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Darkevilsoul

maschio - 30 anni, Milano, Italy


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Blog 217

_-~ Take it Easy ~-_

Just me....


  • Saggezza...

    Ho un amico, Gianluca, che svolge volontariato in India. Ogni tanto mi manda un aggiornamento delle sue attività.
    Riporto un dialogo con il suo accompagnatore e traduttore Shankar:
    Ascoltiamo una canzone hindy.
    Gianluca:
    - Shankar, me la traduci?
    - Io ti amo, tu mi ami. I tuoi genitori non vogliono. Tu stai a casa tua ci ameremo in un'altra vita.
    - Siete un popolo paziente...
    Shankar:
    - Abbastanza...

  • Morte ai fanatici ambientalisti !!!

    Come di recente, svuotato di idee mie per svariati motivi, mi permetto di riportare opinioni altrui che, quantomeno, condivido in pieno.
    Quello che propongo è un bell'articoletto di Dario Fo, quantomeno illuminante se non si hanno gli occhi foderati di granbiscotto.


    Morte ai fanatici ambientalisti

    di DARIO FO

    Proprio ieri 24 febbraio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha presentato a camere riunite il suo progetto riguardo la produzione di energia e ha specificato che la produzione sarà pulita e rinnovabile. Inoltre, ha annunciato la quota di denaro che lo Stato americano ha intenzione di stanziare a cominciare da subito. Ha aggiunto: "Il nostro primo obiettivo è quello di riuscire ad abbattere drasticamente l'inquinamento atmosferico e l'effetto serra".

    Il giorno stesso, a Roma, il nostro primo ministro Berlusconi firmava un accordo per attuare nel nostro paese l'impianto di ben quattro centrali nucleari di terza generazione, e non ha assolutamente parlato dei problemi di riscaldamento globale. Segnaliamo a questo proposito che l'inquinamento della città di Milano per ben 35 giorni sui 55 dall'inizio dell'anno ha superato il livello di inquinamento atmosferico, raggiungendo i 171 microgrammi di polveri sottili, contro i 50 del limite europeo. Ma il Governo italiano e il Comune di Milano non fanno una piega.

    Tornando al nucleare, Berlusconi ci dà notizia dell'avvenuto accordo sfoderando un sorriso compiaciuto. E aggiunge che finalmente si è "abbattuto il fanatismo ecologico di una parte politica che già vent'anni fa ci aveva impedito di terminare la costruzione di due nuove centrali". Quindi si torna al nucleare? Ma come, ci siamo battuti tanto, il 70% degli italiani nel referendum sulle centrali ha votato contro, e lui ci definisce in massa fanatici dell'ecologia? E specifica che quello nucleare è un metodo ormai controllabile e sicuro. Ma come sicuro? Silvio, ti sei scordato che non più tardi dell'anno scorso in Francia succedeva un disastro: dall'impianto nucleare più importante della nazione, fuoriuscivano scorie tossiche che colpivano dieci operai. "Ma, calma!" dice il ministro francese, "degli operai sono stati colpiti dalle esalazioni, è vero, ma solo leggermente". Cosa significa "leggermente"? Significa che i danni procurati alla salute di quei dipendenti sono insignificanti: gli son diventati i capelli un po' azzurri, gli occhi fluorescenti e la pelle leggermente squamata. Qualcuno ha anche le branchie, ma gli stanno bene.

