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Dr__Floyd

maschio - 33 anni, Chateau Saint-Georges (Salerno), Italy


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Blog 130


  • Elegia Pasquale - Andrea Zanzotto

    Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
    con tutto il tuo pallore disperato,
    dov'è il crudo preludio del sole?
    E la rosa la vaga profezia?
    Dagli orti di marmo
    ecco l'agnello flagellato
    a brucare scarsa primavera
    e illumina i mali dei morti
    pasqua ventosa che i mali fa più acuti

    E se è vero che oppresso mi composero
    a questo tempo vuoto
    per l'esaltazione del domani,
    ho tanto desiderato
    questa ghirlanda di vento e di sale
    queste pendici che lenirono
    il mio corpo ferita di cristallo;
    ho consumato purissimo pane

    Discrete febbri screpolano la luce
    di tutte le pendici della pasqua,
    svenano il vino gelido dell'odio;
    è mia questa inquieta
    Gerusalemme di residue nevi,
    il belletto s'accumula nelle
    stanze nelle gabbie spalancate
    dove grandi uccelli covarono
    colori d'uova e di rosei regali,
    e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
    dei propri lievi silenzi.

    Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
    le bocche non sono che sangue
    i cuori non sono che neve
    le mani sono immagini
    inferme della sera
    che miti vittime cela nel seno.

    Da Dietro il paesaggio
    Andrea Zanzotto

  • Paolo Sorrentino - Reportage da L'Aquila

    Sono tutti morti. Anche i vivi. I cadaveri sono stati coperti con un velo e i vivi sono stati svelati. Sono cadute le pareti delle loro case e chiunque può frugare nella loro intimità. Attraverso una finestra si sbircia come voyeur, ma quando sono le mura a non esserci più, allora si smette di spiare. Si condivide. Si scorgono bagni e boiler, accappatoi, uccelli impagliati, televisori a schermo piatto, quadri, collage di fotografie di fidanzati, stampanti di computer, bottiglie di plastica. Basta solo arrampicarsi lungo le stradine del centro storico dell'Aquila. Incustodite e deserte.

    Tutto è incustodito e deserto. Tutti possono vedere e fare tutto. Per poi scoprire troppo presto che non si può fare niente. Solo guardare dentro le case. Squassate in sezione, come certe vecchie case delle bambole. Come in una delle immagini più famose di "Germania anno zero". Le case dell'Aquila sono case di Barbie, ma tutte ricoperte di un sottile velo di polvere. Un'imbalsamazione degli oggetti. Che li invecchia di colpo. Mentre, poche ore fa, viveva tutto. Viveva dentro i sorrisi e dentro le parole che, in un attimo, sono state annientate. Per questo è tutto morto. Perché nessuno parla, nessuno ride, e anche i pianti sono brevi e improvvisi, a volume ridotto, appartati e composti. Sono pianti di una gente orgogliosa che, questa è l'impressione, non è abituata a piangere. Dal momento che anche il pianto sa essere una forma di spettacolo, ma lo spettacolo è un repertorio che appare del tutto estraneo alla dignità di queste persone.

    I vivi non hanno più niente. Non hanno le case, ma, soprattutto, non hanno l'interno delle loro case, non possono più afferrare quella visione d'insieme fatta d'oggetti, odori, che compongono la vita e la quotidianità. Non hanno i punti di riferimento minimi che attrezzano gli individui per la sopravvivenza al dolore. Hanno solo i morti. Anche per questo sono morti. E hanno un fiume indefinito d'estranei che si aggira per la loro città. Perlopiù in divisa. E anche questi estranei, eroici e tenaci, sembrano muoversi in una sorta di lutto attivo. Ma sempre di lutto. Mentre gli abitanti, nella loro sovrumana compostezza, sembrano attraversati da una forma dolorosa ancora sconosciuta. Un lutto freddo. Che incute un rispetto assoluto. E nessuno, neanche per sbaglio, si sogna di tradire il rispetto per il loro lutto. Una famiglia piange davanti alla casa dello studente e le televisioni vincono l'irresistibile tentazione. Li lasciano in pace.
    Una delle ragazze più belle viste negli ultimi dieci anni attraversa un gruppo di almeno cinquanta giovani in divisa. Nessuno commenta. Nessuno solleva uno sguardo di troppo su di lei. Ciascuno ha ritrovato il rispetto e la dignità. Nell'orgia del dolore, il mondo va come dovrebbe andare.

