Adrenalyne66
femmina - 43 anni, Rimini, Italy
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Message in a bottle
Racconto scritto per il concorso "Sorsi di vino".
Message in a bottle
Se consideriamo che nulla capita a sproposito, quando quella mattina sentii alla radio “Message in a bottle” fu come se da lassù un'entità barbuta e onnipotente mi avesse illuminato a giorno.
Benché il vino da me prodotto fosse più che onestamente buono – non oso definirlo di qualità superiore, anche se, insomma... – le vendite non andavano come speravo.
La campagna pubblicitaria realizzata dalla Premium ADV, nonostante l'art director si definisse “un vulcano di genialità e modestia compresse in un corpo inadatto a contenerle”, non si era rivelata una mossa felice e vana era stata la mia speranza di leggere, in qualche trafiletto de Il Corriere della Sera, giorni dopo, la notizia di un'eruzione inspiegabilmente avvenuta in un ufficio in Via Fermi.
Ma tant'è, i soldi vanno e vengono, mi dissi, dopo aver ripreso in mano le pagine gialle per ricominciare l'operazione di telemarketing call to call.
Il DJ non si permise nemmeno di annunciarla, quella benedettissima canzone: suvvia, chi non la conosce? Appena le note “note” fuoriuscirono dall'altoparlante del mio pesudo iPod di marca sconosciuta, istintivamente cominciai a canticchiare e mi sembrò che la giornata fosse meno grigia.
Poi, avvenne quel che avvenne.
L'idea.
L'illuminazione.
La “trovata”, il colpo di genio, la mela di Newton, la lampadina di Archimede, insomma... davanti a me vidi chiaramente quel che dovevo fare.
Presi una cassa di Sangiovese Superiore da 12 bottiglie, etichetta dorata con scritta a rilievo e smalto sul logo araldico, un rotolo di pluriball e dello scotch dorato e raggiunsi la spiaggia. Impacchettai per bene le dodici bottiglie, imballandole come un preziosissimo pacco regalo, le caricai sul moscone del bagno 18 “da Zaira” e remai fino a raggiungere il largo.
Di fronte a me la vastità del mare, dietro di me la spiaggia desolatamente deserta, sopra di me, fra le nubi, ebbi la sensazione di vedere il faccione barbuto di un'entità che mi sorrideva, mostrandomi il dito pollice alzato.
Osservai le nubi e feci spallucce, sperando che il barbuto signore capisse che con quel gesto intendevo dire “che vuoi farci? Le vie del signore sono infinite, io oggi intraprendo la via del mare per arrivare là dove nessuna donna è mai giunta prima. Mai affiderei un messaggio di qualsivoglia natura romantica al mare, ma perdiana – e lì mi scusai per aver toccato un argomento scottante – qui ne va della mia reputazione vitivinicola!”.
Presi un profondo respiro e adagiai una ad una le bottiglie in mare.
“Andate e prolificate” pensai, riflettendo sul fatto che forse non era la frase giusta da dire in una tale circostanza.
“Andate e diffondete il mio verbo” ripensai, senza osare sollevare lo sguardo nel timore di vedere il barbuto già armato di strali, pronto a colpirmi.
“Andate”, dissi ad alta voce. “Insomma, fate un po' voi”, aggiunsi.
Poi remai verso riva, fischiettando serenamente “Finché la barca va... lasciala andare...” e d'un tratto ebbi la netta sensazione che qualcuno mi stesse facendo il coro. -
Halloween
Dliiin Dlooon...
“Chi è?”
“Dolcetto o scherzetto?”
“Eh?”
“Dolcetto o scherzetto?”
trick, track, track, track, trick, scrock, gronck, track, treck, gneeec...
“Dolcetto? Grazie ma ho il diabete, non posso mangiare dolci e comunque non compro mai dai venditori porta a porta”
“Venditori? Le sembro forse un venditore?”
“Ora che ti guardo meglio no, mi sembri un nano vestito da deficiente...”
“Sono un bambino, non un nano”
“Però sei vestito da deficiente lo stesso...”
“Sono mascherato”
“Perché, devi forse rapinare qualcuno?”
“Ma lei lo sa che giorno è oggi?”
“Venerdì, perché? Sei il rapinatore del venerdì, tu?”
“No, oggi è Halloween”
“'sa l'è?”
“Halloween, la festa dei morti”
“Umadonnasignùr, spetta che mi gratto... Guarda piccolino che ti sbagli. La festa dei morti è il 2 novembre”
“Ma noooooo... non quei morti lì, la festa dei morti viventi!”
“Bimbo, guarda, non so che idea abbia tu della morte ma i morti quando son morti sono morti e basta”
“E invece ci sono anche i morti viventi”
“Ah sì? E dove?”
“In america”
“Allora perché non prendi un bell'aeroplanino e non te ne vai in america a festeggiare la festa dei morti viventi anziché venire a frantumare i maroni a me?”
“Ah, vanno bene anche i marroni, al posto dei dolcetti”
“Ho detto che non compro niente. Sei sordo?”
“Guardi che è lei quello sordo. La notte di Halloween i bambini vanno in giro per le case a chiedere i dolcetti e se non li ricevono fanno gli scherzetti”
“'scolta, piccino, a prescindere che a me questa festa di Aulin che parla di morti non mi piace per niente, ma anche se avessi dei dolcetti in casa – e non li ho perché ti ho appena detto che ho il diabete e non posso mangiarli – non te ne darei nemmeno una briciola”
“Allora devo farle uno scherzetto”
“Ga manca dumà quest...”
