<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2" -->
<rss version="2.0"  xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" >
    <channel>
        <title>Blog di Heywood Floyd</title>
        <description>ll blog di Heywood Floyd</description>
        <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog</link>
        <lastBuildDate>Fri, 20 Nov 2009 07:34:37 UT</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.7.2</generator>
        <image>
            <url>http://it.netlogstatic.com/p/tt/033/515/33515938.jpg</url>
            <title>Dr__Floyd</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd</link>
            <description>Dr__Floyd</description>
        </image>
        <item>
            <title>Preview veneziana</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6876679</link>
            <description>Da &lt;strong&gt;La Stampa online&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di &lt;em&gt;Fulvia Caprara&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Marco Müller, non ha dubbi. La scena in assoluto più scandalosa della Mostra che s’inaugura domani è quella di Dev.D di Anurag Kashyap in cui si vede una bellissima ragazza indiana, nubile e vergine, mentre si avvia in un viottolo di campagna con un materassino arrotolato sotto il braccio. Sembrerebbe poca cosa e invece ha un forte valore rivoluzionario. Nella società indiana, dove ancora regna la legge dei matrimoni combinati e dove i rapporti tra i sessi sono organizzati in un rigido sistema di regole, «il cinema mostra per la prima volta due eventi straordinari: un rapporto prematrimoniale e una donna che prende l’iniziativa». Roba da far tremare le vene ai polsi. Risvegliando magari l’attutita sensibilità del cinefilo, da sempre rotto a tutte le esperienze e incapace di intravedere provocazioni che un normale spettatore coglierebbe al primo sguardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Mostra in questo settore è prodiga. Il cinema spinge il pedale sui temi più caldi del momento. Si va da Todd Solondz, specialista di atmosfere ambigue e inquietanti, che riprende in Life during wartime l’argomento pedofilia già affrontato in Happiness a Werner Herzog che reinterpreta la discesa agli inferi del poliziotto Nicolas Cage, alle prese con la dipendenza dal sesso e dalla cocaina, nel prequel-remake del Cattivo tenente di Abel Ferrara, a Charlize Theron che strapazza la sua luminosa bellezza in The road di John Hillcoat, epopea post-apocalittica sui lati più oscuri, compreso il cannibalismo, di un’umanità futuribile. Stupri e violenze sullo sfondo della guerra civile in Sri Lanka si susseguono in Between two worlds di Vimutkthi Jayasundara, mentre Lebanon di Samuel Maoz documenta i massacri della prima guerra del Libano dell’82.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mancano gli orrori quotidiani, la passione che diventa violenza come in Persecution di Patrice Chéreau, gli effetti disastrosi prodotti dallo strapotere delle multinazionali nelle esistenze dei cittadini americani e di altre parti del mondo in Capitalism: a love story di Michael Moore, la piaga crescente dell’obesità in Gordos di Daniel Sánchez Arévalo, autoanalisi di gruppo attraverso cui si capisce che dietro il problema del sovrappeso si nascondono abissi ben più gravi di tormenti, paure, inadeguatezze. Anche la barbarie dell’infibulazione, descritta in Desert flower di Sherry Hormann fa ancora, incredibilmente, parte delle nostre cronache d’attualità. Il film si basa sull’omonima autobiografia della modella e ambasciatrice presso le Nazioni Unite Waris Dirie che, dopo l’infanzia di soprusi in Somalia, ha iniziato un lungo cammino di liberazione senza per questo poter cancellare il peso del segreto custodito fin dall’infanzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’horror, in tutte le sue più varie declinazioni, è uno dei grandi protagonisti del Festival e quindi vai con il sangue, le urla e le mutilazioni di Rec2 di Jaume Balaguerò e Paco Plaza o di Survival of the dead di George Romero. Ma ci sarà anche chi griderà agli scandali politici sollevati da Videocracy sulla società italiana immersa nella regressione collettiva operata dalla tv, e dal nuovo documentario di Oliver Stone South of the border sul controverso presidente venezuelano Hugo Chávez.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi sesso e ancora sesso, perfino nei cartoni animati come Teat beat of sex, 15 episodi di un minuto l’uno in cui il capitolo è trattato esclusivamente dal punto di vista di lei. Tra i punti dibattuti, quanto e se le misure siano importanti per il piacere femminile, a che cosa servono le mutandine, se la masturbazione comporti pericoli oppure no. Per tirare un respiro di sollievo e guardare un po’ più in alto sarà salutare la visione di Lourdes, girato dalla viennese Jessica Hausner nella cittadina dei miracoli. Stavolta l’estasi, anche se mistica, è assicurata.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Tue, 01 Sep 2009 08:14:54 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>La 66esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6720445</link>
            <description>Dal Corriere della Sera online&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Tornatore, Michael Moore, Werner Herzog, Fatih Akin, Patrice Chereau, George Romero, Jacques Rivette, Michele Placido, Francesca Comencini, Todd Solodondz, Shirin Neshat. E' una mostra grandi firme, quella presentata a Roma da Marco Müller e Palo Baratta, non solo per la presenza tra i film in concorso dello stilista Tom Ford in qualità di regista debuttante. «È la selezione più sorprendente e che la Mostra abbia offerto negli ultimi anni», ha sintetizzato il direttore della 66esima edizione del festival, dal 2 al 12 settembre. «Avevo sempre voluto una mostra per chi fa i film, per chi li fa circolare, e per chi li va a vedere e quest'anno il festival assolve tutti questi compiti. Venezia non è un contenitore, ma una libera associazione di tante scelte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ITALIA - «Mai il numero dei paesi che hanno film alla mostra del cinema è stato così alto: 25», ha sottolineato Müller, ma certo l'Italia sarà rappresentata al Lido come non mai. Quattro le pellicole in concorso, Baaria di Giusppe Tornatore (film d'apertura) e poi Il grande sogno di Michele Placido; Lo spazio bianco di Francesca Comencini e La doppia ora di Giuseppe Capotondi. Due giurati italiani, Liliana Cavani e Luciano Ligabue. Tre pellicole in Orizzonti, di Guagagnino, Puccioni e Terracciano. Due maestri, Francesco Maselli con Le ombre rosse, interpretato da Roberto Herlitzka ed Ennio Fantastichini, e Giuliano Montaldo con L'oro di Cuba, presenti nella sezione Cinema del presente. E poi una nuova sezione, Controcampo italiano, con dieci titoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AMERICA - Anche molta America alla Mostra: Moore, Solondz, Herzog, Romero, Tom Ford e The Road. Michael Moore debutta nella rassegna veneziana con il documentario sulla crisi finanziaria Capitalism: A Love Story, George Romero con un nuovo capitolo zombie-horror Survival of the Dead., un habitué del Lido come Todd Solondz porta Life During Wartime. Probabilmente americano sarà anche il film a sorpresa che sarà comunicato più avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FUORI CONCORSO - Al Lido fuori competizione, accanto alle star americane non mancheranno nemmeno gli autori: se il Leone d'Oro alla carriera John Lasseter porta in versione 3D Toy Story e Toy Story 2, Abel Ferrara risponde la docu-fiction Napoli Napoli Napoli, Oliver Stone con il documentario South of the Border e l'egiziano Yousry Nasrallah con Scheherazade, Tell Me a Story. John Turturro con Roman Paska dietro la macchina da presa per il documentario Prove per una tragedia siciliana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTRO I TAGLI - La conferenza stampa era stata anticipata da un acceso fuori programma. Attori, registi, lavoratori dello spettacolo sono dati appuntamento all'Hotel Excelsior di Roma per protestare contro i tagli al Fondo unico dello Spettacolo. Portavoci della protesta, Sergio Castellitto e Carlo Verdone. Castellitto ha letto un manifesto «in difesa dei diritti del pubblico», ed aggiunto: «&lt;strong&gt;La Francia ha elevato il proprio sostegno a 513 milioni e 620 mila euro, l’Italia ha destinato al cinema 11 milio­ni e 446 mila euro&lt;/strong&gt;. L’equivalente del costo medio di due film francesi». Poi ha concluso dicendo: «Facciamo un gesto futurista», e riducendo in coriandoli il volantino lo ha gettato verso la platea di giornalisti ed addetti ai lavori che erano seduti in attesa della conferenza stampa. Dopo di lui ha preso la parola Carlo Verdone per sottolineare la gravità della situazione anche delle sale cinematografiche che «se non sono multiplex chiudono a centinaia». Ha preso poi la parola lo sceneggiatore e giornalista Andrea Purgatori che ha letto una finta lettera del ministro Bondi scatenando l'ilarità della sala: tra le misure previste dal ministro nel finto annuncio corsi di dialetto per attori ed annessione dell'Italia alla Francia.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Fri, 31 Jul 2009 12:54:24 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>[b]Nautica celeste[/b]</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6658484</link>
            <description>Omaggio ai 40 anni dal primo passo dell'uomo sulla Luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei renderti visita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nei tuoi regni longinqui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o tu che sempre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fida ritorni alla mia stanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dai cieli, luna,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e, siccom’io, sai splendere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;unicamente dell’altrui speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da &lt;em&gt;IX Ecloghe&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di &lt;strong&gt;Andrea Zanzotto&lt;/strong&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2009 08:49:51 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Generazione «né-né»</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6636811</link>