    Ma io mi chiedo, questo nostro presidente è disinformato naturale o ha studiato per diventarlo? Nessuno gli ha detto che, a parte il pericolo continuo di disastro tipo Chèrnobyl, per il nucleare esiste il problema delle scorie? E che noi, in Italia, per il solo fatto di aver messo in funzione un paio di centrali nucleari cinquant'anni fa, ancora oggi abbiamo scorie che non sappiamo dove sbattere? E lo stesso accade anche in Francia, Il presidente ha dichiarato che entro il 2020 da noi sarà già attiva la prima delle quattro centrali previste. Ma quel cervello incandescente di governante sa cosa costa montare una centrale nucleare? In Finlandia ne stanno costruendo giusto una di ultima generazione. Avevano previsto che sarebbe costata un miliardo di euro, ma a metà percorso si sono accorti che il miliardo previsto s'era raddoppiato, due miliardi. Ora i responsabili della centrale, gente preparata e onesta, hanno avvertito che il valore dell'energia che riusciranno a produrre con quella loro centrale non riuscirà a coprire neanche la metà dei costi di fabbricazione ed impianto. Non solo, ma che la perdita aumenterà a dismisura quando, fra una ventina d'anni, come di norma, dovranno smontare tutto l'impianto e preoccuparsi di imballare ogni elemento dentro un enorme container in cemento armato, e poi andare a sistemarlo in uno spazio scavato nella roccia a un minimo di dieci metri sotto il livello del suolo.

    E il nostro presidente, sempre lui, Silvio Eta Beta, assicura che l'energia nucleare è la più economica e produce ampi vantaggi e viene smentito immediatamente da ogni scienziato onesto e informato che lo sbeffeggia: "Ma che dici, Eta? Attento a te, i reattori funzionano solo grazie all'uranio arricchito. Ora devi sapere che negli ultimi anni il prezzo di questo propellente è aumentato di addirittura sette volte, per la semplice ragione che le riserve stanno per finire; e giacché il governo italiano ha appreso che per soddisfare l'intiero bisogno della nazione si dovrebbero realizzare, sul vostro territorio, almeno sessanta centrali dell'ultima generazione, dove andate a sbattere? Vi è sfuggito il particolare che per raggiungere questo numero abbisognano almeno trent'anni, con una spesa da fantascienza? E poi c'è il guaio che proprio in ragione dell'enorme numero di centrali che ogni paese cosiddetto civile ha in programma di costruire, entro quindici anni di uranio fruibile non ce ne sarà più e allora con cosa le fai andare le sessanta centrali, con le noccioline? O col popcorn?! E poi, cervellone mio, ci spieghi in quale zona o territorio hai in mente di costruirle queste centrali? Nessuno ti ha detto che l'Italia è un paese a forte incidenza tellurica? E che dal nord al sud più profondo non c'è luogo dove sia pensabile montarci un impianto nucleare? L'unico sicuro sarebbe Roma, anzi il Vaticano è proprio il punto ideale... io insisto e firmo per una soluzione del genere.

    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambie...

  • Evviva l'ipocrisia :)

    “L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima. Si rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni spettano al paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti a coloro che ne hanno legalmente diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”

    Cardinal Joseph Ratzinger, "Catechismo della Chiesa cattolica", 1994, par. 2278.

  • Sarà.....

    .... che sono un sentimentale e che l'occasione era quantomeno storica.....

    Ma questa donna mi fa impazzire

    http://tv.repubblica.it/dossier/obama-si-insed...

    http://it.youtube.com/watch?v=knipVvbPBuU

  • Povero Abruzzo....

    Dal sito di Repubblica.it, uno dei pochi articoli decenti letti negli ultimi giorni. Decenti e terribili direi....
    E' un po' lungo ma ne vale la pena....

    Link diretto all'articolo: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/crona...

    Il reportage. Abruzzo, speculazioni ed ecomostri sulle rive del Pescara

    "Enormi complessi commerciali costruiti su terreni a rischio alluvione
    Fango, veleni e colate di cemento
    così muore il fiume di D'Annunzio

    Le sostanze micidiali stoccate per un secolo sotto il Gran Sasso sono ancora lì
    Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave e aree dedicate alla vendita


    dal nostro inviato PAOLO RUMIZ

    PESCARA - Scende fango dall'Appennino, la melma del fiume picchia contro Pescara mentre sull'Abruzzo s'abbatte anche il nubifragio della politica. In città ormai si parla di "emergenze parallele": faide e temporali, cemento e rischio alluvione, piogge torrenziali e sindaci in manette. E davvero sembra che tutto si imbottigli lì, nella gola del fiume cantato da D'Annunzio.

