L_Aleph
online femmina - 25 anni, Napoli, Italy
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Senza disturbare
Senza disturbare, senza disturbare prego di qua
sta per arrivare una grande decisione prego di qua
sta per arrivare una grande decisione per una posizione una vera condizione
Prego si tolga dalla luce e spieghi come mai
prego sia un po' più veloce e mi spieghi semmai nel suo futuro c'è chi aspetta
ma è bene che lei scelga, è bene che lei scelga, scelga o perda,
scelga o perda, o scelga
Prego di qua e abbassi la testa è la posizione giusta, senza vanità
prego sorrida enormemente vediamo come va
la sua bella presenza richiesta dall'azienda è una formalità
e la mia opinione sulla riproduzione …
… lei certo capirà -
Fumo denso
Tutto quello che amo scompare,
tra il farfugliare,
delle persone sole,
non cercare di intuirne il labiale.
Non torniamo più gli stessi
dopo i tradimenti,
la colonia estiva,
l'apparecchio ai denti,
quelle piccole sfumature
che possono entrare
tra i nostri sorrisi
e tutte le facce più scure,
L’utilità di trovare qualcuno
che ti dica ti amo
senza mai guardarsi intorno e chiedersi cosa facciamo
per godere dell'alba
del vento che abbraccia la vita...
il profumo dei tuoi capelli rende primavera...
quest'inverno le foglie non cadranno...
e tu non sarai sola...
per cercare te stessa tra
le note di una viola...
Tutto quello che amo scompare
tra un'ottima amica e una pessima madre
nell'ombra sotto l'ombrellone
la paura di restare soli
il futuro che incombe
terrorizza chi riempie la sua vita con un niente
e magari ha trovato l'amore
e l'ha scansato
per far posto ad un'altra passione
che lo fa sentire rinato
e paghiamo per sentirci
uguali a qualcuno che non ci assomiglia mai
per godere dell'alba
del vento che abbraccia la vita...
il profumo dei tuoi capelli rende primavera...
quest'inverno le foglie non cadranno...
e tu non sarai sola...
Per cercare te stessa tra
le note di una viola...
Fumo denso
(tutto quello che amo scompare)
Fumo denso
(tutto quello che amo scompare)
Fumo denso
(tutto quello che amo scompare)
Fumo denso
(tutto quello che amo scompare) -
13 settembre 2008
Ma io mi mettevo un dito sulla bocca, come per dirle di serbare il silenzio su questo grave problema, di cui non volevo ancora farle capire gli elementi, per non colpire, con una sensazione eccessiva, la sua immaginazione infantile; e m'affrettavo a sviare la conversazione da quell'argomento penoso da trattare per ogni essere appartenente alla razza che ha esteso il suo ingiusto dominio sugli altri animali della creazione.
Mario Schifano
Paesaggio anemico
Galleria d'Arte Moderna - Roma -
Ma tu sei
ma tu sei una goccia che non cade
e ritarda la mia guarigione
come un' ultima frase da terminare
ma tu sei una goccia che non cade
e rimanda la mia guarigione
come un rumore sospeso che
non esplode
Sono stanca delle persone che mi stanno intorno.
L'amore folle, quello che mi ha sempre contraddistinto, la passione irrefrenabile per l'altro, per gli altri, si trasforma pian piano in odio. Sento crescerlo dentro di me.
Oggi vorrei che le persone che sono dentro la mia vita stiano zitte per un momento, non facciano quel rumore inutile che tanto detesto.
Rumore è quello che mi rimane, tra le mani, dopo ogni sguardo ed ogni incontro.
Rumore è la voce delle persone che mi parlano, finte, false, codarde.
Sono incazzata con me stessa perchè ho creato per me una vita che non mi piace affatto e continuo a rifugiarmi nella vita degli altri, nella pittura, nella musica, nei sogni altrui, nei racconti e nelle immagini lontane, che non mi appartengono.
Io imparerò ad arrivare dove sei tu
qualunque sia la distanza
io ti verrò a cercare quando il buio tenta di far risaltare la tua assenza...........
Vorrei tanto poterlo dire, poterlo gridare.
Oggi sono davvero senza speranza, ed è la prima volta che lo scrivo, che scrivo qualcosa di mio qui su.
Mi sono sempre abbandonata alle parole degli Altri (altri, sempre gli altri) per esprimere me stessa.
Oggi non credo neppure più alla poesia, alle belle lettere, ai buoni sentimenti.
Oggi sono stanca, stanca di aspettare Godot.