            <description>&lt;strong&gt;Dal Corriere della Sera online&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Mi chiamo Maria Elena Crespi, Malena per i miei quattro amici, ho 23 anni, vivo alle porte di Milano, non studio e non lavoro. Provo vergogna per questo? Io no». Malena è un nome e cognome, un viso acqua e sapone, e una storia di disillusioni e non impegno convinto che gli spagnoli catalogano sotto l'insegna Generación «ni-ni»: ni estudia ni trabaja: generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza. In Italia il fenomeno non ha un'etichetta, non ancora, ma sociologi e psicologi lo conoscono bene. E i dati inediti del Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù Gorgia Meloni, sembrano certificarlo. Ancor più quando vengono incrociati con le anticipazioni dell'indagine Istat sulla Forza lavoro 2008. Nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni ci sono 270 mila ragazzi che non studiano e non lavorano (il 9%): la maggior parte perché un lavoro non lo trova; 50 mila perché della loro inattività ne fanno una scelta; 11 mila, poi, proprio perché di lavorare o studiare non ne vogliono sapere («non mi interessa», «non ne ho bisogno»).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stessa tendenza nei dati relativi ai giovani tra i 25 e 35 anni: un milione e 900 non studia e non lavora. Vale a dire: quasi uno su quattro (il 75%). Un milione e 200 mila di questi gravitano nella disoccupazione (ma tra loro c'è chi dice di non cercare bene perché è «scoraggiato» o perché «tanto il lavoro non c'è»). Settecentomila sono invece gli «inattivi convinti»: non cercano un lavoro e non sono disposti a cercarlo. È stato calcolato che se avessimo tassi occupazionali pari a quelli dei Paesi bassi (capolista nella classifica Ue, 81,3% nella fascia d'età tra i 15 e i 39 anni), il nostro Pil guadagnerebbe 1-2 punti in percentuale. Ma il fenomeno «né-né» è qualcosa che va oltre i numeri. In Spagna, dice una recente indagine di Metroscopia pubblicata su El País in occasione del battesimo massmediatico della Generación «ni-ni», il 54% dei giovani tra i 18 e i 35 anni dichiara di «non avere un progetto su cui riversare il proprio interesse o le proprie illusioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il leitmotiv: «Lo studio? tempo perso, non mi apre le porte al futuro. Il lavoro? Non lo cerco perché tanto non lo trovo». E la crisi sembra aver accentuato la rinuncia a qualsiasi impegno. Soddisfatti della loro vita privata (lo è l'80%), i giovani spagnoli si sentono in preda a una «devastazione lavorativa». E anche chi alla fine sceglie di studiare, lo fa senza prospettive. «Appena si rendono conto di cosa li aspetta continuano a formarsi, viaggiano, lavorano magari come camerieri per pagarsi un master mentre mamma e papà a casa li aspettano». Stesse tonalità per la fotografia scattata ai giovani «né-né» nostrani: coccolati dalla società e iperprotetti in famiglia come i «bamboccioni» ma troppo consapevoli delle loro scelte per finire sotto l'etichetta; apatici e un po' disarmati come i figli della «generazione x» ma anagraficamente troppo giovani per essere loro apparentati; circondati da fratelli e amici icona della «generazione mille euro» ma troppo disillusi per provare a loro volta a infilarsi, prima o dopo, nella stessa realtà. «Non lavorano perché la famiglia li mantiene e un impiego non si trova; non studiano o studiano meno di una volta per i programmi più leggeri, la mancanza di selezione», dice la psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris. «Se poi il modello è quello alla Grande Fratello (basta andare in tv per guadagnare) passa il concetto che per riuscire non serve impegnarsi. E ci si lascia vivere fino a 30 anni senza un progetto. Le motivazioni, invece, si coltivano fin dall'infanzia. Insieme al concetto che la realtà è anche lotta e sacrificio. E per questo è bella».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malena, nella sua stanza tappezzata di libri, annuisce: «Vero. Ma io lotto per quello che va a me. E per ora sto bene così. Forse un po' meno i miei genitori, la mia vecchia prof di lettere che ha sempre visto per me un futuro &amp;amp;quot;promettente&amp;amp;quot; (che parolaccia). E forse anche la società che non accetta quelli che cercano una strada diversa dai mille e 120 euro al mese di mia sorella laureata-dottorata». «Ci fosse però quella strada — aggiunge Daniele, dietro un nome di fantasia — me l'hanno rubata. Mio fratello ha fatto di tutto per fare contento il mondo e s'è trovato senza un lavoro e senza se stesso. Io a me non rinuncio, ma così sto male». Enrico B., 26 anni, non studia, non lavora, ma ha una compagna e un figlioletto a cui badare: «Il mio lavoro? Per mesi è stato cercare un lavoro. Adesso prendo quello che viene». E al bimbo chi pensa? «Mia madre e mio padre. Per ora viviamo con loro, poi si vedrà».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alessandra Mangiarotti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo due commenti di lettori del Corriere, credo siano utili a qualche riflessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno a rispondere per spiegare cosa viene intesa per generazione nè nè. Esistono tre categorie di persone. La prima è fatta di persone che grazie agli aiuti arriva ovunque e si permette di fare qualsiasi cosa e grazie a questo fa arrabbiare le altre due categorie. La seconda categoria sono quelli non hanno capito e sono arrabbiati con i nè nè perchè è molto più facile che arrabbiarsi verso chi sta sopra tipo il capo raccomandato. Ma anche a voi rode rode rode!!!! E poi c'è la terza che siamo noi Nè Nè Che abbiamo capito che la vita non è solo lavoro aspettando la sera per guardare la tv, poi il week end per uccidersi in discoteca e poi aspettare le due settimane estive per andare al mare. Noi abbiamo una concezione diversa e una crescita continua in termini di stimoli e di conoscenza. Il Nè nè non lavora e non studia ufficialmente; ma non è un fannullone. Io ho ambizione, non sono viziato, ho fatto tanti sacrifici, non sono uno che va a spaccare le città durante eventui sportivi o politici ho dei progetti e non sono svogliato. Forse noi siamo i precursori di ciò che verrà, abbiamo capito che il mondo e l'economia come viene impostato ora ci farà fare uno scivolone ancora più grosso di quello dei mutui subprime e siamo già pronti a un mondo nuovo fatto di persone e non solo forza lavoro. Guardate i nostri mega capi con la loro politica corrotta dove ci hanno portato...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono gli indicatori della nostra era. Da un lato un diffuso benessere allargato anche ad una larghissima classe media che si riflette nel tenore di vita dei giovani dalla tenera età fino alla maturità. Dall'altro un appiattimento scandaloso delle professioni ed un avvilimento ormai cronico delle professionalità intellettuali. Come si può dire oggi ad un ragazzo cui gravitano nelle tasche svariate centinaia di euro al mese al netto di tasse pagate dai genitori, di svenarsi la gioventù studiando per poi scontrarsi con le lobbi, il clientelismo, il mondo delle raccomandazioni scabrose, e finire per prendere un settimo dell'edicolante-terza-media da cui compra il giornale? Come si può valorizzare l'investimento di uno Stato nella educazione, nella scuola, nelle Università e nella ricerca se poi il mondo rende molto più conveniente lo stare seduti e non fare niente, e chi invece ci prova e si laurea riesce a malapena a superare lo stupendio di un operaio dopo una decina di anni di lavoro, pur restando dieci volte sotto quello di un qualunque idraulico che lavoro in nero? La TOTALE assenza di meritocrazia, di premio per il sacrificio, le capacità speciali, genera anche questo.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Thu, 16 Jul 2009 09:28:08 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Michael Jackson</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6518486</link>
            <description>Il paragrafo conclusivo di &lt;a href=&quot;http://it.netlog.com/go/out/url=-aHR0cDovL3d3dy5sYXN0YW1wYS5pdC9yZWRhemlvbmUvY21zU2V6aW9uaS9zcGV0dGFjb2xpLzIwMDkwNmFydGljb2xpLzQ0OTMzZ2lyYXRhLmFzcA__&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;un articolo&lt;/a&gt;  di Andrea Scanzi, per La Stampa online.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Jacko era uno che danzava scivolando sul terreno. Pattinava sulle adolescenze, regalava sogni, spingeva a muoversi. Non portava messaggi, era un mix di istintività, rivoluzione intuita e stregoneria commerciale. Qualcosa di potentissimo e al contempo fragile. Lui come la sua musica. Quelle grida a intercalare il ritmo, quei balli tra lo snodato e il truzzo. Uno spettacolo. Ha inventato molte cose. I videoclip con ambizioni da film, il look alieno, il pop-soul da neri con approccio da bianco. È stato un Re Mida col tempo in scadenza, capace perfino di rendere belli i mocassini coi calzini bianchi di spugna. Ha davvero creato una babele di incanti. Musica, note, riff. Purtroppo per lui, non è mai riuscito a trovare la formula magica per salvarsi la vita. Voleva essere Peter Pan, quando si è accorto di non esserlo è caduto giù. Ora lo beatificheranno, con la stessa dismisura con la quale fino a ieri l’avevano crocifisso. Non era un santo e non era più un genio. Ma lo è stato. Giusto un battito di ciglia. Giusto lo spazio di pattinare sulle nuvole. Per poi cadere. Quasi come Peter Pan&lt;/em&gt;.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:44:14 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Prove di un mondo diverso di Guido Viale</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6512101</link>
            <description>“Oggi il mondo è di nuovo a un bivio. Può approdare a uno spaventoso aumento di poteri autoritari, di regimi antidemocratici, di pulsioni razziste come negli anni trenta del secolo scorso in Europa – le premesse ci sono tutte; in Italia ancor più che altrove – oppure rimettere in questione assetti economici e sociali dell’intero pianeta.&lt;br /&gt;Pace, difesa e promozione – attraverso la condivisione - dei beni comuni, valorizzazione dei saperi diffusi e della dimensione locale, creazione di un nuovo spazio pubblico sono le basi irrinunciabili di quella riconversione ecologica degli apparati produttivi e dei modelli di consumo senza i quali l’intero pianeta non ha futuro&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prove di un mondo diverso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Guido Viale&lt;/em&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Thu, 25 Jun 2009 12:35:05 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Colloquio</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6337802</link>
