L_Aleph
femmina - 25 anni, Napoli, Italy
Blog 83
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Vago svanendo
Lontani dal mare
qui non c'è musica solare
siamo sull'altro versante
lontano dal mare
qui non spiaggiano balene
ma sacchi di gatti
di là da canale
e piove dentro
una coltre d'autunno
a perdita d'animo
anche domani
anche domani
siamo sospesi
siamo panni stesi
il cuore ad asciugar
nei sogni di Chagall
tienimi o volerò
sei libero se vuoi
stiamo svanendo
(vago svanendo di cartapesta)
nessun ormeggio
là sulle stelle
là sulle stelle
là sulle stelle
lasum sté
siamo sospesi
siamo panni stesi
il cuore ad asciugar
nei sogni di Chagall
prenditi su il paltò
io non ti seguirò
stringimi forte amor
sei libero se vuoi
ti lascio è qui che morirò
ti lascio è qui che io...
John de Leo -
Perchè?
PERCHE' Mentre da un lato si domanda ossessivamente perchè non è amato, dall'altro il soggetto amoroso continua a credere che in fin dei conti l'oggetto amato lo ama, solo che non glielo dice.
1. Esiste per me un "valore superiore": il mio amore. Io non mi dico mai: "A che pro?". Non sono nichilista. Non mi chiedo qual è il fine. Nel mio discorso monotono non vi sono mai dei "perchè"; ce n'è uno soltanto, sempre lo stesso: "ma perchè tu non mi ami? Come si può non amare questo io che l'amore rende perfetto (che dà tanto, che rende felice, ecc.)?" Domanda la cui insistenza sopravvive all'avventura amorosa: "Perchè non mi hai amato?"; o anche: "O, dimmi, dilettissimo amore del mio cuore, perchè mi hai abbandonato?" [O sprich, mein herzallerliebstes Lieb, warum verliessest du mich?].
2. Ben presto (o contemporaneamente) la domanda non sarà più: "perchè non mi ami?", ma: "perchè mi ami solo un pò?". Come fai ad amare un pò? Che cosa vuole dire amare "un pò"? Io vivo nel regime del troppo o del non abbastanza; avido come sono di coincidenza, tutto ciò che non è totale mi sembra parsimonioso; ciò che io cerco è occupare un luogo da cui non siano più percepibili le quantità, e da cui sia bandito il bilancio.
O anche - dato che sono nominalista: "perchè non mi dici che mi ami?".
3. La verità è che - paradosso esorbitante - non smetto mai di credere di essere amato. Io allucino ciò che desidero. Ogni dolore mi è dato più dal tradimento che non dal dubbio: infatti, solo chi crede di essere amato può essere geloso, e solo chi ama può tradire: episodicamente, l'altro manca nei confronti della sua essenza, che è quella di amarmi; ecco l'origine della mia infelicità. Ma un delirio esiste soltanto se da esso ci si desta (i deliri sono solo retrospettivi): finalmente, un bel giorno, capisco che cosa mi è accaduto: credevo di soffrire per il fatto di non essere amato, mentre invece soffrivo perchè credevo di esserlo; vivevo nell'imbroglio di credermi contemporaneamente amato e abbandonato. Chiunque avesse ascoltato il mio linguaggio interiore non avrebbe potuto che esclamare: "ma che cos'è che vuole, in fin dei conti?" (proprio come si dice di un bambino difficile).
(Io ti amo diventa tu mi ami. Un giorno, X... ricevette delle orchidee anonime: subito ne allucinò la provenienza: esse erano state mandate da chi l'amava; e chi l'amava non poteva essere che chi era amato da lui. Fu solo dopo aver fatto molte verifiche, che egli riuscì a dissociare le due inferenze: chi lo amava non era necessariamente chi era amato da lui).
[da Frammenti di un discorso amoroso - Roland Barthes] -
Moravagine
"L'amore è un'intossicazione grave, un vizio, un vizio che si vuol far condividere, e che, se una delle comparse è veramente innamorata, l'altra spesso non è altro che un complice, una vittima, o un indemoniato.
