile ai divieti di matrimoni interrazziali vigenti nelle società razziste, come negli Stati Uniti degli anni sessanta. Progressivamente si è andata affermando la convinzione che lo Stato non possa interferire con i desideri delle persone nella loro sfera privata. Ma per gli omosessuali ciò non è dato: non possono rendere pubblica, sancendola ufficialmente, la loro scelta di condividere la vita con una persona dello stesso sesso, né possono adottare bambini.Su quali ragioni si basa questa discriminazione? Nessuna ragione plausibile. Anzi, rispetto all'adozione esistono ormai numerosi studi sulla sostanziale indifferenza dell'orientamento sessuale dei genitori per la felicità dei bambini, e addirittura l'American Academy of Pediatrics nel 2005 ha riconosciuto che i «bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli allevati da genitori omosessuali». È un'ovvia conseguenza che il riconoscimento ufficiale della coppia potrebbe rendere il legame familiare meno problematico, soprattutto se ai bambini non venissero presentati modelli familiari esclusivamente eterosessuali, storicamente datati.Allo stesso modo, sono ormai antiquati i persistenti stereotipi dell'omosessualità, nonché i comportamenti adottati da gay e lesbiche. Lingiardi sottolinea infatti che dal comportamento don't ask, don't tell (adottato nelle società moderne meno repressive), si è passati a un'attitudine identitaria verso se stessi e verso la società: «Le persone e gli atti omosessuali sono sempre esistiti: i gay e le lesbiche sono figli del nostro tempo». Ma nel nostro tempo è divenuto anche chiaro che esistono numerose omosessualità, in sfumature diverse, così come esistono molte eterosessualità.
    Ecco perché non è più possibile pensare a ghetti né a norme che obblighino gli individui a compiere scelte affettive, e quindi il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso non sarebbe altro che la possibilità di una scelta personale per due individui che ora hanno un diritto negato e soffrono di questa negazione. Il libro di Lingiardi, chiaro e sintetico, militante ma anche esplicativo, evidenzia quindi un problema della società italiana: l'omofobia che informa la legislazione, e che senza ragione provoca disagio psichico in un numero consistente di cittadini.
    Eppure, viviamo in una Repubblica nella quale in linea teorica: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Così recita l'articolo 3 della Costituzione scritta sessant'anni fa.

    di Mauro Capocci

    La recensione su Internet Bookshop

    Lingiardi Vittorio - Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale
    Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale Titolo Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale
    Autore Lingiardi Vittorio
    Prezzo € 12,00
    Prezzi in altre valute
    Dati 2007, 157 p., brossura
    Editore Il Saggiatore (collana Pamphlet)

    In sintesi
    Tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, la questione relativa al riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso ha monopolizzato l'attenzione della stampa italiana e di buona parte del dibattito politico interno. Per eccesso di ideologia ed emotività, il confronto è rimasto tuttavia confinato tra gli attacchi rivolti alla prospettiva di una "famiglia omosessuale" e l'ammissione imbarazzata di dover fare una "concessione alla diversità" in un mondo che cambia. In sostanza, è mancata una lucida riflessione sul rapporto tra omosessualità e cittadinanza e non ci si è chiesti se la distinzione tra "etero" e "omo" possa davvero reggere sul piano giuridico. Storicamente il concetto di "omosessualità" è transitato dalla giurisdizione morale (lecito/illecito) a quella scientifica (sano/malato) a quella politica (soggetto di diritto).

  • Risposta alla Lettera agli astenuti

    http://it.netlog.com/rugitodoleao/blog/blogid=2...-

    Rispetto la tua posizione, ma non la condivido. Ciò che tu definisci con il simpatico termine di Veltrusconi apparirà ai tuoi occhî una forzatura, e forse in parte la è. La mia opinione, però, è che questa filosofia del "meno peggio" deve finire: pur di tollerare il meno peggio siamo arrivati a sorbire provvedimenti dell'altro mondo - il _terzo_ mondo, intendo.

