Dr__Floyd
maschio - 33 anni, Chateau Saint-Georges (Salerno), Italy
- Amici |
- Libro ospiti
- | Foto
- | Blog
- | Gruppi
- | Video
- | Musica
- | Urli
- | Applicazioni
Blog / Etichette / Testi potenziali
Messaggi sul blog con etichetta 'Testi potenziali':
-
Praga-Dublino
Quella sera al Nový Smíchov di Praga proiettavano Goodbye Dragon Inn.
La sala era semi deserta: a parte un sacerdote che aveva blaterato parole incomprensibili prima dell'inizio del film, gli unici altri spettatori erano due anziani signori dai tratti orientali, seduti l'uno accanto all'altro nelle poltrone centrali della quinta fila, ed una elegante signora bruna avvolta in un soprabito scuro.
Quando si riaccesero le luci, fui l'unico ad attendere che scorressero tutti i titoli di coda del film taiwanese. Mentre riannodavo la sciarpa, notai la presenza - saranno stati 12 metri rispetto alla poltrona ove sedevo - di un guanto nero da donna. Mi affrettai a raccogliere lo spaiato indumento accessorio ed a chiudere il cappotto prima di precipitarmi fuori ed affrontare il gelo di quel Novembre praghese (non rammento con precisione l'anno, sarà stato il 2003, o forse il 2004).
Per fortuna la signora era ancora a portata di vista; decisi di limitarmi a procedere con falcate più rapide sino ad approssimarmi a lei in maniera tale da poterla seguire senza il timore di smarrirne le tracce.
Lei percorse alcune vie ancora molto affollate, a dispetto dell'ora (il mio orologio, sincronizzato via radio con il segnale diffuso dall'orologio atomico di Mainflingen, segnava le 23.32 nel momento in cui mettevo piede fuori del cinematografo ed accendevo una liberatoria sigaretta), poi entrò in un bar, sedette ad un tavolino, ordinò un latte macchiato, estrasse dalla borsetta il suo telefono cellulare, e vi gettò uno sguardo distratto.
Is this one yours? - interruppi i suoi pensieri vaghi con quella inopinata domanda, mostrandole il guanto che presumevo appartenerle.
Ora ripenso a noi come alle spettrali presenze di cui narrava il film da noi contestualmente visionato quella sera (This place is haunted by ghost - sussurrava uno degli spettatori).
*Aveva ripreso a nevicare. Assonnato guardava i fiocchi neri e argentei cadere di sbieco contro il lampione. Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l'ovest. I giornali dicevano il vero.C'era neve in tutta l'Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva dolcemente sulla pianura di Alle e, più a occidente, cadeva dolcemente nelle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche dovunque nel cimitero isolato sulla collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava in grossi mucchi sulle croci storte e sulle lapidi, sulle lance del cancelletto, sugli sterili pini. La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della sua ultima fine, su tutti i vivi e i morti.
*James Joyce - I morti (da Gente di Dublino) -
In partenza: 10.23 A. M.
Sono le 10.23.
Tra poche decine di minuti la tua nave salperà, diretta verso il Brasile.
Giunto, con passo rapidissimo, al porto, sono salito su una delle navi lì ancorate per cercare di salutarti, ma il biglietto che hai lasciato ad Edgar era impreciso; ne ricordo, confusamente, poche parole: “oceano”, “documentario”, “partenza alle undici in punto”.
Le cabine di questa vasta nave sono tutte uguali: ognuna di esse dispone di un oblò cubico che proietta, sulla parete opposta, foto ed immagini luminose selezionate da chi la occupa. Ed io non scorgo foto od immagini che tu possa aver selezionato. Scelgo qualche cabina a caso, busso alla porta, se lo sguardo viene catturato per alcuni secondi da uno di quegli stimoli visivi, ma i viaggiatori mi sembrano, a ben guardare, sorprendentemente simili tra loro, e tutti, invariabilmente, dissimili da te.
Scendo dalla nave, provando a rammentare maggiori dettagli del tuo impreciso biglietto, ma mi arrendo dinanzi alla vanità dei miei sforzi mnemonici, e non posso che supporti già partita, ormai distante.
Mi consola pensare che Ricardo sarà lì ad accoglierti, e che allieterà il tuo soggiorno con le sue filastrocche cantate. So bene che a te le sue rime appaiono divertenti, io invece le trovo ingenue, come ti rivelai l’autunno scorso (ricordi? Osai rompere il silenzio che dominava lo scomparto del treno - i cui finestrini offrivano ai nostri occhi appannati l'inviolabile quiete dei Colli Euganei - con la prima cosa che mi venne in mente, e tu scoppiasti a ridere per l'inadeguatezza - fu questo il sostantivo esatto che utilizzasti, quando d'un tratto tornasti seria - della mia osservazione), e ad esse oppongo la maggiore godibilità dello humour celato all'interno dei miei versi, che tu disconosci, più per dispetto che per reale convinzione.
Io, d’altra parte, ho accumulato sulla mia scrivania molti film di Glauber Rocha e di Julio Bressane, e finalmente, grazie alla tua partenza, avrò un valido motivo per vederli, pensandoli come un fil rouge che si sostituisce al nostro mancato saluto.