Lares_The_Paranoid_Android
Trust maschio - 21 anni, Rivoli (Torino), Italy
Blog 166
I Miei Pensieri... 
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An Autobus Fairytale
"Well it's a big big city and it's always the same
Can never be too pretty tell me your na..."
Clik.
"Sono già le 8! Ancora cinque minuti..."
E' lunedì, M. si sveglia con la voglia che ogni studente universitario porta dentro di sé il lunedì.
Sbatte le palpebre, si alza in piedi.
Casca.
Si (ri)alza in piedi.
Le coperte non lo lasciano andare tanto facilmente, quasi come una piovra dai mille tentacoli
che non vuole farsi sfuggire la preda appena catturata.
"Dovrei cambiare la sveglia, ormai sono mesi che tengo questa canzone."
Questa è la frase che ogni mattina M. ripete nella sua mente e che non ha ancora trasformato
da pensiero a fatto concreto: la sveglia rimarrà ancora quella per mesi e mesi, tanto è
l'unica canzone a non stufarlo mai.
Sì, perché per M. ogni melodia precedente col tempo diventava fastidiosa, erano il ricordo di
bruschi risvegli o fastidiose interruzioni di sogni. Quella no. Riusciva perfettamente nell'intento
di non passare mai di moda e nonostante le ripetute intenzioni, essa rimaneva sempre al suo
posto, pronta a svegliare il padrone quando meno se l'aspetta.
Basta divagare, è tempo di vestirsi.
Si gela, siamo intorno a Ottobre, Novembre. Non c'è ancora il freddo pungente però la
differenza di temperatura con l'estate si fa sentire ed i termosifoni non sono ancora
funzionanti al 100%.
Calze, nere. Jeans, i primi appesi o forse dovrei dire: i primi che gli occhi, ancora poco abituati
alla luce del giorno riescono a vedere e che la mano traballante del moribondo riesce ad
afferrare.
Dieci minuti per scegliere la maglietta e la felpa da abbinare. M. è pronto. M., è pronto!
"E' pronto!" "Arrivo!"
Ciaf.
Come al solito l'acqua si è trasformata da gelida a lava bollente in meno di un nanosecondo e
le urla (per non dire altro) post-ustione regalano a M. le prime emozioni della giornata.
"Non dimentichiamoci qualcosa"
Scarpe, portafoglio, chiavi, telefono... Ipod! Guai a dimenticarlo, un semplice viaggio in metro
rischia di trasformarsi nella peggiore delle tragedie se M. non riesce ad ascoltare una sola
canzone del suo amato lettore di mp3.
Colazione abbastanza veloce, il latte è diventato tiepido a furia di aspettare le scelte stilistiche
di M. e le sue dimenticanze. Non scioglie come dovrebbe i poveri cereali annegati nella tazza.
Ormai sono andati, tanto vale mangiarli, anche freddi.
E' tardi. Troppo tardi.
Corsa verso la macchina, accensione, partenza.
Dentro l'auto la temperatura è qualche grado al di sotto dello zero, tendente ad abbassarsi
ancora di più dopo la repentina attivazione del climatizzatore a motore gelato.
E' tardi. Troppo tardi. Talmente tardi che nell'arco di quei cinque minuti persi dentro casa si
è formata una coda lunga quanto l'equatore governata, come se non bastasse, dal più lento
"centauro" del clan dei vecchi mattinieri, magari a guida di qualche anticaglia.
"@#k£&ì%!" Esclamò M. alla vista del lungo serpentone.
IL cd nell'autoradio è rigato, dopo il remix "Fake Plastic Scientist" si è automaticamente
passati dalla traccia cinque alla tredici.
"E' tempo di creare una nuova playlist. Poi quando torno a casa..."
Parcheggio. La macchina brucia a furia di frenate, volume alto, insulti gratis e riscaldamento
che ha, ormai, raggiunto i 45 gradi centigradi.
"Ciac."
Fango, fottutissimo fango. Il piede di M. ne è ricoperto.
Non piove da una settimana ma l'unico posto disponibile per lasciare il mezzo di locomozione
si trova sopra la pozzanghera formatasi la primavera scorsa.
Altra corsa, questa volta verso l'entrata della metro.
"La tessera? C'è!" Pensa M. mentre cerca fra le sue tasche il sacro abbonamento annuale Gtt.
Fuori l'mp3, cuffie nelle orecchie, brani casuali. Partenza, via!