    E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.

    E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.
    E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale.
    A intervalli regolari, solo il rumore delle ruspe; le braccia meccaniche, oltre i tetti sfondati, raspano nelle macerie, per poi fermarsi ex abrupto. Allora i vigili del fuoco riprendono a muoversi con cautela e fatica. E l'interruzione delle ruspe porta tutti sullo stesso, ossessivo concetto: ci sono altri morti. Perché pare tramontata l'idea di trovare i vivi. Così dicono i cani. Le rare volte che si parla, si parla delle unità cinofile. I cani, sono loro che "bonificano" le zone. Sono loro che, momentaneamente, stabiliscono e qualificano, in maniera affidabile e concreta, un'idea di speranza.

    Frugano in mezzo alle macerie e odorano.
    I vivi a lutto frugano in mezzo alle macerie e sprofondano nuovamente nell'intimità della gente, ma più in dettaglio questa volta. Una vicinanza scandalosa. Ed escono fuori vecchie cartelle della tombola, ecocardiogrammi, borse di donne anziane, scarpe spaiate, album fotografici di una felicità che pare preistorica e i volontari della protezione civile raccolgono tutto dentro enormi buste. Con un'accortezza commovente. Perché promette una parziale restituzione alla vita, una volta trovati i legittimi proprietari. E poi spunta un crocefisso da pochi soldi, uno di quelli che sormontano brutti letti matrimoniali. Un volontario raccatta dello spago e lo attacca ad un albero. La cosa non colpisce, non smuove nessuno. È un gesto che richiederebbe pensieri e interpretazioni simboliche appena più complesse, che nessuno è in grado né ha voglia di fare.

    Ancora silenzio, fantasmagorico. C'è il silenzio di certe prime teatrali, un attimo prima che si apra il sipario. Anche i molti, con lo sguardo vacuo, e l'orecchio appeso al cellulare, sono muti. Telefonano, ma sembra che non parlino. E puoi anche dubitare che ascoltino. S'intuisce solo una serie ininterrotta, feroce, di squilli senza risposta.

    Le persone sono tutte mute, eppure cortesi. C'è una gentilezza silenziosa. Come dovrebbe essere il mondo, anche lontano dalle tragedie.
    Le ruspe attaccano e si fermano di nuovo. Si sente solo il motore acceso di un'ambulanza in attesa di niente. Non arriverà nessuno. Neanche la delusione. L'autista spegne il motore.

    Nelle strade del centro storico, adiacenti a via XX settembre, un solo, sordido rumore, è spietato e incessante. Quello dell'acqua delle tubature divelte. Piccoli rivoli che scrosciano. Per poi perire, appena ci si allontana di pochi passi. È come un lento disgelo. Ma senza il candore della neve in montagna. Qui, quello che un tempo doveva essere immacolato e prezioso, è diventato residuo. Insensato e senza possibilità d'uso.
    Dopo l'ennesimo silenzio, ancora il rumore della paura. Sono le 19 e 45 di martedì sette aprile. Una scossa violentissima. Scappano tutti. Poco dopo arriva un uomo con gli occhiali e dice che è stata trovata una ragazza sotto le macerie. Viva. Anche i cani sbagliano.

    Paolo Sorrentino

    Repubblica online

  • A Real SuperHero

    Entomo è il suo nome e dice di essere un supereroe. «The Insect Man», l'uomo insetto. Delle sue avventure, però, in edicola, non troverete niente. Non c'è una grande firma o un editore specializzato come la Marvel a disegnarne le peripezie, perché Entomo non è un personaggio inventato ma una persona in carne ossa. Identità riservata, costume colorato e maschera ben aderente sul viso a nasconderne i lineamenti. Entomo per l'anagrafe ha 31 anni ed è un napoletano con una missione: «Salvare il mondo dei napoletani», con un'immediata precisazione: «Non sono un mitomane».

