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Moustafa_alSallahd

Trust maschio - 43 anni, Bracciano (RM), Italy


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Blog 28

Oggi va tanto di moda la parola "blog" - da web log, traccia su rete: io preferisco ancora chiamarlo in italiano, "diario". Spero di offrire qualche spunto di riflessione a chi viene a leggere.


  • Io su Netlog

    Testo del 15 agosto:

    Vi avverto che limiterò il mio acconto su Netlog. Manterrò il contatto, ma andrò altrove a esprimere i miei pensieri.

    La motivazione sta in questa notifica:

    14 ago 2008 - 16:26 Il tuo evento Manifestazione nazionale antirazzista è stato rifiutato.

    Qui i dettagli della manifestazione:

    http://4ottobre2008.bloog.it/

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    Sono da tempo deluso da questo spazio, dove l'amministrazione è lasciata a pochi volontarî male in arnese e privi di equilibrio nelle proprie decisioni. Quand'anche volessi vedere questo rifiuto in salsa rosa, ovverosia nell'ottica evasiva e festaiola tipica del prodotto volto al consumismo di massa (gli eventi previsti su Netlog sono festa, concerto, spettacolo e festival), mi resterebbe pur sempre l'amarezza di leggere come un'evento così importante di questi tempi sia bocciato in tutta semplicità, senza alcuna motivazione sostanziale.

    Gli atteggiamenti di Netlog si sono sempre dimostrati privi di un qualsivoglia senso di misura. Il mio gruppo "Puliamo Netlog", che pure per tanta parte si era adoperato per la ricerca di falsi utenti, prostitute di vario calibro, cafoni e teppisti, è stato chiuso per un singolo messaggio eccessivo; so per certo che lo spazio di una ragazzina è stato bloccato per causa di uno dicesi un messaggio sul suo blog di sapore omofobo. A parte che a una ragazzina di quindici anni che espone idee omofobe al massimo fai una ramanzina, e cancelli il messaggio in questione; in ogni caso, su Netlog esiste una vera pletora di gruppi neofascisti http://it.facebox.com/go/search/view=clans&... ai quali è concesso tranquillamente tutto lo spazio che vogliono. Alla faccia della lotta all'omofobia.

    So per certo che altri spazî sono stati colpiti da atteggiamenti di censura degni del più retrivo educandato femminile. Persino l'opera "Il Bacio" di Auguste Rodin http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:The_Ki... ha subita la censura di Netlog; in seguito, poi, qualcuno gli deve aver fatto notare che i due soggetti sono di marmo. Il video del brano di Antonello Venditti "Dolce Enrico" http://it.youtube.com/watch?v=-rP3S77h-tU è tuttora vietato su Netlog; provate a caricarlo e vedrete che vi risponde "il video è offensivo" (perché?!). Adesso hanno messo anche lo sbarramento per l'accesso agli spazî gestiti da minorenni: io lavoro in un istituto superiore, qui rischio di passare per pedofilo.

    Scrivere che la mia esperienza su Netlog sia stata deludente è dir poco.

    Stefano

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    Aggiornamento del 16 agosto:

    La "follia al potere" ha accettato lo stesso evento, ma proposto da great_leonardo2006:

    http://it.netlog.com/go/explore/events/eventid=...-

    Se conoscete uno bravo, fatemi avere l'indirizzo...

  • I giudici ciechi di Bolzaneto

    Tratto da: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/crona...

    La Repubblica - 16 luglio 2008

    Cronaca
    L'analisi

    I giudici ciechi di Bolzaneto
    di Giuseppe D'Avanzo

    Non era la "punizione" degli imputati il cuore del processo per le violenze di Bolzaneto. Quel processo doveva dimostrare (e ha dimostrato in modo inequivocabile, a nostro avviso) che può nascere senza alcuna avvisaglia, anche in un territorio governato dalla democrazia, un luogo al di fuori delle regole del diritto penale e del diritto carcerario, un "campo" dove esseri umani - provvisoriamente custoditi, indipendentemente dalle loro condotte penali - possono essere spogliati della loro dignità; privati, per alcune ore o per alcuni giorni, dei loro diritti e delle loro prerogative. Nelle celle di Bolzaneto, tutti sono stati picchiati. Questo ha documentato il dibattimento. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. Tutti sono stati insultati: alle donne è stato gridato "entro stasera vi scoperemo tutte". Agli uomini, "sei un gay o un comunista?". Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini. C'è chi è stato picchiato con stracci bagnati. Chi sui genitali con un salame: G. ne ha ricavato un "trauma testicolare". C'è chi è stato accecato dallo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi ha patito lo spappolamento della milza. A. D. arriva nello stanzone della caserma con una frattura al piede. Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede"

    C'è chi ha ricordato in udienza un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. ha raccontato che gli è stato messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello.

    Ogni volta che provava a toglierselo, lo picchiavano. B. B. era in piedi. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". Percuotono S. D. "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano.

    J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". Queste sono le storie ascoltate, e non contraddette, nelle 180 udienze del processo. È legittimo che il tribunale abbia voluto attribuire a ciascuno di questi abusi una personale, e non collettiva, responsabilità penale. Meno comprensibile che non abbia voluto riconoscere - tranne che in un caso - l'inumanità degli abusi e delle violenze. Era questo il cuore del processo.

    Alla sentenza di Genova si chiedeva soltanto di dire questo: anche da noi è possibile che l'ordinamento giuridico si dissolva e crei un vuoto in cui ai custodi non appare più un delitto commettere - contro i custoditi - atti crudeli, disumani, vessatori. È possibile perché è accaduto, a Genova, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati.

    È questo "stato delle cose" che il blando esito del giudizio non riconosce. È questa tragica probabilità che il tribunale rifiuta di vedere, ammettere, indicarci. Nessuno si attendeva pene "esemplari", come si dice. Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il parlamento non ha trovato mai il tempo - in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Agli imputati erano contestati soltanto reati minori: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi). Si sapeva che, in capo a sei mesi (gennaio 2009), ogni colpa sarebbe stata cancellata dalla prescrizione.

    Il processo doveva soltanto evitare che le violenze di Bolzaneto scivolassero via senza lasciare alcun segno visibile nel discorso pubblico.