“Eh?”
“Niente, niente. Senti, bambino, è tardi, stavo guardando Porta a Porta ed ero quasi riuscito ad addormentarmi, quindi perché non porti via dal mio uscio quella tua faccia da cadavere in decomposizione e non mi lasci in pace?”
“La regola è regola, se lei non mi dà un dolcetto io faccio lo scherzetto”
“Bimbo, è la terza volta che te lo dico: dolcetti non ne ho. Se vuoi posso darti del tacchino arrosto, delle rape bollite, del pane di segale ma dolcetti no. E' chiaro il concetto?”
“Allora le devo fare lo scherzetto”
“Epperlamiseria, fammi 'sto scherzetto, basta che ti sbrighi che mì vori andà in lett!!!”
“Non so che scherzo farle...”
“In che senso?”
“Nessuno si è mai rifiutato di darmi un dolcetto, quindi non ho mai dovuto fare nessuno scherzo”
“Bambino, sei un po' duro di comprendonio, eh? Non mi sto rifiutando, ho solamente detto che non ne ho!!! Vuoi i soldi? Tò, prendi cinquanta centesimi e comprati quello che vuoi”
“E secondo lei con cinquanta centesimi cosa ci compro?”
“Macchenneso? Quando ero piccolo io con cinquanta centesimi ci compravo le rotelle di liquirizia e una bottiglietta di sciroppo colorato”
“Ma ai suoi tempi c'erano le lire, adesso ci sono gli euro e i centesimi non valgono più come una volta!”
“Non è un problema mio. Prenditi la monetina e facciamola finita”
“I miei genitori mi hanno sempre detto di non accettare soldi dagli sconosciuti”
“Piacere, Umberto Zucca. Addio”
“Ma dove vado a comprare i dolcetti a quest'ora???”
“Non lo so, diamine, NON LO SO! Senti, io quello che potevo fare l'ho fatto, ok? Adesso decidi tu, o mi fai uno scherzetto o ti scavi dalle palle, ok? Voglio tornare a letto, non mi interessa niente dei morti, dei vivi, dei dolcetti e di come si comprava meglio quando c'erano le lire...”
“Prima o poi morirà anche lei, lo sa?”
“Stai forse gufando?”
“Eh?”
“Me la stai lanciando? Stai portando sfiga? Il tuo secondo lavoro è fare il becchino?”
“Sono un bambino, non lavoro, sto ancora studiando”
“E perché non sei a casa a farlo, in questo momento?”
“Perché stasera è festa”
“Eh no, ignorantello mio. Qui siamo in Italia e non è festa, se vuoi far festa vai in America oppure aspetta due giorni”
“Se torno fra due giorni lei me lo darà un dolcetto?”
“Dolc... ma porc... bambino, forse sei sordo e magari leggendo il labiale ti è più chiaro: NON MANGIO DOLCI, HO IL DIABETE”
“Ma lei non li deve mangiare, li deve dare a me”
“Ma perché????”
“Perché è la tradizione di Halloween”
“Io non lo festeggio, Aulin!!!!”
“Non dovrebbe arrabbiarsi così tanto, le si gonfiano le vene sul collo”
“Beh, peccato che tu non riesca a vedere nei miei pantaloni, perché altrimenti scopriresti che non mi si gonfiano solo quelle!!!”
“Non mi interessa vedere quello che ha nei pantaloni e se ci prova chiamo la polizia”
“Io non... non voglio mostrarti niente, ho solamente detto che... Senti, aspetta qui un momento”
“... Signore? Dov'è andato? Signore? ...”
“Ecco, prendi questa caramella e vattene, ok?”
“Ma allora ce l'aveva il dolcetto!”
“Sì, di capodimonte, contento? Fa parte della mia collezione di ceramiche napoletane del secolo scorso ma tutto d'un tratto ho deciso di cambiare collezione e darmi alle droghe, ok? Anzi, sai che faccio? Parto. Adesso prendo un taxi, vado in aeroporto, compro un bel biglietto solo andata per l'America così finalmente anche io potrò andare in giro travestito da Michael Jackson con la sifilide e potrò finalmente festeggiare la festa di Aulin, contento?”
“Sì, signore, però...”
“Però COSA???”
“In America hanno abolito Halloween...” -
Intervista a Chuck Norris
Dopo l'intervista a Dio e quella al Bosone di Higgs, finalmente l'intervista all'inventore dell'Universo.
Intervista a Chuck Norris
Domanda: E’ un onore poterla intervistare. Poco fa ho incontrato il bosone di Higgs che mi ha fatto un’eccezionale dichiarazione: dice che l’universo l’ha inventato lei.
Chuck: Il bosone? Simpatico ragazzo...
Domanda: Quindi? Cosa mi dice, è vero o no?
Chuck: Inventato è una parola grossa, diciamo che l’idea è mia, ecco. Ho rigettato le basi.
Domanda: Come? Rigettato? Beh, modestissimo, come sempre.
Chuck: E’ un po’ la mia caratteristica pecuniare.
Domanda: Pecuniare?
Chuck: Sì, da pecuniarità. Quando uno ha una dote o un’abilità particolare che lo contraddistingue.
Domanda: Ah, sì, capisco... ehm... E come l’è venuta l’idea di creare l’universo?
