http://netlog.com/Lares_The_Paranoid_AndroidMarco MastroeniMastroeniMarcoLares_The_Paranoid_Androidhttp://it.netlogstatic.com/p/tt/096/728/96728576.jpgItalyPiemonte Pagina profilo di Lares_The_Paranoid_Android

Lares_The_Paranoid_Android

Trust maschio - 21 anni, Rivoli (Torino), Italy


Blog / An Autobus Fairytale

martedì, 3 novembre 2009 alle 15:09

"Well it's a big big city and it's always the same
Can never be too pretty tell me your na..."

Clik.

"Sono già le 8! Ancora cinque minuti..."
E' lunedì, M. si sveglia con la voglia che ogni studente universitario porta dentro di sé il lunedì.
Sbatte le palpebre, si alza in piedi.
Casca.
Si (ri)alza in piedi.
Le coperte non lo lasciano andare tanto facilmente, quasi come una piovra dai mille tentacoli
che non vuole farsi sfuggire la preda appena catturata.
"Dovrei cambiare la sveglia, ormai sono mesi che tengo questa canzone."
Questa è la frase che ogni mattina M. ripete nella sua mente e che non ha ancora trasformato
da pensiero a fatto concreto: la sveglia rimarrà ancora quella per mesi e mesi, tanto è
l'unica canzone a non stufarlo mai.
Sì, perché per M. ogni melodia precedente col tempo diventava fastidiosa, erano il ricordo di
bruschi risvegli o fastidiose interruzioni di sogni. Quella no. Riusciva perfettamente nell'intento
di non passare mai di moda e nonostante le ripetute intenzioni, essa rimaneva sempre al suo
posto, pronta a svegliare il padrone quando meno se l'aspetta.
Basta divagare, è tempo di vestirsi.
Si gela, siamo intorno a Ottobre, Novembre. Non c'è ancora il freddo pungente però la
differenza di temperatura con l'estate si fa sentire ed i termosifoni non sono ancora
funzionanti al 100%.
Calze, nere. Jeans, i primi appesi o forse dovrei dire: i primi che gli occhi, ancora poco abituati
alla luce del giorno riescono a vedere e che la mano traballante del moribondo riesce ad
afferrare.
Dieci minuti per scegliere la maglietta e la felpa da abbinare. M. è pronto. M., è pronto!
"E' pronto!" "Arrivo!"

Ciaf.

Come al solito l'acqua si è trasformata da gelida a lava bollente in meno di un nanosecondo e
le urla (per non dire altro) post-ustione regalano a M. le prime emozioni della giornata.
"Non dimentichiamoci qualcosa"
Scarpe, portafoglio, chiavi, telefono... Ipod! Guai a dimenticarlo, un semplice viaggio in metro
rischia di trasformarsi nella peggiore delle tragedie se M. non riesce ad ascoltare una sola
canzone del suo amato lettore di mp3.
Colazione abbastanza veloce, il latte è diventato tiepido a furia di aspettare le scelte stilistiche
di M. e le sue dimenticanze. Non scioglie come dovrebbe i poveri cereali annegati nella tazza.
Ormai sono andati, tanto vale mangiarli, anche freddi.

E' tardi. Troppo tardi.
Corsa verso la macchina, accensione, partenza.
Dentro l'auto la temperatura è qualche grado al di sotto dello zero, tendente ad abbassarsi
ancora di più dopo la repentina attivazione del climatizzatore a motore gelato.
E' tardi. Troppo tardi. Talmente tardi che nell'arco di quei cinque minuti persi dentro casa si
è formata una coda lunga quanto l'equatore governata, come se non bastasse, dal più lento
"centauro" del clan dei vecchi mattinieri, magari a guida di qualche anticaglia.
"@#k£&ì%!" Esclamò M. alla vista del lungo serpentone.
IL cd nell'autoradio è rigato, dopo il remix "Fake Plastic Scientist" si è automaticamente
passati dalla traccia cinque alla tredici.
"E' tempo di creare una nuova playlist. Poi quando torno a casa..."
Parcheggio. La macchina brucia a furia di frenate, volume alto, insulti gratis e riscaldamento
che ha, ormai, raggiunto i 45 gradi centigradi.

"Ciac."