    Cominciamo: la riforma istituzionale. Ho vissuta questa favoletta fin dalla fine degli anni Settanta, all'epoca era Presidente del Consiglio Bettino Craxi. Ora, la storiografia ufficiale lo vuole corrotto e corruttore; sarà anche stato vero, ma più di un fatto mi lasciò perplesso - e tuttora l'andamento dei fatti mi perplime. Secondo la mia opinione, Craxi fu eliminato proprio perché stava tentando una riforma istituzionale che a parole tutti volevano, ma in pratica tutti aborrivano: l'elezione diretta del presidente della Repubblica - quale affronto; la riforma dei regolamenti parlamentari per rendere più agevole l'azione di governo - non sia mai; infine - orrore! -, l'istituzione di una soglia minima per l'accesso al Parlamento. Già all'epoca, questa proposta avrebbe falciati tanti partitelli, partitini e correntucole scissioniste per lasciare solo le organizzazioni più grandi: Partito Comunista, Partito Socialista, Democrazia Cristiana e Movimento Sociale. L'ipotesi complottista è corroborata dal fatto che Craxi e accoliti (De Michelis, Amato e tanti altri), così come tanti democristiani, furono travolti da Tangentopoli ma _tutti_ tranne uno furono rapidamente riabilitati, tanto che tuttora alcuni di loro (De Mita) siedono sugli scranni di Montecitorio. Tutto ciò per pietà tacendo di chi mai fu condannato...

    Andiamo oltre. Vero: Veltroni non è Berlusconi. Pochi, in effetti, possono competere con l’agevole capacità del Cavaliere di dare di sé un’immagine tanto negativa: plurinquisito - e per alcuni reati, assolto per causa di leggi da lui stesso fatte approvare dal Parlamento; del tutto privo di senso della cautela - come hai ricordato anche tu, nel luglio 2003 diede del kapo all'europarlamentare Schulz; votato più all'interesse personale che al funzionamento della cosa pubblica. Da qui ad accusare il nostro uomo di possedere metà dei mezzi d'informazione, mi sembra un po' eccessivo. Aspetto dal 1995 che RAI3 e Rete4 siano trasmesse dal satellite: possibile che l'unico colpevole sia l'uomo di Arcore? Che cosa ne è della volontà popolare, espressa da un regolare referendum? Che cosa ne è delle continue analisi sulla libertà d'informazione, che ci collocano regolarmente fra l'Africa e l'estremo oriente? Quanto al secessionista, come lo chiami tu, mi sembra che qualcuno protestò quando la piazza lo allontanò dalla manifestazione milanese del 25 aprile 1994: l'anno dopo, infatti, i devoti del partito (e del segretario, autore del bel gesto di protesta) accolsero nella stessa occasione il novello Alberto da Giussano con simpatia e ringraziamenti. No, amico mio: anche la marmaglia leghista, che tu giustamente poni all'indice, può diventare un buon alleato della sinistra, qualora portasse una congrua quantità di voti al proprio governo.

    Inutile dire che, fra i devoti del partito, dev'essere indicato anche il tuo osannato Veltroni: va bene, la politica è compromesso; ma allora diciamolo chiaramente. Mi sembra ridicolo che, per l'elezione del nuovo segretario del partito, tante voci (da Occhetto a Fassino a Scalfari) indichino Walter, che lo stesso direttore della Repubblica proponga un referendum di base per individuare l'uomo più gradito al ruolo - e anche qui: alla fine, al voto parteciparono solo i diciannovemila dirigenti centrali e locali, non gl'iscritti. In ogni caso: la votazione indicò Veltroni, il Partito scelse D'Alema - l'autore della protesta di cui sopra; scelta compiuta per giunta pochi giorni dopo l'uscita filo leghista, a piena dimostrazione del concetto di alleanza testé trascritto. Se Veltroni avesse avuto un minimo di senso della dignità, umana o politica o storica che fosse stata, avrebbe dovuto andare via sbattendo la porta: all'inferno voi e i vostri giochetti di potere. Come ben sai, invece, egli è rimasto; alla fine, qualcuno ha capito l'errore e lo ha finalmente sollevato al massimo scranno, dei DS prima e del PD oggi.

    Ripeto: Veltroni non è Berlusconi, ma il PDS - DS - PD non è parimenti la risposta giusta alla politica neo liberista. Il governo Prodi ha rifinanziata la missione in Afghanistan, ha fatto orecchie da mercante sulla base NATO di Vicenza ed è implicato nelle "extraordinary rendition" - estradizioni straordinarie, leggi espulsioni facili - di cui il caso Abu Omar è quello più evidente: alla faccia degli Stati Uniti alleati di Berlusconi. Chissà che fine hanno fatta Nanni Moretti e i suoi girotondini, chissà che cosa pensano del motto "no alla guerra, senza se e senza ma"; sempre se lo ricordano ancora.

