Adrenalyne66
femmina - 43 anni, Rimini, Italy
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Non vi sembra...
... che le giornate, a volte, scorrano come "sospese"?
Come se la calma precedesse la tempesta, come se "oh, a te sembra che non stia accadendo nulla, ma ci sono più cose in cielo e in terra di quanto tu possa immaginare e, cara mia, stanno tutte tramando qualcosa"?
Oggi è uno di quei giorni.
La sveglia, le solite abluzioni quotidiane. Coccole ai gatti, colazione, si parte per il lavoro.
Nessuna nuova, buona nuova, tutto sembra filare via liscio.
Nessuna novità, nessuno stridore.
Tutto perfettamente stirato, senza una piega.
Non so se mi spiego.
Sarà che ultimamente sono stata abituata bene... fra i concorsi, i colloqui di lavoro, le novità, le incertezze, c'è stato di che tenere sempre i sensi all'erta.
Oggi no.
Un po' mi annoio.
E voi? Voi come state?
Glo -
Sotto a chi tocca...
Amici miei! Giacché mi seguite con tanta assiduità e gioite delle mie gioie e soffrite delle mie soffrie, vi comunico questa cosa che mi è arrivata fresca fresca ieri sera (ma solo perché è inverno, se arrivava in estate sarebbe stata calda calda):
"Gent.le autore,
in allegato troverà la lettera con i dettagli per la partecipazione alla cerimonia di premiazione della 2° edizione del concorso letterario Alberoandronico unitamente alla liberatoria per l’antologia e l’iscrizione all’associazione.
Il sottoscritto e la segreteria è a sua disposizione per ogni chiarimento o informazione.
Cordialmente
Associazione Alberoandronico
Il Presidente"
Ehm... uhm... il 13 marzo sarò in Campidoglio, a ROMA, per la premiazione!!!!
CELEBRATE!!!! -
Another brick in the wall...
Uhm... non so come dirlo ma... un mio racconto dal titolo "Tre eravamo e tre siamo rimasti"... E' ARRIVATO SECONDO AD UN CONCORSO DI SAVONAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!
Ritirerò il premio domenica 26 aprile presso la Provincia di Savona.
E con questo siamo a due secondi premi nel 2009.
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Prevenzione
"Salve, mi scusi, ehm... vorrei un collutorio per gengive delicate, una confezione di fazzoletti balsamici e una confezione di pscvrscv..."
"Di che?"
"Un collutorio per gengive delicate..."
"E fin qui ci siamo"
" ... ehm... fazzoletti balsamici..."
"E anche questo l'avevo capito"
"E... una confezione di presvsfsivi"
"Eeeeh?"
"Preservativi"
"Perché sussurra, scusi? Ha detto preservativi?"
"Sssssssh.... non c'è bisogno che lo sappiano tutti!"
"Non vedo cosa ci sia da vergognarsi"
"Beh, saranno fatti miei, no?"
"Guardi, forse le sembrerà strano, ma siamo venuti tutti al mondo dopo una scopata, sa?"
"Non ho bisogno di una lezione di biologia per saperlo"
"Se lo dice lei... Come li vuole?"
"Cosa?"
"I PRESERVATIVI"
"Già, sì, sì, certo... mah, non lo so... Normali, credo"
"Cosa intende per normali? Ho capito, le faccio vedere le confezioni"
"Ma no, non si disturbi, me ne dia una confezione normale, no?"
"Eh, già... magari lei ha bisogno di una misura particolare, oppure la sua partner è esigente...Facile dire normale. Non siamo mica tutti uguali, sa?"
"Oh, ma oggi cos'è, la giornata dell'educazione sessuale?"
"In effetti a me pare che lei sia un po' digiuno di informazioni"
"Ok, va bene, mi dia questi qui"
"Ritardanti?"
"Ritard... no, certo che no! Non ne ho bisogno!"
"Allora quali?"
"Questi qui arancioni. L'arancio è un colore positivo, solare"
"Verissimo, peccato che questi siano una misura da superdotato, vede? "Hai il pene elefantino? Questi preservativi ti calzeranno a pennello, senza fare una piega". Lei ha il pene elefantino?"
"No... credo proprio di no"
"Grosso?"
"... nno"
"Mediamente grosso?"
"... mediamente, ecco"
"Mediamente cosa?"
"Mediamente nella media. Normodotato! Insomma, quante domande, cosa vuole che ne sappia? Non l'ho mai misurato!"
"Sì, come no! Tutti i ragazzi fanno a gara coi propri amici misurandosi il pene per vedere chi ce l'ha più grosso"
"Senta, potremmo evitare questi discorsi? Grazie! ... Ma guarda te uno cosa deve sopportare solo per farsi una scopata!"
