DeSdEmOnA_GoThiC_GeIsHa
femmina - 22 anni, insieme a Kai, dove le caprette ti fanno ciao, Italy
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vergogna -_-
ORA MI CHIEDO... MA PERCHè LE BIMBEMINCHIA OCHETTE FANGIRLS NON SE NE RIMANGONO A CASA????
CIOè NON è POSSIBILE CHE NOI ITALIANI OGNI VOLTA DOBBIAMO FARE FIGURE DI MERDA CON TUTTI I GRUPPI...
BASTA!!!! SIETE DELLE MERDE!! RESTATE A CASA!!! >_<
I MOI DIX MOIS NON VENGONO PIù.. E SAPETE PRCHè?? PERCHè DELLE BIMBEMINCHIA HANNO DECISO DI TIRARGLI IL VESTITO.. DI STRAPPARGLIELO... -_-
MI SAREI VERGOGNATA PER LORO SE FOSSI STATA Lì (AHIMè NON C'ERO ç_ç)
CHE BISOGNO C'è DI COMPORTARSI COSI? O_O PENSO CHE QUESTE COSE POSSANO SUCCEDERE SOLO IN ITALIA...
AL CONCERTO DEGLI HIM.. RAGAZZINE IN CALORE KE URLAVANO:"VILLE SEI FIGO.. VILLE TI AMO" -_- BOH...
LA STESSA COSA è SUCCESSA AL CONCERTO DEI DIR EN GREY DELLE FANGIRLS BIMBEMINCHIA QUANDO è ARRIVATO IL PULLMAN HANNO COMINCIATO A SBATTERE LE MANI CONTRO IL VETRO E AD URLARE A SQUARCIAGOLA.... MA CHE BISOGNO C'ERA DI FARE COSI?? O_O SERVE SOLO A SPAVENTARLI E A RENDERCI RIDICOLI. INOLTRE AVEVANO ANKE LE ALLUCINAZIONI.. VEDEVANO SHINYA E URLAVANO... MA NON ERA LUI.. ERA SOLTATO UN JAPPO DELLO STAFF... >_<
SIATE SERIE CAZZO!!!! AI CONCERTI SI URLA è NORMALE MA C'è MODO E MODO NO?
CIOè ASCOLTATE LA MUSICA NON GUARDATE SOLO L'ASPETTO FISICO!!
SENNò LA MUSICA VA A FARSI FOTTERE....
PICCOLA AGGIUNTA SENNò LA GENTE PENSA KE SN IPOCRITA -_-
NON è KE IO SIA INSENSIBILE ALLA LORO BELLEZZA! ANZI.... HO MIGLIAIA DI FOTO XD XD
Xò NON MI COMPORTO IN QUELLA MANIERA O_O NON CI RIESCO PROPRIO >_<
CI VUOLE SERIETà!!! DOPO è NORMALE KE UNO DENTRO DI Sè PENSA: OH CAZZO QUANTO VORREI STUPRARLO O QUANTO ME LO VORREI FARE.. MA TUTTO CIO HA UN LIMITE.. NON VADO A STRAPPARE VESTITI O A COMPORTARMI CM UNA CRETINA BIMBAMINKIA O_O -
DIRU ARIGATOU <3<3<3
I DIRU SONO STATI MAGNIFICI! *_*
è stato un concerto stupendo e vorrei tornare indietro x riviverlo di nuovo!
ora ke è finito tutto mi viene da piangere dalla nostalgia *____*
spero ritornino! e sicuramente io sarò lì di nuovo!
ero nel lato di Die logicamente dove volevo essere, in seconda fila! è stato bellissimo vedere Die lì ad un metro! vederlo sorridere mentre ci guardava! si vedeva dal viso ke era felice! era felice di suonare lì! era felice e soddisfatto quando ci vedeva cantare le loro canzoni! sono riuscita ad incrociare il suo sguardo, quando ero lì fissa a guardarlo imbambolata e lui sorride!!! è stata un'esperienza magnifica! ci è venuto vicino e si è messo in ginokkio!! veniva spesso vicino a noi! MERAVIGLIOSO! mi sono emozionata!
sono stati tutti meravigliosi!! e mio dio Kyo ke voce!!!!! XD *O* li amo tutti!
DIRU ARIGATOU GOZAIMASU! MATA NE! <3<3<3 (SPERO)
ありがとうございます
またね -
waaaaaaa Miyaviiii
ODDIO MIYAVI-KUN IN ITALIA!!!! *____*
SONO TROPPO CONTENTAAAAAA!!! IL 4 OTTOBRE A MILANOOOOOOO <3<3<3
HO FINITO I SOLDI MA NON IMPORTAAAA xD MAMMA ME LI PRESTERàààààà!!!
COME SI FA A PERDERE UN CONCERTO DEL GENERE?? è UNA COSA INIMMAGINABILE!!!
CI SARò ASSOLUTAMENTEEEEEE!!!!!
MIYAVI ありがとうございます!! 愛して- !
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HATRED
Umore: disgustato
I HATE MY FATHER..
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S EGOIST.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S AN ASSHOLE.
