DegoniaMARS
femmina - 21 anni, Oria (città medievale), Italy
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Un Giorno, sarò io ad Abbracciarti
Title: Un Giorno, sarò io ad Abbracciarti
19 Giugno 2OO9
Tratto da una ‘storia vera’...scoprite voi dove finisce la realtà e comincia altro...
Io la ODIO!
Non la sopportò più, lei mi maltratta, mi fa stare male, mi stringe a se troppo forte e mi ‘costringe’ a dormire con lei. La detesto! La odio!! Non ho mai odiato così tanto qualcuno.
Volete sapere la sua giornata tipo??
Innanzitutto tra la mezzanotte e le cinque del mattino non si trova: è sempre appiccicata al suo cazzo di pc e lo so questo, anche se non posso vederla: sento le sue dita picchiettare sui tasti neri della tastiera e a volte la sento ridere da sola a bassa voce. Quindi entra come una furia in camera alle 5.00 precise del mattino e veloce si infila sotto le coperte, a cosa serviranno mai visto che è Giugno e fa caldo. E cosa fa!? Mi abbraccia!! °_° Cioè con tutta questa afa lei mi abbraccia. Purtroppo per me è sempre stata così: anche in pieno Agosto lei non mi lascia in pace! D’Inverno mi va più che bene, ma non d’Estate!! Io poi, che sono fatto di un materiale particolare, sento subito caldo ed emano calore. Ma sembra che a lei non importi. Ultimamente ha preso l’abitudine ad alzarsi alle 7.40 del mattino; o almeno è a quell’ora che suona la sveglia! E cosa fa? Si alza e veloce scompare...come appare alle cinque. Penso che continui ad usare quell’odiosa macchina che si connette alla rete; che ci troverà mai di bello, io non lo so. Ah, è sapete perché dorme così poco? Per ‘solidarietà’ mi ha detto una volta. -__- in realtà non capisco verso cosa. Poi però ritorna, apre la finestra, rifà il letto e mi sistema sopra, al centro, con la testa sul cuscino e il corpo disteso; pulisce per terra, rimette il tappetino con gli orsi che precedentemente aveva tolto e ri-scompare. E questo per tutta la mattinata, o se a volte compare è per prendere dei libri o dei manga...ah no, a volte ricompare solo per sbattere la sua mano sotto un foglio bianco attaccato alla porta che rappresenta un enorme freccia rossa che punta in alto. Cavolo significa ancora non lo so; ma la cosa più assurda è che saluta qualcuno e la prima volta che l’ha fatto mi sono preoccupato davvero molto chiedendomi chi ci fosse in quella stanza più degno di me da avere il suo saluto. Ne avevo il timore, fino a quando scoprii di lì a poco che ... ok, non vi sto mentendo, davvero fa così: saluta un poster !!! O__O un poster, mi capite?? Un foglio di carta colorato. Non la capirò mai!
A volte verso le due del pomeriggio torna in camera e, continuando a stringermi, si fa un paio d’ore di sonno, ovvio...dorme così poco!!
Diciamo che questa è la ‘mia’ giornata tipo. Non faccio nulla di interessante.
Ma dopotutto come potrei?
Ovviamente ogni tanto c’è qualche novità, come ad esempio, verso Dicembre è arrivato un nuovo occupante nella stanza: Phai! Che nome idiota!! -__- non che il mio sia migliore.
Phai è un enorme orso bruno con un enorme testa. Cosa ci trovi di bello in lui non lo so, ma sembra piacerle molto. Fortunatamente non se lo porta a letto! Dice che è troppo grande e in effetti è più alto di un metro e se disteso sul letto, la sua massa prende quasi tutto lo spazio. Ha gli occhi scuri come i miei, ma lui è più giovane pur essendo fisicamente più grande. Non parliamo molto io e lui, ma è l’unico con cui potrei farlo, visto che gli altri peluche che ha in camera, sono morti.
Prima scambiavo qualche parola con un orso azzurro che ha sul comodino, probabilmente l’ha molto amato da piccola, inoltre ha anche una bella scottatura sulla parte superiore della testa, chissà cosa gli ha fatto quella peste -.- non vorrei saperlo e invece so anche questo. Quell’idiota da piccola, lavò Peppo (si è questo il suo nome, direi che coi nomi, lei non va molto d’accordo) e cosa fece per asciugarlo?? Non indovinereste mai!! Lo mise accanto al fuoco...solo che lo mise troppo vicino e i piccoli peli della testa di Peppo presero quasi fuoco ustionandolo a vita. Questo me l’ha detto lui prima di morire. Perché adesso è morto e lei lo sa bene.
A volte penso che preferirei non ‘svegliarmi’, continuare a dormire sarebbe la miglior cosa, ma non avrei ricordi che sono importanti per noi.
Chiesi a Peppo se l’avesse mai odiata, se la odia adesso, se ... ma lui mi zittì con lo sguardo: mi disse che ancora adesso l’amava, anche se lei si era dimenticata di lui. Quando era piccola aveva passato con lui i momenti migliori e adesso andava bene venire dimenticati. Era molto triste il tono della sua voce nella mia testa, ma non c’era rancore, rimorso, odio. Nulla di tutto ciò: solo un profondo amore. Mi sentii così angosciato che le misi il broncio per giorni e anche se lei mi chiedeva sempre che cosa avessi, non intendevo dargliela vinta.
Vedo che ogni tanto abbraccia quel piccolo peluche azzurro, lo saluta: sa che è morto, ma tiene il cadavere ancora con se. Sa che non tornerà mai più, lo sa e continua a tenerlo! Dovrebbe darlo a qualcun altro, ma ha paura delle conseguenze. Lo terrà ancora e ancora.