Fango, fottutissimo fango. Il piede di M. ne è ricoperto.
Non piove da una settimana ma l'unico posto disponibile per lasciare il mezzo di locomozione
si trova sopra la pozzanghera formatasi la primavera scorsa.
Altra corsa, questa volta verso l'entrata della metro.
"La tessera? C'è!" Pensa M. mentre cerca fra le sue tasche il sacro abbonamento annuale Gtt.
Fuori l'mp3, cuffie nelle orecchie, brani casuali. Partenza, via!
Il solito, lungo, noioso, uguale corridoio di cemento sarebbe la perfetta tomba di tutte le
immaginazioni. Fortunatamente la musica rompe la maledizione e dona al nostro protagonista
una storia per sognare. Sognare, magari, di non essere lì. Sognare di essere il personaggio
principale della fiaba più bella, con una compagna degna di tale nome.
M. usa la propria immaginazione, forse dorme ancora, ogni tanto gli occhi danno qualche segno
di cedimento, le luci scorrono veloci, la canzone è quella giusta.... "Dlin Dlon!"
Ops, la fermata è quella giusta.
Fuori dalla carrozza si impongono altissime scale che portano ad un'attesa.

__________________________________________________- _______________________

"Bip bip!" "Bip bip!"
"Amore? Sveglia!"
C. apre gli occhi, stanca, quasi non avesse dormito tutta la notte.
"Ma? che ore sono? E' già...!"
Seduta sul letto mira la sua stanza, piccola ma accogliente, e sua madre, che con un tenero
sguardo le intima ad alzarsi e correre verso un'altra giornata di fatiche in giro per Torino.
C. allora si avvia verso lo specchio, inciampando sul peluche che per qualche strana magia
si era posto tra lei ed il mobile il giorno prima.
I suoi occhietti brillano nel buio della stanza, i neri e lunghi capelli sono quello che sono alle
8 di mattina, ieri erano lisci, oggi meglio non parlarne.
Dopo ripetute passate di pettine, quei trenta minuti a scegliere cosa mettere e tutta la
preparazione per potersi mostrare in pubblico, C. raggiunge la cucina.
Thè caldo, giusto vaniglia. "Yum!"
"Ho preso tutto?"
No, C. non ha preso tutto, infatti ritorna in camera per raccogliere quel che resta del suo
coloratissimo e consumato mp3player e poi fugge via.
Fuori il tempo non è tremendo come sembra, un golfino basta a proteggere le sue dolci e goffe
spalle. Le Converse son ancora adatte al clima autunnale ed il cappuccio copre le piccole
orecchie da elfa alla perfezione.
Nella borsa, oltre alle "solite cose", una macchina fotografica con dentro alcuni dei suoi
ricordi più belli; carta e penna, per scrivere, scarabocchiare nei momenti di noia o
fantasia; un burrocacao, a simboleggiare la sua morbidezza; un fumetto, forse sconosciuto
ai più ma che per lei vale più dell'oro.
Come ogni mattina che si rispetti, C. saluta Willy, il cane dei vicini che da un'ora non smette di
abbaiare alle macchine che transitano sulla via. Poi a dieci metri da casa si siede ad aspettare.
Come al solito quel pullman dal numero indecifrabile è in ritardo.
"Quando giunge in orario ci sarebbe da urlare al miracolo! Uffa..."
Le cuffie nascoste dai capelli suonano nell'aria motivi di una musica dolce, C. sfoglia il
fumetto per qualche secondo stancandosene subito. Lo rimette nella borsa, poi alza la testa
verso il cielo e inizia a pensare.
I suoi occhi scuri non lasciano trasparire emozioni ma lei è più riflessiva di quel che si possa
immaginare.
Mentre aspetta l'autobus ripercorre i bei momenti trascorsi l'estate passata, sente freddo.
Non il solito freddo invernale ma un freddo legato ad un vuoto, ad un qualcosa che manca.
La noia e la routine hanno circondato i suoi giorni, solo le amiche le regalano sorrisi che
diventano sempre più rari, sostituiti dall'apatia e dal grigiore autunnale.
Nella sua testa C. invoca un cambiamento, spera in qualche novità, si chiede "Va tutto bene?",
sa già la risposta.
Il pensiero vaga, nell'attesa di un principe.
"Ma quando arriva!?"
Ecco il pullman, come sempre, affollatissimo e scomodo.
Stranamente c'è un posto libero verso il centro, perché non approfittarne?