    L'acqua tempestosa e marrone, gli anni di malgoverno e la questione morale che ha travolto la sinistra come un'onda di piena dopo la Sanitopoli di Ottaviano Del Turco.

    L'orrore comincia subito, dopo l'incanto delle risorgive di Popoli, trasparenti tra i salici. È lo sposalizio con i veleni stoccati per un secolo dalla Montedison ai piedi del Gran Sasso, lì dove emerse la statua del guerriero italico di Capestrano. Roba micidiale, tipo Marghera, che per anni ha inquinato l'acquedotto di Pescara e per mesi è stata nascosta agli abruzzesi. Il terreno doveva essere messo in sicurezza, ma è ancora lì, sotto la pioggia d'autunno. In alto, immacolate di neve, Maiella e Gran Sasso. Sotto, un fiume che muore. Trote malate, boccheggianti, coperte di piaghe. Le puoi quasi prendere con le mani. Ma il peggio arriva dopo, quando la gola s'allarga. Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave, centri commerciali. Il Pescara diventa uno zombie, le sponde un colabrodo, la valle un Bronx.

    Rosciano è in allarme: è prevista una discarica di materiali inerti, in gestione alla famiglia Bellìa, siciliana, appena colpita da arresti per traffico di rifiuti illeciti. L'idea è di chi ha progettato un supermercato poco a valle, sul fiume. "Vada - mi dicono - è grande come una portaerei. Si chiama Megalò. Ma - ghignano - noi lo chiamiamo... Regalò".

    Megalò, ai piedi di Chieti, va oltre l'immaginazione. Enorme, lussuoso, con commesse-veline e guardiani in completo scuro. È il più grande dell'Italia centrale. Una luccicante astronave del consumo dove si celebra la fine della cultura appenninica. Ma lo stupefacente è dove l'hanno costruito: nel mezzo di uno spazio già inondato da metri d'acqua nel '92. Il fiume ribolle, a soli cento metri. Chiedo se non c'è rischio e mi spiegano di no. C'è l'argine appena fatto, alto undici metri sul letto del Pescara.

    Vado a vedere. Una scarpata di pietra ha ingabbiato la corrente e la golena superstite è stata attrezzata con parcheggi, lastroni in cemento e sentieri in ghiaia. Il tutto decorato con alberelli (stitici), un laghetto (vuoto), qualche panchina (già distrutta dai vandali) e pannelli (illeggibili) a gloria di transumanze morte e sepolte. Intorno, piloni e scavalco di superstrade. Persone: zero. Fango: ovunque. Un cartello corona il degrado.

    C'è scritto: "Parco fluviale". Anzi, "Parco di riqualificazione urbana per lo sviluppo sostenibile del territorio". Meno male. Non occorre sapere molto di fiumi per capire che quel tipo d'argine è un acceleratore che toglie ogni freno all'acqua in picchiata su Pescara. L'area è bassa, una di quelle tipiche "casse di espansione" dove in caso di piena si lascia che il fiume dilaghi per non impazzire a valle. Non ci posso credere. Cerco nel sito della regione Abruzzo. C'è una mappa del fiume Pescara al 25 mila, con le zone a massimo rischio di esondazione (R4) segnate in blu. Megalò sorge su una di queste. Un posto inedificabile, dove i terreni non costano niente. Forse è per questo che lo chiamano Regalò. Possibile che abbiano dato una concessione edilizia in un posto simile? Dopo la tragedia di Sarno la legge lo vieta. Invece sì, l'hanno data. Prima con i timbri della regione di centrodestra, poi - due anni fa - con l'inaugurazione in pompa magna del centrosinistra, Del Turco in prima fila. Continuità perfetta.

    Piove di nuovo, cielo giallo monsonico. Scendo a valle, dove la mappa indica un'altra zona blu. Una spianata agricola, l'ultima cassa di espansione del fiume. Inedificabile anche quella. Ma nel paese accanto, a Villanova, mi avvertono che anche lì sorgerà un ipermercato. Di più: una città commerciale, con un autodromo e mega-alberghi. Una cosa immensa, mai vista in Italia, grande come la somma di tutti gli ipermercati già costruiti in zona. La domanda è già approdata alla commissione ambiente. Anche il nome è già pronto: "Grand Prix One".