    Il vuoto legislativo che non prevede il reato di tortura poteva infatti consentire a tutti - governo, parlamento, burocrazie della sicurezza, senso comune - di archiviare il caso come un imponderabile "episodio" (lo ripetono colpevolmente oggi gli uomini della maggioranza). Un giudizio coerente con i fatti poteva al contrario ricordare che la tortura non è cosa "degli altri". Il processo doveva evitare che quel "buco" permettesse di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.

    I pubblici ministeri sono stati consapevoli dell'autentica posta del processo fin dal primo momento. "Bolzaneto è un "segnale di attenzione"", hanno detto. È "un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell'uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere".

    I magistrati hanno chiesto, con una sentenza di condanna, soprattutto l'ascolto di chi ha il dovere di custodire gli equilibri della nostra democrazia, l'attenzione di chi ostinatamente rifiuta di ammettere che, creato un vuoto di regole e una condicio inhumana, "tutto è possibile". Bolzaneto, hanno sostenuto, insegna che "bisogna utilizzare tutti gli strumenti che l'ordinamento democratico consente perché fatti di così grave portata non si verifichino e comunque non abbiano più a ripetersi". È questa responsabile invocazione che una cattiva sentenza ha bocciato.

    Il pubblico ministero, con misura e rispetto, diceva alla politica, al parlamento, alle più alte cariche dello Stato, alla cittadinanza consapevole: attenzione, gli strumenti offerti alla giustizia per punire questi comportamenti non sono adeguati. Non esiste una norma che custodisca espressamente come titolo autonomo di reato "gli atti di tortura", "i comportamenti crudeli, disumani, degradanti". E comunque, il pericolo non può essere affrontato dalla sola macchina giudiziaria: quando si muove, è già troppo tardi. La violenza già c'è stata. I diritti fondamentali sono stati già schiacciati. La democrazia ha già perso la partita. I segnali di un incrudelimento delle pratiche nelle caserme, nelle questure, nelle carceri, nei campi di immigrati - dove i corpi vengono rinchiusi - dovrebbero essere percepiti, decifrati e risolti prima che si apra una ferita che non sarà una sentenza di condanna a rimarginare, anche se quella sentenza fosse effettiva (come non era per gli imputati di Bolzaneto).

    L'invito del pubblico ministero e una sentenza più coerente avrebbero potuto e dovuto indurre tutti - e soprattutto le istituzioni - a guardarsi da ogni minima tentazione d'indulgenza; da ogni volontà di creare luoghi d'eccezione che lasciano cadere l'ordinamento giuridico normale; da ogni relativizzazione dell'orrore documentato dal processo. Al contrario, la decisione del tribunale ridà fiato finanche a Roberto Castelli, ministro di giustizia dell'epoca: in visita nel cuore della notte alla caserma, bevve la storiella che i detenuti erano nella "posizione del cigno" contro un muro (gambe divaricate, braccia alzate) per evitare che gli uomini molestassero le donne.

    "Bolzaneto" è una sentenza pessima, quali saranno le motivazioni che la sostengono. È soprattutto una sentenza imprudente e, forse, pericolosa. Nel 2001 scoprimmo, con stupore e sorpresa, come in nome della "sicurezza", dell'"ordine pubblico", del "pericolo concreto e imminente", della "sicurezza dello Stato" si potesse configurare un'inattesa zona d'indistinzione tra violenza e diritto, con gli indiscriminati pestaggi dei manifestanti nelle vie di Genova, il massacro alla scuola Diaz, le torture della Bixio.

    Oggi, 2008, quelle formule hanno inaugurato un "diritto di polizia" che prevede - anche per i bambini - lo screening etnico, la nascita di "campi di identificazione" che spogliano di ogni statuto politico i suoi abitanti. Quel che si è intuito potesse incubare a Bolzaneto, è diventato oggi la politica per la sicurezza nazionale. La decisione di Genova ci dice che la giustizia si dichiara impotente a fare i conti con quel paradigma del moderno che è il "campo". Avverte che in questi luoghi "fuori della legge", dove le regole sono sospese come l'umanità, ci si potrà affidare soltanto alla civiltà e al senso civico delle polizie e non al diritto. Non è una buona cosa. Non è una bella pagina per la giustizia italiana.

  • Risposta al messaggio Lo sfascio dell'italia

    Lo sfascio dell'italia. Con la "i" minuscola.

    http://it.netlog.com/Groupie_GlitterRock/blog/b...-

    - The_Sweet_Insanity:
    Razzisti. Vivo in una società di razzisti.
    Credete di essere tanto unici, pieni e veri, ma poi, quando vi viene chiesta una motivazione non sapete cosa rispondere. Dite di non volere persone di razze diverse. Ma le razze non esistono: tutti noi, siamo immensamente diversi e distanti e per questo così uguali. Oggi ho sentito una persona dire "gli immagrati non sono persone, sono animali". Non ci potevo credere. No. No. No. Ogni persona ha qualcosa da insegnare a qualcun'altro.

    I razzisti sono la feccia della società. Loro sono gli unici animali. Credo anche che dietro a questo seguire un'ideologia politica di massa, si nasconda l'incapacità di esprimersi per quello che si è realmente.

    Ora che i leghisti mi insultino, i fascisti mi minaccino... non mi importa molto. Io sono qualcuno. Voi valete solo in massa.

    pace e amore a tutti
    Miss Cherry :)


    Giungo buon ultimo nel tuo spazio, e commento con un certo ritardo rispetto alla miriade di messaggî che ti sono stati lasciati (ne ho trovati più di un centinaio: caspita!, hai fatto centro ragazzina). Confermo: viviamo in una società razzista, stupida, beghina e ipocrita. Ne sia dimostrazione l'onnipresente cattolicesimo salvo che nell'urna elettorale, dove vincono il divorzio e l'aborto.