    La storia. È stato Il Riformista e non propriamente le sue gesta a farlo balzare agli onori delle cronache. La sua storia comincia nel marzo del 2007: «La molla di Entomo è stata sempre con me. Quando è arrivata l'ispirazione ho capito cosa dovevo fare. Durante la mia prima pattuglia non è successo nulla - ammette il supereroe napoletano - non ho salvato nessuno, ma almeno ho vinto la mia grande sfida: uscire allo scoperto». L'obiettivo da allora è diventato sempre più chiaro, insieme agli ideali della sua battaglia tra i vicoli di Napoli: combattere la microcriminalità e promuovere una coscienza ambientalista armato soltanto dei suoi super-poteri.

    I super-poteri. Nessun super-eroe che si rispetti può dirsi tale senza: «Come gli insetti posseggo riflessi incredibili, nonché alcuni talenti - spiega Entomo - che la scienza tradizionale non può spiegare. So captare nelle persone sfumature psicologiche sconosciute ai più. Io chiamo questa facoltà "Parallelogramma": nemmeno io la comprendo appieno». E così, armato di "Parallelogramma", l'uomo insetto pattuglia la città. Giorno o notte non fa differenza, i suoi interventi consistono nel fermare «i piccoli crimini che posso fermare, altrimenti avverto anonimamente la polizia». Anche se evita accuratamente di incrociare pattuglie per non essere smascherato e identificato. Nel caso le cose si mettano male, comunque Entomo non si tira indietro: «Io non amo la violenza gratuita e ingiustificata. Pratico una tecnica chiamata Krav Maga. Cerco di disarmare il nemico senza ferirlo. Molte volte ho affrontato dei teppisti basandomi sulla velocità. Generalmente desistono. Il costume gioca da diversivo».

    I 200 supereroi mondiali. L'uomo insetto che pattuglia le strade di Napoli non è solo. Possiede una pagina personale sul web con cui si tiene in contatto con gli altri supereroi disseminati in ogni angolo del pianeta. tanto che la lingua scelta da Entomo per comunicare col mondo è l'inglese. In tutto sono duecento i «Real Life Superhero» riconosciuti e tra questi fa bella mostra di sé Entomo. Con le foto delle diverse versioni dei suoi costumi, dal verde al porpora e un preciso modello di riferimento. Il leader riconosciuto di questi «supereroi della vita reale»: lycra rossa attillata, popolarità senza pari, è «Super Barrio Gomez» che a Città del Messico combatte dalla parte dei poveri.

    Sandro Di Domenico
    Il Corriere del Mezzogiorno

  • Di male in peggio

    Dal Corriere della Sera online

    RECIFE (Brasile) - Scomunica: sentenza inappellabile della Chiesa cattolica brasiliana contro i medici che hanno fatto abortire una bambina di nove anni, stuprata dal patrigno e incinta di due gemelli. L’aborto, ha specificato José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife, è un crimine agli occhi della Chiesa e la legge degli uomini non può sovrastare quella di Dio. Il patrigno ha ammesso che abusava della bambina da quando aveva 6 anni; alla piccola, ricoverata presso un ospedale di Recife, sono stati somministrati farmaci abortivi. A giudizio dei sanitari portare a termine la gravidanza avrebbe comportati gravi rischi per la salute della bambina e per la legge brasiliana, l’aborto è consentito in caso di stupro o di rischi per la vita della madre. La bambina, fanno notare i medici, rientrava in ambedue le categorie.