Il solito, lungo, noioso, uguale corridoio di cemento sarebbe la perfetta tomba di tutte le
immaginazioni. Fortunatamente la musica rompe la maledizione e dona al nostro protagonista
una storia per sognare. Sognare, magari, di non essere lì. Sognare di essere il personaggio
principale della fiaba più bella, con una compagna degna di tale nome.
M. usa la propria immaginazione, forse dorme ancora, ogni tanto gli occhi danno qualche segno
di cedimento, le luci scorrono veloci, la canzone è quella giusta.... "Dlin Dlon!"
Ops, la fermata è quella giusta.
Fuori dalla carrozza si impongono altissime scale che portano ad un'attesa.
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"Bip bip!" "Bip bip!"
"Amore? Sveglia!"
C. apre gli occhi, stanca, quasi non avesse dormito tutta la notte.
"Ma? che ore sono? E' già...!"
Seduta sul letto mira la sua stanza, piccola ma accogliente, e sua madre, che con un tenero
sguardo le intima ad alzarsi e correre verso un'altra giornata di fatiche in giro per Torino.
C. allora si avvia verso lo specchio, inciampando sul peluche che per qualche strana magia
si era posto tra lei ed il mobile il giorno prima.
I suoi occhietti brillano nel buio della stanza, i neri e lunghi capelli sono quello che sono alle
8 di mattina, ieri erano lisci, oggi meglio non parlarne.
Dopo ripetute passate di pettine, quei trenta minuti a scegliere cosa mettere e tutta la
preparazione per potersi mostrare in pubblico, C. raggiunge la cucina.
Thè caldo, giusto vaniglia. "Yum!"
"Ho preso tutto?"
No, C. non ha preso tutto, infatti ritorna in camera per raccogliere quel che resta del suo
coloratissimo e consumato mp3player e poi fugge via.
Fuori il tempo non è tremendo come sembra, un golfino basta a proteggere le sue dolci e goffe
spalle. Le Converse son ancora adatte al clima autunnale ed il cappuccio copre le piccole
orecchie da elfa alla perfezione.
Nella borsa, oltre alle "solite cose", una macchina fotografica con dentro alcuni dei suoi
ricordi più belli; carta e penna, per scrivere, scarabocchiare nei momenti di noia o
fantasia; un burrocacao, a simboleggiare la sua morbidezza; un fumetto, forse sconosciuto
ai più ma che per lei vale più dell'oro.
Come ogni mattina che si rispetti, C. saluta Willy, il cane dei vicini che da un'ora non smette di
abbaiare alle macchine che transitano sulla via. Poi a dieci metri da casa si siede ad aspettare.
Come al solito quel pullman dal numero indecifrabile è in ritardo.
"Quando giunge in orario ci sarebbe da urlare al miracolo! Uffa..."
Le cuffie nascoste dai capelli suonano nell'aria motivi di una musica dolce, C. sfoglia il
fumetto per qualche secondo stancandosene subito. Lo rimette nella borsa, poi alza la testa
verso il cielo e inizia a pensare.
I suoi occhi scuri non lasciano trasparire emozioni ma lei è più riflessiva di quel che si possa
immaginare.
Mentre aspetta l'autobus ripercorre i bei momenti trascorsi l'estate passata, sente freddo.
Non il solito freddo invernale ma un freddo legato ad un vuoto, ad un qualcosa che manca.
La noia e la routine hanno circondato i suoi giorni, solo le amiche le regalano sorrisi che
diventano sempre più rari, sostituiti dall'apatia e dal grigiore autunnale.
Nella sua testa C. invoca un cambiamento, spera in qualche novità, si chiede "Va tutto bene?",
sa già la risposta.
Il pensiero vaga, nell'attesa di un principe.
"Ma quando arriva!?"
Ecco il pullman, come sempre, affollatissimo e scomodo.
Stranamente c'è un posto libero verso il centro, perché non approfittarne?
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Un fastidioso raggio di sole colpisce M. negli occhi, appena fuori dalla metro, la fermata del
pullman diretto verso l'università è lì a due passi.
Durante l'attesa finisce qualche canzone, ne iniziano di nuove. E' tardi ma c'è ancora la
possibilità per arrivare in orario.
M. è distratto, sarà la stanchezza del mattino, sarà la sua strana scatola magica che emette la
giusta melodia, ma M. è distratto.
Ecco il pullman, finalmente. Forse l'autista è stato peggio di M. nel vestirsi, mangiare e dirigersi
a lavoro, per questo è in ritardo. O forse sono solo enormi viaggi mentali del ragazzo.
All'apertura delle porte il mezzo quasi si svuota, regalando posti ai nuovi arrivati.