I HATE MY FATHER CAUSE HE DOESN'T GIVE A FUCK ABOUT HIS FAMILY.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S NEVER BEEN NICE AND KIND WITH ME.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S A SHIT.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S TRAITOR.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S NEVER GIVEN TO ME A PRESENT.
I HATE MY FATHER CAUSE ILL-NATURED.
I HATE MY FATHER CAUSE HE'S A LIAR.
I HATE MY FATHER CAUSE HE HASN'T RESPECT.
I HATE MY FATHER CAUSE HE CARES ONLY ABOUT HIS INTERESTS.
I HATE MY FATHER CAUSE HE CAN ONLY CRITICIZE ME.
SORRY FOR THIS VENT. -
EMERGENZA TERREMOTO IN ABRUZZO
EMERGENZA TERREMOTO: NUMERI E LINK
Per offrire disponibilità di alloggio: l’UDU sta cercando posti letto telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzazione@..udu.it
Per volontari da tutta Italia: telefonare alla protezione civile nazionale 06.68201
Per volontari da Pescara: telefonare al Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627
Per donare il sangue in Abruzzo: rivolgersi presso gli ospedali, per Pescara: Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO “Spirito Santo” via Fonte Romana 8 – tel. 085.4252687
Per donare il sangue dal tutta Italia: rivolgersi presso le strutture dell’Avis più vicine: http:../../..www...avis...it/..usr_..view...php/ID=1545
Per fare donazioni: Raccolta fondi Croce Rossa Italiana:
Conto corrente bancario C/C n.218020 presso BNL - roma, intestato a CRI, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale: pro terremoto Abruzzo;
Conto corrente postale n.300004 intestato a CRI causale: pro terremoto Abruzzo;
Versamenti on line sul sito: www...cri...it/..donazioni.html
Per enti locali e associazioni di volontariato, comitati, gruppi organizzati: è possibile attivarsi da subito con i corpi locali di protezione civile, con la associazioni prendendo contatti con i coordinamenti regionali, c’è bisogno di medici, tende, coperte, cibo e supporto logistico. Per informarsi: Dipartimento della Protezione Civile 06.68201 -
THE GAZETTE IN ITALY PETITION
ragazzeeee firmate sta petizioneeeee!! non so se servirà a qualcosa xò tanto non avete nnt da perdereee! XD la trovai circa un mesetto fa cazzeggiando su google!
vi metto il link:
http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.... -
CHE INGIUSTIZIA! >_<
IN QUESTO MOMENTO STO ASCOLTANDO CASSIS! *_* QUANT'è BELLA!
E STAVO PENSANDO...
SECONDO VOI è NORMALE "PRENDERE UNA COTTA" X UN RAGAZZO GIAPPONESE? o_o IO CI PARLO TUTTI I GIORNI SU MYSPACE... E CI INCONTREREMO QUANDO FRA 2 ANNI ANDRò IN GIAPPONE! CIOè OGNI VOLTA KE VEDO UN SUO MESSAGGIO MI ILLUMINO E SORRIDO!MANNAGGIA A ME!!!! >_<
NON VEDO L'ORA DI ANDARE IN GIAPPONE... NON SOLO XKè è UN SOGNO KE SI AVVERA MA ANKE XKè INCONTRERò LUI!!!!!
MINKIA IO CI RIMANDO Là *____*
GRADIREI LA VOSTRA OPINIONE ^_^
KISU -
POESIE
-IL VAMPIRO-
O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena,
come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta!
Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria.
Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù,
imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro."
-IL GATTO-
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
-L'INDEMONIATO-
Il sole s'è velato. Come lui, Luna della mia vita, copriti d'ombra; dormi o fuma a tuo piacere; sii muta, scura in volto, tuffati nell'abisso della noia.
T'amo così come sei! E pure, se oggi vuoi, come un astro eclissato che esce dalla penombra, pavoneggiarti là dove regna la Follia, fallo. Grazioso pugnale, esci dalla tua guaina.
Accendi la pupilla alla fiamma dei candelabri e accendi la brama nello sguardo della gente più rozza. Tutto di te mi dà un piacere morboso e irrequieto;
sii ciò che tu vuoi, notte nera come rossa aurora. Non ho una sola fibra del mio corpo tremante che non gridi: O diletto Belzebù, io ti adoro!
-LA BEATRICE-
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
"Guardiamola a nostro piacere questa caricatura, quest'ombra di Amleto che ad Amleto si atteggia, lo sguardo vago e i capelli al vento. Non fa pena vedere questo bel tomo, questo pezzente, quest'attorucolo disoccupato, questo buffone che, perché sa sostenere il suo ruolo d'artista, pretende interessare al canto dei suoi dolori le aquile e i grilli, i ruscelli e i fiori, e vuole anche a noi, inventori di queste vecchie storie, declamare urlando le sue tirate pubbliche?"
Avrei potuto (la mia superbia, alta come le montagne, domina i nembi e il grido dei demòni) volgere
semplicemente altrove il mio sguardo sovrano, se non avessi veduto in quella turba oscena - delitto che non ha fatto vacillare il sole - la regina del mio cuore dallo sguardo impareggiabile, che con essi rideva della mia cupa angoscia, a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.