            <description>&lt;strong&gt;Colloquio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;textAlign textAlignRight&quot;&gt;Ora il sereno è ritornato le campane&lt;br /&gt;suonano per il vespero ed io le ascolto&lt;br /&gt;con grande dolcezza. Gli ucelli cantano&lt;br /&gt;festosi nel cielo perchè? Tra poco e&lt;br /&gt;primavera i prati meteranno il suo&lt;br /&gt;manto verde, ed io come un fiore ap-&lt;br /&gt;pasito guardo tutte queste meraviglie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto su un muro in campagna&lt;br /&gt;Per il deluso autunno,&lt;br /&gt;per gli scolorenti&lt;br /&gt;boschi vado apparendo, per la calma&lt;br /&gt;profusa, lungi dal lavoro&lt;br /&gt;e dal sudato male.&lt;br /&gt;Teneramente&lt;br /&gt;sento la dalia e il crisantemo&lt;br /&gt;fruttificanti ovunque sulle spalle&lt;br /&gt;del muschio, sul palpito sommerso&lt;br /&gt;d’acque deboli e dolci.&lt;br /&gt;Improbabile esistere di ora&lt;br /&gt;in ora allinea me e le siepi&lt;br /&gt;all’ultimo tremore&lt;br /&gt;della diletta luna,&lt;br /&gt;vocali foglie emana&lt;br /&gt;l’intimo lume della valle. E tu&lt;br /&gt;in un marzo perpetuo le campane&lt;br /&gt;dei Vesperi, la meraviglia&lt;br /&gt;delle gemme e dei selvosi uccelli&lt;br /&gt;e del languore, nel ripido muro&lt;br /&gt;nella strofe scalfita ansimando m’accenni;&lt;br /&gt;nel muro aperto da piogge e da vermi&lt;br /&gt;il fortunato marzo&lt;br /&gt;mi spieghi tu con umili&lt;br /&gt;lontanissimi errori, a me nel vivo&lt;br /&gt;d’ottobre altrimenti annientato&lt;br /&gt;ad altri affanni attento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sola sarai, calce sfinita e segno,&lt;br /&gt;sola sarai fin che duri il letargo&lt;br /&gt;o s’ecciti la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io come un fiore appassito&lt;br /&gt;guardo tutte queste meraviglie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E marzo quasi verde quasi&lt;br /&gt;meriggio acceso di domenica&lt;br /&gt;marzo senza misteri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;inebetì nel muro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Andrea Zanzotto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Vocativo, 1957)</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sat, 30 May 2009 00:10:22 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Le otto scritture antiche mai decifrate</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6332677</link>
            <description>Da &lt;strong&gt;Il Corriere della Sera Online&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di &lt;em&gt;Francesco Tortora&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando è comparso sulla Terra l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di trasmettere alle generazioni successive le conoscenze e l'esperienza acquisita nel tempo. La scrittura è certamente l’invenzione più importante per tramandare la storia. Senza la decifrazione dei linguaggi antichi oggi l'umanità avrebbe una cognizione molto limitata delle civiltà del passato. Secondo gli storici la prima scrittura a comparire sulla Terra è quella cuneiforme usata dai Sumeri: incise su tavolette di argilla le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud. Benché molte scritture del passato siano state decifrate dagli storici, esistono ancora oggi linguaggi oscuri. Proprio a queste scritture ancora da decifrare la rivista inglese New Scientist dedica un lungo reportage individuando otto importanti grafie che restano ancora sconosciute all'umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per interpretare una scrittura del passato lo studioso deve poter contare sempre su due requisiti minimi: un'abbondanza di testi e reperti archeologi che aiutino a interpretare i linguaggi sconosciuti. L'umanità non avrebbe mai decifrato i geroglifici egiziani senza l'aiuto della Stele di Rosetta, la lastra in granito scuro scoperta nel 1822 in Egitto. Su questo reperto archeologico è incisa un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco antico. Attraverso la comparazione con il greco antico, idioma ben conosciuto dagli studiosi, questi riuscirono a comprendere le regole e i significati dei geroglifici egiziani. Oggi le scritture antiche ancora da decifrare si possono dividere in tre categorie: le scritture il cui alfabeto è stato decifrato ma non si è compresa la lingua; le scritture il cui alfabeto è incomprensibile ma di cui si conosce la lingua; scritture i cui alfabeto e linguaggio sono entrambi incomprensibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima scrittura ancora da decifrare elencata dal New Scientist è quella etrusca. L'alfabeto è stato quasi completamente decifrato assieme a importanti aspetti della grammatica, ma l'interpretazione del linguaggio ancora oggi appare complessa e spesso incomprensibile. Ciò accade anche perché la maggior parte delle numerose iscrizione etrusche arrivate fino a noi (circa 10mila) sono per lo più scritti funerari e generalmente molto brevi. Inoltre, sebbene la scrittura assomigli molto al greco antico, vi sono sostanziali differenze. Prima di tutto le lettere etrusche si scrivono da destra a sinistra, nella direzione opposta a quella greca. Poi l'etrusco è una lingua che non deriva dall'indoeuropeo, ma proprio come l'odierna lingua basca non ha alcun legame con le grandi famiglie linguistiche dell'antichità. Stesso discorso per la seconda scrittura dell'elenco: l'alfabeto meroitico. Usato dagli abitanti del regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all'800 a.C. nel Nord Africa, tra il sud dell'Egitto moderno e la parte settentrionale del Sudan, gli studiosi ne hanno decifrato l'alfabeto, ma non il linguaggio. Per quanto riguarda la scrittura, come per la lingua antica egiziana conosciamo due forme di grafia: la geroglifica, usata per lo più sui monumenti, e quella corsiva, usata nel commercio e nelle faccende quotidiane. Entrambe le forme di scrittura sono dotate di 23 segni che furono decifrati nel 1911 dall'egittologo e professore di Oxford Francis Llewellyn Griffith. Tuttavia il significato delle parole continua a essere sconosciuto e non ha alcuna somiglianza con nessuna delle lingue parlate nell'Africa subsahariana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le scritture ancora da decifrare elencate dal New Scientist compaiono anche un gruppo di grafie usate da civiltà precolombiane: l'olmeca, la zapoteca e la epi-olmeca. La prima scrittura fu usata dall’omonima civiltà vissuta tra il 1.500 A.C. e il 400 d.C. nell'odierno Messico centro-meridionale, a est dell'istmo di Tehuantepec. Fino a pochi anni fa si pensava che questa popolazione antica fosse analfabeta, ma nel 1990 è stato scoperto un blocco di pietra su cui compaiono iscrizioni che risalgono al 900 a.C. In tutto sono presenti circa 60 simboli, fino ad oggi non decifrati: secondo gli studiosi finché non saranno ritrovati altri reperti archeologici con gli stessi simboli sarà davvero difficile interpretare questi segni. Qualcosa in più sappiamo invece del linguaggio usato dalla civiltà zapoteca: questa fiorì nella Valla di Oaxaca circa 2.600 anni fa. Gli zapotechi usavano un tipo di scrittura a ideogrammi sillabici e le prime iscrizioni ritrovate risalgono al 600 a.C. e sono presenti su pareti dipinte, ma anche su vasi, ossa e gusci. Questa popolazione parlava un linguaggio che ancora oggi è usato da sparute popolazioni che vivono nel Centro America. Tuttavia gli studiosi non sono riusciti a ricostruire l'alfabeto usato da questa civiltà anche a causa delle estreme confusione e complessità dei linguaggi parlati dalle moderne popolazioni zapoteche. Infine vi è la grafia epi-olmeca. La prima traccia di questa scrittura risale al 1902, quando fu scoperta la statuetta di Tuxtla, una figura in nefrite risalente al II secolo d.C. La lingua parlata dalla popolazione che ideò questa scrittura è probabilmente una versione arcaica dello Zoche, idioma ancora oggi usato nell'Istmo di Tehuantepec. John Justeson e Terrence Kaufman, due studiosi americani, hanno proposto una decifrazione frammentaria di questa scrittura, ma finché non saranno trovati nuovi reperti sarà molto difficile avere un'interpretazione chiara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le scritture antiche ancora da decifrare una delle più famose è la &amp;quot;Lineare A&amp;quot;. Scoperta insieme a un'altra scrittura antica, la Lineare B (decifrata nel 1952), dal celebre archeologo britannico Arthur Evans durante gli scavi a Creta nel 1900, questo alfabeto era usato sull'isola greca dalla civiltà micenea nel II millennio a.C. Composta da segni che vanno da sinistra verso destra e presente su diverse tavolette d'argilla, questa scrittura è tuttora indecifrata e poco comprensibile, sebbene abbia molti simboli in comune con la Lineare B. Segue la scrittura Rongo-Rongo ( significa &amp;quot;canti&amp;quot; ) usata già dai primi abitanti dell'isola di Pasqua: essi sbarcarono sull’isola dell'Oceano Pacifico intorno al 300 d.C. Questa lingua antica è molto simile al Rapanui, l'odierno idioma parlato sull'isola di Pasqua, ma la scrittura è incomprensibile e complessa (si tratta di una grafia &amp;quot;bustrofedica&amp;quot;, ovvero un sistema di segni che non ha una direzione fissa, ma che cambia senso continuamente). Sono arrivati fino a noi solo 25 iscrizioni in Rongo Rongo: la maggior parte di questi scritti sono incisi su pezzi di legno. Un'altra scrittura incomprensibile è quella &amp;quot;Indus&amp;quot;, usata dalla civiltà che visse nella Valle dell'Indo tra il 2.500 e il 1.900 a.C. Purtroppo ci restano poche iscrizioni, presenti per lo più su vasi di ceramica e non vanno oltre i 5 caratteri. I segni conosciuti sono circa 400 e a causa della brevità delle iscrizioni non è stato possibile ancora decifrare questa scrittura. Le ultime due grafie storiche ancora da decifrare sono quella proto-elamica e la scrittura presente sul Disco di Festo. La prima è la più antica scrittura non-decifrata al mondo. Essa si sviluppò intorno al 3.000 a.C. assieme alla scrittura sumerica. Quest'ultima visse diversi secoli ed è stata in parte decifrata, mentre la scrittura proto-elamica si estinse dopo appena 150 anni dalla sua comparsa nella regione di Elam, antico nome biblico dato al territorio che oggi corrisponde alla parte sud-occidentale dell'Iran. Sappiamo davvero poco delle popolazioni che usavano questa scrittura. Ancora oggi restano oscuri sia i caratteri sia la lingua delle iscrizioni. La scrittura presente sul Disco di Festo è un insieme di simboli impressi con stampini incisi su entrambe le facciate del reperto archeologico. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. ed è composto da 241 simboli: tutti i segni non sono stati ancora decifrati e non hanno nessuna somiglianza con le scritture conosciute del tempo.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Fri, 29 May 2009 08:57:31 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>La Linea d'Ombra - Nuova Serie</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6238774</link>