M. si trova a metà, ci sono due posti vuoti, lui si dirige verso...
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"Si dirige verso di me! Che palle, io che volevo starmene tranquilla proprio oggi che non è
giornata! Ma non poteva scegliersi un altro posto?"
C. sbuffa senza farsi notare, coprendosi il viso con la sciarpa e buttando lo sguardo verso
il vetro e la vita al suo esterno in segno di chiusura col mondo.
Chiuse le porte, l'autobus riparte.
L'occhio cade verso il ragazzo vicino a lei: "Guardalo, magari si sta pure vantando del suo
mp3 moderno, ma a me basta il mio bellissimo..." Finisce una canzone, ne inizia una nuova,
una di quelle dolci alle quali non puoi dire di no.
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M. non si è accorto della ragazza in fronte a lui, a dir il vero non ha ancora dato un'occhiata
dentro il pullman perché non ama gli intrecci di sguardi alle 9,30 del mattino.
Alza il viso, la vede.
La musica si ferma. Nella realtà sta ancora andando avanti ma lui comunque non la sente.
"Lei è... Lei è..." Intanto i due sguardi si incrociano per la prima volta.
"Lei è... Lei è..." Riparte la melodia. Più forte.
"Lei è... cazzo! Non saprei dirlo a parole mie!"
E' bellissima, forse M. vuole dire questo. Magari non sarà la miglior ragazza dell'intero pianeta
ma per lui è perfetta: quegli occhi, quei capelli, quel fisico, quel... "Ehy, ma sta ascoltando..." __________________________________________________- ________________
"... la mia stessa canzone!" C. rimane incredula di fronte al giovane, talmente incredula da
lasciarsi cadere la sciarpa mostrandogli le sue sottili e precise labbra.
"E io che pensavo di essere una delle poche a conoscerla, incredibile."
Senza farlo apposta, il suo sguardo si dirige verso il viso del ragazzo, notando di essere
sotto osservazione, forse da più tempo. Per vergogna entrambi si voltano verso l'esterno,
colpiti da un nuovo e più caloroso raggio di sole. Troppo accecante da far sbattere i loro musi
uno di fronte all'altra per una seconda volta.
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"Chissà chi è, cosa fa, dove vive, come si chiama, perché è qui, dove andrà, se..."
La testa di M. è diventata un cestino pieno di domande, alcune inutili, altre più intelligenti.
Tra gli amici è famoso per essere uno che si crea problemi dal nulla e questa è un'occasione
per confermare l'ipotesi.
Com'è strana la vita, due secondi prima tenta di rovinarti la giornata con i peggiori scherzi
possibili mentre poco dopo ti porta al cospetto di un angelo.
Peccato che queste visioni eteree durino solo brevi attimi di tempo prima di scomparire via
per sempre.
M. è paralizzato, i suoi occhi sono increduli, pensa di essere davanti ad un miraggio, è cotto.
E' possibile bollire dopo pochi minuti? Lui è, forse, l'unico esemplare terrestre dotato di questa
capacità.
Intanto la canzone finisce, ecco subito incominciare una nuova melodia
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"Oddio! Ma io conosco, no, amo quella canzone!" C. è riuscita a distogliere lo sguardo dal
giovane dai profondi occhi castani optando come meta il suo Ipod. Si è innamorata delle
sue musiche e, cosa incredibile fino a poco fa, ha trovato qualcuno che ha i suoi stessi gusti.
Più passano i minuti, più scorrono le tracce, più la figura del ragazzo rimane impressa nella
sua mente: i riccioli che si abbinano alla perfezione con la sua barbetta di un giorno, il viso
e quelle labbra carnose che danno un senso di mal celata malinconia.
Non si è accorta di essersi incantata su di lui per un lungo periodo.
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"Cosa posso fare? Sicuramente se apro bocca faccio la mia solita figura di... Ah, quanto vorrei
parlar con te, di qualsiasi argomento! Sentire solo la tua voce..."
M. è confuso, l'Ipod non lo aiuta, uccidendolo con canzoni sempre più belle e vive.
Più la guarda, più maledice il destino che li ha fatti incontrare su uno squallidissimo pullman.
E la sua fermata è vicina.
"Basta, devo svegliarmi, non posso vivere perennemente nell'attesa di qualcosa, devo anche
muovere un muscolo, sennò non scoprirò mai nulla su di me! Ora prendo coraggio e... un
argomento a caso, una battuta..."