    Leggo su internet: un milione di metri quadrati, 1800 addetti, una "magica combinazione di strutture ricettive, espositive, commerciali e (sic) esperienziali". Disneyland e Imola messe insieme. A che serve, in una regione che ha già la più alta densità europea di ipermercati? Chi saranno i clienti? E chi ha i soldi per questo immane investimento? Pare che l'ok della Regione non sia ancora arrivato solo per via della campagna elettorale. Ma ora tutto dovrebbe sbloccarsi. Megalò ha aperto la strada.

    Scendo ancora verso Pescara, ma non c'è pace per il fiume. Ruspe s'accaniscono su un'ansa, poco sotto un altro ipermercato, nome "Auchan Mall". La riva è stata sostituita da gabbioni in pietra, un querceto è stato spianato. Intorno, cani liberi. Un disastro. Chiedo che roba è. Risposta: centraline idroelettriche. Faccio un po' di conti. Il dislivello è minimo. Insieme, i due sbarramenti produrranno meno di una sola pala eolica. Cerco notizie su un giornale abruzzese "on line", e la conferma arriva. Quattro megawatt e mezzo contro cinque di un mulino a vento. Che senso ha? Non c'è risposta. La gente dice: "Addumannètele a lu commissarie". Quale commissario? Quello che governa le acque del bacino, nominato da due anni. Ma cosa fa? Perché non vede tutto questo? C'è il Pescara che ribolle, gonfio di limo smosso dai bulldozer, picchia come un golem sulle porte della città. Pare la vigilia dell'alluvione del '92, quando spinse in mare 300 pescherecci e decine di automobili, dopo aver sfondato gli sbarramenti di alberi accumulati. Nel 1888, quando si scatenò il peggio, l'acqua superò i tetti delle case portandosi via la gente che s'era arrampicata lassù.

    Pescara. Nel Palazzo risposte guardinghe e facce scure. Ma qualcosa viene a galla: per le centraline i lavori sono iniziati senza valutazione ambientale. Sembra impossibile ma è così. Per compensare l'invasione cementizia a monte, "lu commissarie" costruirà a monte nuove casse di espansione, artificiali. Un'altra manomissione per compensare una manomissione. A spese di chi? Del contribuente. E intanto mi illustrano un "piano di navigabilità" del Pescara, con tanto di chiuse tipo Panama, piste ciclabili e aree picnic. Che intanto il fiume sia scomparso, non preoccupa nessuno.

    Il commissario dunque. Nome Adriano, cognome Goio, ex sindaco di Trento. Ha pieni poteri sul fiume Pescara e affluenti. Regna su un terzo delle acque abruzzesi, una delle regioni più ricche di oro blu. Chi l'ha voluto? Ottaviano Del Turco, l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia che, eletto governatore, ha chiesto al governo - allora di centrodestra - di dichiarare un non meglio specificato stato di "emergenza socio-economico-sanitaria" per il degrado del fiume Aterno-Pescara. Tutto comincia allora.

    È l'inverno del 2006 e l'idea piace al Cavaliere, che pure sta per decadere causa elezioni anticipate. Gli piace al punto che la approva come ordinanza, all'ultimo minuto della sua permanenza a Palazzo Chigi, la sera del 9 marzo 2006. Il provvedimento è sul sito del consiglio dei ministri, porta il numero 3504, l'ultimissimo del governo. Da nessuna parte si chiarisce il senso dell'emergenza. Chiarissima, viceversa, la fretta. Come per un debito d'onore.

    Oggi si vocifera di un passaggio di Del Turco al Pdl? Roba vecchia, ti dicono a Pescara. Tra l'orso marsicano e Berlusconi l'idillio cova da tre anni. I fiumi non mentono. Difatti il commissario - confermato dal successivo governo di sinistra - ha carta bianca sul territorio. Può fare a meno di valutazioni di impatto ambientale e derogare dalla legislazione italiana ed europea. Oggi risponde a una sola persona: Silvio Berlusconi, che diventa monarca delle acque d'Abruzzo.