"Lo faccio per lei. Metta che la sua fidanzata abbia bisogno... che so, di uno stimolante?"
"Non è la mia fidanzata, è una che ho conosciuto ieri sera in un pub"
"Accipicchia, quanta fretta"
"Senta, in giro si parla tanto di prevenzione, di AIDS, malattie sessualmente trasmissibili, dovrebbe essere contento che cerco almeno di tutelarmi, no?"
"Contento io? E' che sono proprio cambiati i tempi... quando ero giovane io si cercava di conoscerla un po', una donna, prima di..."
"Ehi, Doc... finché si tratta di consigli sui preservativi posso ancora tollerare, però che mi si venga anche a fare la morale, questo no!"
"Allora faccia come le pare. Una confezione da tre va bene?"
"Già che ci siamo faccia da dodici"
"Alla faccia dell'ottimismo..."
"E già che ci siamo un bel ricostituente"
"Le bastano 10 flaconcini da 15 ml o devo darle la confezione maxi?"
"Guardi, sa cosa le dico? Voglio essere onesto con lei... in realtà non devo vedere nessuna, è una scusa che mi sono inventato per non dover confessare che i preservativi li compro per masturbarmi"
"Come mai?"
"Perché ho una tremenda dermatite alle mani e non vorrei attaccarmi qualcosa ai genitali"
"Dermatite? Da quanto tempo ne è affetto?"
"Da un quarto d'ora circa, cioè da quando sono entrato in questa farmacia per comprare dei preservativi!!!! Porca puzzola, ma è così difficile per lei vendermi una confezione di preservativi? Capirei se le avessi chiesto una pistola, o della droga! Pago anche, sa? Guardi, questo è il mio portafoglio e queste sono banconote ancora in corso legale, almeno finché non invecchieremo assieme nella speranza che lei mi venda quei dannati preservativi!! Pensi, magari torneremo alle vecchie lire..."
"Giovanotto, scusi..."
"Nonna, non ho ancora finito, aspetti il suo turno"
"No, senta giovanotto, per quanto riguarda i preservativi..."
"Cos'è, anche lei ha dei consigli da darmi?"
"No, no, ci mancherebbe. Volevo solo segnalarle che al supermercato qui di fronte hanno i preservativi in offerta, 24 al prezzo di 12, e sono anche colorati e aromatizzati. Mora, ribes, arancia, menta piperita. Ecco, se li compra, però, eviti quella alla menta piperita perché hanno un effetto balsamico e lasciano una certa frescura alle parti basse. Non so lei, magari ne è anche contento, però a me si addormenta tutto l'ambaradan e poi non mi diverto più. Inoltre, già che c'è, se ha intenzione di darci dentro come ho intuito dai suoi discorsi, le consiglio anche di acquistare un buon lubrificante, perché dopo cinque / sei ore di su e giù si rischia un po' di attrito. Mi raccomando anche di non tralasciare i preliminari, perché se la sua compagna è un po' timida c'è bisogno di tempo per farla arrivare a temperatura. Certe donne sono un po' come i diesel, hanno bisogno di tempo per scaldarsi, però poi van via come un treno! Quando è dentro di lei, poi, ci metta enfasi, dia delle belle spinte, lavori molto di lombi, non lesini i colpi! Ci sono donne a cui piace essere sbattute per benino. E non faccia come fanno tanti che se ne stanno zitti e li senti ansimare che non sai mai se stanno avendo un infarto o se si divertono: dica qualcosa! Ci dia dentro con le parolacce, con gli appellativi... alla donna piace anche essere maltrattata, presa con la forza. Lei la mette alla pecorina, tenendola per i capelli e vedrà come le torna il sorriso! Ce li ha un po' di giochetti sessuali? Beh, se non li ha se ne procuri un po'... qualche vibratore, un ovettino stimolante, un paio di manette e una tutina in latex. Beh, ora vada, su, che devo fare i miei acquisti"
"..."
"Giovanotto, sta bene?"
"Eh? Ah... Sì, sì... certo. Vado, grazie..."
"Ma figurati, non c'è di che"
Dlin dlooon...
"Allora signora Rita, cosa le dò oggi?"
"Una bottiglia di Soluzione Schoum e i Tena Lady" -
Ma sì...
... vi dico anche questa: sonoeconda classificata al "Premio Dickens" di narrativa infantile con il racconto dal titolo "Il Pianeta Nero" e... pubblicherò il libretto con Codice ISBN!!!!
Potrò vendere il mio raccontooooooooooooooooooooooooooo!!!!
Son soddisfazioni!
http://www.edigio.it/news2.asp?newsid=99 -
Questa ve la devo raccontare...