-SPLEEN-
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
-AD UNA PASANTE-
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
CHARLES BAUDELAIRE
-UN SOGNO-
In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m'ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d'intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m'era avverso,
m'ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.
E benchè quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
-IL LAGO-
Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d' abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch' essermi caro e diletto -
tanto m' era dolce d' un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva li' disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che ne' miniere di gemme
ne' lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l' Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell' oscuro lago.
-A ELENA-
Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
non voglio dir quanti – non molti,tuttavia.
Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
un suo erto sentiero per l’arco del cielo,
piovve un serico argenteo velo di luce,
con sé recando requie, grave afa e sopore,
sui sollevati visi d’almeno mille rose
che s’affollavano in un incantato giardino,
che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che in cambio restituirono, per l’amorosa luce,
le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
da te incantati, da quella poesia che tu eri.
In bianca veste, sopra una sponda di viole,
ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
cadeva sui visi sollevati delle rose,
e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
non fu forse il Destino ( e Dolore è l’altro suo nome)
che m’arrestò, davanti a quel giardino,
a respirar l’incenso di quelle rose addormentate?
Non un passo nel silenzio: dormiva l’odiato mondo,
tranne io e te.M’arrestai, guardai
e ogni cosa in un attimo disparve
(Oh, ricorda ch’era un magico giardino!)
Si spense il perlaceo lume della luna:
non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
i lieti fiori e gli alberi gementi;
e moriva quel profumo stesso delle rose
tra le braccia dell’aria innamorata.
Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
Quelli io vedevo e non altro – l’intero mondo per me.
Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
in quelle celestiali sfere di cristallo!
Quale fosco dolore! E sublime speranza!
Quale tacito e pacato mare d’orgoglio!
Quale audace ambizione! E che profonda-
insondabile capacità d’amore!
Ma disparve infine Diana alla mia vista,
velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
ti dileguasti.Solo i tuoi occhi rimasero.
Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
le speranze!).Ovunque mi seguono, mi guidano
negli anni.Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
Loro compito è d’illuminarmi, d’infiammarmi,
e mio dovere è d’esser salvato da quella luce,
in quel loro elettrico fuoco purificato,
in quel loro elisio fuoco santificato.
Mi colmano l’anima di beltà, di speranza –
su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
e nel meridiano splendore el giorno
ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
Veneri, che il sole non può oscurare.
-IL CORVO-
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
"C’è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più."
Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,
Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.
Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri
Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,
La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore
E che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende
Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,
Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:
"E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare,
Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.
Ecco: è questo e nulla più"
Poi mi feci coraggio e senza più esitare
"Signore," dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,
Ma ero un po’ assopito ed il vostro lieve tocco,
Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare
Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:
C’erano solo tenebre e nulla più."
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,
Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai
Si era osato sognare: ma nessuno violò
Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,
Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:
"Lenore". Solo quello e nulla più.
Rientrai nella mia stanza, l’anima che bruciava.
Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,
E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa
Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,
Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.
Ma è solo il vento, nulla più."
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali
Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi
Che non fece un inchino, né si fermò un istante.
E con aria di dame o di gran gentiluomo
Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta
Si posò, si sedette, e nulla più.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro,
Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,
"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile
Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.
Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?"
Disse il Corvo: "Mai più".
Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,
Come se tutta l’anima versasse in quelle parole,
Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,
Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:
Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"
Allora disse il Corvo: "Mai più".
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,
"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta
A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato
Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,
Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:
Mai, mai più".
Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,
Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,
Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,
Pensando cosa mai l’infausto uccello del tempo antico.
Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico
Potesse voler dire gracchiando "Mai più".
Sedevo in congetture senza dire parola
All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;
Cercavo di capire, chino il capo sul velluto
Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,
Sul viola del velluto dove la lampada luceva
E che purtroppo Lei non premerà mai più.
Parve più densa l’aria, profumata da un occulto
Turibolo, oscillato da leggeri serafini
Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda
Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,
Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore!"
Disse il Corvo "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda
O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa
Incantata, in questa casa inseguita dall’Onore,
Io ti imploro, c’è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad?"
Disse il Corvo: "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,
Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest’anima afflitta
Se nell’Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,
La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".
Disse il Corvo: "Mai più".
"Siano queste parole d’addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più".
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.
E. A. POE-IL VAMPIRO-
-IL VAMPIRO-
O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena,
come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta!
Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria.
Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù,
imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro."
-IL GATTO-
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
-L'INDEMONIATO-
Il sole s'è velato. Come lui, Luna della mia vita, copriti d'ombra; dormi o fuma a tuo piacere; sii muta, scura in volto, tuffati nell'abisso della noia.
T'amo così come sei! E pure, se oggi vuoi, come un astro eclissato che esce dalla penombra, pavoneggiarti là dove regna la Follia, fallo. Grazioso pugnale, esci dalla tua guaina.
Accendi la pupilla alla fiamma dei candelabri e accendi la brama nello sguardo della gente più rozza. Tutto di te mi dà un piacere morboso e irrequieto;
sii ciò che tu vuoi, notte nera come rossa aurora. Non ho una sola fibra del mio corpo tremante che non gridi: O diletto Belzebù, io ti adoro!
