Dr__Floyd
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Blog / Generazione «né-né»
giovedì, 16 luglio 2009 alle 00:28
Dal Corriere della Sera online
«Mi chiamo Maria Elena Crespi, Malena per i miei quattro amici, ho 23 anni, vivo alle porte di Milano, non studio e non lavoro. Provo vergogna per questo? Io no». Malena è un nome e cognome, un viso acqua e sapone, e una storia di disillusioni e non impegno convinto che gli spagnoli catalogano sotto l'insegna Generación «ni-ni»: ni estudia ni trabaja: generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza. In Italia il fenomeno non ha un'etichetta, non ancora, ma sociologi e psicologi lo conoscono bene. E i dati inediti del Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù Gorgia Meloni, sembrano certificarlo. Ancor più quando vengono incrociati con le anticipazioni dell'indagine Istat sulla Forza lavoro 2008. Nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni ci sono 270 mila ragazzi che non studiano e non lavorano (il 9%): la maggior parte perché un lavoro non lo trova; 50 mila perché della loro inattività ne fanno una scelta; 11 mila, poi, proprio perché di lavorare o studiare non ne vogliono sapere («non mi interessa», «non ne ho bisogno»).
Stessa tendenza nei dati relativi ai giovani tra i 25 e 35 anni: un milione e 900 non studia e non lavora. Vale a dire: quasi uno su quattro (il 75%). Un milione e 200 mila di questi gravitano nella disoccupazione (ma tra loro c'è chi dice di non cercare bene perché è «scoraggiato» o perché «tanto il lavoro non c'è»). Settecentomila sono invece gli «inattivi convinti»: non cercano un lavoro e non sono disposti a cercarlo. È stato calcolato che se avessimo tassi occupazionali pari a quelli dei Paesi bassi (capolista nella classifica Ue, 81,3% nella fascia d'età tra i 15 e i 39 anni), il nostro Pil guadagnerebbe 1-2 punti in percentuale. Ma il fenomeno «né-né» è qualcosa che va oltre i numeri. In Spagna, dice una recente indagine di Metroscopia pubblicata su El País in occasione del battesimo massmediatico della Generación «ni-ni», il 54% dei giovani tra i 18 e i 35 anni dichiara di «non avere un progetto su cui riversare il proprio interesse o le proprie illusioni».
Il leitmotiv: «Lo studio? tempo perso, non mi apre le porte al futuro. Il lavoro? Non lo cerco perché tanto non lo trovo». E la crisi sembra aver accentuato la rinuncia a qualsiasi impegno. Soddisfatti della loro vita privata (lo è l'80%), i giovani spagnoli si sentono in preda a una «devastazione lavorativa». E anche chi alla fine sceglie di studiare, lo fa senza prospettive. «Appena si rendono conto di cosa li aspetta continuano a formarsi, viaggiano, lavorano magari come camerieri per pagarsi un master mentre mamma e papà a casa li aspettano». Stesse tonalità per la fotografia scattata ai giovani «né-né» nostrani: coccolati dalla società e iperprotetti in famiglia come i «bamboccioni» ma troppo consapevoli delle loro scelte per finire sotto l'etichetta; apatici e un po' disarmati come i figli della «generazione x» ma anagraficamente troppo giovani per essere loro apparentati; circondati da fratelli e amici icona della «generazione mille euro» ma troppo disillusi per provare a loro volta a infilarsi, prima o dopo, nella stessa realtà. «Non lavorano perché la famiglia li mantiene e un impiego non si trova; non studiano o studiano meno di una volta per i programmi più leggeri, la mancanza di selezione», dice la psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris. «Se poi il modello è quello alla Grande Fratello (basta andare in tv per guadagnare) passa il concetto che per riuscire non serve impegnarsi. E ci si lascia vivere fino a 30 anni senza un progetto. Le motivazioni, invece, si coltivano fin dall'infanzia. Insieme al concetto che la realtà è anche lotta e sacrificio. E per questo è bella».
Malena, nella sua stanza tappezzata di libri, annuisce: «Vero. Ma io lotto per quello che va a me. E per ora sto bene così. Forse un po' meno i miei genitori, la mia vecchia prof di lettere che ha sempre visto per me un futuro "promettente" (che parolaccia). E forse anche la società che non accetta quelli che cercano una strada diversa dai mille e 120 euro al mese di mia sorella laureata-dottorata». «Ci fosse però quella strada — aggiunge Daniele, dietro un nome di fantasia — me l'hanno rubata. Mio fratello ha fatto di tutto per fare contento il mondo e s'è trovato senza un lavoro e senza se stesso. Io a me non rinuncio, ma così sto male». Enrico B., 26 anni, non studia, non lavora, ma ha una compagna e un figlioletto a cui badare: «Il mio lavoro? Per mesi è stato cercare un lavoro. Adesso prendo quello che viene». E al bimbo chi pensa? «Mia madre e mio padre. Per ora viviamo con loro, poi si vedrà».