... ieri mattina stavo lavando i piatti quando mi cade l'occhio sul telefono di casa e scopro di avere una chiamata non risposta che risale all'altra sera.
Finisco di lavare i piatti e controllo il telefono: un numero sconosciuto. Vabbè, ovvio, visto che sul cell. di casa non ho memorizzato i numeri che ho sul mio. Beh, verifico sul mio cellulare ma anche sul mio quel numero non esiste.
Chiamo. Hai visto mai che qualcuno mi deve offrire un lavoro, vista la mia temporanea condizione di disoccupata.
Mi risponde una donna che mi dice: "Ah, sì, l'ho chiamata io perché oggi c'è la premiazione"
Io: "Premiazione di che, scusi?"
Lei: "Ma lei è Gloria Togni autrice del libretto "Hai un minuto?"
Io: "Sì"
Lei: "Beh, oggi alle 16,00 dovrebbe venire a Palazzo Farnese, alla Cappella Ducale, per la premiazione: ha vinto un premio importante!"
Dice proprio così, IMPORTANTE!
Erano le 10,30 del mattino, mi sono fatta una doccia veloce, ho recuperato Federico e mi sono - ci siamo - messi in viaggio con notevole anticipo, visto che da Santarcangelo a Piacenza ci vogliono circa 3 ore di viaggio.
Morale?
Il mio libretto dal titolo
"Hai un minuto?"
Ha vinto il
PRIMO PREMIO
nella categoria "racconti editi"!!!!!
Non vi dico la soddisfazione e la mole di complimenti!!!!
Ed oggi via a Perugia, per il terzo posto della mia commedia!!!!
CELEBRATEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!
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Ed ecco qui...
... il racconto giudicato "meritevole" di pubblicazione sull'antologia del Concorso "Oltre i resti" di Napoli!!!
Tre eravamo, tre siamo rimasti
La notte dicembrina profumava di smog e nebbia, anche se quest'ultima si stava diradando lasciando spazio ad un cielo trapunto di stelle. Sotto un lampione, due motociclisti un po' attempati stavano aspettando l'amico, irrimediabilmente in ritardo.
“Non capisco perché, pur mettendoci tutta la buona volontà, non riusciamo MAI ad arrivare in ritardo più di lui. Ci lasciasse almeno le chiavi di casa per aspettarlo al caldo!” sbuffò Baldo, lanciando lontano il mozzicone ancora incandescente.
Il Melchi fece spallucce: “Ti dirò, a me quest'aria pungente non dispiace. Può anche darsi che sia dovuto al fatto che mi sono fatto un paio di Vodka alla pera, però non mi dispiace affatto. E comunque è inutile arrabbiarsi. Da quanto lo conosciamo? Riesci a ricordare una sola volta in cui sia arrivato in anticipo?” chiese fissandolo negli occhi con aria divertita.
“Oh, sì! – esclamò quasi godendo il Baldo – Quando ha messo incinta la Susy! Un fulgido esempio di eiuaculatio precox”. Risero entrambi.
Si erano conosciuti ad un motoraduno e non si erano più lasciati: Gas era l'orgoglioso proprietario di una Harley-Davidson del 1980, il Melchi aveva una Moto Guzzi modello Falcone Turismo del 1952, tenuta talmente bene da sembrare una copia, mentre il Baldo si accontentava di una Triumph Legend tt900 del 1999.
Il Melchi stava ancora asciugandosi una lacrima all'occhio destro quando si udì l'inconfondibile rombo dell'Harley.
“Allora, siete pronte, vecchie baldracche?” esclamò Gas accompagnando la frase con una sgasata.
“Ringrazia che siamo ancora qui, pirla, – fu l'amichevole saluto del Baldo – e che non ci trovi trasformati in statue di ghiaccio”. La battuta fu accompagnata da una sonora pacca sulla spalla, che venne attutita dalla spessa tuta in pelle nera.
Gas tolse il casco e salutò i due con un gestaccio: “Ho tardato perché mi sono fermato a prendere la birra. Sono arrivato mentre la serranda del super stava calando inesorabilmente e ho dovuto implorare la cassiera di farmi entrare, promettendole che l'avrei invitata fuori per un caffè. Trattasi di essere umano solo vagamente somigliante ad una donna, quindi dovreste premiarmi per il sacrificio...”.
Baldo indossò il casco e inforcò la moto, seguito dal Melchi che si affiancò agli altri due: visti da lontano potevano sembrare una versione moderna di Arancia Meccanica, se non fosse che erano vestiti di nero, erano motorizzati, bevevano birra e via discorrendo.