    Il medesimo governo ha mantenuta la scuola e la sanità sotto il livello di guardia - anzi, nella scuola sono stati decisi degli esami intermedî senza che per queste attività aggiuntive fosse stato previsto fondo alcuno; e anche i regolamenti applicativi degli esami stessi sono stati ritardati di gran lunga. Sempre nella scuola, la sinistra politica e sindacale ha previsto un fondo pensione (Espero) in sostituzione della liquidazione, nonostante l'esperienza disastrosa del medesimo fondo (Cometa) istituito per i metalmeccanici, tanto che ormai il termine "fondo pensione" è da tutti individuato come strumento poco promettente per il lavoratore, ma molto accattivante per i gestori. Ancora: da lungo tempo la sinistra, nelle sue molteplici personificazioni (Amato, Dini, ai quali ha fatto seguito Maroni), lavora alla "riforma delle pensioni" - leggi affamare i deboli e gl'indifesi, in questo caso gli anziani; fosse cosa da niente l'emergenza salariale, fosse cosa da niente la "flessibilità" lavorativa, fosse cosa da niente la crisi degli alloggî, dei consumi, della famiglia. Sono scomparse le iniziative in favore dei matrimonî civili, ennesima pronazione alle reprimende vaticane; quasi che si vogliano sposare civilmente solo i culattoni (chiamiamoli con il loro vero nome, a che cosa servono tanti eufemismi se poi in pratica sono loro negati i diritti umani).

    Sento la lamentela del rischio di "spartizione" delle massime cariche istituzionali tra i vincitori delle elezioni, quando oggi persino il Presidente della Repubblica è stato deciso con questa filosofia. La legge elettorale è una porcata a detta dello stesso autore, ma nessuno a sinistra ha osato stendere una revisione, neanche in brutta copia. Sai bene che fino a quest'ultima elezione l'astensionismo passivo non faceva percentuale di media votanti, quindi le schede bianche e nulle fanno percentuale votanti, ma sono ripartite [corr. erano contate] in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto "premio di maggioranza" - al quale anche la sinistra ha deciso di attingere: tuttora la legge elettorale "dimentica" di stabilire un quorum di partecipazione. Qualora tutto questo ti apparisse poco, t'informo che la scelta del 13 aprile per il voto, in alternativa a quella del 6 di aprile, può apparire casuale; ma non lo è affatto. Votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione; votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. Poi parlano di voler fare l'election day per ridurre i costi della politica. Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge è subito trovato l'inganno. Morale della favola: trecento milioni di euro saranno dilapidati per questa operazione.

    Quando infine leggo di una lettera inviata a Berlusconi che parla di tutela dell’unità della Nazione, rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata, fedeltà alla Costituzione repubblicana e fedeltà alla bandiera Tricolore e all’Inno di Mameli, mi domando in quale paese vivo, se ciò che vedo e sento è reale o l'ho sognato ieri notte. Oppure, devo pensare a un politico che, avendo intuita la sconfitta, va a piagnucolare al futuro vincitore: spero che converrai con me che un più dignitoso silenzio sarebbe stata la scelta migliore.

    Ripeto: basta con questa storia del meno peggio. Basta con i comunisti (nel senso berlusconiano del termine), basta con i ministri-imprenditori che si fanno le leggi per il proprio comodo. Bruno Visentini fu contemporaneamente presidente dell'Olivetti e ministro delle Finanze: quando fu introdotto lo scontrino obbligatorio, i registratori di cassa prodotti a Ivrea andarono a ruba. Più che conflitto di interessi, fu una simbiosi. Correva l'anno 1983: stiamo ancora in queste condizioni. Veltroni non è Berlusconi; ma la differenza è largamente sotto il limite di guardia.

    Stefano

  • Fuori tutti.