            <description>Dal 12 maggio riparte su Rai Due, il Martedì a mezzanotte, &lt;strong&gt;La Linea d’ombra&lt;/strong&gt;, un programma chiamato a indagare il confine oltre il quale si sono spinti coloro che hanno ucciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condotto dal criminologo Massimo Picozzi, il programma racconterà, tra le altre, la storia di &lt;strong&gt;Milena Quaglini&lt;/strong&gt;, la donna che reagì alle violenze subite diventando un’omicida seriale, di &lt;strong&gt;Pietro De Negri&lt;/strong&gt;, il “canaro della Magliana”, di &lt;strong&gt;Pietro Maso e Carlo Nicolini&lt;/strong&gt;, assassini con moventi diversi dei propri genitori, di &lt;strong&gt;Giancarlo Giudice&lt;/strong&gt;, un serial-killer che uccideva anziane prostitute per vendicarsi della matrigna, e di &lt;strong&gt;Mohamed Sebai&lt;/strong&gt;, un immigrato tunisino assassino seriale.&lt;br /&gt;Linea d’ombra cercherà poi di varcare il confine più estremo, raccontando la storia di &lt;strong&gt;Primo Levi&lt;/strong&gt;, il grande scrittore torinese sopravvissuto ad Auschwitz e morto suicida.&lt;br /&gt;Filmati inediti, reperti investigativi, documenti originali e testimonianze dirette: attraverso questi materiali il programma tenterà di ricostruire il contesto nel quale tutto è accaduto, mentre quattro voci saranno delegate a rappresentare quattro categorie concettuali: Giustizia, Fede, Mente e Investigazione.&lt;br /&gt;La prima puntata sarà dedicata al caso &lt;strong&gt;Ludwig&lt;/strong&gt;, una sigla con la quale vennero rivendicati 18 omicidi commessi nel nord-est italiano e in Germania, tra il 25 agosto 1977 e il 7 gennaio 1984. Dietro a motivazioni xenofobe di stampo neonazista, l’escalation di violenza durò sei anni. Il 4 marzo 1984 furono arrestati due ragazzi: &lt;strong&gt;Wolfang Abel e Marco Furlan&lt;/strong&gt;: all’apparenza due persone perbene, di buona famiglia. Verranno condannati il 10 aprile 1990 a 27 anni di reclusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Linea d'Ombra&lt;br /&gt;Ogni Martedì alle ore 24.00 &lt;br /&gt;Su Raidue</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Mon, 11 May 2009 18:57:44 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Interstellar Overdrive</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6224410</link>
            <description>Dal Corriere della sera online&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete mai pensato di viaggiare a bordo dell’Enterprise alla velocità della luce? O addirittura di superarla? Il vostro sogno potrebbe diventare realtà. Mentre cresce la febbre per l’uscita al cinema dell'undicesimo film della saga di Star Trek, due scienziati americani stanno studiando una nuova possibilità per raggiungere la «propulsione a curvatura». E per il momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo quanto riportato dal sito statunitense Science Daily , due fisici americani sarebbero al lavoro per realizzare questa spinta fantascientifica nel mondo del reale. Gerald Cleaver e Richard Obousy, infatti, sono convinti che manipolando una porzione di spazio attraverso un’ingente concentrazione di energia si potrebbe arrivare alla creazione di una «bolla» in grado di spingere l’astronave a una velocità ben superiore rispetto a quella della luce. Un effetto del tutto simile a quello derivante dal cavalcare un’onda. Presupposto necessario agli studi dei due scienziati è la M-theory , un recente sviluppo della Teoria delle stringhe che aumenta le dimensioni dell’universo a undici. Sarebbe, infatti, proprio attraverso l’intervento in questa undicesima dimensione che si creerebbe l’energia necessaria a questa super propulsione, nello stesso modo in cui potrebbe essersi espanso l’universo dopo il Big Bang.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Teoria della relatività di Einstein non esclude la possibilità di superare la velocità della luce, ma asserisce che per farlo sarebbe necessaria una quantità di energia infinita. Quantità che invece Cleaver e Obousy hanno ricalcolato e che risulterebbe pari &amp;quot;soltanto&amp;quot; all’intera massa di Giove. Il viaggio interstellare alla ricerca di nuovi mondi e nuove civiltà potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice espediente cinematografico, anche se probabilmente passerà molto tempo prima che si riesca a creare la tecnologia in grado di sfruttare questo tipo di energia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Simone D’Ambrosio&lt;/strong&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sat, 09 May 2009 11:16:32 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Elegia Pasquale - Andrea Zanzotto</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6059420</link>
            <description>Pasqua ventosa che sali ai crocifissi&lt;br /&gt;con tutto il tuo pallore disperato,&lt;br /&gt;dov'è il crudo preludio del sole?&lt;br /&gt;E la rosa la vaga profezia?&lt;br /&gt;Dagli orti di marmo&lt;br /&gt;ecco l'agnello flagellato&lt;br /&gt;a brucare scarsa primavera&lt;br /&gt;e illumina i mali dei morti&lt;br /&gt;pasqua ventosa che i mali fa più acuti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se è vero che oppresso mi composero&lt;br /&gt;a questo tempo vuoto&lt;br /&gt;per l'esaltazione del domani,&lt;br /&gt;ho tanto desiderato&lt;br /&gt;questa ghirlanda di vento e di sale&lt;br /&gt;queste pendici che lenirono&lt;br /&gt;il mio corpo ferita di cristallo;&lt;br /&gt;ho consumato purissimo pane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discrete febbri screpolano la luce&lt;br /&gt;di tutte le pendici della pasqua,&lt;br /&gt;svenano il vino gelido dell'odio;&lt;br /&gt;è mia questa inquieta&lt;br /&gt;Gerusalemme di residue nevi,&lt;br /&gt;il belletto s'accumula nelle&lt;br /&gt;stanze nelle gabbie spalancate&lt;br /&gt;dove grandi uccelli covarono&lt;br /&gt;colori d'uova e di rosei regali,&lt;br /&gt;e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario&lt;br /&gt;dei propri lievi silenzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra&lt;br /&gt;le bocche non sono che sangue&lt;br /&gt;i cuori non sono che neve&lt;br /&gt;le mani sono immagini&lt;br /&gt;inferme della sera&lt;br /&gt;che miti vittime cela nel seno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da &lt;em&gt;Dietro il paesaggio&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Andrea Zanzotto&lt;/strong&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sun, 12 Apr 2009 09:49:10 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Paolo Sorrentino - Reportage da L'Aquila</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=6031688</link>
            <description>Sono tutti morti. Anche i vivi. I cadaveri sono stati coperti con un velo e i vivi sono stati svelati. Sono cadute le pareti delle loro case e chiunque può frugare nella loro intimità. Attraverso una finestra si sbircia come voyeur, ma quando sono le mura a non esserci più, allora si smette di spiare. Si condivide. Si scorgono bagni e boiler, accappatoi, uccelli impagliati, televisori a schermo piatto, quadri, collage di fotografie di fidanzati, stampanti di computer, bottiglie di plastica. Basta solo arrampicarsi lungo le stradine del centro storico dell'Aquila. Incustodite e deserte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è incustodito e deserto. Tutti possono vedere e fare tutto. Per poi scoprire troppo presto che non si può fare niente. Solo guardare dentro le case. Squassate in sezione, come certe vecchie case delle bambole. Come in una delle immagini più famose di &amp;quot;Germania anno zero&amp;quot;. Le case dell'Aquila sono case di Barbie, ma tutte ricoperte di un sottile velo di polvere. Un'imbalsamazione degli oggetti. Che li invecchia di colpo. Mentre, poche ore fa, viveva tutto. Viveva dentro i sorrisi e dentro le parole che, in un attimo, sono state annientate. Per questo è tutto morto. Perché nessuno parla, nessuno ride, e anche i pianti sono brevi e improvvisi, a volume ridotto, appartati e composti. Sono pianti di una gente orgogliosa che, questa è l'impressione, non è abituata a piangere. Dal momento che anche il pianto sa essere una forma di spettacolo, ma lo spettacolo è un repertorio che appare del tutto estraneo alla dignità di queste persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I vivi non hanno più niente. Non hanno le case, ma, soprattutto, non hanno l'interno delle loro case, non possono più afferrare quella visione d'insieme fatta d'oggetti, odori, che compongono la vita e la quotidianità. Non hanno i punti di riferimento minimi che attrezzano gli individui per la sopravvivenza al dolore. Hanno solo i morti. Anche per questo sono morti. E hanno un fiume indefinito d'estranei che si aggira per la loro città. Perlopiù in divisa. E anche questi estranei, eroici e tenaci, sembrano muoversi in una sorta di lutto attivo. Ma sempre di lutto. Mentre gli abitanti, nella loro sovrumana compostezza, sembrano attraversati da una forma dolorosa ancora sconosciuta. Un lutto freddo. Che incute un rispetto assoluto. E nessuno, neanche per sbaglio, si sogna di tradire il rispetto per il loro lutto. Una famiglia piange davanti alla casa dello studente e le televisioni vincono l'irresistibile tentazione. Li lasciano in pace.&lt;br /&gt;Una delle ragazze più belle viste negli ultimi dieci anni attraversa un gruppo di almeno cinquanta giovani in divisa. Nessuno commenta. Nessuno solleva uno sguardo di troppo su di lei. Ciascuno ha ritrovato il rispetto e la dignità. Nell'orgia del dolore, il mondo va come dovrebbe andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.&lt;br /&gt;E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale.&lt;br /&gt;A intervalli regolari, solo il rumore delle ruspe; le braccia meccaniche, oltre i tetti sfondati, raspano nelle macerie, per poi fermarsi ex abrupto. Allora i vigili del fuoco riprendono a muoversi con cautela e fatica. E l'interruzione delle ruspe porta tutti sullo stesso, ossessivo concetto: ci sono altri morti. Perché pare tramontata l'idea di trovare i vivi. Così dicono i cani. Le rare volte che si parla, si parla delle unità cinofile. I cani, sono loro che &amp;quot;bonificano&amp;quot; le zone. Sono loro che, momentaneamente, stabiliscono e qualificano, in maniera affidabile e concreta, un'idea di speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frugano in mezzo alle macerie e odorano.&lt;br /&gt;I vivi a lutto frugano in mezzo alle macerie e sprofondano nuovamente nell'intimità della gente, ma più in dettaglio questa volta. Una vicinanza scandalosa. Ed escono fuori vecchie cartelle della tombola, ecocardiogrammi, borse di donne anziane, scarpe spaiate, album fotografici di una felicità che pare preistorica e i volontari della protezione civile raccolgono tutto dentro enormi buste. Con un'accortezza commovente. Perché promette una parziale restituzione alla vita, una volta trovati i legittimi proprietari. E poi spunta un crocefisso da pochi soldi, uno di quelli che sormontano brutti letti matrimoniali. Un volontario raccatta dello spago e lo attacca ad un albero. La cosa non colpisce, non smuove nessuno. È un gesto che richiederebbe pensieri e interpretazioni simboliche appena più complesse, che nessuno è in grado né ha voglia di fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora silenzio, fantasmagorico. C'è il silenzio di certe prime teatrali, un attimo prima che si apra il sipario. Anche i molti, con lo sguardo vacuo, e l'orecchio appeso al cellulare, sono muti. Telefonano, ma sembra che non parlino. E puoi anche dubitare che ascoltino. S'intuisce solo una serie ininterrotta, feroce, di squilli senza risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le persone sono tutte mute, eppure cortesi. C'è una gentilezza silenziosa. Come dovrebbe essere il mondo, anche lontano dalle tragedie.&lt;br /&gt;Le ruspe attaccano e si fermano di nuovo. Si sente solo il motore acceso di un'ambulanza in attesa di niente. Non arriverà nessuno. Neanche la delusione. L'autista spegne il motore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle strade del centro storico, adiacenti a via XX settembre, un solo, sordido rumore, è spietato e incessante. Quello dell'acqua delle tubature divelte. Piccoli rivoli che scrosciano. Per poi perire, appena ci si allontana di pochi passi. È come un lento disgelo. Ma senza il candore della neve in montagna. Qui, quello che un tempo doveva essere immacolato e prezioso, è diventato residuo. Insensato e senza possibilità d'uso.&lt;br /&gt;Dopo l'ennesimo silenzio, ancora il rumore della paura. Sono le 19 e 45 di martedì sette aprile. Una scossa violentissima. Scappano tutti. Poco dopo arriva un uomo con gli occhiali e dice che è stata trovata una ragazza sotto le macerie. Viva. Anche i cani sbagliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paolo Sorrentino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Repubblica online&lt;/em&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Wed, 08 Apr 2009 12:03:14 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>A Real SuperHero</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5888805</link>