    «LEGGE UMANA NON HA VALORE» - Ma l’arcivescovo, esponente dell’ala più integralista della Chiesa brasiliana, è andato all'attacco. «La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana - ha proclamato -. Quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore». Tutte le persone che hanno partecipato all'aborto, compresa la madre della bambina (ma non la piccola), sono state scomunicate. Una decisione condannata dal ministro della Salute José Gomes Temporao, che ha parlato di posizione «estremista e inopportuna»: «La questione è legale, la bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa. Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita in pericolo» ha detto a un programma radiofonico.

    VATICANO: «GIUSTO» - Sobrinho trova invece appoggio nel Vaticano. «È un tema molto, molto delicato ma la Chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba» ha detto padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia -. L’annuncio della Chiesa è la difesa della vita e della famiglia, ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita. L’aborto non è una soluzione, è una scorciatoia. La scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la Chiesa non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, questa uccisione. Sono protagonisti di una scelta di morte». Intanto il patrigno è indagato per stupro.

    UN ALTRO EPISODIO - Un’altra vicenda molto simile ha sollevato molte polemiche. A Irai, 480 chilometri da Porto Alegre, una bambina di 11 anni è al settimo mese di gravidanza, anche lei stuprata da un parente stretto con cui è cresciuta dopo l’abbandono della madre. Anche in questo caso la gravidanza è a rischio data l’età immatura. Sia la polizia che le autorità locali affermano che nessuno ha mai chiesto che fosse praticato un aborto: «Inerzia e disinformazione» deplora il quotidiano O Globo. La storia era nota e le autorità avrebbero dovuto agire d’ufficio, come prevede la legge. (Apcom)

  • Evgenij Evtusenko

    L' amore è terribile non corrisposto:
    ma per quelli cui il mondo è soltanto una borsa valori,
    una zuffa,
    quell'amore è risibile,
    come il profilo del celebre Cirano.
    Un mio connazionale, uomo pratico,
    con la moglie stando a teatro
    le disse:
    "Ma che allocco!
    Mai,
    soffrirei così per una donna...
    Ne troverei un'altra -
    e ecco fatto..."

    Negli occhi angariati della moglie
    comparve la tristezza di una vedova.

    Promanava da suo marito -
    le cuciture ne risentivano addirittura! -
    un'estrema salute dello spirito.
    Di questi floridi,
    quanti ce ne sono
    che soffrono per mancanza di sofferenze.
    Per loro solo la donna esiste:
    non c'è dama bellissima.

    E in qualche modo io non sono lo stesso?
    Sbadigliando,
    giochiamo come a carte,
    con passioncelle fruste, imbrattate,
    temendo le passioni reali,
    le tragedie.
    Forse siamo codardi solamente
    allorchè i nostri gusti adattiamo
    a quanto più accessibile,
    più semplice.
    Più volte il fondiglio interiore
    dalle tenebre impure del subconscio mi ha sussurrato:
    "Eh fratello,
    un affare complicato, questa"
    e io vigliaccamente scapolavo nella semplicità
    e, di un amore non corrisposto, la grande possibilità
    forse perdevo.
    L'uomo,
    che ha giocato tanto ingegnosamente,
    è infamato dal calcolo della reciprocità.
    Oh, cavalleria degli afflitti Cirano,
    sei passata dagli uomini alle donne.
    In amore, o siete paladini
    oppure
    non amate.
    C'è inesorabile una legge:
    avrà il dono di un amore divino
    chi non è corrisposto in amore.
    Signore facci conoscere
    la bellezza della sofferenza,
    il turbamento non corrisposto,
    ma sublime
    e la dolcezza di un attesa senza speranza
    e la felicità di un infelice assurda fedeltà.
    E in segreto aspirando a ribellarmi
    alla mia anima raggelata,
    confuso in un mezzamore,
    vago
    anelando amore non corrisposto.

    di Evgenij Evtusenko

  • La leggenda della terra piatta

    Di Umberto Eco

    Una interpretazione che trova le sue radici nelle polemiche positivistiche ottocentesche, vuole che il Medioevo abbia rimosso tutte le scoperte scientifiche dell'antichità classica per non contraddire la lettera delle sacre scritture. È vero che alcuni autori patristici hanno cercato di dare una lettura assolutamente letterale della Scrittura là dove essa dice che il mondo è fatto come un tabernacolo. Per esempio nel IV secolo Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), su queste basi si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perché non poteva accettare l'idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero dovuto camminare con la testa all'ingiù.
    E idee analoghe aveva sostenuto Cosma Indicopleuste, un geografo bizantino del VI secolo, che nella sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo biblico, aveva accuratamente descritto un cosmo di forma cubica, con un arco che sovrastava il pavimento piatto della Terra.