Verso Marzo...o era Aprile? Comunque in uno di questi due mesi, comparve Shan; sì, un altro povero sventurato con un nome idiota. Shan è una tartarughina verde che sorride sempre. Ha il musetto giallo e il guscio di un verde più scuro. La vidi solo un paio di giorni in camera, dopo scoprii che la teneva accanto allo schermo del pc in bella mostra. Anche lei è viva. In realtà penso che sia un maschio, ma il nome ‘tartaruga’ è femminile, giusto? Correggetemi se sbaglio.
Comunque sia, dicevo che è viva. I peluche come lei hanno bisogno di poca energia per vivere...accanto a Shan, lei ha messo altri 5 peluchetti, solo uno tra loro è morto; gli altri non si sono ‘svegliati’, quindi non sono ‘morti’.
E come ultima cosa, circa una settimana fa, lei ha tinto i capelli di rosso °_°
All’inizio mi chiesi pure chi fosse!! Cioè dai...non puoi tingerli di rosso! In realtà però non sono tutti rossi: ha le punte di questo colore e più sopra ha fili verticali rossi che vanno a congiungersi al suo colore naturale. Chiama questo nuovo colore “Rosso From Yesterday” perché come tonalità di rosso è davvero molto accesa. U.ù in realtà non capisco perché lo chiami “Da Ieri” ... ma probabilmente c’entra con quella canzonetta che canticchia ogni tanto -.-
Una cosa che spesso mi da fastidio in lei, oltre a tutte quelle già elencate, è che mi parla. Cazzo parli? Tanto non posso risponderti!! Tra le tante cose che mi dice, negli ultimi mesi mi ha parlato sempre di una cosa...che stress!! Una cosa che fa parte di questo grande argomento che sembra non avere fine, lei la chiama “Argus Apocraphex”, un altro nome strano, ma di certo non l’ha inventato lei e infatti tutto sommato non suona male. Mi dice cosa potrebbe essere, mi parla di testi, fotogrammi nascosti, home page di siti web e di Marte. Vorrei sgozzarla quando inizia a parlare...penso che non abbia nessuno con cui parlarne, almeno non fisicamente, quindi immagino che si sfoghi con me...che tanto io non so cosa sia questo Argus, né capisco perché in 30 Secondi si arriva a Marte, visto che è stato provato scientificamente che ci vogliono ben sei mesi. Boh!
Volete sapere il mio nome?? Ve lo devo proprio dire??? Ok!
Probabilmente ho da qualche parte stampato il mio numero di serie sotto ad un codice a barre.
Scherzo xP
Mi chiamo Nii.
Sì, con due “i” e pronunciato proprio in quel modo: “Ni-i”
Ho lunghe orecchie dello stesso bianco del mio corpo. Sono un coniglio, animalmente parlando.
E non so se esiste la parola ‘animalmente’, ma non mi interessa.
Sono il suo ‘bian coniglio’ come una volta mi definì...mi disse di farle da strada che mi avrebbe seguito!
Lo vedete?? E’ matta sul serio: non solo parla con un peluche, ma mi dice anche cosa vorrebbe che io facessi. Inoltre, ha 21 anni!!! Non 10...e dorme ancora con un peluche!! -__- oh Dio!
Dice che non gli frega che altri lo vengano a sapere, che questa è lei e che io sono suo come lei è mia. Sa che gli psicologi dicono che i bambini non devono dormire con dei peluche superati i 6 anni perché altrimenti ciò vuol dire che non riescono ad affrontare la realtà senza un sostegno, un aiuto, che preferiscono ‘altro’ alla realtà, è questo di sicuro è vero e lei lo sa bene, ma come ho già detto, non le interessa cosa pensano gli altri.
Dite che la amo?? Davvero state insinuando che io ami quest’essere??
Mai!!
E una delle cose che mi fa più arrabbiare, sono i ‘voli’ che mi fa fare d’Estate.
Ripeto che sono un peluche e che come tale, il mio corpo scalda facilmente la pelle umana, quindi...fate 2+2...quasi ogni mattina d’Estate, mi ritrovo a terra, sbattuto da chissà quale arto in un angolo della piccola stanza. Inquietante!
Odioso a dir poco!!
Cioè: prima mi abbraccia e dopo mi butta via?? Ovviamente mentre lo fa dorme, almeno ha la scusa di non farlo coscientemente!
Ma sapete cosa mi sorprende di più?? Che appena si sveglia e si accorge che non sono accanto a lei, mi cerca con gli occhi disperatamente. Sa che sono a terra, ovvio, mi ci ha buttato lei!! E cosa fa?? Dopo avermi ripreso continua ad abbracciarmi. Quindi: o è matta o è completamente andata!!
Se hai caldo, non abbracciarmi no??
Perché mi abbraccia? Perché mi bacia?? Sì, esattamente a volte mi bacia, a volte-spesso, direi. Perché lo faccia ancora non l’ho capito. Amore?? Ma che, lei prova amore solo per... per cosa? Mi vengono i brividi. Lei mi ama davvero? No! E’ assolutamente impossibile!!! E come se il Sole si spegnesse, come se ... possibile che mi ami? Possibile che mi abbracci, mi baci, parli con me, si confidi e ... quante volte l’ho vista piangere sul serio... ultimamente non lo fa più: è da Agosto che non piange e ne sono felice. Certo -.- piange ancora leggendo manga e guardando film o quel film: ‘Alexander’ mi pare si chiami, di cui tiene in bella mostra il dvd accanto ai libri dei suoi amati vampiri. Non capisco perché se lo guardi così tanto, cioè sa che ti farà piangere, no? Non guardarlo!!! -__- Gli umani sono davvero stupidi!!
Comunque dicevo che oltre per i film, prima piangeva anche per altro. Piangeva e mi stringeva. Solo con me poteva piangere perché io non le avrei domandato il perché, mi diceva, perché non avrei fatto domande e l’avrei capita e anche se sapeva che è teoricamente impossibile che io muovi la bocca e cominci a parlare, lei mi diceva lo stesso queste cose e ... piangeva. In quei momenti, avrei voluto uccidere la persona che era dall’altro lato del suo Nokia.