            <description>Entomo è il suo nome e dice di essere un supereroe. «The Insect Man», l'uomo insetto. Delle sue avventure, però, in edicola, non troverete niente. Non c'è una grande firma o un editore specializzato come la Marvel a disegnarne le peripezie, perché Entomo non è un personaggio inventato ma una persona in carne ossa. Identità riservata, costume colorato e maschera ben aderente sul viso a nasconderne i lineamenti. Entomo per l'anagrafe ha 31 anni ed è un napoletano con una missione: «Salvare il mondo dei napoletani», con un'immediata precisazione: «Non sono un mitomane».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia. È stato Il Riformista e non propriamente le sue gesta a farlo balzare agli onori delle cronache. La sua storia comincia nel marzo del 2007: «La molla di Entomo è stata sempre con me. Quando è arrivata l'ispirazione ho capito cosa dovevo fare. Durante la mia prima pattuglia non è successo nulla - ammette il supereroe napoletano - non ho salvato nessuno, ma almeno ho vinto la mia grande sfida: uscire allo scoperto». L'obiettivo da allora è diventato sempre più chiaro, insieme agli ideali della sua battaglia tra i vicoli di Napoli: combattere la microcriminalità e promuovere una coscienza ambientalista armato soltanto dei suoi super-poteri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I super-poteri. Nessun super-eroe che si rispetti può dirsi tale senza: «Come gli insetti posseggo riflessi incredibili, nonché alcuni talenti - spiega Entomo - che la scienza tradizionale non può spiegare. So captare nelle persone sfumature psicologiche sconosciute ai più. Io chiamo questa facoltà &amp;quot;Parallelogramma&amp;quot;: nemmeno io la comprendo appieno». E così, armato di &amp;quot;Parallelogramma&amp;quot;, l'uomo insetto pattuglia la città. Giorno o notte non fa differenza, i suoi interventi consistono nel fermare «i piccoli crimini che posso fermare, altrimenti avverto anonimamente la polizia». Anche se evita accuratamente di incrociare pattuglie per non essere smascherato e identificato. Nel caso le cose si mettano male, comunque Entomo non si tira indietro: «Io non amo la violenza gratuita e ingiustificata. Pratico una tecnica chiamata Krav Maga. Cerco di disarmare il nemico senza ferirlo. Molte volte ho affrontato dei teppisti basandomi sulla velocità. Generalmente desistono. Il costume gioca da diversivo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I 200 supereroi mondiali. L'uomo insetto che pattuglia le strade di Napoli non è solo. Possiede una pagina personale sul web con cui si tiene in contatto con gli altri supereroi disseminati in ogni angolo del pianeta. tanto che la lingua scelta da Entomo per comunicare col mondo è l'inglese. In tutto sono duecento i «Real Life Superhero» riconosciuti e tra questi fa bella mostra di sé Entomo. Con le foto delle diverse versioni dei suoi costumi, dal verde al porpora e un preciso modello di riferimento. Il leader riconosciuto di questi «supereroi della vita reale»: lycra rossa attillata, popolarità senza pari, è «Super Barrio Gomez» che a Città del Messico combatte dalla parte dei poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sandro Di Domenico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Corriere del Mezzogiorno&lt;/em&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Mon, 16 Mar 2009 18:26:43 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Di male in peggio</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5821093</link>
            <description>Dal Corriere della Sera online&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RECIFE (Brasile) - Scomunica: sentenza inappellabile della Chiesa cattolica brasiliana contro i medici che hanno fatto abortire una bambina di nove anni, stuprata dal patrigno e incinta di due gemelli. L’aborto, ha specificato José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife, è un crimine agli occhi della Chiesa e la legge degli uomini non può sovrastare quella di Dio. Il patrigno ha ammesso che abusava della bambina da quando aveva 6 anni; alla piccola, ricoverata presso un ospedale di Recife, sono stati somministrati farmaci abortivi. A giudizio dei sanitari portare a termine la gravidanza avrebbe comportati gravi rischi per la salute della bambina e per la legge brasiliana, l’aborto è consentito in caso di stupro o di rischi per la vita della madre. La bambina, fanno notare i medici, rientrava in ambedue le categorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«LEGGE UMANA NON HA VALORE» - Ma l’arcivescovo, esponente dell’ala più integralista della Chiesa brasiliana, è andato all'attacco. «La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana - ha proclamato -. Quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore». Tutte le persone che hanno partecipato all'aborto, compresa la madre della bambina (ma non la piccola), sono state scomunicate. Una decisione condannata dal ministro della Salute José Gomes Temporao, che ha parlato di posizione «estremista e inopportuna»: «La questione è legale, la bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa. Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita in pericolo» ha detto a un programma radiofonico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VATICANO: «GIUSTO» - Sobrinho trova invece appoggio nel Vaticano. «È un tema molto, molto delicato ma la Chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba» ha detto padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia -. L’annuncio della Chiesa è la difesa della vita e della famiglia, ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita. L’aborto non è una soluzione, è una scorciatoia. La scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la Chiesa non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, questa uccisione. Sono protagonisti di una scelta di morte». Intanto il patrigno è indagato per stupro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UN ALTRO EPISODIO - Un’altra vicenda molto simile ha sollevato molte polemiche. A Irai, 480 chilometri da Porto Alegre, una bambina di 11 anni è al settimo mese di gravidanza, anche lei stuprata da un parente stretto con cui è cresciuta dopo l’abbandono della madre. Anche in questo caso la gravidanza è a rischio data l’età immatura. Sia la polizia che le autorità locali affermano che nessuno ha mai chiesto che fosse praticato un aborto: «Inerzia e disinformazione» deplora il quotidiano O Globo. La storia era nota e le autorità avrebbero dovuto agire d’ufficio, come prevede la legge. (Apcom)</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Fri, 06 Mar 2009 15:29:28 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Evgenij Evtusenko</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5773131</link>
            <description>L' amore è terribile non corrisposto:&lt;br /&gt;ma per quelli cui il mondo è soltanto una borsa valori,&lt;br /&gt;una zuffa,&lt;br /&gt;quell'amore è risibile,&lt;br /&gt;come il profilo del celebre Cirano.&lt;br /&gt;Un mio connazionale, uomo pratico,&lt;br /&gt;con la moglie stando a teatro&lt;br /&gt;le disse:&lt;br /&gt;&amp;quot;Ma che allocco!&lt;br /&gt;Mai,&lt;br /&gt;soffrirei così per una donna...&lt;br /&gt;Ne troverei un'altra -&lt;br /&gt;e ecco fatto...&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli occhi angariati della moglie&lt;br /&gt;comparve la tristezza di una vedova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Promanava da suo marito -&lt;br /&gt;le cuciture ne risentivano addirittura! -&lt;br /&gt;un'estrema salute dello spirito.&lt;br /&gt;Di questi floridi,&lt;br /&gt;quanti ce ne sono&lt;br /&gt;che soffrono per mancanza di sofferenze.&lt;br /&gt;Per loro solo la donna esiste:&lt;br /&gt;non c'è dama bellissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in qualche modo io non sono lo stesso?&lt;br /&gt;Sbadigliando,&lt;br /&gt;giochiamo come a carte,&lt;br /&gt;con passioncelle fruste, imbrattate,&lt;br /&gt;temendo le passioni reali,&lt;br /&gt;le tragedie.&lt;br /&gt;Forse siamo codardi solamente&lt;br /&gt;allorchè i nostri gusti adattiamo&lt;br /&gt;a quanto più accessibile,&lt;br /&gt;più semplice.&lt;br /&gt;Più volte il fondiglio interiore&lt;br /&gt;dalle tenebre impure del subconscio mi ha sussurrato:&lt;br /&gt;&amp;quot;Eh fratello,&lt;br /&gt;un affare complicato, questa&amp;quot;&lt;br /&gt;e io vigliaccamente scapolavo nella semplicità&lt;br /&gt;e, di un amore non corrisposto, la grande possibilità&lt;br /&gt;forse perdevo.&lt;br /&gt;L'uomo,&lt;br /&gt;che ha giocato tanto ingegnosamente,&lt;br /&gt;è infamato dal calcolo della reciprocità.&lt;br /&gt;Oh, cavalleria degli afflitti Cirano,&lt;br /&gt;sei passata dagli uomini alle donne.&lt;br /&gt;In amore, o siete paladini&lt;br /&gt;oppure&lt;br /&gt;non amate.&lt;br /&gt;C'è inesorabile una legge:&lt;br /&gt;avrà il dono di un amore divino&lt;br /&gt;chi non è corrisposto in amore.&lt;br /&gt;Signore facci conoscere&lt;br /&gt;la bellezza della sofferenza,&lt;br /&gt;il turbamento non corrisposto,&lt;br /&gt;ma sublime&lt;br /&gt;e la dolcezza di un attesa senza speranza&lt;br /&gt;e la felicità di un infelice assurda fedeltà.&lt;br /&gt;E in segreto aspirando a ribellarmi&lt;br /&gt;alla mia anima raggelata,&lt;br /&gt;confuso in un mezzamore,&lt;br /&gt;vago&lt;br /&gt;anelando amore non corrisposto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di &lt;em&gt;Evgenij Evtusenko&lt;/em&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Fri, 27 Feb 2009 18:24:34 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>La leggenda della terra piatta</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5742083</link>
