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  • Vendo casa, non al denaro non all’amore ne al cielo

    Sono passati 10 anni dalla morte di Lucio Battisti e 9 dalla morte di Fabrizio De Andrè, e mi sono sentito in dovere di aprire una finestra dalla mia mente verso il mondo, per esporre il mio pensiero riguardo questi compianti artisti.
    Per lunghi anni della mia vita ho considerato la musica italiana alla stregua di un qualcosa di stagnante, legato alla melodicità mediterranea che solo in Sud America ha saputo sfondare. Ancora oggi la considero così, però devo dire che le eccezioni ci sono state eccome.

    Un’eccezione è stata Lucio, riscoperto grazie ai documentari e a qualche chicca trovata su internet. Anche se il vero merito è stato del caso. Nel frugare tra dei vecchi cd di compilation fatti da un mio cugino anni or sono e gettati nei cassetti di mia nonna, ho trovato alcune canzoni del passato, tra cui “Fiori di rosa, fiori di pesco”. E’ stato amore a prima vista. Quello che credevo un autore piatto, banale, figlio della melodia - sanremo, era invece un autore completo, dalla voce non potente ma che entrava dentro per la delicatezza e la spontaneità. E quei cambi di ritmo, da una strofa all’altra fino al ritornello. Beh, quel giorno ho scoperto il vero Battisti. E’ come ascoltare per anni solo solito ritornello “O mare nero mare nero mare ner” e poi scoprire che la fine della canzone, quando la musica va spegnendosi, è un gioiello nascosto ai più! Questo è per me Battisti, che nel raccontare la quotidianità non aveva rivali ( ringraziamo tutti Mogol ) e dava quel senso di estraneità dal mondo dello show biz con la sua voce delicata e quello sguardo incerto e timido. E non dimentichiamo la professionalità della persona, che imparava a memoria i testi delle sue canzoni in una notte, cosa che i cantanti d’oggi è difficile veder fare. Mi piacerebbe conoscere di più la sua discografia, però quel poco che ho mi basta per apprezzare.
    Le mie canzoni preferite di Battisti sono, in ordine sparso:
    - Fiori rosa fiori di pesco
    - Un’avventura
    - 7 e 40
    - Uno in più
    Come disse Mogol, “Lucio Battisti è un grande artista, morto solo fisicamente”

    L’altra eccezione, e che eccezione, è stata Fabrizio De Andrè, che sarà stato genovese ma non era avaro con le emozioni quando scriveva canzoni. Ammetto che la mia conoscenza di Faber è nata con l’ascolto dei due dischi live registrati con la PFM, che ne curava gli arrangiamenti. [secondo me, i migliori dischi italiani di tutti i tempi, il giusto connubio tra poesia e rock] E proprio qua sta il punto debole che non ha permesso a Faber di accedere a tutte le case d’Italia, in tutti i cuori dei giovani: gli arrangiamenti. De Andrè era un vero poeta con i testi delle canzoni, solo che le canzoni, sempre secondo me, peccano di una lentezza forse utile per carpire la profondità del testo, ma ritmicamente ammazza-buoi. E ribadisco, questo è un appunto tirato fuori da un giovane cresciuto con Genesis, Pink Floyd, Beatles e Nomadi. Ma i testi ragazzi, dovrebbero essere studiati a scuola, al posto di tanti sopravvalutati autori considerati moderni solo perchè nati a inizio ‘900.
    La forza di Faber sta nel raccontare scorci di umanità senza speranza, che toccano il cuore pur non facendo parte della nostra vita. Porta i reietti, gli ultimi, ai nostri occhi, raccontandone le gesta con una facilità e una profondità sconvolgente, come solo i migliori sanno fare. Anzi, il migliore.
    Le mie canzoni preferite di De Andrè sono:
    - Il testamento di Tito
    - Il pescatore
    - Dormono sulla collina
    - Un malato di cuore
    Sono sicuro che ora Fabrizio dorme sulla collina.

    Questo post è dedicato alla musica.