Nessuno deve farla piangere!! Nessuno!
Rileggendo quello che ho scritto prima, mi accorgo di aver parlato solo dei suoi lati negativi: in realtà qualcosa di carino ce l’ha pure lei, ovviamente non è paragonabile alle ‘violenze’ che subisco da lei u.ù quegli abbracci mi distruggono!!
Di lei mi piacciono i vestiti, ok non è che mi piaccia solo per i vestiti, però ultimamente indossa abiti più colorati
e questo mi rende felice. Prima vestiva sempre di nero: mi ha detto che il suo periodo dark è passato, che gli piace ancora quel genere, ma che preferisce Marte. Ancora questo ‘Marte’...quando mi spiegherà cos’è gliene sarò grato!! Perché sapete, lei è così quando è tutta felice per una cosa: arriva, si butta sul letto, mi ‘sbaciucchia’ e comincia a parlare senza spiegare realmente cosa sia.
Ha la capacità innata di stare a parlare per ore senza dire niente.
Interessante direte voi...no! E’ a dir poco snervante.
Ma passiamo oltre.
Prima di tutto c’è da dire che la ringrazierò a vita per quello che ha fatto: o per quello che non ha fatto. Inconsciamente lo sa, come sicuramente sa cos’è l’Argus Apocraphex, ma credo che a volte è difficile fare quel 2+2: lei mi ha ‘svegliato’ semplicemente guardandomi e scegliendomi.
Dovete sapere che io, per alcuni anni, ho vissuto con un'altra ‘padrona’ in un’altra famiglia. Probabilmente non sapete neanche che tutti gli oggetti hanno un anima, soprattutto noi peluche che oltre a ciò, abbiamo anche sembianze semi-umane. In realtà quello che noi chiamiamo ‘anima’ è differente dal vostro concetto: noi siamo vivi, e quindi diciamo di possedere un anima, solo quando siamo scelti ed amati.
Non ricordo i giorni trascorsi con la vecchia famiglia, perché sono stati molto pochi: dovete sapere che noi peluche amati, ci ‘svegliamo’ quando una persona tiene a noi, quando siamo importanti per lei. Quando lei non ci vuole più, noi ‘moriamo’, o più semplicemente ci addormentiamo. Il tempo per noi con quella persona è finito e solo un altro essere umano potrà farci ‘rinascere’ scegliendoci e amandoci. Per questo dico che Peppo non tornerà mai più in vita: dovrebbe passare ad un'altra persona, ma lui non è molto gradevole e poi è vecchio, dal mio punto di vista ha un musetto carino, ma la bellezza spesso è soggettiva, soprattutto se si tratta di ‘oggetti’, quindi lei ha paura che dandolo via, venga buttato, che non sia amato e per questo motivo, preferisce tenersi il suo ‘cadavere’ in casa, piuttosto che abbandonarlo.
Non so se fa bene a comportarsi in questo modo; ma probabilmente io farei lo stesso.
Tra i miei primi giorni di vita e quelli di adesso, ricordo un enorme vuoto: probabilmente è quella parte in cui sono ‘morto’. Dopo ricordo solo un abbraccio, dell’acqua che mi veniva buttata addosso e poi l’amore. E’ tutto molto intenso. Voi umani non potete capire.
Quindi per questo motivo, per avermi permesso di ‘vivere’ la ringrazierò a vita: non so se l’amerò quando deciderà di abbandonarmi, ma di certo sarò felice di aver vissuto.
L’ho già detto che lei fa cose stupide?? Si u.ù penso di si.
Una di queste, che però apprezzo molto, è portarmi ovunque!
E quell’ ‘ovunque’ vuol dire davvero ovunque.
Sapete cosa ha fatto? Mi ha portato a Gardaland!!! Bellissimooooo...ehm, volevo dire, è stata davvero una bella esperienza ^-^
In terza liceo mi ha portato con se in gita per ben tre giorni: dormivamo insieme come sempre e poi lei mi portava in giro per le città che la sua scuola doveva visitare. Non mi ha mai lasciato in albergo: diceva che non si fidava e, anche se venivo sballottato da una parte all’altra, ero contento di essere assieme a lei. Tra le città e i luoghi che visitai, sempre rinchiuso nel suo zainetto nero, ricordo l’arena di Verona, quella città è magnifica!! Salì tutti i gradini: c’era una vista spettacolare!! Sempre a Verona visitammo il balcone di Giulietta, quando ci ha pianto su quei due! Ricordo che lì, ha toccato il seno della statua di Giulietta. Dicevano che portava fortuna! Io immagino che ci sia solo ‘perversione’ in questo gesto -.- povera statua! Ho sentito il suo desiderio espresso in quel luogo e a distanza negli anni, posso dire che si sia avverato ma che, probabilmente lei non lo desiderava più.
Bisognerebbe stare attenti a ciò che si desidera: lo dico sempre io u.ù
Ricordo però che alla gita di quinta liceo, non mi portò con se. Mi lasciò per ben una settimana da solo! Vi rendete conto?! Sette giorni senza di lei, senza i suoi abbracci, senza... ehi, non sto dicendo che mi mancava, non fatevi strane idee u.ù dico solo che...beh, fatti miei.
Prima di partire mi salutò, come fa sempre quando esce di casa, ma quello fu un saluto lungo; sapevo che per lei era difficile superare delle notti senza di me, la conosco bene ormai.
Si scusò così tanto, ma mi disse che aveva paura di dimenticarmi da qualche parte, di perdermi e che non lo avrebbe sopportato. Quindi mi lasciava a casa, al sicuro. La odiai. Ma nei giorni in cui era assente, capii e l’amai. Capii che non era come avevo pensato io, che non ero un peso per lei ma che era davvero preoccupata e pensare di separarmi da lei per sempre e morire è più difficile che passare sette giorni nella solitudine totale.