            <description>Di Umberto Eco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una interpretazione che trova le sue radici nelle polemiche positivistiche ottocentesche, vuole che il Medioevo abbia rimosso tutte le scoperte scientifiche dell'antichità classica per non contraddire la lettera delle sacre scritture. È vero che alcuni autori patristici hanno cercato di dare una lettura assolutamente letterale della Scrittura là dove essa dice che il mondo è fatto come un tabernacolo. Per esempio nel IV secolo Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), su queste basi si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perché non poteva accettare l'idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero dovuto camminare con la testa all'ingiù.&lt;br /&gt;E idee analoghe aveva sostenuto Cosma Indicopleuste, un geografo bizantino del VI secolo, che nella sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo biblico, aveva accuratamente descritto un cosmo di forma cubica, con un arco che sovrastava il pavimento piatto della Terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, che la terra fosse sferica, tranne alcuni presocratici, lo sapevano già i greci, sin dai tempi di Pitagora, che la riteneva sferica per ragioni mistico-matematiche. Lo sapeva naturalmente Tolomeo, che aveva diviso il globo, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede, e naturalmente Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia si è sostenuto (anche da parte di seri storici della scienza) che il Medioevo aveva dimenticato questa nozione antica, e l'idea si è fatta strada anche presso l'uomo comune, tanto è vero che ancora oggi, se domandiamo a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare, la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l'abisso cosmico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In verità a Lattanzio nessuno aveva prestato troppa attenzione, a cominciare da Sant'Agostino il quale lascia capire per vari accenni di ritenere la terra sferica, anche se la questione non gli sembrava spiritualmente molto rilevante. Caso mai Agostino manifestava seri dubbi sulla possibilità che potessero vivere esseri umani ai presunti antipodi. Ma che si discutesse sugli antipodi è segno che si stava discutendo su un modello di terra sferica.&lt;br /&gt;Quanto a Cosma, il suo libro era scritto in greco, una lingua che il medioevo cristiano aveva dimenticato, ed è stato tradotto in latino solo nel 1706. Nessun autore medievale lo conosceva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di acribìa scientifica) calcolava la lunghezza dell'equatore in ottantamila stadi. Chi parla di circolo equatoriale evidentemente assume che la terra sia sferica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche uno studente di liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra nell'imbuto infernale ed esce dall'altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo che la terra era sferica, e che scriveva per lettori che lo sapevano. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Beda, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato cercare di circumnavigarla. Naturalmente né Colombo né i dotti di Salamanca sospettavano che tra l'Europa e l'Asia stesse un altro continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia proprio nei manoscritti di Isidoro appariva la cosiddetta mappa a t, dove la parte superiore rappresenta l'Asia, in alto, perché in Asia stava secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da un lato il Mar Nero e dall'altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l'Europa e quello a destra l'Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell'Oceano. Naturalmente le mappe a t sono bidimensionali, ma non è detto che una rappresentazione bidimensionale della terra implichi che la si ritenga piatta, altrimenti a una terra piatta crederebbero anche i nostri atlanti attuali. Si trattava di una forma convenzionale di proiezione cartografica, e si riteneva inutile rappresentare l'altra faccia del globo, ignota a tutti e probabilmente inabitata e inabitabile, così come noi oggi non rappresentiamo l'altra faccia della Luna, di cui non sappiano nulla.&lt;br /&gt;Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di qualche scafista dell'epoca, non c'era possibilità di tracciare mappe adeguate. Esse erano puramente indicative. Spesso quello che preoccupava maggiormente l'autore non era di spiegare come si arriva a Gerusalemme, bensì di rappresentare Gerusalemme al centro della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine si cerchi di pensare alla mappa delle linee ferroviarie che propone un qualsiasi orario in vendita nelle edicole. Nessuno da quella serie di nodi, in se chiarissimi se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma dell'Italia. La forma esatta dell'Italia non interessa a chi deve andare alla stazione (...).&lt;br /&gt;Si veda ora questa immagine del Beato Angelico nel duomo di Orvieto. Il globo (di solito simbolo del potere sovrano) tenuto in mano da Gesù rappresenta una Mappa a T rovesciata. Se si segue lo sguardo di Gesù si vede che egli sta guardando il mondo e quindi il mondo è rappresentato come lo vede lui dall'alto e non come lo vediamo noi, e quindi capovolto. Se una mappa a T appare sulla faccia di un globo vuole dire che essa era intesa come rappresentazione bidimensionale di una sfera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da La Repubblica online</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Mon, 23 Feb 2009 16:36:58 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Il sociologo spiega la rivalità tra Pisa e Livorno</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5680787</link>
            <description>Della rivalità più storica e rancorosa d'Italia, quella tra Pisa e Livorno, sono pieni gli aneddoti e le pagine del Vernacoliere, il feroce giornale satirico della città labronica (memorabile la «civetta» dopo il disastro di Cernobyl: «Primi effetti della nube radioattiva: è nato un pisano furbo»). Ma mai nessuno, finora, si era avventurato in una - ancorché scherzosa - spiegazione sociologica del fenomeno. Ci prova ora un libello appena edito da Zona (Pisa &amp;amp; Livorno, istruzioni sulla guerra e sui campanili, 10 euro) scritto da Alessandro Agostinelli, che si definisce «consulente in cinema e comunicazione», ma si guarda bene dal rivelare la propria origine. Saggia decisione. Perché se quello tra pisani e livornesi è un antagonismo che va ben oltre i luoghi comuni e non può essere definito odio ma una sorta di differenza ontologica ed esistenziale, la teoria proposta da Agostinelli è tanto originale quanto pericolosa. Secondo l'autore, infatti, Pisa e Livorno si odiano perché sono solo due quartieri di una medesima città: come a Manhattan c'è New York, la Grande Mela, in fondo all'Arno c'è Pisorno, la Grande Pera.&lt;br /&gt;I capisaldi di questa faziosità si conoscono. A Livorno sono popolani e di sinistra. Anche a Pisa sono di sinistra, ma aristocratici. I secondi sono tendenzialmente colti quanto i primi sono ignoranti. Per i pisani i livornesi sono grezzi e maleducati, per i livornesi i pisani sono «signorini» e un po' stupidi. Un'accusa, questa di essere stupidi, alla quale spesso a Pisa non sanno rispondere con adeguata dialettica e che subiscono con silenzioso livore. Noi, pensano, siamo una città antica, una repubblica marinara, mentre loro fino a cent'anni fa erano poco più che un villaggio di pescatori: niente storia, nessun monumento tranne i bastioni medicei (simbolo del servaggio per gli odiati Medici, peggio che mai!). «Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio», ribattono a Livorno con un motto divenuto ormai, almeno in Toscana, di uso comune. «Le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi» sentenziano sprezzanti sotto la torre pendente.&lt;br /&gt;Una diversità lacerante che si manifesta ogni notte in una silenziosa guerra di confine combattuta a colpi di bombolette spray e dell'epiteto più coprofilo d'Italia vergato su muri e cartelli stradali. Ma se in questa specialità eccellono i livornesi (il diffusissimo «pisam...» è certamente più eufonico e secco del corrispondente labronico), i pisani prevalgono invece nella poesia: «Il sogno del pisano è svegliarsi a mezzogiorno - c'è scritto sugli spalti dello stadio - guardare verso il mare e non vedere più Livorno». Il calcio: ecco un'altra delle radici dell'odio. Alla disgrazia dell'una ha sempre corrisposto l'eccellenza dell'altra. E così, via con gli sfottò. E pensare che il povero Romeo Anconetani, leggendario presidente del Pisa degli anni ’80, propose una volta di unificare le due squadre per cercare gloria sotto una sola bandiera. Il nome pensato per la nuova compagine? Pisorno, per l'appunto. Lo seppellirono di pernacchie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di &lt;strong&gt;Stefano Tesi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Giornale&lt;/em&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sat, 14 Feb 2009 16:01:42 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Macchine ultraintelligenti</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5601953</link>
            <description>Dal Corriere della sera online&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Google e la Nasa creano un'università per gestire computer superiori all'uomo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'«Università della singolarità» ci preparerà per un'era in cui le macchine saranno gli esseri più intelligenti&lt;br /&gt;Forse verrà ricordato come il primo passo verso il superamento dell'umano. O invece soltanto come un investimento sbagliato. Certo desta impressione che, nonostante la crisi, due punte della ricerca avanzata come Google e la Nasa abbiano deciso di investire per la creazione di un'università destinata ad addestrare dei «futurologi», ossia scienziati pronti ad affrontare un’era in cui le macchine saranno più intelligenti dell’uomo. Un futuro quest'ultimo che ricorda saghe cinematografiche celebri, come quella di Terminator o di Matrix, dove le macchine alla fine prendono il sopravvento sull'umanità.&lt;br /&gt;Il nuovo istituto, scrive il quotidiano britannico «The Financial Times», si chiamerà «Singularity University» e sarà guidato da Ray Kurzweil, controverso inventore, informatico e saggista statunitense che ha previsto, in un celebre saggio del 2005 «The singularity is near (la singolarità è vicina)» per la metà di questo secolo, la nascita di una nuova civiltà in cui l’intelligenza artificiale supererà le facoltà umane, un periodo da lui definito «singolarità tecnologica». In sostanza la singolarità è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani per come sono ora. Per citare lo statistico americano I. J. Good: «Una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una &amp;quot;esplosione di intelligenza&amp;quot;, e l'intelligenza dell'uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che l'uomo avrà la necessità di fare».&lt;br /&gt;A quel punto, secondo alcune correnti di pensiero, i computer dotati di intelligenza superiore a quella umana avranno il compito di riuscire a gestire autonomamente problematiche attualmente irrisolvibili dal genere umano , come il surriscaldamento globale, la fame o la scarsità delle risorse energetiche. Sebbene lo studioso sia molto criticato in alcuni circoli scientifici, Nasa e Google hanno deciso di dargli fiducia. Per Kurzweil è questo il momento di aprire questo tipo di università perché molte tecnologie, dall'informatica all'elettronica, dalla genetica alle nanotecnologie, sono vicine al momento in cui confluiranno l'una nell'altra e potranno dar vita a supersistemi intelligenti. La scuola, sostenuta in prima persona dal fondatore di Google, Larry Page, e da Peter Diamandis, amministratore delegato di X-Prize, non ricalcherà lo schema di una comune università ma si ispirerà all’Università spaziale internazionale di Strasburgo, una scuola interdisciplinare e multi-culturale alla cui apertura contribuì Diamandis nel 1987.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Tue, 03 Feb 2009 17:17:40 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Addio a John Updike</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5552139</link>