    Tratto dal Blog di Beppe Grillo Fuori tutti

    Fuori tutti. Avete distrutto il Paese. Le vostre facce sui muri sono per noi. I nostri vaffanculo sono per voi. Nessuno di voi merita il voto degli italiani. Cari dipendenti i vostri obiettivi sono noti, sono tre. La poltrona, l’impunità, gli affari. I galantuomini ci sono anche tra voi e sono i primi che se ne devono andare. Sono pochi e quindi si notano di più. Fanno quasi tenerezza e molta rabbia. Sono i pali della politica. Un po’ ingenui, un po’ fresconi.
    Fuori tutti. In quindici anni avete riportato il Paese al dopoguerra. La Finocchiaro e Bianco si dicono stupiti che io supporti la lista civica regionale di Sonia Alfano in Sicilia. Anime belle, voi mi offendete. Tra voi e lo psiconano non c’è differenza. Siete il partito dello status quo che ha lasciato fare al centrodestra ogni porcata senza mai muovere un dito. Il partito di Bassolino, la cozza di Napoli. Di Topo Gigio che ha paura della sua ombra e anche di quella di D’Alema e parla di tutto. Ma non del conflitto di interessi, di Rete 4 sul satellite, della corruzione di giudici per l’acquisto della Mondadori. Siete quelli di Bettini, il portavoce del PD, che ha affermato che Antonio Di Pietro “non è adatto per il ruolo di ministro della Giustizia". Forse lo vuole nominare ministro per i rapporti con il Parlamento o sottosegretario alla Difesa. Ovunque non disturbi i manovratori. Siete quelli dell’indulto, dell’Unipol e della Forleo a cui avete messo la mordacchia. Di Violante che ha garantito le televisioni allo psiconano e lo ha dichiarato pure in Parlamento.
    Fuori tutti. Casini, Azzurro Caltagirone, che abbraccia Moggi ed evita la galera a Cuffaro candidandolo in Parlamento. Casini ripreso sempre con il crocifisso dietro le spalle. Se Cristo potesse, scenderebbe dalla Croce per prenderlo a calci.
    Fuori tutti. Fatevi dimenticare. L’oblio potrebbe salvarvi. Mastella non lo vuole più nessuno. Il suo lavoro sporco lo ha fatto. Ora fa solo perdere voti. Il Pastella dichiarò, sudato, che Beppe Grillo non gli avrebbe fatto fare la fine di Moro e neppure quella di Craxi. Forse è meglio che si guardi dai suoi mandanti e non da un comico. Le vostre facce sui muri sono una provocazione, una istigazione alla rabbia popolare. Le elezioni sono incostituzionali, non possiamo scegliere il candidato. Possiamo solo votare il Partito Unico dei Gemelli Siamesi.
    Un tedesco che non avesse votato durante il nazismo. Un sovietico che non avesse votato durante lo stalinismo. Un italiano che non avesse votato durante il fascismo. Come li chiamereste? Democratici, persone libere? Siatelo anche voi. Non votate per le elezioni politiche. Esercitate il vostro diritto di non essere presi per il culo.

    P.S.Io non appoggio nessuna lista politica nazionale. Nessuno è autorizzato a usare il mio nome per le liste politiche. Ho dato disposizioni ai miei legali per agire al più presto nei confronti di presunte liste Grillo nazionali.

  • Italia dei Valori e Commissione Parlamentare d'Inchiesta

    Sul blog dell'Italia dei Valori a proposito del voto sulla Commissione d'inchiesta

    Gl'interventi sono scritti male, ci sono alcuni errori di grammatica ("che
    _lo_ ha portato a votare l'Italia dei Valori..." ) e qualche ripetizione (le
    parole "alcuni facinorosi" compaiono per due volte nel terzo capoverso del
    primo messaggio, così come le parole "tanti anni" compaiono due volte
    nell'ultimo capoverso del secondo messaggio); ma sono il prodotto di un
    impulso, una necessità di risposta troppo impellente e troppo forte per
    poter cogitare, analizzare in maniera compiuta il testo (a tutto questo
    aggiungete un noioso mal di denti). Fatene quel che volete, solo non
    modificate nel mio nome.

    P.S.: è vero, ho votato per Di Pietro: quando si trattò di allontanare
    Storace prima, Berlusconi dopo. Questo per chiarire che non sono un suo
    seguace, né ho votato per il miglior politico o per quello che mi
    rappresentava meglio, ma per (quello che - sul momento - sembrava essere) il
    meno peggiore.

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    http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/art...

    No, caro signor Di Pietro (e non più onorevole, per quel che mi riguarda):
    no, cari signori "tifosi" di partito. Qui stiamo discutendo delle briciole
    dimenticando le pagnotte, il forno, la panetteria.