-LA BEATRICE-
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
"Guardiamola a nostro piacere questa caricatura, quest'ombra di Amleto che ad Amleto si atteggia, lo sguardo vago e i capelli al vento. Non fa pena vedere questo bel tomo, questo pezzente, quest'attorucolo disoccupato, questo buffone che, perché sa sostenere il suo ruolo d'artista, pretende interessare al canto dei suoi dolori le aquile e i grilli, i ruscelli e i fiori, e vuole anche a noi, inventori di queste vecchie storie, declamare urlando le sue tirate pubbliche?"
Avrei potuto (la mia superbia, alta come le montagne, domina i nembi e il grido dei demòni) volgere
semplicemente altrove il mio sguardo sovrano, se non avessi veduto in quella turba oscena - delitto che non ha fatto vacillare il sole - la regina del mio cuore dallo sguardo impareggiabile, che con essi rideva della mia cupa angoscia, a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.
-SPLEEN-
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
-AD UNA PASANTE-
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
CHARLES BAUDELAIRE
-UN SOGNO-
In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m'ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d'intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m'era avverso,
m'ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.
E benchè quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
-IL LAGO-
Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d' abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch' essermi caro e diletto -
tanto m' era dolce d' un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva li' disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che ne' miniere di gemme
ne' lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l' Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell' oscuro lago.
-A ELENA-
Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
non voglio dir quanti – non molti,tuttavia.
Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
un suo erto sentiero per l’arco del cielo,
piovve un serico argenteo velo di luce,
con sé recando requie, grave afa e sopore,
sui sollevati visi d’almeno mille rose
che s’affollavano in un incantato giardino,
che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che in cambio restituirono, per l’amorosa luce,
le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
da te incantati, da quella poesia che tu eri.
In bianca veste, sopra una sponda di viole,
ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
cadeva sui visi sollevati delle rose,
e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
non fu forse il Destino ( e Dolore è l’altro suo nome)
che m’arrestò, davanti a quel giardino,
a respirar l’incenso di quelle rose addormentate?
Non un passo nel silenzio: dormiva l’odiato mondo,
tranne io e te.M’arrestai, guardai
e ogni cosa in un attimo disparve
(Oh, ricorda ch’era un magico giardino!)
Si spense il perlaceo lume della luna:
non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
i lieti fiori e gli alberi gementi;
e moriva quel profumo stesso delle rose
tra le braccia dell’aria innamorata.
Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
Quelli io vedevo e non altro – l’intero mondo per me.
Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
in quelle celestiali sfere di cristallo!
Quale fosco dolore! E sublime speranza!
Quale tacito e pacato mare d’orgoglio!
Quale audace ambizione! E che profonda-
insondabile capacità d’amore!
Ma disparve infine Diana alla mia vista,
velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
ti dileguasti.Solo i tuoi occhi rimasero.
Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
le speranze!).Ovunque mi seguono, mi guidano
negli anni.Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
Loro compito è d’illuminarmi, d’infiammarmi,
e mio dovere è d’esser salvato da quella luce,
in quel loro elettrico fuoco purificato,
in quel loro elisio fuoco santificato.
Mi colmano l’anima di beltà, di speranza –
su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
e nel meridiano splendore el giorno
ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
Veneri, che il sole non può oscurare.
-IL CORVO-
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
"C’è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più."
Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,
Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.
Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri
Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,
La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore
E che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende
Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,
Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:
"E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare,
Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.
Ecco: è questo e nulla più"
Poi mi feci coraggio e senza più esitare
"Signore," dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,
Ma ero un po’ assopito ed il vostro lieve tocco,
Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare
Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:
C’erano solo tenebre e nulla più."
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,
Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai
Si era osato sognare: ma nessuno violò
Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,
Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:
"Lenore". Solo quello e nulla più.
Rientrai nella mia stanza, l’anima che bruciava.
Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,
E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa
Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,
Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.
Ma è solo il vento, nulla più."
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali
Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi
Che non fece un inchino, né si fermò un istante.
E con aria di dame o di gran gentiluomo
Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta
Si posò, si sedette, e nulla più.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro,
Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,
"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile
Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.
Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?"
Disse il Corvo: "Mai più".
Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,
Come se tutta l’anima versasse in quelle parole,
Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,
Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:
Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"
Allora disse il Corvo: "Mai più".
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,
"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta
A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato
Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,
Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:
Mai, mai più".
Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,
Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,
Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,
Pensando cosa mai l’infausto uccello del tempo antico.
Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico
Potesse voler dire gracchiando "Mai più".
Sedevo in congetture senza dire parola
All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;
Cercavo di capire, chino il capo sul velluto
Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,
Sul viola del velluto dove la lampada luceva
E che purtroppo Lei non premerà mai più.
Parve più densa l’aria, profumata da un occulto
Turibolo, oscillato da leggeri serafini
Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda
Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,
Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore!"
Disse il Corvo "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda
O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa
Incantata, in questa casa inseguita dall’Onore,
Io ti imploro, c’è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad?"