Ma l’anno scorso mi portò al mare: andò per cinque giorni ospite nella casa al mare affittata da una sua amica e mi portò con lei; mi portò a vedere la Luna nella totale oscurità che congiungeva il mare al cielo: entrambi neri! Mi tirava fuori dalla sua borsa nera e mi teneva stretto, mi sedeva sulle sue gambe o accanto a lei sul telo da mare. Mi piaceva. Quella totale quiete infranta solo dal bisbiglio delle deboli onde, era meraviglioso: molto più dell’Arena di Verona. E poi, vidi l’alba: mi portò con lei quando, con la sua amica, andò a vedere l’alba sul mare alle 5.00 del mattino.
Stessa quiete: ma l’acqua cristallina baciata dai raggi nascenti del sole era spettacolare.
Scattava un casino di foto! Me n’ero dimenticato, ma la sua passione più grande è la fotografia. Ha una SONY digitale, ma dice che vorrebbe una Nikon professionale. In realtà era indecisa se optare per una Canon o per una Nikon, ma dice che su Marte viene usata la seconda o meglio, Shan usa quella, per cui ha detto che se mai potrà permettersi una fotocamera professionale, prenderà una Nikon.
A questo punto mi sono chiesto se una tartaruga potesse usare una camera digitale, poi ho capito che Shan è una persona che, a lei, piace molto e quindi mi sono dato dell’idiota per aver immaginato una tartaruga con una fotocamera xP
Scusate u.u anche io posso sbagliare.
Comunque, tornando al discorso dei ‘viaggi’, so che a lei piace molto viaggiare anche se, per ovvie ragione, non può farlo. Un giorno mi disse che avrebbe voluto vivere viaggiando, spostandosi da una città d’arte ad una foresta incantata e disse anche che io sarei stato con lei, sempre ed ovunque. Se fossi stato fatto di sangue e ossa, gli occhi mi si sarebbero fatti lucidi.
E’ vero che mi ‘molesta’ ogni giorno, mi bacia senza il mio permesso, ma quando mi disse così sentii di avere un cuore: sì ok, non batte ed è sintetico, ma io lo sento. E anche lei, perché quando mi disse ciò che vi dirò adesso, sentii che mancò un battito: in quel momento sarei potuto morire e sarebbe stata una morte ‘strana’, visto che il nostro concetto di morte è diverso dal vostro.
Citò testualmente tali parole tra le lacrime: “Non importa dove, quando o come...un giorno tu parlerai, tu vivrai e potrai maledirmi quanto vorrai e se ti farà piacere, se pensi che per te sia la cosa giusta, ti lascerò libero di andare via...ma fino a quel momento, rimani con me, per favore”.
Se avessi saputo piangere, l’avrei fatto: quelle parole mi avevano fatto male più di mille voli per terra; più di ogni abbraccio, più di ogni volta che l’avevo vista piangere. Quelle parole erano solo per me, nessuno le avrebbe mai più udite, a nessuno le avrebbe mai più dette: lei voleva me! Lei voleva solo me! E in quel momento mi accorsi che di lei, oramai, non potevo più fare a meno.
Se solo avessi potuto, in quel momento ... avrei voluto abbracciarla, gridarle che la odiavo, che la detestavo e che era stata sempre cattiva con me ma che, per tutto l’oro del mondo, sarei voluto stare solo ed esclusivamente con lei.
Mi guardava.
Mi aveva sentito? Impossibile!
Poi mi abbracciò, ma senza stritolarmi: a volte i suoi abbracci sono molto dolci; in realtà, prima, sono stato molto ingiusto, non sempre mi tratta male, anzi, nella maggior parte dei casi è sempre molto gentile con me. Mi fa sdraiare al suo fianco tenendomi per mano, mi guarda negli occhi e mi accarezza le orecchie, il musetto: poi mi bacia e si addormenta.
In quei momenti la guardo, nel buio la vedo e so che sogna. So che tra le braccia di Morfeo lei è al sicuro. Allora mi tranquillizzo. Muovo leggermente il musetto verso di lei e la sfioro. E’ difficile e ogni volta spendo troppe energie, ma quando ci riesco ne sono felice.
Un giorno sarò io ad abbracciarla. -
Destino
DESTINO
Il sole, alto nel cielo, faceva capolino tra le bianche nubi migranti.
L’aria estiva giungeva lieta e festosa sul mio viso.
Le ombre si rincorrevano sul praticello bagnato ancora dalla rugiada della mattina.
L’aquila solcava la volta celeste alla ricerca del suo secondo “pasto” giornaliero.
I mercanti frettolosi, tra il rumore di un carro e il fruscio di stoffe pregiate, ritornavano alle loro abitazioni, stanchi e affamati.
Fu quella la prima volta che ti vidi.
Maneggiavo una spada, era una di quelle vere, di quelle che ammazzano la gente in battaglia; sì, di quelle che spargono il sangue nemico.
L’avevo “presa in prestito” da mio padre che, non voleva assolutamente che l’usassi.
Falciavo goffamente l’aria, cercando di non perdere l’equilibrio.
Era una spada possente e pesante, degna di un valoroso cavaliere.
Mio padre mi ripeteva sempre che un giorno sarebbe stata mia: ma io non volevo aspettare!
Ti vidi da lontano; mi spiavi da dietro il grande tronco di un albero baciato dal sole.
Eri lì a fissarmi da ore; chissà perché poi.
Avevi i capelli ricci che ricadevano posandosi sulle tue bianche spalle.
Conoscevo i ragazzini del mio quartiere e non eri uno di loro.
Non mi parlasti quel giorno; più tardi, fui io a presentarmi.
Avevo saputo dal mio maestro d’armi che eri giunto da poco, con la tua famiglia, nel nostro quartiere ed eri solito rimanere a giocare da solo.
Ti chiesi perché mi fissavi quel giorno, tu mi rispondesti:
“sembrava che ti divertissi molto e mi piaceva vederti sorridere”.