Apre la bocca per parlare:
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"Chissà a cosa starà pensando, forse gli sto dando fastidio, magari è pure fidanzato! Ecco
sono la solita sognatrice, sempre ad aspettare che qualcuno faccia qualcosa per me quando
invece dovrei esser io a muovermi.
Non esiste il destino, sono io che me lo creo! Ho deciso, ora..."
Muove delicatamente le labbra, quasi volesse dire:
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Pffffssssss!
Un "Ciao" che si sente a malapena per colpa delle porte dell'autobus che si stanno aprendo,
i due si voltano verso l'uscita.
M. Scende, deve farlo. I due si lanciano un ultimo sguardo.
Un "chissà se ti rivedrò" attraversa le due testoline seguito da un "sono un deficiente!"
Entrambi si sorridono, lanciano un'occhiata ai loro mp3, fanno un cenno quasi di saluto.
In quei due interminabili scalini il ragazzo non riesce a cancellare il viso della giovane,
mangiandosi metaforicamente le mani per quello che sta perdendo: "Sono il solito codardo".
Si chiudono le porte: M. è sul marciapiede, non fa un passo, vede il pullman ripartire; C. è
seduta nel solito posto ma guarda verso l'esterno, guarda un pezzo di cemento allontanarsi.
"Cia...o. Ciao!"
C. si alza, abbassa un finestrino del mezzo pubblico infastidendo anche un'acida vecchietta:
"Ciao!" M. risponde, quasi con una lacrima sugli occhi, rincorre quella lamiera ambulante che
sfortunatamente va troppo veloce per lui.
Quando sembra tutto finito, l'autobus fa cadere qualcosa, poi svanisce.
"Ormai è andata. Ogni volta è sempre la solita storia. Fa niente, andiamo a passare un'altra
monotona ora in quel postaccio. Ma quello cos'è?"
M. si avvicina... e trova un fumetto.
Non ne ha mai letto uno simile e forse non ne ha mai visto uno in fumetteria, nonostante la
sua esperienza. "Un libro? Ah, no. Come mai l'ha buttato fuori dal finestrino? Non sarà mica
suo? E poi, l'avrà lanciato per me? Non ci credo."
Poi ad un tratto nota con stupore: "Io questo fumetto non l'ho mai visto in giro, perchè? Ma
è ovvio!"
Perché il giornaletto, che probabilmente è stato pubblicato da poco da qualche nuova
casa editrice, ha come autrice una giovane artista torinese: C.
La sua foto all'interno non può che confermare il ragionamento del ragazzo.
M., pervaso da un piacevolissimo senso di sorpresa, ha finalmente davanti a sé l'occasione
della vita, deve solo restituire il fumetto alla sua proprietaria... e per com'è andata la storia,
sicuramente vorrà farlo il prima possibile.
"Avrò l'occasione per parlarle! E poi... poi non so, lascio decidere al tempo, mi farò
trasportare dall'emozioni!"
Mette tutto nello zaino e raggiunge saltellando i suoi compagni di università con la sua
soundtrack preferita nelle orecchie.
E domani... -
Io Ho
Metto "The Bends" sul giradischi.
Sono sdraiato con la testa all'insù, sopra il tappeto.
Con la testa all'insù orientata verso la finestra che da sbocco sul cielo.
Sul cielo restano incollate milioni di stelle.
Il vento di oggi ha portato via le nuvole.
Guardo le stelle, loro guardano me, penso.
Ho ventuno anni da una settimana, penso.
Le nuvole non sono fuori, sono dentro questa casa, penso.
Non mi rimane altro da fare tranne che non muovere un dito e pensare.
Al momento non so dirmi se sto vivendo o soltanto respirando.
Se sto vivendo o sopravvivendo.
Ho tanti desideri da realizzare, sogni che nascono e sogni che muoiono.
Ho ventuno anni.
Ho paura del tempo.
Non mi era mai capitato prima.
Ho paura del tempo.
E' diventato pù veloce, scaltro, furbo.
E' un ladro di secondi, attimi, brividi.
Fino ai vent'anni mi sentivo protetto, sotto una cupola di vetro.
Io dentro, il tempo fuori: non poteva farmi alcun male.
Adesso questa cupola si è sgretolata pezzo dopo pezzo.
Cristallo dopo cristallo, mese dopo mese.
Sento freddo, mi sento incapace.
Incapace di portare a termine i miei desideri più profondi.
Quelli della mente e del cuore.
Quelli che danno un motivo per ogni respiro.
Quelli che ti fanno andare avanti.
Bivio.
Combattere i silenzi per dare voce alle proprie aspirazioni.
Questo dovrei fare (ma).
Liberare nell'aria le mie emozioni.