            <description>È morto lo scrittore John Updike. Lo ha annunciato il suo agente letterario. Aveva 76 anni ed era malato da tempo. I suoi romanzi hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Nato nel 1932, Updike aveva conquistato il successo con la sua popolare serie del 'Coniglio', inaugurata all'inizio degli anni '60 col romanzo 'Rabbit Run' ('Coniglio Corri') e proseguita con altri numerosi titoli: 'Coniglio ritorna', 'Coniglio è ricc0', 'Coniglio Riposa'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1968 aveva analizzato con 'Couples' (Coppie) il tema della vita sessuale tra le coppie americane benestanti dei suburbi. I soggetti preferiti del prolifico scrittore erano la classe media inserita nell'ambiente delle piccole città della provincia americana. Updike, nato il 18 marzo 1932 a Reading (Pennsylvania), aveva pubblicato oltre 50 libri tra novelle, saggi, poesie e raccolte di brevi racconti. Lo scrittore, da tempo malato di cancro, abitava a Beverly Farm (nel Massachusetts). Aveva fra l'altro vinto due premi Pulitzer per la narrativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: Corriere della Sera online</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Tue, 27 Jan 2009 20:12:10 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Irata - C.S.I.</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5500242</link>
            <description>L'incombere umorale degli affetti del sangue&lt;br /&gt;l'incombere umorale delle idee delle istanze&lt;br /&gt;l'insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé&lt;br /&gt;non tornerò mai dov'ero già&lt;br /&gt;non tornerò mai a prima mai&lt;br /&gt;l'incombere umorale delle idee delle istanze&lt;br /&gt;l'incombere umorale degli affetti del sangue&lt;br /&gt;potessi dirti quello che nemmeno posso scriverti esiterei&lt;br /&gt;nel farlo&lt;br /&gt;oggi è domenica domani si muore&lt;br /&gt;oggi mi vesto di seta e candore&lt;br /&gt;oggi è domenica domani si muore&lt;br /&gt;oggi mi vesto di rosso e d'amore&lt;br /&gt;..ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo&lt;br /&gt;imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento&lt;br /&gt;di cui non so parlare né so fare domande... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Linea Gotica (1996)&lt;/strong&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Wed, 21 Jan 2009 09:50:22 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Incidente fatale per Valentina Giovagnini</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5362345</link>
            <description>Ricordo la sua apparizione in un Festival di Sanremo di sei anni fa: drum machine, voce filtrata, cornamusa ed archi. Una proposta trasversale per i canoni nazional popolari adottati dal festival della canzone italiana, ma il mix funzionava, anche per le doti di interprete della giovane e graziosa cantante, che rispondeva al nome di Valentina Giovagnini.&lt;br /&gt;Quell'anno, va da sé, tifai per lei senza mezza termini. Ma arrivò solo seconda nella sua categoria, le &lt;em&gt;nuove proposte&lt;/em&gt;, preceduta da Anna Tatangelo. Quest'ultima avrebbe poi riempito pagine e schermi negli anni avvenire, mentre il pop celtico in chiave elettronica offerto dalla creatura quasi boschiva sarebbe stato obliato dai media, dopo qualche passaggio dei suoi singoli su Mtv ed un paio di presenze al Festivalbar di quello stesso anno (il 2002).&lt;br /&gt;Qualche recensione letta online aveva celebrato il disco post sanremese di Valentina Giovagnini come una salutare fusione di medievo e moderno, sulla scia delle ben più note Bjork ed Enya. Ed il paragone, per chi volesse rendere l'idea della sua musica con pochissimi cenni, mi parse tutto sommato calzante.&lt;br /&gt;Di lei avevo perduto le tracce, e non solo per mia distrazione: non era riuscita a pubblicare altri dischi dopo di allora.&lt;br /&gt;Ho aperto il sito del Corriere della Sera, ho cliccato su un file audio per ascoltare l'opinione di Antonio Ferrari sui fatti di Gaza, ma prima che l'opinionista iniziasse a discutere, sono stato attratto dal bel volto di Valentina; accanto alla sua foto erano scritte le parole &amp;quot;Incidente&amp;quot; e &amp;quot;muore&amp;quot;, e d'un tratto ho percepito distintamente nella memoria il suo nome, il suono di quell'atipico brano di Sanremo. &lt;br /&gt;Ed anche qualche secondo di gelo, nella ricostruzione di quello schianto con il quale il Caso ha sradicato, in modo del tutto non preventivabile, una ragazza che per me rappresenta qualcosa definibile come &amp;quot;un piacevole ricordo&amp;quot;, ma che per amici e familiari rappresentava di certo una presenza insostituibile.</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sun, 04 Jan 2009 18:19:50 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>La cucina giapponese</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5265287</link>
            <description>Armonia di forme e colori. Bellezza e soddisfazione del senso estetico. Se per gli occidentali la cucina è, prima di tutto, rivolta all’appagamento del gusto, per i giapponesi la vista è il primo senso che entra in gioco, a tavola. Ciò che viene pensato per essere gustato, viene pensato per essere gustato prima dagli occhi. Il piatto è una piccola opera d’arte che deve soddisfare regole precise di armonia e grazia, accostamenti di colori che non siano stridenti e di forme che siano complementari ed equilibrate.&lt;br /&gt;L’occhio poco esperto dell’occidentale non lo nota, ma quando in un ristorante giapponese vengono servite delle pietanze, si provi a fare attenzione a come sono disposte: le geometrie dei cibi e dei piatti; la regolare ed attentissima disposizione di ogni singolo pezzo di sushi; lo studio del colore di ciò che viene mangiato, nella ciotola dove viene servito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cucina giapponese è, prima di tutto, creata per essere vista; poi, per essere assaggiata. In piccole parti, poiché in questo gioco delle forme e dei tagli un ruolo fondamentale lo ricoprono le cosiddette “bacchette”, hashi. Se il commensale non ha a sua disposizione un coltello, sarà il cuoco a risolvere il problema, tagliando il cibo nel modo più opportuno. E infatti per i cuochi giapponesi i coltelli sono strumenti importantissimi, quasi sacri: in nessuna altra cucina esiste una tale varietà di oggetti pensati per tagliare qualsiasi cosa, dal pesce crudo che verrà servito così, semplicemente perfetto in base al suo taglio (il sashimi), alle verdure, alla carne che, seppur scarsa, nella cucina giapponese esiste ed è ottima. L’arte del taglio, quindi, non riveste solo una funzione estetica ma anche pratica; o forse, in linea con la tradizione dell’arcipelago, che da sempre coniuga praticità e grazia, quella del taglio è diventata un’arte, proprio perché necessaria e utile. Attenzione, quindi, ad usare le bacchette nel modo più appropriato: non servono per tagliare, né tantomeno per “infilzare” pezzi di cibo difficili da prendere per dita occidentali inesperte: occorre tenere presente che conficcare hashi nel cibo è uno degli atti più sgradevoli che si possano compiere, a tavola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soddisfatta la vista, ovviamente anche per i giapponesi è importante il gusto. Ma un gusto molto differente da quello occidentale. Si potrebbe pensare, sbagliando, che quella giapponese sia una cucina semplice, perché i vari ingredienti sono manipolati il meno possibile. È un errore, perché non è certo semplice esaltare il gusto di un cibo, cercando di preservarne la purezza. Gli alimenti devono essere, il più possibile, incontaminati: per questo motivo si tende a consumarli in parte crudi (pesce e verdure), mescolati tra loro il meno possibile, e serviti il più delle volte con salse a parte.&lt;br /&gt;Pesce e riso sono senz’altro i pilastri della cucina giapponese, e per ottimi motivi. Innanzitutto il Giappone è un arcipelago, e ha col mare un rapporto speciale. Ogni aspetto della vita giapponese andrebbe analizzato tenendo presente che tutto si basa sull’acqua e non sulla terra, non solo l’alimentazione ma anche la struttura delle case, ad esempio. Oltretutto la terra emersa è montuosa, le pianure sono scarse, il clima è difficile: l’isola più a nord, Hokkaido, ha un clima estremamente rigido e poco adatto ad agricoltura ed allevamento per gran parte dell’anno; il resto del Giappone ha il suo da fare tra tsunami, tifoni, terremoti e vulcani. La carne è stata bandita per molto tempo, anche per motivi religiosi, e la maggior parte delle terre coltivabili sono dedicate al riso e al tè.&lt;br /&gt;Il riso ha, in giapponese, vari nomi, se crudo, cotto, o cotto come riso all’aceto, cioè quello che accompagna il pesce nel sushi . Uno di questi nomi, goha n, indica in questa lingua non solo il riso ma anche l’intero pasto (colazione si dice asagohan , cena bangohan etc), e questo rende l’idea dell’importanza di questo cereale nell’alimentazione. Dal riso deriva il sakè, la bevanda più importante in Giappone: ne esistono più di 50mila tipi. Anche le verdure sono importantissime nella dieta giapponese, sia nella versione più nota ai palati occidentali, tempura , ovvero in pastella, sia crude o cucinate in altro modo.&lt;br /&gt;Nonostante la diffusione del riso, esiste anche la pasta, ed è anzi consumatissima, anche se non è proprio identica a quella “occidentale”. Gli spaghetti orientali vengono comunemente chiamati noodle, e sono alla base di piatti notissimi, come ad esempio il ramen .