    Sembra un'eccezione necessaria ad adeguare rapidamente l'alveo ai parametri della Ue, ma non è così. "Non posso interferire sull'urbanistica degli enti pubblici" ci dichiara Goio. "A quei supermercati avrei dato parere negativo, ma non ho competenza per bloccare nulla. Sarebbe come se chiedessi ai giudici di liberare il sindaco di Pescara". Quando la gente gli ha chiesto di intervenire almeno sui veleni Montedison, Goio ha obiettato che la cosa non rientrava nei suoi compiti. Ed era vero: per coprire anche quell'emergenza gli hanno dovuto dare una seconda nomina a commissario. Ma anche così sulla Marghera del Centro-Sud non arriva ombra di contromisura. Contro la Montedison (e i privati in generale) i poteri assoluti non contano improvvisamente nulla. Niente messa in sicurezza, niente carotaggi, niente piani di bonifica. E intanto il fiume è in apnea.

    Povero Abruzzo, il fango avanza e l'ultimo scandalo è solo una conferma del tramonto di un'isola felice. Da tempo mafia e camorra hanno messo le mani sul territorio, col business dell'edilizia e dei rifiuti. C'è l'affarone dell'acqua da imbottigliare per una manciata di euro; e ci sono i "regali" alla grande distribuzione, a spese dei fiumi e della cultura locale. "Qui - ti dicono - un pastore è asfissiato di divieti, ma un palazzinaro fa ciò che vuole".

    Il Pescara arriva tumefatto al mare e non trova un metro libero per uscire al largo. L'ultimo pezzo di arenile con pineta, in comune di Francavilla, lo stanno cancellando ora, con una linea Maginot di appartamenti. Ma il bello deve ancora venire, con la Nuova Pescara di cemento che l'imprenditore Carlo Toto - implicato nell'ultima storiaccia - s'appresta a costruire a monte di quella esistente.

    Il mare non c'è più, le dune sono sparite, i veleni avanzano, il fiume è diventato una belva selvaggia, ma pochi protestano. Gli abruzzesi sono abituati a tacere da secoli. La loro è una "regione camomilla", utilmente nascosta in una zona d'ombra dei media. Il dossier di un'azienda multinazionale la descrive così: "facilità di penetrazione, costi d'insediamento minimi, zero conflittualità sociale". Soprattutto, "poche obiezioni ecologiche". Sembra il Congo, invece è Italia.

    Del Turco li ha emarginati tutti, i rompiscatole ambientalisti. Il direttore del parco del Gran Sasso, quello del parco del Sirente, i consulenti universitari e i dirigenti attenti alle regole. Nelle liste elettorali il Pd ha completato l'opera, con i risultati che si vedono. Ora, la melma degli ultimi arresti. Piove governo ladro, dicono gli italiani. Forse non è mai stato così vero come da queste parti. "

  • La trota....

    Dal blog di Travaglio http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ (dove si trovano anche delle simpatiche notizie sull'attuale scandalo dell'aumento dell'IVA a Sky.

    Il figlio di Bossi:

    "Niente da fare. Neppure al terzo tentativo Renzo Bossi, secondogenito del Senatur, è riuscito ad acciuffare la maturità scientifica. A nulla è valso l’intervento del ministero dell’Istruzione, retto dalla meritocratica Gelmini, che gli aveva concesso il terzo grado di giudizio. Quest’estate, dopo la seconda trombatura per “gravi lacune in quasi tutte le materie”, si era ipotizzata una sua imminente discesa in campo come delfino di cotanto padre: con quel quoziente culturale, aveva diritto quantomeno a un ministero. Ma l’illustre genitore smentì: “Più che un delfino, Renzo è una trota”. Dopodichè, essendo ministro delle Riforme, propose una riforma ad personam, anzi ad trotam: “Dopo il federalismo bisogna riformare la scuola. Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo (uno a caso, ndr) è stato bastonato agli esami perché aveva presentato una tesina sul federalista Cattaneo. Questi sono crimini contro il nostro popolo e devono finire”. Detto, fatto. Il governo impose il terzo esame, alla presenza vigile di un ispettore ministeriale. Stavolta Renzo aveva lasciato perdere Cattaneo e aveva presentato una tesina in fisica. Ma non c’è stato verso. Ora, per evitare che il giovine finisca nelle grinfie di Brunetta come fannullone o in una classe differenziale per ciucci e immigrati (come da proposta leghista), non c’è che una soluzione: chiamare Ghedini e Alfano e approntare al più presto una legge ad hoc per trasferire l’esame a Brescia o, meglio ancora, garantire la promozione automatica ai figli delle alte cariche dello Stato, ministri compresi. Un Lodo Trota."