Chuck: E’ stata un’illuminazione. Nel senso che ero lì, nello spazio vuoto e nel buio totale e non avevo nient’altro da fare che girare i pollici in senso orario. Dopo circa due millenni di senso orario, mi misi a girarli in senso antiorario e scoprii di aver inventato la retromarcia. Dopo circa quattro o cinque millenni, non saprei dirle precisamente quanto anche perché la matematica, al contrario della letteratura, non è il mio forte, decisi che era ora di sgranchirmi anche le gambe. All’epoca ero solamente un ectorplasma e...
Domanda: Un ectorche?
Chuck: Un ECTORPLASMA. Un’entità senza capo nè coda, nè carne, nè pesce, nè companatico, ha presente? Beh, insomma, in qualità di entità senza corpo ma solo spirito, decisi che dovevo elevare la mia situazione corporea e passare ad una più materiale e solidificata, anche perché altrimenti non sarei mai riuscito a fare sesso. Ma questo è un altro discorso.
Domanda: Scusi se mi permetto, signor Norris, ma da quel che ricordo io lei non ha mai fatto sesso.
Chuck: Ah, no? Ecco cos’ho dimenticato di fare, allora! Comunque..., dopo aver dato una forma ben fatta e muscolosa al mio nuovo corpo, scoprii quanto era bello fare attività fisica. L’unico problema era che in totale assenza di gravità non riuscivo mai a capire qual era il sopra e quale il sotto, così pensai che dovevo assolutamente creare qualcos’altro di materiale, oltre me, per poter avere sotto i piedi della sostanza concreta su cui correre, saltare, dormire e fare sesso.
Domanda: Le ricordo che non ha mai fatto sesso.
Chuck: Ah, vero. Ha fatto bene a ricordarmelo, ora me lo segno. Dicevo, mentre vagavo senza meta per l’universo, scorgetti da lontano...
Domanda: Scorgetti?
Chuck: Sì, perché?
Domanda: Niente, niente, prosegua pure.
Chuck: ... scorgetti l’insegna di questo pub ai confini dell’universo che non era ancora stato creato, cosa che io sapevo benissimo perché sull’insegna c’era scritto “L’universo che non è ancora stato creato”, e mentre mi appropinquavo seco, meco, teco, udii distintamente una risata Rufuliana provenire dal locale. Il mio sesto o ottavo senso, non ricordo bene, mi disse che qualcuno era in pericolo e aveva bisogno di aiuto, così mi misi a cercare un telefono, un cellulare o anche solo un piccione viaggiatore, ma niente. Mi appuntai di contattare, in seguito, un tale Mc Gyver che mi hanno detto facesse miracoli con dello spago e un paio di fiammiferi... Tengo a precisare, comunque, che all’epoca del fattaccio il mio corpo era ancora in garanzia, non sapevo come funzionasse, quindi ero abbastanza impacciato nei movimenti...
Domanda: Ma come, lei non è sempre stato così come siamo abituati a conoscerla? Fisico scultoreo, scatto felino e mascella da primate?
Chuck: Eh, no. Anche io sono stato una merdina, da giovane. Proprio come lei.
Domanda: Scusi, ma qui non si sta parlando di me.
Chuck: Verissimo, ma mi creda, lei avrebbe bisogno di fare un po’ di palestra.
Domanda: Non divaghiamo.
Chuck: Beh, non conoscevo ancora le potenzialità di questo mio corpo splendidamente ben fatto e muscoloso, quindi dopo aver aperto le porte del pub - che erano simili a quelle dei saloon del Far West, ha presente? Di quelle che se non stai attento te le ritrovi di botto nella schiena - mi ritrovai le porte di botto nella schiena e il colpo mi fece scapicollare verso il centro della sala, non prima, però, di aver inciampato coi miei camperos nella zampa di uno sgabello. L’urto fu così violento che uno dei miei camperos da 2000 dollari si sfilò dal mio piede perfetto e muscoloso e venne lanciato in aria in direzione del Rufuliano. Nel suo roteare sibilando, il camperos colpì prima il muro in cui quel simpatico Bosone si trovava incastrato, poi il Rufuliano, uccidendolo all’istante, infine il barista, che morì di vecchiaia qualche anno più tardi. C’è da ringraziare che ho solo due piedi, altrimenti avrei fatto un’ecatrombe...
Domanda: Eca... Ma quindi, scusi, mi faccia capire... non fu lei, con un calcio rotante, a liberare il Bosone?
Chuck: Eh, no... Pensi, ancora adesso io non so come si faccia un calcio rotante; di solito quelli li fa la mia controfigura.
Domanda: Lei... ha una controfigura? Abbiamo sempre pensato che fosse sempre lei a girare anche le scene più pericolose dei suoi telefilm e adesso salta fuori che ha una controfigura?
Chuck: Guardi, a me sarebbe piaciuto farli da me, ma ho fatto solo 4 anni di danza classica e...
Domanda: Danza CLASSICA????
Chuck: Ma certo!!! Avevo già preso il diploma in punto croce, terzo livello, frequentato il corso di statuine del presepe in pasta di sale, quello di acconciatura estrema senza bigodini e quello sulla french manicure... mi mancava solo la danza classica, per essere un attore completo, no?
Domanda: Scusi, ma allora la sua controfigura chi è?
Chuck: Non lo so, non l’ho mai vista in faccia... Però so come si chiama.
Domanda: Come?
Chuck: Suor Germana. -
Concorso Giallomilanese
Ieri sera ho partecipato alla serata di selezione per il concorso in oggetto.