    Questa dei referendum è la cartina al tornasole dell'Italia: altro che "Repubblica fondata sul lavoro", altro che "società civile", altro che "nata dalla Resistenza". Fattelo dire da chi è più vecchio (e furente) di te: questo Paese si è retto per anni sui finanziamenti, degli Stati Uniti per il tramite della Democrazia Cristiana e dell'Unione Sovietica per il tramite del Partito Comunista: fosse stato per il nostro lavoro, oggi saremmo una fogna - e lo diverremo, se dovesse seguitare così. La Resistenza fu fatta da pochi esaltati: oggi questo Paese è costituito da democristiani e socialdemocratici (al tempo, i comunisti definivano i socialdemocratici con il dolce nome di "socialtraditori": avevano ragione, guarda oggi D'Alema e Veltroni), diversi nell'apparenza e identici nel marciume.

    Non solo: se all'epoca vinsero divorzio e aborto, fu perché gli uomini speravano di potersi liberare della moglie, e trovarne un'altra. Oggi che le cotanto rosee aspettative sono state sistematicamente frustrate, siamo tornati al delitto d'onore. Tutto sommato, a me la cosa fa ridere - a parte le donne offese con vario titolo, per le quali mi dispiace: ma è bello vedere che per una volta la mentalità furbacchiona dei maschietti italioti è stata così severamente punita.

    Il voto uscito dall'urna è la vera immagine del Paese: ciucciamo gli alluci ai padrini di turno, sperando di poter ottenere qualche briciola caduta dal loro tavolo riccamente imbandito; e ce la litighiamo persino, accampando che abbiamo leccato più dell'altro. Emilio Fede è ripugnante nella sua smaccata ossequienza: pure ha un largo seguito, chiara dimostrazione che c'è tanta gente come lui. Paolo Villaggio ha provato a portare sullo schermo questo scarto umano, l'impiegato vigliacco e pronto a sottomettersi a tutto pur di fare carriera: invece di essere fischiato e offeso, ha avuto un successo grandioso - oggi alcune sue frasi sono diventate modo di dire; un motivo ci sarà: http://it.youtube.com/watch?v=PjyV6vRgrdI .

    La mia più grande soddisfazione (se così si può chiamare) sarà vedere questa caterva di vermi schiacciata come si merita; da cinesi, negher, marocchini - più affamati di loro, che li cancellerà dalla loro stessa terra. Dopotutto, per quale motivo dovrebbero continuare a esistere? Se davvero gli "esseri inferiori" devono essere sottomessi al "Popolo Signore", ebbene che sia...

    Stefano

  • Risposta al messaggio GREMBIULE IN CLASSE? SI o NO? (2)

    http://it.netlog.com/great_leonardo2006/blog/bl...-

    - great_leonardo2006:
    L’abbigliamento dovrebbe essere consono al luogo che si frequenta che parimenti deve essere trattato e rispettato in quanto bene dello Stato quindi di tutti e non bene privato e secondo un sondaggio di studenti.it pare pure gradito.


    Guagliu': parlammo ma nun ce capimmo.

    Il Dizionario Garzanti, alla voce Istituzione, recita ch'essa è "l'insieme delle norme e delle consuetudini fondamentali su cui si regge lo Stato"; aggiungo che l'Istituzione traccia queste norme, e perciò educa il cittadino alla convivenza civile. Ora: ti pare che i cittadini di questo Paese abbiano a cuore sé stessi in primis, e poi quello che è loro dintorno? Quale effetto sortirebbe un provvedimento preso dall'alto di un'Istituzione, per antonomasia inutile - tranne che per l'emissione del famigerato "pezzo di carta"?

    A parte questo, ero sono e sarò sempre e fermamente contrario. L'istituzione di una divisa è cosa utile quando sia necessario cancellare la personalità del singolo: ecco allora l'utile sua funzione in seno a un esercito, dove il singolo dev'essere identificato per la sua funzione - e allora spiccano i gradi e le mostrine, i galloni e gli alamari. All'interno di una scuola, invece, dovrebbe avvenire esattamente il contrario. La Scuola, nella sua accezione più felice, dovrebbe condurre i ragazzi verso l'età adulta; l'adozione della divisa, al contrario, ottempera da una parte alla separazione dei membri dal resto della società, dall'altra all'annullamento della personalità del singolo.

    Se avessimo degl'insegnanti davvero motivati al proprio lavoro, sarebbe loro responsabilità contenere gli eccessi dei ragazzi: fuori di qui puoi fare quello che vuoi - o quasi, ma qui userai la gentile disponibilità di mostrarti in maniera più sobria e austera. L'adozione della divisa è un'ipocrita messinscena, buona soltanto per salvare l'apparenza di un provvedimento di cartone: chi se ne importa di che cosa pensi o faccia il ragazzo, la scuola si nasconde dietro la norma e finisce lì il suo compito. Alla faccia della funzione educativa.

    Mi dirai: ma anche adesso la scuola svolge una _finzione_ educativa: certamente, ed è per questo che un provvedimento simile, qui oggi e stanti così le cose, si rivelerebbe un duplice errore: primo, l'errore assoluto di astenersi dall'educazione dei giovani (nascondersi dietro alla norma); secondo, l'errore relativo e specifico di diventare ancor più lo zimbello della società (con tutti i problemi serî della scuola italiana - mancanza di fondi, di aule, di strumenti didattici, d'insegnanti preparati e di prestigio - ci soffermiamo a disquisire sul dettaglio del vestiario).

    Allora: la soluzione, more solito, dovrebbe arrivare dall'alto. Basta col nepotismo, basta con l'arricchimento sugli appalti, basta con il dilettantismo politico economico giuridico: prima d'ogni cosa, sovvenzionamento _serio_ della Scuola - visto che persino il Messico stanzia per essa una percentuale del PIL più alta di quella italiana. Edificazione di scuole ad hoc - invece di riciclare vecchî edifici creati per tutt'altro scopo; rinnovamento delle strutture, delle apparecchiature, degli strumenti didattici; agevolazioni per acquisto di libri, riviste, CD; agevolazioni per ingresso a mostre, musei, conferenze, concerti (per esempio: perché dover sapere tutto di Wolfgang Amadeus Mozart e nulla di Charlie "Bird" Parker Jr.? ).