Questo dovrei fare (ma).
Divertirmi. Amare.
Questo dovrei fare (ma).
Non muovo un muscolo. Non mi alzo. Non vedo, non sento, non parlo.
Ho paura di essere arrivato tardi.
Ma io non sono ancora partito!
Ho paura di addormentarmi.
Ma io non mi sono ancora svegliato!
E più ci penso meno godo dei frutti della vita.
Intanto se ne va un altra parte di me, ogni giorno che passa, che muore.
E più mi lamento meno mi diverto e faccio divertire.
Devo tornare a vedere, sentire, parlare.
Curare questa cecità con le bellezze del pianeta nel quale sono immerso.
Acutizzare le mie orecchie con i consigli di chi mi sta vicino.
Potenziare la mia voce con la forza della dignità e dell'orgoglio.
E soprattutto combattere il dolore.
Vincere.
Incassare colpi fino a far stremare il nemico.
O morire provandoci.
Un tentativo. Alzati, fai questo sforzo.
Un uomo non viene valutato per i suoi ipotetici pensieri ma per le sue azioni.
E' inutile rimpiangere se non si è almeno provato una volta.
Una volta soltanto, non chiedo di più.
Avere il coraggio di farlo.
Avere la forza di riprovare.
Avere la gioia del successo.
Ho ventuno anni.
Io ho:
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Who Killed Autumn?
L'estate è sempre in cima ai bisogni primari dell'uomo per nove mesi l'anno.
Soprattutto quando termina.
Non vedo questa grave carenza. Ritornerà, come ha sempre fatto.
Non ha motivo di preoccuparsi per gli abitanti della Terra, non anticiperà il suo ciclo per noi; è
l'uomo, piuttosto, a temere per essa: ha paura del lungo periodo che lo separa dalla nuova
calda stagione, ha paura di non rivederla più.
Tutta colpa di una stupida e cieca abitudine, neanche troppo antica, che ama spaventarci ad
ogni equinozio d'autunno.
Ma poi perché?
Perché siamo dei codardi, rinneghiamo pulsioni per mesi e mesi aspettando l'unico periodo
dell'anno (stabilito, poi, da chi
che ci permette di espletarle e al suo termine ci rintaniamo nel
guscio della serietà e della falsa moralità.
Torniamo dall'estate in uno stato di malinconia che ci impedisce di vedere quando sia bello
il mese di settembre.
Posso capire il ritorno al lavoro, allo studio ed alle varie mansioni per poter sopravvivere in una
società sempre più individualista e solitaria, ma voglio anche ricordare che secoli fa non esistevano
vacanze estive prestabilite e libertà affini. E' tutta una nostra invenzione.
A settembre preferiamo lamentarci del nuovo che avanza anziché elogiare le meraviglie del tempo
trascorso sotto un caldo sole romantico e spensierato (perché, forse, romantico non lo è più).
Preferiamo rinchiuderci in casa con false promesse da marinaio verso il nuovo anno (lavorativo)
in arrivo piuttosto che uscire fuori e mantenerle.
Ma cavolo, come si fa a non capire.
Quando ritorno a casa ottengo sempre una straordinaria forza che mi permette di sorridere
all'autunno che sopraggiunge e folli idee per i mesi che avanzano.
Peccato che chi mi sta intorno non la pensi come me e preferisca ritardare il più possibile gli sforzi
mentre con una sciarpa si prepara al freddo di gennaio.
Ovviamente in questo modo le mie forze si affievoliscono e raggiungono ottobre con alti picchi di
nullafacenza. Tempo perso.
Anche per me più vado avanti e più diventa difficile alzarmi dalla sedia.
Eppure la mia ideologia non muore, rimane lì, speranzosa di vedermi muovere, forse il prossimo
anno, magari quest'inverno.
Ma l'inverno è duro da vivere quando si è da soli e manca qualcuno a riscaldarci sotto le coperte.
Le tenebrose piogge autunnali lo annunciano in anticipo.
Chi ha inventato, poi, le pause, le separazioni estive, le infedeltà marine e le coppie che vanno a
gettoni?
Se sul nostro pianeta esistesse il vero amore queste cose non dovrebbero neanche essere prese
in considerazione da parte delle nostre menti che, al contrario, essendo subdole e fallaci, amano
l'estate più di ogni altro periodo dell'anno.
La magia dell'estate? No, l'imperfezione dell'uomo.
La vera magia presente anche durante la bella stagione dovrebbe durare dodici mesi su dodici,
non quando lo stabiliamo per comodità.