    Stiamo facendo finta di cercare le violenze dei manifestanti - che ci
    saranno pure state, nessun gruppo è monolitico nelle sue azioni, sicché
    figurarsi un corteo di manifestanti - dimenticando la "macelleria messicana"
    di cui il vicequestore Michelangelo Fournier ha già riccamente data
    testimonianza, per giunta dinanzi a un Giudice, chissà se qualcuno si
    ricorda che cosa sia.

    Stiamo facendo finta di credere che l'azione violenta di alcuni facinorosi
    possa essere la motivazione giustificante per rinunciare a un'intera
    Commissione Parlamentare d'Inchiesta, la quale avrebbe molto da indagare.
    Stiamo facendo finta di porre l'azione violenta di alcuni facinorosi sullo
    stesso livello della vera e propria aggressione premeditata perpetrata dalle
    forze di repressione (e non dell'ordine: un conto è un poliziotto, un conto
    è un celerino) quella notte nella Scuola Diaz.

    Stiamo facendo finta di dimenticare che una Commissione Parlamentare
    d'Inchiesta non compie lo stesso lavoro di un Giudice Penale: quello indaga
    sulle responsabilità dei singoli, questa indaga sulle responsabilità
    politiche, non per niente si chiama Commissione Parlamentare. A meno di
    voler credere che la raccolta di fondi in favore delle Forze dell'Ordine
    avanzata da Alleanza Nazionale sia stata l'idea di un gruppo di pie donne in
    favore di poveri ragazzi in difficoltà.

    Stiamo facendo davvero il gioco di Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e
    Lega Nord, che per buona ragione sono felici di (far) pestare i "comunisti",
    indipendentemente dalle eventuali ragioni di cui fossero latori - l'unico
    manifestante anti globalizzazione buono è il manifestante morto.

    Avete fermato la creazione di una Commissione prevista dal programma
    dell'Unione, e chissà se la proposta sarà più portata avanti - mica possiamo
    subire un'altro smacco di questo tipo. Avete rinunciato a cercare i
    colpevoli politici, quelli più pericolosi, quelli che hanno dati gli ordini,
    i permessi, le disposizioni: sarebbe come voler rinunciare alla ricerca dei
    mandanti, visto che per gli esecutori è stato fatto qualcosa - e poi anche
    le vittime hanno reagito.

    A questo punto, mi viene il dubbio che anche la strenua difesa del Pubblico
    Ministero Luigi De Magistris sia stata solo un'operazione di facciata: al
    momento buono, ecco che votate insieme all'UDEur. Almeno Clemente Mastella è
    coerente con la sua posizione: non si giustifica, il suo blog è
    completamente asettico alla questione del voto alla Commissione.

    Bravi. Complimenti. Penseremo noi a farvi una bella pubblicità: Internet è
    utile anche per questo.

    Stefano Stronati, alias alFaris.

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    http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/art...

    Non sono un pazzo visionario, non sono uno che abbandona la nave quando il
    periglio è maggiore. Sono un sindacalista indipendente da più di quindici
    anni, ho visto Di Pietro nascere e crescere. Ho _votato_ per lui, perché
    anche a me era apparso come un uomo che voleva fare qualcosa - forse anche
    troppo per le sue forze.

    Qui non stiamo parlando di una vita intera: stiamo discutendo di un errore
    madornale, macroscopico, che lo ha portato a votare l'Italia dei Valori
    insieme con UDEur e Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega. È assurdo
    pensare che una mezza commissione valga meno di niente, è troppo addurre le
    responsabilità dei singoli manifestanti per rischiare di lasciare sfuggire
    la giustizia nei confronti dei mandanti parlamentari.

    Un qualunque uomo politico sa che la politica è la ricerca di un punto
    d'incontro, l'Italia dei Valori avrebbe potuto benissimo votare per questa
    commissione incompleta per poi esigere il resto (che poi, una Commissione
    Parlamentare mica indaga sui facinorosi da manifestazione).

    Ci sono errori che si possono correggere, ci sono errori che si possono
    capire: questo è un errore enorme, difficile da correggere e sicuramente
    ancor più difficile da capire; a meno di sospettare l'onestà intellettuale
    di chi l'ha compiuto. Dopotutto, quanti uomini politici hanno fatto il salto
    della quaglia, quanti sindacalisti sono diventati Ministri del Lavoro: per
    quale motivo ci dovremmo meravigliare dell'ultima, ennesima maschera caduta
    dalla faccia di bronzo di turno?