    Ancora: aggiornamento dei programmi, specie degl'istituti tecnici e professionali, per i quali bisognerebbe prevedere tirocinî presso le strutture di produzione - fermo restando che dovrebbe essere impedita qualsiasi ingerenza delle strutture di produzione nei confronti degl'istituti stessi: le aziende che volessero fare corsi specifici si dovrebbero attrezzare per proprio conto, reclutando gli studenti solo alla fine del percorso didattico; reintroduzione dell'ora di educazione civica (altro che divise), trasformazione dell'ora di religione in ora di _riflessione_ - e chi vuole incontrare il proprio Dio se lo vada a pregare dove gli pare. Nel mio Istituto c'è un fior d'insegnante di religione, il quale fa vedere ai suoi studenti lungometraggî molto impegnati: uno per tutti, "Million dollar baby", che tratta tra i tanti il tema dell'eutanasia: ci fossero più insegnanti come lui.

    Ancora: reclutamento degl'insegnanti in maniera seria e funzionale all'insegnamento - laurea per tutti gl'insegnanti di tutti i gradi, obbligo della presenza nel percorso di laurea di almeno un esame di psicologia e un esame di pedagogia, ambedue specifici per l'età degli studenti da formare; tirocinio di almeno un anno e aggiornamento in itinere continuo, gratuito e obbligatorio. Istituzione dell'Ordine degl'Insegnanti, totalmente svincolato sia dalla politica che dal sindacato. Obbligo di maggiore severità: nella struttura scolastica nessuno fuma, nessuno prende il caffè o mangia la pizza salvo nell'atrio e durante la ricreazione; irrogazione e controllo dei compiti a casa; preparazione e puntualità.

    In ultimo: basta con le vacanze camuffate da visite d'istruzione, chi vuole fare la crociera nel Mediterraneo vada da solo all'agenzia di viaggî; a scuola siano consentiti visite e viaggi d'istruzione con vera valenza educativa (che poi, anche chi va in visita alla Valle dei Templi può sempre dedicare un giorno alla spiaggia di Agrigento).

    Se fossimo in grado di compiere questa rivoluzione, sai che cosa ci faresti con i grembiuli.

    Stefano

  • Risposta al messaggio LA PRIMA VOLTA

    http://it.netlog.com/great_leonardo2006/blog/bl...-

    - MicheleReginamaria:
    Puoi senz'altro dissentire, io rispetto le opinioni degli altri, ma forse sul punto sarebbe più opportuno parlare di evidenze:


    Ai tuoi occhî: permettimi, con un pizzico di umorismo, di darti l'esempio di ciò che appare evidente all'occhio dell'essere umano, ma che nella realtà non è:

    - MicheleReginamaria:
    1) sul pianeta Terra, normalmente non nascono bambini ermafroditi, ma maschietti o femminucce;


    sul pianeta Terra normalmente i bambini muoiono. Fanno eccezione solo alcune isole felici, come l'Europa - ma neanche tutta, il nord America - e anche qui, la cosa varia per religione, gruppo etnico e soprattutto potere economico della famiglia di nascita, l'Australia - a patto che tu sia bianco, il Giappone. In centro America, dove la fame e le malattie falciano senza tregua, i genitori mettono il nome al figlio solo dopo il terzo anno di età (in Italia, anche nei periodi di forte povertà, il proverbio recitava "non dire di avere un figlio prima di un anno" ): sanno perfettamente che il mate cocido, l'infuso di erba mate, sazia solo apparentemente; contiene molte proteine, ma è povero di nutrimento;

    - MicheleReginamaria:
    2) normalmente i bambini nascono dalla congiunzione sessuale tra un individuo maschio con un individuo femmina;


    normalmente i bambini hanno come riferimento il gruppo, variamente nominato: villaggio, famiglia - anch'essa variamente intesa, borgata, favela e così via. La famiglia nucleare così come noi oggi la intendiamo è il risultato di un processo tutto sommato rapido e recente: fino a pochi anni fa - un centinaio, i bambini nascevano e vivevano in famiglie immense, che talora annoveravano anche quattro, cinque generazioni, dal bisnonno al nipotino. In ogni caso, il paese era una sorta di famiglia allargata: anche nel caso in cui i genitori si fossero trovati a tornare a casa tardi, erano certi che mille occhî avrebbero vigilato sui loro figlî;

    - MicheleReginamaria:
    3) normalmente partoriscono i figli gli individui femmina (mamme), mentre il genitore maschio si qualifica, affettuosamente, come papà.


    normalmente il padre non esiste. Tra le varie forme di vita sono state osservate un vero caleidoscopio di sistemi di vita, dalla convivenza in branco alla vita solitaria; ma di norma, il maschio si disinteressa totalmente di ciò che si occupa la femmina - la quale, istintivamente, ripudia qualsiasi cucciolo le si pari di fronte. Dirò di più: egli ignora completamente il concetto di riproduzione, genetica, fedeltà, tutte astrazioni prettamente umane;

    a proposito di astrazione: l'essere umano è l'unico in grado di concepire ed esprimere l'astratto - e la paternità è un'astrazione. Nessuno di noi ha mai visto un gene - al massimo può aver visto un cromosoma, sempre se ha avuta la fortuna di appoggiare il naso sopra un oculare di un microscopio; la fantasia è un'astrazione, così come la bellezza e la scrittura;

    a proposito di scrittura: l'essere umano è l'unico in grado di parlare - nel senso, esprimere concetti con la voce. Ci sono alcune forme di vita particolarmente intelligenti (scimmie antropomorfe, elefanti, delfini) in grado di esprimersi in varî modi, ma la capacità vocale umana è qualche cosa di eccezionale e del tutto fuori misura rispetto al resto delle forme di vita sulla Terra;

    stesso discorso dicasi per le capacità logiche: una scimmia arriva a mettere assieme al massimo sette, otto parole; la frase sottolineata che stai leggendo in questo istante contiene tre frasi variamente connesse tra loro, e in ogni caso contiene ventitré parole. Questo perché mentre la logica della scimmia è olistica - che la obbliga a mettere assieme tutte le parole, per poi interpretarle -, l'essere umano, unico sul pianeta, ha una logica sequenziale che al contrario gli permette di aggiungere significati in itinere, anche qualora la frase risultasse particolarmente lunga e complicata (anche la capacità di pensare "che barba!" è solo umana);

    a proposito di eccezioni rispetto al resto del pianeta: sul pianeta Terra, normalmente gli esseri viventi muoiono. Diventano preda di altri esseri, oppure rimangono senza cibo, oppure ancora nascono o si procurano nel tempo delle menomazioni che li portano poi a morire. Da questo punto di vista, gli esseri umani hanno compiute trasformazioni eccezionali: allevano e coltivano il proprio cibo, lo conservano per i periodi di carestia o per scambiarlo con altri esseri umani, si curano sia con metodi chimici (i medicinali) sia con metodi fisici (la chirurgia). Questo ha comportato, per chi se lo può permettere, la modificazione della piramide sociale dalla tipica struttura verticista (da cui il nome "piramide" ) a una struttura cilindrica, variamente bombata - e all'aumento di "malattie da benessere", dall'infarto al cancro al polmone, fino all'obesità e al diabete;