Settembre, invece, fa paura perchè indica impegno, serietà e molti mesi prima di dell'arrivo di
nuove insolazioni.
Visto che l'impegno è una delle cose che la nostra società ha il desiderio di liberarsi, ecco come
nasce il nostro odio verso l'autunno.
Autunno, stagione di vendemmia, raccolti, iscrizioni universitarie, ritorno a scuola, ripresa dei lavori,
notti che si contendono la luce dei giorni, cura della casa, abbracci, amori. Basta solo volerlo.
Io, poi, amo l'idea di estate, ma non quella che ha in testa la maggior parte della gente.
Sarà per questo che odio ma rispetto l'autunno, bistrattato e rinnegato, quando, invece, potrebbe
essere per tutti nuova fonte di premi e gratificazioni presenti e future.
Il freddo avvicina i cuori, il caldo li soffoca. -
VIVA
Life In Technicolor mi ha svegliato dal torpore
Violet Hill ha eliminato ogni mio dubbio
Clocks ha riportato nella mia mente ricordi di anni passati
In My Place mi ha stregato
Yellow è stata una gradevolissima sorpresa
Glass of Water mi ha donato consapevolezza
Cemeteries of London mi ha fatto rabbrividire
42 rimane un mistero
Fix You mi ha fatto piangere
Strawberry Swing aveva il gusto di dolci lacrime
God Put A Smile Upon Your Face/Talk mi ha stupito
The Hardest Part/Postcards From Far Away mi ha lasciato a bocca aperta
Viva La Vida è esplosa dentro di me
Lost! è arrivata dritta al cuore
Green Eyes è una dedica speciale...
Death Will Never Conquer mi ha messo allegria
Billie Jean è stata un inaspettato omaggio
Politik è stata tagliente, gelida come ai vecchi tempi
Lovers In Japan è stata indescrivibile, magnifica
Death And All His Friends mi ha detto di non arrendermi
The Scientist mi ha ucciso
Life In Technicolor II è stata il picco massimo di tutte le mie emozioni
The Escapist è stata il più delicato degli addii
Coldplay - Udine 01/09/09 -
End09
Anche quest'anno... l'estate sta finendo.
-
Desaparecido.
E così che se ne va,
è un ragazzo, un uomo, chi lo sa?
Sale sull'aereo della città che ama
per potersi innamorare ancora.
Viaggerà per kilometri, giorni,
da solo non è,
eppure solo si sente.
Solo non sarà.
Si confonderà tra la gente,
sarà uno tra molti, sconosciuto e ignorato,
assaporerà la capacità di osservare
senza la paura di poter esser giudicato.
Vivrà nuove storie
che diventeranno leggende negli anni a venire.
Tornerà rinnovato e forte,
mai più debole ed impacciato.
Saprà dire basta?
Non verrà travolto dagli eventi?
Si accontenterà?
Cambierà veramente?
I mesi passano per tutti.
In un attimo tutto può succedere,
e succederà.
Sicuramente lui non si fermerà.
Le città sono nuove,
le persone, le cose, le emozioni sono nuove.
Lui è lì, lui sarà lì,
attraverserà il nuovo, lo percepirà come suo.
Lui si confonde,
non da più sue notizie,
da oggi non esiste più, è disperso nel mondo.
E' suo, il mondo.
Chissà che cosa succederà.
Lo scoprirà un passo alla volta,
un respiro alla volta,
un battito alla volta. -
Diario Di Un'Immediata Partenza
Il mio dovere l'ho fatto.
Ho dato il massimo e sono riuscito ad ottenere (quasi) tutti i risultati sperati.
Libero, anche per quest'anno. Posso respirare a pieni polmoni l'idea di vacanza, di viaggio.
Inizia la mia estate, dove i pensieri e la cruda ragione lasciano spazio alle emozioni ed alle
azioni concrete ed esaltanti.
Eppure un particolare non basta mai. Il massimo.
Dove sbaglio? Perché la vita si diverte a buttarci giù dopo averci fatto volare sulla cresta dell'onda?
Perché, poi, ritorniamo su in attesa di un nuovo baratro dove poter tuffarci?
Non esiste una linea continua, perfetta, che mi permetta di dire: "Oggi nulla è andato storto!"
Devo condividere questa centrifuga che trita tutte le passioni nel mio stomaco, senza pace.
Io mi dolgo, sorrido, piango, mi spavento, amo, muoio, risorgo... un ciclo infinito di sensazioni che
si ripetono constantemente senza darmi tregua.