    All'epoca ho evitato di andare a Genova perché sapevo come sarebbe andata a
    finire: se avessero voluti evitare gli scontri, sarebbe bastato mettere una
    portaerei in mezzo all'oceano. Possibile che io abbia capito allora che
    Berlusconi (e D'Alema, che scelse Genova come sede del G8) cercavano lo
    scontro, e l'Italia dei Valori non l'abbia capito oggi, dopo tanti anni e
    tante prove venute a galla? Sì, possibile: ma dopo tanti anni, anch'io
    comincio a credere che "pensar male è peccato, ma s'indovina sempre".
    Staremo a vedere quali scusanti saranno addotte - migliori di quelle già
    leggibili oggi.

    Stefano Stronati, alias alFaris

  • Sul video "Il discorso tipico dello schiavo"

    Sul video "Il discorso tipico dello schiavo" http://it.netlog.com/go/videos/videoid=82577

    Capite, adesso, che cosa significa essere "schiavi"? Silvano Agosti ha chiaramente dipinto il carattere dello schiavo: "Allora: intanto, uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero, perché se no, anche se un giorno la porta sarà aperta, lui non vorrà uscire". "Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede, quanto quello che non è più capace d'immaginarsi la libertà".

    Perfetto: che cosa hanno risposto alcune persone? "Come possiamo vivere senza lavoro?". "Come farebbe tutto il mondo se nessuno facesse niente...". Come se Agosti avesse detto che non dobbiamo lavorare: "[Con] le nuove tecnologie i profitti sono aumentati almeno cento volte, l'orario di lavoro doveva diminuire almento dieci volte. Invece no, l'orario di lavoro è rimasto intatto". Altro che leccare il pavimento: siamo all'esaltazione della condizione di schiavitù, alla dignità del sottomesso che arricchisce il padrone.

    Addirittura, "mi piacerebbe tanto sapere quanto guadagna sto simpaticone ke parla....con ke macchina gira e sarei curioso di sapere se fa tutto lui oppure viene aiutato da qlli ke lui kiama "skiavi"...". Siamo arrivati al punto di accusare il teoreta della libertà individuale di disprezzo nei confronti degli schiavi. Meno male che non ha fatti nomi e cognomi: apriti cielo, hai osato pronunciare il sacro nome del padrone.

    Ma insomma, siete capaci di contare fino a dieci? Siete capaci di sommare due più due? Avete da qualche parte uno scarto di dignità, un vago ricordo della libertà, del diritto - umano prima di tutto, poi di cittadino? O sareste pronti a pagare settantasette miliardi per un quadro di Van Gogh, visto che ritenete un affare prostituire la vostra vita "in cambio di due milioni e mezzo di lire al mese, ben che vada".

    Be', mi spiace per voi: io valgo più di uno stipendio, valgo più di una "posizione" da schiavo che lecca il pavimento. Lavoro per due motivazioni: una strettamente legata al fabbisogno, al ricatto "del cibo, del letto, della macchinetta" - anzi no, perché almeno dal ricatto della macchinetta mi sono riuscito a liberare: possiedo solo uno scooter, quando piove prendo i mezzi pubblici o altrimenti pazienza. Per la cronaca, mi sono liberato anche della schiavitù televisiva: vi sfido di riuscire a farlo.

    L'altro, visto che lavoro in una scuola, per spiegare ai miei studenti che il loro valore umano e personale è immenso: che è criminale pagare tanto un dirigente che poi affonda l'azienda per cui lavora mettendo in cassa integrazione i lavoratori, e per giunta s'intasca le sovvenzioni di uno Stato credulone quando non connivente; che è assassino convincere una donna che è "bella" solo se modifica completamente il proprio aspetto fisico, fino a ridursi a una bambola o peggio; che "leccare il pavimento è diventata addirittura un'aspirazione" solo per chi manca di uno straccio di dignità e un briciolo di amor proprio.

    Non so quanti di questi ragazzi riesca a capire quel che dico; ma se anche uno solo di loro riesce a comprendere le ragioni di questo meccanismo e si mette a "remare contro", allora avrò raggiunto il mio obiettivo: insegnare la libertà, comunicare la vita, istillare la volontà di reazione a un mondo che "ti mastica e poi ti sputa", che ti permette di adottare la sola massima del "produci, consuma, crepa". Che poi noi si fallisca a cambiare il mondo, dipende da quanto il mondo è in grado di lottare per liberarsi. Dipende da voi. Noi siamo già in guerra: da un pezzo.

    Stefano

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