Alessandra Mangiarotti
Aggiungo due commenti di lettori del Corriere, credo siano utili a qualche riflessione.
Torno a rispondere per spiegare cosa viene intesa per generazione nè nè. Esistono tre categorie di persone. La prima è fatta di persone che grazie agli aiuti arriva ovunque e si permette di fare qualsiasi cosa e grazie a questo fa arrabbiare le altre due categorie. La seconda categoria sono quelli non hanno capito e sono arrabbiati con i nè nè perchè è molto più facile che arrabbiarsi verso chi sta sopra tipo il capo raccomandato. Ma anche a voi rode rode rode!!!! E poi c'è la terza che siamo noi Nè Nè Che abbiamo capito che la vita non è solo lavoro aspettando la sera per guardare la tv, poi il week end per uccidersi in discoteca e poi aspettare le due settimane estive per andare al mare. Noi abbiamo una concezione diversa e una crescita continua in termini di stimoli e di conoscenza. Il Nè nè non lavora e non studia ufficialmente; ma non è un fannullone. Io ho ambizione, non sono viziato, ho fatto tanti sacrifici, non sono uno che va a spaccare le città durante eventui sportivi o politici ho dei progetti e non sono svogliato. Forse noi siamo i precursori di ciò che verrà, abbiamo capito che il mondo e l'economia come viene impostato ora ci farà fare uno scivolone ancora più grosso di quello dei mutui subprime e siamo già pronti a un mondo nuovo fatto di persone e non solo forza lavoro. Guardate i nostri mega capi con la loro politica corrotta dove ci hanno portato...
Sono gli indicatori della nostra era. Da un lato un diffuso benessere allargato anche ad una larghissima classe media che si riflette nel tenore di vita dei giovani dalla tenera età fino alla maturità. Dall'altro un appiattimento scandaloso delle professioni ed un avvilimento ormai cronico delle professionalità intellettuali. Come si può dire oggi ad un ragazzo cui gravitano nelle tasche svariate centinaia di euro al mese al netto di tasse pagate dai genitori, di svenarsi la gioventù studiando per poi scontrarsi con le lobbi, il clientelismo, il mondo delle raccomandazioni scabrose, e finire per prendere un settimo dell'edicolante-terza-media da cui compra il giornale? Come si può valorizzare l'investimento di uno Stato nella educazione, nella scuola, nelle Università e nella ricerca se poi il mondo rende molto più conveniente lo stare seduti e non fare niente, e chi invece ci prova e si laurea riesce a malapena a superare lo stupendio di un operaio dopo una decina di anni di lavoro, pur restando dieci volte sotto quello di un qualunque idraulico che lavoro in nero? La TOTALE assenza di meritocrazia, di premio per il sacrificio, le capacità speciali, genera anche questo.
Commenti 22 Ordina commenti:
Francesco De Biasi (lunedì, 14 settembre 2009 alle 09:04)
- Dr__Floyd:
- vivafra87:
Quando avevo letto quell'articolo (me lo ricordo ancora adesso, mi aveva fatto una certa impressione) ero giunto alle stesse tue conclusioni.
Eh sì, del resto basta avere un minimo di senso critico e lungimiranza per comprendere che la situazione nella quale ci troviamo non ammette interpretazioni semplicistiche e responsabilità pendenti sul solo capo di chi si trova alle prese con uno stato di cose difficile da gestire, ahinoi!
Purtroppo è così. E le persone da sole non bastano; ma immagino andrà sempre peggio visto che è impossibile istruire la gente.
Heywood Floyd (lunedì, 14 settembre 2009 alle 09:03)
- vivafra87:
Quando avevo letto quell'articolo (me lo ricordo ancora adesso, mi aveva fatto una certa impressione) ero giunto alle stesse tue conclusioni.
Eh sì, del resto basta avere un minimo di senso critico e lungimiranza per comprendere che la situazione nella quale ci troviamo non ammette interpretazioni semplicistiche e responsabilità pendenti sul solo capo di chi si trova alle prese con uno stato di cose difficile da gestire, ahinoi!
Francesco De Biasi (domenica, 13 settembre 2009 alle 18:03)
Quando avevo letto quell'articolo (me lo ricordo ancora adesso, mi aveva fatto una certa impressione) ero giunto alle stesse tue conclusioni.
Heywood Floyd (venerdì, 17 luglio 2009 alle 06:55)
- CieliNeri:
potrei però fare la portaborse del presidente del consiglio...
)
beh, io al massimo sono stata rappresentante di classe
Di quale Presidente del Consiglio? Quello che ricopre l'attuale incarico in Italia? Conoscendoti, nemmeno per un milione di euro al mese ( per motivi di tifo calcistico, anzitutto
Poi, se l'ipotesi fosse valida sempre in ottica candidatura da parte mia, considerati già assunta.