Infinite sono le vie percorribili che ad un certo punto diventano una soltanto, nessuna, ritornano ad
essere mille.
Al momento in giro non ne trovo, devo ricominciare d'accapo. Quest'estate sarà il mio nuovo incipit,
il mio nuovo "C'era una volta...". Scriverò per creare avventure mai raggiunte da me prima d'ora,
vivrò per rispondere alle domande della vita e combattere la stessa che, causale o no, rimane
indefinita e incomprensibile, follia pura.
Dico addio ai miei amori, da troppo tempo soffro per l'idea di un sentimento ormai inesistente ai
giorni nostri e fallace nella sua realizzazione terrena.
Saluto la falsa bontà di un giovane che dona tanto ma non necessita di ricevere quando, invece, una
delle sue peggiori sofferenze è proprio la mancanza di attenzioni ed affetti nei suoi confronti.
Congedo l'intraprendenza, mal sfruttata e suicida, aspettando il momento ideale per poter farla
tornare alla ribalta con la certezza di ottenere ottimi risultati.
Travolgo e vengo travolto, questo sarà il mio destino finché non rinascerà un nuovo "Io" in grado di
poter sopportare tutta questa sofferenza che la vita regala.
Le stagioni, come le persone, le idee, mi infilzeranno con le loro lame pungenti.
Io abbraccerò il mondo e le sue tentazioni con una forza tale da renderlo casa mia.
E' tempo che mi dedichi a me stesso.
Solo il futuro saprà dirmi se anche questa stagione sarà stata fallace oppure portatrice di nuova
potenza, per ora mi calo nella nuova parte da recitare e tento di scacciare via tutto il male che riesco.
Domani sorgerà un nuovo orizzonte, con me o senza di me.
Le altre vite continueranno nei loro cammini, con me o senza di me.
Saluto tutti. Il mio cuore sarà il rifugio di pochi eletti.
Chi non mi vorrà troverà la porta sbarrata.
Chi desidero spero aprirà al suono del mio battere sulla soglia. -
Vietato Arrendersi
Qualche giorno fa avevo un'idea per un nuovo blog, per descrivere un pò la mia situazione
nell'afoso giugno. Un io burattino e "drogato", dormiente e passivo.
Peccato che abbia lasciato scorrere il tempo, permettendo al mondo di cambiare e di cancellare
il "me" accidioso regalandomi giorni pieni di programmi ed eventi, con un pizzico di brio in più.
Meno male.
Ultimamente riflettevo sulla capacità fin troppo sottovalutata del televisore di poter ammaliare
le persone, proprio perché mi sentivo imprigionato da quella scatola colorata senza un valido
motivo.
Non ricordo quando è iniziato tutto ciò, sarà stata colpa dell'afa, del divano comodo, chi lo sa?
Mi sono sentito come sotto effetto di narcotici, alla fine non importava neanche il programma
ma solo che qualcuno mi parlasse, mi facesse un pò di compagnia... Ero drogato di televisione.
Perché?
Forse per trovare piacere in altre attività, visto che non tutto stava girando alla perfezione;
forse per vedere finalmente un calciomercato decente da parte della propria squadra del cuore;
forse per impiegare semplicemente il proprio tempo in futilità.
Ero paralizzato, imbambolato.
Avrei potuto fare miliardi di altre mansioni inutili che normalmente preferisco a quel maledetto
zapping, in casa sono pieno di distrazioni! Ma nessuna mi appagava come la sempreviva tv,
pronta a lavorare solo per me e in funzione di me.
Giornate volate via così, che noia.
Fortunatamente sono rinsavito, non so ancora bene il motivo. Probabilmente sarà stato il mio
vecchio spirito battagliero, che ogni tanto si sveglia e mi schiaffeggia, che mi ricorda di dover
portare a termine i miei compiti, a darmi una scossa.
Ho ripreso a studiare, funzione che mancava da qualche eone.
L'importante è non fermarsi quando si trova il binario giusto, c'è ancora tanto da fare, non
posso mollare ora che ho appena incominciato a fare sul serio.
Poco fa ho intravisto il baratro, devo girarmi ed andare nel senso opposto.
Non è una cosa facile per me, ragazzo perennemente diviso da un'anima dualista e bifronte.
Ogni giorno può esserci un piede vicino alla fossa o un salto verso il paradiso, sono io a
deciderlo. I miei pensieri fanno il solito giro e sono sempre quei quattro stronzi là, ormai li
conosco bene, eppure sono ancora capaci di regalarmi gioie e dolori di uno spessore a volte
tremendo, un pò come i migliori amici.