L'amore è masochista. Quelle grida, quei lamenti, quei dolci allarmi, quello stato di angoscia degli amanti, quello stato di attesa, quella sofferenza latente, sottintesa, appena espressa, quelle mille inquietudini a proposito dell'assenza dell'essere amato, quella fuga del tempo, quelle forme di suscettibilità, quegli improvvisi sbalzi di umore, quelle fantasticherie, quei comportamenti infantili, quella tortura morale in cui sono in gioco la vanità e l'amor proprio, come l'onore, l'educazione, il pudore, quegli alti e bassi del tono nervoso, quei bruschi scarti dell'immaginazione, quel feticismo, quella precisione crudele dei sensi che sferzano e frugano, quella caduta, quella prostrazione, quell'abdicazione, quell'avvilimento, quella perdita e quella ripresa continua della personalità, quei balbettii, quelle parole, quelle frasi, quell'impiego del diminutivo, quella familiarità, quell'esitare nelle carezze, quel tremito epilettico, quelle ricadute successive e moltiplicate, quella passione sempre più sconvolta, tempestosa e il cui effetto devastatore va progredendo, fino alla completa inibizione, al completo annichilimento dell'anima, fino all'atonia dei sensi, fino allo sfibramento del midollo, al vuoto del cervello, fino all'aridità del cuore, quel bisogno di annientamento, di distruzione, di mutilazione, quel bisogno di effusione, d'adorazione, di misticismo, quell'inappagamento che si fonda sull'iperirritabilità delle mucose, su perenigramenti del gusto, sui disordini vaso-motori o periferici e che fa appello alla gelosia e alla vendetta, ai delitti, alle menzogne, ai tradimenti, quell'idolatria, quella malinconia incurabile, quell'apatia, quella profonda miseria morale, quel dubbio definitivo e dolente, quella disperazione, tutte queste stigmate non sono forse proprio i sintomi dell'amore, a partire dai quali si può diagnosticare e poi tracciare con mano sicura il quadro clinico del masochismo?".
[da "Moravagine" - Blaise Cendrars]
NB: il brano continua con "Mulier tota in utero" e Cendrars fa riferimento alla donna, dando sfoggio della più alta misoginia. La madre come simbolo di distruzione, che uccide e divora per conservare il maschio riportandolo nel suo seno. L'amore non è altro che totale assorbimento e assimilazione del maschio.
Cendrars chiuderà dicendo:
"La donna è masochista. Il suo principio di vita è il masochismo e il masochismo è un principio di morte. Ecco perchè l'esistenza è idiota, imbecille, vana, non ha alcuna ragion d'essere, e inutile è la vita".
5 marzo 2008 - ore 20.26
questo è un chiaro momento di infelicità esistenziale.
Parodiando Sanremo, "che Dio mi fulmini"
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Una cosa. Le cose
Ben puntellato, la testa contro una pila di cuscini, i piedi contro la spalliera del letto, la schiena inarcata. Petto in fuori, nudo, ben esposto. Il cuore si sa dov'è.
Una pistola, è solida, è di acciaio. E' una cosa.
Aderire, finalmente, alle cose.
[da "Le feu foullet" - Pierre Drieu La Rochelle] -
Università
"Quella italiana è un'università che fa acqua, largamente sfasciata, con un'infinità di difetti, ma è un'università poco rigida, con il bene e il male dell'anarchia. Permette ai cinici di non fare nulla e permette a chi lo voglia di insegnare".
Carlo Ginzburg
[da Il Sole 24 Ore]
PER CHI MI E' STATO COSI' VICINO DA STUPIRMI COME MAI NESSUNO PRIMA.
PER CHI MI HA SOSTENUTO, MALGRADO ME E MALGRADO TUTTO. -
Affossando il "mito"
"Il Dio dei Cristiani è un padre che si prende molta cura delle sue mele, e pochissima dei suoi figli".
"Togliete a un cristiano la paura dell'inferno, e gli avrete tolto la fede". -
Malarazza
Ti lamenti.. ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti
Nu servu tempu fa rintra na piazza
prigavu a Cristu 'n cruci e ci ricia:
"Cristu lu me padruni mi strapazza
mi tratta comu 'n cani pi la via
si pigghia tuttu culla so manazza
mancu la vita mia rice ch'é mia!
distruggila Gesù sta malarazza
distruggila Gesù fallu pi mia
si!fallu pi mia!"
Ti lamenti.. ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti
E Cristu gli arrispunni dalla cruci:
"Forse si so spezzati li to vrazza?
cu voli la giustizia si la fazza
nisciuni ormai chiù la farà pi tia?
si tu si 'n'omo e nun si testa pazza
ascolta bene sta sintenzia mia
ca io inchiudatu 'n cruci nun saria
s'avissi fattu cio' ca ricu a tia..
ca io inchiudato 'n cruci nun saria!"