Spontaneo ti risposi
“la prossima volta, verrai a sorridere insieme a me?”
Vidi i tuoi occhi farsi lucidi.
Afferrai la tua piccola mano e ti condussi, veloce, fuori dal palazzo.
Eravamo dei bambini e la notte spaventosa, e coi suoi segreti, ci avvolgeva.
Stringendo forte la mia mano destra e indicando la luna piena mi dicesti
“insieme fino alla fine?”.
Non ti conoscevo affatto.
Ti risposi imbronciato “no, non fino alla fine...”,
mi guardasti sorpreso e deluso.
Ma, affettuoso, ti abbracciai “perché noi saremo insieme anche nella morte”
dissi chiudendo gli occhi e sentendo che anche tu, annuendo, ricambiavi il mio abbraccio.
Sir Elyan
Dedicata a Vampire_Empirya -
Attesa
22.09.2009 H: 21.02
Aspetto.
Lieto evento per me che in questi giorni non ho tempo,
ma non aspetto invano
la pioggia non cade più
il vento non mi tocca
i suoni della città volteggiano intorno distanti
Aspetto.
Ti aspetterò sempre
i bambini non hanno smesso di giocare
la terra non ha smesso di tremare
sono io che ho smesso di aspettare. -
Alessandro
(mia creazione)
Alessandro.
Avrebbe compiuto diciotto anni il prossimo Inverno, ma eravamo ancora all’inizio della Primavera. Alessandro che aveva mille passioni e così poco tempo. Alessandro che amava la vita e che mi aveva già parlato di voler usare la mia auto per uscire con gli amici. Alessandro di una piccola cittadina vicino alla capitale. Alessandro, il mio Alessandro. Era un giorno come un altro, solita monotonia, solita noia; fino a quando una telefonata anonima mi avvertì che Alessandro avrebbe avuto diciassette anni per sempre.
Erano giorni che non mi parlava.
La mia passione, il mio lavoro: la fotografia, occupava la maggior parte delle mie giornate; fortunatamente riuscivo ancora ad avere un buon rapporto con mio figlio.
Frequentava il quarto anno del classico e prima che il suo dizionario si riducesse a semplici “si” e “no”, mi parlava volentieri della sua vita scolastica, di quello che gli piaceva fare nel tempo libero, dei film che guardava, delle sue band preferite e delle canzoni che canticchiava mentre navigava sul web. In pratica riuscivo ad avere con mio figlio un buon rapporto. Forse dovuto al fatto che odiava suo padre, che, pochi anni prima ci aveva lasciati per fuggire con una ragazza più giovane in qualche sperduta campagna siciliana, ma per sua sfortuna aveva dovuto continuare a passarci gli alimenti.
Cercavo di non far mancare nulla al mio ‘bambino’, e nel nostro piccolo, avevamo ogni comodità che ci si aspetta da una normale famiglia del XXI secolo.
Quel 23 Marzo, pranzavamo insieme come facevamo sempre. Almeno a pranzo, cercavo di esserci e lo stesso faceva lui. Appena usciva da scuola, non si attardava a parlare coi suoi compagni, ma tornava direttamente a casa.
Mi disse: “Mamma, io sono strano?” mentre mordeva un tortellino al ragù.
Lo guardai con curiosità: di solito non ci si aspetta che un ragazzo della sua età ti faccia tale domanda, oppure si?
Beh, un po’ lo era diventato, da un paio di settimane vestiva in modo diverso, forse più colorato, si era fatto crescere i bei capelli castano chiaro: aveva una frangetta ben pettinata a sfiorargli gli occhi e il resto dei capelli gli ricadevano anch’essi lisci leggermente sopra le spalle.
“Se strano al giorno d’oggi vuol dire essere adolescenti e voler cambiare, allora sì, sei strano!” gli risposi sorridendo.
“Mamma” si lamentò “non prendermi in giro, dico sul serio!!”
e lo era; era serio e sembrava anche molto preoccupato.
“Ma dai Ale, non sei strano, stai solo crescendo e vuoi cambiare come tutti”.
“Si mamma, lo so questo, ma io sono diverso dagli altri miei compagni” si fermò, sembrava riflettesse “Diverso...capisci mamma, diverso!”
Ovviamente all’inizio non capii cosa quel ‘diverso’ significasse realmente.
I genitori non capiscono subito cosa un figlio tenti di dirgli e spesso non lo capiranno mai.
Mi disse anche che credeva essere malato e che non sopportava più stare coi suoi coetanei.
Ma era impensabile, per me, chiamare ‘malattia’ quello da cui era affetto.
Inoltre non avevamo mai discusso su questo genere di argomenti e quindi non poteva sapere che quello che gli stava capitando, non era affatto una cosa brutta, almeno non dal canto mio. Credeva che non l’avrei accettato, che non avrei capito e che l’avessi sbattuto fuori di casa.
Non l’avrei mai fatto!
Il mese successivo andò sempre peggio, non mi guardava in volto, cercando sempre di evitare di incontrarmi e pranzava fuori. Avevo creduto che avesse una ragazza, qualcuno con cui passare il tempo in cui non era a casa. Ma sapevo, in cuor mio, che non era così.
Non lo riconoscevo più, era sgarbato e maleducato. Durante le nostre animate discussioni urlava che non lo capivo e che non potevo comprenderlo. Ma non sapevo cos’aveva e a questo punto iniziai a preoccuparmi per davvero.
Un giorno, feci una cosa che un genitore non dovrebbe mai fare: lo seguii.
Lo seguii di nascosto all’uscita della scuola fino a quando entrò in uno strano bar: i vetri quasi oscurati forse più per la polvere che per altro; con un’insegna fluorescente che diceva “Qui sei in Paradiso”. Credevo che locali simili fossero aperti solo di notte. Ma non entrai. Me ne tornai a casa.