La classica “zingarata” di Natale, da effettuarsi tassativamente la notte del 24 dicembre, aveva un unico scopo: muoversi rombando da un capo all'altro della città, arrivare in cima alla collina che dominava il panorama di Roma, brindare con dell'ottima birra d'annata e scambiarsi i regali. Niente di più e niente di meno.
Partirono quasi all'unisono e si infilarono nel dedalo di vie e piazze semi deserte della città eterna; sopra di loro un cielo terso e stelle a perdita d'occhio. Baldo capeggiava il trio di centauri, disegnando geroglifici con il copertone della sua Triumph e salutando con un colpo di clacson la città che si stavano lasciando alle spalle. La campagna li aveva appena accolti fra le sue braccia, quando la moto di Baldo cominciò a singhiozzare fino a fermarsi. Venne immediatamente affiancato dagli altri due. Quando spensero i motori il buio li avvolse in un abbraccio silenzioso.
“Che succede?” chiese il Melchi accosciandosi di fianco alla Triumph e smanettando tra pistoni e ammortizzatori.
“Non capisco. L'ho appena fatta revisionare, è perfetta. Non vorrei fosse un problema di carburatore” rimbeccò Baldo. Gas guardò i due trafficare a tentoni ed esclamò: “La prossima volta arrabbiatevi ancora perché sono in ritardo. Almeno la mia funziona!”
“Ma per favore! Se si fosse trattato della tua a quest'ora staresti frignando come un bambino! Piuttosto vedi di...” Gas fece imperiosamente cenno di tacere e drizzò le orecchie: “Sentite anche voi questo rumore? Sembra un lamento...” Stettero un po' in ascolto finché udirono distintamente una voce di donna. Il fanale della Guzzi illuminava a stento la strada ma ciò bastò per riuscire a scorgere, poco lontano, la sagoma scura di un'auto con uno sportello spalancato.
“Che si fa?” chiese Gas.
“Io vado a vedere” dichiarò il Melchi, seguito immediatamente dagli altri due.
La macchina era una vecchia Mercedes così trascurata che sembrava impossibile potesse ancora muoversi. La fioca luce all'interno dell'auto illuminava la scena: un uomo chino su una donna a gambe spalancate.
“Cazzo, questa donna sta partorendo!” Esclamò Gas.
La risposta di Baldo non si fece attendere: “E tu dovresti saperne qualcosa, vero?”
L'uomo nella macchina si accorse di loro e si aggrappò con disperazione alla manica del Melchi: “Signore, per favore, signore... la mia molie sta avendo mio figlio. Aiuta me, Signori”
Lo sguardo che i tre si scambiarono aveva un unico significato, ma fu Gas a dare voce alla domanda: “Che si fa?”
Quando la donna lanciò quell'urlo animalesco, quasi per miracolo seppero tutti cosa fare: Melchi corse alla sua moto, aprì le tasche laterali e ne svuotò il contenuto in cerca di acqua, disinfettante e salviettine umidificate; Gas fece altrettanto con le due borse di pelle a frange dell'Harley, mentre Baldo fece scattare la chiusura del bauletto e ne tolse un pacco regalo che cominciò a scartare con veemenza. Si ritrovarono tutti e tre davanti allo sportello spalancato mentre la donna soffiava e urlava nel tentativo di dare alla luce quella creatura così incosciente da scegliere il freddo ciglio di una strada deserta per nascere.
“Sollevale la testa e aiutala a respirare” ordinò Baldo al marito della donna, che stava immobile a guardare la scena. “Muoviti!!” ringhiò, e in quella l'uomo si scosse ed aprì la portiera dall'altro lato, sollevando la donna per le ascelle. Lei sbuffò e gridò ancora, se possibile con più enfasi di prima.
Gas, seduto sul sedile passeggero, prese la mano della donna fra le sue: era gelata. “Respira, respira! Brava, così, forza... ce l'hai quasi fatta”
“Vedo la testa! Oddio, vedo la testa, vedo la testa!” gridò il Melchi.
“Cerca di non svenire come una donnicciola” esclamò Baldo.
“Facile per te che stai lì a fare un cazzo, vero?” rimbeccò il Melchi.
La donna cacciò un ultimo, tremendo urlo e con un istintivo movimento pelvico spinse così forte che il bambino venne praticamente lanciato fuori. Baldo, a sua volta, fu così pronto da prendere il bambino al volo e avvolgerlo in uno splendido maglione di cachemire arancione.
La donna si lasciò andare sul sedile, distrutta; il marito si mise a piangere e a ridere contemporaneamente. Il bambino, come da copione, vagì.
Sembrava la scena di un film balcanico.
Mancava solo una musica tzigana in sottofondo.