Se non mi fossi iscritta su Netlog avrei scansato diversi incontri "vuoti", che si sono persi per la strada, lasciandomi ancora più triste.
E invece sono ancor più da compatire, perchè non riesco ad abbandonare questo mondo che m'ha fatto male e le persone che ci sono dentro. -
In fuga
O madre,
addio,
con una lunga scarpa nera
col partito comunista e una calza smagliata...
col tuo pancione accasciato
col tuo timore di Hitler
con la tua bocca di brutti scherzi...
col tuo ventre di scioperi e di ciminiere
con tuo mento di Trockij e di guerra di Spagna
con la tua voce che canta per gli operai stremati in putrefazione...
coi tuoi occhi
coi tuoi occhi di Russia
coi tuoi occhi di mancanza di soldi...
coi tuoi occhi d'India famelica...
coi tuoi occhi di Cecoslovacchia attaccata dai robot...
coi tuoi occhi portati dalla polizia in un'ambulanza
coi tuoi occhi legati su una tavola operatoria
coi tuoi occhi di pancreas amputato
coi tuoi occhi di aborti
coi tuoi occhi di elettrochoc
coi tuoi occhi di lobotomia
coi tuoi occhi di divorziata... -
Conosci
Conosci i miei occhi se guardano lontano da te
le mani che non so curare
Conosci le stanze poco illuminate
dov'è possibile arrivare bendati
Pronunciare una ferita
quando è appena ricucita
non è semplice
Arginare la tensione
contenere un'emozione
è più nobile
Ecco un'ombra che mi lega
la certezza di qualcosa che poi cambia
Scavare o tralasciare il senso
voltarsi e non guardare dentro
ammettere o tacere
avvicinarsi e rimanere
Conosci i miei occhi quando guardano verso di te
i giorni normali senza un gesto da ricordare
Conosci i colori e la parte più scura di me
difficile da raccontare
Conosci i miei occhi quando guardano lontano da te
i particolari delle mani che non so curare
Conosci i ricordi e la parte più scura di me
difficile da raccontare.
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Addio Cristina
(Interno - tardo pomeriggio)
Che caldo! Mai sentito un caldo così soffocante. Strano, sembrava inverno fino a ieri... E ora, alle sette di sera, non si respira. Proviamo sul balcone.
Guarda che roba: si trasforma la città ai primi caldi. E anche più silenziosa, bella compatta... una caldaia. Sembra che fumi. Meglio chiudere le persiane e stare fermi.
È finita. Questa volta è proprio finita. Lei ha deciso di andarsene. Non la rivedrò più. Benissimo!
Tre anni, un amore folle... forse più lei di me. Era così innamorata... E io, devo dire, negli ultimi tempi non ne avevo neanche un gran bisogno. Non gliel'ho mai detto per non farla soffrire. Ecco: mi ha lasciato lei. E brava Cristina, ha fatto bene.
Che caldo! Certo che anche lei... lasciarmi con questo caldo... In genere preferisco che mi lascino d'inverno. Comunque è un bene che lo facciano loro. Io non lascio mai... per principio; anzi, per vigliaccheria. Ci ho paura. Le donne possono fare di tutto. Una volta ho detto a una: "Ti lascio." PUM! Svenuta. Tutta la gente intorno: "È lui, è lui... assassino!" Aceto, sali... Rinviene. "Andiamo a casa, amore... per carità, come non detto." Non sono contente le donne quando non le ami più. Da allora io... zitto. E lei: "Ma tu non mi ami?!" "Sì che ti amo, per dio!"
Tutte così le donne, tutte uguali. Cristina, no. Non sviene. S'ammazza. Cioè, si ammazzava... voglio dire... non ora... ora torna dal marito, tranquilla. È la prima volta che mi lasciano per il marito. E la sensazione non è bella. Che ci farà col marito?!... Che caldo!
E pensare che voleva fare un figlio... con me. E io no. Anzi, avevo il terrore di rifare un'altra famiglia.
Ecco cosa ci avevo con Cristina: un'attrazione fisica fortissima, mai provata. Bastava che ci si sfiorasse, e io... TUM!... subito. Che riflessi! Ma l'amavo davvero... non è che non l'amassi. Non avevo voglia di fare progetti e basta. È per questo che mi ha lasciato... Questo voleva Cristina. Cristo, che caldo!
Me lo poteva anche dire subito: o il figlio o niente. Ma possibile che tutte vogliano un figlio da me!... E chi sono? Un toro?!...