    Ora, che la terra fosse sferica, tranne alcuni presocratici, lo sapevano già i greci, sin dai tempi di Pitagora, che la riteneva sferica per ragioni mistico-matematiche. Lo sapeva naturalmente Tolomeo, che aveva diviso il globo, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede, e naturalmente Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre.

    Tuttavia si è sostenuto (anche da parte di seri storici della scienza) che il Medioevo aveva dimenticato questa nozione antica, e l'idea si è fatta strada anche presso l'uomo comune, tanto è vero che ancora oggi, se domandiamo a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare, la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l'abisso cosmico.

    In verità a Lattanzio nessuno aveva prestato troppa attenzione, a cominciare da Sant'Agostino il quale lascia capire per vari accenni di ritenere la terra sferica, anche se la questione non gli sembrava spiritualmente molto rilevante. Caso mai Agostino manifestava seri dubbi sulla possibilità che potessero vivere esseri umani ai presunti antipodi. Ma che si discutesse sugli antipodi è segno che si stava discutendo su un modello di terra sferica.
    Quanto a Cosma, il suo libro era scritto in greco, una lingua che il medioevo cristiano aveva dimenticato, ed è stato tradotto in latino solo nel 1706. Nessun autore medievale lo conosceva.

    Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di acribìa scientifica) calcolava la lunghezza dell'equatore in ottantamila stadi. Chi parla di circolo equatoriale evidentemente assume che la terra sia sferica.

    Anche uno studente di liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra nell'imbuto infernale ed esce dall'altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo che la terra era sferica, e che scriveva per lettori che lo sapevano. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Beda, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato cercare di circumnavigarla. Naturalmente né Colombo né i dotti di Salamanca sospettavano che tra l'Europa e l'Asia stesse un altro continente.

    Tuttavia proprio nei manoscritti di Isidoro appariva la cosiddetta mappa a t, dove la parte superiore rappresenta l'Asia, in alto, perché in Asia stava secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da un lato il Mar Nero e dall'altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l'Europa e quello a destra l'Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell'Oceano. Naturalmente le mappe a t sono bidimensionali, ma non è detto che una rappresentazione bidimensionale della terra implichi che la si ritenga piatta, altrimenti a una terra piatta crederebbero anche i nostri atlanti attuali. Si trattava di una forma convenzionale di proiezione cartografica, e si riteneva inutile rappresentare l'altra faccia del globo, ignota a tutti e probabilmente inabitata e inabitabile, così come noi oggi non rappresentiamo l'altra faccia della Luna, di cui non sappiano nulla.
    Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di qualche scafista dell'epoca, non c'era possibilità di tracciare mappe adeguate. Esse erano puramente indicative. Spesso quello che preoccupava maggiormente l'autore non era di spiegare come si arriva a Gerusalemme, bensì di rappresentare Gerusalemme al centro della terra.

    Infine si cerchi di pensare alla mappa delle linee ferroviarie che propone un qualsiasi orario in vendita nelle edicole. Nessuno da quella serie di nodi, in se chiarissimi se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma dell'Italia. La forma esatta dell'Italia non interessa a chi deve andare alla stazione (...).
    Si veda ora questa immagine del Beato Angelico nel duomo di Orvieto. Il globo (di solito simbolo del potere sovrano) tenuto in mano da Gesù rappresenta una Mappa a T rovesciata. Se si segue lo sguardo di Gesù si vede che egli sta guardando il mondo e quindi il mondo è rappresentato come lo vede lui dall'alto e non come lo vediamo noi, e quindi capovolto. Se una mappa a T appare sulla faccia di un globo vuole dire che essa era intesa come rappresentazione bidimensionale di una sfera.