    - MicheleReginamaria:
    Questo accade NORMALMENTE in tutto il regno animale (l'ippocampo è una simpatica e deliziosa eccezione, si sa). :)
    Michele


    in tutto il regno animale, l'essere umano è l'unico in grado di concepire la morte. Anche altri esseri viventi capiscono qualcosa in merito - i cimiteri degli elefanti, o la gatta prossima alla morte che porta in casa un cucciolo trovato chissà dove. Anche in questo caso, ci sono più modi di affrontare quest'idea: in Giappone gli uomini più ricchi si preparano la collocazione post mortem, a Bali le ossa dei cadaveri sono portati in processione dai discendenti per permettere di partecipare ancora alla vita della comunità.

    Infine: l'idea di morte come qualche cosa di negativo e doloroso è tradizione ellenica. Passando al mondo occidentale tramite i latini e al mondo orientale tramite i persiani, si è diffusa largamente - e forse, ai nostri occhî, sembrerebbe che sia l'idea più normale. Questo non vuol dire che essa sia l'unica idea, né che sia la migliore per affrontare il problema. Essa ha un luogo, una data e una tradizione d'origine: è un'idea, pari per dignità a tante altre idee - ma con la caratteristica di essere molto diffusa, e di sembrare perciò "normale".

    Tutto questo papiro per dirti che ciò che appare "normale" è solo una nostra astrazione. Tempo fa era "normale" parlare di negri, oggi al massimo è possibile parlare di "persone di colore" o "neri". Quest'idea è però ben più fallace di quanto il nostro perbenismo apparente e l'ipocrita correttezza possano cercare di stemperare con le parole: in realtà, ci sono più differenze tra due africani che tra due europei. Prova a immaginare quanto può passare dai Watussi (altezza minima 1,80 m) ai Pigmei (altezza massima 1,20 m).

    Ecco perché sono sempre stato disponibile a tentare nuove strade: perché la mente umana è infinitamente più complessa di quanto noi stessi siamo in grado di comprendere. Allora, invece di limitarla perché "Dio non vuole" (ne siamo proprio sicuri? ), o perché "ma cara, che cosa fai?!", tento in tutte le maniere di sfidare la mia stessa intelligenza a comprendere la realtà: anche quando questa mi appare del tutto avulsa dalla razionalità.

    P.S.: non vale dire "che barba"! :) l'ho detto prima io...

    Stefano

  • Risposta al messaggio L'IMPORTANZA DELLE NOSTRE SCELTE

    http://it.netlog.com/Thesara60/blog/blogid=3569...-

    Essalamu Elikah!

    - Thesara60:
    quando l'amore finisce ci si lascia.....
    chi invece rimane insieme per tutta la vita..... forse non lo fa per amore....ma lo fa perchè le premesse iniziali di "non amore"(interesse,convenienza, dipendenza psicologica, complessi vari, perversioni,debolezze.....)restano invariate per tutta la vita.......


    Voglio sperare che questa tua affermazione sia dettata da una delusione contingente: perché hai scritta una cosa tanto triste così come tanto sbagliata. Ti faccio l'esempio personale: io do grande importanza ai sentimenti. Più ancora che a qualsivoglia carnalità, più ancora di qualsivoglia passione, ciò che mi unirebbe alla mia compagna sarebbero gli affetti. Tengo molto alla differenza tra questi due lemmi (amore e affetto), perché credo che la tua osservazione sia mancante proprio del secondo. L'amore è stato da sempre definito fugace, istintivo, del tutto privo di logica e coerenza; l'affetto, al contrario, è pacato, duraturo, si manifesta tra persone che si sentono vicine più con la mente che col cuore. Per l'amore la menzogna e la guerra sono lecite, tutte cose che l'affetto rigetta. Come diceva Elena nel Sogno di una notte di mezza estate, nel monologo in cui ella si decide a tradire persino la sua più cara amica Ermia:

    - Elena:
    Quanto può esser più felice al mondo
    un essere di un altro!...
    In tutta Atene io son tenuta bella
    almeno quanto lei. Ma a che mi vale?
    Tale non mi considera Demetrio;
    rifiuta di vedere coi suoi occhi
    quel che vedono tutti, meno lui.
    Ed io, lo stesso abbaglio ch'egli prende
    a infatuarsi degli occhi di Ermia,
    lo prendo ad ammirar le sue virtù.
    L'amore può dar forma e dignità
    a cose basse e vili, e senza pregio;
    ché non per gli occhi Amore guarda il mondo,
    ma per sua propria rappresentazione,
    ed è per ciò che l'alato Cupido
    viene dipinto col volto bendato.
    Né Amore ha il gusto del saper discernere:
    ali ed occhi bendati sono il simbolo
    d'irriflessività precipitosa.
    Perciò si dice che Amore è bambino:
    perché s'inganna spesso nello scegliere,
    e, simile ai bambini nei lor giochi,
    che fanno spensierati giuramenti,
    il fanciulletto Amore
    è sempre mancatore di parola.
    Così Demetrio. Prima che i suoi occhi
    incontrassero il bello sguardo d'Ermia,
    grandinava promesse e giuramenti
    d'essere solo mio; ma quella grandine
    appena che avvertì il calore d'Ermia
    si dissolse, con tutti i giuramenti.
    Voglio andare comunque ad informarlo
    della fuga della sua bella Ermia;
    così domani notte, già lo vedo,
    correrà per il bosco dietro a lei;
    e se in cambio di questa informazione
    avrò da lui un po' di gratitudine,
    me la sarò acquistata a caro prezzo...
    anche se mi vedrò poi ripagata
    dal vederlo tornar senza di lei.