Disse il Corvo: "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,
Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest’anima afflitta
Se nell’Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,
La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".
Disse il Corvo: "Mai più".
"Siano queste parole d’addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più".
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.
E. A. POE
O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena,
come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta!
Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria.
Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù,
imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro."
-IL GATTO-
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
-L'INDEMONIATO-
Il sole s'è velato. Come lui, Luna della mia vita, copriti d'ombra; dormi o fuma a tuo piacere; sii muta, scura in volto, tuffati nell'abisso della noia.
T'amo così come sei! E pure, se oggi vuoi, come un astro eclissato che esce dalla penombra, pavoneggiarti là dove regna la Follia, fallo. Grazioso pugnale, esci dalla tua guaina.
Accendi la pupilla alla fiamma dei candelabri e accendi la brama nello sguardo della gente più rozza. Tutto di te mi dà un piacere morboso e irrequieto;
sii ciò che tu vuoi, notte nera come rossa aurora. Non ho una sola fibra del mio corpo tremante che non gridi: O diletto Belzebù, io ti adoro!
-LA BEATRICE-
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
"Guardiamola a nostro piacere questa caricatura, quest'ombra di Amleto che ad Amleto si atteggia, lo sguardo vago e i capelli al vento. Non fa pena vedere questo bel tomo, questo pezzente, quest'attorucolo disoccupato, questo buffone che, perché sa sostenere il suo ruolo d'artista, pretende interessare al canto dei suoi dolori le aquile e i grilli, i ruscelli e i fiori, e vuole anche a noi, inventori di queste vecchie storie, declamare urlando le sue tirate pubbliche?"
Avrei potuto (la mia superbia, alta come le montagne, domina i nembi e il grido dei demòni) volgere
semplicemente altrove il mio sguardo sovrano, se non avessi veduto in quella turba oscena - delitto che non ha fatto vacillare il sole - la regina del mio cuore dallo sguardo impareggiabile, che con essi rideva della mia cupa angoscia, a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.
-SPLEEN-
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
-AD UNA PASANTE-
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
CHARLES BAUDELAIRE
-UN SOGNO-
In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m'ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d'intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m'era avverso,
m'ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.
E benchè quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
-IL LAGO-
Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d' abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch' essermi caro e diletto -
tanto m' era dolce d' un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva li' disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che ne' miniere di gemme
ne' lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l' Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell' oscuro lago.
-A ELENA-
Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
non voglio dir quanti – non molti,tuttavia.
Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
un suo erto sentiero per l’arco del cielo,
piovve un serico argenteo velo di luce,
con sé recando requie, grave afa e sopore,
sui sollevati visi d’almeno mille rose
che s’affollavano in un incantato giardino,
che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che in cambio restituirono, per l’amorosa luce,
le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
da te incantati, da quella poesia che tu eri.
In bianca veste, sopra una sponda di viole,
ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
cadeva sui visi sollevati delle rose,
e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
non fu forse il Destino ( e Dolore è l’altro suo nome)
che m’arrestò, davanti a quel giardino,
a respirar l’incenso di quelle rose addormentate?
Non un passo nel silenzio: dormiva l’odiato mondo,
tranne io e te.M’arrestai, guardai
e ogni cosa in un attimo disparve
(Oh, ricorda ch’era un magico giardino!)
Si spense il perlaceo lume della luna:
non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
i lieti fiori e gli alberi gementi;
e moriva quel profumo stesso delle rose
tra le braccia dell’aria innamorata.
Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
Quelli io vedevo e non altro – l’intero mondo per me.
Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
in quelle celestiali sfere di cristallo!
Quale fosco dolore! E sublime speranza!
Quale tacito e pacato mare d’orgoglio!
Quale audace ambizione! E che profonda-
insondabile capacità d’amore!
Ma disparve infine Diana alla mia vista,
velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
ti dileguasti.Solo i tuoi occhi rimasero.
Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
le speranze!).Ovunque mi seguono, mi guidano
negli anni.Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
Loro compito è d’illuminarmi, d’infiammarmi,
e mio dovere è d’esser salvato da quella luce,
in quel loro elettrico fuoco purificato,
in quel loro elisio fuoco santificato.
Mi colmano l’anima di beltà, di speranza –
su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
e nel meridiano splendore el giorno
ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
Veneri, che il sole non può oscurare.
-IL CORVO-
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
"C’è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più."
Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,
Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.
Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri
Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,
La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore
E che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende
Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,
Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:
"E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare,
Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.
Ecco: è questo e nulla più"
Poi mi feci coraggio e senza più esitare
"Signore," dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,
Ma ero un po’ assopito ed il vostro lieve tocco,
Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare
Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:
C’erano solo tenebre e nulla più."
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,
Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai
Si era osato sognare: ma nessuno violò
Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,
Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:
"Lenore". Solo quello e nulla più.
Rientrai nella mia stanza, l’anima che bruciava.
Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,
E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa
Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,
Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.
Ma è solo il vento, nulla più."
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali
Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi
Che non fece un inchino, né si fermò un istante.
E con aria di dame o di gran gentiluomo
Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta
Si posò, si sedette, e nulla più.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro,
Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,
"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile
Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.
Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?"
Disse il Corvo: "Mai più".
Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,
Come se tutta l’anima versasse in quelle parole,
Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,
Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:
Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"
Allora disse il Corvo: "Mai più".
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,
"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta
A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato
Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,
Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:
Mai, mai più".
Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,
Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,
Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,
Pensando cosa mai l’infausto uccello del tempo antico.
Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico
Potesse voler dire gracchiando "Mai più".
Sedevo in congetture senza dire parola
All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;
Cercavo di capire, chino il capo sul velluto
Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,
Sul viola del velluto dove la lampada luceva
E che purtroppo Lei non premerà mai più.
Parve più densa l’aria, profumata da un occulto
Turibolo, oscillato da leggeri serafini
Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda
Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,
Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore!"
Disse il Corvo "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda
O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa
Incantata, in questa casa inseguita dall’Onore,
Io ti imploro, c’è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad?"
Disse il Corvo: "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,
Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest’anima afflitta
Se nell’Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,
La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".
Disse il Corvo: "Mai più".
"Siano queste parole d’addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più".
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.
E. A. POE
O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena,
come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta!
Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria.
Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù,
imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro."
-IL GATTO-
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
-L'INDEMONIATO-
Il sole s'è velato. Come lui, Luna della mia vita, copriti d'ombra; dormi o fuma a tuo piacere; sii muta, scura in volto, tuffati nell'abisso della noia.
T'amo così come sei! E pure, se oggi vuoi, come un astro eclissato che esce dalla penombra, pavoneggiarti là dove regna la Follia, fallo. Grazioso pugnale, esci dalla tua guaina.
Accendi la pupilla alla fiamma dei candelabri e accendi la brama nello sguardo della gente più rozza. Tutto di te mi dà un piacere morboso e irrequieto;
sii ciò che tu vuoi, notte nera come rossa aurora. Non ho una sola fibra del mio corpo tremante che non gridi: O diletto Belzebù, io ti adoro!
-LA BEATRICE-
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
"Guardiamola a nostro piacere questa caricatura, quest'ombra di Amleto che ad Amleto si atteggia, lo sguardo vago e i capelli al vento. Non fa pena vedere questo bel tomo, questo pezzente, quest'attorucolo disoccupato, questo buffone che, perché sa sostenere il suo ruolo d'artista, pretende interessare al canto dei suoi dolori le aquile e i grilli, i ruscelli e i fiori, e vuole anche a noi, inventori di queste vecchie storie, declamare urlando le sue tirate pubbliche?"
Avrei potuto (la mia superbia, alta come le montagne, domina i nembi e il grido dei demòni) volgere
semplicemente altrove il mio sguardo sovrano, se non avessi veduto in quella turba oscena - delitto che non ha fatto vacillare il sole - la regina del mio cuore dallo sguardo impareggiabile, che con essi rideva della mia cupa angoscia, a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.
-SPLEEN-
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
-AD UNA PASANTE-
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
CHARLES BAUDELAIRE
-UN SOGNO-
In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m'ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d'intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m'era avverso,
m'ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.
E benchè quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
-IL LAGO-
Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d' abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch' essermi caro e diletto -
tanto m' era dolce d' un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva li' disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che ne' miniere di gemme
ne' lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l' Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell' oscuro lago.
-A ELENA-
Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
non voglio dir quanti – non molti,tuttavia.
Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
un suo erto sentiero per l’arco del cielo,
piovve un serico argenteo velo di luce,
con sé recando requie, grave afa e sopore,
sui sollevati visi d’almeno mille rose
che s’affollavano in un incantato giardino,
che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che in cambio restituirono, per l’amorosa luce,
le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
da te incantati, da quella poesia che tu eri.
In bianca veste, sopra una sponda di viole,
ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
cadeva sui visi sollevati delle rose,
e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
non fu forse il Destino ( e Dolore è l’altro suo nome)
che m’arrestò, davanti a quel giardino,
a respirar l’incenso di quelle rose addormentate?
Non un passo nel silenzio: dormiva l’odiato mondo,
tranne io e te.M’arrestai, guardai
e ogni cosa in un attimo disparve
(Oh, ricorda ch’era un magico giardino!)
Si spense il perlaceo lume della luna:
non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
i lieti fiori e gli alberi gementi;
e moriva quel profumo stesso delle rose
tra le braccia dell’aria innamorata.
Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
Quelli io vedevo e non altro – l’intero mondo per me.
Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
in quelle celestiali sfere di cristallo!
Quale fosco dolore! E sublime speranza!
Quale tacito e pacato mare d’orgoglio!
Quale audace ambizione! E che profonda-
insondabile capacità d’amore!
Ma disparve infine Diana alla mia vista,
velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
ti dileguasti.Solo i tuoi occhi rimasero.
Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
le speranze!).Ovunque mi seguono, mi guidano
negli anni.Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
Loro compito è d’illuminarmi, d’infiammarmi,
e mio dovere è d’esser salvato da quella luce,
in quel loro elettrico fuoco purificato,
in quel loro elisio fuoco santificato.
