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Messaggi sul blog con etichetta 'Cibernetica':


  • Macchine ultraintelligenti

    Dal Corriere della sera online

    Google e la Nasa creano un'università per gestire computer superiori all'uomo

    L'«Università della singolarità» ci preparerà per un'era in cui le macchine saranno gli esseri più intelligenti
    Forse verrà ricordato come il primo passo verso il superamento dell'umano. O invece soltanto come un investimento sbagliato. Certo desta impressione che, nonostante la crisi, due punte della ricerca avanzata come Google e la Nasa abbiano deciso di investire per la creazione di un'università destinata ad addestrare dei «futurologi», ossia scienziati pronti ad affrontare un’era in cui le macchine saranno più intelligenti dell’uomo. Un futuro quest'ultimo che ricorda saghe cinematografiche celebri, come quella di Terminator o di Matrix, dove le macchine alla fine prendono il sopravvento sull'umanità.
    Il nuovo istituto, scrive il quotidiano britannico «The Financial Times», si chiamerà «Singularity University» e sarà guidato da Ray Kurzweil, controverso inventore, informatico e saggista statunitense che ha previsto, in un celebre saggio del 2005 «The singularity is near (la singolarità è vicina)» per la metà di questo secolo, la nascita di una nuova civiltà in cui l’intelligenza artificiale supererà le facoltà umane, un periodo da lui definito «singolarità tecnologica». In sostanza la singolarità è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani per come sono ora. Per citare lo statistico americano I. J. Good: «Una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una "esplosione di intelligenza", e l'intelligenza dell'uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che l'uomo avrà la necessità di fare».
    A quel punto, secondo alcune correnti di pensiero, i computer dotati di intelligenza superiore a quella umana avranno il compito di riuscire a gestire autonomamente problematiche attualmente irrisolvibili dal genere umano , come il surriscaldamento globale, la fame o la scarsità delle risorse energetiche. Sebbene lo studioso sia molto criticato in alcuni circoli scientifici, Nasa e Google hanno deciso di dargli fiducia. Per Kurzweil è questo il momento di aprire questo tipo di università perché molte tecnologie, dall'informatica all'elettronica, dalla genetica alle nanotecnologie, sono vicine al momento in cui confluiranno l'una nell'altra e potranno dar vita a supersistemi intelligenti. La scuola, sostenuta in prima persona dal fondatore di Google, Larry Page, e da Peter Diamandis, amministratore delegato di X-Prize, non ricalcherà lo schema di una comune università ma si ispirerà all’Università spaziale internazionale di Strasburgo, una scuola interdisciplinare e multi-culturale alla cui apertura contribuì Diamandis nel 1987.

  • Il robot sosia del suo creatore

    Un ricercatore giapponese è riuscito a dar vita ad un robot che gli assomiglia fisicamente, parla e si muove esattamente come lui.
    Il replicante si chiama Geminoide ed è stato realizzato dal professor Hiroshi Ishiguro dell'università di Osaka prendendo a modello il suo stesso corpo e utilizzando parte dei suoi veri capelli per ricoprirne il cranio.
    Lo scienziato è in grado di controllarne i movimenti attraverso un telecomando e con dei sensori attaccati al suo corpo; grazie ad un monitor può anche vedere attraverso le micro-telecamere che ne costituiscono gli occhi.
    Geminoide è capace di sorridere come un essere umano, grazie ai più di 50 micro-sensori e motori che gli sono stati impiantati sotto la pelle. Dell'aria compressa che gli viene pompata nel corpo dà anche l'impressione che respiri.
    Anche se gli androidi finora prodotti sono ancora lontani dall'assomigliare a quelli immaginati in numerosi film, in Giappone continuano le ricerche per migliorarli: con la popolazione giapponese destinata a diminuire di circa un quarto entro il 2050 e la mancanza di immigrazione, alcuni laboratori stanno cercando di fabbricare robot in grado di lavorare come camerieri e collaboratori domestici.

  • Dal Corriere della Sera online (11/04/2007)

    Uomini sempre più robottizzati e robot sempre più umani. Non è un gioco di parole, né il seguito di Blade Runner o di un romanzo alla William Gibson: la realtà alle porte. Il futuro prossimo va in scena a Roma, che da oggi a venerdì diventa la capitale mondiale della robotica. Con esperti da tutto il pianeta a raccontare cosa ci aspetta da qui a vent'anni: la proliferazione di robot e automi, destinati a diventare presenze fisse e irrinunciabili in ogni aspetto della vita quotidiana. A casa, al lavoro, in auto, in vacanza, nella vita sociale. Un po' come è accaduto con computer e telefonini. Ma con una differenza sostanziale: «Non si tratta più (soltanto) di macchine programmate per svolgere determinate funzioni ma capaci di interagire con l'uomo in modo spontaneo, di imitarlo nei comportamenti, capaci di apprendere» spiega Bruno Siciliano, presidente della Ieee Robotics and Automation Society e coordinatore del comitato scientifico del convegno. Un percorso a ostacoli per un traguardo ambizioso, ma la direzione è quella, come dimostrano alcuni degli «ospiti» presenti a Roma.