    Per quanto mi riguarda, se davvero mi trovassi a vivere un'avventura effimera (altro che sogno d'eternità!), mi farei poche illusioni: oggi l'amore c'è, domani chissà; tutto scorre. Per contro: una mia cara amica si è sposata, si è trasferita di paese, ha avuti due figlî; pure io le voglio ancora bene, e tuttora ci sentiamo - in barba alle distanze, ai contratti, alle convenzioni e alle convenienze. Quand'anche ci fosse chi mi guardasse con occhî bugiardi per chissà quale motivazione, è bene che sappia per quante parti ho seppelliti amori, amicizie, rapporti interpersonali d'ogni genere: io sono io, onesto e sincero con me stesso, chi mi mentisse perderebbe una persona valida per il valore umano invece che per quello economico.

    Impara a farlo anche tu: lascia stare tutte quelle favole di amor d'amore, di amore eterno, di principi azzurri sui loro cavalli bianchi. Se facessi più attenzione, scopriresti che il principe che oggi ti guarda con gli occhî incantati e perduti nel tuo sguardo ha appena scaricata l'ultima principessa del suo lungo ruolino di marcia. Semmai anche tu incontrassi chi ti mentisse, trova il coraggio di seppellirlo - in senso metaforico, sia inteso; se invece tra te e l'amor tuo rimanesse l'affetto, ebbene sappi dar valore ad esso: perché

    - Thesara60:
    chi invece rimane insieme per tutta la vita..... forse non lo fa per amore....


    lo fa perché ha saputo volgere la passione in qualche cosa di meno travolgente, ma più profondo.

    Auguri.

    Ua Elikah Essalam! by alFaris

  • Risposta al messaggio E LA STORIA SI RIPETE……

    http://it.netlog.com/amalty76/blog/blogid=35324...-

    Essalamu Elikah!

    - amalty76:
    gli uomini….che razzaccia (non me ne vogliate ma cercate di capire il momento, a parti inverse io vi capirei)……


    ... posso? :)

    hai tutte le ragioni del mondo per avventarti contro la 'razzaccia' degli uomini... ma vedi nella mia esperienza ho osservato che c'è un problema di comunicazione tra gli uni e gli altri... uomini e donne hanno obiettivi diversi e fin quando ognuno persevererà sulla propria strada la convivenza (anche quella civica) rimarrà piena di malintesi e incomprensioni... mi spiego... tu che cosa cerchi da un uomo? sei sicura che quello che tu dici di cercare di un uomo faccia davvero parte del suo essere? o è forse l'immagine che tu hai dell'uomo - del tutto indipendente e distaccata da esso?

    continuo in punta di piedi... secondo me tu carichi di una specifica aspettativa i tuoi interlocutori senza con questo consentire loro l'alternativa di essere semplicemente sé stessi... mi spiego per te l'uomo può essere solo soltanto e unicamente (scrivo delle ipotesi) il nobiluomo il principe azzurro l'uomo di finardi... e ogni volta che ti confronti con la realtà parti con quest'icona quest'archetipo quest'immagine di perfezione che per forza di cose _non_ esiste - perché è una tua immagine...

    hai provato a chiedere al tuo 'amore' che cosa cercasse in una donna? hai cercato di capire chi fosse? hai provato ad immedesimarti nelle sue aspettative? perché le cose sono due - o egli ha mentito (ma di questo cara amaltea fatti una ragione... di bugiardi traditori e imbroglioni d'ogni sesso colore religione è pieno il mondo) oppure tu sei partita con la tua fotografia nel cuore e quando ti sei trovata dinanzi all'essere umano al normale comune difettoso essere umano sei sprofondata nelle delusione più nera...

    ora sia ben inteso i miei sono solo i suggerimenti di un principe azzurro sul suo cavallo bianc<SBEM!> di un cammelliere povero straccione impolverato che a piedi conduce per la cavezza il suo cammello vecchio spelacchiato claudicante... :) la prossima volta che incontri l'uomo della tua vita prova a demitizzarlo... prova a immaginare che forse anch'egli lascia i calzini in giro per casa oppure dimentica il letto sfatto lascia la tavola del bagno alzata i piatti da lavare nel lavandino... e magari addirittura! si gira a guardare le ragazze che passano...

    forse riuscirai a trovare l'amor d'amore... oppure quanto meno! più leggiera ti sarà la sofferenza di aver scoperto soltanto "un altro di quella razzaccia lì"...! :)

    Ua Elikah Essalam! by alFaris

  • Una maglietta per il truzzo

    Migliaia di utenti di netlog vengono ogni giorno abbandonati al proprio destino.
    Non hanno nulla di cui vestirsi... a parte orrendi occhiali da sole, e son costretti a posare seminudi nelle foto, esposti alle intemperie.
    Sono creature affettuose, pronte ad affezionarsi alle ragazze a patto che respirino.
    Con l'iniziativa UNA MAGLIETTA PER IL TRUZZO, che già un anno fa ha riscosso un discreto successo, avrai la possibilità di donare a un ragazzo di Netlog morto di figa una maglietta (anche usata e/o sudicia) e una tapparella nuova, affinché egli possa finalmente vestirsi e ripararsi dai raggi del sole che lo costringono ad usare gli occhiali da sole anche in casa.
    Puoi contribuire a questa giusta causa anche semplicemente copia-incollando questo messaggio solidale nel tuo profilo, o nel tuo blog. Un tenero morto di figa ti vuole già bene e sta aspettando il tuo aiuto!

    P.S. magari se l'iniziativa dovesse riscuotere il successo meritato, l'anno prox riusciremo a trovargli anche la casa...dato che molti di loro...vivono in bagno.

    Su iniziativa di eLLinA_PuCciOsA con l'aggiunta di qualche modifica personale.

  • Risposta ad Anastasia Morante

    http://it.netlog.com/amo_menarmela

    - amo_menarmela:
    Ciao, forse stroncheranno te prima di me. Cosa ho fatto di male?