Se apro un libro mentre stanno calpestando la mia mente... addio attenzione.
Ma puntini, puntini, puntini. Perchè c'è dell'aria nuova?
Prendo una boccata piena di freschezza, aspetto ed osservo. Qualcosa succederà, no?
Intanto tiriamoci su le maniche, salutiamo chi è già in vacanza e lavoriamo per la nostra libertà.
Vietato arrendersi. -
Bullet Proof
Vorrei tanto essere a prova di proiettile.
Non sentire pressione alcuna, nessun cuore pesante.
Essere indistruttibile di fronte ai problemi della vita, davanti agli ostacoli che ogni giorno comporta.
Non subire contraccolpi morali, sentirsi al massimo anche durante i temporali.
Non avere emozioni, guardare avanti come se nulla fosse accaduto.
Invece non ci riesco, ogni volta è sempre la solita storia.
Subisco e vado affondo, se riemergo qualcuno spinge la mia testa sott'acqua. Soffoco.
Perdo le forze, mi sento debole, eppure basterebbe così poco per....
Siamo soli nel nostro dolore.
Grande o piccolo che sia, sappiamo farci del male.
Possiamo uscirne soltanto con le nostre capacità.
Appena intravediamo un risultato positivo, poi, qualche disastro naturale ci ributta giù, nel silenzioso
quanto asfissiante oblio.
Potessi essere a prova di proiettile....
Sarei libero dai miei castelli mentali;
sarei senza vincoli, senza catene, senza problemi, senza paure;
sarei capace di superare i miei errori senza dover ripassare dal via;
sarei così forte da poter essere temuto;
sarei così forte da poter essere amato.
Forse. -
Do You Remember?
Una cosa alla volta.
Stavo pensando a quante "avventure" sono successe da settembre in poi e come sembrino già
così lontane, quasi fossero passati anni, non mesi.
Devo ammetterlo, non sono mai stato così tanto fuori casa come quest'anno.
Nord, Sud, Ovest, Est.
Chiunque desiderava la mia presenza è stato accontentato, ho girato in lungo ed in largo; ho
visitato centinaia di posti, locali, disco, case, paesi; ho condiviso un quantitativo innumerevole di
ore con un'infinità di persone, vecchie glorie e volti noti.
Bello? Sì.
Cattive abitudini? Sì.
Orari indecenti? Sì.
Soldi? Finiti.
Abbracci? Sì.
Litigi? Sì.
Sorrisi? Sì.
Studio? Quando si può.
Feste? Sì.
Bevute? Sì.
Balli? Sì.
Quello che penso io? No.
Una compilation di ricordi è quello che resta, ma va bene, tutto fa brodo, tutto serve, tutto forma.
Flash indimenticabili: dalle calde notti settembrine nel solito pub alle vispe domeniche per il paese;
dalle serate universitarie sotto neve, pioggia e gelo alle discoteche più rinnomate con i tavolini per
i soliti abitué, passando per i compleanni, i capodanni, i capi ed i danni.
E la Smart corre, le gambe si muovono, le bocche buttano giù liquidi di dubbio gusto.
Si scherza, ci si diverte, ogni tanto qualche diverbio c'è ma succede, è normale, il mondo gira così.
Un giorno sono baci un'altro sono schiaffi, è una sequenza illogica di eventi a deciderlo.
Noi possiamo solo sperare di goderci più labbra e di avere una guancia abbastanza forte per gli
urti (oppure che nessuno sia nei paraggi quando piangiamo per il troppo male).
Ci sono facce che non ricordo più, altre invece, indelebili, che non vanno via, magari per colpa della
mia irrefrenabile voglia di uscire per non pensare, nociva ma indispensabile.
Cosa impossibile, visto che sono capace di sfamare le mie cellule nervose con logiche pesanti come
bombe, idee strampalate su probabili futuri e maledette teorie dei "se...".
Succede che più esco e più torno a casa pensante; più sto a casa e più parto con i pensieri.
Ho detto troppi "sì" in passato, adesso faccio male a ribattere con i "no". Sarà, forse, una specie di
anticorpo che tenta di combattere il sistema nervoso centrale per salvare quelle poche ore di
sonno? O, invece, è semplicemente la mia coscienza, disincantata ed incapace di credere che possa
succedere qualcosa di magico ovunque io vada, che quindi tenta di salvarmi dalle mie innumerevoli
disillusioni giornaliere?
Qualsiasi sia la sua funzione, fallirà. Sarà sostituito dal periodo del "forse", torneranno i "si" ed i "no",
finché non arriverai tu.