    ROBOT DANZANTI - Prendete il robot ballerino di Katsushi Ikeuchi, dell'Università di Tokyo: un androide che, imitando il movimento umano, ha imparato la danza tradizionale giapponese. Una forma d'arte della cultura nipponica che sta scomparendo, da replicare infinite volte davanti a platee di giovani perché non vada dimenticata. Così il robot diventa custode della memoria di un Paese. L'androide danzante apprende come fa il bambino: guardando. Con i sensori di cui è dotato, sensi artificiali sempre più sofisticati. In questo caso microtelecamere, occhi elettronici. Le immagini vengono memorizzate e disposte in sequenza grazie a un chip. La novità è che la sequenza dei movimenti viene scomposta nei suoi elementi base. E combinando questi ultimi il robot è in grado di produrre sequenze nuove. Come quando si impara una lingua: un conto è parlare attingendo a un repertorio di frasi fatte (così funzionano i robot programmati), un conto è riuscire a produrne spontanemente di nuove perché si conoscono alfabeto e grammatica. Del resto, ricorda Siciliano, «la robotica non è altro che la connessione intelligente tra percezione e azione, resa possibile grazie a motori elettrici o muscoli artificiali».

    ARRIVANO I CYBORG - Ma anche gli umani si robottizzano sempre più. Un ginocchio robotico per esempio potrebbe far dimenticare la sedia a rotelle a un paraplegico. Così pure un chip impiantato nella colonna vertebrale, come è successo a Iron Man, il supereroe dei fumetti Marvel, dopo l'incidente. L'uomo diventa cyborg attraverso «impianti ma anche con terminali intelligenti» precisa Siciliano. Come il braccio manipolatore della Kuka (gruppo Siemens, già in vendita in Germania a 100mila euro e in esposizione durante il convegno). In lega leggera, ha stessa capacità di destrezza di un braccio umano, pesa 13 chili e ne può manipolare altrettanti (finora invece per sollevare 13 chili una macchina doveva pesarne almeno 200). Il tutto grazie a dei sensori aggiunti che non gli fanno avvertire il proprio peso, come in un'astronave. Un meccanismo simile regola lo zaino messo a punto dall'università della California: «Una sacca pesantissima, il Bleex, che interagendo con le terminazioni nervose dell'uomo, viene percepito leggero e quindi può essere trasportato più agilmente» racconta Siciliano. Un progetto nato per scopi militari, ma che può avere applicazioni nella vita di tutti i giorni, quando torna comodo avvertire un peso di 10 chili invece degli effettivi 100.

    IL CERVELLO IN RETE - Pur con qualche perplessità: fino a che punto ci si può spingere nell'alterare la percezione umana senza correre rischi? Qual'è il limite che conviene non oltrepassare perché l’uomo, confinato nella sua natura prettamente biologica, non si perda? Se ne discuterà in un workshop sulla sicurezza e l'affidabilità in programma sabato. Intanto mercoledì mattina vengono illustrate le ultime frontiere dei meccanismi cognitivi del cervello umano riprodotti nelle macchine. Ne parla Alain Berthoz, ingegnere, psicologo e neurofisiologico, professore al Collège de France dove dirige il laboratorio di fisiologia della percezione e dell'azione. Da uno dei guru mondiali della neurorobotica (neuroscienze applicate alla robotica) le ultime frontiere della disciplina dopo l'esperimento di Kevin Warwick, lo scienziato inglese che si è fatto impiantare nel braccio un microchip: estendendo il raggio d'azione del suo sistema nervoso a Internet, da New York riusciva a muovere con il pensiero una mano robotizzata a Londra.

    TELEROBOTICA - La grossa novità della telerobotica viene illustrata da Ken Goldberg, artista/scienziato, professore dell'università della California a Berkeley: ora attraverso il web si può telecomandare un robot a distanza senza averlo prima programmato. E chiedergli per esempio di preparare il latte al bambino se si sveglia prima del previsto o di somministrare la pillola alla nonna in caso di mal di testa. La realizzazione di robot «gentili», capaci di muoversi con disinvoltura e delicatezza in ambienti umani è al centro del progetto europeo Phriends (Physical Human-Robot Interaction: Dependability and Safety). In gestazione un ambiente dove uomini e macchine coabitano e vengono uno in soccorso dell'altro, diventando sempre più simili.