    Sia ben chiaro: se hai visto il mio spazio, sai bene che detesto le regole, le imposizioni, le leggi decise sulla pelle del prossimo. Ma così come io detesto decidere per gli altri, detesto anche quando gli altri decidono per me. Nel testo che ho trascritto - manco mi ricordo se l'ho scritto completamente; lo riposto daccapo:

    - Moustafa_alSallahd:
    "Non so per quanta parte tu possa essere omosessuale: so per quanta parte l'omosessualità soffra per la propria condizione sociale, ed è _vergognoso_ che esistano persone che sfruttino la sofferenza di quei poveri esseri umani per accalappiare clientela.

    "Di presso a questo: qualsiasi cosa tu sia, qualsiasi cosa tu stia cercando, esistono altri posti dove poter fare finanche di peggio - Adult Friend Finder, tanto per fare un esempio: anche per questo ti ho segnalato all'HelpDesk di Netlog, spero che quanto prima ti stronchino senza avviso.

    "Stefano"


    non ho volutamente menzionato il fatto che tu possa trarre piacere dal tuo corpo: ne hai il pieno diritto, anzi! per quanta parte mi mandano ai nervi preti e ben pensanti che pretendono di decidere chi come dove quando perché con chi fare sesso. A ciascuno la sua via per il mondo: etero, omo, bi, multi, accidente-sessuale che sia.

    Da qui a usare il mondo come fosse il proprio pisciatoio, ebbene ne passa. Questo spazio è stato creato affinché la gente comunicasse, dialogasse, si conoscesse in maniera civile. Che cosa poi facciano in privato, è argomento che rientra nella riservatezza di ognuno: fate vobis. Chi posta, chi scrive, chi usa questo spazio dovrebbe avere il rispetto che si ha quando si entra in casa d'altri: chiedere se e come fare le cose. Netlog è responsabile di quello che compare sul proprio sito: un sito con contenuti espliciti deve provvedere a tutta una serie di procedure di riservatezza di cui questo spazio è completamente privo.

    Discorso che da parte di alcuni elementi è completamente saltato a pie' pari: a me me prude, me la vojo gratta'. Eh, mi fa piacere. Quindi, siccome a te prude, pretendi di sbattere in linea tutto il tuo prurito, quasi che esso ti dia licenza di qualsiasi nefandezza, qualsiasi aggressione. Brava, complimenti. Stai un gradino sotto allo stupro: siccome anche a me prude, il fatto che tu sia di avviso opposto m'importa nulla; due sganassoni e via. Tu fai lo stesso discorso: se Netlog si rischia una denuncia alla Polizia Postale per omissione alla legge sulla riservatezza o per diffusione di materiale pornografico senza autorizzazione, affari suoi; mi prude, tanto basta.

    Tutto questo ricordando che esistono altri posti dove puoi trovare quello che cerchi: Adult Friend Finder è il più famoso, ma c'è anche Morenasex che invece è tutto italiano. Come vedi, laddove avessi voluto cercare soltanto compagnie sessuali, avresti avuti tutti gli strumenti per farlo, oltre che tutto il diritto. Tutto questo ricordando che esiste un codice di condotta a cui i frequentatori del sito dovrebbero fare riferimento; inoltre esiste un HelpDesk a cui avresti potuto chiedere. Ma no, io faccio come mi pare: sono femmina e lesbica, tanto basta per manifestare in linea qualsiasi cosa mi passi per la testa - o altrove. Congratulazioni. Hanno ragione quella pletora di bovini travestiti da esseri umani, che a questo punto giustamente ti rispondono a tono - e a cui tu puntualmente consenti la pubblicazione.

    In riferimento a quest'ultimo argomento: mi fa piacere che operi una censura preventiva sui tuoi messaggî: si confà, si attaglia bene al tuo personaggio. Io, invece, eseguo un controllo a valle. La prossima volta, invece di chiedermi ipocritamente un'amicizia - di cui, se hai letto bene il mio blog, farò a meno ora e sempre, prova a scrivere: che so, in privato, o sul mio libro ospiti. Ho accettato persino i commenti di tale Sir Lawrence, che si definiva un templare, un vero cattolico; figurati se censuro la tua persona. Per scanso di equivoci: poiché tu scegli così bene che cosa sia lecito scrivere, vorrà dire che riporterò questo messaggio sul mio spazio - dove, sia ribadito, anche tu potrai rispondere.

    Stefano

  • Risposta al messaggio “Ciao maschio”

    http://it.netlog.com/The_Reanimator/blog/blogid...-

    Preparati a leggere: è un testo duro.

    Nacqui in una famiglia canonica, di quelle che tu hai descritta in maniera tanto poetica: la famiglia statutaria, padre che porta a casa lo stipendio, madre che sta in casa e amministra la famiglia, figliuoli bravi ed educati. Ora, può darsi che da qualche parte esistano famiglie così felici, dove l'uomo maschietto esce per andare al lavoro e la donna femminuccia si compiace dei successi ottenuti da "mio marito". Per me fu tutto profondamente diverso.

    Quei due esseri umani si sposarono per fare apparenza. Apparenza di famiglia, quando in realtà furono e rimasero due solitudini del tutto refrattarie l'uno all'altra. Apparenza di figlî - io e mia sorella, perché più che "creare" una nuova vita i nostri genitori cercarono di perpetuare sé stessi. Apparenza di amore, sia per il coniuge sia per i figlî, quando invece essi erano ambedue egoisti ed egocentrici. Tutta la nostra esistenza - nel passato e ovviamente nel relativo futuro, che nel passato affonda le proprie radici, rimarrà macchiata da quell'esperienza.

    Quando i due bei tomi di cui ti sto parlando giunsero (finalmente) alla decisione di separarsi, noi figlî fummo il veicolo di trasmissione di anni di acredine, odio, disprezzo stratificati in anni di delusioni, incomprensioni, ripicche. Alla faccia dell' "amore" dei genitori per i proprî figlî. Fu uno spettacolo mostruoso, con conseguenze parimenti distruttive anche in termini economici (avvocati, azioni legali, accertamenti...). Io dovetti rinunciare all'Università, mia sorella sta prendendo il diploma superiore soltanto adesso.