Baldo adagiò con tenerezza il bambino sul petto della donna che sollevò la testa e lo ringraziò con lo sguardo.
Gas continuava a tenere la mano della donna fra le sue, cercando di nascondere il lacrimone che gli scivolava silenziosamente sulla guancia.
Il Melchi fu l'unico a rompere la magia di quel momento: “Mi ci vuole una birra”, esclamò, e si diresse verso la moto di Gas.
La notte trovò tutti concordi nel fatto che l'alcool era un ottimo coadiuvante contro il freddo.
“Devo purtroppo confessarti che quel maglione sarebbe dovuto diventare tuo, Melchi” esclamò Baldo dopo aver schioccato la lingua in segno di approvazione.
Melchi guardò Baldo, poi il bambino: “Sai una cosa? A me sembra che a lui doni molto di più”.
Gas riuscì finalmente a lasciare la mano della donna, vuoi anche per il fatto che lei continuava a strattonare per riaverla indietro. Uscì dall'auto e si avvicinò allo straniero: “Senti, se non ti offendi... questi sono per voi”, disse allungandogli un paio di banconote da cento euro. L'uomo chinò la testa più volte, alzando le mani giunte al viso.
“E adesso portala in ospedale, svelto”, consigliò.
I tre uomini, in piedi vicino alle moto, seguirono l'auto con lo sguardo finché non scomparve nel buio. Baldo girò la chiave nel quadro della sua Triumph che miracolosamente si mise in moto.
“Che si fa?” chiese Gas.
“Dillo un'altra volta e ti stendo” rispose il Melchi a muso duro mostrando un pugno, ma si vedeva che stava sorridendo.
Baldo si guardò attorno, poi domandò: “Ma le lucciole non dovrebbero essere animali estivi?”
Il ciglio della strada brulicava di puntini luminosi. Si concentrarono per un attimo in un unico punto, si alzarono verso il cielo e si mossero in blocco in direzione della città.
Sembravano la coda di una stella cometa. -
Finalista di nuovo!!!!
Amici e amiche, compagni di questo mio viaggio fra le parole e la demenzialità, gioite con me!
Sono finalista ad un altro concorso, questa volta però per un testo teatrale, un atto unico!!!
Il Concorso si chiama "Buon NON compleanno Andersen" e il 14 dicembre sarò a Perugia per partecipare alla serata di premiazione!!!
Sono troppo contentaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!
Vi informo, inoltre, che sul sito www.livingnovels.com potrete leggere, ogni settimana, un capitolo di un romanzo a puntate che sto scrivendo e di cui voi sarete parzialmente artefici: alla fine di ogni capitolo, infatti, potrete leggere due incipit diversi e sarà grazie alle vostre votazioni che il romanzo avrà una direzione piuttosto che un'altra.
Quindi... leggete e votate l'incipit che più vi piace per far proseguire il romanzo!
Un abbraccio a tutti voi, vi voglio bene!!!
Gloria "Hemingway" T. -
La classe non è acqua
“Sbrigati, tesoro, o faremo tardi alla premiazione”
“Ma sei proprio sicuro che sia lì dove ti hanno detto?”
“Certo che sì. Mi hanno mandato una mail riepilogativa, mi hanno chiamato e confermato tutto persino con un telegramma”
“Eppure a me suona così strano...”
“Perché? Non hai letto? Guarda: “la signoria vostra è invitata alla serata di gala che si terrà in occasione della XIII Sagra del Cavolo Verza, durante la quale verrà premiato per il racconto vincitore della 1° edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Montalto Dora”
“Ma da quando in qua si premia qualcuno durante la sagra del Cavolo Verza, scusa?”
“Non lo so, ma io il premio l'ho vinto e vado a ritirarlo”
“E se fosse tutta una presa in giro?”
“Ma perché, scusa?”
“Ma dai! Magari è uno scherzo organizzato da quei tuoi amici deficienti con cui vi divertite a farvi sempre gli scherzi”
“Di chi parli? Del Gianlu, del Gianfri e del Giangi?”
“Ecco, già il fatto che degli uomini vicini alla cinquantina, con annessa pinguedine e riporto brillantinato, si chiamino ancora con dei diminutivi così idioti dovrebbe farti riflettere...”
“E' che tu non hai fiducia in me, nelle mie capacità”
“Beh, considerato che l'ultima volta che siete usciti sei ritornato a casa indossando dei vestiti che non erano i tuoi, con un perizoma leopardato in testa a mo' di benda ed eri completamente depilato, forse qualche dubbio sulle tue capacità intellettuali potrò averlo, no?”
“Ah, sì! Che spasso quella volta!”
“Spassoso anche il fatto che il “Gianfri” sia stato ricoverato d'urgenza per infarto al miocardio dovuto ad un eccesso di risa?”