È vero, è vero, la colpa è mia, lo so... E non mi prendo responsabilità... bene!... Sono egoista... bene!... Vivo al momento... bene! Ho paura di invischiarmi... bene!... Sì, sì, lo so... Vigliaccheria, vigliaccheria. Ma santo Dio, si scopava così bene... che c'entrano i figli?!
Lei aveva una gonna chiara e camminava un po' avanti a me sulla pensilina che porta ai treni. È lì che mi ha detto che era finita, poco prima di partire. Non era né allegra né felice. Le stazioni sono il posto ideale per certe malinconie. Non volevo che finisse così. Ma tutte le parole che ho trovato per fermarla non avevano risonanza. Subito dopo camminava già verso il suo scompartimento. Avrei dovuto richiamarla. Lei se ne andava per sempre. La pensilina si era riempita improvvisamente di silenzio. A trenta metri di distanza la mia donna, una figurina lontana e sola, sembrava che radunasse lentamente tutte le ombre della sera attorno alla sua gonna. Ti resta solo un nodo alla gola. Addio Cristina!
Bello quest'addio... alla stazione. Poetico... Tutto intriso di malinconia, di dolore. Ogni tanto ci si lascia prendere da qualcosa che assomiglia a un sentimento vero. No, perché è bene saperlo se uno soffre o no. Dunque: tre mesi fa stavo per lasciarla io... per l'australiana. E lei: un dolore!... Il Leopardi, sembrava... Esagerata!
Ora è lei che mi lascia. E diciamo la verità: un po' mi dispiace. Sì, un po'. Non si deve rischiare di ingigantire. È un dolorino. Un piccolo fastidio... un dolorino. Ecco, è questa pulizia del sentimento che è importante. Certo che se l'avessi lasciata io ai tempi dell'australiana...
(un po' risentito) No, il fatto e che mi lascia così... improvvisamente... dopo tre anni... alla stazione... due parole: addio. Non è possibile che non mi pensi. Perché non mi chiama... Ma sì, cosa ci vuole... una telefonata!... Lo sa che per me sarebbe tutto... in questo momento. Che scemo! Non ci sono mica i telefoni in treno. Ma, chi lo sa... un miracolo. È così che si diventa cattolici! Eppure sono sicuro che se lei volesse... certo... si potrebbe fermare a Genova... cambiare treno, tornare indietro... telefonare, scrivere... si possono fare dei telegrammi bellissimi da Genova. Noleggiare cavalli, aeroplani, biciclette... Raggiungermi... Vederla arrivare qui col cuore in gola... Ecco cosa mi ci vuole... Per amore si fa questo e altro. Io lo farei. Io, quando voglio bene, mi arrampico sui vetri... faccio di tutto... Sì, perché a Genova ci vado a piedi, io!
Sto esagerando. È una storia finita e basta. Non è la prima. E poi non è mica una tragedia. Dopo un po' passa. Non è mica morto nessuno... Lei mi lascia... e io mi ammazzo. Mi butto. Mi butto dalla finestra, va bene? No, uno magari pensa: la riconquisto. Non si rimonta mai. Fai un sacco di discorsi, belli anche, di quelli che fanno colpo. Quale colpo?!... Una volta facevano colpo. Ma cosa parlo a fare, cretino! Con questa faccia da perdente... Un pugno ci vorrebbe: PUM!… invece di inciampare sulle parole, un fiume di parole... che quella poi va a casa e dice: "Ma che ha detto?! Niente!" PUM!... Invece, quello sì che se lo porta a casa. Tanto non si rimonta. Hai voglia di averci ragione. Non si rimonta mai con le parole. Col suicidio... ecco, col suicidio si rimonta: tie'! beccati questa. Così impari. Non lo sapevi tu chi ero io. Ecco, ora lo sai: un cadavere. Ma guarda se questa mi doveva ridurre così! Non si sta mai tranquilli. Avevo appena finito di pagare la casa. Mi lascia... E poi chi è quel deficiente che dice che è un dolorino?!... Ma quale dolorino... Soffro come una bestia. Ma lei lo saprà cos'è il mio dolore? No, perché magari non lo sa. Allora: tie'! Perché il mio è più grosso del tuo. Io ti butto addosso tanto di quel dolore che il Leopardi diventa un allegrone. Glielo ridicolizzo il poeta! Ma poi chi se ne frega dei poeti... No! Torna dal marito, lei... E magari fanno anche l'amore, questi viziosi... con quel suo corpo da mamma, da animale. Via, via!.. Basta!.. È finita! È finita!.. Che cosa vuoi che me ne importi di quella schifosa che va a letto anche con suo marito! Aria... ho bisogno di aria. (va alla finestra)
Come sono strani i cortili dei condomini... un misto di prigione e di giardini pubblici... con quei fiori che si arrampicano sui muri scalcinati. Era una sera come questa... che aveva rubato delle rose, Cristina... e saliva le scale. Cristina!… Non importa... passerà. Dovrà pur sciogliersi questo nodo alla gola!.. Sì, mi calmo... mi calmo.