Aveva solo diciassette anni, era un ragazzo e aveva tutta la libertà che voleva; ma questo era troppo; poteva benissimo dirmi dove andava e cosa faceva, avrebbe avuto tutta la mia comprensione.
Tornò a casa alle tre del mattino ed ero rimasta sveglia ad aspettarlo.
Lo conoscevo e sapevo che non si drogava, quindi su questo fronte ero tranquilla.
Ma dove trascorreva la notte?
Si spaventò quando mi vide seduta sul divano di fronte alla tv spenta.
Non mi rivolse la parola e veloce salì le scale per il secondo piano.
“Dove credi di andare!?”, il mio volto era severo ed esigente.
“Qui non siamo in Paradiso!!” continuai a dire alzando il tono della mia voce.
Sbatté lo zaino sui primi gradini e si fermò.
Non sapevo cosa fare. Cercavo di essere comprensibile ma era mancato per tutto il giorno senza una chiamata, senza una bugia.
“Mi hai seguito!!” sbottò arrabbiato. “Tu mi hai seguito!!!” mi indicò furioso.
“Voglio sapere dove vai e cosa fai!” dissi cercando la calma che in quel momento aveva preso una via di fuga.
“Ho diciassette anni! Non devo dirti quello che faccio!”
“No, non devi farlo! Ma cerca di capire che mi preoccupo per te! Sono tua madre” intervenni.
“Tu non capisci! Io sono malato e non posso farne a meno”.
“E credi che guarirai cercando di nascondere quello che fai?”
Continuò per almeno cinque minuti sul fatto di essere malato e di non avere una cura; di non poterne fare a meno; disse che vorrebbe guardarli normalmente ma non poteva. Iniziò anche a dire che era strano e che voleva smettere.
Non capii neanche una parola di quello che mi stava dicendo.
Il suo ragionamento pareva quello di un folle che cerca di arrampicarsi sugli specchi.
“Scendi e spiegami bene cosa sta succedendo” intimai.
“Mamma non posso dirtelo! Tu mi ucciderai! Tutti mi ucciderebbero se lo sapessero!”
A quel punto mi spaventai a morte.
Come poteva dire quelle cose? Perché credeva che non l’avrei aiutato.
Nella mia solitudine, avevo già immaginato mio figlio dietro alle sbarre per qualche grave reato che ancora non conoscevo, che lui mi aveva volontariamente nascosto.
“Sono gay mamma!” abbattuto e sconsolato “Sono Gay!!!” mi disse tra le lacrime che scendevano copiose e veloci dai suoi occhi chiari.
Rimasi di sasso, fissandolo; ma non per il motivo che credeva lui.
Aveva davvero pensato che non l’avessi capito? Che l’essere omosessuale avrebbe cambiato il nostro rapporto, che era una malattia? Che l’avrei ucciso solo perché guardava gli uomini?
Corse su per le scale piangendo e singhiozzando; gli corsi dietro anch’io tra le lacrime che, solidali, avevano ricoperto le mie gote.
Con ogni probabilità aveva creduto che lo avrei picchiato.
“Mamma!” sbraitava “Mamma per favore!” urlò quando lo abbracciai per i fianchi e lo tirai a me. “Mamma troverò una cura! Te lo prometto, mamma…” si calmò quando lo strinsi forte e gli sussurrai un “Ti voglio bene” vicino l’orecchio destro.
Si tranquillizzò e si accasciò sulle scale tra le lacrime che non lo abbandonarono. Mi inginocchiai accanto a lui e continuai ad abbracciarlo forte. Gli accarezzavo i capelli. Gli asciugavo con un mano quelle fastidiose lacrime che non gli permettevano di parlare.
Continuavo a stringerlo: era mio figlio e l’amavo sopra ogni cosa.
L’essere gay non lo rendeva diverso, né meno amato.
Cosa c’è di male nell’amare una persona seppur del tuo stesso sesso?
Non puoi scegliere chi amare. Mai.
Sai calmò e lo accompagnai in camera sua; lo feci distendere sul letto e lo coprii col piumone caldo che mi aveva chiesto di lasciargli, seppur fosse già Primavera. Era un tenero cucciolo freddoloso il mio Alessandro e in quell’occasione aveva abbassato tutte le sue difese.
Lo zaino attendeva sui primi gradini della scalinata; la finestra semi aperta nella cucina, faceva ondeggiare la piccola tendina rosa che si intonava col legno chiaro dei mobili. Qualche goccia cadeva costante dal rubinetto: forse anche lui piangeva. Fuori cominciò a cadere una leggera pioggerellina primaverile che annaffiò i fiori e rinfrescò leggermente l’aria.
La stanza di mio figlio l’avevo vista un milione di volte, ma non avevo mai notato come tutto quello che lo circondava aveva già l’aroma della sua nuova vita. Sul poster attaccato nella parte interna della porta semichiusa, c’era una ben nota cantante bionda intenta ad esibirsi. Mentre gli altri poster mostravano una band di anni fa che aveva continuato, nello star system, a creare album solo per gli appassionati. Quel vocalist vestito di bianco, quel folle che si arrampicava sulle impalcature e che usava l’eyeliner, lo conoscevo anch’io; ma non immaginavo che anche a mio figlio interessasse, in parte, per la stessa ragione che interessava a me quand’ero un’adolescente. E sapevo che, presto o tardi, mi avrebbe chiesto se avrebbe potuto tingersi i capelli di rosso e di nero: come quel ‘pazzo’ che continuava, nei miei ricordi, a cantare di bugie, sogni e fotografie.
“Alessandro” chiamai inutilmente perché, voltandomi, vidi che si era già addormentato e che pian piano si era accucciato accanto al mio corpo. Lo abbracciai e anch’io scivolai nel sonno.
Quella fu una delle pochissime volte che dormii con mio figlio, anche da piccolo, aveva sempre preferito dormire da solo e l’avevo lasciato fare.