Come funziona? Preticamente la giuria selezionatrice, su 160 racconti partecipanti, ne ha scelti 16 i cui autori devono "incontrarsi" per un tot di serate al termine delle quali ne resterà uno solo.
Ieri sera c'è stata la terza serata dei sedicesimi di finale, da questi 16 racconti ne usciranno 8 che parteciperanno agli ottavi, poi ai quarti, poi alla semifinale ed infine alla finale vera e propria.
Beh, ieri sera oltre agli altri tre racconti in gara c'era il mio. La serata prevedeva la lettura, da parte degli autori, davanti al pubblico di curiosi e appassionati, alla giuria selezionatrice e ad un presidente di giuria che di volta in volta cambia. Il presidente di ieri sera era Giuseppe Lippi, direttore artistico della collana Urania della Mondadori (Fantascienza).
Alla fine delle letture, la giuria ha raccolto i voti e il presidente ha preso la parola per comunicare i vincitori e spiegare le motivazioni del suo voto ai singoli racconti.
Il primo racconto prende 7 voti (da parte del presidente) e 109 dal "popolo". Motivazione del perché dei voti, racconto carino però qui, però là e via discorrendo.
Il secondo prende 7 meno, più un tot che non raggiunge i 100 da parte del pubblico. Motivazione blablabla etc...
Il terzo racconto prende 6 e non ricordo quanti voti dal pubblico, ma comunque un po' pochini.
Arriva il mio turno.
Al mio tavolo eravamo tutti un po' preoccupati: il presidente di giuria aveva dato motivazioni più che plausibili e ben motivate e considerato quanto erano stati bassi i voti precedenti avevo un'ansia che non ci stavo dentro. Un'amica mia ha persino esclamato "Se ti ha dato meno di sei je meno..."
Insomma, declama il titolo del racconto (Mai troppo tardi, per la precisione) e poi fa: "Beh, insomma... è inutile che io faccia troppi giri di parole: questo racconto è il mio preferito! Ecco perché gli ho dato 10"
E giù una filippica di complimenti che non mi aspettavo. Dal mio tavolo si è alzato un boato che nemmeno il vesuvio in eurzione riesce a fare tanto.
Totale dei miei voti, compreso quello del presidente, 125!!!
Mia madre mi ha abbracciato e io, con aria stupita, le ho domandato: "Ma sta parlando di me???"
Insomma... alla fine mille complimenti da parte dei selezionatori, da parte del presidente, strette di mano, grandi sorrisi, pacche sulle spalle.
Certo, quella di ieri è stata solo la prima fase di eliminatorie, però, ragazzi, che soddisfazione!!!!
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Impara a Giusi di cantare
"Non ti scordar mai di me" ti ha letteralmente trifolato i coglioni? Entreresti in un qualsiasi Music Shop e prenderesti a badilate tutti i CD della Giusy? Le consiglieresti un buon parrucchiere? Questa è l'occasione che fa per te.
Ebbene sì, qualcuno dovrebbe dire a Giusy F., il cui cognome è IDENTICO ad una nota marca di cioccolatini, che quando canta dovrebbe togliersi il calzino dall'ugola. Soprattutto, qualcuno dovrebbe trovarle un buon paroliere che le scriva testi originali, magari in groenlandese, e le organizzi una tourneé su Proxima Centaury.
Se ti senti in grado di imparare a Giusy di cantare, manda la tua candidatura all'indirizzo dattiallippica@melihaiscorticati.it assieme al vaglia che attesta il pagamento della quota associativa di 3.000 lire.
Al candidato prescelto verranno offerti:
- viaggio premio a Frittole, in compagnia della nota cant... coris... gorghegg... della NOTA e basta;
- set per la pulizia auricolare offerto da calcestruzzi BENDUR;
- grattapalle in martora sintetica;
- kit per il suicidio.
Partecipa numeroso!!!
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Comunicassione di servissio
Gentilissimi amici, lettori, semplici passanti ed esibizionisti, con la presente sono a chiedervi di raccontarmi storie. Già, proprio così. Forse siete stati abituati alla frase "Non raccontarmi storie", invece io ve le chiedo con tutto il cuore (magari lasciatemene giusto quel che serve per sopravvivere).
Che tipo di storie? Presto detto.
A breve andrà online un nuovo sito - portale che tratterà l'argomento "Viaggiare con i propri amici a quattrozampe", di cui sono la web master e la redattrice.
Il sito, oltre ad aiutarvi a trovare la struttura turistico-alberghiera che accetta animali, vuole avere anche un'impronta di tipo giornalistico e d'informazione. Parecchie sono, infatti, le sezioni dedicate ai Blog, alle notizie, alle news, agli eventi e mostre etc... senza dimenticare una sezione "community" in cui chi si registra può avere un proprio spazio in cui pubblicare le foto del proprio animaletto, i testi e, in futuro, anche i video.
Detto questo, mi piacerebbe poter raccontare, durante la stesura dei vari testi e news e curiosità, storie di vita vissuta. Chi meglio di un pet-owner può raccontare le avventure, le situazioni esilaranti, le emozioni che un animale regala? Ecco, io voglio fare questo. Una cosa tipo "la sciura Camilla e il suo Castoro d'appartamento". Oppure "Come convivere con un gatto depresso".
Insomma, se vi va, se vi fa piacere, raccontatemi le vostre esperienze con gli animali (preferibilmente NON sessuali
) e io ne realizzero delle simpatiche news da pubblicare sul sito.