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piatti tipici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pietanza più nota del Giappone è senz’altro il sushi, che unisce i due cardini dell’alimentazione dell’arcipelago, riso e pesce. Il riso usato, la varieta japanica a chicco corto, è preparato con aceto, e prende il nome di sumeshi . Al riso vengono aggiunti filetti di pesce crudo, o gamberi, o uova di pesce. A seconda della forma e della preparazione il sushi ha nomi diversi. I blocchetti avvolti in alga nori, col pesce in genere al centro, si chiamano norisushi , mentre quelli modellati a mano, col pesce semplicemente appoggiato sopra il riso, hanno il nome di nigirisushi. Il sushi viene spesso consumato con wasabi , una pasta molto piccante, e shoyu , salsa di soia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sashimi è conosciuto al pari del sushi , anche se spesso le due specialità vengono confuse. Il sushi prevede l‘utilizzo, imprescindibile, del sumeshi , il riso all’aceto (tanto che probabilmente ne deriva anche il nome). Il sashimi consiste invece in sottili fettine di pesce o crostacei, crudi. E nient’altro. La difficoltà di questo piatto consiste nell’abilità del taglio: non ci si improvvisa artisti del sashimi da un giorno all’altro, occorre una preparazione lunga e complessa. Oltretutto, trattandosi di pesce crudo, deve essere della migliore qualità, freschissimo. All’arte del taglio si affianca quella della disposizione nel piatto: torna il discorso sul senso della bellezza nella cucina giapponese. Il sashimi non è mai adagiato a caso nel piatto che lo contiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I noodle giapponesi sono di diverso tipo: i più noti prendono il nome di ramen. Si tratta di pasta di farina e uova, sottile, utilizzata nelle zuppe o con altri ingredienti. I soba sono realizzati con farina di grano e di grano saraceno, mentre gli udon , i più spessi, con farina e acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempura è un nome di origine portoghese: i giapponesi infatti appresero questo metodo di cottura dai mercanti sbarcati nell’arcipelago nel 1500. Si tratta di una pastella di acqua e farina in cui si immergono verdure, ma anche pesci, crostacei e molluschi, per poi friggerli, mantenendoli leggeri e croccanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le salse più note sono quella di soia, in giapponese shoyu , che si distingue in due varietà, più chiara e più scura, e la sukiyaki, che ha lo stesso nome del piatto di carne che serve a condire, uno dei più amati dai giapponesi. Il miso è ottenuto dalla soia e serve per le zuppe, la marinatura e il condimento di piatti; ne esistono tantissime varietà, raggruppabili in tre categorie principali, in base al colore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dal sito &amp;quot;Benessere.com&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.netlog.com/go/out/url=http%3A%2F%2Fwww.benessere.com%2Falimentazione%2Farg00%2Fintroduzione_cucina_giapponese.htm&quot;target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.benessere.com/alimentazione/arg00/introduzione_cucina_giapponese.htm&lt;/a&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Thu, 25 Dec 2008 15:26:03 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Praga-Dublino</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=5107929</link>
            <description>Quella sera al Nový Smíchov di Praga proiettavano Goodbye Dragon Inn. &lt;br /&gt;La sala era semi deserta: a parte un sacerdote che aveva blaterato parole incomprensibili prima dell'inizio del film, gli unici altri spettatori erano due anziani signori dai tratti orientali, seduti l'uno accanto all'altro nelle poltrone centrali della quinta fila, ed una elegante signora bruna avvolta in un soprabito scuro. &lt;br /&gt;Quando si riaccesero le luci, fui l'unico ad attendere che scorressero tutti i titoli di coda del film taiwanese. Mentre riannodavo la sciarpa, notai la presenza - saranno stati 12 metri rispetto alla poltrona ove sedevo - di un guanto nero da donna. Mi affrettai a raccogliere lo spaiato indumento accessorio ed a chiudere il cappotto prima di precipitarmi fuori ed affrontare il gelo di quel Novembre praghese (non rammento con precisione l'anno, sarà stato il 2003, o forse il 2004). &lt;br /&gt;Per fortuna la signora era ancora a portata di vista; decisi di limitarmi a procedere con falcate più rapide sino ad approssimarmi a lei in maniera tale da poterla seguire senza il timore di smarrirne le tracce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei percorse alcune vie ancora molto affollate, a dispetto dell'ora (il mio orologio, sincronizzato via radio con il segnale diffuso dall'orologio atomico di Mainflingen, segnava le 23.32 nel momento in cui mettevo piede fuori del cinematografo ed accendevo una liberatoria sigaretta), poi entrò in un bar, sedette ad un tavolino, ordinò un latte macchiato, estrasse dalla borsetta il suo telefono cellulare, e vi gettò uno sguardo distratto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Is this one yours?&lt;/em&gt; - interruppi i suoi pensieri vaghi con quella inopinata domanda, mostrandole il guanto che presumevo appartenerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora ripenso a noi come alle spettrali presenze di cui narrava il film da noi contestualmente visionato quella sera (&lt;em&gt;This place is haunted by ghost&lt;/em&gt; - sussurrava uno degli spettatori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;em&gt;Aveva ripreso a nevicare. Assonnato guardava i fiocchi neri e argentei cadere di sbieco contro il lampione. Era venuto il mo­mento di mettersi in viaggio verso l'ovest. I giornali dicevano il vero.C'era neve in tutta l'Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva dolcemente sulla pianura di Alle e, più a occidente, cadeva dolcemente nelle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche dovunque nel cimitero isolato sulla collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava in grossi mucchi sulle croci storte e sulle lapidi, sulle lance del cancelletto, sugli sterili pini. La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della sua ultima fine, su tutti i vivi e i morti.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;strong&gt;James Joyce - I morti (da Gente di Dublino)&lt;/strong&gt;</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Sun, 07 Dec 2008 23:30:13 UT</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Il segno degli Universi paralleli</title>
            <link>http://it.netlog.com/Dr__Floyd/blog/blogid=4713181</link>
            <description>Da Repubblica online:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un'immensa voragine nell'Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il &amp;quot;nulla&amp;quot; la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l'hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata avesse cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.&lt;br /&gt;Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell'Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: &amp;quot;E' l'impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro&amp;quot;. Ma per capire questa spiegazione - apparsa su NewScientist - che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro.&lt;br /&gt;&amp;quot;Non solo non è mai stato trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell'Universo lo aveva previsto&amp;quot;, aveva detto Lawrence Rudnick dell'Università del Minnesota (Usa), autore della scoperta del buco avvenuta lo scorso mese di agosto. E questo spiega il motivo per cui la sua esistenza era stata messa in luce quasi per caso.&lt;br /&gt;&amp;quot;Era una mattina durante la quale i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) - in grado di captare ogni più piccolo segnale radio emesso da una stella, una galassie o qualunque altro corpo celeste ancora attivo - non erano impegnati in osservazioni particolari e allora ho deciso di puntarli verso la &amp;quot;macchia fredda&amp;quot; individuata dal telescopio spaziale della Nasa Wmap (Wilkinson Microwave Anisotopy Probe)&amp;quot;, ha spiegato Rudnick. La &amp;quot;macchia fredda&amp;quot; in questione è una misteriosa anomalia presente nella mappa della &amp;quot;radiazione cosmica di fondo&amp;quot; dell'Universo, la radiazione che permea l'intero cosmo e che viene interpretata come l'energia residua del Big Bang. Tale radiazione presenta variazioni tra un punto e l'altro che non superano lo 0,001 per cento. Ma dalla &amp;quot;macchia fredda&amp;quot; che si trova in direzione della costellazione di Eridano, non giungeva ai radiotelescopi del Vla alcun &amp;quot;fotone&amp;quot;, le particelle di energia cioè, che si muovono alla velocità della luce e che solitamente sono emesse da atomi o stelle attive. Ciò stava ad indicare che l'area era totalmente vuota di materia.&lt;br /&gt;Subito si sono scatenate le ipotesi per dare una spiegazione a quell'immenso buco fatto di nulla. Ipotesi che non davano pienamente ragione al fenomeno. Ora Mersini-Houghton sembra aver dato un senso ad esso interpretandolo al di fuori della cosmologia standard. La ricercatrice infatti, ha utilizzato la &amp;quot;teoria delle stringhe&amp;quot;, una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l'energia, lo spazio e il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti, chiamate appunto le &amp;quot;stringhe&amp;quot;, le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi.&lt;br /&gt;Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (si immagini un numero composta da 1 seguito da 500 zero, un numero inimmaginabile) ognuno con proprie leggi fisiche.&lt;br /&gt;Spiega Mersini-Houghton: &amp;quot;Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini. E quel buco è proprio il risultato di quell'interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo che da allora, per le caratteristiche che esso possiede, continuò ad espandersi. Purtroppo non ci è possibile osservare ciò che ci arriva dai confini dell'Universo, che si trova tra 42 e 156 (1) miliardi di anni luce da noi e quindi non possiamo vedere ciò che c'è oltre il buco&amp;quot;. Ma quel buco è proprio l'impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all'inizio del tempo e dello spazio.&lt;br /&gt;Che il buco si formò agli inizi dell'Universo è d'accordo anche Rudnick, il quale dice: &amp;quot;Le teorie correnti suggeriscono che tutte le strutture che oggi vediamo nell'Universo presero forma all'inizio del tempo e dello spazio. La struttura vera e propria fatta di vuoti e agglomerati di materia, poi, è cresciuta nel tempo guidata dalle forze gravitazionali&amp;quot;.&lt;br /&gt;Secondo Mersini-Houghton, tuttavia, dovrebbe esserci un altro buco simile a quello scoperto dalla parte opposta dell'Universo rispetto a quello già osservato e questo lo sapremo quando l'anno prossimo verrà lanciato un altro satellite per lo studio delle microonde dell'Universo molto più sofisticato dei precedenti, il satellite dell'Esa, Planck.&lt;br /&gt;L'ipotesa dell'astrofisica è ora sotto osservazione dell'intero mondo scientifico, che al momento guarda con sospetto alla Teoria delle Stringhe. Ma se quanto ipotizzato da Mersini-Houghton non verrà smentito, dovrà iniziare la ricerca ai quasi infiniti universi che circondano il nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Bignami</description>
            <author>Dr__Floyd</author>
            <pubDate>Tue, 28 Oct 2008 08:09:59 UT</pubDate>
        </item>
    </channel>
</rss>