    Da La Repubblica online

  • Il sociologo spiega la rivalità tra Pisa e Livorno

    Della rivalità più storica e rancorosa d'Italia, quella tra Pisa e Livorno, sono pieni gli aneddoti e le pagine del Vernacoliere, il feroce giornale satirico della città labronica (memorabile la «civetta» dopo il disastro di Cernobyl: «Primi effetti della nube radioattiva: è nato un pisano furbo»). Ma mai nessuno, finora, si era avventurato in una - ancorché scherzosa - spiegazione sociologica del fenomeno. Ci prova ora un libello appena edito da Zona (Pisa & Livorno, istruzioni sulla guerra e sui campanili, 10 euro) scritto da Alessandro Agostinelli, che si definisce «consulente in cinema e comunicazione», ma si guarda bene dal rivelare la propria origine. Saggia decisione. Perché se quello tra pisani e livornesi è un antagonismo che va ben oltre i luoghi comuni e non può essere definito odio ma una sorta di differenza ontologica ed esistenziale, la teoria proposta da Agostinelli è tanto originale quanto pericolosa. Secondo l'autore, infatti, Pisa e Livorno si odiano perché sono solo due quartieri di una medesima città: come a Manhattan c'è New York, la Grande Mela, in fondo all'Arno c'è Pisorno, la Grande Pera.
    I capisaldi di questa faziosità si conoscono. A Livorno sono popolani e di sinistra. Anche a Pisa sono di sinistra, ma aristocratici. I secondi sono tendenzialmente colti quanto i primi sono ignoranti. Per i pisani i livornesi sono grezzi e maleducati, per i livornesi i pisani sono «signorini» e un po' stupidi. Un'accusa, questa di essere stupidi, alla quale spesso a Pisa non sanno rispondere con adeguata dialettica e che subiscono con silenzioso livore. Noi, pensano, siamo una città antica, una repubblica marinara, mentre loro fino a cent'anni fa erano poco più che un villaggio di pescatori: niente storia, nessun monumento tranne i bastioni medicei (simbolo del servaggio per gli odiati Medici, peggio che mai!). «Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio», ribattono a Livorno con un motto divenuto ormai, almeno in Toscana, di uso comune. «Le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi» sentenziano sprezzanti sotto la torre pendente.
    Una diversità lacerante che si manifesta ogni notte in una silenziosa guerra di confine combattuta a colpi di bombolette spray e dell'epiteto più coprofilo d'Italia vergato su muri e cartelli stradali. Ma se in questa specialità eccellono i livornesi (il diffusissimo «pisam...» è certamente più eufonico e secco del corrispondente labronico), i pisani prevalgono invece nella poesia: «Il sogno del pisano è svegliarsi a mezzogiorno - c'è scritto sugli spalti dello stadio - guardare verso il mare e non vedere più Livorno». Il calcio: ecco un'altra delle radici dell'odio. Alla disgrazia dell'una ha sempre corrisposto l'eccellenza dell'altra. E così, via con gli sfottò. E pensare che il povero Romeo Anconetani, leggendario presidente del Pisa degli anni ’80, propose una volta di unificare le due squadre per cercare gloria sotto una sola bandiera. Il nome pensato per la nuova compagine? Pisorno, per l'appunto. Lo seppellirono di pernacchie.