Nel frattempo... grazie per aver letto tutto ciò.
Bau, Gloria
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Controlli
“Avanti il prossimo!”
“Sera, Dottore”
“Prego, si accomodi. Allora, mi dica, qual’è il problema?”
“Ecco, vede, dottore, credo di dover sistemare la vista”
“Beh, sono un oculista, è il mio campo. Che sintomi ha?”
“A dire la verità nessuno”
“Come nessuno?”
“Nessuno. Ci vedo benissimo, centro una mela a 300 metri di distanza, riesco a scorgere una sagoma anche al buio e via discorrendo”
“Allora, scusi, non capisco in cosa posso esserle utile”
“Perché tutti mi dicono che sono cieco”
“Quanti sono questi?”
“Due. Se contiamo anche il moncherino del mignolo che le hanno ricucito con 3 punti di sutura e che ha la pelle leggermente screpolata verso l’esterno, due e mezzo”
“Ah-ehm... a me sembra che lei ci veda benissimo”
“E’ quello che dico anche io, ma la gente si ostina a dire che sono cieco!”
“Beh, compiliamo la scheda, intanto: nome e cognome?”
“Eros”
“Eros e poi?”
“Eros e basta”
“Ebasta di cognome?”
“Ma no, mi chiamo solo Eros. Non ho cognome”
“Impossibile”
“Ma ha capito chi sono?”
“Dovrei?”
“Santa patata! Sono Eros, il Dio dell’Amore!”
“Eros il dio del... mi sta prendendo in giro? Eros è un amorino con lenzuolino bianco legato ai fianchi, la faretra sulla schiena e un arco con freccia pronta a scoccare”
“Ma secondo lei, se mi presentavo qui come dice lei crede che mi avrebbero fatto passare? Sarei stato sommerso da richieste”
“Uhm... in effetti. Quindi lei vorrebbe dirmi che non è cieco?”
“Non lo sono, gliel’ho appena dimostrato”
“Vero, già. Eppure lo sanno tutti che l’Amore è cieco”
“La vogliamo smettere? Ci vedo benissimo. Prima la gente si innamora, poi dà la colpa a me”
“Perché, non è forse così?”
“Certo che non è così. Le spiego: sono in giro per i fatti miei, bello contento, no? Mi sto godendo una bella giornata di sole quando ad un tratto sento il pensiero della ragazza che mi passa accanto che dice “Ah, se solo il mio capufficio si accorgesse che esisto... Se solo mi amasse!” E io, che sono preciso e ligio al dovere, a desiderio rispondo. Seguo la donzelletta fin nel suo ufficio, la vedo sdilinquirsi davanti al capufficio, recupero arco e frecce e colpisco. Il capufficio finalmente si accorge della ragazza e dopo un minimo scambio di convenevoli e battutine di basso cabaret la invita ad uscire. I due escono, passano una bella serata, cenano, poi vanno in un pub e qui vengono serviti da un cameriere che definire marcantonio è un eufemismo: due bicipiti così, roba da 15 ore in palestra se non di più. Mi accorgo che le intenzioni della donzella vacillano, non è più così convinta che il capufficio sia un esemplare così interessante, forse per via dell’incipiente calvizie o per il fatto che ha l’ascella leggermente pezzata, non saprei. Fatto sta che quello che prima le sembrava una creatura angelica comincia a sembrare un servo muto con degli abiti gettati sopra. Annaspo cercando una soluzione, perché, deve capire, il poverino ormai è cotto marcio, quando colpisco colpisco e non c’è verso di tornare indietro. Allora mi guardo intorno e scorgo una ragazza che sbava per il cameriere e pensa “Dio, quanti figli vorrei farci con uno così. Se il bicipite è così grosso figuriamoci il resto”. Ora, forse le ragazze non sanno che i palestrati hanno grosso di tutto fuorché “quello”, ma non è un problema mio, quindi passo al contrattacco e ZAC! colpisco il cameriere. Il problema è che il cameriere stava pensando “Carino questo tipino con calvizie incipiente” e si ritrova innamorato del capufficio. Naturalmente il capufficio non ha occhi che per la sua segretaria, quindi il bibendum vivente non può far altro che attirare l’attenzione dello stempiato versandogli da bere addosso e cercando di pulirlo maldestramente. Così facendo si rende conto che il capufficio stempiato modello servomuto FoppaPedretti, lì sotto è entusiasticamente fornito e il cameriere si lascia sfuggire un gridolino che non passa inosservato al padrone del locale, un tipo alla Danny De Vito ma più grasso e meno simpatico, che si avvicina al loro tavolo e si accorge della ragazza. In quel preciso istante pensa “Diamine, che sventola! Di una così potrei anche innamorarmi, se non mi stanco dopo il secondo appuntamento”. Cosa posso fare, in questo frangente? Estraggo nuovamente l’arco e scocco. Per un attimo ho il timore di aver sbagliato perché la segretaria si accorge sì del boss del locale ma pare che il tizio non gli piaccia. Sudo freddo... in quel momento il ragionevole dubbio che la gente abbia ragione si fa strada nella mia mente, poi accade qualcosa, non so se sia per via del Rolex da 14mila euro che il boss ha al polso o altro, fatto sta che la ragazza pare interessarsi al corpulento latin-lover. Comincio a pensare di aver terminato il mio lavoro quando mi accorgo che la ragazza che sbavava per il cameriere è l’unica che ancora non ho accontentato quindi imbraccio di nuovo l’arco e ZAC! colpisco di nuovo. Peccato che in quel momento lei stava pensando con livore alla sua vicina di casa, quella che le scrolla la tovaglia sul balcone riempiendoglielo costantemente di briciole e scopro con orrore che, dopo il mio scocco andato a segno, sta rimuginando di tornare a casa dalla vicina per farsi sbriciolare addosso un intero pane pugliese, non prima, però, di averlo spalmato di Nutella, panna montata e frutti di bosco vari. Insomma, a fine della serata ho: un capufficio superdotato innamorato della sua segretaria che è innamorata del titolare del pub che licenzierà per comportamento indegno il cameriere che si è innamorato del capufficio mentre una cliente si beccherà un sonoro due di picche dalla vicina sbriciolosa perché qualche settimana fa la stessa vicina di casa è stata da me colpita da un amorevole dardo perché il lattoniere che sta posando i tubi della fogna sotto la di lei casa se n’è invanghito vedendola scrollare la tovaglia al balcone. Capisce?”