E ora che ci penso, quella fu l’ultima volta che dormii accanto a lui.
Il luogo del delitto era fuori città e venne a prendermi una pattuglia dei carabinieri per condurmi nel luogo dell’omicidio. Mi dicevano che capivano cosa stavo provando, che dovevo farmi forza; ma sono solo belle parole pronunciate in un brutto momento. Nessuno può veramente capire la perdita di un figlio da parte dei suoi genitori. Nessuno può incoraggiarti se non ha provato quello stesso sentimento, che ovviamente, non si augura a nessuno.
Capii davvero quello che stava accadendo solo quando arrivai lì e lo vidi: seminudo; il volto sfigurato, come lo erano le spalle.
Non era stato un incidente. No!
I suoi vestiti laceri, ora stracci sporchi del suo sangue.
Nella pattuglia a pochi metri da me, tre ragazzi etero mi guardavano sogghignando e sghignazzando. L’avrei presi a schiaffi, gli avrei uccisi se questo avrebbe potuto riportare in vita il corpo di quel giovane che adesso non c’era più.
Alessandro se n’era andato veloce e senza pretese.
Il mio Alessandro mi aveva detto solo un ‘Ciao’ con un bacio sulla guancia, quando venti minuti fa aveva lasciato la sua casa per andare a trovare una compagna di scuola.
Alessandro adesso era con gli angeli.
Alessandro, lo sapevo, stava bene.
Mesi dopo, in tv vidi che quegli assassini ammisero in loro difesa:
“Era solo un frocio, un frocetto stronzo e bastardo, e meritava di morire”.
“Come lo meritiamo tutti” risposi a me stessa.
Combatto ancora la mia battaglia per Alessandro.
Alessandro che mi sorrideva, che rideva, che piangeva.
Alessandro con le sue paure e le sue insicurezze.
Alessandro con la gioia di vivere...
ora non mi sorrideva più,
non mi parlava più,
non mi chiamava più;
perché Alessandro ora era morto. -
The Ghost of Me
The Ghost of Me
L’intera costruzione era protetta da una forte barriera magica, emanava odore di morte.
Ci avevano già provato.
Avvicinarsi era impossibile; ma non per me.
Sarei entrata ad ogni costo.
Costo che pagai con delle profonde ferite sul mio intero corpo.
Ci provai per ore senza risultato.
Sbagliavo approccio.
Piano e in silenzio mi avvicinai a quella barriera.
Chiusi gli occhi e mi inglobò.
Era questa la giusta via.
Percorsi un breve tratto, poi due rampe di scale.
Ma gli ultimi gradini erano ceduti e c’ho che ne era rimasto volteggiava nell’aria.
Giunsi nel corridoio che portava al paradiso, poi mi voltai: la scia di sangue che avevo lasciato dietro di me era perfettamente visibile anche in quell’oscurità.
Sentii alcuni passi, alle mie spalle, che scendevano le scale.
Non mi voltai più.
Quando arrivai, aprii piano la tendina di plastica bianca e lei mi guardò.
I suoi occhi scuri, vigili, morti, squadravano la mia persona.
Mi bloccai.
Le sue vesti bianche volteggiavano nel vortice d’aria creato da quella magia, i suoi lunghi capelli neri l’imitavano.
Terrore.
Lui era nel centro, immobile, inginocchiato al suolo.
Soffriva?
Questo non posso dirlo.
Il sogno nel quale lei l’aveva imprigionato probabilmente profumava di vita.
Ruppi la tendina e scavalcai il muretto.
I pochi oggetti della camera andarono in frantumi quando provai ad avvicinarmi.
Le ferite aumentavano.
Quel vento aveva la forza di mille lame che mi fecero balzare contro il muro ad ovest.
Lei teneva le mani di lui, sembrava gli parlasse.
Sembrava lo convincesse di qualcosa.
Non mi importava nulla.
Lui era mio e me lo sarei ripreso!
Urlai.
Mi rialzai e sfidai ancora una volta quel tornato.
Lì non vi era vita.
Mi ferii più e più volte, non mi fermai fino a quando non fui rimandata indietro.
Gli altri, dalla finestrella, guardavano impietriti la scena senza far nulla.
Non gliene feci una colpa.
Ma non era né il tempo, né il luogo per pensare.
Mi si oppose con tutta la forza di cui poteva servirsi, ma la volontà umana è molto più grande della disperazione.
Quando lo abbracciai era gelido.
Un cadavere sarebbe stato molto più caldo.
La pelle bianca non dava segni di vita, eppure rimaneva saldo nella sua posizione.
Dovevo farlo tornare!
Per quanto lei continuasse ad urlare, per quando le mie ferite continuassero a versare sangue, non mi sarei mai tirata indietro.
Ma lui non si muoveva, non mi abbracciava.
I suoi occhi scuri guardavano davanti a se nel vuoto, probabilmente vedevano qualcosa, sicuramente era in un luogo che io non potevo vedere. E lei era con lui!
Decisi allora di fare qualcosa che lei non avrebbe potuto fare.
Lo baciai.
Il vortice si strinse attorno a noi e poi divenne fuoco.
Ne percepii perfettamente il calore, mentre lei veniva scaraventata fuori dal suo incubo di pace.
La guardai.
La bambolina appesa al muro cadde.
La mia pelle divenne un tutt’uno con il sangue versato, il vortice piano, si stava placando e la stanza stava riprendendo le sembianze conosciute.
Chiusi gli occhi abbandonandomi all’aria rarefatta di un tempo.
Caddi e sbattei la testa contro il pavimento.
Mi svegliai pochi minuti dopo.
Il mondo era cambiato, ciò che vedevo era diverso, spostato.
Vidi lui che abbracciava il mio corpo.
Piangeva.
Capii.
--
Non c’entra dove sono morti e neanche dove sono vissuti.
E’ molto più semplice di così.