Mi colmano l’anima di beltà, di speranza –
su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
e nel meridiano splendore el giorno
ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
Veneri, che il sole non può oscurare.
-IL CORVO-
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
"C’è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più."
Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,
Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.
Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri
Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,
La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore
E che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende
Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,
Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:
"E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare,
Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.
Ecco: è questo e nulla più"
Poi mi feci coraggio e senza più esitare
"Signore," dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,
Ma ero un po’ assopito ed il vostro lieve tocco,
Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare
Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:
C’erano solo tenebre e nulla più."
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,
Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai
Si era osato sognare: ma nessuno violò
Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,
Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:
"Lenore". Solo quello e nulla più.
Rientrai nella mia stanza, l’anima che bruciava.
Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,
E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa
Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,
Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.
Ma è solo il vento, nulla più."
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali
Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi
Che non fece un inchino, né si fermò un istante.
E con aria di dame o di gran gentiluomo
Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta
Si posò, si sedette, e nulla più.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro,
Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,
"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile
Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.
Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?"
Disse il Corvo: "Mai più".
Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,
Come se tutta l’anima versasse in quelle parole,
Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,
Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:
Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"
Allora disse il Corvo: "Mai più".
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,
"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta
A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato
Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,
Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:
Mai, mai più".
Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,
Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,
Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,
Pensando cosa mai l’infausto uccello del tempo antico.
Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico
Potesse voler dire gracchiando "Mai più".
Sedevo in congetture senza dire parola
All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;
Cercavo di capire, chino il capo sul velluto
Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,
Sul viola del velluto dove la lampada luceva
E che purtroppo Lei non premerà mai più.
Parve più densa l’aria, profumata da un occulto
Turibolo, oscillato da leggeri serafini
Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda
Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,
Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore!"
Disse il Corvo "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda
O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa
Incantata, in questa casa inseguita dall’Onore,
Io ti imploro, c’è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad?"
Disse il Corvo: "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,
Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest’anima afflitta
Se nell’Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,
La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".
Disse il Corvo: "Mai più".
"Siano queste parole d’addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più".
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.
E. A. POE -
leggete >_< SVEGLIAAAA
gennaio 29, 2009 - giovedì
SVEGLIA !!!LEGGETE è IMPORTANTE!!!
Umore: arrabbiato
SONO STUFA!! STUFAAAAAA!!!
è ora di svegliarsi! siamo contornati da idioti: in politica, in televisione, in giro x le città!
la televisione non fa altro che proprorci i soliti pagliacci. porca puttana ma vi rendete conto ke vi vogliono fottere il cervello???
io non credo che in Italia siano tutti imbecilli e senza cervello...
cosa cazzo servono quei programmi di merda? grande fratello, uomini e donne , amici ecc.. sono troppi quelli da elencare
la gente continua a guardarli; cosa cavolo ci trovate di interessante? vedere quattro pagliacci in tv che fanno stronzate. se smettessero di seguire sti programmi allora magari non li trasmetterebbero piu.
per non parlare della politica; tutti a farte promesse e nessuno che le mantiene. si vuole eliminare la mafia, ora?? ora? potevate pensarci prima, la mafia è dappertutto. anke i politici sono la mafia.
continuano a darci false speranze e i coglioni che ci credono.. ma come si può?
è inutile, qualunque partito si voti è uguale.. non cambia niente; tutti falsi, ladri e approfittatori!
si devono vergognare.
vi accorgete che l'Italia è un paese schifoso?? altro che pizza, spaghetti e mozzarella!!
siamo pieni di merda!! SVEGLIAAAAAAAA!!!! >_<
e la società???? siamo noi. ke bella società di merda. i ragazzi cosi immersi nella società che non si accorgono di niente. tutti quei ragazzi che vanno in discoteca ad ubriacarsi e uccidono gente innocente. è una VERGOGNA!!!
sai che vi dico: fanno SCHIFO! bruciatele quelle cazzo di discoteche!!! drogati e alcolizzati di merda. perchè una famiglia intera deve morire a causa di un coglione che ha deciso di ubriacarsi e drogarsi??
IO MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANA!
PEDOFILI; STUPRATORI, MAFIOSI, LADRI! ecco cos'è l'ITALIA!!
e poi la musica l'avete ascoltata?
musica italiana di merda del calibro di: anna tatangelo, gigi d'alessio, i sohnora o come cavolo si scrive -.-, laura pausini, i lost e tante altre merde.
musica commerciale da discoteca.. quella sarebbe la vera musica??
IGNORANTI!!!!!! io devo essere obbligata dalla società a diventare un burattino??? SCORDATEVELO!
in Italia non ci viene quasi mai nessuno a suonare. sapete xkè?? colpa di gente come quella citata poche righe sopra!
qui c'è gente con il cervello o almeno qualcuno ci sarà! i gruppi che piacciono a me non verranno mai in italia a parte qualcuno! e percheè? perchè qui si preferisce la musica commerciale, da discoteca e la musica di merda italiana! ecco.
e cosi la gente seria e intelligente viene penalizzata xkè la maggior parte degli italiani sono dei COGLIONI!