“Veramente non saprei... cosa intende dire?”
“Intendo dire che non è colpa mia, ma vostra!”
“Nostra? Cioè, la colpa è nostra se ci innamoriamo non ricambiati o della persona sbagliata?”
“Già. E’ proprio quello che intendo”
“Mi faccia capire... quindi lei vorrebbe dirmi che qualche anno fa, mentre facevo jogging al parco e mi facevo bellamente i fatti miei pensando alla spider nuovo modello che avevo intenzione di comprare, la mia futura moglie, vedendomi, ha espresso il desiderio di accoppiarsi con me e lei, ligio al dovere, mi ha centrato con una delle sue frecce facendomi capitolare?”
“Immagino sia andata esattamente così”
“Il fatto che fossi gay per lei non è stato minimamente un ostacolo, giusto?”
“Gay? Ma... io non...”
“E il fatto che adesso, quando mia moglie è via per lavoro, io indossi i suoi vestiti, nemmeno questo le importa, giusto?”
“... non potevo immaginare...”
“E il fatto che debba incontrare il mio amante di nascosto, inventarmi viaggi di lavoro, straordinari, congressi medici e che spenda un sacco di soldi in motel e alberghetti di terz’ordine per non dare àdito a pettegolezzi, non le ha mai sfiorato la coscienza, giusto?”
“... beh, ecco, io...”
“E il fatto che io abbia dovuto snaturare la mia inclinazione sessuale e vivere tutti questi anni sentendomi inadatto a ricoprire il ruolo che lei mi ha obbligato a sostenere, non la fa punto sentire in colpa?”
“Ma non potevo sapere... ho fatto solo il mio lavoro...”
“Il suo lavoro mi ha rovinato la vita!”
“Non dica così... in fondo sua moglie la ama!”
“E io amo un lattoniere!”
“... Prendo quelli con la montatura grossa. Quant’è?” -
Santarcangelo raccontata...
Santarcangelo mi accoglie all'imbrunire, con quel suo campanile virile che svetta in maniera impudente e le pietre della rocca che trasudano raggi di sole, dopo essersene imbevute avidamente.
Impossibile non lasciarsi incantare da questo scenario, con la città vecchia che si erge timidamente, quasi cercando riparo da se stessa e dalla vita che scorre con placida lentezza ai suoi piedi.
Lasciata la statale, affronto l'arco con la sensazione che il momento perfetto esiste, mentre tutt'intorno la luce mi regala bagliori dorati e il crepuscolo pigramente si avvicina.
Lascio la macchina: è tempo di sentire il rumore delle suole su questo acciotolato consumato dal tempo e dalla storia, di sentire il tiepido alito della sera che si insinua nel bavero della giacca.
E' tempo di scoprire da dove arriva questo aroma di carne alla griglia, l'origine del chiacchiericcio, il rumore di stoviglie e di bicchieri uniti in un brindisi.
Salgo i gradoni a passi lenti, assaporando gli odori prima ancora dei luoghi, lasciandomi tentare da una vetrina sfacciatamente illuminata dietro cui una commessa puntigliosa sta sistemando la merce.
Me la trovo davanti quasi per caso, voltando lo sguardo un po' a sinistra: forse è da qui che giungono quei profumi che non fanno che aumentare l'acquolina. Qui, anche se non hai fame, la fame ti prende quasi per sfida.
Dentro mi accoglie il calore di pietre antiche, debitamente guarnite di mobili in stile. L'ambiente è intriso di intimità, pervaso dalla sensazione di sentirsi avvolti in un abbraccio.
Mi siedo in un angolo, e mi godo il viavai della gente, dei passi veloci dei camerieri. Silenziosamente
catturo stralci di conversazioni, dita d'amanti intrecciate sui tavoli, volti distesi e sorrisi complici. La romagna è tutta così o è solo la magia di certi posti a farti sentire a casa?
Ma poi... piadina casereccia fragrante, salumi e formaggi, miele e confetture, gratinati e sangiovese hanno la meglio. Niente più chiacchiere, niente più amanti, solo il piacere del palato che, rimbalzando sul cuore, trapassa l'anima con sensazioni di appagamento.
Quando esco, poco più tardi, la sera ha avvolto col suo mantello intessuto di stelle una città che pare
salutarti malinconicamente.