La stanza si è immersa nel silenzio e nel buio. II soffitto mi pesa addosso, trasudante, compatto. Completamente nudo mi muovo appena sotto il lenzuolo bianco, sottilissimo. Lo stringo con i denti, con le labbra. Poi lo sposto, lo sollevo in aria... si gonfia, ricade adagio... Un brivido... Cristina, sto male, sto tremando, ho la febbre... e sudo, e sudo, e sudo... e invoco... e deliro. E ancora una volta sudo dalla testa ai piedi. Mi passo una mano sui corpo, caldo, caldissimo, bagnato... sulle cosce, sulla pancia, e poi... Cristina, Cristina, Cristina!.. L'immagine si fa più pressante, corporea. Anche lei è tutta sudata, sudatissima. Le sue mani sul mio corpo... sì, le sento: allucinazione, ricordo, dolore, stordimento, stanchezza, eccitazione, forse... ma in delirio. Ora mi giro e strofino il mio corpo contro il letto. Forse sussurro anche qualcosa... Ma certo, e un attimo: lacrime, calore, saliva, frasi, membra, rimpianti, globuli, liquefazione, tutto... tutto si riversa sui lenzuolo.
Addio Cristina.
di Gaber - Luporini
1986 © P. A.
MONOLOGO
GRAZIE A NESSUNO....................................
PS: UhauAHUAhUAHAUhUAHUAhauhAhuAH
hai visto quanto sono onesta?
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Figli dell'albatros
Come spiegarlo a quest'uomo semplice, come spiegarlo? C'è qualcosa di rotto dentro di me. Non posso ballare, vivere, amare facilmente come gli altri. Senza dubbio, se viaggiassimo in giro per il mondo, mi romperei le gambe da qualche parte. Perchè questa rottura interiore è invisibile e poco convincente per gli altri, e non mi fermerei finchè non mi fossi rotta qualcosa che tutti siano in grado di vedere, di capire. Come spiegarlo a quest'uomo semplice? Potrei danzare senza sosta e con successo, senza fermarmi. Io sono la danzatrice che cade, sempre, nelle trappole della depressione, spaccandomi il cuore e il corpo quasi a ogni giravolta, perdendo tempo e leggerezza, precipitando fuori dalle righe, dalla grazia, dalla perfezione. C'è troppo spesso qualcosa di sbagliato. Qualcosa in cui non mi potresti aiutare... -
Io sono dietro la finestra...
...di una prigione. Sono un prigioniero. C'è sempre una finestra, e io sono sempre dietro di essa, che guardo fuori e desidero fuggire in paesi e luoghi che immagino esser leggeri, senza mura, illimitati. E tu sei una prigioniera di altro genere. Tu stai dietro le sbarre dei tuoi amori e delle tue compassioni. Quando le porte si aprono e tu sei sull'orlo della libertà, dai quell'occhiata fatale all'indietro e vedi uno che non è libero; allora ritrai il tuo passo e t'incateni a lui, mentre le porte della prigione si richiudono. Sei una prigioniera volontaria, che non esce sola. Tu prepari la fuga per gli altri. E così il tempo passa.
Anais -
La casa dell'incesto
Il mattino che mi alzai per iniziare questo libro, tossii. Qualcosa veniva fuori dalla mia gola, mi strangolava. Spezzai il filo che la teneva e la buttai via. Tornai a letto e dissi: ho sputato il mio cuore.
La quena è uno strumento fatto di ossa umane. Deve la sua origine al culto di un indio per la sua amante. Quando la donna morì, con le sue ossa lui costruì un flauto. La quena ha un suono più penetrante, più ossessionante del flauto comune.
Coloro che scrivono conoscono il procedimento. Pensavo a questo mentre sputavo il mio cuore.
Solo che io non aspetto che il mio amore muoia.
[Anais Nin]
Incipit spettacolare. Profondità ed eleganza uniche. Emotività schiacciante.
Senza fiato. Il lettore sembra rimanere ad osservare il suo cuore tra le mani, dopo averlo sputato a sua volta.
Scrittrice degna di lode.
Un incanto, ogni suo libro.