    Sono giunto due volte sull'orlo del suicidio: la prima volta a sedici anni, la seconda a trentasei quando, venduta la vecchia casa famigliare, ognuno ebbe l'opportunità di seguire la propria strada. A quel punto mi accorsi di essere solo, dimenticato da tutti, senza un futuro da vivere. Quanto a mia sorella, ella somatizzò il suo dolore con l'obesità e una serie di disfunzioni (ghiandolari, di assorbimento) contro le quali tuttora combatte per via medica e chirurgica.

    In questo discorso merita una menzione specifica il mondo che tanto tu dici essere cambiato, ma che a me, modesto osservatore, ha mantenuta sempiterna, inalterata e immarcescibile una caratteristica: l'ipocrisia. Parlo delle icone che hai dipinte con tanta dovizia di particolari, il "maschio" vecchio stile "pater familias" che rideva e scherzava vantandosi delle sue acrobazie fra le lenzuola e la donna pallone, l'uomo fatto di fantasia, ambizione, creatività, lavoro e la vistosa trentacinquenne avvitata in una gonna cortissima e arrampicata in cima a due tacchi a punta. Ho chiesto mille volte aiuto a quelle figure; ho ricevuto ben poco da ben poche persone.

    Oggi che sono sopravvissuto all'inferno, posso vedere il mondo con un occhio più distaccato, più obiettivo di prima: oggi posso valutare con maggior precisione, con calma e con pazienza, posso esprimere le mie valutazioni direttamente invece che con il filtro della sofferenza e delle valutazioni di terze persone. Oggi posso dire che il mondo è un enorme teatro pirandelliano, dove ognuno recita una parte, un soggetto, un personaggio: contenitori vuoti, privi di spessore e di personalità. Anch'io ho creato il mio personaggio, ben diverso dagli altri: il beduino che vedi tra le mie immagini sul blog è la rappresentazione del nomade nel deserto dei sentimenti.

    Eccomi finalmente al punctus dolens. Dove sono finiti i sentimenti? Parlo sia della mia famiglia che delle icone sociali: tutti sono protesi a dare un'immagine, a proporre una maschera "vincente". Possibile che tra tante persone così poche si facciano carico di un sentimento, possibile che nel tuo racconto la parola "amore" compaia una sola volta, di fianco a biberon e seno materno; possibile che le parole "affetto" e "sentimento" siano del tutto assenti? Sì, è possibile: ne so qualcosa - anche se credo che la mia esperienza sia da porre sulla cima di un vulcano; quanto vorrei che nessuna famiglia somigliasse alla mia, che ho seppelliti padre e madre senza versare una lacrima.

    Io che sono stato per anni solo, io che ho cercato affetto in ogni dove, arrivando finanche a implorarlo; dinanzi ai protocolli fatti di superficialità rispondo con disprezzo. Ci sono poche cose che valgono la pena di essere vissute: tra esse poche, l'amore - l'amor sincero, libero, puro senza pesi e orpelli di qualsivoglia forma (sesso, matrimonio, gelosia) - l'amore è forse la più importante. Mia sorella ha tre bimbi, i miei nipoti mi vogliono un gran bene: quella, per me, è la mia famiglia. Chi se ne importa se sono senza moglie, chi se ne importa se il mio organo è privo di tacche: poco distante da casa ho chi mi vuole bene - per davvero.

    A tutta l'altra gente che ha preferite le icone, a tutti coloro che hanno inseguito il successo, l'affermazione sociale, il riconoscimento pubblico, la carriera; a tutti costoro auguro una sola cosa: che possiate rimaner vivi, per continuare nella vostra folle corsa fino all'ultimo, quando vi troverete con il pugno di mosche che ben conosco. Che possiate soffrire d'un male che la vostra stupidità vi ha sempre reso incomprensibile, insensibile, falsamente inutile: che possiate affogare nella dannazione che voi stessi avete creata. Io rimarrò sul greto del fiume, per vedere l'enorme flusso di cadaveri che segue la corrente.

    Rincontrerò le stesse persone alle quali ho tentato di voler bene, e dalle quali ho ricevute solo negazioni - nella più rosea delle occasioni, perché altrimenti ho ricevuto rifiuto, rigetto, derisione. Riconoscerò le maschere, rivedrò i volti, risentirò le voci, ma questa volta saranno madide di delusione, colme di nulla, piene di rimpianto. Per costoro sarò punitivo come un ferro rovente, sensibile come un blocco di basalto, immobile come le rocce; a loro ricorderò le parole di Tigellio alle sue vittime: "voglio che tu senta di morire". Oggi raccogliete i frutti delle vostre scelte di allora: buon pro vi facciano.

    Ci sono molti modi di vivere la propria vita, ci sono mille motivazioni per sentirsi vincitori o sconfitti, ci sono tanti obiettivi che ci possiamo prefiggere di raggiungere. Io mi ero prefissato il contenuto umano: oggi posso dire di averlo raggiunto, di essere soddisfatto del mio percorso, di aver fatto tutto quello che potevo fare - limitatamente ai mezzi, all'età, agli spazî di manovra che mi furono concessi. Se ci fossero persone che, nell'inseguimento delle apparenze, si sentissero mancanti di qualche cosa, esse mi lascerebbero del tutto indifferente. Indro Montanelli, grande persona ancorché d'ideologia diversa dalla mia, disse: "Quando non sai quale strada seguire, segui la più difficile. Di norma è quella giusta". Sta a voi la scelta.

    Oggi lavoro come assistente di laboratorio in un liceo scientifico. Agli studenti, a chi vuole ascoltare, cerco di spiegare i valori umani più alti e nobili, cerco di comunicare la mia esperienza; c'è chi mi ascolta, c'è chi dubita, c'è chi mi ritiene un folle. Nessun problema: a ciascuno la sua via per il mondo. Il mio impegno è far conoscere loro l'esistenza del lato umano della vita. Quando le mie parole riescono a raggiungere il cuore dei ragazzi, la nostra amicizia rimane profonda, sincera, quasi eterna; dopo tanti anni ci ritroviamo, ci salutiamo, ci vogliamo ancora bene. Quale sorpresa, quale meraviglia, quale conflitto di sentimenti provo quando rivedo ormai ventiduenne l’ex ragazzina di sedici anni - la quale, di proprio, mi vuole bene come allora.

    Addio, "maschio".

    Stefano

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