Torno, non preoccuparti. Torno. -
Turing
“Benvenuti a questa nuova puntata di “La tecnologia ci prende per il culo?” Oggi abbiamo in studio l’inventore del Test di Turing, ovvero il signor Turing. Signor Turing, come le è venuto in mente di creare un test per capire se una macchina sia in grado di pensare in maniera autonoma e di sostituirsi all’uomo? ”
“La ringrazio per la domanda. Vede, può succedere, ultimamente, che vengano portate a termine registrazioni da parte di software automatizzati, che potrebbero, per esempio, registrare migliaia di nuovi indirizzi email al giorno che poi utilizzano per inviare quelle che noi chiamiamo mail “spam”. Il mio test presuppone che le immagini distorte che dobbiamo copiare quando, per esempio, ci dobbiamo registrare su un sito, impediscano, appunto, un riconoscimento in automatico da parte di un software”
“Signor Turing, lei ci parla di immagini distorte: ci può spiegare precisamente come funziona questo test?”
“La ringrazio per la domanda. Per chi non lo sapesse, il mio test si prefigge di capire se una macchina sia in grado di pensare. A questo proposito ho ideato le immagini CAPTCHA, il cui acronimo significa: Come? Accidenti! Peddavero? Tienimi! Che? Hai che? Anvedi! Solo che siccome in italiano non aveva la stessa forza che in inglese, ho deciso di tradurlo in: Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, perché anche questa è una tattica per fuorviare la macchina e fargli credere una cosa anziché un’altra. Sono, appunto, le immagini distorte di cui parla lei”
“Macchine pensanti! Penso che il solo pensiero che le macchine possano pensare è alquanto inquietante... Pensi: quando le è capitato di pensare che le macchine stessero pensando autonomamente?”
“La ringrazio per la domanda. Il primo sentore che le macchine stessero pensando autonomamente lo ebbi quella volta in cui il tostapane in cui avevo inserito una fetta di pane bianco mi restituì una fetta di pane ai cereali, imburrata e marmellata con il mio gusto preferito, frutti di bosco e cannella, gusto peraltro introvabile”
“Un episodio eccezionale! Cioè, a chi non piacerebbe avere delle macchine che riescono a risolvere da sè dei problemi di ordinaria amministrazione?”
“La ringrazio per la domanda. E’ vero, piacerebbe a tutti, ma non ho finito di dirle com’è andata. Il tostapane, dopo avermi restituito la fettina di pane, l’ha incenerita con un raggio laser che ha diviso in due il tavolo con ripiano in granito spesso 8 centimetri ed è fuggito, poi, dalla porticina basculante che il mio gatto usa per uscire in giardino. Mi reputo fortunato a non aver riportato conseguenze”
“Diamine, la questione si fa seria. Ma qui, allora, non si parla di macchine tipo computer, bensì di macchinari che tutti, più o meno, abbiamo in casa o di cui usufruiamo quotidianamente, giusto?”
“La ringrazio per la domanda. In effetti un altro sintomo che le cose stessero prendendo una piega diversa lo ebbi quella volta che andai a prelevare. Avevo digitato tutto correttamente ma la macchina mi erogò delle banconote da 50 petrodollari sul cui sfondo campeggiava un primo piano di Paperino col dito medio alzato, e quando richiesi la ricevuta sentii distintamente provenire dal bancomat una risata sarcastica. Sul cedolino lessi la scritta: sei un pezzente”
“Beh, ma questi, però, se mi permette, sono episodi isolati. Non crede ci vogliano delle prove più concrete per poter affermare con certezza che le macchine stiano prendendo il sopravvento?”
“La ringrazio per la domanda. Effettivamente anche io all’inizio ho pensato che si trattasse di episodi sporadici e casuali, ma... la prova che le macchine stavano DAVVERO ragionando autonomamente l’ho avuta quella volta in cui mia figlia diciottenne e neopatentata parcheggiò un mercedes station vagon nello spazio in cui avrebbe potuto starci sì e no una Smart, senza procurare il minimo graffio alla vettura”
“Lei sta dipingendo un panorama agghiacciante! Mentre è plausibilissimo pensare ad una bancomat che emette Petrodollari al posto di euro, è assolutamente impossibile pensare che una neopatentata riesca a fare ciò che ha fatto sua figlia...”
“La ringrazio per la domanda. A...”
“Guardi che non era una domanda...”
“A no?”
“La ringrazio per la domanda. Per terminare quest’intervista, le chiedo un’ultima cosa: secondo Lei, questo CAPTCHA può essere la tecnologia che tutti stavamo aspettando, ovvero il meccanismo che ci aiuta a capire quando sono le macchine ad intervenire al posto dell’essere umano?”
“La ringrazio per la domanda. Se il mio PC mi restituisse il CD in cui ho registrato tutti i miei dati, oltreché il criceto, il cane bassotto e la mia collezione di bottiglie mignon di liquori asiatici, credo proprio di sì...” -
Intervista al Bosone di Higgs
Domanda: Per par condicio credo sia giusto intervistare anche lei...
Bosone: Vorrei anche ben vedere. Da quando in qua si dà per scontato che uno non esista solo perché non si è mai visto? Per esempio, Lei ha mai visto Dio?
Domanda: Beh, certo... gli ho parlato poco fa
Bosone: Intendo dire, l'ha mai visto in faccia, toccato, tastato, sprimacciato o si basa sul sentito dire?