Anna (venerdì, 17 luglio 2009 alle 02:45)
- Dr__Floyd:

potrei però fare la portaborse del presidente del consiglio...
- CieliNeri:
potresti creare anche tu una cricca di donzelle e pagare i giornali scandalistici e non per vedere il tuo visino in prima pagina
Ah no, poi ruberei il lavoro anche a Morgan
Opss, comunque sì, il grosso del lavoro del Presidente del Consiglio, almeno nel nostro caso, appare quello. Personalmente, dopo essere stato rappresentante d'istituto al liceo (candidato a forza da alcuni amici e votato perché ero giovine noto per il mio umorismo - in questo ho anticipato il premier, anche se la mia comicità era leggermente più sofisticata della sua), ho detto addio al mio cursus honorum, visto che quello del politico è un ruolo per il quale non sarei minimamente tagliato.
beh, io al massimo sono stata rappresentante di classe
Heywood Floyd (venerdì, 17 luglio 2009 alle 01:49)
- CieliNeri:

potresti creare anche tu una cricca di donzelle e pagare i giornali scandalistici e non per vedere il tuo visino in prima pagina
Ah no, poi ruberei il lavoro anche a Morgan
Opss, comunque sì, il grosso del lavoro del Presidente del Consiglio, almeno nel nostro caso, appare quello. Personalmente, dopo essere stato rappresentante d'istituto al liceo (candidato a forza da alcuni amici e votato perché ero giovine noto per il mio umorismo - in questo ho anticipato il premier, anche se la mia comicità era leggermente più sofisticata della sua), ho detto addio al mio cursus honorum, visto che quello del politico è un ruolo per il quale non sarei minimamente tagliato.
Anna (venerdì, 17 luglio 2009 alle 01:36)
potresti creare anche tu una cricca di donzelle e pagare i giornali scandalistici e non per vedere il tuo visino in prima pagina
Heywood Floyd (venerdì, 17 luglio 2009 alle 01:33)
- CieliNeri:

dottore io la propongo alla presidenza del consiglio
Grazie per il tuo endorsment, ma al momento la poltrona di Palazzo Chigi appare alquanto complicata da strappare al nostro amato premier
Anna (venerdì, 17 luglio 2009 alle 01:14)
- Dr__Floyd:
- CieliNeri:
alla società fanno comodo, i nè nè.
anche se avrei qualcosa di dire sull'ultima parte del primo commento.. a quel punto sarei anche io una nè nè. forse sì
Penso tu ti riferisca a questo concetto: il mondo e l'economia come viene impostato ora ci farà fare uno scivolone ancora più grosso di quello dei mutui subprime e siamo già pronti a un mondo nuovo fatto di persone e non solo forza lavoro. Guardate i nostri mega capi con la loro politica corrotta dove ci hanno portato
Non so se possano far comodo gli appartenenti a questa categoria, ma va detto che esistono. Ed esistono per i motivi che l'autore del secondo commento spiega in modo condivisibile, quando sottolinea l'avvilimento cronico delle professionalità intellettuali, l'enorme fatica che attende chi voglia dedicarsi ad una attività nella quale il profitto economico non è il motore principe dell'azione, ma si abbia come obiettivo la diffusione del sapere, sia in ambito umanistico che scientifico. Ed allora, è giusto evidenziare il fatto che sia sempre più complicato trovare sbocchi occupazionali in tal senso, e si potrebbe aggiungere che, per via delle piste privilegiate che spettano a chi viene immesso dall'alto, e per la contestuale penuria di occasioni lavorative in moltissimi settori, avere oggidì una occupazione che renda minimamente giustizia alle proprie capacità ed alle proprie inclinazioni, sia cosa complessa assai. Ovviamente, non sono molto concorde con coloro che sfruttano i genitori per essere mantenuti a lungo termine, senza impegnarsi affatto. Nondimeno, la situazione attuale consente pochi margini di manovra, ed io non sono per niente d'accordo con l'invito di Sacconi, che suggeriva ai laureati di accettare qualsiasi lavoro. Ci andasse lui a mietere i campi!
La selezione tra chi ha doti e meriti intellettuali e chi invece farebbe bene a pensare ad altro va fatta prima, durante gli studi. Se poi, come accade negli ultimi lustri, le lauree si regalano anche a coloro che vengono fuori dagli Atenei e ne sanno meno che alle scuole superiori, le responsabilità vanno cercate altrove.
dottore io la propongo alla presidenza del consiglio
Heywood Floyd (giovedì, 16 luglio 2009 alle 02:41)
- CieliNeri:
alla società fanno comodo, i nè nè.
anche se avrei qualcosa di dire sull'ultima parte del primo commento.. a quel punto sarei anche io una nè nè. forse sì
A proposito del discorso di Sacconi, una replica circostanziata e fondata su argomentazioni inoppugnabili anche dal punto di vista socio-economico (al di là di quello morale e dettato dal buonsenso).
http://www.novamag.it/2009/06/30/il-brain-wast...
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