E NON MI IMPORTA NIENTE SE QUALCUNO SI OFFENDE!
vorrei ke la gente si svegliasse. siete cosi imputriditi nei vostri divani a seguire la tv che non vi rendete conto che viviamo in un paese di merda!
FA TUTTO SCHIFO E VA TUTTO A PEZZI!
solo il cibo italiano si salva.. è una vergogna. non ci prenderà mai nessuno d'esempio xkè noi esportiamo solo moda cibo e poi? MAFIA e MERDA!
XKé NON VI SVEGLIATE??? SMETTETELA DI FARE I PASSIVI!
non vi accontantate di quello che abbiamo xkè puzza!!!!
siamo un paese di vecchi, criminali e pagliacci!
DIAMO FUOCO ALLO STUDIO DEL GRANDE FRATELLO, DI AMICI, DI UOMINI E DONNE E DI TUTTE LE CAZZATE! non possono metterci tutti in galera!!!
BISOGNA FARE QUALCOSA!!!
BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!
con questo chiudo.. perchè sarei ripetitiva...
leggete e commentate! -
sveglia!
gennaio 29, 2009 - giovedì
SVEGLIA !!!LEGGETE è IMPORTANTE!!!
Umore: arrabbiata
SONO STUFA!! STUFAAAAAA!!!
è ora di svegliarsi! siamo contornati da idioti: in politica, in televisione, in giro x le città!
la televisione non fa altro che proprorci i soliti pagliacci. porca puttana ma vi rendete conto ke vi vogliono fottere il cervello???
io non credo che in Italia siano tutti imbecilli e senza cervello...
cosa cazzo servono quei programmi di merda? grande fratello, uomini e donne , amici ecc.. sono troppi quelli da elencare
la gente continua a guardarli; cosa cavolo ci trovate di interessante? vedere quattro pagliacci in tv che fanno stronzate. se smettessero di seguire sti programmi allora magari non li trasmetterebbero piu.
per non parlare della politica; tutti a farte promesse e nessuno che le mantiene. si vuole eliminare la mafia, ora?? ora? potevate pensarci prima, la mafia è dappertutto. anke i politici sono la mafia.
continuano a darci false speranze e i coglioni che ci credono.. ma come si può?
è inutile, qualunque partito si voti è uguale.. non cambia niente; tutti falsi, ladri e approfittatori!
si devono vergognare.
vi accorgete che l'Italia è un paese schifoso?? altro che pizza, spaghetti e mozzarella!!
siamo pieni di merda!! SVEGLIAAAAAAAA!!!! >_<
e la società???? siamo noi. ke bella società di merda. i ragazzi cosi immersi nella società che non si accorgono di niente. tutti quei ragazzi che vanno in discoteca ad ubriacarsi e uccidono gente innocente. è una VERGOGNA!!!
sai che vi dico: fanno SCHIFO! bruciatele quelle cazzo di discoteche!!! drogati e alcolizzati di merda. perchè una famiglia intera deve morire a causa di un coglione che ha deciso di ubriacarsi e drogarsi??
IO MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANA!
PEDOFILI; STUPRATORI, MAFIOSI, LADRI! ecco cos'è l'ITALIA!!
e poi la musica l'avete ascoltata?
musica italiana di merda del calibro di: anna tatangelo, gigi d'alessio, i sohnora o come cavolo si scrive -.-, laura pausini, i lost e tante altre merde.
musica commerciale da discoteca.. quella sarebbe la vera musica??
IGNORANTI!!!!!! io devo essere obbligata dalla società a diventare un burattino??? SCORDATEVELO!
in Italia non ci viene quasi mai nessuno a suonare. sapete xkè?? colpa di gente come quella citata poche righe sopra!
qui c'è gente con il cervello o almeno qualcuno ci sarà! i gruppi che piacciono a me non verranno mai in italia a parte qualcuno! e percheè? perchè qui si preferisce la musica commerciale, da discoteca e la musica di merda italiana! ecco.
e cosi la gente seria e intelligente viene penalizzata xkè la maggior parte degli italiani sono dei COGLIONI!
E NON MI IMPORTA NIENTE SE QUALCUNO SI OFFENDE!
vorrei ke la gente si svegliasse. siete cosi imputriditi nei vostri divani a seguire la tv che non vi rendete conto che viviamo in un paese di merda!
FA TUTTO SCHIFO E VA TUTTO A PEZZI!
solo il cibo italiano si salva.. è una vergogna. non ci prenderà mai nessuno d'esempio xkè noi esportiamo solo moda cibo e poi? MAFIA e MERDA!
XKé NON VI SVEGLIATE??? SMETTETELA DI FARE I PASSIVI!
non vi accontantate di quello che abbiamo xkè puzza!!!!
siamo un paese di vecchi, criminali e pagliacci!
DIAMO FUOCO ALLO STUDIO DEL GRANDE FRATELLO, DI AMICI, DI UOMINI E DONNE E DI TUTTE LE CAZZATE! non possono metterci tutti in galera!!!
BISOGNA FARE QUALCOSA!!!
BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!
con questo chiudo.. perchè sarei ripetitiva...
leggete e commentate!