Domanda: Beh, in effetti devo purtroppo confessare che anche io sono uno di quelli che si fida del passaparola
Bosone: Bravo! Però siccome di lui ne parlano in tanti si dà per scontato che esista, mentre visto che di me ne parla un unico imbecille, si mette in dubbio la veridicità delle sue parole. Un po' come gli UFO: comincia uno a dire che l'ha visto, casualmente altri mille li hanno visti. E prima? Perché non hanno parlato prima?
Domanda: Guardi, non è mancanza di fiducia, eh? Solo che davvero non sappiamo che faccia abbia.
Bosone: E che faccia dovrei avere? Come quella di un normalissimo Bosone.
Domanda: Ha detto bosone, vero?
Bosone: Sì, perché?
Domanda: Niente, niente... pensavo di aver capito male. Però, scusi se insisto, a me pare che prima di Higgs nessuno abbia mai parlato di Bosoni, quindi lei dovrebbe essere unico. O no?
Bosone: Eccerto, come no, uno e trino. Ma secondo Lei, è possibile che un unico bosone abbia dato vita a tutto l'universo?
Domanda: Scusi, ma l'universo non l'ha inventato Dio?
Bosone: Chi?
Domanda: Dio. Non per niente, cercando lei gli scienziati stanno cercando la “Particella di Dio”
Bosone: Guardi, parliamoci chiaro, io non so proprio chi sia questo Dio di cui parla Lei. Chi è? Uno scienziato? Un fisico? Un ricercatore?
Domanda: Lui ama definirsi artista. Dice che ha creato l'universo grazie ad uno starnuto e a del Pongo.
Bosone: Ma figuriamoci! Lo sa quanti protoni, elettroni, neutroni, neutrini, leptoni, quark, adroni, barioni, fermioni, pentaquark, iperoni eccetera ci sono voluti per creare l'universo e la vita?
Domanda: Neanche un Bosone?
Bosone: Beh, chiaro che sì: io.
Domanda: A questo punto viene spontaneo domandare: ma lei che ruolo ha in tutto questo?
Bosone: Posso parlare onestamente? In realtà io non c'entro nulla. Le spiego: mi trovavo in un pub poco fuori l'universo, questo universo, intendo... quello non ancora creato. Stavo sorseggiando un Lewptiok beltaniano in compagnia di una sventola che non le dico, sfoggiando tutto il mio sex-appeal ed enumerando tutte le avventure accadute nell'ultimo safari extra-galattico che avevo compiuto due eoni prima, compresa la creazione di una galassia a spirale, quand'ecco che mi sento battere sulla spalla con fare poco amichevole. Mi volto e il mio sguardo incrocia quello della cintura di xetoril di un Rufuliano dell'est della Vonanzia, un pianetoide assurdo che ruota su se stesso ad una velocità folle ma che ruota intorno al suo sole alla velocità di una lumaca Bretaliana, ovvero praticamente fermo. Pensi che una rivoluzione totale del pianeta intorno al suo sole equivale a qualcosa come novemilionisettecentonovantasettemilatrecentocinqu- antottovirgolanoveperiodico anni luce al secondo. Insomma, una roba da invecchiare al solo pensiero. Comunque, dopo aver capito chi mi trovavo davanti ho gentilmente allontanato la bellezza al mio fianco dicendole “Scusa, cara, ho un affaruccio da sbrigare, torno fra due parsec”, dopodiché ho alzato lo sguardo: le zanne del Rufuliano stavano colando saliva sulle mie palpebre, le prime, non le terze, qui, vede? Il suo ruggito è riuscito a spettinare le mie sopracciglia, che noi bosoni portiamo lunghe per sfruttarle come riporto sulla fronte durante i gelidi inverni di Wuxxol. E' la moda, che ci posso fare, e là è così freddo... Mentre con nonchalanche mi risistemavo le sopracciglia, il bestione mi vomita addosso parole in un gergo che non conosco. Schiocco le dita in direzione del barista, che intuisce al volo il mio desiderio e mi porta un altro Lewptiok beltaliano. Con studiata lentezza me lo porto alle labbra, dopodiché, con scatto felino, glielo rovescio sui pantaloni: se c'è una cosa che i Rufuliani non sopportano, è avere i pantaloni bagnati. Mentre il bestione riflette sull'accaduto (in un energumeno di tal fatta, prima che il messaggio arrivi al cervello passano almeno due/tre minuti), io mi appropinquo verso la porta ma non così in fretta come speravo, perché lo schiocco di una frusta mesanoica si spiaccica direttamente sul mio orecchio sinistro, il primo dei cinque, qui dove adesso c'è il buco, staccandomelo di netto. A quel punto è ovvio che non posso fuggire, devo comportarmi da bosone e combattere. Mi volto con scatto felino e spicco un balzo in direzione del bestione, senza accorgermi che la pupattola che mi stavo lavorando in realtà era una mutante gattelliana che si trasforma in un muro di cemento a presa rapida nel momento stesso in cui i miei anfibi cingolati stanno per colpire la bocca del Rufuliano. In un attimo mi ritrovo intrappolato, senza possibilità di scampo, quando, incredibilmente, sento il sibilo inconfondibile di un calcio rotante che colpisce prima il muro, poi il Rufuliano e poi anche il barista, lasciando miracolosamente intatto il Lewptiok beltaliano. Ero salvo. Chuck Norris mi aveva appena salvato la vita.
Domanda: Ma perché, Chuck Norris esisteva già, all'epoca?
Bosone: La verità? L'universo l'ha creato lui...