Ti lamenti.. ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti
Se 'nna stu munno c'è la malarazza
cu voli la giustizia si la fazza!
Ti lamenti.. ma che ti lamenti?
Pigghia lu bastuni e tira fora li denti... -
Nell'amorosa quiete delle tue braccia
ABBRACCIO Per il soggetto, il gesto dell'abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato.
1. Oltre all'accoppiamento (e al diavolo l'Immaginario), vi è quest'altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell'addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno alla madre ("nell'amorosa quiete delle tue braccia", dice una poesia musicata da Duparc). In questo incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perchè sembrano essere definitivamente appagati.
2. Tuttavia, nel mezzo di quest'abbraccio infantile, immancabilmente, il genitale si fa sentire; esso viene a spezzare l'indistinta sensualità dell'abbraccio incestuoso; la logica del desiderio si mette in marcia, riemerge il voler-prendere, l'adulto si sovrappone al bambino e, a questo punto, io sono contemporaneamente due soggetti in uno: io voglio la maternità e la genitalità. (L'innamorato potrebbe definirsi un bambino con il membro eretto: tale era il giovane Eros).
3. Momento dell'affermazione; per un pò, anche se limitatamente, disordinatamente, qualcosa è andato per il verso giusto: sono stato appagato (tutti i miei desideri aboliti attraverso la pienezza del loro soddisfacimento): l'appagamento esiste, e io lotterò senza tregua per ottenerlo di nuovo: attraverso tutti i meandri della storia amorosa, mi ostinerò a voler ritrovare, rinnovare, la contraddizione - la contrazione - dei due abbracci.
[Frammenti di un discorso amoroso] -
For no one - [salutando Stoccolma]
Your day breaks, your mind aches
You find that all the words of kindness linger on
When she no longer needs you
She wakes up, she makes up
She takes her time and doesn't feel she has to hurry
She no longer needs you
And in her eyes you see nothing
No sign of love behind the tears
Cried for no one
A love that should have lasted years
You want her, you need her
And yet you don't believe her when she said her love is dead
You think she needs you
And in her eyes you see nothing
No sign of love behind the tears
Cried for no one
A love that should have lasted years
You stay home, she goes out
She says that long ago she knew someone but now he's gone
She doesn't need him
Your day breaks, your mind aches
There will be time when all the things she said will fil your head
you won't forget her
And in her eyes you see nothing
No sign of love behind the tears
Cried for no one
A love that should have lasted years
Comincia il giorno, ti fa male la testa
scopri che tutte le sue parole gentili esitano
quando non ha più bisogno di te
Si alza, si trucca
se la prende comoda e non sente di doversi affrettare
non ha più bisogno di te
e nei suoi occhi non vedi niente
nessun segno d'amore dietro le lacrime
ha pianto per nessuno
un amore che avrebbe dovuto durare anni!
La vuoi, hai bisogno di lei
e non le credi neppure
quando dice che il suo amore è finito
pensi che abbia bisogno di te
e nei suoi occhi non vedi niente
nessun segno d'amore dietro le lacrime
ha pianto per nessuno
un amore che avrebbe dovuto durare anni!
Tu stai in casa, lei esce
dice che tempo fa conosceva qualcuno
ma ora se n'è andato
non ha più bisogno di lui
Il giorno comincia, ti fa male la testa
verrà il tempo in cui tutte le cose che ha detto
riempiranno la tua testa
Non la dimenticherai
e nei suoi occhi non vedi niente
nessun segno d'amore dietro le lacrime
ha pianto per nessuno
un amore che avrebbe dovuto durare anni!
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Canzone del padre
"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare".
"Sì. Vostro Onore, ma li voglio più grandi."
"C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le più piccole dirigile al fiume
e più grandi sanno già dove andare."
Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.
E ora Berto, figlio della Lavandaia,
compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermò un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi
e scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere addosso.
Ho investito il denaro e gli affetti
banca e famiglia danno rendite sicure,
con mia moglie si discute l'amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
vengono uomini, ce n'è uno più magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.
Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che è mia,
l'uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.
Non ha più la faccia del suo primo hashish
è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d'alzarsi, neppure quando è caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
il Guttuso ancora da autenticare
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.
Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.