“Eh, quella volta lì c'è mancato poco che non morisse dalle risate”
“Beh, comunque io continuo a non essere convinta di questa cosa”
“Ma perché? Se fosse stata la sagra della Pesca Nettarina sarebbe stato meglio? Ti saresti fidata?”
“Avrei avuto dei dubbi lo stesso ma quasi sicuramente meno”
“Insomma, spiegami che cos'hai contro il cavolo verza”
“Ma niente... cioè... dai, puzza!”
“E tu mettiti il profumo”
“Come se bastasse! Ma se sei tu che quando cucino il cavolfiore ti aggiri per casa con una molletta fissata sul naso per non sentirne l'odore!”
“Per una sera farò buon viso a cattivo gioco”
“Se lo fai per una sera sappi che dovrai farlo anche per il resto della tua vita”
“Quanto la fai lunga... comunque vedrai che non ci sarà puzza. Vuoi che durante una serata di gala si possa stare in una stanza che puzza di cavolo verza?”
“Beh, quella volta che hai vinto il maialino da latte durante la sagra del Cicciolo, abbiamo cenato praticamente in una stalla...”
“Sei sempre pronta a lamentarti. Cos'hai mai vinto tu? Eh? Cosa? Eh?”
“... Ma secondo te, devo mettere il vestito da sera o è meglio un tailleur poco impegnativo?”
“E' una serata di gala, metti il vestito lungo da sera”
“Quello con le paillettes?”
“Quello con le paillettes”
“Spero solo che la cena non sia composta solo ed esclusivamente di piatti a base di cavolo verza”
“Perché?”
“Come perché? Il cavolo verza fermenta e produce... insomma, dai... fastidiosi movimenti intestini!”
“Sei la solita fissata”
“Fissata? Ti sei forse dimenticato quella volta, al matrimonio new-age di mia cugina, dopo aver mangiato il tofu ai borlotti, in che modo gli hai fatto gli auguri? Hai intonato “Perchè è una brava ragazza” a suon di scoregge!!”
“Eh eh eh eh ... Quella volta ho davvero superato me stesso. Mi hanno fatto la ola persino i camerieri del ristorante...”
“Promettimi che stavolta ti conterrai”
“Non posso promettertelo. Se l'ambiente è favorevole potrebbe anche ricapitare”
“Ricordati che sei lì per essere premiato! Durante una serata di gala!”
“Sì, ma pur sempre nell'ambito della Sagra del cavolo verza! Se la cosa fosse stata più, come dire, snob, probabilmente avrebbero fatto la premiazione durante la consegna dei nobel per la fisica o per la pace! Invece saremo alla sagra del cavolo verza e si sa, quando la verza chiama...”
“Oreste, te lo dico chiaro e tondo: fammi fare un'altra figuraccia e io ti lascio”
“Ma se tuo padre non faceva altro che ripetere “Tromba di culo, sanità di corpo”! Cosa vuoi che sia? E' pur sempre una cosa naturale. Scommetto che scoreggia persino il Papa”
“Cosa mi tocca sentire... Meriteresti una scomunica”
“Beh, se dovesse accadere, spero me la diano in occasione della sagra del Raperonzolo, almeno”
“Sì, figurati se esiste una sagra simile!”
“Certo che sì, mia bella ignorantona... dalle parti di Forlì-Cesena”
“Sarà. Ma almeno, si può sapere per cosa ti premiano?”
“Te l'ho detto, ho scritto un racconto”
“Tu? E da quando in qua sai scrivere?”
“Dalla terza elementare”
“Intendevo dire... scrivere racconti! Mica ci si improvvisa così da un giorno all'altro!”
“Beh, mi sono fatto ispirare dal bando di concorso. Ho scritto la storia di un cavolo verza che viene abbandonato in autostrada dai suoi padroni perché dovevano andare in ferie e non potevano portarlo con loro...”
“Omamma! Perché, povera bestiola?”
“Perché puzza”
“Ma allora vedi che ho ragione??? Lo dici pure nel tuo racconto che puzza!”
“Ma nel mio racconto si parla per metafore”
“Cos'è che sono?”
“Le metafore? Non lo so, l'ho visto scritto da qualche parte e l'ho usato. Mi piace il suono che fa... metafore... metafore”
“Forse sono parenti delle meteore”
“Ah, probabilissimo”
“Beh, e cosa succede a questo povero cavolo verza abbandonato?”