  • Quelli che l'avevano detto...

    Da http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ :

    "Quelli che l'avevano detto" di Marco Travaglio

    <<Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato.

    Per chi avesse ancora dei dubbi, provvidero a dissiparli gli interventi in extremis di due noti analisti padani, Roberto Castelli (“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”) e Roberto Cota (“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”), nonché del noto stratega Maurizio Gasparri (“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”). Non che la palma delle previsioni sballate sia un’esclusiva italiana. Ancora il 2 novembre John Zogby, “il guru dei sondaggi”, comunicava che “Mc Cain è in rimonta e può vincere, ormai ha superato Obama, 48 a 47%”. Ma i provincialotti italioti che scambiano le speranze per la realtà e pensano di orientare dall’Italia il voto americano, non ci han fatto mancare proprio nulla. Soprattutto sugli house organ di Berlusconi, che solo un mese fa passeggiava mano nella mano con l’amico Bush, lo sguardo rapito, il cuore palpitante, ripetendogli che “sei stato un grande, presto ti verrà riconosciuto, passerai alla Storia”, mentre persino George lo guardava scettico e persino McCain pregava il presidente più impopolare del secolo di non farsi vedere dalle sue parti.

    Sull’immancabile sconfitta di Obama, il Giornale ha dato il meglio di sé. Mauro della Porta Raffo, il “gran pignolo” che fa le pulci ai giornali e ci azzecca sempre, ma con gli oracoli un po’ meno, non aveva dubbi: “Adesso vi dico: John Mc Cain il prossimo 4 novembre vincerà”. E Paolo Granzotto, entusiasta: “Resto anch’io dell’opinione che il vecchio eroe sbaraglierà il giovane vagheggino… Sarah Palin trascinerà Mc Cain alla vittoria”, anche per via della “veltronizzazione della campagna del damerino Obama: e con Veltroni, si sa, si va dritti alla sconfitta”. Insomma, “Mc Cain gli farà la festa”. Mario Giordano, rabdomante dal fiuto infallibile, produceva titoli del tipo: “Ecco perché la strana coppia Mc Cain-Palin può arrivare alla Casa Bianca”. E rimbeccava i lettori rassegnati alla vittoria di Obama: “Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”. Immediatamente avvertito a Chicago, Barak faceva i debiti scongiuri. Anche perché, ad allarmarlo vieppiù, c’erano gli editoriali di Maria Giovanna Maglie, che ha con i dati elettorali lo stesso rapporto elastico dimostrato con le note spese alla Rai. La generalessa, che scrive con l’elmetto e il colpo in canna, non ci poteva proprio credere che gli americani votassero per quell’”estremista inesperto e poco capace”, “contrario infantilmente alle centrali nucleari”, uno che “ritirerebbe incoscientemente le truppe dall’Irak”, che “rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali”, per giunta negro, tant’è che “gli elettori democratici sono i primi a dubitarne”, ma “dubitano pure gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary”. Mentre “Old John” (così lei chiama McCain, nell’intimità) “parla da Presidente”, “può vincere le elezioni perché è un candidato credibile” e poi “ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”, ma soprattutto “è pronto a costruire 45 centrali nucleari e aumenterebbe le truppe in Irak”, dunque “io dico che ce la fa”, “nonostante il can can dei media nazionali e internazionali”, tutti in mano al Comintern. Se invece “dovesse farcela Obama, sarà una vittoria di misura” (infatti avrà la maggioranza parlamentare più ampia dalla notte dei tempi). La Maria Giovanna lo vedeva già alla Casa Bianca, l’amato Old John: “Da presidente ridurrà il potere di Washington e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Usa”. Pazienza, la difenderà da casa. Ma, nei momenti di sconforto, potrà sempre consolarsi con qualche visita di Maria Giovanna Maglie.

    Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo.

    Marina Valensise, altra neocon de noantri, credendo di farle un complimento, scriveva che “la Palin somiglia alla nostra Gelmini: una tigressa dura, determinata, sicura di sé, temprata dal gelo polare, travolgente come un animale selvaggio… una mamma che si batte contro un parolaio idealista”. Stefano Pistolini la definiva “l’ultima arrivata, forse la predestinata”. Infatti, è stata la palla al piede del povero McCain. Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste - si badi bene - “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.>>

    Non riesco a smettere di ridere xD

  • Perché tutti ci mangiano in testa....

    Repubblica Ceca

    Ci si spostava da Litomysl a Hradec Kràlové (qui il PERCORSO )

    E circa a metà strada abbiamo deciso di fermarci in mezzo al bosco, più o meno qui....



    Facciamo qualche centinaio di metri, nel silenzio assoluto di un bosco dalle tinte autunnali quando ad un certo punto ci troviamo di fronte ...



    Bellissime, maestoese e, con mio sommo stupore, anche da pochi metri, completamente SILENZIOSE...
    Alla faccia di chi dice che siano rumorosissime, ovvio pretesto per non volere qualcosa che non inquina e, quindi, contrario alle logiche di una certa lobby "leggermente" potente come quella dei petrolieri...

    Non ci credete che siano silenziose ? Ho fatto un video.... il rumore che sentite sono i miei passi....
    (finché non mi carica il link del video nel blog lo metto direttamente :
    http://it.netlog.com/go/explore/videos/videoid=...- )



    Ed è bello scoprire che anche in Repubblica Ceca ci mangiano in testa per quanto riguarda la produzione di energia alternativa pulita...
    Molto meglio il nucleare da noi che non sole o vento..... sigh :) :) :)

  • G.G.

    Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

    Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà... la mamma no.

    Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

    Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

    Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.

    Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

    Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

    Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

    Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

    Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

    Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

    Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

    Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

    Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.

    Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.

    Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

    Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...

    Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

    Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

    Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

    Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

    Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

    Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

    Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

    Qualcuno era comunista perché c'era il grande partito comunista.

    Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

    Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.

    Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d'Europa.

    Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

    Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…

    Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

    Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

    Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.

    Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

    Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.

    Perché sentiva la necessità di una morale diversa.

    Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No. Niente rimpianti.

    Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.

  • Oggi mi sento un po' così

    Lamento Di Un Uomo Di Neve

    I miei occhi sono nero carbone
    in un volto di neve
    non capisco nè come o perchè
    so soltanto che son cieco di te
    Le mie orecchie son le dita dei rami
    che ora graffiano il cielo
    non capisco nè come o perchè
    so soltanto che son sordo di te

    Non ci sarò
    quando verrai
    a cercarmi nel sole
    che la tua vita non è la mia
    io sarò già andato via

    Le mie labbra sono sassi di fiume
    che sorridono al gelo
    non capisco nè come o perchè
    so soltanto che son muto di te

    E ho una rossa carota per naso
    presa in terra al mercato
    non capisco nè come o perchè
    ma mi manca il profumo di te

    Non ci sarò
    quando verrai
    a cercarmi nel sole
    che la tua vita non è la mia
    io sarò già andato via

    Dal mio viso che il ghiaccio ha fermato
    in un solo pensiero
    mentre io non capisco nè come o perchè
    tu capisci che son pazzo di te

    Non ci sarò
    quando verrai
    a cercarmi nel sole
    che la tua vita non è la mia
    io sarò già andato via

    Angelo Branduardi : http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Branduardi

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