__________________________________________________- ____________________

Un fastidioso raggio di sole colpisce M. negli occhi, appena fuori dalla metro, la fermata del
pullman diretto verso l'università è lì a due passi.
Durante l'attesa finisce qualche canzone, ne iniziano di nuove. E' tardi ma c'è ancora la
possibilità per arrivare in orario.
M. è distratto, sarà la stanchezza del mattino, sarà la sua strana scatola magica che emette la
giusta melodia, ma M. è distratto.
Ecco il pullman, finalmente. Forse l'autista è stato peggio di M. nel vestirsi, mangiare e dirigersi
a lavoro, per questo è in ritardo. O forse sono solo enormi viaggi mentali del ragazzo.
All'apertura delle porte il mezzo quasi si svuota, regalando posti ai nuovi arrivati.
M. si trova a metà, ci sono due posti vuoti, lui si dirige verso...

__________________________________________________- ___________________

"Si dirige verso di me! Che palle, io che volevo starmene tranquilla proprio oggi che non è
giornata! Ma non poteva scegliersi un altro posto?"
C. sbuffa senza farsi notare, coprendosi il viso con la sciarpa e buttando lo sguardo verso
il vetro e la vita al suo esterno in segno di chiusura col mondo.
Chiuse le porte, l'autobus riparte.
L'occhio cade verso il ragazzo vicino a lei: "Guardalo, magari si sta pure vantando del suo
mp3 moderno, ma a me basta il mio bellissimo..." Finisce una canzone, ne inizia una nuova,
una di quelle dolci alle quali non puoi dire di no.

__________________________________________________- _______________

M. non si è accorto della ragazza in fronte a lui, a dir il vero non ha ancora dato un'occhiata
dentro il pullman perché non ama gli intrecci di sguardi alle 9,30 del mattino.
Alza il viso, la vede.
La musica si ferma. Nella realtà sta ancora andando avanti ma lui comunque non la sente.
"Lei è... Lei è..." Intanto i due sguardi si incrociano per la prima volta.
"Lei è... Lei è..." Riparte la melodia. Più forte.
"Lei è... cazzo! Non saprei dirlo a parole mie!"
E' bellissima, forse M. vuole dire questo. Magari non sarà la miglior ragazza dell'intero pianeta
ma per lui è perfetta: quegli occhi, quei capelli, quel fisico, quel... "Ehy, ma sta ascoltando..." __________________________________________________- ________________

"... la mia stessa canzone!" C. rimane incredula di fronte al giovane, talmente incredula da
lasciarsi cadere la sciarpa mostrandogli le sue sottili e precise labbra.
"E io che pensavo di essere una delle poche a conoscerla, incredibile."
Senza farlo apposta, il suo sguardo si dirige verso il viso del ragazzo, notando di essere
sotto osservazione, forse da più tempo. Per vergogna entrambi si voltano verso l'esterno,
colpiti da un nuovo e più caloroso raggio di sole. Troppo accecante da far sbattere i loro musi
uno di fronte all'altra per una seconda volta.

__________________________________________________- _____________

"Chissà chi è, cosa fa, dove vive, come si chiama, perché è qui, dove andrà, se..."
La testa di M. è diventata un cestino pieno di domande, alcune inutili, altre più intelligenti.
Tra gli amici è famoso per essere uno che si crea problemi dal nulla e questa è un'occasione
per confermare l'ipotesi.
Com'è strana la vita, due secondi prima tenta di rovinarti la giornata con i peggiori scherzi
possibili mentre poco dopo ti porta al cospetto di un angelo.
Peccato che queste visioni eteree durino solo brevi attimi di tempo prima di scomparire via
per sempre.
M. è paralizzato, i suoi occhi sono increduli, pensa di essere davanti ad un miraggio, è cotto.
E' possibile bollire dopo pochi minuti? Lui è, forse, l'unico esemplare terrestre dotato di questa
capacità.
Intanto la canzone finisce, ecco subito incominciare una nuova melodia

__________________________________________________- ____________

"Oddio! Ma io conosco, no, amo quella canzone!" C. è riuscita a distogliere lo sguardo dal
giovane dai profondi occhi castani optando come meta il suo Ipod. Si è innamorata delle
sue musiche e, cosa incredibile fino a poco fa, ha trovato qualcuno che ha i suoi stessi gusti.
Più passano i minuti, più scorrono le tracce, più la figura del ragazzo rimane impressa nella
sua mente: i riccioli che si abbinano alla perfezione con la sua barbetta di un giorno, il viso
e quelle labbra carnose che danno un senso di mal celata malinconia.
Non si è accorta di essersi incantata su di lui per un lungo periodo.