“Niente, in pratica viene raccolto da un malvivente che spaccia caramelle all'assenzio fuori dagli uffici postali di Casalpusterlengo e che lo piazza a fare il palo durante una rapina alla Cassa Rurale ed Artigiana di Calolziocorte. Solo che il cavolo verza quella volta lì si distrae perché vede passare un cavolino di bruxelles di cui si innamora follemente. Peccato che il cavolino di bruxelles è la fidanzata segreta del questore di Brindisi, che era in trasferta a Casalpusterlengo, in visita al suocero malato di gotta. Il cavolo verza, preso dalla disperazione, tenta il suicidio gettandosi sotto un TIR di provenienza ucraina alla cui guida c'è un camionista turco affetto da onicofagia che, in un momento di distrazione, gira a sinistra invece che a destra imboccando, quindi, la strada opposta a quella presa dal cavolo verza, salvandogli la vita ma solo per 10 secondi, perché il cavolo verza, visto il repentino cambiamento di rotta del Tir, torna sui suoi passi ma viene investito dall'auto che aveva lasciato accesa fuori dalla banca che il malvivente stava rapinando e a cui avrebbe dovuto fare da palo. I proprietari del cavolo verza, il giorno dopo, leggono sul Corriere della Val Trompia la notizia della fine infausta del loro povero cavolo verza e, presi dal rimorso che attanaglia le loro viscere, fondano un'associazione di amanti della bagna cauda, intitolandola a lui”
“Sniff... sob... ma com'è bello, Oreste! Sembra un po' quel film, com'è che si chiama? Via col vento”
“Eh, in effetti, dai... un po' ho preso spunto, eh?”
“Scusa, sai, se ti ho offeso, prima. Non potevo sapere che avevo un marito così bravo e acculturato. A me è sempre sembrato che non sapessi scrivere. Quando compili i vaglia per l'abbonamento a “Camionista felice” leggo sempre di quelle castronerie! Ma il tuo racconto è davvero bello, bello, bello”
“Grazie Giusy. Adesso però finisci di prepararti che non voglio arrivare tardi”
“Son proprio contenta, guarda. Anzi, secondo me non potevano premiarti da nessun altra parte che a quella sagra lì. Un racconto così pieno di sensibilità... meglio che non ci ripenso, sennò mi cola il trucco”
“Beh, oddio... magari un piccolo sforzo potevano anche farlo, gli organizzatori. Potevano chiamare quello là, quel regista famoso... Spilberg e vendergli i diritti per un film”
“E vabbè, dai. Durante il discorso di premiazione glielo butti lì come suggerimento”
“Brava Giusy! E voglio Cluni nella parte del cavolo verza”
“Cluni!!! Omamma se è bello quell'uomo lì!”
“E voglio il film in cinemascope e voglio la colonna sonora suonata dai Bitols”
“Ma Oreste! Mi sa che i Bitols sono morti!”
“Sei sicura?”
“Sicurissima”
“A me sembrava che Pol Mecarti fosse ancora vivo...”
“Ma no, ti stai confondendo. Senti, cosa usiamo per andare alla premiazione? L'Ape o il furgone?”
“Giusy!! Ma ci dobbiamo far compatire? Andiamo col furgone, no? L'Ape! Ma ti pare che andiamo con l'Ape? Metti che dobbiamo portare a casa un premio, dove lo mettiamo? Davanti assieme a noi non ci sta, lo dovremmo mettere nel cassone e se poi si rovina? Invece sul furgone c'è abbastanza spazio, no?”
“Hai ragione! Hai sempre ragione, tu. Senti, visto che tanto si mangerà gratis, se porto un po' di contenitori? Così portiamo a casa qualcosina per domani, no?”
“Ah, adesso che puoi sbafare gratis, ti va bene anche il cavolo verza?”
“Lo facevo per te, che sei delicato di naso. A me piace il cavolfiore, figurati se non mi piace il cavolo”
“Va bene. Ma portane pochi che non voglio che succeda come l'ultima volta, alla riunione di condominio a casa del ragionier Bellati, che ti sei portata dietro il carrello della spesa e ti si è rovesciato mentre attraversavamo il cortile, che sua moglie, gentilissima, ti ha anche aiutato a rimettere tutto nel dentro...”
“Ma dai, Oreste! Per chi mi hai preso? Andiamo ad una serata di gala, ne porto solo due o tre”
“Brava Giusy. E ricordati che non è carino pulirsi i denti con lo stuzzicadenti. Almeno usa il tovagliolo”
“Ma io non ci riesco a pulirmi i denti col tovagliolo!”
“Ma no! Metti il tovagliolo davanti alla bocca se usi lo stecchino!”
“Ah. Ecco. Parla chiaro, no?”
“Uff... sei pronta?”
“Sì”
“Possiamo andare?”
“Sì”
“Hai chiuso il gas?”