    Di Stefano Tesi

    Il Giornale

  • Macchine ultraintelligenti

    Dal Corriere della sera online

    Google e la Nasa creano un'università per gestire computer superiori all'uomo

    L'«Università della singolarità» ci preparerà per un'era in cui le macchine saranno gli esseri più intelligenti
    Forse verrà ricordato come il primo passo verso il superamento dell'umano. O invece soltanto come un investimento sbagliato. Certo desta impressione che, nonostante la crisi, due punte della ricerca avanzata come Google e la Nasa abbiano deciso di investire per la creazione di un'università destinata ad addestrare dei «futurologi», ossia scienziati pronti ad affrontare un’era in cui le macchine saranno più intelligenti dell’uomo. Un futuro quest'ultimo che ricorda saghe cinematografiche celebri, come quella di Terminator o di Matrix, dove le macchine alla fine prendono il sopravvento sull'umanità.
    Il nuovo istituto, scrive il quotidiano britannico «The Financial Times», si chiamerà «Singularity University» e sarà guidato da Ray Kurzweil, controverso inventore, informatico e saggista statunitense che ha previsto, in un celebre saggio del 2005 «The singularity is near (la singolarità è vicina)» per la metà di questo secolo, la nascita di una nuova civiltà in cui l’intelligenza artificiale supererà le facoltà umane, un periodo da lui definito «singolarità tecnologica». In sostanza la singolarità è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani per come sono ora. Per citare lo statistico americano I. J. Good: «Una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una "esplosione di intelligenza", e l'intelligenza dell'uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che l'uomo avrà la necessità di fare».
    A quel punto, secondo alcune correnti di pensiero, i computer dotati di intelligenza superiore a quella umana avranno il compito di riuscire a gestire autonomamente problematiche attualmente irrisolvibili dal genere umano , come il surriscaldamento globale, la fame o la scarsità delle risorse energetiche. Sebbene lo studioso sia molto criticato in alcuni circoli scientifici, Nasa e Google hanno deciso di dargli fiducia. Per Kurzweil è questo il momento di aprire questo tipo di università perché molte tecnologie, dall'informatica all'elettronica, dalla genetica alle nanotecnologie, sono vicine al momento in cui confluiranno l'una nell'altra e potranno dar vita a supersistemi intelligenti. La scuola, sostenuta in prima persona dal fondatore di Google, Larry Page, e da Peter Diamandis, amministratore delegato di X-Prize, non ricalcherà lo schema di una comune università ma si ispirerà all’Università spaziale internazionale di Strasburgo, una scuola interdisciplinare e multi-culturale alla cui apertura contribuì Diamandis nel 1987.

  • Addio a John Updike

    È morto lo scrittore John Updike. Lo ha annunciato il suo agente letterario. Aveva 76 anni ed era malato da tempo. I suoi romanzi hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Nato nel 1932, Updike aveva conquistato il successo con la sua popolare serie del 'Coniglio', inaugurata all'inizio degli anni '60 col romanzo 'Rabbit Run' ('Coniglio Corri') e proseguita con altri numerosi titoli: 'Coniglio ritorna', 'Coniglio è ricc0', 'Coniglio Riposa'.

    Nel 1968 aveva analizzato con 'Couples' (Coppie) il tema della vita sessuale tra le coppie americane benestanti dei suburbi. I soggetti preferiti del prolifico scrittore erano la classe media inserita nell'ambiente delle piccole città della provincia americana. Updike, nato il 18 marzo 1932 a Reading (Pennsylvania), aveva pubblicato oltre 50 libri tra novelle, saggi, poesie e raccolte di brevi racconti. Lo scrittore, da tempo malato di cancro, abitava a Beverly Farm (nel Massachusetts). Aveva fra l'altro vinto due premi Pulitzer per la narrativa.

    Fonte: Corriere della Sera online

  • Irata - C.S.I.

    L'incombere umorale degli affetti del sangue
    l'incombere umorale delle idee delle istanze
    l'insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé
    non tornerò mai dov'ero già
    non tornerò mai a prima mai
    l'incombere umorale delle idee delle istanze
    l'incombere umorale degli affetti del sangue
    potessi dirti quello che nemmeno posso scriverti esiterei
    nel farlo
    oggi è domenica domani si muore
    oggi mi vesto di seta e candore
    oggi è domenica domani si muore
    oggi mi vesto di rosso e d'amore
    ..ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo
    imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento
    di cui non so parlare né so fare domande...

    Linea Gotica (1996)

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