__________________________________________________- __________

"Cosa posso fare? Sicuramente se apro bocca faccio la mia solita figura di... Ah, quanto vorrei
parlar con te, di qualsiasi argomento! Sentire solo la tua voce..."
M. è confuso, l'Ipod non lo aiuta, uccidendolo con canzoni sempre più belle e vive.
Più la guarda, più maledice il destino che li ha fatti incontrare su uno squallidissimo pullman.
E la sua fermata è vicina.
"Basta, devo svegliarmi, non posso vivere perennemente nell'attesa di qualcosa, devo anche
muovere un muscolo, sennò non scoprirò mai nulla su di me! Ora prendo coraggio e... un
argomento a caso, una battuta..."
Apre la bocca per parlare:

__________________________________________________- ________

"Chissà a cosa starà pensando, forse gli sto dando fastidio, magari è pure fidanzato! Ecco
sono la solita sognatrice, sempre ad aspettare che qualcuno faccia qualcosa per me quando
invece dovrei esser io a muovermi.
Non esiste il destino, sono io che me lo creo! Ho deciso, ora..."
Muove delicatamente le labbra, quasi volesse dire:

__________________________________________________- __________

Pffffssssss!
Un "Ciao" che si sente a malapena per colpa delle porte dell'autobus che si stanno aprendo,
i due si voltano verso l'uscita.
M. Scende, deve farlo. I due si lanciano un ultimo sguardo.
Un "chissà se ti rivedrò" attraversa le due testoline seguito da un "sono un deficiente!"
Entrambi si sorridono, lanciano un'occhiata ai loro mp3, fanno un cenno quasi di saluto.
In quei due interminabili scalini il ragazzo non riesce a cancellare il viso della giovane,
mangiandosi metaforicamente le mani per quello che sta perdendo: "Sono il solito codardo".
Si chiudono le porte: M. è sul marciapiede, non fa un passo, vede il pullman ripartire; C. è
seduta nel solito posto ma guarda verso l'esterno, guarda un pezzo di cemento allontanarsi.
"Cia...o. Ciao!"
C. si alza, abbassa un finestrino del mezzo pubblico infastidendo anche un'acida vecchietta:
"Ciao!" M. risponde, quasi con una lacrima sugli occhi, rincorre quella lamiera ambulante che
sfortunatamente va troppo veloce per lui.
Quando sembra tutto finito, l'autobus fa cadere qualcosa, poi svanisce.
"Ormai è andata. Ogni volta è sempre la solita storia. Fa niente, andiamo a passare un'altra
monotona ora in quel postaccio. Ma quello cos'è?"
M. si avvicina... e trova un fumetto.
Non ne ha mai letto uno simile e forse non ne ha mai visto uno in fumetteria, nonostante la
sua esperienza. "Un libro? Ah, no. Come mai l'ha buttato fuori dal finestrino? Non sarà mica
suo? E poi, l'avrà lanciato per me? Non ci credo."
Poi ad un tratto nota con stupore: "Io questo fumetto non l'ho mai visto in giro, perchè? Ma
è ovvio!"
Perché il giornaletto, che probabilmente è stato pubblicato da poco da qualche nuova
casa editrice, ha come autrice una giovane artista torinese: C.
La sua foto all'interno non può che confermare il ragionamento del ragazzo.
M., pervaso da un piacevolissimo senso di sorpresa, ha finalmente davanti a sé l'occasione
della vita, deve solo restituire il fumetto alla sua proprietaria... e per com'è andata la storia,
sicuramente vorrà farlo il prima possibile.
"Avrò l'occasione per parlarle! E poi... poi non so, lascio decidere al tempo, mi farò
trasportare dall'emozioni!"
Mette tutto nello zaino e raggiunge saltellando i suoi compagni di università con la sua
soundtrack preferita nelle orecchie.
E domani...

Etichette:


Il tuo voto: 0
nessun voto
RSS feed

Commenti 2 Ordina commenti:

1 – 2 di 2
  • http://netlog.com/Lares_The_Paranoid_AndroidMarco MastroeniMastroeniMarcoLares_The_Paranoid_Androidhttp://it.netlogstatic.com/p/tt/096/728/96728576.jpgItalyPiemonte Lares_The_Paranoid_Android 21

    Marco Mastroeni Trust  (mercoledì, 18 novembre 2009 alle 09:20)

    - ester_bagnasco:
    E' bellissimo!

    grazie :)


  • http://netlog.com/ester_bagnascoEster BagnascoBagnascoEsterester_bagnascohttp://it.netlogstatic.com/p/tt/039/182/39182075.jpgItalyPiemonte ester_bagnasco 19

    Ester Bagnasco (mercoledì, 18 novembre 2009 alle 08:13)

    E' bellissimo!

Scrivi un commento

Devi accedere per poter scrivere un commento.