“Sì”
“Hai dato da mangiare alle galline?”
“Sì”
“E al maiale?”
“Uh! Mi son dimenticata”
“Vabbé, tanto fino a domani non muore. Anche perché è domani che dobbiamo insaccare...” -
E' tutto sbagliato
Le città che hanno cuore sono tenute ad avere anche fegato quando qualcuno ne minaccia l'integrità e proprio questo era il motivo che aveva spinto Kalhed Mishuf ad aprire una macelleria islamica nel cuore della grande Milano.
“In questa città mangiate troppo male”, esclamava con veemenza a chiunque entrasse nel suo negozio, mostrando con orgoglio i pezzi di carne fresca nel bancone refrigerato.
Quel giorno l'unica cliente della sua macelleria era la signora Giuseppina, detta Pina o Pinuccia a seconda del livello di intimità instaurato fra lei e i suoi interlocutori.
“Eh, Kalhed, 'sta vörat ca ta diga? Mì mangi minga el maial perché sun alergica, altrimenti sarìa un'altra di quelle che voi estracomunitari chiamate infedeli. Epur, tutti i dì, tutti i santi dì a vò in gesa...”
“In questa città anche le chiese sono sbagliate”, ribadiva con convinzione l'egiziano.
La signora Pinuccia scuoteva debolmente la testa e poi replicava: “Umide sono umide, te ghé resun. Però mì saria minga buna de stà sentà in tera tutt'el temp! Fra l'altro, capissi minga indua l'è il nord e savaria minga in che diresiun l'è la Mecca. In più, sun stà uperada al nervo sciatico e ancamò adess quand che cambia el temp la me se informicula la gamba sinistra...”
“In questa città anche la sinistra è sbagliata!” sottolineava con enfasi Kalhed, mentre tagliava con il coltello lungo e sottile la carne rovente del Kebab di vitello.
“Uuuuuh, che sacrosanta verità che t'è dì! Gh'è minga più el PC d'una volta. Ma ricordi quand el gh'era el Togliatti... E la sua mieé, cuma la se ciamava? ... ah, sì, la Nilde. Tal set che l'è stada la prima donna presidente della Camera dei Deputati? Pensa, in mezz a tuch ch'i oman... e lé l'era semper bella come appena uscita dal perucheé. E il Berlinguer... uh, Signùr, quant'hu piant quand l'è mort! ... Inscì un bell'omm. Semper elegant, distint. Minga cum'adess ca in tucch sbragà...” ricordava con una certa nostalgia la signora Pinuccia.
“In questa città vestono tutti male”, si lamentava Kalhed, facendo svolazzare il lungo cafetano sulle gambe snelle mentre riordinava il locale.
“Sun sincera, anca mì sun cuntraria a tutta questa moda degli ombelichi sbiutà e i mudand che salten fora dai pantalùn, però la moda dell'Armani la ma pias propi de bun. Solo che me manchen i daneé... Con la minima sa po' minga andà a vestiss in boutique. Mì me cuntenti de 'ndà al mercà di Papiniano”.
“In questa città anche i soldi sono sbagliati”, si rammaricava l'egiziano aprendo il registratore di cassa e facendo frusciare le banconote fra le dita, contandole e ricontandole.
“Mì riessi minga ad abituamm a 'sti euro. Tutt'i volt che vori dagg la mancia al mé neud a su mai cusa ghe dù. Quand che gh'eran le lire, almen, ta sa ricurdavet che sulle mille gh'era Verdi o la Montessori e sulle cinquantamila gh'era il D'artagnan. L'era D'artagnan? Ma ricordi nò... E il Cristoforo Colombo? Ma piasevan inscì tant...” e intanto la Pinuccia estraeva il portamonete dalla borsetta e racimolava qualche monetina.
“In questa città anche i colombi sono sbagliati”, si lamentava Kalhed sollevando una mano in aria e dividendo in due la carcassa di un pollo con un colpo di mannaia.
“Kalhed, chì a Milan per tì l'è tuch sbaglià. Però, chissà cuma l'è, te se lamentet ma te restet chighinscì. Lassum andà, và... ta ma dé un osso per il Fufi?”
L'osso era già bello e impacchettato, ancor prima che la Pinuccia chiedesse. Erano mesi che la cosa andava avanti così: lui si lamentava, lei ascoltava pazientemente e alla fine, siccome Kalhed per l'osso non prendeva neanche un centesimo, lei gli lasciava i soldi per un caffè e usciva soddisfatta.
Lui la guardava uscire scrollando la testa, mentre un sorrisetto gli attraversava il viso magro e scuro: “In questa città... anche il caffè è sbagliato”, e il profumo di tè alla menta si spandeva per la macelleria.
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