Vogliono solamente stare vicino a quello che hanno amato.
E’ questo che li trattiene qui.
E’ questo che vogliono.
(Fragile)
Degonia
26-08-2009 // 19.57 -
The Lovers
The Lovers
Achille - Patroclo
Socrate - Alcibiade
Alexander - Hephaestion
Adriano - Antinoo
Leonardo da Vinci - ... ... ...
Ludwig - Stalliere di Corte
Oscar Wilde - Lord Alfred Douglas [Bosie]
Salvator Dalì - Federico Garcia Lorca
Rimbaud - Verlaine -
EVANESCENE – My Last Breath
EVANESCENE – My Last Breath
Hold on to me love
You know I can't stay long
All I wanted to say was i love you
and I'm not afraid
Can you hear me?
Can you feel me in your arms?
Holding my last breath
Safe inside myself
Are all my thoughts of you
Sweet raptured light it ends here tonight
I'll miss the winter
A world of fragile things
Look for me in the white forest
Hiding in a hollow tree
(come find me)
I know you hear me
I can taste it in your tears
Holding my last breath
Safe inside myself
Are all my thoughts of you
Sweet raptured light it ends here tonight
Closing your eyes to disappear
You pray your dreams will leave you here
But still you wake and know the truth
No one's there
Say goodnight
Don't be afraid
calling me,
holding me as you fade to black
* * * * * * * * * TRADUZIONE * * * * * * * * *
IL MIO ULTIMO RESPIRO
Stringiti a me amore
Lo sai che non posso restare a lungo
Tutto ciò che volevo dirti è che ti amo
e non ho paura
Riesci a sentirmi?
Mi senti fra le tue braccia?
Trattenendo il mio ultimo respiro
Al sicuro dentro me stesso
Tutti i miei pensieri per te
Dolcemente rapita, la luce ha fine qui, stanotte
Mi mancherà l'inverno
Un mondo di cose fragili
Cercami nella foresta innevata
Mentre mi nascondo in un albero cavo
(vieni, trovami)
So che mi senti
Posso avvertirlo nelle tue lacrime
Trattenendo il mio ultimo respiro
Al sicuro dentro me stesso
Tutti i miei pensieri per te
Dolcemente rapita, la luce ha fine qui, stanotte
Chiudendo i tuoi occhi per scomparire
Preghi che i tuoi sogni ti lascino qui
Ma di nuovo ti sveglierai e saprai la verità
Non c'è nessuno lì
Di' buonanotte
Non aver paura
Di chiamarmi,
di stringermi mentre svanisci nel buio
Questa è l'altra faccia della Medaglia di "EVEN IN DEATH"
Un ultimo respiro...Hephaistion... -
EVANESCENCE – Even in Death
EVANESCENCE – Even in Death
Give me a reason to believe that you're gone
I see your shadow
so I know they're all wrong
Moonlight on the soft brown earth
It leads me to where you lay
They took you away from me
but now I'm taking you home
I will stay forever here with you
My love
The softly spoken words you gave me
Even in death our love goes on
Some say I'm crazy
for my love
Oh my love
But no bonds can hold me from your side,
my love
They don't know you can't leave me
They don't hear you singing to me
I will stay forever here with you
My love
The softly spoken words you gave me
Even in death our love goes on
And I can't love you anymore than I do
I will stay forever here with you
My love
The softly spoken words you gave me
Even in death our love goes on
And I can't love you anymore than I do
People die, but real love is forever
* * * * * * * * TRADUZIONE * * * * * * * *
ANCHE NELLA MORTE
Dammi un motivo per credere che te ne sei andato
Io vedo la tua ombra,
perciò so che si sbagliano tutti
La luce lunare sulla soffice terra marrone
Mi guida al luogo in cui tu giaci
Ti hanno portato via da me,
ma ora io ti ricondurrò a casa
Resterò per sempre qui con te
Amore mio
Le parole pronunciate dolcemente che mi hai donato
Anche nella morte il nostro amore continuerà
Alcuni dicono che sia impazzito
a causa del mio amore
Oh amore mio
Ma nessun ostacolo mi può trattenere dal tuo fianco,
amore mio
Non sanno che non puoi lasciarmi
Non ti sentono cantare per me
Resterò per sempre qui con te
Amore mio
Le parole pronunciate dolcemente che mi hai donato
Anche nella morte il nostro amore continuerà
E io non posso amarti più di quanto non faccia
Resterò per sempre qui con te
Amore mio
Le parole pronunciate dolcemente che mi hai donato
Anche nella morte il nostro amore continuerà
E io non posso amarti più di quanto non faccia
Le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre
Adoro questa canzone perchè l'associo ad ALEXANDER che la dedica al suo AMORE -
My Triumph...
Avete mai sentito il suono che provocano due spade quando si incrociano?
Beh, se non l’avete fatto, allora non avete provato l’emozione di quel momento: quando
sei tra la vita e la morte, quando l’avversario avanza urlando la sua vittoria, la mia resa.
La mia difesa è alta ancora per poco, la lama tagliente sfiora il mio giovane corpo…caldo
sangue versano le mie vene. L’astro splendente del cielo si oscura. La notte scende su questa vita. L’oscurità raccoglie attorno a se abili cavalieri senza patria. La Signora severa in volto miete il suo raccolto, vigile. La sua spada è avida di anime. La mia è conficcata nel terreno poco distante da me. L’elmo viene portato via dal vento, il volto scoperto, la lama che mi si avvicina. Veloce mi aggrappo al mio giuramento: l’elsa ferma nella mia mano protetta dalla guardia, il debole è all’altezza dei miei occhi color ebano, il cuore del cavaliere a me nemico alla mia portata; il forte continua a ripararmi, lo scudo anche; una mossa inaspettata, uno scatto d’ira in avanti, feroce, violento…
Questa è la mia battaglia. Il mio trionfo, la mia morte…
{Degonia-25 agosto 2008}